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venerdì 29 maggio 2026

Tanti auguri, Gilbertone Nostro!!! Centocinquantadue e non sentirli!

 


Caro Gilbertone,

memori della tua saggezza, della tua gratitudine della tua allegria, festeggiamo con te il compleanno perché è una cosa che non hai provocato tu, ma Colui che hai sempre cercato sin da giovane e a cui sei sempre stato grato e per cui tanto hai lavorato. Noi pure siamo grati per lo stesso motivo (anche per ciascuno di noi è qualcosa che non abbiamo provocato noi) e per l'altro motivo (cioè che sei nato anche tu, e ci hai dato tante possibilità di essere allegro e felice come te!).

Marco Sermarini, presidente della SCI

Il primo fatto circa la celebrazione di un compleanno è che è un modo per affermare in modo deciso, e persino fiammeggiante, che è una buona cosa essere vivi.... Ma c'è un secondo fatto circa i compleanni e il canto di nascita di tutta la creazione, un fatto che segue davvero a questo; ma che, a quanto mi sembra, l'altra scuola di pensiero quasi si rifiuta di riconoscere. Il punto di questo fatto è semplicemente che è un fatto. Nel rallegrarmi del mio compleanno, mi rallegro di qualcosa che non ho provocato io stesso.

Gilbert Keith Chesterton, G.K.'s Weekly, 21 marzo 1935.

Piegandomi con cieca credulità, come son solito fare, alla mera autorità e alla tradizione dei miei maggiori, ingoiando superstiziosamente una storia che non mi fu possibile controllare a suo tempo con l'esperienza personale, io sono d'opinione fermissima di essere nato il 29 Maggio 1874 a Campden Hill, Kensington, e d'esser stato battezzato, secondo le formule della Chiesa d'Inghilterra, nella chiesetta di San Giorgio, situata di fronte alla grande torre serbatoio che domina quella posizione elevata. Non pretendo che vi sia alcun significato particolare, nella relazione in cui si trovano le due costruzioni e mi rifiuto sdegnosamente di credere che tale chiesa fu scelta perché ci voleva tutta la potenza idrica della parte occidentale di Londra per farmi diventar cristiano.

Gilbert Keith Chesterton, Autobiografia.

32 Sheffield Terrace, Campden Hill,
Kensington, ottobre 2025





sabato 14 settembre 2024

La casa dei Chesterton non è in vendita ma giusto per darvi un'idea e per parlare un po' dell'infanzia di Gilbert...

Il mercato è estremamente frizzante, a Kensington, ed oggi a comprare la casa dove nacque il bambino Gilbert nel 1874 ci vorrebbero, a dire di questi signori (ma anche di altri -- provare per credere: basta mettere l'indirizzo su Google o nel motore di ricerca che volete e vi spunteranno fuori dei siti come questo) si spenderebbero £ 5.974.000, che in euro sono oggi circa 7.072.618,60.

Non poco, vero?

Il sito in questione, come potete vedere, mette a disposizione anche la mappa della casa: 



il che è interessante, anche se non sappiamo se oggi la planimetria corrisponda a quella dei tempi di Gilbertino (centocinquanta anni fa). Da essa ricaviamo anche che è ampia 2.659 piedi quadri, che corrispondono grosso modo a 247 metri quadri.

Il prezzo è incrementato di quasi il venti per cento dal 2013, anno della sua ultima compravendita, così dice sempre il sito. L'ultima ristrutturazione l'ha subita nel corso del 2022 e ritengo anche di parte del 2023, perché ne ho la prova fotografica (la foto l'ho fatta io nell'ottobre 2022 e conosco le personcine presenti).

Attualmente la casa non è in vendita, però da quelle parti fanno queste cose: ti dicono quanto varrebbe la tua casa e anche quelle a fianco in base ai prezzi correnti che man mano si registrano nell'area.

32, Sheffield Terrace,
ottobre 2022.


I Chesterton andarono ad abitare in quella casa qualche anno prima della nascita di Gilbert. In essa vi nacque la sorellina maggiore (di cui forse pochi conoscono l'esistenza), che purtroppo morì a soli sette anni per una febbre, di cui Chesterton dice che il babbo non parlava quasi mai, forse l'unico grande vero dolore di tutta la sua vita. La bambina si chiamava Beatrice, soprannominata dai suoi genitori Birdie (uccellino, ma anche per l'assonanza con il suo nome di battesimo).

