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domenica 27 aprile 2025

La famosa "Visita a Chesterton" di Emilio Cecchi finisce sull'Osservatore della Domenica del 16 ottobre 1960.

Nell'opera di scavo all'interno dell'archivio dell'Osservatore della Domenica condotto dal nostro Angelo Bottone è emerso anche il famoso resoconto della visita di Emilio Cecchi a Beaconsfield da Chesterton, più volte riportata e citata nel nostro blog (ne parlammo anche in occasione del ventilato abbattimento dell'abitazione dei Chesterton chiamata Overroads).

È un famoso brillantissimo racconto, scritto magistralmente da colui che definimmo il mentore italiano di Chesterton. Più volte abbiamo parlato della centralità della sua opera nell'introdurre Chesterton in Italia, attraverso le sue recensioni e soprattutto attraverso La Ronda.

Oggi è reperibile anche nel volume Scrittori Inglesi e Americani, continuamente ripubblicato negli anni.

L'Osservatore si interesso così a Chesterton e a Cecchi.

Casos vuole che la pagina riporti anche un articolo di un altro chestertoniano italiano, Piero Bargellini che, da direttore e ispiratore de Il Frontespizio, diede altrettanto spazio a Chesterton, complice don Giuseppe De Luca.

Tutte cose di cui troverete ampia e più approfondita traccia su questo blog digitando questi illustri nomi nel motore di ricerca interno, in alto a sinistra.

Marco Sermarini



mercoledì 9 agosto 2023

Piacevoli scoperte.

 


Gli amici che giorni fa mi hanno fatto dono del volumetto lillipuziano riproducente il capitolo sulla famiglia di Eretici mi hanno fatto dono di questo libro di lettura per la quinta elementare edito nel 1978.

Sfoglio, non intuendo ma sospettando una presenza… amica. Difatti a pagina 107 trovo una lettura tratta dalle opere del Nostro Eroe! Il titolo è Il tempo e l’eternità. Leggetelo!

Ma chi è l’autore di questa sorpresa, oltre naturalmente i miei cari amici? È un personaggio di cui ci siamo già occupati tempo fa, e ne trovate ampia e circostanziata traccia nel blog (al solito, adoperatevi col motore di ricerca interno in alto a sinistra, facile -- però se volete lo trovate qui, qui, qui, ). Si tratta di Piero Bargellini, sindaco di Firenze e animatore del dibattito culturale cattolico del Novecento: nel 1929 fondò Il Frontespizio, periodico cattolico di cultura e apologetica del quale fu direttore e ispiratore fino al 1938. Carlo Betocchi e Nicola Lisi ne furono tra i primi collaboratori, seguiti poi tra gli altri da Domenico Giuliotti, Giovanni Papini, Mario Luzi, Carlo Bo e don Giuseppe De Luca. Di Lisi, Bo e De Luca trovate traccia in quel blog (qualche riga fa ho indicato solo alcuni dei collegamenti ai post in cui li ritroverete, ma se ripetete la ricerca nome per nome troverete molto di più), come pure ed ampiamente de Il Frontespizio, che ospitò più volte Chesterton (ciò che trovate nel collegamento è solo un esempio) e Belloc (anche qui solo un esempio), considerati le punte di diamante del risveglio culturale cattolico inglese. Osservate cosa dicevano per esempio Giuliotti e Papini di Belloc.

La Società ha acquistato copie dei numeri de Il Frontespizio e de La Ronda proprio per la loro importanza nel testimoniare il rapporto fecondo e forte tra Chesterton, Belloc e l’Italia, prima che tutto ciò andasse stoltamente perso.

Pensate ai bimbi di quell’epoca, avranno letto questo brano… forse avrà lasciato una traccia nei loro cuori come la lasciò indelebile nel mio sette o otto anni prima la visione in tv de I Racconti di Padre Brown. Chissà se qualcuno dei lettori può darne testimonianza…

Grazie ancora, amici, di quest’altro bel regalo, che ci dà modo di riaprire pagine belle e di riscoprire quanto ha fatto Chesterton per l’Italia.




Marco Sermarini


venerdì 8 luglio 2022

Ecco l’Illustrazione Vaticana e il primo episodio di In cammino verso Roma (oggi: La via di Roma).

Come promesso, ecco la prima pagina di In cammino verso Roma di Hilaire Belloc e la copertina del numero dell'Illustrazione Vaticana in cui la prima puntata fu pubblicata.

La traduzione è di Don Giuseppe De Luca (in realtà della sorella, con la revisione del fratello -  sull'argomento si veda questo post).

Altra testimonianza dell'interesse che Chesterton e Belloc destavano nel panorama culturale italiano, se ancora ce ne fosse bisogno. In ogni caso questo interesse ed il lavoro ad esso sotteso oggi è tornato, e noi chestertoniani italiani siamo lieti di esserne i promotori, non solo qui ma anche in Europa e nel mondo.

Marco Sermarini

sabato 2 luglio 2022

Abbiamo comprato l'Illustrazione Vaticana con la traduzione di The Path to Rome di Belloc.

Tempo fa vi diedi notizia (qui e qui) dell'esistenza di una traduzione dell'epico The Path to Rome (La via di Roma) di Hilaire Belloc da parte di don Giuseppe De Luca (e per la verità anche della sorella di questi)*, precedente all'edizione, per me unica nota, uscita per i tipi della Cantagalli. La traduzione era del 1935 e uscì sulla rivista illustrata L'Illustrazione Vaticana.

