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lunedì 23 giugno 2025

Gavin Ashenden commenta l'approvazione in Inghilterra di leggi sull'aborto e l'eutanasia in termini di ritorno al paganesimo e cita Aldous Huxley ma soprattutto Chesterton e il suo Cavallo Bianco...

Gavin Ashenden era un pastore anglicano che dopo un lungo travaglio si è convertito al cattolicesimo nel dicembre 2019. Considerate che era anche il cappellano di Sua Maestà Elisabetta d'Inghilterra.

In questa intervista che Ashenden ha rilasciato a Kevin Turley per EWTN (Kevin Turley è una nostra vecchia conoscenza, visto che abbiamo combattuto assieme per impedire la demolizione di Overroads) la prima persona che nomina è proprio il nostro Chesterton, che ha di certo un ruolo importante in questa conversione.

Ad ogni modo nel video qui sotto, che fa parte della serie sotto il titolo di Catholic Unscripted, ragiona con Chesterton e il suo Cavallo Bianco per dimostrare la deriva pagana dell'Inghilterra.

Interessante.

domenica 26 febbraio 2023

Memoria di un chestertoniano speciale: Clive Staples Lewis.

Clive Staples Lewis, l'autore delle Cronache di Narnia, di Sopreso dalla gioia, Lettere di Berlicche, Il cristianesimo così com'è, Perelandra e molto altro ancora, nacque il 29 Novembre 1898 a Belfast, in Irlanda del Nord, e morì il 22 novembre 1963 a Oxford, in Inghilterra. È sepolto nel piccolo cimitero annesso alla Chiesa Anglicana di Holy Trinity nel sobborgo di Headington, sempre ad Oxford (l’indirizzo esatto è 46 Quarry Rd - Headington Quarry, Oxford, Oxfordshire).


Perché un chestertoniano speciale?


Perché egli si convertì, dopo un periodo di ateismo, una (provvidenziale) malattia e la lettura (altrettanto e più provvidenziale) di The Everlasting Man (L'Uomo Eterno) di Chesterton.


Nel corso del mio ultimo viaggio in Inghilterra assieme alla mia famiglia ed ai nostri cari amici americani (Dale Ahlquist, padre Spencer Howe, Joe Grabowski, Clark Durant), oltre afesteggiare il capo indiscusso di tutti i Chestertoniani del mondo Aidan Mackey per il suo benedetto secolo di vita da eroe, visitare i luoghi di Chesterton e le tombe di Tolkien e del nostro carissimo amico Stratford Caldecott, abbiamo avuto la ventura di visitare la chiesa frequentata da Lewis, rendere omaggio alla sua tomba e (last but not least) bere una bella birra al pub che frequentava al ritorno dalla chiesa, il Masons Arms (mi spiace deludere tanti amici ma non era un pub massonico! Niente a che fare. Pub simpaticissimo che trae il nome dal fatto che venisse frequentato molti ma molti decenni fa dai muratori - masons in inglese, per l'appunto - che cavavano dalla collina di Headington la bella pietra di cui è fatta tutta Oxford...).


I miei figli ci tenevano molto, tutti ci tenevamo. Chi di noi non ha goduto delle famose Cronache, dei dialoghi troppo cattolici (sì, fatemelo dire, più cattolici di quelli di tanti battezzati cattolici in giro adesso) di Berlicche e Malacoda, delle belle pagine del convertito sorpreso dalla gioia del cristianesimo? Certo ho lo stesso rammarico del suo amico del cuore Tolkien, cioè che si sia limitato a farsi cristiano e non cattolico (potete dirmi quel che volete, è così e così rimane il mio pensiero -- d'altronde perché non dovrei?), ma non posso dire che non abbia scritto pagine buone e utili per l'oggi. D'altronde si era abbeverato ad una fonte buona. Il mio fratello gemello Dale aveva letto tutte le sue opere quando ad un certo punto disse ad un suo caro amico (che non sapeva quello che stava per fare):  "che cosa potrei leggere ora?" e gli consigliò Chesterton, che fece di Dale un cattolico da battista che era...


