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giovedì 1 giugno 2023

Radio Notting Hill presenta Cinque più cinque.

🔔🔊 Buon giorno, amici! Ecco il nuovo Podcst sulle storie di Don Camillo e Peppone! Il racconto è un omaggio all'appena trascorso mese di Maggio, mese della Madonna!
Lo hanno fatto i nostri giovani amici di Radio Notting Hill! 🔔🔊

https://soundcloud.com/giovani-raccontano/cinque-piu-cinque-don-camillo-e-peppone

sabato 2 maggio 2020

Ciao babbo, parliamo di Guareschi - Chiara ed Alessandro Gnocchi ci parlano del Chesterton d'Italia.



Alessandro è un carissimo e fraterno amico, appassionato di Chesterton e soprattutto di Giovannino Guareschi. Sua figlia Chiara ha deciso di fare questa chiacchierata periodica illustrativa e divulgativa sul Chesterton d'Italia, e noi ospitiamo volentieri questa iniziativa. Qui la prima e la seconda puntata.
Sono molto interessanti!

Marco Sermarini

venerdì 8 febbraio 2019

La "Favola di Natale" in Kazakhstan!


Data: 6 febbraio 2019 alle 10.46 
Oggetto: Giovannino in Kazakhstan... 
 
«Il giorno 27 dicembre 2018 a Karaganda, in Kazakhstan, al Ginnasio 38  gli studenti della classe sesta, sotto la guida della loro insegnante di letteratura russa Lyubov Khon,  esperta anche di letteratura internazionale, hanno rappresentato la  Favola di Natale  di Giovannino Guareschi, nella versione in lingua russa. La rappresentazione si è svolta nella scuola alla presenza di decine di alunni, insegnanti e genitori, tutti interessati ed entusiasti per la genialità e sensibilità dell'opera.»(  notizia inviata da don Pier Callegari ritratto nella foto assieme all'Albertino kazako e alla "Nonna kazaka" di Albertino)      

sabato 5 gennaio 2013

Padre Brown e Don Camillo a Garda con Fabio Trevisan

Il Centro Culturale "Pal del Vo" di Garda, in collaborazione con l'Amministrazione del Comune di Garda, organizza per

Martedì 8 Gennaio 2013 alle ore 17.00
presso la Sala Consiliare del Municipio di Garda l'incontro dal titolo:

"DON CAMILLO E PADRE BROWN - NON SOLO SCHERZI DA PRETE - L'UMORISMO DI GUARESCHI E CHESTERTON"

presentazione e commento di Fabio Trevisan, scrittore e autore del libro "Bentornato Don Camillo" (edizioni Fede & Cultura)

martedì 4 settembre 2012

Una eloquente foto dal Meeting di Rimini 2012


Questa foto dice molto.

Mette vicini due autori che noi chestertoniani italiani consideriamo per tanti versi simili (un bel convegno degli amici dei Gruppi Chestertoniani Veronesi a Peschiera del Garda del 2003 lo mise ben in luce, trovate traccia anche sul web di una bella intervista a Paolo Gulisano, Marco Sermarini e Roberto Prisco rilasciata ad Avvenire in quell'occasione).
Poi ci mostra la allegra massa di pubblicazioni dei due autori.

E' significativo che una manifestazione come il Meeting che vanta centinaia di migliaia di partecipanti abbia una libreria enorme in cui si trova di tutto: narrativa, arte, teologia, saggi… e dedichi diversi preziosi metri ai Nostri Due Eroi.

Noi chestertoniani siamo poi molto allegri di vedere quante siano proprio quelle di Chesterton.