Quando Gilbert aveva circa cinque anni, quindi nel 1879, dopo la morte della bambina, la famiglia si trasferì a 11, Warwick Gardens, cioè a qualche centinaio di metri più a ovest da questa casa, ai piedi del colle di Campden Hill, sempre nel bel quartiere di Kensington, in una traversa di Kensington High Street.

Uno dei primi ricordi di Chesterton, ce lo scrive nell'Autobiografia, è quello di aver giocato in giardino sotto le cure di una ragazza con i capelli d'oro,

"alla quale mia madre disse in seguito dalla casa: ’Sei un angelo', cosa che ero disposto ad accettare senza metafore. Ora vive a Vancouver come signora Robert Kidd”, 

all'uso inglese di chiamare le signore con il nome del marito premettendo il titolo Missis (Mrs.).

La signora Kidd, all'epoca Annie Firmin, era la figlia di un'amica d'infanzia della signora Chesterton, Marie Louise, che chiamava “zia Marie”. Lei e sua sorella, dice Gilbert nell'Autobiografia, 

“hanno avuto a che fare con i miei primi anni più di altri”. 

Gilbert a quei tempi era chiamato Diddie, invece suo padre era “Mr. Ed” per la famiglia e gli amici più intimi. 

La casa di Sheffield Terrace non era di proprietà dei Chesterton, che l'avevano semplicemente presa in affitto. Quella di Warwick Gardens fu invece acquistata. Il babbo di Chesterton, come forse qualcuno ricorderà, era un agente immobiliare nell'agenzia di famiglia fondata dal nonno di Chesterton a seguito della medesima attività svolta dal bisnonno come dipendente. Nel blog vi è ampia traccia di questa professione dei Chesterton e della perdurante esistenza di questa agenzia anche se oggi essa non ha più alcuna attinenza con la famiglia Chesterton, pur mantenendone il nome.

https://themovemarket.com/tools/propertyprices/32-sheffield-terrace-kensington-london-w8-7na

venerdì 13 settembre 2024

Un aforisma al giorno - L'incipit dell'Autobiografia nella traduzione di mons. Alberto Castelli (Edizioni IPL).

Piegandomi con cieca. credulità, come son solito fare, alla mera autorità e alla tradizione dei miei maggiori, ingoiando superstiziosamente una storia che non mi fu possibile controllare a suo tempo con l'esperienza personale, io sono d'opinione fermissima d'essere nato il 29 maggio 1874, a Campden Hill, Kensington, e d'esser stato battezzato, secondo le formule della Chiesa d'Inghilterra, nella chiesetta di San Giorgio, situata di fronte alla grande torre serbatoio che domina quella posizione elevata.

Non pretendo che vi sia alcun significato particolare, nella relazione in cui si trovano le due costruzioni e mi rifiuto sdegnosamente di credere che tale chiesa fu scelta perché ci voleva tutta la potenza idrica della parte occidentale di Londra per farmi diventar cristiano. Tuttavia la grande torre serbatoio era destinata ad aver la sua parte nella mia vita, come racconterò piú innanzi. Ma quel racconto è nel repertorio delle mie esperienze personali, mentre la mia nascita (come ho detto) è un incidente che accetto, come un povero contadino ignorante, unicamente perché mi è stato trasmesso dalla tradizione orale.

Gilbert Keith Chesterton, Autobiografia.



Questa è la placca affissa
su 32, Sheffield Terrace,
dove nacque il piccolo Gilbert.

Questa è la famosa torre
dell'acquedotto,
oggi non più esistente.

Questa è 32, Sheffield Terrace,
dove nacque il bimbo Gilbert.

Questa è la chiesa anglicana di 
San Giorgio a Campden Hill (interno).

Questa è la medesima chiesa (esterno).
Le personcine sono tutti giovani chestertoniani
italiani, cioè noi.
La foto è dell'Aprile 2018.












mercoledì 29 maggio 2024

#150volteChesterton - A Sheffield Terrace mi è successo qualcosa centocinquanta anni fa...