Il tutto naturalmente è finito in gloria al pub, che era la morte sua, come si suol dire dalle nostre parti. Felicissimi tutti di questa digressione.


Qui di seguito alcune fotografie della breve ma significativa visita (ne manca qualcuna che metterò prossimamente, appena la ritroverò se Dio vorrà).


Marco Sermarini

La finestra della Chiesa di Holy Trinity,
dedicata a Lewis e a Narnia.


Il ritratto di Lewis sulla finestra

L'ingesso della Chiesa di Holy Trinity

L'indicazione per la tomba di Lewis.

La tomba di Lewis, su cui si vede
pure il nostro santino di Chesterton
in italiano, a mo' di fiore...

Altro su Lewis dal nostro blog sempre pieno di piacevoli bollicine:

Lewis ricordato nell'Abbazia di Westminster:

https://uomovivo.blogspot.com/2013/11/venerdi-22-una-lapide-nellangolo-dei.html

Chesterton e l'epica nelle parole di Lewis:

https://uomovivo.blogspot.com/2011/05/chesterton-in-altre-parole-clive.html

Il diavolo secondo Lewis (Fabio Trevisan):

https://uomovivo.blogspot.com/2019/06/il-diavolo-secondo-c-s-lewis-di-fabio.html

Chesterton nelle parole di Sorpreso dalla gioia di Lewis (perché appassionato di Chesterton?):

https://uomovivo.blogspot.com/2019/05/c-s-lewis-su-chesterton.html

Lo stesso brano nella sua vera lingua:

https://uomovivo.blogspot.com/2013/05/clive-staples-lewis.html

Coincidenze del 22 Novembre 1963:

https://uomovivo.blogspot.com/2013/11/coincidenze-del-22-novembre-1963.html

Una bella e vera e sempre attuale citazione (anzi un vero programma... di vita e radiofonico) di Lewis:

https://uomovivo.blogspot.com/2008/05/bella-e-vera-citazione.html

Un'altra bella citazione:

https://uomovivo.blogspot.com/2010/12/chesterton-in-altre-parole-un-pensiero.html



sabato 28 gennaio 2023

La storia della conversione di Alec Guinness.

Come molti frequentatori del blog sanno, Alec Guinness fu scelto per interpretare padre Brown. Il film venne girato in un remoto villaggio francese e una sera l'attore stava tornando al suo alloggio, vestito con la tonaca nera di scena, quando un bimbo, scambiandolo per un prete vero, lo prese per mano e iniziò a camminare al suo fianco. L'accaduto colpì molto Guinness. "Continuando la mia passeggiata", raccontò, "riflettei che una Chiesa che poteva ispirare una tale fiducia in un bambino, rendendo i preti, anche se sconosciuti, così facilmente avvicinabili, non poteva essere così intrigante o inquietante come spesso viene fatto credere. Cominciai a scrollarmi di dosso i pregiudizi che avevo da tempo imparato e assorbito".

Durante le riprese, il figlio undicenne di Guinness, Matthew, fu colpito dalla poliomielite che lo paralizzò dalla vita in giù. Era gravemente malato e Guinness iniziò a recarsi ogni giorno nella piccola chiesa cattolica del villaggio per pregare per lui. Fu lì che fece un patto con Dio: se Matthew fosse guarito e avesse chiesto di diventare cattolico, non lo avrebbe ostacolato. Grazie a Dio Matthew si riprese e fu iscritto a una scuola retta dai padri gesuiti. All'età di quindici anni espresse il desiderio di convertirsi al cattolicesimo e Guinness accettò prontamente. Ben presto scoprì che Dio aveva dei piani anche per lui. Cominciò infatti ad approfondire il cattolicesimo ed ebbe lunghe conversazioni con un sacerdote cattolico. Fece un ritiro in un'abbazia trappista e partecipò alla Santa Messa con l'attrice hollywoodiana Grace Kelly (che poi diventerà la principessa Grace di Monaco) mentre giravano un film insieme a Los Angeles. Lottò con le indulgenze e l'infallibilità papale, ma alla fine la descrizione che diede del suo ingresso nella Chiesa è molto significativa: "Non c'è stato alcuno sconvolgimento emotivo, nessuna grande intuizione, di certo nessuna comprensione adeguata delle questioni teologiche; solo un senso della storia e della congruità delle cose".