Ecco, ora siamo riusciti a trovare quell'annata de L'Illustrazione Vaticana e ad acquistarla. Mi fa piacere darvene notizia perché essa entra a far parte della nostra piccola collezione di volumi e riviste inerenti Chesterton e Belloc. Piccola ma che si sta ingrandendo. Essa comprende, sinora, Alcuni numeri de Il Frontespizio, de La Ronda, L'Illustrazione Vaticana e un discreto numero di opere dei due nostri eroi in lingua originale, alcune delle quali in prima edizione.

Appena riusciremo ad abbozzare un minimo di catalogazione ve ne daremo notizia. Speriamo di trovare altre cose così belle. Nei prossimi giorni vorrei mostrarvi qualche foto della rivista ultima arrivata, tra l'altro in condizioni buone.

Marco Sermarini



Un'edizione di The Path to Rome.

* "Se avete in vista qualcosa dall'inglese e che non sia roba con la barba («di pensiero»), tienmi presente: faccio lavorare mia sorella. La versione del Belloc sull'Illustrazione Vaticana è sua (soltanto riveduta da me, ad verbum: porta la mia firma). Non mi far torto, dunque" (lettera di Giuseppe De Luca a Fausto Minelli, febbraio 1935, in Giuseppe De Luca, Fausto Minelli, Carteggio, volume 2, Edizioni di Storia e Letteratura).

domenica 12 giugno 2022

De Luca a Carlo Bo ancora sul San Francesco, sul San Tommaso...

[Roma] 28 Settembre 1935


Mio caro Bo,


(…) Tu mi chiedesti il 13 sett. e a volta di corriere una vita di santo in inglese. Non i risposi perché non ne conoscevo. S.Fr. di Chesterton oppure S. Tommaso. Sono già impegnati né si sa da cui: fatto sta che a Londra rispondo no alla Morcell*. (…)


Don Giuseppe De Luca a Carlo Bo, lettera del 28 Settembre 1935, Carteggio De Luca - Bo 1932 -  1961


* Il riferimento è alla casa editrice Morcelliana di Brescia, di cui furono cofondatori tra gli altri proprio il Fausto Minelli di cui al precedente post e mons. Giovanni Battista Montini, futuro San Paolo VI; la Morcelliana pubblicò la traduzione di Raffaello Ferruzzi di Ortodossia del nostro Chesterton. L'edizione è ancora in stampa dagli anni '20.

Carlo Bo nel 1954

sabato 11 giugno 2022

Minelli e De Luca cercano di pubblicare il San Francesco, ma...; giudizio frettoloso di Minelli sul San Tommaso; Belloc e l'Illustrazione Vaticana.

Carissimo De Luca,


(…) Già da tempo avevamo chiesto i diritti del San Francesco di Chesterton - ma il suo agente ci ha risposto di essersi impegnato ancora parecchi anni fa con una certa Signora De Sanctis di Napoli. Ricercata la stessa con tutti i mezzi (anagrafe, informazioni private, ecc.) questa fu irreperibile. Ne avvertimmo l’agente di G. K., ma non ne sapemmo più niente. Se tua sorella volesse riprender le file per il San Francesco: saremmo lietissimi di concludere. Per il S. Tommaso abbiamo già quello del Sergillanges e non mi consta che quello del Ch. abbia avuto risonanza. E poi S. Francesco è più anziano di data e forse verrà per meno. Scrivi che provi e grazie! Suo tempo per il S. Francesco avevamo accennato per la traduzione non mi ricordo bene (essendo passati 4 o 5 anni) se a Pompili o a Ferruzzi: ma se non ci fossero veri impegni, potresti pensarvi tu (come per il Belloc dell’Illustrazione Vaticana). (…)


Fausto Minelli a don Giuseppe De Luca, lettera da Brescia del 10 Marzo 1935, Carteggio Minelli - De Luca, volume 2.


Interessante questo scambio tra Minelli e De Luca, due personaggi molto interessati a Chesterton come abbiamo visto in numerosi post di questo blog, anche recenti.

Si cerca di pubblicare il San Francesco ma l'agente di Chesterton dice di aver preso impegni con una certa signora De Sanctis di Napoli, per cui la traduzione italiana non vedrà la luce in quegli anni. In Italia c'era interesse da tempo per questo libro: abbiamo la recensione dell'edizione francese (traduzione di Isabelle Riviere, editore Plon, Parigi) scritta da Giovanni Battisti Montini (il futuro Paolo VI) sulla rivista Studium, vol. 22 (1926), n° 10 (ottobre), pp. 543-546 e la si può trovare nel volume Scritti Fucini (1925-1933), curato di Massimo Marcocchi e pubblicato nel 2005 dalle Edizioni Studium di Roma e dall’Istituto Paolo VI di Brescia. L'edizione italiana più antica che mi risulti dovrebbe essere quella dell'Istituto di Propaganda Libraria del 1967, quindi di tempo ne passò (salvo che qualche appassionato mi dia notizia di altre edizioni più antiche).

Minelli invita De Luca ad interessare sua sorella, che viveva a Londra e che aveva già tradotto quel Belloc di cui si parla e di cui dirò più avanti, a riprendere contatti con Chesterton o con il suo agente. C'è anche un giudizio frettoloso sul San Tommaso d'Aquino, vero capolavoro (non lo dico io ma Etienne Gilson, per approfondimenti leggete qui, qui, qui, qui e qui. Abbiate pazienza, c'è dell'altro, basta usare il motore di ricerca interno del blog), per cui seguiamo Gilson che aveva letto il libro, e la nostra esperienza di Chesterton.