Bello!

lunedì 24 ottobre 2011

Fabio Trevisan recensisce La Bella Addormentata, l'ultimo libro di Gnocchi e Palmaro

LA BELLA ADDORMENTATA
Soltanto chi ha un po’ di dimestichezza con autori umoristi (e seri) cattolici come Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) e Giovannino Guareschi (1908-1968) può comprendere, fin dal titolo “La Bella Addormentata” l’allusività a quel mondo delle favole tanto decantato dai due grandi autori cristiani,  sovente citati nel saggio di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro. Quella “morale delle favole” che emerge dalla lettura di Chesterton e Guareschi non ha solamente un valore etico adatto a grandi e piccini, ma ha soprattutto un valore teologico e metafisico profondo che parte da una considerazione semplice e sostanziale: Dio ha creato tutto in modo fantastico dal nulla e l’uomo per riconoscerne il segno della Sua presenza deve  meravigliarsi della bellezza del Suo ordine anche attraverso l’ascolto o la visione delle grandi metafore fiabesche. Per guardare al presente ed intravvedere il futuro serve quindi ritornare al passato, come ci ricordano le grandi favole che da sempre hanno accompagnato la crescita di tutti gli uomini. Con questo saggio (“La Bella Addormentata” Edizioni Vallecchi) gli Autori ci fanno assaporare il prezioso ricordo della nostra giovinezza, quando per risvegliare la Bella Addormentata si aspettava il Principe Azzurro che amandola sapesse ridestarla. Il richiamo allusivo alla Chiesa “Bella” e “Addormentata” è da considerarsi quindi, nell’opera di Gnocchi e Palmaro, un passaggio di riferimento fondativo e costante imprescindibile. La bellezza della Chiesa, ci ricordano gli Autori, è deturpata dai nostri peccati, dai nostri tradimenti, dalle nostre eresie ed è soprattutto il peso dei peccati dell’umanità intera che ha prodotto una crisi ed ha ridotto al lumicino il vigore dottrinale di tanti, troppi suoi figli. Dinanzi a questa evidente crisi (nel Prologo gli Autori sottolineano il fatto di non poter non chiamare critica la situazione ), Gnocchi e Palmaro cercano di comprendere lo stato reale della crisi attraverso la descrizione fenomenologica del sonno, che è l’emblema della crisi, proponendo una lettura attenta del Concilio Vaticano II a partire da quella contrapposizione geniale (scaturita dalla penna di Guareschi) tra Don Camillo e Don Francesco sintetizzata con poche ma espressive parole: «Non posso comprare niente» (Don Camillo) «Non ho niente da vendere» (Don Francesco). Quel “non posso” e quel “non ho niente” riassumono in modo impareggiabile, attraverso due figure antitetiche di sacerdoti, due visioni del mondo inconciliabili. Come hanno sottolineato gli Autori, Don Francesco aprendosi al mondo nell’illusione di convertirlo, ha finito per assumerne persino i tic intellettuali più grotteschi.
Il sottotitolo del saggio di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro: “Perché dopo il Vaticano II la Chiesa è entrata in crisi” prelude ad una benefica iniezione di fiducia e di speranza: “Perché si risveglierà”, delicata metafora dell’evangelico “non praevalebunt”. Gli Autori si chiedono cosa poter fare per evitare di cadere nel torpore di un’esistenza senza Dio e rispondono ancora attraverso Don Camillo: «Bisogna salvare il seme: la fede. Bisogna aiutare chi possiede ancora la fede a mantenerla intatta. Il deserto spirituale si estende ogni giorno di più …». 
Analizzando con dovizia di particolari il clima psicologico con cui venne presentato e preparato il Concilio Vaticano II, gli Autori hanno potuto constatare , anche attraverso numerose fonti, l’enorme influenza che il contesto storico degli anni ’60 ha prodotto sui lavori del Concilio e su alcuni testi conciliari, il tipo di linguaggio utilizzato nei documenti, le controversie interpretative, i silenzi del Concilio attorno ad alcune questioni fondamentali, il dilemma sulla natura dogmatica o pastorale del Concilio o di parti del Concilio. Interessante e stimolante la citazione di Romano Amerio, autore di Iota Unum, che commentando il discorso inaugurale del Concilio tenuto dal Beato Giovanni XXIII, laddove il Pontefice faceva riferimento alla Chiesa che avrebbe dovuto mostrarsi “madre amorevolissima di tutti, benigna, paziente, mossa da misericordia e da bontà verso i figli da lei separati” ha osservato che non si possono contrapporre principio di misericordia e principio di severità, in quanto nella mente della Chiesa la condanna stessa dell’errore è opera di misericordia.
Gli Autori hanno rilevato così che il Concilio si apriva sotto auspici precisi: evitare di condannare, sforzarsi di capire, dialogare col mondo, guardare con ottimismo al futuro ma hanno evitato di attribuire al Concilio tutta la colpa dell’attuale crisi, in quanto c’era qualcosa che non andava già prima del Concilio (per esempio il modernismo, definito da San Pio X “sintesi di tutte le eresie”). 
Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro hanno posto all’attenzione dei lettori il ruolo di alcuni teologi (Marie-Dominique Chenu, Yves Congar, Karl Rahner e molti altri) nell’ispirare e indirizzare i lavori conciliari. Richiamando ancora il linguaggio, gli Autori hanno evidenziato che alcuni concetti come “aggiornamento” e “segni dei tempi” siano diventate parole-chiave per rimarcare come l’ortoprassi avesse avuto il sopravvento sull’ortodossia. Dal punto di vista più istituzionale, hanno osservato Gnocchi e Palmaro, con la nascita delle Conferenze episcopali fra Papa e vescovo si è insinuata una nuova struttura che mediaticamente ha “rubato la scena” al singolo successore degli apostoli.
La denuncia degli Autori ha stigmatizzato l’opera incessante di teologi, periti, vescovi e cardinali, accomunati dall’obiettivo di utilizzare il Vaticano II per introdurre profondi cambiamenti nella dottrina della Chiesa. Questo ridimensionamento del papato a favore della collegialità episcopale, hanno ribadito gli Autori, è stato provvidenzialmente bloccato con la famosa Nota explicativa praevia di Paolo VI. Per quanto concerne l’attenzione verso i mezzi di comunicazione sociale, Gnocchi e Palmaro hanno analizzato e sostenuto gli studi di Marshall McLuhan (1911-1980) in rapporto ai valori e principii cristiani soprattutto attraverso una considerevole citazione tratta dal volume La luce e il mezzo di McLuhan: «L’uomo elettronico non ha essenza carnale;è letteralmente disincarnato. Ora, un mondo disincarnato come quello in cui ci troviamo a vivere è una minaccia formidabile per la Chiesa incarnata…». La risonanza mediatica del Concilio, hanno annotato gli Autori, citando gli studi di uno storico progressista famoso come Giuseppe Alberigo (1926-2007), è stata orientata e pilotata da giornali e televisioni, i quali, ancora attraverso il pensiero di McLuhan, travisano il messaggio in quanto lo scopo non è la trasmissione del vero, ma la propria diffusione (il mezzo è il messaggio). Ovvero, la scena è dominata dai mass-media che comunicano se stessi. Conseguentemente, hanno rilevato gli Autori, affidando il proprio destino ai mezzi di comunicazione, il Concilio Vaticano II ha posto le premesse perché la lettera dei suoi documenti dovesse essere scritta e interpretata alla luce di altro, di un “trascendentale ideologico”… adottando così un linguaggio(“trascendentale tecnico”) di cui la Chiesa non era padrona. Particolarmente interessante il riferimento al linguaggio filosofico di Immanuel Kant (1724-1804) anche nel considerare il “trascendentale ecclesiologico” prodottosi dal clima di svalutazione metafisica penetrata anche all’interno di alcuni membri della Chiesa che, assieme alla deriva marxista (dai preti-operai alla teologia della liberazione) ed a certe teorie maritainiane, hanno prodotto personaggi equivoci come ad esempio Giuseppe Dossetti (1913-1996), prima politico democristiano e poi monaco, in cui l’alleato naturale del cristiano è il comunista data la comune passione per l’uomo. Giuseppe Dossetti, hanno ribadito gli Autori, ebbe un ruolo importante sui lavori conciliari in quanto perito del cardinale Giacomo Lercaro. Nell’ultima parte del saggio, Gnocchi e Palmaro hanno posto in evidenza come la Chiesa, nel corso dei tempi, avesse utilizzato tre armi formidabili: il latino, la predicazione apologetica per il popolo, lo stile definitorio e giuridico. Quest’ultimo tratto, lo stile definitorio, hanno sottolineato gli Autori, ha permesso alla Chiesa di contrastare l’eresia e di precisare nel tempo la dottrina cattolica senza equivoci e senza ambiguità. Al contrario, hanno osservato Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, dal Concilio Vaticano II in poi, lo stile definitorio è stato progressivamente abbandonato … per sostituirlo con quello discorsivo. Continuando nell’analisi critica attraverso la terminologia kantiana, gli Autori hanno parlato di una “critica della ragion ecclesiologica” prodottasi da uno svilimento della ragione in quanto incapace di conoscere il vero, la cosa in sé portando ad un abbassamento della ragione in aperto contrasto con l’allargamento della ragione richiamato dall’attuale pontefice Benedetto XVI.
Dinanzi ad una ragione incapace di conoscere il vero, il risultato più evidente è stato, secondo gli Autori, una Chiesa intimidita davanti al mondo, al pari dell’uomo kantiano davanti al noumeno.
Con il Catechismo della Chiesa Cattolica del 1992 e con il Compendio del 2005, hanno puntualizzato gli Autori, c’è stato un ritorno al ricorso dello stile definitorio essenziale per la dottrina cristiana. Sul valore del Concilio Vaticano II, hanno sostenuto Gnocchi e Palmaro, rimangono dubbi ed equivoci, nodi irrisolti, questioni aperte che soprattutto da coloro che hanno individuato nel Vaticano II le radici di un atteggiamento di apertura, di dialogo, di confronto dovrebbero essere considerate, anziché mostrare un volto di chiusura e di intolleranza nei confronti di chiunque sollevi dubbi intorno al Concilio.
In conclusione, hanno evidenziato gli Autori, per aiutare la Bella Addormentata bisogna innanzitutto amarla ricordando che la carità si accompagna alla verità, così come la verità si accompagna alla carità… tocca a ciascun cattolico dare ogni giorno quel bacio alla Bella Addormentata, se veramente la ama.
FABIO TREVISAN