Guinness fu accolto nella Chiesa Cattolica dal vescovo di Portsmouth e poco dopo, mentre si trovava in Sri Lanka per le riprese del famoso film di guerra Il ponte sul fiume Kwai, sua moglie lo sorprese a sua volta convertendosi. Come spesso accade ai neo convertiti, sentì una profonda pace e anche momenti di entusiasmo spirituale. Una volta corse come un matto per andare a visitare il Santissimo Sacramento in una chiesetta anonima. "Se la religione significava qualcosa", scrisse, "significava che tutto l'uomo adorava, sia la mente che il corpo... Mi sono sentito rassicurato quando ho scoperto che il buono, brillante ed estremamente saggio Ronald Knox si era trovato a correre, in diverse occasioni, per visitare il Santissimo Sacramento".

Sir Alec Guinness è morto nel 2000 all'età di ottantasei anni ed è sepolto nel cimitero di Petersfield, nell'Hampshire, dove aveva stabilito la sua residenza. Rimase per sempre grato a quel ragazzino che tanti anni prima lo aveva scambiato per un sacerdote e lo aveva preso dolcemente per mano. Senza rendersene conto, lo aveva condotto nell'"unico, vero ovile del Redentore".


Nella foto: la tomba di Sir Alec Guinness.

Qui sotto: una foto che raffigura Sir Alec Guinness, sua moglie Merula Silvia ed il figlio Matthew (avremmo voluto metterla direttamente in questo post ma per questioni di diritti è meglio ammirarla direttamente dal sito della National Portrait Gallery inglese):


domenica 7 febbraio 2021

Marshall McLuhan e la sua conversione.

Se non avessi incontrato Chesterton sarei rimasto agnostico almeno per molti anni. Chesterton non mi ha convinto della fede religiosa, ma ha impedito che la mia disperazione diventasse un'abitudine o si indurisse in misantropia. Mi ha aperto gli occhi sulla cultura europea e mi ha incoraggiato a conoscerla più da vicino. Mi insegnò le ragioni di tutto ciò che in me era semplicemente rabbia cieca e miseria.

Marshall McLuhan, da una lettera a sua mamma Elsie, citata in Matie Molinaro, Letters of Marshall McLuhan, 1987.


mercoledì 13 maggio 2020

Arnold Lunn: la straordinaria conversione di un nemico del cattolicesimo - di Luca Fumagalli da Radio Spada

E naturalmente c'entrano anche Chesterton, Belloc e soprattutto mons. Ronald Knox.
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Arnold Lunn è oggi ricordato soprattutto per l'importante contributo dato al mondo dello sci agonistico. Oltre ad inventare lo slalom speciale, fu capitano della squadra inglese alle Olimpiadi e il suo nome figura tra quello dei pionieri del moderno alpinismo. Per l'incessante attività di promozione degli sport invernali e per i molti libri che scrisse sull'argomento ricevette pure svariati riconoscimenti internazionali.
Quello che, al contrario, in pochi conoscono è il Lunn "intellettuale", romanziere, saggista e apologeta. La sua storia è del tutto simile a quella di tanti altri convertiti inglesi che, dopo anni di fiera militanza anticattolica, approdarono infine alla Chiesa di Roma, vinti dalla ragionevolezza del suo impianto storico-teologico e della bellezza della sua liturgia.
Nato nel 1888 a Madras, in India, Arnold Lunn venne educato in parte secondo i principi del metodismo e in parte secondo quelli dell'anglicanesimo. Dopo Harrow si iscrisse al Balliol College dove si distinse come segretario della Oxford Union – uno dei più antichi e blasonati circoli universitari – e come direttore dell'«Isis», una rivista studentesca che per un certo periodo godette di un grande seguito. In quegli anni lesse le opere di G. K. Chesterton e di Hilaire Belloc – «la loro influenza fu uno dei principali fattori della mia conversione» – ma anche An Agnostic's Apology di Leslie Stephen, il padre di Virginia Woolf, che lo convinse ad abbandonare la pratica religiosa.
Il resto qui sotto:

