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domenica 27 aprile 2025

La famosa "Visita a Chesterton" di Emilio Cecchi finisce sull'Osservatore della Domenica del 16 ottobre 1960.

Nell'opera di scavo all'interno dell'archivio dell'Osservatore della Domenica condotto dal nostro Angelo Bottone è emerso anche il famoso resoconto della visita di Emilio Cecchi a Beaconsfield da Chesterton, più volte riportata e citata nel nostro blog (ne parlammo anche in occasione del ventilato abbattimento dell'abitazione dei Chesterton chiamata Overroads).

È un famoso brillantissimo racconto, scritto magistralmente da colui che definimmo il mentore italiano di Chesterton. Più volte abbiamo parlato della centralità della sua opera nell'introdurre Chesterton in Italia, attraverso le sue recensioni e soprattutto attraverso La Ronda.

Oggi è reperibile anche nel volume Scrittori Inglesi e Americani, continuamente ripubblicato negli anni.

L'Osservatore si interesso così a Chesterton e a Cecchi.

Casos vuole che la pagina riporti anche un articolo di un altro chestertoniano italiano, Piero Bargellini che, da direttore e ispiratore de Il Frontespizio, diede altrettanto spazio a Chesterton, complice don Giuseppe De Luca.

Tutte cose di cui troverete ampia e più approfondita traccia su questo blog digitando questi illustri nomi nel motore di ricerca interno, in alto a sinistra.

Marco Sermarini



mercoledì 9 agosto 2023

Piacevoli scoperte.

 


Gli amici che giorni fa mi hanno fatto dono del volumetto lillipuziano riproducente il capitolo sulla famiglia di Eretici mi hanno fatto dono di questo libro di lettura per la quinta elementare edito nel 1978.

Sfoglio, non intuendo ma sospettando una presenza… amica. Difatti a pagina 107 trovo una lettura tratta dalle opere del Nostro Eroe! Il titolo è Il tempo e l’eternità. Leggetelo!

Ma chi è l’autore di questa sorpresa, oltre naturalmente i miei cari amici? È un personaggio di cui ci siamo già occupati tempo fa, e ne trovate ampia e circostanziata traccia nel blog (al solito, adoperatevi col motore di ricerca interno in alto a sinistra, facile -- però se volete lo trovate qui, qui, qui, ). Si tratta di Piero Bargellini, sindaco di Firenze e animatore del dibattito culturale cattolico del Novecento: nel 1929 fondò Il Frontespizio, periodico cattolico di cultura e apologetica del quale fu direttore e ispiratore fino al 1938. Carlo Betocchi e Nicola Lisi ne furono tra i primi collaboratori, seguiti poi tra gli altri da Domenico Giuliotti, Giovanni Papini, Mario Luzi, Carlo Bo e don Giuseppe De Luca. Di Lisi, Bo e De Luca trovate traccia in quel blog (qualche riga fa ho indicato solo alcuni dei collegamenti ai post in cui li ritroverete, ma se ripetete la ricerca nome per nome troverete molto di più), come pure ed ampiamente de Il Frontespizio, che ospitò più volte Chesterton (ciò che trovate nel collegamento è solo un esempio) e Belloc (anche qui solo un esempio), considerati le punte di diamante del risveglio culturale cattolico inglese. Osservate cosa dicevano per esempio Giuliotti e Papini di Belloc.

La Società ha acquistato copie dei numeri de Il Frontespizio e de La Ronda proprio per la loro importanza nel testimoniare il rapporto fecondo e forte tra Chesterton, Belloc e l’Italia, prima che tutto ciò andasse stoltamente perso.

Pensate ai bimbi di quell’epoca, avranno letto questo brano… forse avrà lasciato una traccia nei loro cuori come la lasciò indelebile nel mio sette o otto anni prima la visione in tv de I Racconti di Padre Brown. Chissà se qualcuno dei lettori può darne testimonianza…

Grazie ancora, amici, di quest’altro bel regalo, che ci dà modo di riaprire pagine belle e di riscoprire quanto ha fatto Chesterton per l’Italia.




Marco Sermarini


mercoledì 16 febbraio 2022

Alla ricerca delle tracce italiane di Chesterton e Belloc.


Stiamo acquistando i numeri delle principali riviste ancora reperibili ove furono pubblicati articoli di Chesterton e Belloc. Ci siamo dati questo compito per salvaguardare la traccia e la testimonianza del rapporto vivo e fecondo avuto dai nostri due eroi con la nostra cara Italia, prima che queste tracce scompaiano per consunzione, per incuria, per dimenticanza, per ignoranza.

