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domenica 13 settembre 2026

Un aforisma al giorno - Cristo ha scelto un uomo come pietra angolare per la Sua grande società.

Il signor Shaw non riesce a capire che ciò che è prezioso e degno d'amore ai nostri occhi è l'uomo, il vecchio bevitore di birra, creatore di fedi, combattivo, fallace, sensuale e rispettabile. E le cose fondate su questa creatura restano in perpetuo; le cose fondate sulla fantasia del Superuomo sono morte con le civiltà morenti che sole le hanno partorite. Quando, in un momento simbolico, stava ponendo le basi della Sua grande società, Cristo non scelse come pietra angolare il geniale Paolo o il mistico Giovanni, ma un imbroglione, uno snob, un codardo: in una parola, un uomo. E su quella pietra Egli ha edificato la Sua Chiesa, e le porte dell'Inferno non hanno prevalso su di essa. Tutti gli imperie tutti i regni sono crollati, per questa intrinseca e costante debolezza, che furono fondati da uomini forti su uomini forti. Ma quest'unica cosa, la storica Chiesa cristiana, fu fondata su un uomo debole, e per questo motivo è indistruttibile. Poiché nessuna catena è più forte del suo anello più debole.

Gilbert Keith Chesterton, Eretici.

Heretics (Hardcover) - Gilbert. K. [G.K.] Chesterton

lunedì 13 aprile 2026

Riproposizioni - Dieci anni fa tiravamo fuori dal cappello il dibattito Chesterton - Shaw su: gli animali hanno un'anima? Dai, vecchi segugi...



Il collegamento qui sotto riporta ad una notizia che The Guardian, quotidiano "left wing" inglese, pubblicò originariamente il 15 aprile 1925. Centouno anni fa l'articolo, dieci anni fa il nostro post in cui lo segnalavamo.

È corredato anche della foto del ritaglio di giornale che appunto riportava la notizia di questo spettacolare dibattito:


https://uomovivo.blogspot.com/2016/04/dibattito-di-shaw-chesterton-gli.html


La foto allegata all'articolo in inglese è una di quelle arcifamose, di cui abbiamo dato notizia e spiegazione in diverse occasioni negli anni. Ritrae un altro più famoso dibattito che coinvolse Chesterton e Shaw, stavolta sotto la moderazione di Belloc ("la moderazione di Belloc": locuzione che ha qualcosa dell'ossimoro...). È la foto del famoso dibattito "Do We Agree?", ampiamente documentato sul blog (basta mettere "Do We Agree" nel motore di ricerca interno). "Do We Agree?" finì anche in volume, nelle librerie antiche circola liberamente ancor oggi.

Comunque avrete capito che esibirsi in dibattiti pubblici ed assistervi era uno sport molto in voga all'epoca. Come dicemmo qui, il pubblico pagava biglietti per assistervi, e se c'era qualche problema vociava fuori, cazzottava i portoni per entrare, faceva dei numeri...

Altri tempi.

Qui sotto qualche brano che invita alla lettura dell'articolo inglese.

Marco Sermarini

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In a contribution to the second instalment of a symposium on “Have Animals Souls?” which appears in the May number of “Animals,” Mr. George Bernard Shaw says: –

“What is a soul? Unless it is a specific acquisition like a spine, appearing at a certain stage in evolution, it is difficult to regard it as an exclusively human characteristic. However, there is nothing unreasonable or improbable in this view, which is virtually that of the Roman Catholic Church, and is indeed the common view amongst us.

“The line it draws may (if you have a fancy that way) be drawn lower down, to include dogs or even beetles. Survival after death is another matter altogether. A man may believe that he has a soul, and that a dog has a soul, without believing anything so monstrous as that he and the dog as individuals are going to live for ever.”

Mr G.K. Chesterton after stating frankly that the subject is one of the many questions on which he is content to be an agnostic, says: – “About one thing I am quite clear, that it is perfectly right that the two ideas of the immortal man and the immortal mongoose should be treated as quite distinct. The second is simply a speculation about the mystery of nature that lies around us; the first is a practical question affecting the common conscience of a man and the consequences of his own action.