https://www.radiospada.org/2020/04/arnold-lunn-la-straordinaria-conversione-di-un-nemico-del-cattolicesimo/

venerdì 18 gennaio 2019

Anche la conversione di Leah Libresco nel libro su GKC...

Leah Libresco (@LeahLibresco)
Delighted to share my story in this collection of Chesterton-assisted conversions from the ⁦‪@AmChestertonSoc‬⁩: chesterton.org/shop/my-name-i…

My introduction to GKC was the result of an academic crime... pic.twitter.com/VY2BYbVSxl


domenica 19 agosto 2018

¿Chesterton, santo? Objeciones y cómo las responden Pearce, Ahlquist y Dawn Eden, judía conversa - ReL

¿Chesterton, santo? Objeciones y cómo las responden Pearce, Ahlquist y Dawn Eden, judía conversa - ReL

¿Chesterton, santo? Objeciones y cómo las responden Pearce, Ahlquist y Dawn Eden, judía conversa


El elevado número de personas que han encontrado la fe a través de las obras de Chesterton es uno de los grandes argumentos de los partidarios de su canonización.

Hace cinco años, el obispo de Northampton (Inglaterra), Peter Doyle, designó al canónigo John Udris como responsable de la investigación a nivel diocesano para determinar si procede iniciar el proceso de beatificación de Gilbert Keith Chesterton (1874-1936). Udris, quien ha sido párroco de Beaconsfield -donde Chesterton vivió sus últimos 25 años en compañía de su esposa Francis-, enviará sus conclusiones en pocas semanas.
Todo apunta a que serán positivas, a tenor de su propia conferencia sobre Chesterton, el pasado 14 de junio, en el Centro para la Formación Católica de la archidiócesis de Southwark, en el entorno de Londres.
Para finalizarla, Udris leyó (minuto 43:52) una carta dirigida por Robert Barron, obispo auxiliar de Los Ángeles, a monseñor Doyle, en la que destaca, entre las virtudes de Chesterton, su eficiencia evangelizadora y su alegre expresión de la ortodoxia. Barron añade que ha acudido reiteradamente a su intercesión a lo largo de los años en favor de su ministerio audiovisual y en la red de evangelización de la cultura, Word on Fire. Y se posiciona en el asunto: "Estoy convencido", afirma monseñor Barron, "de que G.K. Chesterton es un santo y debería ser reconocido como tal formalmente" y de que éste es "el momento adecuado" para abrir la causa. "Él no necesita el título [de santo]", añade, "pero nosotros sí".
Algunas objeciones
¿Qué obstáculos podría encontrar esta causa de beatificación?
En una entrevista concedida a ReL precisamente al abrirse la investigación, Joseph Pearce, biógrafo de Chesterton, converso gracias a él y también partidario de su elevación de los altares, deshacía una posible objeción: la posible falta de caridad de Gilbert Keith como polemista. Es más, la convertía en argumento a su favor: "Discutió con muchos, pero no se peleó con ninguno. De hecho, uno de los mejores argumentos de que Chesterton merece la beatificación es la forma en que luchó contra los enemigos de la Iglesia sin convertirlos en sus enemigos. Su vida demuestra que logró obedecer el más duro de los mandamientos de Cristo, amar a nuestros enemigos... Dos de sus mayores adversarios, George Bernard Shaw y H.G. Wells, amaron tiernamente a Chesterton, aunque él atacaba las ideas que ellos defendían destempladamente. Es un verdadero signo de la santidad de Chesterton".
Pero realmente no es eso lo que se ha investigado durante el último lustro, pues el análisis de la vida y obra de un candidato a la beatificación es el objeto posterior propio de la causa propiamente dicha. Lo que Udris ha estudiado es la fama de santidad de Chesterton, esto es, qué se pensaba de él a su muerte que pueda justificar dar un paso adelante. Si sus contemporáneos no le tenían, de alguna manera, por un santo, difícilmente puede pedirse que lo consideren así generaciones posteriores.
Ausencia de culto
En este sentido, Udris es claro, según recoge National Catholic Register en un artículo que analiza estas objeciones: "Un aspecto inusual en esta potencial causa es una clara ausencia de culto local". Admiradores devotos de su literatura y seguidores absolutos de su apologética había muchísimos. Pero personas que le tributasen a su muerte un culto privado como intercesor no se conocen. En cualquier caso, dice Udris, "algo similar podía decirse de [John Henry] Newman hasta hace relativamente poco", y algo "ciertamente está cambiando" con Chesterton. Monseñor Barron, al menos, ya ha afirmado públicamente que le ha confiado su actividad pastoral en los medios.