Chi volesse contribuire liberamente può mandare un'offerta libera alla Società rivolgendosi alla Segreteria Volante. Il compito ancora è da concludere e stiamo cercando anche testimonianze più rare.

È bello conservare queste riviste, averle tra le mani, poterne mostrare a voi il contenuto. È una forma di riconoscenza verso chi amò il nostro paese, ne amò l'arte e soprattutto la fede.

Marco Sermarini

venerdì 11 febbraio 2022

De Luca e i suoi progetti (con l'aiuto di Chesterton e Belloc, tramite Papini).

Questa lettera, che ho scelto di riportare per intero ma con solo alcune delle note che la curatrice del carteggio intese formulare, spiega bene quali fossero le idee di don Giuseppe De Luca su Il Frontespizio e sul suo progetto culturale. Giuste o sbagliate (su di esse ebbe un peso rilevante anche la personalità tutt'altro che semplice di don De Luca), avevano un certo respiro e degli scopi affermati (il confronto con la cultura non cristiana, l'uscita dalle proprie mura della cultura cristiana). Egli ne parla a Piero Bargellini, che era il direttore della rivista, con le sue idee e le sue vedute non sempre coincidenti con quelle di De Luca (Bargellini era leader di uno dei tre gruppi espressivi che si contrapponevano, quello più culturalmente "tradizionalista"; uno di essi scelse l'abbandono della rivista, quello di Carlo Bo, dopo la pubblicazione del famoso articolo La letteratura come vita, e successivamente si giunse alla chiusura della rivista stessa nel 1940), e De Luca, pur nella sua discrezione, ha un progetto ben preciso che afferma espressamente; in esso hanno un ruolo fondamentale, nella mente di don De Luca, i nostri Chesterton e Belloc, che avrebbero dovuto finire anche in un'idea di quaderni del Frontespizio che non vide mai la luce (si vedano l'ultimo paragrafo della lettera e l'ultima nota). Al di là dell'organicità dei nostri Chesterton e Belloc al progetto di De Luca (sulla qual cosa ho più di qualche dubbio), è significativo che essi fossero scelti e ritenuti validi termini di paragone per chi dall'esterno volesse confrontarsi con la cultura cattolica. In altre parole, la loro solidità e riconoscibilità come cattolici era ritenuta un dato utile e caratteristico. E' interessante anche la scelta di De Luca di tradurre The Path to Rome di Belloc, un racconto di viaggio così chiaro nella sua identità e nel suo paesaggio religioso e culturale. In ogni caso i nostri cattolici inglesi erano ritenuti una punta di diamante nel rappresentare la cultura cattolica. Papini, forse lo scrittore più "appuntito" del Frontespizio, è ritenuto idoneo tramite per raggiungere gli inglesi. Più avanti osserveremo Chesterton e Belloc nel progetto rondesco, ben illustrato in un noto scritto di Emilio Cecchi su La Ronda di cui riportai anni fa un brano. L'Italia cercava questi cattolici inglesi per dare a se stessa una forma valida.

Marco Sermarini

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Roma, 30 ottobre 1930

via Barnaba Tortolini, 4

Caro Bargellini,

d'accordo. Io le mando via via della carta scritta, della quale è arbitro lei. Si tratterà quasi sempre, come vede anche dalle accluse spuntature, di "materiale": grezzo, il più delle volte. E non tema io mi dolga di soppressioni, aggiunte, ecc., rinvii, cestinamenti, ecc. Ella vede come io stesso mi tolga di mezzo, con pseudonimi. Il più delle volte, anzi, può mancare anche la sigla m(atteo) r(omito). Il criterio che seguo, è bene tuttavia che glielo manifesti. Cerco, pur nelle menome occasioni, insinuare idee e voglie nuove. Stimolar l'appetito di pensare. E lei lo può riscontrare da sé, che non mentisco. Per es., dicendo del N.T. [Nuovo Testamento] della Fiorentina, in fondo c'è una osservazione che a me pare capitale, seppure a prima vista sembri estranea all'occasione. Alludendo alla rivista missionaria con l'immagine del fronte di guerra, vorrei far comprendere di quale facilità e di quale necessità elementare sia per un cristiano interessarsi ai confini del Regno. Scrivevo a Papini che il Fr. lo sogno come una rivista la quale faccia infine crollare, o almeno mini, la muraglia cinese tra coltura contemporanea e coltura cattolica, poi tra coltura e ricerca scientifica di dotti e coltura della massa fra i cattolici stessi, infine tra le varie "sette" in cui la Chiesa (pare incredibile!), società una (lo dice il credo) è praticamente scissa: chiesa e coltura domenicana, chiesa e coltura gesuitica, ecc. ecc.

