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domenica 4 gennaio 2026

L’Attualità Profetica de "L’Osteria Volante" di Chesterton: Un Viaggio tra Ismi, Ribellione e Modernità | Saverio Grimaldi su Edunews24.

 




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"L’osteria volante" di Chesterton non è soltanto una critica sociale travestita da avventura picaresca, ma un viaggio tra i temi fondanti della libertà, della convivialità e dell’umanesimo.

Il romanzo si apre in un’Inghilterra trasfigurata, dove la vendita e il consumo di alcolici sono stati vietati per un singolare accordo tra i ceti aristocratici e una componente islamica. Il tutto appare come uno scenario tanto surreale quanto inquietante, dove la perdita della tradizione e delle radici popolari viene proiettata all’estremo, con i rappresentanti del potere che impongono la loro visione "igienista" ed estremista della società.

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Il resto nel collegamento qui sotto:

mercoledì 10 dicembre 2025

Chesterton secondo la Letteratura inglese di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Il francobollo dedicato a Tomasi
di Lampedusa nel cinquantesimo
della sua morte.



Come saprete, Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1896 - 1957) era un grande estimatore di Chesterton: ne abbiamo fatto cenno numerose volte su questo blog, abbiamo anche raccontato di come lo apostrofasse col nomignolo "Cestertonio", come fosse uno di famiglia, e questo sguardo sul Nostro Eroe ci piace.

Oggi vorrei introdurvi gradualmente a qualche brano significativo circa Chesterton e compagni che potete trovare sulla sua Letteratura inglese, una sorta di corso irregolare che produsse per Francesco Orlando e che riservò saltuariamente a pochissimi altri amici; Gioachino Lanza di Assaro, successivamente adottato da Tomasi di Lampedusa, che sarà poi curatore di quest'opera postuma dello scrittore siciliano, dirà di sé di essere stato lettore clandestino di queste lezioni scritte a mano in fogli quadrettati da computisteria composti nell'arco di un anno e pubblicate postume.

Tomasi di Lampedusa mostrò una passione notevole per la letteratura inglese, ma non solo (si dedicò infatti anche a lezioni di letteratura francese). Non mi dilungo su questo. Tutti i riferimenti e le ricostruzioni filologiche le troverete sul volume della collana I Meridiani della Mondadori dedicato al Lampedusa. Vi vorrei quindi, come detto, proporre qualcosa su Chesterton e quando ce ne sarà tempo anche su Belloc. Il suo punto di vista è interessante ed originale, familiare e a tratti polemico, non integralmente condivisibile, però è sincero e brillante; va precisato che in questo profilo, prima del passaggio che segue, trova spazio un giudizio complessivo sugli scrittori cattolici degli ultimi due secoli, e cercherò di proporvi anche questo, anche parte di esso lo avevamo già riesumato in questo blog. Qui Chesterton viene catalogato tra gli autori cattolici "duri" (a me piace molto questa distinzione tra scrittori "duri" e scrittori "mosci", è spassosissima e vera...), ma il passaggio nel collegamento qui sopra merita di essere citato più estesamente, anche nella sua parte più polemica.

È interessante che collochi Chesterton come capo di un manipolo esiguo di scrittori che continuava a propagandare le sue idee. È una tesi sostenuta anche da Herbert Palmer, e ne parlammo diversi anni fa qui sul blog. Mi piacerebbe solo avere dei riferimenti più ampi del pensiero del Tomasi a questo proposito, e mi propongo di reperirli in qualche modo.

Altro punto focale è il giudizio sulla poesia di Chesterton e la conoscenza delle opere poetiche cui si riferisce. Non è scontato profondersi in tali riferimenti quando in Italia pochi conoscevano le opere poetiche di Chesterton.

Ecco qui di seguito un brano del profilo di Chesterton, cui a Dio piacendo ne seguiranno altri.

Marco Sermarini

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Non vi parlerò del cardinale Newman, eccellente scrittore ma un po' lontano nel tempo, né di Hopkins che richiede un discorso separato e la cui enorme importanza è del resto esclusivamente letteraria. Vi parlerò soltanto di Chesterton e del gruppo esiguo ma valoroso che sotto di lui si raggruppò e che dopo di lui continua a propagandare le sue idee. 