Si parla pure di una pubblicazione di Belloc: De Luca aveva fatto tradurre dalla sorella The Path to Rome e poi lui ne aveva rivisto il lavoro; il diario di viaggio di Belloc (che è uscito per Cantagalli in volume qualche anno fa, nel blog ne trovate notizie sparse) uscì su l'Illustrazione Vaticana, rivista quindicinale diretto da Giuseppe Dalla Torre e uscito tra il 1930 e il 1938, in cui le immagini avevano un ruolo importante, e che uscì anche in francese, spagnolo, tedesco e nederlandese, e a cui collaborò con vari pseudonimi Alcide De Gasperi, allora in Biblioteca Vaticana.

Quest'ultima è una notizia per me inedita e dimenticata.


Marco Sermarini

Fausto Minelli


sabato 4 giugno 2022

Belloc, Chesterton, la Polonia 🇵🇱 e la Madonna di Chestochowa secondo don Giuseppe De Luca (ma c'è anche Manalive, The Path to Rome, Cecchi...).

Non appena ho letto che giungeva in Roma in questi giorni il Cardinal Primate di Polonia, mi son tornati in mente quei giorni, quegli uomini, e tutte le avemarie (quante, Madonna mia, quante: ce ne ubriacavamo) che si recitavano spesso insieme alla Madonna di Czestochowa. E mi son tornati in mente inoltre (oh che brutta malattia è la letteratura) uno scrittore e la ballata che egli scrisse e dedicò alla Madonna di Czestochowa. Che dico dedicò? Belloc, perché si tratta di lui, si recò in persona nel 1928 in Polonia. Non fu un viaggio, il suo; e lui ne aveva farti tanti, di viaggi, tutti descritti in divertentissimi libri. Fu un pellegrinaggio vero e proprio, come quelli di Péguy a Chartres. Péguy pativa, e portava le sue poesie come un ex-voto per i figli malati alla Madonna; Belloc portò una sua ballata, un po' alla brava, spavaldamente. Era una ballata all'antica. Era venuto qui, nella città eterna, a piedi, dal cuore della Francia; e il suo In via per Roma (The Path to Rome). lo diedi tradotto nell'Illustrazione Vaticana del 1935. Non io dovevo tradurlo, avrebbe dovuto tradurlo uno come Cecchi a quel modo che tradusse Manalive di Chesterton: amico dell'uno e dell'altro, e amico degnissimo di loro, a loro egli ha consacrato pagine parecchio belle. 

Narra il biografo di Belloc*:

[Nel 1928] Belloc si recò in pellegrinaggio in Polonia; questo pellegrinaggio, per importanza, vien secondo a quello che aveva fatto a Roma, Sua mèta, il santuario della Madonna di Czestochowa; recava con sé la ballata che porta il nome di Lei. Ascoltata la messa nella grande chiesa del monastero, la quale domina tutta la regione intorno per la sua situazione, e domina tutta la Polonia per la sua leggenda, Belloc portò la ballata, montata in una cornice nera, nella cappella dove la faccia dolorosa della Madre di Dio guarda sulla folla che le prega davanti. L'appende alla parete a fianco dell'altare, a destra, in mezzo a spade, medaglie, vascelli d'oro, braccia e gambe, testimonianze della intercessione della Madonna, Dopo, ne fece una traduzione strana in un latino maccheronico, e la depositò negli archivi del monastero. Se oggi un pellegrino polacco guarda un po' da vicino queste sante mura, vedrà che un poeta inglese fu il primo tra gli amici della sua nazione.

Qual è questa ballata? Eccola, nella traduzione di Augusto Guidi:

Donna, e Regina, e multiplo Mistero,
E Reggitrice dello sgombro cielo,
Madonna che Sant'Ilda vide in sogno,
E una silvestre musica ascoltava;
'attenderai nell'ora vespertina,
Che le nubi sono alte e rientra il gregge.
Questa è la fede che ho nutrito e nutro,
E questa è quella in cui morire voglio.
Scoscesi sono i flutti, irosi, freddi,
Terribili a tentarsi nei marosi;
Tu mi restituirai, fedele amica
Alla vendetta e alle glorie dei forti.
Questa è la fede che ho nutrito e nutro,
E questa è quella in cui morire voglio.
Licenza, Principe d'onta che ti compri e vendi,
Scritti nella tua tana rovinante,
Questi versi proclaman la mia fede,
Proclamano che in lei voglio morire.

Oh no, non è una gran poesia, forse nemmeno è una poesia. Sarà preghiera? Ne dubito, la preghiera e la poesia essendo cose estremamente più sfuggenti, segrete. A Belloc, più di una volta, come al suo amico Chesterton, piacevano troppo scrivendo i fuochi artificiali. Come piaceva il vino. Si sarebbero vergognati di dare per soggetto alla poesia, persino alla prosa, la cronaca nera oggi d'uso alla quale preferirono sempre le storielle allegre. Incontrarono, tuttavia, la preghiera e la grazia, tutti e due, e più d'una volta. A loro stessa insaputa, ma le incontrarono; e un giorno qualcuno lo dirà, io spero.