Infine, con quella fraterna cordialità a cui le sue stesse lettere m'invogliano, non le nego che io - personalmente - non sono strapaesano*. Amo il paese, ma più il mondo; e più il mondo invisibile, che non questa pallottola che gira e gira senza posa in cielo. Non credo, anzi, che un cattolico lo possa essere. La Chiesa non è il campanile, fosse anche il campanile di Giotto. E son proprio i fiorentini gli spiriti più universali che abbia avuto l'Italia. Tra la Toscana Granducale, campanilistica e pettegola, e la Toscana sino all'assedio di Firenze, non esito a scegliere: non mi sembra che lo strapaesanismo sia qualcosa di molto accademico, granducale... Con questo non dico d'essere stracittadino: io son nato "cafone": cerco d'essere cristiano. Quindi, mentre sottoscrivo a due mani al garbo, alla finezza, alla sensatezza della sua passeggiata in diligenza, non sottoscrivo a quella tacita condanna di chi vuol vedere ciò che avviene fuori d'Italia*. Cristo è in ogni latitudine e longitudine, e se non c'è, ce n'è il desiderio; e se neppur questo, dobbiamo farcelo nascere. Mi pare che i cattolici si sian troppo chiusi. Io seguo, con amici che non credono, il sistema di leggere io per primo ciò che loro leggeranno, e risolvere in me le obiezioni di quella lettura. Ella non immagina, quando poi me ne parlano, la sorpresa di trovarmi sempre cristiano e prete, nonostante quelle letture: sorpresa che li scuote e fa riflettere. Si pongono il problema: ma dunque anche di questo il cristiano si rende conto, senza danno e anzi con aumento della sua Fede e del suo Amore. Ed è utilissimo, nei profani, scoprire l'ansia latente, la brama di Cristo. In Joyce ritrovo s. Agostino. Huxley mi dà una nuova prova che l'uomo è anima e corpo, due elementi diversissimi, e per disgrazia (la disgrazia del peccato originale) in conflitto. Siamo a s. Paolo. Ma ci sono delle pagine immonde! precisamente. È la perversione dell'uomo singolo, dell'artista: ma la verità è più grande di lui, e non la copre con la sua stoltezza e immondezza. Cosi non si ripete la stessa verità, allato e dietro i moderni: ma la si rivive con loro e la si fa rivivere. Cosi si esce un poco dalla posizione di "arte pura", e c'è il caso d'infondere nella nostra anemica letteratura italiana qualche poco di vita interiore. Per me Bontempelli, che non è stato mai altro che uno stilista, è il caso tipico di questo desiderio di problemi profondi, di qualcosa che scuota l'intimo. Se si rifugia in capestrerie fantastiche, come Pirandello in capestrerie dialettiche, è che non sanno quale inesplorata grandezza e terribilità è nel sentirsi e vivere cristiano. Io ho una incommensurabile ammirazione a Papini, proprio per questo: che fa rientrare, da pari suo, la vita umana e cristiana nella letteratura, e ne ridà gli accenti dolorosi ed estatici.

Perdoni lo sfogo, caro Bargellini. Ma io rammento quella sera che si uscì insieme da casa Papini, che poco ci si conosceva e intanto non riuscivamo a smettere di chiacchierare. Me ne ritorna spesso nell'animo il ricordo, e, vicino al ricordo, il desiderio. Ho piacere non le dispiaccia Ivanöv. A me piace moltissimo. Viene a noi con una ricchezza di pensiero e d'arte, che è più su, parecchio più su dell'ordinario. Allievo di Mommsen a Berlino, e dei migliori allievi; passò poi a vivere la Grecia alla maniera tragica di Nietzsche, e la visse assai più profondamente e vivamente che il nostro superficiale d'Annunzio; dalla Grecia idolatra e artistica passò alla Grecia religiosa dei misteri, e dal mistero del "deus patiens" riscoperse Cristo. E lo amò. E conosce il mondo bizantino e la Russia, da filologo e da poeta. Or non le pare che tra noi cattolici d'Italia tante e tali esperienze, vissute e sofferte, non possano giovare?

