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domenica 26 aprile 2026

il 23 aprile è stata la festa di San Giorgio, patrono d'Inghilterra, e Chesterton scrisse una simpatica poesia in suo onore...

San Giorgio,
Carlo Crivelli, Polittico
del 1472.



St George he was for England, 
And before he killed the dragon
He drank a pint of English ale
Out of an English flagon.
For though he fast right readily
In hair-shirt or in mail,
It isn't safe to give him cakes
Unless you give him ale.

St George he was for England,
And right gallantly set free
The lady left for dragon's meat
And tied up to a tree;
But since he stood for England
And knew what England means,
Unless you give him bacon
You mustn't give him beans.

St George he is for England,
And shall wear the shield he wore
When we go out in armour
With battle-cross before.
But though he is jolly company
And very pleased to dine,
It isn't safe to give him nuts
Unless you give him wine.

_____________

nostra traduzione in prosa ©:

San Giorgio stava dalla parte dell'Inghilterra,
E prima di uccidere il drago
Bevve una pinta di birra inglese
Da una brocca inglese.
Perché sebbene digiuni volentieri
In cilicio o in cotta di maglia,
Non è sicuro offrirgli dolci
A meno che non gli si offra della birra.

San Giorgio stava dalla parte dell'Inghilterra,
E con grande galanteria liberò
La damigella destinata a diventare cibo del drago
E legata a un albero;
Ma poiché si batteva per l'Inghilterra
E sapeva cosa significasse l'Inghilterra,
A meno che non gli si dia del bacon
Non bisogna dargli fagioli.

San Giorgio sta per l'Inghilterra,
E indosserà lo scudo che portava
Quando usciamo in armatura
Con la croce da battaglia davanti.
Ma sebbene sia di allegra compagnia
E molto lieto di cenare,
Non è sicuro dargli noci
A meno che non gli si dia del vino.

sabato 20 dicembre 2025

Si avvicina il Santo Natale e allora riproponiamo cose belle natalizie del Nostro Comune Amico... - The House of Christmas.



There fared a mother driven forth
Out of an inn to roam;
In the place where she was homeless
All men are at home.
The crazy stable close at hand,
With shaking timber and shifting sand,
Grew a stronger thing to abide and stand
Than the square stones of Rome.
For men are homesick in their homes,
And strangers under the sun,
And they lay on their heads in a foreign land
Whenever the day is done.
Here we have battle and blazing eyes,
And chance and honour and high surprise,
But our homes are under miraculous skies
Where the yule tale was begun.
A Child in a foul stable,
Where the beasts feed and foam;
Only where He was homeless
Are you and I at home;
We have hands that fashion and heads that know,
But our hearts we lost - how long ago!
In a place no chart nor ship can show
Under the sky's dome.
This world is wild as an old wives' tale,
And strange the plain things are,
The earth is enough and the air is enough
For our wonder and our war;
But our rest is as far as the fire-drake swings
And our peace is put in impossible things
Where clashed and thundered unthinkable wings
Round an incredible star.
To an open house in the evening
Home shall men come,
To an older place than Eden
And a taller town than Rome.
To the end of the way of the wandering star,
To the things that cannot be and that are,
To the place where God was homeless
And all men are at home.

(Nostra traduzione:

C'era una madre cacciata via
Da una locanda e costretta a vagare;
Nel luogo dove era senza tetto
Tutti gli uomini sono a casa.
La stalla fatiscente lì vicino,
Con travi traballanti e sabbia instabile,
Divenne qualcosa di più solido e resistente
Delle pietre squadrate di Roma.
Perché gli uomini hanno nostalgia di casa nelle loro case,
E sono stranieri sotto il sole,
E si coricano su un letto in terra straniera
Ogni volta che il giorno finisce.
Qui abbiamo battaglie e occhi fiammeggianti,
E fortuna e onore e grandi sorprese,
Ma le nostre case sono sotto cieli miracolosi
Dove è iniziata la storia del Natale.
Un bambino in una stalla sporca,
Dove le bestie mangiano e schiumano;
Solo dove Lui era senza casa
Tu ed io siamo a casa;
Abbiamo mani che modellano e teste che sanno,
Ma abbiamo perso i nostri cuori - quanto tempo fa!
In un luogo che nessuna mappa né nave può mostrare
Sotto la cupola del cielo.
Questo mondo è selvaggio come una favola di vecchie comari,
E strane sono le cose semplici,
La terra è abbastanza e l'aria è abbastanza
Per la nostra meraviglia e la nostra guerra;
Ma il nostro riposo è lontano quanto il drago di fuoco oscilla
E la nostra pace è riposta in cose impossibili
Dove si scontrano e tuonano ali impensabili
Intorno a una stella incredibile.
In una casa aperta la sera
Gli uomini torneranno a casa,
In un luogo più antico dell'Eden
E in una città più alta di Roma.
Alla fine del cammino della stella errante,
Alle cose che non possono essere e che sono,
Al luogo dove Dio era senza casa
E tutti gli uomini sono a casa
).