Chesterton (1874-1936) fu poeta di vaglia nel suo genere non poetico, e romanziere e novellatore di eccelso valore; ma fu soprattutto, tanto come poeta che come romanziere e autore di saggi e articoli, polemista valorosissimo e instancabile. 

Al cattolicesimo formale egli giunse tardi: si convertì pienamente non molti anni prima della morte. Ma da sempre aveva polemizzato per ciò che gli stava a cuore e che (per lui) s'identificava col cattolicesimo: il rispetto della tradizione, la difesa dell'individualità umana minacciata dal socialismo, la difesa della carità cattolicamente intesa contro ogni forma d'ipocrita beneficenza e di statalizzazione della previdenza. Suoi avversari secondari furono i «proibizionisti» e i colonialisti. 

È bastata, evidentemente, l'elencazione dei suoi bersagli per farvi capire in chi s'incarnasse il suo nemico. In G. B. Shaw. E fu una grande epoca quella fra il 1910 e il 1930, durante la quale questi due super-campioni della polemica si battevano sulla pedana della stampa dinanzi al pubblico inglese, il quale con le sue abitudini sportive applaudiva imparziale ai bei colpi, da qualsiasi parte venissero.

Fedeli alle tradizioni i due avversari erano amicissimi e quando ciascuno di essi immaginava una bella «uscita» che non gli poteva servire pare la comunicasse all'altro perché l'avversario se ne servisse nei suoi articoli e non venisse perduta. Fair play.

Cominciamo dalle poesie. Esse sono tra le più divertenti che esistano. Composte su metri presi alle antiche ballate o presi in prestito da Kipling, esse snodano una serie dei più bei jokes che siano mai stati scritti in versi o in prosa. Sarebbe inutile elencare tutte le sue raccolte di versi. Le migliori sono The Ballad of the White Horse (1911) e Wine, Water and Song (1915) che fra l'altro contiene quelle poesie inserite nel romanzo The Flying Inn che sono fra le più spassose. In un genere più sostenuto The Ballad of St Barbara (1922) e soprattutto Lepanto raggiungono in qualche momento la vera poesia. 

I romanzi e le novelle di Chesterton sono moltissimi e molti sono inutili dal punto di vista artistico, se si astrae dal loro impeto polemico sempre notevolissimo. Fra i migliori io porrei Manalive, The Ball and the Cross, The Napoleon of Notting Hill. Fra i peggiori appunto quel Flying Inn che contiene invece le liriche più estrose dell'autore. Ma intendiamoci, buoni o cattivi tutti sono divertentissimi, pieni di brio e presentano caricature di persone immaginarie o reali disegnate con diabolica malizia.


martedì 2 dicembre 2025

«Avere il coraggio di guardarsi attorno e ringraziare di tutto» - Un intervista un po' datata ma sempre fresca alla nostra Annalisa Teggi.


Chesterton secondo Annalisa Teggi, la sua traduttrice



Sabato 29 marzo 2014, ad Arzignano, ha avuto luogo il terzo Aperitivo Culturale organizzato dall’Associazione “Ulysses”. Ospite dell’incontro Annalisa Teggi, moglie, mamma di due bambini, saggista e traduttrice, in particolare delle opere di Gilbert Keith Chesterton, un classico inglese ancora troppo poco conosciuto in Italia.

«La scarsa fama di Chesterton è difficilmente spiegabile, perché si tratta di un autore comunicativo, adatto a tutti, eruditi e non. Mio marito, che nel tempo sono riuscita a “chestertonizzare”, lavora spesso a Londra, e anche lì Chesterton non è molto noto, perlomeno all’uomo della strada, che non ha fatto studi letterari. Forse perché il suo inglese richiede un certo grado di attenzione. Forse perché, essendo un autore “cattolico”, trova più attrito di altri… Un po’ come Guareschi».

Il resto in questo collegamento:

mercoledì 9 luglio 2025

Il Foglio, 2 luglio 2025 - Carlo Marsonet recensisce Il profilo della ragionevolezza.



Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) è stato uno scrittore infaticabile, noto soprattutto per la saga di Padre Brown. Egli ha però anche dato vita a gemme di saggistica filosofico-politica, come Ortodossia (1908). Ne "Il profilo della ragionevolezza" (The Outline of Sanity), pubblicato nel 1926 e riproposto nella sontuosa collana “Chestertoniana” di Lindau, lo scrittore inglese prende di petto un problema per lui cruciale: quello della proprietà privata. Essa, infatti, è considerata come un baluardo della libertà della persona, nonché della sua dignità, ma è sempre più in pericolo a causa del capitalismo e del socialismo. 

(...)

E’ da discutere che tale strada sia fattibile o meno, anche considerato che, in ottica distributista, lo stato rimane un’istituzione non da abbattere ma da riformare. Ma è certo che per l’Autore è ragionevole immaginare un ordine socio-politico dal basso verso l’alto, al cui centro si staglia “la sacralità della proprietà privata” e il valore dell’uomo comune. Più che rimettere le lancette dell’orologio indietro, si tratta per Chesterton di rimetterle piuttosto all’ora giusta.

G.K. Chesterton
Il profilo della ragionevolezza. Il Distributismo, un’alternativa al capitalismo e al socialismo
Lindau, 256 pp., 23 euro

mercoledì 25 giugno 2025

Un articolo di Dale Ahlquist sul centenario della conversione di Chesterton.

Oggi vi propongo un articolo datato, ma Validissimo del nostro amico Dale Ahlquist; Riguarda il centenario della conversione di Chesterton al cattolicesimo. Come società, cerchiamo sempre di riproporre articoli in altre lingue in qualche modo siano interessanti e aiutino ad approfondire la figura del nostro Eroe. È bello condividere le idee, farle girare, e poi il nostro amico americano ha sempre un punto di vista originale e sa esporlo in maniera semplice ed efficace.

Non propone cose sconosciute, però ci dà modo di riflettere sull’evento più importante della vita di Chesterton in maniera chiara e semplice..

Questo articolo è tratto da un numero di luglio del Catholic World Report. Non riusciamo a proporlo in traduzione italiana sia per problemi di diritti (è molto macchinoso, ve lo assicuro, soprattutto negli Stati Uniti) Ed anche per l’impegno che questo comporta. Se qualcuno volesse leggerlo, ma si ritiene piuttosto digiuno della lingua del nostro eroe, anzitutto consiglio di non perdersi d’animo e di leggere lo stesso, poi se non riesce a cavare un ragno dal buco esiste un traduttore online molto affidabile che si chiama DeepL. In pochi secondi vi soddisferà.

Marco Sermarini


When G.K. Chesterton was received into the Catholic Church one hundred years ago, on Sunday, July 30, 1922, it was big news. Except it wasn’t. It didn’t quite qualify as “news” because nobody knew about it. The two priests who received him into the Church – Fr. John O’Connor, his long-time friend who was also the inspiration for Chesterton’s immortal fictional detective Father Brown, and Dom Ignatius Rice, a Benedictine monk from Douai Abbey – vowed to say nothing about the ceremony. Not for any religious reasons. They just wanted to see how long it would take the press to find out.

It took three weeks.

Il resto qui sotto:



lunedì 28 aprile 2025

Da L'Osservatore della Domenica del 13 maggio 1956 - G. K. Chesterton, il filosofo dal naso dipinto di verde.

Il 13 maggio 1956 Leone Dogo scrisse un articolo sul Nostro Eroe, nell'imminenza del ventennale della sua morte, intitolato «G. K. Chesterton: il filosofo dal "naso dipinto di verde"», che riprendeva la famosa immagine creata da Emilio Cecchi.

Dice Dogo con stupore: "La traduzione italiana di «Ortodossia», vale a dire di quello che giustamente è ritenuto il capolavoro di Chesterton saggista, ha raggiunto l'anno scorso la sesta edizione, per i tipi della Morcelliana. Sei edizioni in pochi anni di un libro di filosofia! In Italia!!.. Un piccolo miracolo; che però si spiega assai bene".



domenica 27 aprile 2025

La famosa "Visita a Chesterton" di Emilio Cecchi finisce sull'Osservatore della Domenica del 16 ottobre 1960.

Nell'opera di scavo all'interno dell'archivio dell'Osservatore della Domenica condotto dal nostro Angelo Bottone è emerso anche il famoso resoconto della visita di Emilio Cecchi a Beaconsfield da Chesterton, più volte riportata e citata nel nostro blog (ne parlammo anche in occasione del ventilato abbattimento dell'abitazione dei Chesterton chiamata Overroads).