El culto podría incluso ser más extra-local que local. Udris recuerda que, durante sus años de párroco en Beaconsfield, quienes venían a su despacho a preguntar por la casa donde vivió Chesterton o por su tumba tenían un acento invariablemente norteamericano. Y, ahí sí, un sacerdote estadounidense le dijo una vez que su tumba sería alguna vez "un templo sagrado".
Antisemitismo
Hay otra objeción, que plantea por ejemplo Melanie McDonagh en un artículo de junio en The Daily Telegraph. Lo titula afirmando que Chesterton era "un genio literario, pero no un santo", y la razón es que sería "antisemita": "Consideraba que los judíos eran fundamentalmente no ingleses, porque para ellos el judaísmo contaba más que el país en el que viven", y sugería (lo cual "pone los pelos de punta", dice Melanie) que "los judíos en público debían llevar vestiduras orientales".
Udris reconoce que Chesterton tuvo que defenderse toda su vida de esa acusación de antisemitismo, y que algunas de sus palabras "nos suenan ofensivas" y habrán de examinarse a fondo en la causa: "Pero cuanto más leo a Chesterton", añade, "más veo que no tuvo nunca nada que ver con el odio, salvo el odio a las ideas, y que evitó a cualquiera que abrigase odio étnico. Más aún, procuró defender con su pluma a las víctimas de esas ideas".
Una escritora judía como Dawn Eden Goldstein, conversa al catolicismo, apoya su beatificación: "Fue un gran testigo de la fe, así que no tengo objeción a que se abra la causa" para que sea en ella donde se sustancie el alcance de este tipo de obstáculos en cuanto a la afirmación de sus virtudes heroicas. Por lo que respecta a ella, reconoce la influencia de Chesterton en su evolución intelectual y moral: "Su novela El hombre que fue Jueves encendió la mecha de mi conversión. Su poderoso abordaje del sufrimiento me abrió la comprensión sobre la fe cristiana".
Dawn Eden Goldstein, durante una entrevista en la Fox News. Judía, defensora y practicante de la libertad sexual absoluta, se convirtió al catolicismo, entre otros factores, por la lectura de Chesterton, y hoy es una gran propagandista de la virtud de la castidad.
Y concluye: "Si es declarado santo, será porque Dios quiere que los fieles veamos en él un modelo y pidamos su intercesión. Si no, la belleza y la sabiduría de los mejores escritos de Chesterton seguirán siendo importantes para la Iglesia".
¿Perjudicaría a Chesterton ser "San Chesterton"?
Por último, hay una objeción que no tiene calado teológico, pero sí práctico. Una eventual canonización de Chesterton, ¿no alejaría de su lectura a muchas personas con prejuicios anticatólicos, esto es, precisamente las más necesitadas de su lectura y que le leen y le aprecian? (Un ejemplo entre muchos, el de Fernando Savater, un filósofo ateo y laicista que le elogió en diciembre pasado en un artículo publicado en El País.)
Pearce no lo cree así, según explica al National Catholic Register: "Los lectores no católicos de Chesterton ya son conscientes de su vibrante catolicismo. Por el contrario, es probable que muchos católicos que no han leído a Chesterton lo hagan si se abre su causa de beatificación".
Dale Ahlquist, presidente de la American Chesterton Society, también es consciente de que la beatificación puede ser un signo de contradicción. En primer lugar, "algunos piensan que la beatificación, de alguna forma, empequeñecerá a Chesterton, le hará 'propiedad' de la Iglesia católica". Luego están quienes "no saben nada sobre Chesterton, pero se las arreglan para malinterpretarle. Le pintan como un hombre injusto, un intolerante, un bebedor, un glotón. Y usarán su propia incomprensión [sobre Chesterton] para atacar a la Iglesia católica. Ya están alejados, pero ellos mismos se alejarán más". Y, por último, "están quienes tienen una idea muy estrecha de lo que es la santidad, y se alejarán porque Chesterton rompe el molde".
Dale Ahlquist (izquierda) y Joseph Pearce (derecha), dos firmes defensores de la apertura de la causa de beatificación de Chesterton, maestro común. Foto: Primera Celebración Anual Tolkien & Lewis, 17 de septiembre de 2016, Aquinas College.
Frente a todas esas incomprensiones, Ahlquist ofrece su propio testimonio: "Chesterton me trajo a la Iglesia católica. He escrito cinco libros sobre Chesterton. Pero lo fundamental es que se convirtió en un amigo permanente, una gozosa presencia diaria en mi vida. Me inspira para ser más paciente con mis enemigos, más humilde, más caritativo. Su elocuencia es un gran placer; su humor, un gran estímulo; y su certidumbre, una gran tranquilidad".
Pincha aquí para leer el artículo completo en National Catholic Register.