Gilbert Keith Chesterton, Poems, Burns and Oates, London 1915
(pubblicata per la prima volta in The Daily News, 25 dicembre 1906)





martedì 5 agosto 2025

Un aforisma al giorno - Perché me ne sono concessi due?



Ecco che muore un altro giorno

Durante il quale ho avuto occhi, orecchie, mani

E il grande mondo intorno a me;

E con domani ne inizia un altro.

Perché me ne sono concessi due?

Gilbert Keith Chesterton, dal Notebook.



mercoledì 30 aprile 2025

Breve recensione de La Ballata del Cavallo Bianco tradotta in rima da Giulio Mainardi.

È appena uscita una nuova edizione italiana de La Ballata del Cavallo Bianco, per i tipi delle Edizioni del Faro (Trento). Come promesso ne parliamo insieme.

Giulio Mainardi (che è ormai una vecchia conoscenza nonostante la sua giovane età, ancora nei venti, oltre che un traduttore ormai esperto, avendo tradotto molte opere anche inedite del nostro Chesterton) ha tradotto in rima un’opera anzi un poema certamente impegnativo.

Forse non tutti sono consapevoli della massa critica costituita dall’opera poetica di Chesterton, ampiamente sottovalutata. È poco conosciuta, anche se ha ricevuto il plauso di uomini come John Ronald Reuel Tolkien, nonché la gloria di essere cantata in circostanze decisive della vita, quelle in cui non si scherza, come accadde ai soldati inglesi nelle trincee francesi della Somme durante la Prima Guerra Mondiale (vedi il caso della poesia Lepanto, di cui ho avuto il piacere di scrivere la prefazione; l'opera è stata tradotta anche in questo caso da Giulio Mainardi). Dunque, un’opera così importante, espressa in un genere come quello poetico, non può essere sorvolata. 

Parliamo della scelta di tradurre in rima, perché questa è la novità: è costata cara al traduttore, questa scelta! Si è trattato di una fatica di oltre nove anni, lo dice lui stesso, ma lo ha fatto convinto di compiere un’opera doverosa. Dovete sapere che Chesterton da qualche parte ha scritto che la poesia è ritmo e se non la si fa in rima è come la prosa. Con questo Chesterton voleva semplicemente ribadire un concetto che lo fa assurgere a difensore della classicità. Quest’idea di classicità è il motivo che spinse Emilio Cecchi a invitare lui e Belloc  a scrivere per La Ronda (ne dà conto nel famoso articolo Ospiti di cui abbiamo parlato più volte e che abbiamo pubblicato su questo blog). Non sono certo che Cecchi sapesse di questa riga che esprime con tanta chiarezza il pensiero di Chesterton sulla poesia, però sono certo che, semmai l’abbia letta, l’avrà trovata assolutamente confacenti a quei motivi che lo avevano reso ammiratore e mentore italiano del nostro eroe inglese.

In ogni caso è sempre il traduttore a dare conto di questa scelta: lo fa nella prefazione, riprendendo un pensiero di Chesterton stesso in Fancies versus Fads, e ribadendo la volontà di dare forma poetica anche alla traduzione perché essa integra e costituisce lo spirito dell'opera tradotta.

Pure di rilievo è la bibliografia, in fondo al libro, con cui Mainardi dà conto delle proprie scelte e del proprio lavoro.