È un famoso brillantissimo racconto, scritto magistralmente da colui che definimmo il mentore italiano di Chesterton. Più volte abbiamo parlato della centralità della sua opera nell'introdurre Chesterton in Italia, attraverso le sue recensioni e soprattutto attraverso La Ronda.

Oggi è reperibile anche nel volume Scrittori Inglesi e Americani, continuamente ripubblicato negli anni.

L'Osservatore si interesso così a Chesterton e a Cecchi.

Casos vuole che la pagina riporti anche un articolo di un altro chestertoniano italiano, Piero Bargellini che, da direttore e ispiratore de Il Frontespizio, diede altrettanto spazio a Chesterton, complice don Giuseppe De Luca.

Tutte cose di cui troverete ampia e più approfondita traccia su questo blog digitando questi illustri nomi nel motore di ricerca interno, in alto a sinistra.

Marco Sermarini



mercoledì 15 febbraio 2023

I pastori antimoderni di Chesterton | di Nicola Costa Lucco.

C’era una volta l’Arcadia, una terra verde e rigogliosa racchiusa fra le montagne selvagge della Grecia. Vi regnava il dio Pan, per metà uomo e per metà caprone, sempre accompagnato dal suo corteo di satiri e driadi. In questo immenso giardino non esistevano preoccupazioni: i frutti della terra crescevano spontanei e abbondanti, le greggi e gli armenti pascolavano in tranquillità donando il proprio latte ai pacifici pastori. Nelle acque placide e cristalline dei fiumi nuotavano le naiadi, ninfe delle acque: nude, libere, bellissime. L’Arcadia era un luogo perfetto, un idillio incantato dove ogni essere vivente abitava in perfetta armonia. L’uomo, gli animali, le divinità, gli spiriti delle foreste erano un tutt’uno con la natura. Questo mondo di pace e tranquillità è stato per secoli l’ispirazione di innumerevoli opere letterarie, dalla poesia ellenistica di Teocrito alle Bucoliche di Virgilio, dal poema di Jacopo Sannazaro fino ai lavori di John Keats. Grazie allo straordinario successo di questi e di altri capolavori, si è imposto nell’immaginario collettivo il modello di un pastore idealizzato, umile di fronte alla bellezza che si schiude davanti ai suoi occhi, felice di poterla celebrare con la musica del flauto. La vita dei campi viene individuata come via maestra per la felicità.

Oggi si è perso qualunque tipo di curiosità per questa rappresentazione. L’Arcadia non affascina più e ha smesso di essere la protagonista dei componimenti poetici. Di tale disinnamoramento ha parlato anche G.K. Chesterton, giornalista, romanziere e saggista prolifico, uno dei più acuti e pungenti critici della modernità, tanto da meritarsi il titolo di “principe del paradosso”. In un breve scritto intitolato “In difesa delle pastorelle di ceramica”, l’autore lamenta la scomparsa dell’entusiasmo per la vita arcadica, che è “oggi esposto al dileggio del realismo”.

Il resto qui sotto:

https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=54805


Public Domain / Wikimedia Commons

giovedì 5 agosto 2021

Il principe dei paradossi - L' Intellettuale Dissidente.

Scrittore, poeta, giornalista, saggista dalla penna ironica e pungente, patriota inglese, figlio di anglicani poi convertitosi al credo cattolico, "principe dei paradossi" e autore della fortunata serie di racconti su Padre Brown, Gilbert Keith Chesterton (29 maggio 1874 – 14 giugno 1936) è considerato da molti il teorico del cosiddetto Distributismo – un pensiero economico alternativo tanto al capitalismo quanto al socialismo.

Tra queste due organizzazioni sociali tipicamente considerate agli antipodi, il capitalismo da una parte ed il socialismo dall'altra, vi è infatti una tendenza comune da cui Chesterton vuole difendersi e contro la quale ci mette in guardia: la tendenza di entrambe al monopolio e alla concentrazione della ricchezza; sia essa in mano a pochi capitalisti, o in mano allo Stato, o in mano a pochi capitalisti che dirigono le leve dello Stato.