“If there is one thing of which I am convinced it is that even our love of animals should be one sort of thing and our love of man another. I do not mean that our love of animals should not be a real and beautiful sort of thing; by all means let it be if it can, as real and beautiful as it was in St. Francis of Assisi. I mean it is in a different category and on another plane... There enters into the case of the man an element of serious spiritual sympathy and responsibility that does not exist in the case of the dog or the horse, still less of the mongoose or the hyaena.

Il resto lo trovate nel già riportato collegamento.

sabato 7 marzo 2026

Un aforisma al giorno - Sui paradossi. | Illustrated London News, 11 marzo 1911, in The Collected Works of G. K. Chesterton, Vol.XXIX.: The Illustrated London News 1911 – 1913. Traduzione di Marco Sermarini ©




La prima parte di questo articolo è stata pubblicata il 22 febbraio 2026:


Gli articoli che Chesterton scriveva per l'Illustrated London News, tra il 1905 e il 1936, non ebbero mai un titolo ma erano numeri successivi della rubrica Our Note Book (qui un approfondimento sulla rubrica) che Chesterton tenne sulla rivista fino alla sua morte.

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Ciò che vale per il confine surreale delle parole, come in Lear e Carroll, vale anche per il confine surreale dei pensieri, come in Oscar Wilde o Bernard Shaw. Anche in questo caso la difficoltà non sta nel trovare il nonsense, ma nel trovare un nonsense prezioso. Molti accusano Shaw e altri di limitarsi a dire tutto ciò che è contrario all'opinione corrente. Ma se questi critici hanno individuato un simile schema di successo, perché non ne approfittano semplicemente? Se hanno la chiave, che la usino. Se conoscono il trucco, che lo mettano in pratica. Se un uomo può raggiungere la fama e la prosperità semplicemente dicendo che il sole splende di notte e le stelle di giorno, che ogni uomo ha quattro gambe e ogni cavallo due, allora la strada verso il successo è sicuramente aperta, perché ci devono essere molte cose del genere da dire. Ma la verità è che, mentre tutti possiamo crogiolarci nei luoghi comuni (una cosa assolutamente salutare, come un bagno di fango), dobbiamo tutti prestare particolare attenzione nella scelta dei paradossi. In questo caso, per una volta, il gusto è davvero importante.

Esistono due tipi di paradossi. Non si tratta tanto di quelli buoni e cattivi, né di quelli veri e falsi. Si tratta piuttosto di quelli fecondi e di quelli sterili; i paradossi che generano vita e quelli che annunciano solo morte. Quasi tutti i paradossi moderni annunciano semplicemente morte. Vedo ovunque tra i giovani che hanno imitato Shaw una strana tendenza a proferire epigrammi che negano la possibilità di ulteriore vita e pensiero. Un paradosso può essere una cosa insolita, minacciosa, persino brutta, come un rinoceronte. Ma, come un rinoceronte vivo dovrebbe produrre altri rinoceronti, così un paradosso vivo dovrebbe produrre altri paradossi. Il nonsense dovrebbe essere suggestivo, ma al giorno d'oggi è abortivo. I nuovi epigrammi non sono nemmeno fantastici segnali indicatori su una strada sperduta: sono targhe, ciascuna incastonata in un muro di mattoni alla fine di un vicolo cieco. Per quanto riguarda il pensiero, gridano agli uomini: «Non pensate più», come la voce dice «Non dormire più» a Macbeth. Questi retori non parlano mai se non per chiudere la questione. Anche quando sono davvero spiritosi (come nel caso del signor Shaw), commettono comunemente l'unico crimine che non può essere perdonato tra uomini liberi. Dicono l'ultima parola.

Citerò alcuni casi che ho sotto mano. Sul mio tavolo vedo un libro di aforismi scritto da un giovane autore socialista, Holbrook Jackson; si intitola Platitudes in the Making (Banalità in divenire) e illustra in modo curioso la differenza tra il paradosso che stimola il pensiero e quello che lo impedisce. Naturalmente, l'autore ha letto troppo Nietzsche e Shaw e troppo poco pensatori meno brancolanti e più pensatori coinvolgenti. Ma dice molte cose davvero valide tutte sue, che illustrano perfettamente ciò che intendo qui riguardo al nonsense suggestivo e distruttivo.