Mainardi compie anche un’altra opera: alla maniera di una volta traduce in italiano anche i nomi dei luoghi e delle persone che compongono questo affresco medievale, e dà conto delle scelte. Qualcuno potrebbe rimanere anche piuttosto perplesso, ma in fondo cosa c'è strano? Noi chiamiamo la città tedesca di Mainz col nome italianissimo di Magonza, Gdańsk col nome di Danzica (che per i tedeschi si chiama sempre Danzig, come chiamano Görz la nostra Gorizia), i cronisti della battaglia di Lepanto ribattezzarono Occhialì il capo dell'ala sinistra della flotta ottomana che in realtà si chiamava Uluç Alì (che era il suo nome da rinnegato e significava proprio Alì il Rinnegato, in quanto prima di convertirsi all'islam si chiamava Giovan Dionigi Galeni…). Ho fatto degli esempi banali, però credo che questo incarni il tentativo di ridare dignità e vita alla nostra lingua che la sta perdendo passo dopo passo, perché la crediamo non adatta ad esprimere sentimenti e concetti che vengono da un altro mondo. È una scelta, a volte potrebbe anche disorientare, però io la trovo un gesto di affetto verso la nostra lingua, come se il traduttore volesse rendere più familiare ancora uno scenario che l’autore vuole che ci tocchi fino in fondo. 

D’altronde la traduzione deve sapere della cultura di chi la leggerà. Sarebbe bello rileggere il saggio di Belloc intitolato Sulla traduzione (è edita in italiano e con questo titolo da Morcelliana), lui che aveva due identità culturali, etniche, due tradizioni molto distinte ma non per questo del tutto inconciliabili, nelle sue vene, quella francese e quella inglese. Potremmo fare tantissimi esempi di come a volte siamo costretti a rendere delle espressioni straniere che, se tradotte alla lettera, sarebbero senza senso o ridicole (una su tutte: "alive and kicking" non lo traduciamo "vivo e scalciante", perché sarebbe poco comprensibile e onestamente farebbe un pochino ridere, e facciamo bene se lo traduciamo "vivo e vegeto", che invece in inglese non è immediatamente comprensibile...). 

Inoltre, Mainardi fa anche un grosso lavoro di carattere filologico: cita e dà conto di opere come quella di suor Bernadette Sheridan, dà conto delle proprie scelte, le confronta con quelle di altri traduttori o commentatori (c’è spazio anche per la nostra Annalisa Teggi, che ha fatto la prima traduzione in assoluto - non solo prima in italiano dunque - di quest’opera, e l’ha fatta con scienza e coscienza in prosa). 

Insomma, c’è di che discutere e commentare. Io trovo che sia un’opera bella, tra l’altro contenuta in un oggetto più che dignitoso, visto che il libro è bello ed apprezzabile anche fisicamente, e si tiene in mano con piacere; ha trovato anche delle soluzioni grafiche adeguate per mostrare note e, coraggiosamente, il testo originale a fronte.

Una bella cosa, un tassello in più dell'opera di diffusione e di studio del nostro caro Chesterton, che oggi avrà una voce in più, ed oltretutto musicale, per farsi conoscere in Italia.

Marco Sermarini

Qui sotto trovate alcune delle traduzioni di Giulio Mainardi e i nostri post che le riguardano:


Magia e altri sette drammi










domenica 24 marzo 2024

The Donkey, poesia della Domenica delle Palme.

 THE DONKEY

G.K.  CHESTERTON

When fishes flew and forest walked
     And figs grew upon thorn,
Some moment when the moon was blood
    Then surely I was born.

With monstrous head and sickening cry
     And ears like errant wings
The devil's walking parody
    On all four-footed things

The tattered outlaw of the earth,
     Of ancient crooked will;
Stave, scourge, deride me: I am dumb,
    I keep my secret still.

Fools! For I also had my hour;
    One far fierce hour and sweet:
There was a shout about my ears,
     And palms before my feet.

Illustration to "The Donkey" by
G.K. Chesterton:
"When Fishes Flew and Forests Walked"
by Tom Chadwick (1938)


mercoledì 28 febbraio 2024

Una vecchia recensione de La ballata del cavallo bianco, sfuggitaci nel 2009. La riproponiamo.