Don Giuseppe De Luca, Bailamme. Ovverosia pensieri del sabato sera.

* Robert Speaight, The Life of Hilaire Belloc, London, 1957.

domenica 27 marzo 2022

De Luca parla con Cecchi di Chesterton.


Roma, via Barnaba Tortolini, 4

7 Agosto 1936

Mio caro Fausto,

sei contento di un carteggio seguìto; e carteggiamo dunque!

(...)

Ieri, dalle 10 alle 11.50 fui in conversazione con Cecchi. Niente Defoe, allora, Una traduzione, egli dice, è lavoro infinito. A tradurre come traduce lui, s'intende. Odia e detesta la versione corrente d'Ortodossia*, vera ingiuria a Chesterton. Niente antologia di Belloc. Ci siamo fermati sull'idea di fare una plaquette su Chesterton: 80 pp., non più; ma come Cecchi potrebbe fare, che molto l'ha amato, l'ebbe ospite in sua casa e amico dei figli, e lo conosce dal 1909. Non ne ha voluto scrivere sin qui, per pudore, rifiutandosi alla N[uova] Antologia, all'It[alia] Lett[eraria] e dovunque. E se ne scrive come se ne parlò, gran cosa viene. Qualcosa, gli dissi, come Ma sour Henriette di Renan: che tu saprai che deliziose pagine sono. - L'idea ti piace? Vorrei sperare. Ma parlami, ciononostante, chiarissimo. Comunque, se ne riparlerà con Cecchi a settembre. Ora è dietro a finir due libri, né si sposta da Roma.

(...)

Avrei caro mi dicessi se intendi intavolar trattative con gli editori, pel Dickens**: perché io tanto lo traduco, e sto già un po' innanzi. Se tu hai difficoltà, non fa nulla, né mi dolgo per questo. Lo dico a Croce, e lo metto nella collezione Laterza. Ma una tua parola in proposito non mi spiacerebbe: parola ferma, come quando la dai.

(...)

Addio, caro Fausto, e scaraventami addosso un'epistola d'improperii: impavidum ferient, il tuo

d. Giuseppe

Don Giuseppe De Luca - Fausto Minelli, Carteggio, II, 1935 -1939.

____________

*

La versione, ristampata da vari editori, di Raffaello Ferruzzi che aveva tradotto il testo anche per la Morcelliana. Invero un giudizio secondo me ingeneroso (m.s.).

** Il Dickens è il Charles Dickens di Chesterton. In italiano è sinora uscito solo Una gioia antica e nuova. Scritti su Charles Dickens e la letteratura (Marietti) cioè le prefazioni di Chesterton alle varie opere dickensiane, e ciò solo nel 2011 (m.s.).

Marco Sermarini

sabato 26 marzo 2022

Minelli a De Luca: Mi hai fatto fare carnevale in pieno tempo di Quaresima!




[Brescia] 18 Febbraio 1940 - XVIII

Mio carissimo De Luca,

Mi hai fatto fare carnevale in pieno tempo di Quaresima! 

(...)

2) col primo capitolo del Dickens, È del più autentico Chesterton e tua sorella e tu lo state rendendo col tono giusto. Apprezzo le difficoltà dell'opera. È vero che non manca la canzonatura nell'esaltazione della democrazia: pure qua e là si potrebbe attenuare - girar la frase. Ti farò qualche segnetto.

(...)

Posso ricordarti anche il Mc Nabb? 

(...)

Scrivimi appena puoi (e spero presto) altre belle notizie.

(...)

Tuo Fausto

don Giuseppe De Luca - Fausto Minelli, Carteggio, III, 1940 - 1946

venerdì 25 marzo 2022

La lista degli "outsider"...

Brescia, 26 Luglio 1932.

Caro De Luca,

Stavo proprio per chiederLe notizie e mi sono giunte graditissime le Sue due lettere.

(...)

3) Conosco il libro del Benson "Cristo nella Chiesa" nell'edizione francese. È bello e parrebbe pure a me consigliabile ma Le dirò su questo in altra mia insieme con le decisioni per Olivero.

(...)

8) Abbiamo scritto o stiamo per scrivere a Chesterton, Belloc, Gilson; Maritain, Hildebrand, Wust, Lévaux e ci raccomandiamo a Lei di scrivere a Brémond e di insistere con Giordani.

(...)

11) Per la lista degli "outsiders" faccio tesoro delle Sue indicazioni. Messi insieme una ventina di contratti degli scrittori migliori e più significativi sì italiani che stranieri, preferiamo sostare un poco, e, come soggetti da trattare, ci vorremmo attenere ai più noti, preferibilmente moderni. Per Manzi attenda un poco, perché Gide è forse impegnato. A Olivero potremo scrivere dopo sentita la scelta fatta, se aderiranno, come spero, da Chesterton e Belloc. La terrò informata via via dei nostri inviti e delle accettazioni, così completa via via la lista; se ha idee, ce le comunichi sempre.

(...)

Con affetto Suo

F. Minelli


don Giuseppe De Luca - Fausto Minelli, Carteggio.




giovedì 24 marzo 2022

Christendom in Dublin, 70 pagine... ma stupende.