Il resto in questo collegamento:

https://www.lintellettualedissidente.it/controcultura/filosofia/il-principe-dei-paradossi-g-k-chesterton/

venerdì 22 gennaio 2021

La voce "Gilbert Keith Chesterton" dell'Oxford Dictionary of National Biography.



Penso di farvi cosa gradita nel segnalarvi la voce "Gilbert Keith Chesterton" dell'Oxford Dictionary of National Biography, firmata da Bernard Bergonzi. Questa è la versione aggiornata nel 2011 ma c'è un collegamento per leggere anche quella precedente che data al 2006.

È sicuramente interessante e ben scritta ma non tutto mi sento di sottoscrivere, per esempio questo cenno al suo rapporto di amicizia con Belloc:
Chesterton tended to hero-worship Belloc and was strongly but not always fortunately influenced by him.
Non ho mai compreso perché Belloc venga dipinto come l'anima nera ed il provocatore del peggio di Chesterton; altrettanto ritengo di questo passaggio circa il trasferimento a Beaconsfield:
Eventually Frances Chesterton decided that her husband would be better off out of London and the temptations of Fleet Street, and in 1909 the Chestertons moved to Beaconsfield in Buckinghamshire.
La scelta, è noto (basterà leggere la biografia di Maisie Ward e quella di Ian Ker) fu decisa e condivisa da entrambi i coniugi. Un giudizio del genere segue solo le affermazioni in più parti prive di consistenza (contenute nel libro The Chestertons) della cognata Ada Jones.

Il giudizio di antisemitismo contenuto in questo passaggio:
Chesterton also absorbed from Belloc and from his brother the antisemitism which disfigures his work, though he lived long enough to be horrified by the antisemitic programme which Hitler started putting into effect in Germany after 1933.
è altrettanto infondato e ingeneroso e inaccurato: Chesterton fu lodato da ebrei, fu seguito a Beaconsfield dalla famiglia Solomon, fu amico per tutta la vita dei fratelli D'Avigdor e tanto altro. Altrettanto dicasi di quanto segue:
It is not surprising that his later writings show signs of fatigue; the use of paradox, originally so surprising and provocative, becomes repetitive and predictable, and he is given to setting up and then demolishing straw men. Even at its best his late prose can resemble a baroque sermon, spinning endless significance out of a simple truth.
e anche del giudizio sull'influenza della sua conversione al cattolicesimo sulla sua opera:

As an eminent Roman Catholic layman, praised and honoured in the church, his writing was directed to defending and expounding Catholicism in all its aspects. As his critical Catholic admirer Christopher Hollis put it:
this robbed his writing of that power of surprise which was itself one of its main attractions. Of the early Chesterton one never knew what he was going to say. Of the later Chesterton one always knew what he was going to say.

Hollis, 221–2
Ritengo tutto ciò infondato: basterebbe leggere gli articoli frutto della trasmissioni radiofoniche sulla BBC (il nostro Radio Chesterton, pubblicato da Rubbettino su nostra richiesta e tradotto da Annalisa Teggi, ad oggi l'unica traduzione in assoluto, bellissimi pezzi) o quelli usciti con continuità sull'Illustrated London News per dire che questo giudizio è infondato.

Però vale la pena leggere tutto ciò. Il collegamento è qui sotto.

Marco Sermarini

https://www.oxforddnb.com/view/10.1093/ref:odnb/9780198614128.001.0001/odnb-9780198614128-e-32392

mercoledì 15 luglio 2020

Il contributo di un giovane ricercatore su Chesterton, Tolkien ed immaginazione.

Chesterton, Tolkien e Lewis.
C'è una crescita di interesse verso il nostro Chesterton, questo è più che evidente come evidente è la sua stabilità e l'allargarsi del raggio degli argomenti in cui Chesterton viene scoperto attuale, ma c'è una altrettanto crescente ricerca anche verso coloro che furono in parte ispirati da lui. 

Negli anni ne abbiamo talvolta parlato (addirittura abbiamo scoperto chi sosteneva esistere una "scuola chestertoniana" dal punto di vista letterario, come pure abbiamo scoperto chi considera e considerava Chesterton un filosofo a tutti gli effetti), ma qui c'è un giovane ricercatore che ci offre un punto di vista circa il rapporto di Chesterton e Tolkien con l'immaginazione, volendo un campo sconfinato e denso di sviluppi.