Cosi in un passaggio dice: “Sopportate volentieri gli sciocchi: potrebbero avere ragione”. A me sembra un'ottima idea; ma qui intendo dire in particolare che mi sembra fruttuosa e libera. Si può fare qualcosa con questa idea; essa apre una strada. Si può andare alla ricerca, tra i propri conoscenti e parenti più affidabili, del fuoco di un’infallibilità nascosta. Si può fantasticare di vedere la stella dell'eterna giovinezza negli occhi un po' vuoti dello zio George; si può seguire vagamente qualche profondo ritmo della natura nelle infinite ripetizioni con cui la signorina Bootle racconta una storia; e nei grugniti e nei sussulti del maggiore della porta accanto si può sentire, per così dire, il grido di un dio strangolato. Non può mai restringere la nostra mente, né mai arrestare la nostra vita supporre che un particolare sciocco non sia così sciocco come sembra. Tutto ciò serve solo ad accrescere la carità, e la carità è l'immaginazione del cuore.

Giro la pagina e mi imbatto in quello che definisco il paradosso sterile. Sotto il titolo “Consigli”, il signor Jackson scrive: “Non pensare, agisci”. È esattamente come dire: “Non mangiare, digerisci”. Tutte le azioni che non sono meccaniche o accidentali implicano il pensiero; solo il mondo moderno sembra aver dimenticato che può esistere un pensiero decisivo e drammatico. Tutto ciò che proviene dalla volontà deve passare attraverso la mente, sebbene possa passare velocemente. L'unica cosa che un uomo forte può “fare” senza pensare è cadere su uno zerbino. Questo non fa nemmeno saltare la mente, la fa semplicemente fermare. Prendo un altro paio di casi alla rinfusa. “Lo scopo della vita è la vita”. Questo mi sembra vero in ultima analisi, sempre che l'autore sia abbastanza liberale da includere la vita eterna. Ma anche se è un nonsense, è un nonsense ben ponderato.

In un'altra pagina ho letto: “La verità è la propria concezione delle cose”. È un nonsense senza senso. Un uomo non avrebbe mai avuto alcuna concezione delle cose se non avesse pensato che fossero cose e che ci fosse una qualche verità in esse. Qui abbiamo un nonsense nero, come la magia nera, che blocca il cervello. “Una bugia è ciò in cui non credi”. Questa è una bugia; quindi forse il signor Jackson non ci crede.

Gilbert Keith Chesterton, The Illustrated London News, 11 marzo 1911.

martedì 13 gennaio 2026

Un aforisma al giorno - L'uomo privato e l'uomo pubblico.

Quasi sempre, quando dovevo incontrare qualcuno, ho poi incontrato qualcun altro. Cioè, l'uomo privato che mi capitava di conoscere era stranamente molto diverso dall'uomo pubblico. Anche se la sua personalità non strideva rispetto alle parodie di cui erano pieni i giornali, con licenza poetica potrei dire che era il contrario di un contrario. Il rapporto cioè tra parodia e realtà era più sottile e la realtà si poneva su un altro piano. Se, dopo lunghe peripezie, venivo a scoprire che un elogio era fondato, anche allora la verità si rivelava opposta a quell'elogio. Ci rallegrammo tutti, per esempio, del coro spontaneo di tributi elargiti al defunto re Giorgio V. Ma il fatto che venisse reiterata la testimonianza della sua dedizione al servizio pubblico, diede una sensazione di routine difficile da descrivere, che lasciava una sorta di retrogusto di incompletezza. Lo avevo incontrato una volta sola, a casa del defunto Lord Burnham, dove si trovava per una partita di caccia. Per quanto vale la mia impressione, mi colpì perché mi sembrava la persona più semplice che avessi mai incontrato. Era inaspettatamente naturale e spontaneo. Non era soltanto sincero, ma diretto e libero, talmente a suo agio nei suoi gusti e nelle sue antipatie che avrebbe potuto essere considerato indiscreto. G.B.S. disse giustamente che nei suoi discorsi pubblici parlava l'Inglese del Re, mentre in privato si esprimeva con un inglese semplice e corrente. Aveva un modo di fare che non ricordava in nulla il suo ruolo di supremo Ufficiale Permanente, decantato da molti panegirici. Non assomigliava all'avvocato di fiducia presso cui si custodiscono i segreti di famiglia o al medico oberato dal segreto professionale: era come un capitano di lungo corso, che sul cassero mantiene un certo contegno, ma in cabina si lascia andare a una ridda di aneddoti, per non dire di anatemi. Nulla sostituisce l'incontro con un uomo, quand'anche non to si fosse incontrato che per un'ora o due. Vederlo ci permetterà di capire dove comincia la distorsione della sua storia oppure dove c'è una semplice leggenda. E se dovesse capitare che io, prima di morire, senta dire dalle nuove generazioni che non hanno mai incontrato Giorgio V, che era un uomo forte e silenzioso oppure sciocco e vacuo, saprò che la storia ha di lui un'immagine completamente sbagliata.