giovedì 16 ottobre 2008


Luisa Vassallo e La Cucina di Don Camillo

All'interno delle celebrazioni per il centenario della nascita dello scrittore Giovannino Guareschi, da oggi, nelle librerie, è possibile trovare un gustosissimo ricettario dal titolo: "La cucina di don Camillo" di Luisa Vassallo (edizioni Ancora - Milano).

Guareschi, a cento anni dalla sua nascita e a quaranta dalla morte è più vivo e presente che mai nel cuore di milioni di lettori e spettatori.

Con una periodicità pressoché stagionale, le televisioni pubbliche e private ripropongono da anni i film ispirati ai racconti di Giovannino Guareschi. Il favore presso il pubblico, o -se si preferisce- l'audience, è sempre di grado elevato, e ciò ha consentito da una parte il perpetuarsi della popolarità delle "maschere" di Don Camillo e Peppone a più generazioni, ma non sempre ha reso pienamente merito al loro creatore, allo scrittore Guareschi, autore italiano tra i più letti e conosciuti anche fuori dal nostro Paese.

Con "La cucina di don Camillo" l’imperiese Luisa Vassallo ha ritratto un “profilo gastronomico” dell’opera di Guareschi riscoprendo il "gusto" che egli eveva per le cose semplici e piccole, e facendo emergere tutta la grandezza di questo autore, ricordato spesso semplicemente come un umorista, e che è stato invece un grande scrittore, nella cui opere si dipanano due grandi saghe del novecento italiano: quella di don Camillo e Peppone, ovvero quella realtà, quel microcosmo di Mondo Piccolo, in cui si riflettono i profondi drammi civili e politici del secolo.

