domenica 4 gennaio 2026
L’Attualità Profetica de "L’Osteria Volante" di Chesterton: Un Viaggio tra Ismi, Ribellione e Modernità | Saverio Grimaldi su Edunews24.
mercoledì 10 dicembre 2025
Chesterton secondo la Letteratura inglese di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.
Non vi parlerò del cardinale Newman, eccellente scrittore ma un po' lontano nel tempo, né di Hopkins che richiede un discorso separato e la cui enorme importanza è del resto esclusivamente letteraria. Vi parlerò soltanto di Chesterton e del gruppo esiguo ma valoroso che sotto di lui si raggruppò e che dopo di lui continua a propagandare le sue idee.Chesterton (1874-1936) fu poeta di vaglia nel suo genere non poetico, e romanziere e novellatore di eccelso valore; ma fu soprattutto, tanto come poeta che come romanziere e autore di saggi e articoli, polemista valorosissimo e instancabile.Al cattolicesimo formale egli giunse tardi: si convertì pienamente non molti anni prima della morte. Ma da sempre aveva polemizzato per ciò che gli stava a cuore e che (per lui) s'identificava col cattolicesimo: il rispetto della tradizione, la difesa dell'individualità umana minacciata dal socialismo, la difesa della carità cattolicamente intesa contro ogni forma d'ipocrita beneficenza e di statalizzazione della previdenza. Suoi avversari secondari furono i «proibizionisti» e i colonialisti.È bastata, evidentemente, l'elencazione dei suoi bersagli per farvi capire in chi s'incarnasse il suo nemico. In G. B. Shaw. E fu una grande epoca quella fra il 1910 e il 1930, durante la quale questi due super-campioni della polemica si battevano sulla pedana della stampa dinanzi al pubblico inglese, il quale con le sue abitudini sportive applaudiva imparziale ai bei colpi, da qualsiasi parte venissero.Fedeli alle tradizioni i due avversari erano amicissimi e quando ciascuno di essi immaginava una bella «uscita» che non gli poteva servire pare la comunicasse all'altro perché l'avversario se ne servisse nei suoi articoli e non venisse perduta. Fair play.Cominciamo dalle poesie. Esse sono tra le più divertenti che esistano. Composte su metri presi alle antiche ballate o presi in prestito da Kipling, esse snodano una serie dei più bei jokes che siano mai stati scritti in versi o in prosa. Sarebbe inutile elencare tutte le sue raccolte di versi. Le migliori sono The Ballad of the White Horse (1911) e Wine, Water and Song (1915) che fra l'altro contiene quelle poesie inserite nel romanzo The Flying Inn che sono fra le più spassose. In un genere più sostenuto The Ballad of St Barbara (1922) e soprattutto Lepanto raggiungono in qualche momento la vera poesia.I romanzi e le novelle di Chesterton sono moltissimi e molti sono inutili dal punto di vista artistico, se si astrae dal loro impeto polemico sempre notevolissimo. Fra i migliori io porrei Manalive, The Ball and the Cross, The Napoleon of Notting Hill. Fra i peggiori appunto quel Flying Inn che contiene invece le liriche più estrose dell'autore. Ma intendiamoci, buoni o cattivi tutti sono divertentissimi, pieni di brio e presentano caricature di persone immaginarie o reali disegnate con diabolica malizia.
martedì 2 dicembre 2025
«Avere il coraggio di guardarsi attorno e ringraziare di tutto» - Un intervista un po' datata ma sempre fresca alla nostra Annalisa Teggi.
mercoledì 9 luglio 2025
Il Foglio, 2 luglio 2025 - Carlo Marsonet recensisce Il profilo della ragionevolezza.
mercoledì 25 giugno 2025
Un articolo di Dale Ahlquist sul centenario della conversione di Chesterton.
martedì 29 aprile 2025
lunedì 28 aprile 2025
Da L'Osservatore della Domenica del 13 maggio 1956 - G. K. Chesterton, il filosofo dal naso dipinto di verde.
Il 13 maggio 1956 Leone Dogo scrisse un articolo sul Nostro Eroe, nell'imminenza del ventennale della sua morte, intitolato «G. K. Chesterton: il filosofo dal "naso dipinto di verde"», che riprendeva la famosa immagine creata da Emilio Cecchi.