(...) Mi mettano pure in corrispondenza con Angelini e vedremo. Appena pronta la traduzione degli opuscoletti gliel' invio. Ho sul tavolo Christendom in Dublin di Chesterton: 70 pagine, non più, ma stupende*. Entrerebbe, non le pare, negli opuscoli. Che ne dice? E termino. Tante care cose, e mi voglia bene. Mentre scrivo, fuori diluvia. Un vero Carnevale del tempo: freddo, neve, vento, caldo, pioggia, riapparizioni di sereno. E influenza influenza influenza. Dio ce la mandi buona: ma, a voler esser giusti, canaglia come siamo, poco altro meritiamo che un diluvio, e senza arche. 

Suo De Luca

Don Giuseppe De Luca a Fausto Minelli, Febbraio 1933.

* L'opera di Gilbert Keith Chesterton, Christendom in Dublin (La cristianità a Dublino), era stata pubblicata l'anno precedente da Sheed & Ward (Londra 1932).






mercoledì 23 marzo 2022

Sidelights? Bellissimo e forse traducibile. De Luca a Minelli, Giugno 1932.

Han veduto il libro di Chesterton, Sidelights*? Bellissimo e forse traducibile (ma da un artista). Sono i problemi della civiltà odierna e americana che si discutono con quella irrefrenabile ed elegantissima grazia e leggerezza dell'ore più belle di Chesterton.

Don Giuseppe De Luca a Fausto Minelli, Giugno 1932.

* Sidelights on New London and Newer London, pubblicato nel 1932.




lunedì 21 marzo 2022

Don Giuseppe De Luca, intellettuale perché sacerdote

Don Giuseppe De Luca è uno dei primi che ha apprezzato e portato Chesterton agli italiani. Un articolo che lo riguarda.

https://www.avvenire.it/agora/pagine/don-giuseppe-de-luca-60-anni-dalla-morte-un-prete-integrale

mercoledì 16 febbraio 2022

Alla ricerca delle tracce italiane di Chesterton e Belloc.


Stiamo acquistando i numeri delle principali riviste ancora reperibili ove furono pubblicati articoli di Chesterton e Belloc. Ci siamo dati questo compito per salvaguardare la traccia e la testimonianza del rapporto vivo e fecondo avuto dai nostri due eroi con la nostra cara Italia, prima che queste tracce scompaiano per consunzione, per incuria, per dimenticanza, per ignoranza.

Chi volesse contribuire liberamente può mandare un'offerta libera alla Società rivolgendosi alla Segreteria Volante. Il compito ancora è da concludere e stiamo cercando anche testimonianze più rare.

È bello conservare queste riviste, averle tra le mani, poterne mostrare a voi il contenuto. È una forma di riconoscenza verso chi amò il nostro paese, ne amò l'arte e soprattutto la fede.

Marco Sermarini

venerdì 11 febbraio 2022

De Luca e i suoi progetti (con l'aiuto di Chesterton e Belloc, tramite Papini).

Questa lettera, che ho scelto di riportare per intero ma con solo alcune delle note che la curatrice del carteggio intese formulare, spiega bene quali fossero le idee di don Giuseppe De Luca su Il Frontespizio e sul suo progetto culturale. Giuste o sbagliate (su di esse ebbe un peso rilevante anche la personalità tutt'altro che semplice di don De Luca), avevano un certo respiro e degli scopi affermati (il confronto con la cultura non cristiana, l'uscita dalle proprie mura della cultura cristiana). Egli ne parla a Piero Bargellini, che era il direttore della rivista, con le sue idee e le sue vedute non sempre coincidenti con quelle di De Luca (Bargellini era leader di uno dei tre gruppi espressivi che si contrapponevano, quello più culturalmente "tradizionalista"; uno di essi scelse l'abbandono della rivista, quello di Carlo Bo, dopo la pubblicazione del famoso articolo La letteratura come vita, e successivamente si giunse alla chiusura della rivista stessa nel 1940), e De Luca, pur nella sua discrezione, ha un progetto ben preciso che afferma espressamente; in esso hanno un ruolo fondamentale, nella mente di don De Luca, i nostri Chesterton e Belloc, che avrebbero dovuto finire anche in un'idea di quaderni del Frontespizio che non vide mai la luce (si vedano l'ultimo paragrafo della lettera e l'ultima nota). Al di là dell'organicità dei nostri Chesterton e Belloc al progetto di De Luca (sulla qual cosa ho più di qualche dubbio), è significativo che essi fossero scelti e ritenuti validi termini di paragone per chi dall'esterno volesse confrontarsi con la cultura cattolica. In altre parole, la loro solidità e riconoscibilità come cattolici era ritenuta un dato utile e caratteristico. E' interessante anche la scelta di De Luca di tradurre The Path to Rome di Belloc, un racconto di viaggio così chiaro nella sua identità e nel suo paesaggio religioso e culturale. In ogni caso i nostri cattolici inglesi erano ritenuti una punta di diamante nel rappresentare la cultura cattolica. Papini, forse lo scrittore più "appuntito" del Frontespizio, è ritenuto idoneo tramite per raggiungere gli inglesi. Più avanti osserveremo Chesterton e Belloc nel progetto rondesco, ben illustrato in un noto scritto di Emilio Cecchi su La Ronda di cui riportai anni fa un brano. L'Italia cercava questi cattolici inglesi per dare a se stessa una forma valida.