Gilbert Keith Chesterton, Autobiografia.


Giorgio V in una vignetta
satirica.


lunedì 10 novembre 2025

Un aforisma al giorno - Come fermare il signor Shaw?



Uno stato di libertà dovrebbe significare uno stato in cui nessun uomo può zittire un altro uomo. Così com'è, significa uno stato in cui ogni uomo deve zittire se stesso. Dovrebbe significare che il signor Shaw può dire una cosa venti volte, e comunque non riuscire a farmela credere. Così com'è, significa che il signor Shaw deve smettere di dirla, perché i miei nervi delicati non sopportano di sentire qualcuno dire qualcosa con cui non sono d'accordo. Libertà significa che non possiamo opprimerci a vicenda. Ma se non ci insultiamo a vicenda non faremo mai nulla.

Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 10 marzo 1906.

George Bernard Shaw


domenica 1 giugno 2025

Gli animali hanno un anima? Bella domanda! Shaw e Chesterton a confronto esattamente cento anni fa.

Cento anni fa esatti Shaw e Chesterton si confrontavano su questo tema. Ce ne dà prova il quotidiano inglese The Guardian che tira fuori dai suoi archivi una breve cronaca dell'evento (veramente lo fece più di nove anni fa, noi ce ne siamo accorti adesso, ma va benone così...).


Do animals have souls? Shaw and Chesterton debate - archive


15 April 1925: Writers George Bernard Shaw and GK Chesterton address the question of whether animals, as well as humans, are immortal beings

In a contribution to the second instalment of a symposium on “Have Animals Souls?” which appears in the May number of “Animals,” Mr. George Bernard Shaw says: –

“What is a soul? Unless it is a specific acquisition like a spine, appearing at a certain stage in evolution, it is difficult to regard it as an exclusively human characteristic. However, there is nothing unreasonable or improbable in this view, which is virtually that of the Roman Catholic Church, and is indeed the common view amongst us.

(nostra traduzione: In un contributo alla seconda puntata di un simposio su “Gli animali hanno un'anima?” che appare nel numero di maggio di ‘Animals’, George Bernard Shaw dice: - "Che cos'è un'anima? "Che cos'è un'anima? A meno che non si tratti di un'acquisizione specifica come la spina dorsale, che compare in un certo stadio dell'evoluzione, è difficile considerarla una caratteristica esclusivamente umana. Tuttavia, non c'è nulla di irragionevole o improbabile in questa visione, che è praticamente quella della Chiesa cattolica romana, ed è in effetti la visione comune tra noi).

Il resto qui sotto:





sabato 31 maggio 2025

Émile Cammaerts, Chesterton fiero dell'eretico come nemico.


Arrivai in Inghilterra nel 1908, giusto in tempo per assistere alla competizione tra G. K. C., da una parte, e G. B. S., dall'altra. È stato un dibattito pulito e generoso, in cui ogni avversario, pur mantenendo le proprie posizioni, ha riconosciuto la buona fede dell'altro. Nonostante le differenze filosofiche e politiche, la comune fede nella giustizia sociale colmava l'abisso che separava i due grandi scrittori. Fin dall'inizio l'ortodosso era fiero dell'“eretico” come nemico ancor più che come amico.