Gli mandi subito le copie che mi dice: io gli scrivo. E ringrazi Papini della premessa splendida: credo sia Papini, infatti. E perché non fa chiedere da Papini qualcosa a Belloc e Chesterton, a Baumann e a Maritain**, tanto per dire dei nomi? Io anzi gli ho scritto se non era il caso di aprire una serie di Cahiers del Fr.: piccoli volumetti, vivi e nuovi***. Io gli darei, oltre qualche saggio d'Ivanov (sull'Umanesimo, su l'idea russa...), una splendida lettera di s. Agostino a un giovane che voleva studiare: lettera breve - una ventina di pagine - ma che è un capolavoro d'ironia e d'impeto, di rovente intelligenza ». Le dico ciò che mi passa per l'anima. Veda lei, e se c'è da perdonarmi, tutto mi perdoni. E non mi voglia male, ché io non gliene voglio e non so come gliene potrei volere.

Suo

Giuseppe De Luca

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* Nella Passeggiata in diligenza sul «Frontespizio», a. II, n. 9, 1930, Bargellini (firma Il Vetturale) criticava Longanesi perché nell'ultimo numero de «L'Italiano»; «contro due italiani, pubblica quattro stranieri di cui non si sentiva davvero bisogno». Del resto Bargellini continuerà su questo tono anche nella "Scarrozzata" del numero di gennaio 1931, dove critica Longanesi per aver portato la vignetta «a una esasperazione grottesca punto italiana» mentre Pietro Parigi, illustratore del «Frontespizio» «ritrovava il gusto dell'illustrazione nostrana senza ricorrere a modelli stranieri.». Tendenzialmente strapaesano Bargellini era stato e, tutto sommato, rimaneva, Nel 1920, con Nicola Lisi, Carlo Betocchi e Pietro Parigi, aveva edito il «Calendario dei pensieri e delle pratiche solari» definito da «Il Ragguaglio» del 1931 «la prima rassegna strapaesana», Precedeva di molto infatti «Il Selvaggio», nato nel 1924. Per il movimento strapaesano si veda anche lettera 18 n. 1. Al movimento strapaesano si contrapponeva quello detto stracittadino, il cui massimo assertore era lo scrittore Massimo Bontempelli (1878-1960), fondatore nel 1926, con Curzio Malaparte, della rivista «900» (1926-1929). Gli stracittadini, opponendosi ai pericoli di provincialismo e di limitatezza piccolo borghese insiti nel movimento strapaesano, aperti a tutte le esperienze dell'arte novecentesca europea, indirizzavano la propria ricerca espressiva verso un realismo magico di derivazione tedesca e impostavano l'interpretazione del reale attraverso una nuova mitologia. Si veda MA, cit., pp. 121 sgg e Anna Panicali, Le riviste del periodo fascista, cit. 

** Hilaire Belloc (1870-1953) e Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) scrittori rappresentativi del movimento cattolico inglese. Saggista brillante, Belloc fu anche storico e scrittore per ragazzi. Chesterton, assai noto per la sua serie di romanzi imperniati sul personaggio di padre Brown, espresse le sue idee religiose in Heretics (1905), Horthodoxy (1909) e del romanzo paradossale Manalive (1912). Emile Baumann (1868-194i) romanziere francese d'ispirazione


cattolica. Per Maritain vedi lettera 54 n. 3.

*** In una lettera del 21 ottobre 1930 (ADL) De Luca scriveva a Papini: «[...] mi dica se non sarebbe il caso d'iniziare da noi qualcosa come il Roseau d'or, e magari in fascicoli minori» e seguitava proponendo, tra i testi da pubblicare, saggi di Ivanov da lui appena tradotti, articoli o interviste di Papini non raccolte in volume, qualcosa di Chesterton, di Giuliotti, il Path to Rome di Belloc, libro di cui la traduzione (1902) di De Luca, uscì a puntate sull'«Illustrazione Vaticana» n
el 1935 con il titolo In cammino verso Roma
. (vedi DL-PA, I, cit. p. 7 n.), un'antologia di mistici russi.

Piero Bargellini - Giuseppe De Luca, Carteggio, vol. I, 1929 - 1932, a cura di Giuliana Scudder.

martedì 8 febbraio 2022

Ancora su Emilio Cecchi e Chesterton.

Emilio Cecchi

Alla ricerca delle tracce di Chesterton tra i suoi estimatori italiani, ho ritrovato una recensione di Heretics a firma del grande Emilio Cecchi che data al 1910.