«Si è dimenticato che Chesterton fu, tra le altre cose, un ammirevole poeta. Nella poesia La ballata del Cavallo Bianco si trovano metafore che Victor Hugo avrebbe ammirate». Così, nelle sue Conversazioni nel 1987, Borges coglieva con il solito acume una profonda verità: se si pensa a Chesterton può venire in mente il giallista o l’apologeta, ma difficilmente si ricorderanno i suoi versi. Almeno fino ad oggi: è appena stato pubblicato dall’editore Raffaelli proprio il poema citato da Borges, che mancava dalle librerie italiane dalla raccolta curata nel 1939 da Alberto Castelli sugli Scrittori inglesi contemporanei, a colmare un vuoto di settant’anni e a dare conferma al giudizio del poeta argentino. Chesterton è (anche) un grande poeta, e la critica su questo punto deve (ri)fare i conti, un’operazione che può essere agevolata dall’uscita di questo poema in otto canti composto nel 1911 e dedicato alla vittoria del mitico re inglese Alfred sugli invasori danesi alla fine del nono secolo. Una figura appunto mitica, che si situa sul labile confine tra la storia e il mito, ma è proprio questo che intriga Chesterton che anni prima, nel saggio Ortodossia, aveva dichiarato, con il suo inguaribile humour, la sua opzione a favore della leggenda rispetto alla pedante e sempre faziosa storiografia: «La leggenda è fatta generalmente maggioranza, sana, degli abitanti di un villaggio; il libro è scritto, generalmente da quello, fra gli abitanti del villaggio, che è matto». Allo scrittore inglese piace la leggenda in quanto fatto popolare, affidato al semplice uomo comune che è grande proprio per la sua capacità di essere umile. Un sentimento espresso mirabilmente in questo verso della Ballata che racchiude tutto il credo poetico chestertoniano: «...quando la lavagna blu del cielo è cancellata/ completamente fino all’ultima stella/ e compaiono nuovi segni potenti da leggere,/ allora, gli occhi si spalancano per incredibile meraviglia,/ come quando un grande uomo vede chiaramente/ qualcosa che è più grande di lui». L’umiltà e la meraviglia sono sorelle nella visione di Chesterton che nel 1911 non è ancora approdato al cattolicesimo, anche se tutto l’impianto e molti versi del poema già rivelano la sua futura conversione, ad esempio quando contrappone gli inglesi convertiti ai danesi pagani: «Gli uomini dell’Est scrutano le stelle,/ per segnare gli eventi e i trionfi,/ ma gli uomini segnati dalla croce di Cristo/ vanno lieti nel buio». In questo verso, apprezzato anche dal filologo russo Averincev, si ritrova sia il gusto di Chesterton per il gioco di parole (la contrapposizione tra il segnare e l’essere segnati) che non è mai fine a se stesso, ma sempre a servizio di una verità più grande da spiegare o illuminare, sia quelle parole finali relativa al camminare «lieti nel buio», anch’esse un’altra piccola summa della poetica dell’autore inglese, capace di parlare con saggezza della luce, proprio perché ben consapevole dell’ombra che attraversa la vita di ogni essere umano.

Andrea Monda

G. K. Chesterton, «La ballata del Cavallo Bianco», Raffelli Editore, Rimini, pp.179, 15 euro.

La Ballata del cavallo bianco in edizione
Methuen (1928) illustrata
da Robert Austin (1895 - 1973).




domenica 31 dicembre 2023

Chesterton è attuale - Andrea Monda, 30 dicembre 2023.

Ecco, si chiude un altro giorno

nel quale ho avuto

occhi, orecchie, mani

e il gran mondo attorno a me;

e domani ne inizia un
altro.

Perché me ne sono concessi due?

G. K. Chesterton, spesso lo si dimentica, fu innanzitutto poeta. E tutta la sua poesia è imperniata sul senso della gratitudine, come in questi rapidi versi interrogativi che scritti alla chiusura di un giorno, vogliamo pubblicare oggi alla chiusura di un anno, con lo stesso senso di meraviglia contemplativa e grata. 