mercoledì 29 giugno 2016

Da Angelo Bottone, ancora su Elizabeth Ascombe

Elizabeth Ascombe è la più importante filosofa di lingua inglese. Suo marito, Peter Geach, era anch'egli un filosofo rinomato specialmente nel campo della logica, nonché convertito al cattolicesimo. 

sabato 4 giugno 2016

McLuhan e Chesterton secondo Barbagli

Padre Enrico Baragli, gesuita, scrisse su un numero de La Civiltà Cattolica un saggio dal titolo "L'ultimo McLuhan" in cui tocca anche il tema delle influenze di autori e pensatori sull'eclettico canadese; naturalmente esce anche l'influsso di Chesterton.

Ecco una citazione dalle sue lettere:

lunedì 9 maggio 2016

Segnalazione: Chesterton, Cecchi e McLuhan





Tommaso Pellegrini ci segnala la prefazione de "Gli strumenti del comunicare" di Marshall McLuhan.
L'autore ne è Peppino Ortoleva.

Grazie, Tommaso.

lunedì 22 febbraio 2016

domenica 27 settembre 2015

Il Padre Brown che convertì Alec Guinness (video, grazie alla Sociedade de Chesterton Brasil)

SocChesterton Brasil (@GKCnoBrasil)
Assista o filme "Padre Brown", com Alec Guinness, de 1954 e legendado!

Inspirado nos contos de Gilbert Keith... fb.me/6RgDDVsvz


giovedì 5 febbraio 2015

In Vino Veritas: Chesterton propone un brindisi (per gentile concessione di The Imaginative Conservative)

Pubblichiamo, autorizzati dall'editore, l'interessante saggio che segue a firma di Joseph Pearce, uno dei più noti e massimi studiosi di Chesterton (e che a Chesterton deve la propria conversione), apparso tempo fa su The Imaginative Conservative, di cui trovate i collegamenti qui di seguito.