Centocinquanta anni fa nasceva un bimbo nella famiglia Chesterton a Kensington!


Ci fu gran festa per Edward e Marie Louise, la gioia si comprende dalle parole che Chesterton usa in uno dei suoi capolavori, Eretici, quando vuole descrivere cos'è nascere:


L'avventura suprema è nascere. Così noi entriamo all'improvviso in una trappola splendida e allarmante. Così noi vediamo qualcosa che non abbiamo mai sognato prima. Nostro padre e nostra madre stanno acquattati in attesa e balzano su di noi, come briganti da un cespuglio. Nostro zio è una sorpresa. Nostra zia, secondo la bella espressione corrente, è come un fulmine a ciel sereno. Quando entriamo nella famiglia, con l'atto di nascita, entriamo in un mondo imprevedibile, un mondo che ha le sue strane leggi, un mondo che potrebbe fare a meno di noi, un mondo che non abbiamo creato. In altre parole, quando entriamo in una famiglia, entriamo in una favola.


Per lui è andata così il 29 Maggio 1874, a Kensington, al numero 32 di Sheffield Terrace, nella casetta che Mr. Ed e Marie Louise avevano preso in affitto sulla collina di Campden Hill, a pochissime yarde da Notting Hill.


Chi l'avrebbe mai detto che sarebbe cambiato qualcosa proprio quel giorno ed in quel posto, per me?


È così vero e così bello che per gratitudine ci ho voluto portare i miei figli.


Marco Sermarini




venerdì 2 agosto 2019

Sulle tracce di Chesterton - di Emanuela Manzi

Il motivo del mio viaggio ad Oxford e Londra è nato dalla necessità di reperire materiale per la tesi di dottorato in teologia, ma anche quello di conoscere meglio e approfondire questo autore straordinario. È la prima volta che vado nel Regno Unito e sono emozionata. Ho già preso contatti con alcune persone, tra le quali c'è Mr. Griffiths.  Come d'accordo mi reco presso la Oratory Church di St. Aloysius e all'ora stabilita mi trovo nel cortile davanti alla chiesa: «Hallo Emanuela, I'm William Griffiths. Welcome to Oxford!». Ti accoglie così, con un sorriso gentile, il responsabile della collezione di libri ed oggetti contenuta nella Chesterton Library, al piano superiore della biblioteca del St. Aloisius Oratory. Tutto il materiale è concentrato in pochi metri e, dopo essere stato pazientemente catalogato dal Sig. Griffiths, presto sarà trasferito presso la 'Notre Dame University' a Londra. Sono emozionata; stento ancora a credere che potrò vedere alcuni oggetti personali, libri e disegni di Chesterton. Invece è tutto vero. Con competenza, pazienza ed entusiasmo il Sig. Griffiths mi mostra e descrive la collezione; poi, mentre lui svolge il suo lavoro, sono libera di leggere, consultare, fotografare. Non so da dove cominciare, ma i disegni mi affascinano molto. C'è molto da vedere (gli occhiali, la penna, una piccola collezione di presepi, il cappello, i bastoni, la sedia... );  il tempo passa in fretta ed è già ora di andare. «Tanti auguri per la Sua tesi cara Emanuela!»; «Spero di fare un buon lavoro; grazie di cuore Mr. Griffiths!» - rispondo - «ma non so se Chesterton sarà contento!».

Da Oxford a Londra ci vuole un'ora e lì c'è molto da vedere e da visitare: nella sezione 'Archives and manuscripts' dei cataloghi della British Library, c'è la 'Chesterton collection' (vale a dire la maggior parte dei suoi manoscritti, bozzetti, quaderni...); i faldoni da consultare sono tanti e purtroppo non si possono scattare foto, ma varrebbe davvero la pena rischiare; poter vedere tutto quel materiale è davvero incredibile, ma è impossibile tenere tutto a mente. La calligrafia cambia continuamente: ci sono alcune pagine che sembrano scritte in geroglifico; altre che sembrano ricamate, scritte con caratteri bellissimi; sembra quasi impossibile che appartengano alla stessa persona. È bello anche solo vedere la sua firma o i suoi disegni, le sue lettere, le sue poesie. E pensare che (non sto esagerando) a Londra, anche alla British Library, nessuno o quasi nessuno sa chi sia G.K. Chesterton. I pochi che lo hanno a malapena sentito nominare, sanno soltanto che è l'autore dei Racconti di Padre Brown. Stop. In una delle più grandi, antiche, rinomate e prestigiose librerie di Londra, il commesso mi ha chiesto se ha scritto anche altro. Quasi nessuno riesce a spiegarsi come sia possibile che una persona venga dall'Italia per studiare un autore inglese di cui nessuno sa quasi niente.

