mercoledì 9 agosto 2023
Piacevoli scoperte.
domenica 12 giugno 2022
De Luca a Carlo Bo ancora sul San Francesco, sul San Tommaso...
[Roma] 28 Settembre 1935
Mio caro Bo,
(…) Tu mi chiedesti il 13 sett. e a volta di corriere una vita di santo in inglese. Non i risposi perché non ne conoscevo. S.Fr. di Chesterton oppure S. Tommaso. Sono già impegnati né si sa da cui: fatto sta che a Londra rispondo no alla Morcell*. (…)
Don Giuseppe De Luca a Carlo Bo, lettera del 28 Settembre 1935, Carteggio De Luca - Bo 1932 - 1961.
* Il riferimento è alla casa editrice Morcelliana di Brescia, di cui furono cofondatori tra gli altri proprio il Fausto Minelli di cui al precedente post e mons. Giovanni Battista Montini, futuro San Paolo VI; la Morcelliana pubblicò la traduzione di Raffaello Ferruzzi di Ortodossia del nostro Chesterton. L'edizione è ancora in stampa dagli anni '20._-_BEIC_6341421.jpg)
Carlo Bo nel 1954
sabato 14 novembre 2020
Chesterton in altre parole - Carlo Bo e Giovanni Papini
Ho fatto a tempo a conoscere Chesterton... Ogni tanto capitava a Firenze e lo si poteva trovare vicino al Ponte Vecchio, in moto perpetuo tra la casa e una mescita di vino. All’aspetto era l’inglese tipico, così come veniva rappresentato cinquant’anni fa: grasso, viso acceso, grande sorriso. Direi che dei tre segni questo è il più significativo, quello che restituisce meglio la sua natura di scrittore. Papini aveva giustamente osservato che Chesterton aveva voluto riportare l’allegria nel cristianesimo e c’era riuscito.
Carlo Bo, Introduzione a La Sfera e la Croce, edizione Città Armoniosa, Reggio Emilia 1991.
lunedì 9 novembre 2020
Ancora su Il Frontespizio, alcune sue firme e Chesterton.
lunedì 17 ottobre 2011
Nuovamente su Hilaire Belloc - Don Giuseppe De Luca (Il Frontespizio) parla di Belloc e del suo pellegrinaggio a Chestochowa
L'articolo in questione parla della Madonna di Chestochowa, in Polonia, e cita proprio il pellegrinaggio che vi fece Belloc, che viene messo a paragone con un altro illustre pellegrino mariano, il francese Charles Péguy. Del Belloc si cita anche il pellegrinaggio a piedi a Roma, il cui resoconto è stato pubblicato proprio in questi giorni da Cantagalli (anche di questo abbiamo già dato conto, più di qualche post fa). L'articolo riporta una poesia di Belloc sulla Madonna di Chestochowa.
Il Frontespizio, per la cronaca, ebbe tra i contributori e sostenitori uomini come Piero Bargellini (ne fu direttore), Giovanni Papini, Carlo Bo, Mario Luzi, Giuseppe Ungaretti ed altri ancora.
«(...) Non appena ho letto che giungeva in Roma in questi giorni il Cardinal Primate di Polonia, mi son tornati in mente quei giorni, quegli uomini, e tutte le avemarie (quante, Madonna mio, quante: ce ne ubriacavamo) che si recitavano spesso insieme alla Madonna di Czestochowa. E mi son tornati in mente inoltre (oh che brutta malattia è la letteratura) uno scrittore e la ballata che egli scrisse e dedicò alla Madonna di Czestochowa.
| [Nel 1928] Belloc si recò in pellegrinaggio in Polonia; questo pellegrinaggio, per importanza, vien secondo a quello che aveva fatto a Roma. Sua mèta, il santuario della Madonna di Czestochowa; recava con sé la ballata che porta ilnome di Lei. Ascoltata la messa nella grande chiesa del monastero, la quale domina tutta la regione per la sua situazione, e domina tutta la Polonia per la sua leggenda, Belloc portò la ballata, montata in un cornice nera, nella cappella dove la fascia dolorosa della Madre di Dio guarda sulla folla che le prega davanti. L’appende alla parete a fianco dell’altare, a destra, in mezzo a spade, medaglie, vascelli d’oro, braccia e gambe, testimonianze della intercessione della Madonna. Dopo, ne fece una traduzione strana in un latino maccheronico, e la depositò negli archivi del monastero. Se oggi un pellegrino polacco guarda un po’ da vicino queste sante mura, vedrà che un poeta inglese fu il primo tra gli amici della sua nazione. |
Donna, e Regina, e multiplo Mistero,
E Reggitrice dello sgombro cielo,
Madonna che Sant’Ilda vide in sogno,
E una silvestre musica ascoltava;
M’attenderai nell’ora vespertina,
Che le nubi sono alte e rientra il gregge.Questa è la fede che ho nutrito e nutro,
E questa è quella in cui morire voglio.Scoscesi sono i flutti, irosi, freddi,
Terribili a tentarsi nei marosi;
Vasta è la steppa nella fredda notte,
Né vi trova una vela alcun riparo.
Ma tu mi guiderai alle luci ed io
T’innegerò in un porto favoloso.Questa è la fede che ho nutrito e nutro,
E questa è quella in cui morire voglio.Dei soccombenti ausilio, Casa d’oro,
Eburnea torre, Tempio della Spada;
Raro splendore, raggiante, supremo,
Visione dell’eroe, voce del mondo.
Tu mi restituirai, fedele amica,
Alla vendetta e alle glorie dei forti.Questa è la fede che ho nutrito e nutro,
E questa è quella in cui morire voglio.Licenza. Principe d’onta che ti compri e vendi,
Scritti nella tua tana rovinante,
Questi versi proclaman la mia fede,
Proclamano che in lei voglio morire.
Tratto da http://michele.macchia.tripod.com/ristampa.htm
martedì 14 giugno 2011
Chesterton in altre parole - Ecco cosa diceva di GKC Carlo Bo.
"La Francia ha avuto per prima, direi, un gruppo di scrittori che non nascondevano, anzi esaltavano la loro fede. Tutto questo è avvenuto tra la fine dell'Ottocento e i primi vent'anni di questo secolo. È stato un gruppo molto importante che poi più tardi avrebbe avuto degli imitatori: lo stesso don Giuseppe De Luca, in una lettera a papa Montini, diceva di aver pensato e di aver creduto di poter ottenere qualcosa di simile in Italia e di essere poi invece stato deluso di fronte alla piega che questa letteratura aveva preso. Questo miracolo, se così lo possiamo chiamare, questo capitolo straordinario della letteratura francese va però ricollegato alla vitalità, alla ricchezza di ragioni, di sollecitazioni, che appartenevano alla letteratura in genere. Gli scrittori cattolici, e questo vale anche per Chesterton, oppure per Benson, erano sempre scrittori di seconda presa; vale a dire che si trovavano a combattere, e quindi a doversi distinguere, dalla cultura ufficiale. Non a caso questi scrittori, come Barbey d'Aurevilly e poi più tardi Bourget, erano scrittori all'opposizione di quella cultura tradizionale laica che ha avuto, soprattutto nella prima parte dell'Ottocento, una così grande importanza. Voglio dire che la diversità, e possiamo dire anche la rivalità, favorivano la nascita di un gruppo di scrittori cattolici che rivendicavano il primato dello spirito".




