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domenica 7 giugno 2026

L'Uomo che fu Giovedì, Gilbert Keith Chesterton, 1908.





Ecco che vi presentiamo il romanzo forse più famoso di G. K. Chesterton: un racconto subito accolto positivamente dalla critica e che dal 1908, data della sua pubblicazione, non fu mai mandato fuori stampa, ma è sempre stato presente negli scaffali delle librerie. 

Quella de L’Uomo che fu Giovedì sembra iniziare come una storia già vista ala maniera del classico poliziesco, ma con lo scorrere delle pagine il mistero si infittisce fino ad arrivare a discutere di un mistero molto più grande dei protagonisti: quello della Creazione. 

Il nostro Chesterton, maestro dei paradossi, inizia il racconto proprio così: Gabriel Syme, poeta improvvisatosi detective della polizia, si infiltra in una riunione privata e segreta di anarchici e si fa eleggere nel consiglio, formato da sette membri, sette come i giorni della settimana, assumendo la veste di “Giovedì”, ovvero uno dei componenti dell’Alto Consiglio degli Anarchici; ed ecco il primo paradosso: la necessità di un organo di governo costituito da soggetti che si dedicano a distruggere i governi; una gerarchia per far saltare in aria le gerarchie, commenta giustamente Dale Ahlquist. A questo proposito si può aggiungere anche che Syme stesso diventa detective perché in fondo è un ribelle, ma contro la ribellione. 

Gabriel Syme viene reclutato da un agente che gli spiega la differenza tra anarchici veri e fasulli, anzi innocenti che credono solamente che le regole siano cattive. I veri anarchici sono peggiori: Chesterton, che spesso parla per bocca dei suoi personaggi, ci dice che significano la morte, e quando dicono che l’umanità sarà finalmente libera, intendono dire che l’umanità si suiciderà. Quando parlano di paradiso senza giusto né sbagliato, intendono la tomba. Hanno solo due oggetti: distruggere l'umanità e poi se stessi.

Mentre la storia si dipana, Syme scopre di non essere l’unico infiltrato e, in un libro che è una cascata di sorprese, con maschere che cadono e misteri che s'infittiscono, in forza di questa consapevolezza insorge nel lettore e nei personaggi stessi questa domanda (e sotto di essa la voragine del dubbio): e se Domenica, il capo supremo dell’Alto Consiglio Anarchico, uno che indossa a sua volta una maschera? Qual è la vera identità del personaggio più ingombrante del libro e della vita dei suoi personaggi? 

Non vi diremo mai chi è Domenica, ma ce lo dirà Chesterton stesso con il suo modo di scrivere travolgente. Ma non sarà facile lo stesso, tanto che Chesterton tornerà sull'interpretazione di questo giallo metafisico (è sua la definizione, assieme a quella ancor più densa di "autobiografia romanzata") nella sua vera Autobiografia

Possiamo aggiungere: lungo tutta la storia, GKC ci proporrà un assaggio della sua filosofia sociale: non sono solo i lanciatori di bombe ad essere degli anarchici e dei nemici, ma ne esiste un’altra di categoria di malvagi dediti alla distruzione della società nella maniera più ingannevole: questi sono i ricchi. “I poveri si oppongono a essere governati male. I ricchi si oppongono all'essere governati".

Questo romanzo è il Chesterton più pirotecnico che abbiamo a disposizione: la trama è avvincente, la scrittura è un continuo rimando alle idee fondamentali della sua filosofia, pieno di affermazioni degne di essere incorniciate, una delle fonti più fornite dei suoi proverbiali aforismi. Gli echi fortissimi del Libro biblico di Giobbe si fanno sentire, inclusa l'idea che serpeggia per cui la realtà è un mistero buono ma che va compreso amandolo.

Una parte da non sorvolare assolutamente, anche se per comprenderla appieno occorrerà accostarsi ai momenti giovanili della vita di Chesterton e del suo amico e compagno di scuola Bentley, è la dedica in forma poetica: essa è appunto indirizzata a Edmund Clerihew Bentley, che aveva condiviso con lui domande, arcani dubbi e le strade per uscire dal vicolo chiuso del non senso (Whitman, Bunyan, Stevenson...).

Un vero capolavoro che Chesterton annovera tra le sue opere più importanti e fondative, assieme ad Ortodossia, uscita non a caso nello stesso anno, per il valore riepilogativo del suo pensiero. 


giovedì 11 aprile 2024

La traduzione della presentazione de L'Uomo che fu Giovedì mandato in onda da Orson Welles nel 1938.

Orson Welles nel 1941,
tre anni dopo L'Uomo che fu Giovedì.


Questa è la traduzione della presentazione fatta dal regista Orson Welles del dramma radiofonico basato su L'Uomo che fu Giovedì (in cui tra l'altro egli stesso interpretò Gabriel Syme, il protagonista, il Giovedì). La trasmissione andò in onda qualche settimana prima del famosissimo The War of the Worlds.

Anni fa la pubblicammo in inglese, ora vogliamo presentarvela tradotta. Merita. Due grandi genii si incontrarono, in qualche modo, e allora vale la pena ricordarli entrambi.

Sono parole verissime e vivissime, acute e geniali.

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Buonasera, signore e signori.