Allo stato attuale forse è lo scritto su Chesterton in lingua italiana più vetusto che si trovi. Cecchi presentò Chesterton e Belloc agli italiani nel 1919, dopo averli incontrati e conosciuti fisicamente in quell'anno a Londra, dove si trovava per lavoro. L'interesse di Cecchi per i nostri eroi è antico e ben radicato.

Carlo Bo

Tanti ammirarono Chesterton in Italia in quei due o tre decenni, e lo resero noto: oltre a Cecchi, Giovanni Papini, Domenico Giuliotti, Nicola Lisi, Carlo Bo, don Giuseppe De Luca, Fausto Minelli, Piero Bargellini, Alessandro Casati, Giuseppe Prezzolini, Raffaello Ferruzzi, Mario Praz e altri.

E' mia intenzione riproporvi questo articolo che è interessante, e spero di farcela in breve.

Marco Sermarini


sabato 13 novembre 2021

"Bravo De Luca, proprio stamani ti avevo sollecitato Chesterton" - Ancora dal Carteggio De Luca - Bargellini.

[Firenze] 5 Aprile 1932.

Caro De Luca,

stanco morto da Signa, trovo i tuoi due mss. Mi hai ridato un po' di spirito. Bravo De Luca, proprio stamani ti avevo sollecitato Chesterton (1). Articolo ad oc, quel che ci voleva, cacio sui maccheroni, manna ecc. È un po' duro, inarticolato, proverò a metterci, se mi riuscirà, un po' di sinovia, me lo permetti? e ti segnerò nelle bozze qualche punto da chiarire, col testo alla mano. Ma dove tu sei stato stupendo è nel Groviglio di serpi (2). Ben dette quelle cose, e come debbono esser dette; bellissimo, da mettersi come articolo di fondo. Il Fr («Il Frontespizio», ndr) è grande per questi articoli che aprano la terra bene come l'aratro a chiodo, perché sono strappi nella cultura, nella letteratura, che fanno sanguinare, che trovano la carne dunque. Se non avessi avuto Chesterton che si riattacca troppo bene all'articolo di Papini, avrei messo il tuo articolo di fondo. E sono combattuto se metterlo di fondo quest'altro numero, o fare un n° poderoso subito; combattuto tra la prudenza e la spacconeria?! Giacché hai contribuito tanto potentemente a questo numero, mandami una manciata di briciole per riempire i cantucci. Questo n° è tuo; ti assicuro che sarà uno dei più significativi dell'annata. 
Caro De Luca, è inutile non mi persuadi, lo sforzo che si può fare col Fr non sarebbe possibile altrimenti. Ci rimetto volentieri il mio sonno.
Addio


Piero


(1) L'articolo di Chesterton è Perché sono cattolico.

(2) Il Groviglio di serpi è in realtà il Groviglio di vipere del numero 4 dell'anno IV, 1932 de «Il Frontespizio». È firmato Ireneo Speranza ma è il De Luca stesso sotto pseudonimo.


Don Giuseppe De Luca e Piero Bargellini, nel Carteggio Chesterton campeggia e rumoreggia.

VI PROPONGO alcuni brevi estratti del carteggio De Luca - Bargellini. Tanti sono i riferimenti a Chesterton, tanta l'aspettativa sui suoi contributi. Leggete! Vi stupirete ancor di più confrontando questi discorsi con l'oblio in cui era caduto il nostro Gilbert. Si parla di rapporti diretti con Chesterton, di inviti a contribuire, di invii de «Il Frontespizio», di Belloc, di Maritain, di Baumann.

Piero Bargellini, 1967.

Marco Sermarini


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(...) Invia il Fr. (Il Frontespizio, ndr) a Henri Bremond, de l'Académie Française: Rue chanoinesse 16, Paris IV ? Glielo invii: ne avrà piatere. E a Maritain? e a Du Bos "? Si sfonda all'estero. E a Chesterton? Belloc? (...).

Lettera di De Luca a Bargellini da Roma, 16 maggio 1931.

(...) [Sul margine sinistro del secondo foglio:] Senti: avrei quasi pronto un saggio di Chesterton dal titolo: Perché io sono cattolico II Dopo l'articolo di Papini alla N.A., mi parrebbe un ottimo "per cominciare" del nuovo Fr. Scrivimi se lo vuoi, E ti invierò altri “pezzetti”.