Un'altra cosa da tenere in conto è l'aumento di lavori accademici su Chesterton. Uno dei nostri soci si è offerto di creare una specie di data base. Chi vuole può segnalarne.

Lo scopo di questa pubblicazione, che vorrebbe non essere la sola, è quello di suscitare un dibattito articolato ed ordinato. E' per questo che vi propongo questo lavoro.

Sarei lieto di vedere qualcuno replicare, dire di essere d'accordo o in disaccordo su questo o quell'aspetto. Ho piacere che le idee circolino perché le idee sono alla base di tutto. Vorrei che la Società facesse da volano per una rinascita del pensiero e della vita cristiana e della ragione.

Alessandro Pisani ha conseguito la laurea magistrale in Filosofia e Forme del Sapere all'Università di Pisa discutendo una tesi su Fenomenologia ed Esternalismo nell'anno accademico 2018. Ha pubblicato alcuni lavori di argomento filosofico. Si interessa a Chesterton e a Tolkien come vedete.

Dunque, ecco il suo lavoro, parliamo dei nostri eroi e delle nostre vedute su di essi. Per parlarne potete usare la nostra mail o commentare il post, penseremo noi al resto.

Grazie ad Alessandro, grazie a voi.


Marco Sermarini

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Il realismo del fantastico: Chesterton e Tolkien sull’immaginazione

di Alessandro Pisani

In Ortodossia, Chesterton affida al progetto di esporre ai suoi lettori la propria visione del mondo la speranza di ricondurre alla salute l’uomo moderno. In entusiastici slanci teorici, la chiarificazione di quello che appare come il sano misticismo dell’uomo comune passa per la distinzione fra strumenti e facoltà spirituali: «Poetry is sane because it floats easily in an infinite sea; reason seeks to cross the infinite sea, and so make it finite» (Orthodoxy, p. 26). La ragione contro cui si scaglia Chesterton assume spesso l’aspetto di un brutale intelletto calcolatore, che mira ad uniformare il reale sotto la logica di un’unica legge: lasciata a sé stessa, conduce alla pazzia. Ad essa si contrappone una visione dell’attività artistica come radicata nel senso comune, lontanissima dal trito ritratto del poeta lunatico e privo di qualsivoglia dote pratica.
In quest’ottica l’immaginazione fa il suo ingresso come facoltà in grado di restituire una corretta visione delle cose. L’idea che l’immaginazione costituisca la porta per il regno dell’assenza delle leggi e che sotto questo profilo meriti di essere presa in esame per contrapporla alla percezione è tipica della tradizione dell’empirismo britannico, e anche Chesterton sembra dapprima non esserne del tutto estraneo: la trasmutazione degli attributi delle cose comuni in modo da renderli artefatti incredibili è un gioco in cui sembra necessario in un primo momento disinteressarsi del problema della verità e della realtà.
Eppure la visione di Chesterton si apre su prospettive più profonde, benché mai presentate sistematicamente:


The prime function of imagination is to see our whole orderly system of life as a pile of stratified revolutions. In spite of all revolutionaries it must be said that the function of imagination is not to make strange things settled, so much as to make settled things strange; not so much to make wonders facts as to make facts wonders. (The defendant, p. 43)