Andrea Monda, Osservatore Romano, 30 dicembre 2023.

domenica 12 novembre 2023

Poem of the week: The Rolling English Road by GK Chesterton | Carol Rumens su The Guardian, 13 Giugno 2011.


The Drunken Reveller

This genial defence of a drink or two rattles along with inimitable panache.

This week's choice may be the best-loved of GK Chesterton's poems, but perhaps not many readers know that "The Rolling English Road", first published in a political weekly in 1913, was originally titled "A Song of Temperance Reform".

I think it was TS Eliot who described Chesterton's verse as "first-rate journalistic balladry" and there's no doubt that much of it, like much of his writing in general, has a mission to persuade. Not for Chesterton the then-fashionable dictum of "art for art's sake". Behind "The Rolling English Road" lies its author's powerfully-felt opposition to the threatened introduction of Prohibition into Britain: the law had already been passed in the US, and Chesterton saw it as an abuse of the ordinary man's right to ordinary pleasures. But, if moral indignation was the impulse, the resulting poem is miles away from one-sided polemic.

(Nostra traduzione: La scelta di questa settimana è forse la più amata tra le poesie di GK Chesterton, ma forse non molti lettori sanno che "The Rolling English Road", pubblicata per la prima volta su un settimanale politico nel 1913, era originariamente intitolata "A Song of Temperance Reform". Credo sia stato TS Eliot a descrivere i versi di Chesterton come "ballate giornalistiche di prim'ordine" e non c'è dubbio che gran parte di essi, come gran parte dei suoi scritti in generale, abbiano la missione di persuadere. Non è per Chesterton il dettame allora in voga dell'"arte per l'arte". Dietro "The Rolling English Road" si cela l'opposizione fortemente sentita dal suo autore alla minacciata introduzione del proibizionismo in Gran Bretagna: la legge era già stata approvata negli Stati Uniti e Chesterton la vedeva come un abuso del diritto dell'uomo comune ai piaceri ordinari. Ma se l'impulso era l'indignazione morale, il poema che ne risulta è ben lontano dalla polemica unilaterale).

(...)

The Rolling English Road 

Before the Roman came to Rye or out to Severn strode, 
The rolling English drunkard made the rolling English road. 
A reeling road, a rolling road, that rambles round the shire, 
And after him the parson ran, the sexton and the squire; 
A merry road, a mazy road, and such as we did tread
The night we went to Birmingham by way of Beachy Head.

I knew no harm of Bonaparte and plenty of the Squire, 
And for to fight the Frenchman I did not much desire; 
But I did bash their baggonets because they came arrayed 
To straighten out the crooked road an English drunkard made,
Where you and I went down the lane with ale-mugs in our hands, 
The night we went to Glastonbury by way of Goodwin Sands.

His sins they were forgiven him; or why do flowers run 
Behind him; and the hedges all strengthening in the sun? 
The wild thing went from left to right and knew not which was which,
But the wild rose was above him when they found him in the ditch. 
God pardon us, nor harden us; we did not see so clear 
The night we went to Bannockburn by way of Brighton Pier.

My friends, we will not go again or ape an ancient rage, 
Or stretch the folly of our youth to be the shame of age,
But walk with clearer eyes and ears this path that wandereth, 
And see undrugged in evening light the decent inn of death; 
For there is good news yet to hear and fine things to be seen, 
Before we go to Paradise by way of Kensal Green.

Il resto dell'articolo è nel collegamento qui sotto:

https://www.theguardian.com/books/booksblog/2011/jun/13/poem-week-g-k-chesterton

giovedì 26 ottobre 2023

Oggi è Sant'Alfredo il Grande, e questo dovrebbe dirci qualcosa...

Amici, saprete di certo che stiamo parlando di lui, di King Alfred, ossia del protagonista de La ballata del cavallo bianco. Qui di seguito un breve profilo biografico e alcuni riferimenti del nostro blog su La ballata (ma ce ne sono altri, basta cercare col motore di ricerca interno e con le etichette).

26 ottobre: Sant’Alfredo il Grande.

Alfredo nacque a Wantage, Berkshire, in Gran Bretagna, nell’849 e morì nell’899, a 50 anni.

Fu prima re del Wessex (antico regno dei Sassoni) e poi re degli Anglosassoni dall’878 all’899.