The Imaginative Conservative si è occupato molte volte di Chesterton anche pubblicando saggi e scritti del nostro caro amico Stratford Caldecott.

Ringraziamo caldamente l'editore per averci concesso di pubblicare il saggio nel nostro blog, e la cara Umberta Mesina per aver curato la traduzione.


In Vino Veritas: Chesterton propone un brindisi 

***** http://www.theimaginativeconservative.org/2014/05/chesterton-on-prohibition.html

di Joseph Pearce 

© The Imaginative Conservative, 17 maggio 2014

******** http://www.theimaginativeconservative.org


Già nel 1921, durante la sua prima visita negli Stati Uniti, Chesterton rimase orripilato dall'ascesa del potere federale e delle grandi imprese e dalla conseguente distruzione dei piccoli governi locali e della piccola impresa. In un'intervista concessa a un quotidiano di Boston, accennò all'abisso tra gli ideali dei Padri Fondatori e alla realtà dell'America odierna in termini che il Tea Party di oggi appoggerebbe senz'altro:

Se Patrick Henry tornasse al mondo e gettasse un'occhiata sul vasto ordine economico di oggi, potrebbe anche mutare il suo discorso e semplicemente dire "Datemi la morte" – visto che l'alternativa è palesemente impossibile nelle condizioni attuali. [1]

[N.d.T. Patrick Henry, che è appunto uno dei Padri Fondatori degli Stati Uniti d'America, è rimasto nella storia anche per un famoso discorso che concluse con le parole give me liberty, or give me death – datemi la libertà oppure la morte. La libertà è appunto l'alternativa a cui si riferisce Chesterton, e non la vita, come si potrebbe pensare]  

Va notato che questa intervista fu rilasciata durante i primi giorni del proibizionismo, che era di per sé un furto di libertà superiore a tutto ciò che Patrick Henry ebbe a subire da parte britannica. Mettete a confronto, per esempio, il furto di libertà determinato da tasse esorbitanti sul tè con quella determinata da un bando totale delle bevande fermentate e distillate. Che avrebbero pensato i Padri Fondatori di un governo oppressivo che avesse emanato una simile legge? E come appare una simile legge vista dalla prospettiva europea? Da questo punto di vista, è davvero ironico, soprattutto alla luce dell'attacco terroristico dell'11 settembre, che gli Stati Uniti abbiano questa malsana affinità con l'islam nella loro insistenza, perfino oggi, a trattare vini, birre e spiriti come droghe e non come bevande. Alcool, andrebbe ricordato, è una parola araba. Il vino non è "alcool" più di quanto il latte sia "calcio" o "proteine". Un oggetto non è definito dai suoi componenti, ma da ciò che esso è nella sua interezza. Gesù Cristo non cambiò l'acqua in alcool! E già che siamo a parlare del primo miracolo di Cristo, guai a chi cerchi di ribaltare il miracolo di Cana facendo tornare il vino in acqua! 

Considerando che entrambe le visite di Chesterton negli Stati Uniti avvennero durante il proibizionismo, non è sorprendente che l'attenzione chestertoniana fosse costretta a soffermarsi sull'argomento: 

Il grande problema [parla del proibizionismo] è che mescoliamo insieme causa ed effetto. Ci sono due modi di bere. Se uno è felice, beve per esprimere la sua gioia. Questo è un buon bere. Ma c'è anche il caso di chi è talmente infelice da bere per cercare la felicità. E non arrivi alla radice del suo problema facendolo smettere di bere. Per arrivare alla radice, devi cambiare il sistema industriale che lo rende infelice. Non è solo questione di distribuire meglio la ricchezza, benché questo aiuterebbe. In aggiunta, dobbiamo riportare in auge le vecchie usanze, le danze, le canzoni, le credenze: le cose che mantenevano l'uomo felice prima che nascesse l'industria moderna.[2]