Il libro, intervallato da alcuni passaggi introduttivi, è diviso in due grandi sezioni: "la cucina di Giovannino Guareschi" e "la cucina di don Camillo e Peppone" e raccoglie in più di 200 pagine le gustosissime ricette citate dallo scrittore nel corso dei suoi racconti.

Frizzantino come una bottiglia di Lambrusco, appetitoso come un bel piatto di culatello, questo ricettario svela i segreti della buona cucina ma, soprattutto, ricorda che ... la vita è "buona" e val la pena gustarla!

giovedì 25 settembre 2008

NON MUOIONO NEANCHE SE LI... AMMAZZIAMO!


Quelli che vedete sono due cari e vecchi amici , Walter Muto e Carlo Pastori, di cui vi evitiamo i rispettivi lunghi e gloriosi curricula carichi come somari.

Hanno messo su uno spettacolo con Paolo Gulisano (altro nostro amico, che speravamo si desse all'arte tersicorea...) e con la partecipazione straordinaria di Enrico Beruschi sul Chesterton d'Italia (ossia della Bassa), Giovanni Guareschi.

La prima sarà il 2 Ottobre 2008 alle ore 21.00 a Bresso (MI), al Teatro San Giuseppe.
Conduce Paolo Gulisano.
Letture di ENRICO BERUSCHI
Musiche e "scenette" a cura di Walter Muto e Carlo Pastori.
Portate i bambini!
Il che è bello e istruttivo!

Cliccando il nostro titolo si va al sito di Carlo Pastori, dove trovate migliori delucidazioni (ma meglio di così che volete?).

mercoledì 25 giugno 2008

Un'intervista di Radio Formigoni a Paolo Gulisano su Guareschi... e un po' anche su Chesterton!

Cliccando il nostro titolo si può ascoltare l'intervista a Paolo Gulisano, nostro vicepresidente, su Guareschi, vi si accenna anche a Chesterton.

Guareschi, il Chesterton d'Italia.

lunedì 16 giugno 2008

La tourneè di Padre Boyd sta avendo un grande successo

Carissimi Chestertoniani d’ Italia,

sono reduce dall’incontro di Verona con Padre Ian Boyd di ieri domenica 15 giugno. E' stata una bellissima occasione per approfondire la conoscenza del grande Gilbert e del suo pensiero, che so dall’amico Andrea Monda e dalla viva voce di Padre Boyd che l’incontro di Roma ha avuto anche esso un grande successo con la presenza di più di 200 persone e molte altre rimaste fuori della sala della sede della Civiltà Cattolica.

Ricordiamo a tutti l’incontro di questa sera a Milano (per i dettagli vedete i post di qualche giorno fa attraverso il motore di ricerca interno) e vi assicuriamo foto e cronaca dei tre incontri.

Ricordiamo a tutti il Chesterton Day martedì 24 giugno ore 19:00 a Grottammare (AP), con la presenza di Fabio Canessa, Piero Ferracuti e Paolo Morganti.

Intervenite numerosi!

Marco Sermarini

mercoledì 7 maggio 2008

Cento anni di Giovannino Guareschi celebrati da Paolo Gulisano

L'articolo che segue è di Paolo Gulisano ed è uscito il 1° Maggio su L'Osservatore Romano.