Sostenne una lotta accanita contro i pagani invasori scandinavi, in particolare contro i Danesi che già dal tempo di suo padre avevano invaso il Wessex ed erano quasi riusciti ad occupare l’Inghilterra. Impose la propria superiorità sui Danesi con le vittorie militari di Ethandun, di Benfleet e di Buttington.

Salvò la fede cristiana, ripristinò l’autorità regia e preparò l’unità del Paese; nonostante le difficoltà del suo regno, riuscì a promuovere una splendida rinascita della civiltà anglosassone.

Diffuse la cultura attraverso traduzioni di opere latine, come quelle di san Beda il Venerabile, monaco anglosassone e Dottore della Chiesa; inoltre incoraggiò la composizione di opere storiche e ne scrisse lui stesso (Cronaca degli Anglosassoni).

Riorganizzò l’amministrazione dello Stato e notevole fu anche la sua opera legislativa, volta a superare il vecchio diritto consuetudinario germanico.

Eccelsa figura di santo sovrano, è l’unico re nella storia inglese che meritò l’appellativo “il Grande”.

_____________

La presentazione della traduzione italiana (la prima in assoluto -- per quel che ci risulta c'è una traduzione in spagnolo ma è giunta per seconda) da parte dell'autrice Annalisa Teggi al Meeting 2009:

https://uomovivo.blogspot.com/2009/09/meeting-2009-la-ballata-del-cavallo.html

Quel famoso passaggio de La ballata nella sua lingua originale con una bella foto del luogo ove la storia è ambientata e gli alunni della Scuola Chesterton di San Benedetto del Tronto:

https://uomovivo.blogspot.com/2022/05/aforismi-in-lingua-originale-quel.html

Un articolo introduttivo a La Ballata redatto da Fabio Trevisan:

https://uomovivo.blogspot.com/2015/10/la-grande-visione-di-un-re-cristiano-di.html

La cronaca di una visita - pellegrinaggio da quelle parti:

https://uomovivo.blogspot.com/2022/11/sei-italiani-e-tre-americani-una.html

"Io sono quel re spesso sconfitto..."

https://uomovivo.blogspot.com/2021/09/un-aforisma-al-giorno_7.html

Una riflessione di Annalisa Teggi su La Ballata:

https://uomovivo.blogspot.com/2021/07/una-riflessione-di-annalisa-teggi-su-la.html


Il monumento dedicato a Re Alfred
a Winchester


domenica 27 agosto 2023

Un profilo interessante del Chesterton poeta ed una ragguardevole raccolta delle sue opere poetiche.

Mi sono imbattuto in questo sito internet di poesia che profitto di segnalarvi. Vi ho trovato con molto piacere traccia di Gilbert, come vedrete, ma anche di sua moglie Frances (una sola poesia, How far is it to Bethlehem? che - come sapete - è stata anche messa in musica, e ne trovate traccia in questo blog più e più volte), di Cecil (una sola poesia, France) e di Hilaire Belloc (che gode di un'amplissima pagina a lui dedicata, pari se non maggiore di quella di Chesterton, e viene annoverato come 75° tra i primi 500 poeti).


Mi ha molto colpito il profilo di Chesterton, breve ma appropriato e significativo nelle sue sottolineature, alcune delle quali mi permetto di tradurre per voi qui di seguito:


(...) Uomo dalle opinioni forti e con un enorme talento nel difenderle, la sua personalità esuberante gli permise comunque di mantenere una calda amicizia con persone - come George Bernard Shaw e H. G. Wells - con le quali era in forte disaccordo.


Chesterton non ebbe difficoltà a difendere ciò in cui credeva. Fu uno dei pochi giornalisti ad opporsi alla guerra boera. Il suo Eugenics and Other Evils del 1922 attaccò quella che all'epoca era la più progressista delle idee, l'idea che la razza umana potesse e dovesse allevare una versione superiore di se stessa. Nell'esperienza nazista, la storia ha dimostrato la saggezza delle sue opinioni un tempo "reazionarie"


(...) Durante i giorni bui del 1940, quando la Gran Bretagna era praticamente sola contro la potenza armata della Germania nazista, furono spesso citati questi versi della sua Ballata del cavallo bianco del 1911


Non vi dico nulla per il vostro conforto,

Sì, niente per il vostro desiderio,

se non che il cielo diventa ancora più scuro

E il mare sale più in alto.