Vedere la casa dove Chesterton è nato, il pub che frequentava ('Ye Olde Cheshire Cheese' al 145 di Fleet Street) e la cattedrale di St. Paul che si scorge da lì, mi ha emozionato forse di più che prendere in mano i suoi taccuini; i pensieri che affollano la mente sono tanti e cresce il desiderio di conoscere sempre di più questo Autore incredibile, insieme alla consapevolezza e alla paura di non essere all'altezza del lavoro che devo svolgere. Per questo credo che l'unica persona a potermi davvero aiutare sia proprio lui. Decido di andare a Beaconsfield (la cittadina dove ha vissuto gli ultimi anni della sua vita); il primo luogo che voglio visitare è proprio la sua tomba, ma se non avessi prima cercato a casa qualche immagine su Google, non l'avrei mai trovata: l'usura del tempo ha cancellato nomi e date, anche sulla piccola lapide di Dorothy Collins, e non ci sono fiori o lumini come da noi in Italia. La tomba di Chesterton si distingue dalle altre solo perché la sua lapide è leggermente più grande delle altre, e basta. Non c'è proprio niente ad indicare che lì giace uno degli autori più prolifici e importanti della letteratura inglese (e io direi anche mondiale). Nel giorno più caldo dell'anno nel Regno Unito, nel cimitero cattolico di Sheperds Lane a Beaconsfield ci sono soltanto io e nessun altro; mi affido a Chesterton e gli chiedo di aiutarmi, di suggerirmi, di darmi indicazioni e di perdonarmi se scriverò 'eresie'. Faccio in tempo a visitare la parrocchia cattolica di Santa Teresa di Gesù Bambino, quella dove lui ha pregato e per la quale ha finanziato la vetrata dedicata a San Francesco; c'è anche una statua della Vergine Maria acquistata da lui. Anche qui sono sola e posso concentrarmi sul lavoro che mi aspetta; attraverso la devozione cerco di comprendere la spiritualità di Chesterton; cerco di immaginarlo mentre prega, mentre canta, mentre conversa nel cuore con Dio. Prima di andare alla stazione per riprendere il treno, formulo il proposito di ritornare, magari in un altro periodo dell'anno e non sotto il solleone.

Emanuela Manzi



La nostra Emanuela Manzi visita il cimitero cattolico di Beaconsfield.



Kensington, la casa di Sheffield Terrace, dove nacque il piccolo Gilbert.


martedì 29 maggio 2018

Buon centoquarantaquattresimo compleanno, caro amico Gilbert!


«Piegandomi con cieca credulità, come son solito fare, alla mera autorità e alla tradizione dei miei maggiori, ingoiando superstiziosamente una storia che non mi fu possibile controllare a suo tempo con l'esperienza personale, io sono d'opinione fermissima di essere nato il 29 Maggio 1874 a Campden Hill, Kensington, e d'esser stato battezzato, secondo le formule della Chiesa d'Inghilterra, nella chiesetta di San Giorgio, situata di fronte alla grande torre serbatoio che domina quella posizione elevata. Non pretendo che vi sia alcun significato particolare, nella relazione in cui si trovano le due costruzioni e mi rifiuto sdegnosamente di credere che tale chiesa fu scelta perché ci voleva tutta la potenza idrica della parte occidentale di Londra per farmi diventar cristiano».

Gilbert Keith Chesterton, Autobiografia.



Con molto orgoglio posso mostrarvi la casa dove Gilbert è nato centoquarantaquattro anni fa, a Londra, Kensington, Campden Hill, 32 Sheffield Terrace, come si intravede nella placca di bronzo posta in alto a destra rispetto alla porta d'ingresso (la blue plaque sulla sinistra non riguarda Gilbert, ma Carlile, non Thomas, che si scrive con la lettera y, ma Wilson Carlile, prebendario della Chiesa anglicana, a cui accenna Gilbert nella sua spettacolare Autobiografia).