Cento anni fa, nella Bassa Parmense, il I maggio del 1908, nasceva Giovannino Guareschi, l’inventore del Mondo Piccolo di don Camillo e Peppone.
Con una periodicità pressoché stagionale, le televisioni pubbliche e private ripropongono da anni i film del ciclo di Don Camillo, liberamente (forse anche troppo) ispirati ai racconti di Giovannino Guareschi. Il favore presso il pubblico, o -se si preferisce- l'audience, è sempre di grado elevato, e ciò ha consentito da una parte il perpetuarsi della popolarità delle "maschere" di Don Camillo e Peppone a più generazioni, ma non sempre ha reso pienamente merito al loro creatore, allo scrittore Guareschi, autore italiano tra i più letti e conosciuti anche fuori dal nostro Paese: infatti la trasposizione cinematografica ha in gran parte tradito lo spirito originario dei racconti, tanto da suscitare a suo tempo le proteste dello stesso Guareschi nei confronti dei registi e degli sceneggiatori, stemperando spesso in un tiepido irenismo quello che era un confronto onesto, leale, ma anche duro e serrato tra le ragioni dell'umanità, del buon senso, e quelle dell'ideologia, che avvelenava (e avvelena) i cuori e le menti.
L’anniversario della nascita dello scrittore, che morì quarant’anni fa, nel luglio del 1968, può e deve essere l’occasione per riscoprire Guareschi, e con lui il suo mondo letterario, un universo capace di mostrare agli uomini quanto siano belli e quanto grande sia il loro destino: basta solo che abbiano l’umiltà di aprire la loro anima al soffio eterno del Creatore. Quel soffio che corre lungo il Grande Fiume e pulisce l’aria per riempirla di invenzioni impastate di terra e di cielo come raramente capita di trovarne nella letteratura contemporanea.
C’è una religiosità profonda nelle opere di Guareschi, che affonda le radici nella formazione ricevuta da sua madre, ma anche dalla tragica esperienza della Seconda Guerra Mondiale e dall’internamento in un lager nazista cui fu sottoposto insieme a tutti quegli ufficiali italiani che, come lui, avevano rifiutato di servire la Repubblica Sociale di Mussolini.
In questo senso è significativa la testimonianza di don Onorio Canepa, sacerdote genovese, he ebbe a dire di Giovannino: "Fu mio compagno di prigionia nei lager nazisti. In quei giorni sventurati seppe fare più lui da solo per dieci, ventimila e più internati, che tutti noi sessantaquattro cappellani messi insieme..." Davanti all'angoscia di chi vedeva il mondo cadergli addosso, di chi lamentava che tutto era finito, morto, Guareschi affermava: no, non tutto. Dio non è morto. Lontano sia dal pessimismo cupo che dall'ottimismo stolido, la sua posizione era quella del realismo cristiano, conscio del dramma che scaturisce dalla presenza del male e del peccato nel mondo, ma certo della speranza che Cristo ha vinto, che non è morto, poiché è risorto. Con una semplicità assolutamente priva di retorica, che gli faceva scrivere, sul settimanale Candido di cuyi era direttore negli anni '50: "No, non termino dicendo:Dio è con me. Concludo esprimendo l'ardente speranza di essere io con Dio!"
Senza Gesù Cristo non si va nessuna parte: questo è il Vangelo dei semplici, il Vangelo di don Camillo.
Guareschi è certamente un grande scrittore, e nonostante la peculiarità dell'ambientazione delle sue storie, ricche degli umori e dei sapori della sua terra, è scrittore di respiro europeo, apprezzato e compreso come pochissimi altri nostri autori
C'è un ulteriore Guareschi, infine, da riscoprire: è lo scrittore che -forse più di ogni altro- ha rivolto la propria attenzione alla famiglia, tanto che si può parlare di Giovannino sia come di uno scrittore per la famiglia, ma anche di scrittore della famiglia: In tutta la sua opera c'è grande attenzione, rispetto, amore, per il rapporto tra genitori e figli, tra uomo e donna innamorati, persino tra nonni e nipoti. La casa, la terra, l'amore per la propria storia, il ricordo dei propri morti e la speranza per i propri figli sono la spina dorsale di una civiltà che Guareschi amava, cui apparteneva, che ci ha descritto con realismo e con tenerezza, e che suscita nei lettori il desiderio di preservarne il senso. Guareschi muove alla nostalgia, certamente, ma alla nostalgia di qualcosa che è bello, buono, giusto, pulito: non è sterile passatismo, è la volontà di mantenere il mondo e sè stessi quali Dio li ha fatti, segnati dal peccato originale ma destinati al bene.