Marco Sermarini

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Roma, 30 ottobre 1930

via Barnaba Tortolini, 4

Caro Bargellini,

d'accordo. Io le mando via via della carta scritta, della quale è arbitro lei. Si tratterà quasi sempre, come vede anche dalle accluse spuntature, di "materiale": grezzo, il più delle volte. E non tema io mi dolga di soppressioni, aggiunte, ecc., rinvii, cestinamenti, ecc. Ella vede come io stesso mi tolga di mezzo, con pseudonimi. Il più delle volte, anzi, può mancare anche la sigla m(atteo) r(omito). Il criterio che seguo, è bene tuttavia che glielo manifesti. Cerco, pur nelle menome occasioni, insinuare idee e voglie nuove. Stimolar l'appetito di pensare. E lei lo può riscontrare da sé, che non mentisco. Per es., dicendo del N.T. [Nuovo Testamento] della Fiorentina, in fondo c'è una osservazione che a me pare capitale, seppure a prima vista sembri estranea all'occasione. Alludendo alla rivista missionaria con l'immagine del fronte di guerra, vorrei far comprendere di quale facilità e di quale necessità elementare sia per un cristiano interessarsi ai confini del Regno. Scrivevo a Papini che il Fr. lo sogno come una rivista la quale faccia infine crollare, o almeno mini, la muraglia cinese tra coltura contemporanea e coltura cattolica, poi tra coltura e ricerca scientifica di dotti e coltura della massa fra i cattolici stessi, infine tra le varie "sette" in cui la Chiesa (pare incredibile!), società una (lo dice il credo) è praticamente scissa: chiesa e coltura domenicana, chiesa e coltura gesuitica, ecc. ecc.

Infine, con quella fraterna cordialità a cui le sue stesse lettere m'invogliano, non le nego che io - personalmente - non sono strapaesano*. Amo il paese, ma più il mondo; e più il mondo invisibile, che non questa pallottola che gira e gira senza posa in cielo. Non credo, anzi, che un cattolico lo possa essere. La Chiesa non è il campanile, fosse anche il campanile di Giotto. E son proprio i fiorentini gli spiriti più universali che abbia avuto l'Italia. Tra la Toscana Granducale, campanilistica e pettegola, e la Toscana sino all'assedio di Firenze, non esito a scegliere: non mi sembra che lo strapaesanismo sia qualcosa di molto accademico, granducale... Con questo non dico d'essere stracittadino: io son nato "cafone": cerco d'essere cristiano. Quindi, mentre sottoscrivo a due mani al garbo, alla finezza, alla sensatezza della sua passeggiata in diligenza, non sottoscrivo a quella tacita condanna di chi vuol vedere ciò che avviene fuori d'Italia*. Cristo è in ogni latitudine e longitudine, e se non c'è, ce n'è il desiderio; e se neppur questo, dobbiamo farcelo nascere. Mi pare che i cattolici si sian troppo chiusi. Io seguo, con amici che non credono, il sistema di leggere io per primo ciò che loro leggeranno, e risolvere in me le obiezioni di quella lettura. Ella non immagina, quando poi me ne parlano, la sorpresa di trovarmi sempre cristiano e prete, nonostante quelle letture: sorpresa che li scuote e fa riflettere. Si pongono il problema: ma dunque anche di questo il cristiano si rende conto, senza danno e anzi con aumento della sua Fede e del suo Amore. Ed è utilissimo, nei profani, scoprire l'ansia latente, la brama di Cristo. In Joyce ritrovo s. Agostino. Huxley mi dà una nuova prova che l'uomo è anima e corpo, due elementi diversissimi, e per disgrazia (la disgrazia del peccato originale) in conflitto. Siamo a s. Paolo. Ma ci sono delle pagine immonde! precisamente. È la perversione dell'uomo singolo, dell'artista: ma la verità è più grande di lui, e non la copre con la sua stoltezza e immondezza. Cosi non si ripete la stessa verità, allato e dietro i moderni: ma la si rivive con loro e la si fa rivivere. Cosi si esce un poco dalla posizione di "arte pura", e c'è il caso d'infondere nella nostra anemica letteratura italiana qualche poco di vita interiore. Per me Bontempelli, che non è stato mai altro che uno stilista, è il caso tipico di questo desiderio di problemi profondi, di qualcosa che scuota l'intimo. Se si rifugia in capestrerie fantastiche, come Pirandello in capestrerie dialettiche, è che non sanno quale inesplorata grandezza e terribilità è nel sentirsi e vivere cristiano. Io ho una incommensurabile ammirazione a Papini, proprio per questo: che fa rientrare, da pari suo, la vita umana e cristiana nella letteratura, e ne ridà gli accenti dolorosi ed estatici.

Perdoni lo sfogo, caro Bargellini. Ma io rammento quella sera che si uscì insieme da casa Papini, che poco ci si conosceva e intanto non riuscivamo a smettere di chiacchierare. Me ne ritorna spesso nell'animo il ricordo, e, vicino al ricordo, il desiderio. Ho piacere non le dispiaccia Ivanöv. A me piace moltissimo. Viene a noi con una ricchezza di pensiero e d'arte, che è più su, parecchio più su dell'ordinario. Allievo di Mommsen a Berlino, e dei migliori allievi; passò poi a vivere la Grecia alla maniera tragica di Nietzsche, e la visse assai più profondamente e vivamente che il nostro superficiale d'Annunzio; dalla Grecia idolatra e artistica passò alla Grecia religiosa dei misteri, e dal mistero del "deus patiens" riscoperse Cristo. E lo amò. E conosce il mondo bizantino e la Russia, da filologo e da poeta. Or non le pare che tra noi cattolici d'Italia tante e tali esperienze, vissute e sofferte, non possano giovare?