Nelle arcinote e arciironiche righe della sua Autobiografia Chesterton parla proprio di questa casetta, che io vi mostro assieme agli alunni della Scuola Chesterton di San Benedetto del Tronto, che ho desiderato portare a visitare i luoghi dove è nato, vissuto, ha lavorato, ha fatto del bene, tanto bene, il nostro caro Gilbert. Non è una cosa da poco, si capisce molto, molto di più.

Ecco, la sua casetta d’infanzia! La piccola casa dove rimase fino a sei o sette anni, per poi andare a vivere più in basso, a Warwick Gardens, sempre a Kensington. Questi sono i luoghi che gli ispirarono le cose più belle nel suo cuore, qui crebbe e si formò e per grazia di Dio conservò sempre il desiderio di bambino di essere realmente felice. Qui ricevette (ecco le altre foto sotto! Vedete come ci avviciniamo agguerriti? È la piccola chiesa anglicana di Saint George) il sacramento del Battesimo e diventò figlio di Dio ed erede del Suo Regno. Quella grazia, arrivatagli attraverso un goccio d’acqua e le parole di chi lo battezzò, ha dato il suo frutto!

La grazia trovò un terreno fecondo nel cuore di questo bimbo buono e nella sua famiglia affettuosa; Gilbert coltivò i suoi ideali di bimbo che apprezzò ed imparò anche a casa, in un modo strano, originale e misterioso, e non li mollò sino all’ultimo giorno della sua vita.

Ecco un altro motivo di gratitudine a Dio: vere dignum et justum est, æquum et salutare, nos tibi semper et ubique gratias agere per Gilbert e per il fatto che Tu, Nostro Signore e Re, ci dimostri che ci aspetti in ogni spigolo del mondo per farTi riconoscere, come hai fatto col nostro caro allegro e buon amico Gilbert.

Allora è vero.

«Il primo fatto intorno alla celebrazione di un compleanno è che è un modo ardito e fiammeggiante per affermare che è una buona cosa essere vivi».

Gilbert Keith Chesterton, La Nonna del Drago ed altre serissime storie

E vorrei dire: è molto bello essere amici di uno come Chesterton, che ci dimostra che Dio si fa trovare e ci fa stare con Lui per sempre se noi lo vogliamo, e lui, Gilbertone, lo volle. Lo vedeva ovunque, anche nel pezzo di gesso, e capì che la strada maestra era la Chiesa Cattolica. Sacramentalità… Poi lui prendeva ed andava ovunque e trattava tutti, grandi, piccoli, capi di Stato, tassisti, massaie, direttori di giornali, animali, cose, con quello strano modo da Uomovivo, 

Talvolta era capace di mettersi improvvisamente a trattare sua moglie con quel tipo di cortesia impacciata, tipica di un giovane che s’innamora a prima vista di una sconosciuta. Talvolta era capace di estendere queste poetiche premure anche nei confronti del mobilio; si scusava con la sedia su cui si sedeva, saliva le scale con la prudenza di uno scalatore, per sentire come nuova la percezione di quello scheletro di realtà.

Gilbert Keith Chesterton, Uomovivo

Perché? Perché era grato e vedeva tutte le cose belle nella loro interezza e nella loro grandezza e nella loro radice vera, cioè dipendenti e provenienti da Dio. Ecco, il bimbo Gilbert era così, lo era già da piccolo e ebbe il dono e la costanza di rimanere tale per sempre.

Posso essere allora molto grato a Dio? Buon compleanno, caro amico!

Marco Sermarini





domenica 26 novembre 2017

32 Sheffield Terrace, Kensington, London - Qui nacque Gilbert Keith Chesterton!

Non ne abbiamo mai parlato abbastanza.

Vi preannuncio che ne parlerò nella prefazione alla nuova fiammante edizione de Il Napoleone di Notting Hill…

Un buon motivo per acquistarne una cinquantina di copie… Non il fatto che io ne scriva, ma che se ne scriva.

Marco Sermarini