La variazione immaginativa della cosa in vista di una trasformazione dei suoi attributi non è che il primo passo per un uso più critico di questa facoltà: lo straniamento prodotto da questa operazione è quanto serve per riappropriarci della possibilità di vedere quelle cose che la familiarità e l’uso ci avevano reso opache. In tal senso, il lavoro dell’immaginazione si svolge al servizio della percezione: non si tratta di un’esaltazione delle capacità creative dell’uomo, ma di riattivare la sua dimensione ricettiva, recuperare uno sguardo innocente e bambinesco sul reale, consentendo a questo di tornare a causarci stupore; qui una prima connessione della tematica dell’immaginazione con quella delle fairy-tales: «These tales say that apples were golden only to refresh the forgotten moment when we found that they were green» (Orthodoxy, p. 94).
È proprio perché la mela avrebbe potuto non essere verde che il suo colore ci appare adesso più brillante. Se, non dissimilmente da Hume, Chesterton nega che la realtà fisica possa presentare leggi che non siano mere ripetizioni – e dunque in questo non riesce ad affrancarsi da un approccio filosofico tipico della modernità – nondimeno riesce a riorientare questa prospettiva epistemologica in chiave realista tramite il recupero di uno sguardo sulla pienezza della cosa, esaltandone gli attributi particolari. Il cosmo chestertoniano è romantico nella sua frugalità: richiede che si riconosca il posto e la funzione di ogni cosa, e di questo fa la sua bellezza. Egli paragona il mondo nella sua interezza al carico di oggetti che si salvano dal naufragio di cui è vittima Robinson Crusoe; la lista delle stelle e dei pianeti diventa il carico prezioso dell’essere che abbiamo tratto in salvo dal mare del possibile: è fondamentale che nient’altro venga perduto.
Recuperare la pienezza percettiva del bambino è compito dell’adulto che ora può articolare il suo stupore. Qui l’immaginazione arriva ad acquisire un senso teologico, perché Chesterton ci propone di figurarci Dio stesso nei termini di un bambino entusiasta dello spettacolo del reale, mai sazio della scena già ripetuta infinite volte.


A child kicks his legs rhythmically through excess, not absence, of life. Because children have abounding vitality, because they are in spirit fierce and free, therefore they want things repeated and unchanged. They always say, "Do it again"; and the grown-up person does it again until he is nearly dead. For grown-up people are not strong enough to exult in monotony. But perhaps God is strong enough to exult in monotony. It is possible that God says every morning, "Do it again" to the sun; and every evening, "Do it again" to the moon. It may not be automatic necessity that makes all daisies alike; it may be that God makes every daisy separately, but has never got tired of making them. It may be that He has the eternal appetite of infancy; for we have sinned and grown old, and our Father is younger than we. The repetition in Nature may not be a mere recurrence; it may be a theatrical encore (Orthodoxy, pp. 106-107)


Tolkien riprende molti dei tratti dell’immaginazione chestertoniana durante la lezione tenuta a St. Andrews nel 1939 e poi rielaborata sotto il titolo di On Fairy-Stories. La volontà di difendere la dignità di questo genere letterario come frutto di esigenze umane e non solo destinato ad un pubblico di bambini è lo spunto per fornirci uno scorcio della sua comprensione dell’attività artistica, nella sua relazione con la forza immaginativa.
Anche qui l’immaginazione figura come facoltà i cui prodotti non vanno contrapposti allo sguardo sulla realtà: Tolkien riprende lo scherzoso concetto chestertoniano di mooreeffoc – l’effetto di straniamento riorientante sulla cosa, ottenuto leggendo casualmente al contrario la scritta coffee-room su di una porta a vetri da parte di un personaggio dickensiano – con i medesimi intenti del suo autore. 


By the forging of Gram cold iron was revealed; by the making of Pegasus horses were ennobled; in the Trees of the Sun and Moon root and stock, flower and fruit are manifested in glory (The monsters and the critics and other essays, p. 147)


L’uso dell’immaginazione viene qui accostato direttamente a quell’elemento che così ampiamente popola le creazioni di questa stessa facoltà: la magia. L’immaginazione come potere quasi-soprannaturale è infatti ciò che ci permette di scindere una cosa dal suo attributo e di pensarne isolatamente gli aggettivi: questa straordinaria capacità umana è il presupposto per poter rimescolare le qualità caratterizzanti degli oggetti in modo diverso da come si presentano nella realtà.


The human mind, endowed with the powers of generalisation and abstraction, sees not only green-grass, discriminating it from other things (and finding it fair to look upon), but sees that it is green as well as being grass. (The monsters and the critics and other essays, p. 122)


The mind that thought of light, heavy, grey, yellow, still, swift, also conceived of magic that would make heavy things light and able to fly, turn grey lead into yellow gold, and the still rock into swift water (ibid)