Chesterton sembra dire che il problema dell'ubriachezza nei bassifondi non è il bere ma i bassifondi. Se la gente beve per sfuggire all'inferno in cui vive, la soluzione non è proibire di bere ma fugare l'inferno. Con buona pace di Chesterton, tuttavia, bisogna riconoscere che gli alcolisti, distinti dai sani bevitori, non sono interessati alla bevanda ma piuttosto alla droga che trovano nella bevanda. Per queste persone, è la droga l'inferno da cui hanno bisogno di fuggire. Ciononostante, le bevande fermentate non andrebbero vietate perché esistono degli alcolisti più di quanto lo zucchero andrebbe vietato perché esistono degli obesi. Chesterton ricapitola succintamente la questione nel suo libro Eretici, pubblicato nel 1905: 


Una nuova morale si è rovesciata su di noi con qualche violenza in relazione al problema dell'alcolismo; e gli entusiasti nel campo vanno dall'uomo che viene buttato fuori con violenza alle 12.30 alla signora che fracassa gli American bar con un'ascia. In queste discussioni, quasi sempre appare una posizione molto saggia e moderata, quella secondo cui si dovrebbe bere il vino o roba consimile solo come medicina. Su questo punto, io mi spingerei a dissentire con particolare ferocia. L'unico modo veramente pericoloso e immorale di bere il vino è quello di berlo come medicina. [...]  

La regola sensata nella questione sembrerebbe presentarsi come molte altre regole sensate, ovvero, come un paradosso. Bevete perché siete felici, ma mai perché siete infelici. Non bevete mai quando, senza l'alcool, vi sentite derelitti, o sarete come il bevitore di gin dalla faccia grigiastra nel suo tugurio; ma bevete quando, anche senza alcol, sareste felici, e sarete come il ridente contadino italiano.[3] 


Il punto di vista di Chesterton è chiaramente quello della Cristianità, dell'Europa cristiana, che era altrettanto chiaramente il punto di vista di Cristo stesso quando compì il suo miracolo alla festa di nozze. Non è il punto di vista di Maometto né, a quanto pare, quello di certe tendenze puritane in America. In queste cose, si potrebbe pensare che la distanza tra il tavolino da tè proibizionista e la taverna cristiana sia davvero più ampia dell'Atlantico.  

Note

1. Boston Evening Transcript, January 12, 1921. 

2. Boston American, February 12, 1921. 

3. G. K. Chesterton, Eretici, cap. VII, casa editrice Guerrino Leardini, 2013 (ristampa dell'edizione Piemme 1998, traduzione di Pietro Ferrari). Originale: Heretics, New York: John Lane Company, 1905, pp. 102-104). 


Libri sull'argomento (ovviamente in inglese) si possono reperire presso la libreria online The Imaginative Conservative Bookstore.  

******** http://www.theimaginativeconservative.org/the-imaginative-conservative-bookstore).


lunedì 5 gennaio 2015

Marshall McLuhan and the divine message

Un articolo su Marshall McLuhan, convertito al cattolicesimo e ammiratore di Chesterton (anzi, convertitosi grazie a Chesterton, come abbiamo più volte documentato qui su questo blog).

giovedì 29 maggio 2014

Video: A Faith-filled Interview with Joseph Pearce

Intervista con Joseph Pearce


Inviato da iPhone

martedì 5 novembre 2013

"Conosco ogni sua parola..." - McLuhan su GKC

Marshall McLuhan disse di G. K. Chesterton: "Conosco ogni sua parola: è responsabile di avermi portato nella Chiesa". In una lettera del 1935 scrisse: "Se non avessi incontrato Chesterton sarei rimasto un agnostico almeno per molti anni".

La prima pagina della traduzione italiana di Chesterton: a practical mystic, di Marshall McLuhan