Sebbene non siano state scritte per un pubblico di studiosi, le sue biografie di autori e personaggi storici come Charles Dickens e San Francesco d'Assisi contengono spesso brillanti intuizioni sui loro soggetti.


(...) La sua politica si adattava alla sua profonda sfiducia nei confronti della ricchezza concentrata e del potere di qualsiasi tipo. Insieme all'amico Hilaire Belloc e in libri come What's Wrong with the World del 1910, sostenne un punto di vista chiamato "Distributismo", che è meglio riassunto dalla sua espressione che ogni uomo dovrebbe essere autorizzato a possedere "tre acri e una mucca". Sebbene non sia noto come pensatore politico, la sua influenza politica ha fatto il giro del mondo. Alcuni vedono in lui il padre del movimento "piccolo è bello" e si attribuisce a un suo articolo di giornale il merito di aver spinto Gandhi a cercare un nazionalismo "genuino" per l'India. (...)


In Italia abbiamo diverse traduzioni della poesia di Chesterton anche se non sono che una piccola parte: campeggia tra tutte La ballata del cavallo bianco, edito da Raffaelli (ci sono decine di riferimenti a quest'opera nel nostro blog, anche fotografie ai luoghi ove essa è ambientata, non saprei cosa segnalarvi in particolare), e seguono la raccolta La ballata di Santa Barbara, edita da Itaca, Il cavalier pazzo (che trovate quihttps://uomovivo.blogspot.com/2018/12/il-cavaliere-pazzo-una-piacevole-novita.html) e Lepanto, edita da Pathos (per la traduzione in rima di Giulio Mainardi; esiste anche una traduzione di Rodolfo Caroselli, anch'essa rinvenibile nel blog). Ma c'è ancora tanto, tantissimo da tradurre. Dobbiamo considerare che ebbe grande fortuna come poeta e che uno come John Ronald Reuel Tolkien lo preferiva poeta piuttosto che saggista.


Per cui qui sotto trovate le poesie richiamate nel sito e la citata presentazione, degna di particolare nota.


Marco Sermarini

https://allpoetry.com/Gilbert-Keith-Chesterton


Un autografo di Chesterton,
i versi intitolati
"Triolet of the Self-Examining Journalist"


domenica 23 aprile 2023

L'Inglese, di G. K. Chesterton.

The Englishman, by G. K. Chesterton


St George he was for England,

And before he killed the dragon

He drank a pint of English ale

Out of an English flagon.

For though he fast right readily

In hair-shirt or in mail,

It isn't safe to give him cakes

Unless you give him ale.


St George he was for England,

And right gallantly set free

The lady left for dragon's meat

And tied up to a tree;

But since he stood for England

And knew what England means,

Unless you give him bacon

You mustn't give him beans.


St George he is for England,

And shall wear the shield he wore

When we go out in armour

With battle-cross before.

But though he is jolly company

And very pleased to dine,

It isn't safe to give him nuts

Unless you give him wine.




(Rustica traduzione: L'inglese, di G. K. Chesterton


San Giorgio era per l'Inghilterra,

e prima di uccidere il drago

Bevve una pinta di birra inglese

da un boccale inglese.

Perché anche se digiunava prontamente

in cilicio o in cotta,

non è prudente dargli dolci

a meno che non gli si dia della birra.


San Giorgio era per l'Inghilterra,

e ha liberato valorosamente

La dama lasciata in pasto ai draghi

e legata a un albero;

Ma poiché era per l'Inghilterra

e sapeva cosa significa Inghilterra,

Se non gli dai il bacon

Non devi dargli i fagioli.


San Giorgio è per l'Inghilterra,

e indosserà il suo scudo

Quando usciremo in armatura

con la croce di battaglia davanti.

Ma anche se è di allegra compagnia

e molto contento di cenare,

non è sicuro dargli le noci

a meno che non gli si dia del vino).

domenica 25 dicembre 2022

Un augurio special da Radio Notting Hill...!