Gli mandi subito le copie che mi dice: io gli scrivo. E ringrazi Papini della premessa splendida: credo sia Papini, infatti. E perché non fa chiedere da Papini qualcosa a Belloc e Chesterton, a Baumann e a Maritain**, tanto per dire dei nomi? Io anzi gli ho scritto se non era il caso di aprire una serie di Cahiers del Fr.: piccoli volumetti, vivi e nuovi***. Io gli darei, oltre qualche saggio d'Ivanov (sull'Umanesimo, su l'idea russa...), una splendida lettera di s. Agostino a un giovane che voleva studiare: lettera breve - una ventina di pagine - ma che è un capolavoro d'ironia e d'impeto, di rovente intelligenza ». Le dico ciò che mi passa per l'anima. Veda lei, e se c'è da perdonarmi, tutto mi perdoni. E non mi voglia male, ché io non gliene voglio e non so come gliene potrei volere.

Suo

Giuseppe De Luca

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* Nella Passeggiata in diligenza sul «Frontespizio», a. II, n. 9, 1930, Bargellini (firma Il Vetturale) criticava Longanesi perché nell'ultimo numero de «L'Italiano»; «contro due italiani, pubblica quattro stranieri di cui non si sentiva davvero bisogno». Del resto Bargellini continuerà su questo tono anche nella "Scarrozzata" del numero di gennaio 1931, dove critica Longanesi per aver portato la vignetta «a una esasperazione grottesca punto italiana» mentre Pietro Parigi, illustratore del «Frontespizio» «ritrovava il gusto dell'illustrazione nostrana senza ricorrere a modelli stranieri.». Tendenzialmente strapaesano Bargellini era stato e, tutto sommato, rimaneva, Nel 1920, con Nicola Lisi, Carlo Betocchi e Pietro Parigi, aveva edito il «Calendario dei pensieri e delle pratiche solari» definito da «Il Ragguaglio» del 1931 «la prima rassegna strapaesana», Precedeva di molto infatti «Il Selvaggio», nato nel 1924. Per il movimento strapaesano si veda anche lettera 18 n. 1. Al movimento strapaesano si contrapponeva quello detto stracittadino, il cui massimo assertore era lo scrittore Massimo Bontempelli (1878-1960), fondatore nel 1926, con Curzio Malaparte, della rivista «900» (1926-1929). Gli stracittadini, opponendosi ai pericoli di provincialismo e di limitatezza piccolo borghese insiti nel movimento strapaesano, aperti a tutte le esperienze dell'arte novecentesca europea, indirizzavano la propria ricerca espressiva verso un realismo magico di derivazione tedesca e impostavano l'interpretazione del reale attraverso una nuova mitologia. Si veda MA, cit., pp. 121 sgg e Anna Panicali, Le riviste del periodo fascista, cit. 

** Hilaire Belloc (1870-1953) e Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) scrittori rappresentativi del movimento cattolico inglese. Saggista brillante, Belloc fu anche storico e scrittore per ragazzi. Chesterton, assai noto per la sua serie di romanzi imperniati sul personaggio di padre Brown, espresse le sue idee religiose in Heretics (1905), Horthodoxy (1909) e del romanzo paradossale Manalive (1912). Emile Baumann (1868-194i) romanziere francese d'ispirazione


cattolica. Per Maritain vedi lettera 54 n. 3.

*** In una lettera del 21 ottobre 1930 (ADL) De Luca scriveva a Papini: «[...] mi dica se non sarebbe il caso d'iniziare da noi qualcosa come il Roseau d'or, e magari in fascicoli minori» e seguitava proponendo, tra i testi da pubblicare, saggi di Ivanov da lui appena tradotti, articoli o interviste di Papini non raccolte in volume, qualcosa di Chesterton, di Giuliotti, il Path to Rome di Belloc, libro di cui la traduzione (1902) di De Luca, uscì a puntate sull'«Illustrazione Vaticana» n
el 1935 con il titolo In cammino verso Roma
. (vedi DL-PA, I, cit. p. 7 n.), un'antologia di mistici russi.

Piero Bargellini - Giuseppe De Luca, Carteggio, vol. I, 1929 - 1932, a cura di Giuliana Scudder.

giovedì 10 febbraio 2022

Dal Carteggio De Luca - Minelli - "... è inglese arduo a tradursi in buon italiano...".

Caro Minelli,

rinvio a) contrattino firmato; b) ricevuta.

Mi dica se sta bene.

Quel che mi dice di Manacorda mi fa piacere, e lei mi scriva subito come devo fare: devo cominciare a scrivere?

Le è piaciuto quel Chesterton dell'ultimo Fr(ontespizio)? e quell'altro brano che c'era di Chesterton nell'ultimo Fides? e non sarebbe il caso di far tradurre il libro da cui sono estratti: THE THING (ed. Sheed and Ward) (1), le uniche difficoltà mie in riguardo, sono che è inglese arduo a tradursi in buono italiano (a me è venuto miserando, quel capitolo), e che ci son troppe cose solo per gl'inglesi, e ci vorrebbero note d'un conoscitore dell'Inghilterra. Se no, sarebbe un buon volume per i libri della Preservazione della Fede (2)?

(...)