Dice Dogo con stupore: "La traduzione italiana di «Ortodossia», vale a dire di quello che giustamente è ritenuto il capolavoro di Chesterton saggista, ha raggiunto l'anno scorso la sesta edizione, per i tipi della Morcelliana. Sei edizioni in pochi anni di un libro di filosofia! In Italia!!.. Un piccolo miracolo; che però si spiega assai bene".
domenica 27 aprile 2025
La famosa "Visita a Chesterton" di Emilio Cecchi finisce sull'Osservatore della Domenica del 16 ottobre 1960.
Nell'opera di scavo all'interno dell'archivio dell'Osservatore della Domenica condotto dal nostro Angelo Bottone è emerso anche il famoso resoconto della visita di Emilio Cecchi a Beaconsfield da Chesterton, più volte riportata e citata nel nostro blog (ne parlammo anche in occasione del ventilato abbattimento dell'abitazione dei Chesterton chiamata Overroads).
È un famoso brillantissimo racconto, scritto magistralmente da colui che definimmo il mentore italiano di Chesterton. Più volte abbiamo parlato della centralità della sua opera nell'introdurre Chesterton in Italia, attraverso le sue recensioni e soprattutto attraverso La Ronda.
Oggi è reperibile anche nel volume Scrittori Inglesi e Americani, continuamente ripubblicato negli anni.
L'Osservatore si interesso così a Chesterton e a Cecchi.
Casos vuole che la pagina riporti anche un articolo di un altro chestertoniano italiano, Piero Bargellini che, da direttore e ispiratore de Il Frontespizio, diede altrettanto spazio a Chesterton, complice don Giuseppe De Luca.
Tutte cose di cui troverete ampia e più approfondita traccia su questo blog digitando questi illustri nomi nel motore di ricerca interno, in alto a sinistra.
Marco Sermarini
mercoledì 15 febbraio 2023
I pastori antimoderni di Chesterton | di Nicola Costa Lucco.
C’era una volta l’Arcadia, una terra verde e rigogliosa racchiusa fra le montagne selvagge della Grecia. Vi regnava il dio Pan, per metà uomo e per metà caprone, sempre accompagnato dal suo corteo di satiri e driadi. In questo immenso giardino non esistevano preoccupazioni: i frutti della terra crescevano spontanei e abbondanti, le greggi e gli armenti pascolavano in tranquillità donando il proprio latte ai pacifici pastori. Nelle acque placide e cristalline dei fiumi nuotavano le naiadi, ninfe delle acque: nude, libere, bellissime. L’Arcadia era un luogo perfetto, un idillio incantato dove ogni essere vivente abitava in perfetta armonia. L’uomo, gli animali, le divinità, gli spiriti delle foreste erano un tutt’uno con la natura. Questo mondo di pace e tranquillità è stato per secoli l’ispirazione di innumerevoli opere letterarie, dalla poesia ellenistica di Teocrito alle Bucoliche di Virgilio, dal poema di Jacopo Sannazaro fino ai lavori di John Keats. Grazie allo straordinario successo di questi e di altri capolavori, si è imposto nell’immaginario collettivo il modello di un pastore idealizzato, umile di fronte alla bellezza che si schiude davanti ai suoi occhi, felice di poterla celebrare con la musica del flauto. La vita dei campi viene individuata come via maestra per la felicità.
Oggi si è perso qualunque tipo di curiosità per questa rappresentazione. L’Arcadia non affascina più e ha smesso di essere la protagonista dei componimenti poetici. Di tale disinnamoramento ha parlato anche G.K. Chesterton, giornalista, romanziere e saggista prolifico, uno dei più acuti e pungenti critici della modernità, tanto da meritarsi il titolo di “principe del paradosso”. In un breve scritto intitolato “In difesa delle pastorelle di ceramica”, l’autore lamenta la scomparsa dell’entusiasmo per la vita arcadica, che è “oggi esposto al dileggio del realismo”.
Il resto qui sotto:
https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=54805
domenica 8 agosto 2021
giovedì 5 agosto 2021
Il principe dei paradossi - L' Intellettuale Dissidente.
Scrittore, poeta, giornalista, saggista dalla penna ironica e pungente, patriota inglese, figlio di anglicani poi convertitosi al credo cattolico, "principe dei paradossi" e autore della fortunata serie di racconti su Padre Brown, Gilbert Keith Chesterton (29 maggio 1874 – 14 giugno 1936) è considerato da molti il teorico del cosiddetto Distributismo – un pensiero economico alternativo tanto al capitalismo quanto al socialismo.