In questa fenomenologia dell’immaginazione, la capacità di scindere una sostanza dalla sua nota essenziale è il primo passo per disporre dei materiali che la realtà ci offre e farne altro. Ma condurre con successo questa ulteriore operazione spetta all’arte, e solo in uno nuovo senso – stavolta definito come termine tecnico – si può parlare ancora di immaginazione rispetto al lavoro che compie colui che si impegna a costruire un mondo ulteriore rispetto a quello primario: è l’arte che media fra l’immaginazione e il risultato, lavorando per conferire al prodotto una nuova realtà. Si tratta qui di infondere realtà nell’ideale, sapienza artigiana che Tolkien riserva al fabbricante di fairy-stories.
Da questa congiunzione di visioni fra Tolkien e Chesterton rispetto al tema dell’immaginazione sembra derivare un quadro teorico preciso: l’immaginazione appare come facoltà legata non semplicemente all’esaltazione delle possibilità creative dell’uomo, ma sono semmai queste ultime a dare rinnovato splendore alla realtà di cui si servono, rielaborandola. Una facoltà capace di farci riacquisire la salute, permettendoci di tornare a «vedere le cose come siamo supposti vederle» (The monsters and the critics and other essays, p. 146)
A questo punto sembra affiorare una possibile obbiezione: dove si colloca, in questa prospettiva, lo stimolo rivoluzionario, la possibilità di pensare uno scarto rispetto alla realtà?
Dinnanzi ad un reale che sembriamo supposti dover meramente accettare, la capacità tolkeniana di creare mondi alternativi sembra consentirci una mera via di fuga: il fantastico sembra costituire il luogo della diserzione rispetto a quella realtà cui pure paga pegno. Questo pare il rischio di un simile “realismo”. Eppure, si può sostenere che non sia questa la conseguenza ultima di questo approccio.
La risposta sta nell’inquadrare adeguatamente il momento di ritorno dal fantasticato al reale: nella nuova innocenza con cui osserviamo la cosa non è implicata una sua mera accettazione, ma anche la riacquisita capacità di distinguere fra ciò che è sano e ciò che è malato, di capire qual è la vera realtà nel cumulo di cose che finora abbiamo impropriamente chiamato reali. Il nuovo sguardo si arricchisce della capacità di giudicare l’esser reale o meno della realtà che ci si trova di fronte: per far questo non basta l’immaginazione, ma si deve esser passati attraverso la fiaba.
Il mondo alternativo, in cui pure possiamo fuggire, diventa ben presto noioso se privo delle medesime battaglie che possiamo combattere nella realtà: ciò non lo rende simile ad un’allegoria, ma vivendo in esso ci è consentito di osservare il dipanarsi di un nucleo comune allo stesso mondo con cui ci confrontiamo costantemente, ed è a partire da qui che a guardar bene ci vengono descritte possibilità d’azione per difendere ciò che a questo punto ci appare come degno di essere salvato. Lo sguardo del bambino è certamente quanto dobbiamo guadagnare, ma solo perché la sua innocenza è la condizione favorevole per accettare di compiere quelle decisioni che portano a crescere.


Children are meant to grow up, and not to become Peter Pans. Not to lose innocence and wonder; but to proceed on the appointed journey: that journey upon which it is certainly not better to travel hopefully than to arrive, though we must travel hopefully if we are to arrive (The monsters and the critics and other essays, p. 137)


Se nella visione orribile del mostro, comune a tutti i bambini, l’immaginazione non fa che concederci un primo accesso al mondo dell’anima, nella fairy-story come prodotto del suo uso sapiente, ci è fornita anche la visione di una possibilità d’azione su quel reale ormai riconosciuto:


fairy tales do not give the child the idea of the evil or the ugly ; that is in the child already, because it is in the world already. Fairy tales do not give a child his first idea of bogey. What fairy tales give the child is his first clear idea of the possible defeat of bogey. The baby has known the dragon intimately ever since he had an imagination. What the fairy tale provides for him is a St. George to kill the dragon. (Tremendous Trifles, p. 102)


Dal mondo del fantastico torniamo carichi di un tesoro ulteriore rispetto al rinnovato sguardo sulla realtà: la mappa del mondo si è arricchita della nostra posizione. Siamo più vicini a capire che cosa sia giusto fare.

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Riferimenti bibliografici:

G. K. CHESTERTONThe defendant, R Brimley Johnson, London 1901;
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HESTERTONOrthodoxy, William Clowes and sons, London 1909;
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HESTERTONThe Red Angel in Tremendous Trifles, Meuthen & Co., London 1909;
J. R. R. TOLKIENOn fairy-stories, in The monsters and the critics and other essays, George Allen & Unwin, London 1983 (prima pubblicazione 1947)