Salutissimi, o veramente per me FAUSTO: suo


De Luca


(1) Gilbert Keith Chesterton, The thing, Londra 1929, poi in versione italiana con il titolo La Chiesa viva, Alba 1955, Il pezzo sul «Frontespizio», intitolato «Perché sono cattolico», di G.K. Chesterton, era uscito sul numero di aprile 1932.

(2) La collana «Il Pensiero cattolico moderno», curata - per l'appunto - dalla Pontificia Opera per la Preservazione della fede.


Giuseppe De Luca - Fausto Minelli, Carteggio - I, 1930 - 1934.

mercoledì 9 febbraio 2022

Dal Carteggio De Luca - Minelli: "E' del più autentico Chesterton... Posso ricordarti anche il Mc Nabb?".

[Brescia] 18 Febbraio 1940 - XVIII

Mio carissimo De Luca,

Mi hai fatto fare carnevale in pieno tempo di Quaresima!

1) col dirmi le tue iniziative per i «Confidenziali» e soprattutto per la pubblicazione dell'epistolario Papini - Giuliotti - Ti prego, De Luca, fa di tutto per assicurartelo.

2) col primo capitolo del Dickens. È del più autentico Chesterton e tua sorella e tu lo state rendendo col tono giusto. Apprezzo le difficoltà dell'opera. È vero che non manca la canzonatura nell'esaltazione della
democrazia: pure qua e là si potrebbe attenuare - girar la frase. Ti farò qualche segnetto.

Ma debbo il più vivo grazie e le più vive lodi (per quel che valgono) alla Sig. na Maddalena per l'opera di traduzione - e a lei e a te sarà tanto più grata la «Morcelliana» quanto più presto potrete inviare il seguito.

Posso ricordarti anche il Mc Nabb? E la Deledda poi te la raccomando con tutta l'anima.

Scrivimi appena puoi (e spero presto) altre belle notizie.

Grazie alla Sig. na Maddalena per là sua lettera , Scriverò oggi anche alla Sig. na Romana?, Ho tanto da fare! 

Tuo Fausto

Giuseppe De Luca - Fausto Minelli, Carteggio - III, 1940 - 1946, a cura di Marco Roncalli, Roma 2001.

martedì 8 febbraio 2022

Ancora su Emilio Cecchi e Chesterton.

Emilio Cecchi

Alla ricerca delle tracce di Chesterton tra i suoi estimatori italiani, ho ritrovato una recensione di Heretics a firma del grande Emilio Cecchi che data al 1910.

Allo stato attuale forse è lo scritto su Chesterton in lingua italiana più vetusto che si trovi. Cecchi presentò Chesterton e Belloc agli italiani nel 1919, dopo averli incontrati e conosciuti fisicamente in quell'anno a Londra, dove si trovava per lavoro. L'interesse di Cecchi per i nostri eroi è antico e ben radicato.

Carlo Bo

Tanti ammirarono Chesterton in Italia in quei due o tre decenni, e lo resero noto: oltre a Cecchi, Giovanni Papini, Domenico Giuliotti, Nicola Lisi, Carlo Bo, don Giuseppe De Luca, Fausto Minelli, Piero Bargellini, Alessandro Casati, Giuseppe Prezzolini, Raffaello Ferruzzi, Mario Praz e altri.

E' mia intenzione riproporvi questo articolo che è interessante, e spero di farcela in breve.

Marco Sermarini


sabato 13 novembre 2021

"Bravo De Luca, proprio stamani ti avevo sollecitato Chesterton" - Ancora dal Carteggio De Luca - Bargellini.

[Firenze] 5 Aprile 1932.

Caro De Luca,

stanco morto da Signa, trovo i tuoi due mss. Mi hai ridato un po' di spirito. Bravo De Luca, proprio stamani ti avevo sollecitato Chesterton (1). Articolo ad oc, quel che ci voleva, cacio sui maccheroni, manna ecc. È un po' duro, inarticolato, proverò a metterci, se mi riuscirà, un po' di sinovia, me lo permetti? e ti segnerò nelle bozze qualche punto da chiarire, col testo alla mano. Ma dove tu sei stato stupendo è nel Groviglio di serpi (2). Ben dette quelle cose, e come debbono esser dette; bellissimo, da mettersi come articolo di fondo. Il Fr («Il Frontespizio», ndr) è grande per questi articoli che aprano la terra bene come l'aratro a chiodo, perché sono strappi nella cultura, nella letteratura, che fanno sanguinare, che trovano la carne dunque. Se non avessi avuto Chesterton che si riattacca troppo bene all'articolo di Papini, avrei messo il tuo articolo di fondo. E sono combattuto se metterlo di fondo quest'altro numero, o fare un n° poderoso subito; combattuto tra la prudenza e la spacconeria?! Giacché hai contribuito tanto potentemente a questo numero, mandami una manciata di briciole per riempire i cantucci. Questo n° è tuo; ti assicuro che sarà uno dei più significativi dell'annata. 
Caro De Luca, è inutile non mi persuadi, lo sforzo che si può fare col Fr non sarebbe possibile altrimenti. Ci rimetto volentieri il mio sonno.
Addio


Piero


(1) L'articolo di Chesterton è Perché sono cattolico.

(2) Il Groviglio di serpi è in realtà il Groviglio di vipere del numero 4 dell'anno IV, 1932 de «Il Frontespizio». È firmato Ireneo Speranza ma è il De Luca stesso sotto pseudonimo.