G.K.C., Gilbert Keith Chesterton, grande e autorevole convertito cattolico e liberale, è morto ormai da due anni. Per uno stile unico di entusiasmo per il senso comune, per un singolare dono del paradosso, per una profonda riverenza e un alto spirito, e soprattutto per una prosa inglese libera e sfacciatamente bella, non sarà mai dimenticato.

"Deve essere meraviglioso essere famosi". Secondo il racconto, questo è ciò che la giovane donna disse all'uomo grasso, il favolosamente grasso, il fantastico, il famoso uomo grasso quando la portò a pranzo in un ristorante alla moda, e tutti si voltarono a fissarla.

""Mi dica", disse lei, "la gente la riconosce sempre? Tutti sanno sempre chi è lei?".

"Beh, mia cara", disse il signor Chesterton, "se non lo sanno, lo chiedono".

L'Uomo che fu Giovedì di Chesterton è un po' così. In poche parole, parla di anarchici. È stato scritto, ricordate, nel pieno boom dei lanci di bombe, in quei giorni di radicale irresponsabilità dei nichilisti. E, a grandi linee, è un giallo. È garantito che non indovinerete mai e poi mai la soluzione fino alla fine. Si teme addirittura che non si riesca a indovinarla. Forse non indovinerete mai di cosa parla L'Uomo che fu Giovedì, ma sicuramente, se non lo farete, lo chiederete.

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Altri collegamenti del nostro blog su Welles. Ma se scrivete "Orson Welles" nel motore di ricerca interno c'è dell'altro.

Una serie di cortometraggi di Welles che avrebbero riguardato Chesterton:

https://uomovivo.blogspot.com/2024/02/orson-welles-chestertoniano-di-ferro.html

La trasmissione in formato audio:

https://uomovivo.blogspot.com/2022/05/riproponiamo-man-who-was-thursday-messo.html

L'originale del discorso che oggi vi offriamo tradotto:

https://uomovivo.blogspot.com/2016/06/orson-welles-presenta-il-suo-luomo-che.html


lunedì 17 gennaio 2022

Un aforisma al giorno.



Gregory riprese, con brillante vena oratoria: - L'artista e l'anarchico? Ma non c'è nessuna differenza. I due termini si possono scambiare in tutto e per tutto! Chi lancia una bomba è un artista, perché preferisce un grande momento a un'intera vita mediocre: sa che un solo lampo di luce balenante, un solo tuono perfetto, valgono più dei goffi corpi di alcuni banali poliziotti .

L'artista disprezza tutti i governi, abolisce tutte le convenzioni! Il poeta si inebria soltanto del disordine! Se così non fosse, la cosa più poetica al mondo sarebbe la ferrovia sotterranea

- Lo è, - dichiarò il signor Syme.

- Che sciocchezza! - gridò Gregory, che era molto ragionevole, quando qualcun altro ricorreva ai paradossi. -Perché gli impiegati e i manovali nella sotterranea sono sempre così tristi e stanchi, così tremendamente tristi e stanchi? Glielo dirò io! Perché sanno che il treno va dove deve andare. Perché sanno che, per qualunque posto abbiano preso il biglietto, lì giungeranno. Perché, dopo aver oltrepassato Sloane Square, sanno che la prossima sarà la stazione Victoria, e nient'altro che la stazione Victoria. Oh, quale giubilo sarebbe il loro! oh, come brillerebbero i loro occhi, come si beerebbe l'anima loro del paradiso ritrovato, se la stazione seguente fosse inaspettatamente quella di Baker Street! - E' lei che è antipoetico, - ribatté il poeta Syme. - Se quello che dice degli impiegati è vero, vuol dire che sono prosaici come la sua poesia. Toccare il segno: ecco la cosa straordinaria, miracolosa! Quella normale, comune, è di mancarlo. Ai nostri occhi, epico è l'atto dell'uomo che con una sola freccia temeraria raggiunge un uccello lontano: non è epico anche quello dell'uomo che con una macchina temeraria raggiunge una stazione lontana? Il caos è stupido e noioso, perché nel caos sì che i treni potrebbero andare chissà dove, a Baker Street come a Bagdad. Ma l'uomo è un mago, e la sua magia consiste in questo, che egli dice: "Stazione Victoria", ed ecco qua! è precisamente la stazione Victoria. No, no: si tenga stretti i suoi libri di prosa e poesia pura: io leggerò l'orario ferroviario con lacrime d'orgoglio. Si tenga pure il suo Byron che celebra le disfatte degli uomini: a me il Bradshaw che ne celebra le vittorie. Orsù, a me il Bradshaw! - E' di partenza? - chiese Gregory con sarcasmo.

- Le assicuro, - continuò Syme con trasporto, - che tutte le volte che un treno arriva in stazione mi pare che si sia aperto la strada fra le batterie di un assedio, e che l'uomo abbia vinto una battaglia contro il caos. Lei dice con disprezzo che quando si lascia Sloane Square si arriva alla stazione Victoria: io dico che invece potrebbero capitare centinaia di cose, e tutte le volte che ci arrivo veramente ho l'impressione di essermela sfangata per un pelo. E quando sento il controllore gridare: "Victoria!", quella non è una parola priva di significato, per me: è il grido di un araldo che annuncia una conquista; è una "vittoria" vera e propria: è la vittoria di Adamo.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo che fu Giovedì.