I ragazzi di Radio Notting Hill hanno pensato di fare gli auguri a tutti con una bella poesia di un nostro caro, carissimo amico...

Sono stati bravi o no?

Si meritano un applauso fragorosissimo!!! Un hip hip hurrah!!!


https://soundcloud.com/giovani-raccontano/natale-1?utm_source=clipboard&utm_medium=text&utm_campaign=social_sharing




sabato 24 dicembre 2022

The Wise Men, by G. K. Chesterton.


Step softly, under snow or rain,

To find the place where men can pray;

The way is all so very plain

That we may lose the way.


Oh, we have learnt to peer and pore

On tortured puzzles from our youth,

We know all the labyrinthine lore,

We are the three wise men of yore,

And we know all things but truth.


We have gone round and round the hill

And lost the wood among the trees,

And learnt long names for every ill,

And serve the made gods, naming still

    The furies the Eumenides.


The gods of violence took the veil

Of vision and philosophy,

The Serpent that brought all men bale,

He bites his own accursed tail,

And calls himself Eternity.


Go humbly ... it has hailed and snowed...

With voices low and lanterns lit;

So very simple is the road,

That we may stray from it.


The world grows terrible and white,

And blinding white the breaking day;

We walk bewildered in the light,

For something is too large for sight,

And something much too plain to say.


The Child that was ere worlds begun

(... We need but walk a little way,

We need but see a latch undone...)

The Child that played with moon and sun

Is playing with a little hay.


The house from which the heavens are fed,

The old strange house that is our own,

Where trick of words are never said,

And Mercy is as plain as bread,

And Honour is as hard as stone.


Go humbly, humble are the skies,

And low and large and fierce the Star;

So very near the Manger lies

That we may travel far.


Hark! Laughter like a lion wakes

To roar to the resounding plain.

And the whole heaven shouts and shakes,

For God Himself is born again,

And we are little children walking

Through the snow and rain.

Gilbert Keith Chesterton

-------------------------

(Traduzione) 

I Re Magi


Avanzano dolcemente, sotto la neve o la pioggia,

per trovare il luogo dove gli uomini possono pregare;

La strada è così semplice

Che potremmo perderla.


Oh, abbiamo imparato a scrutare e a curiosare

i tormentati enigmi fin dalla nostra giovinezza,

Conosciamo tutti i segreti del labirinto,

Siamo i tre sapienti di un tempo,

e sappiamo tutto tranne la verità.


Abbiamo girato in lungo e in largo per la collina

e perso il bosco tra gli alberi,

e abbiamo imparato lunghi nomi per ogni male,

e serviamo gli dei creati, chiamando ancora

furie le Eumenidi.


Gli dèi della violenza hanno tolto il velo

della visione e della filosofia,

Il serpente che ha portato tutti gli uomini alla morte,

si morde la sua stessa coda maledetta,

e si fa chiamare Eternità.


Andate umilmente... è grandinato e nevicato...

Con voci basse e lanterne accese;

Così semplice è la strada,

che possiamo allontanarci da essa.


Il mondo diventa terribile e bianco,

e il bianco accecante del giorno che sta per nascere;

Camminiamo disorientati nella luce,

perché qualcosa è troppo grande per essere visto,

e qualcosa troppo evidente per essere detto.


Il bambino che fu prima che i mondi cominciassero

(... Non ci resta che camminare un po',

Dobbiamo solo vedere un chiavistello allentato...)

Il Bambino che giocava con la luna e il sole

sta giocando con un po' di fieno.


La casa da cui si nutrono i cieli,

La vecchia e strana casa che è nostra,

in cui non vengono mai pronunciate parole ingannevoli,

E la misericordia è semplice come il pane,

e l'onore è duro come la pietra.


Andate con umiltà, umili sono i cieli,

e bassa, grande e fiera la Stella;

La mangiatoia è così vicina

che possiamo viaggiare lontano.


Udite! Il riso come un leone si sveglia

per ruggire nella pianura risonante.

E tutto il cielo grida e trema,

perché Dio stesso è nato di nuovo,

E noi siamo dei bambini che camminano

attraverso la neve e la pioggia.

(traduzione di Marco Sermarini)