Tra queste due organizzazioni sociali tipicamente considerate agli antipodi, il capitalismo da una parte ed il socialismo dall'altra, vi è infatti una tendenza comune da cui Chesterton vuole difendersi e contro la quale ci mette in guardia: la tendenza di entrambe al monopolio e alla concentrazione della ricchezza; sia essa in mano a pochi capitalisti, o in mano allo Stato, o in mano a pochi capitalisti che dirigono le leve dello Stato.
Il resto in questo collegamento:
https://www.lintellettualedissidente.it/controcultura/filosofia/il-principe-dei-paradossi-g-k-chesterton/venerdì 22 gennaio 2021
La voce "Gilbert Keith Chesterton" dell'Oxford Dictionary of National Biography.
Chesterton tended to hero-worship Belloc and was strongly but not always fortunately influenced by him.
Eventually Frances Chesterton decided that her husband would be better off out of London and the temptations of Fleet Street, and in 1909 the Chestertons moved to Beaconsfield in Buckinghamshire.
Chesterton also absorbed from Belloc and from his brother the antisemitism which disfigures his work, though he lived long enough to be horrified by the antisemitic programme which Hitler started putting into effect in Germany after 1933.
It is not surprising that his later writings show signs of fatigue; the use of paradox, originally so surprising and provocative, becomes repetitive and predictable, and he is given to setting up and then demolishing straw men. Even at its best his late prose can resemble a baroque sermon, spinning endless significance out of a simple truth.
As an eminent Roman Catholic layman, praised and honoured in the church, his writing was directed to defending and expounding Catholicism in all its aspects. As his critical Catholic admirer Christopher Hollis put it:
this robbed his writing of that power of surprise which was itself one of its main attractions. Of the early Chesterton one never knew what he was going to say. Of the later Chesterton one always knew what he was going to say.Hollis, 221–2
https://www.oxforddnb.com/view/10.1093/ref:odnb/9780198614128.001.0001/odnb-9780198614128-e-32392
mercoledì 15 luglio 2020
Il contributo di un giovane ricercatore su Chesterton, Tolkien ed immaginazione.
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| Chesterton, Tolkien e Lewis. |
Negli anni ne abbiamo talvolta parlato (addirittura abbiamo scoperto chi sosteneva esistere una "scuola chestertoniana" dal punto di vista letterario, come pure abbiamo scoperto chi considera e considerava Chesterton un filosofo a tutti gli effetti), ma qui c'è un giovane ricercatore che ci offre un punto di vista circa il rapporto di Chesterton e Tolkien con l'immaginazione, volendo un campo sconfinato e denso di sviluppi.
Un'altra cosa da tenere in conto è l'aumento di lavori accademici su Chesterton. Uno dei nostri soci si è offerto di creare una specie di data base. Chi vuole può segnalarne.
Lo scopo di questa pubblicazione, che vorrebbe non essere la sola, è quello di suscitare un dibattito articolato ed ordinato. E' per questo che vi propongo questo lavoro.
Sarei lieto di vedere qualcuno replicare, dire di essere d'accordo o in disaccordo su questo o quell'aspetto. Ho piacere che le idee circolino perché le idee sono alla base di tutto. Vorrei che la Società facesse da volano per una rinascita del pensiero e della vita cristiana e della ragione.
Alessandro Pisani ha conseguito la laurea magistrale in Filosofia e Forme del Sapere all'Università di Pisa discutendo una tesi su Fenomenologia ed Esternalismo nell'anno accademico 2018. Ha pubblicato alcuni lavori di argomento filosofico. Si interessa a Chesterton e a Tolkien come vedete.
Dunque, ecco il suo lavoro, parliamo dei nostri eroi e delle nostre vedute su di essi. Per parlarne potete usare la nostra mail o commentare il post, penseremo noi al resto.
Grazie ad Alessandro, grazie a voi.
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Riferimenti bibliografici:
G. K. CHESTERTON: The defendant, R Brimley Johnson, London 1901;
G. K. CHESTERTON: Orthodoxy, William Clowes and sons, London 1909;
G. K. CHESTERTON: The Red Angel in Tremendous Trifles, Meuthen & Co., London 1909;
J. R. R. TOLKIEN: On fairy-stories, in The monsters and the critics and other essays, George Allen & Unwin, London 1983 (prima pubblicazione 1947)