Lettera di De Luca a Bargellini, Marzo 1932

[Firenze] 4 aprile 1932

Caro De Luca,

Ti mando questo po' di bozze. Leggile, facci i tuoi commenti e rimandamele, con l'articolo di Chesterton. Saluti affettuosi.

Tuo Piero

Roma, 4 aprile 1932

Piero carissimo,

t'ho inviato due altri mss., tempestati di cancellature, ma temevo non fare in tempo a ricopiarli (e non me la sentivo). Quell'articolo di Chesterton, a me pare ottimo, seppur qua e là occhieggiano allusioni particolari d'un inglese nella City, le note, che non sempre sarebbero facili, non occorrono: si dà al lettore la prova della sua ignoranza, e ci si guadagna noi ... e tutto è piuttosto di polemica anticattolica che non di apologética (anticristiani). La finale mi par viva e profonda, buona anche per noi. Tu sai che l'idee son come le ciliege. Per rispondere, tacitamente, a Croce, bisognerebbe, ogni numero, aver qualche branodel genere. Se io ne avrò, te li darò. (...)

(...) E perché non fa chiedere da Papini qualcosa a Belloc e Chesterton, a Baumann e a Maritain ", tanto per dire dei nomi? Io anzi gli ho scritto se non era il caso di aprire una serie di Cahiers del Fr.: piccoli volumetti, vivi e nuovi 12. Io gli darei, oltre

De Luca a Bargellini 30 ottobre 1930.


venerdì 12 novembre 2021

Chesterton e l’Italia - Don Giuseppe De Luca e Perché sono cattolico.

Di Don Giuseppe De Luca e de «Il Frontespizio» abbiamo parlato altre volte in questo blog, come pure abbiamo riportato alla luce dopo anni di oblio (grazie, Angelo Bottone) la recensione di Giovanni Battista Montini di Ortodossia  (che il futuro Paolo VI stese a seguito della lettura dell'edizione francese dell'opera, all'epoca ancora inedita in Italia), e l'acutissimo saggio di Chesterton Capelli spaccati in quattro e altro ancora, tutte contribuzioni uscite sulla rivista.

Una delle anime de «Il Frontespizio», De Luca fu uno dei protagonisti della cultura italiana tra le due guerre e uno dei mentori italiani di Chesterton. I carteggi che intessé con Papini e Bargellini, a titolo di esempio, riportano spesso apprezzamenti verso il nostro Gilbert, oltre che notizie e progetti di intese e collaborazioni con il medesimo Chesterton e Belloc.

Devo ora ricordare una cosa forse poco nota: il saggio «Perché sono cattolico» di Chesterton costituì l'articolo di fondo del numero del
Il numero de Il Frontespizio
citato nel post.
«Il Frontespizio», anno IV, n. 4, 1932. Il traduttore del saggio è indicato in Ireneo Speranza, che era lo pseudonimo dello stesso De Luca.

Un saggio tutt'altro che trascurabile, quello che De Luca rese in italiano e pubblicò, che conferma ancora una volta il ruolo altrettanto rilevante di Chesterton nel panorama italiano.

Marco Sermarini

martedì 14 aprile 2020

Un frontespizio de... Il Frontespizio in cui campeggia il nostro Belloc.



De Il Frontespizio, nobile rivista di stampo cattolico di una volta, abbiamo parlato in diversi episodi di questo nostro blog:







Questo perché essa fu uno dei veicoli che resero noti Chesterton e Belloc qui in Italia, grazie anche all'intuito di alcuni dei suoi collaboratori, Don Giuseppe De Luca, Giovanni Papini e Domenico Giuliotti, ad esempio.

Girando su internet ho ritrovato la foto di questa copertina in cui campeggia il nome del nostro Belloc. Ecco, volevo riproporvela per farvi vedere come in Italia certi interessi culturali avevano una radice ed un fondamento già in quei tempi. Spesso ce ne dimentichiamo.

Marco Sermarini

venerdì 13 marzo 2015

Un aforisma al giorno - Stampare la civiltà di un intero continente.

Quando i dogmatici fecero una sottile distinzione fra la sorta di onore dovuto al matrimonio e quello dovuto alla verginità, stamparono la civiltà di un intero continente con un marchio di rosso e di bianco, marchio che non tutti rispettano, ma che tutti riconoscono, anche mentre l'oltraggiano.

Gilbert Keith Chesterton, Capelli spaccati in quatto, da Il Frontespizio ottobre 1934, annata XII, pp. 8-9