Èmile Cammaerts, The Laughing Prophet.


Un giovane Shaw

Chesterton nel 1908

Émile Cammaerts




mercoledì 15 gennaio 2025

Chesterton in altre parole - Mario Praz: "... le figure dei due clown...".

Cogli anni la lena di codesto artificiere della Fede non è venuta meno: non so se la sua scoppiettante apologetica abbia mai convertito nessuno, ma certo ha divertito tutta una generazione. Lui e Bernard Shaw sono i due clowns che chiudono piroettando la grave processione del vittoriano Ottocento. E c'è più verità nei loro lazzi d'eccentrici che negl'inni al Progresso e al Commercio cantati dai barbogi corifei dell'epoca della grande Regina, si chiamino Stuart Mill, Macaulay o Herbert Spencer. Ma come potevano i clowns far cambiar strada alla processione? Essi venivano in coda, non in testa. E la processione del Progresso e del Commercio, con nessuno in particolare alla testa, ma quasi trascinata dal suo stesso fatale andare, ci ha condotti dove ci ha condotti: decimati, sulle macerie ancora crollanti della civiltà ottocentesca, vediamo profilarsi tuttora le figure dei due clowns; e rassomigliano stranamente a due profeti in gramaglie.


Mario Praz, Cronache letterarie anglosassoni, vol. I, "Chesterton e Chaucer".

Mario Praz


martedì 6 agosto 2024

Chesterton in altre parole - C. S. Lewis, Sorpreso dalla gioia, più senso di tutti gli altri moderni messi assieme.

Tutti i libri cominciavano a rivoltarsi contro di me. In effetti, dovevo essere cieco come una talpa per non aver visto, molto tempo prima, la ridicola contraddizione tra la mia teoria della vita e le mie reali esperienze di lettore. George MacDonald mi aveva influenzato più di qualsiasi altro scrittore; naturalmente era un peccato che avesse quel pallino per il cristianesimo. Era bravo nonostante questo. Chesterton aveva più senso di tutti gli altri moderni messi insieme; a parte, ovviamente, il suo cristianesimo. Johnson era uno dei pochi autori di cui sentivo di potermi fidare ciecamente; curiosamente, aveva la stessa tendenza. Anche Spenser e Milton, per una strana coincidenza, lo avevano. Anche tra gli autori antichi si riscontra lo stesso paradosso. I più religiosi (Platone, Eschilo, Virgilio) erano chiaramente quelli di cui potevo davvero nutrirmi. D'altra parte, gli scrittori che non soffrivano di religione e con i quali, in teoria, la mia simpatia avrebbe dovuto essere totale - Shaw e Wells e Mill e Gibbon e Voltaire - mi sembravano tutti un po' sottili; quello che da ragazzi definivamo "magro". Non è che non mi piacessero. Erano tutti (specialmente Gibbon) divertenti, ma non di più. Sembrava che non ci fosse profondità in loro. Erano troppo semplici. La crudezza e la densità della vita non apparivano nei loro libri.

Clive Staples Lewis, Sorpreso dalla gioia.



venerdì 17 maggio 2024

Un aforisma al giorno - Gli inglesi mai giusti con l’Irlanda.


Gli inglesi potranno esser talvolta generosi con l'Irlanda, ma non saranno mai giusti con essa; essi parlano all'Irlanda, pretendono di parlare per l'Irlanda, ma non presteranno mai ascolto a ciò che essa dice.


Gilbert Keith Chesterton, George Bernard Shaw.


lunedì 18 marzo 2024

Chesterton in altre parole - George Bernard Shaw su Magic.

Concordo pienamente con Mr. West sul successo di Mr. Chesterton nel suo singolo lavoro come drammaturgo. Mi sottraggo al teatro così pigramente che ho perso il diritto di definirmi un frequentatore di opere teatrali; ma le circostanze mi hanno portato a vedere Magic più volte, e ogni volta mi è piaciuto sempre di più. Mr. Chesterton è nato non solo con il cervello necessario per vedere nel mondo qualcosa di più di un intrigo sessuale, ma anche con tutti i trucchi essenziali del palcoscenico a portata di mano; ed è stato delizioso scoprire che i personaggi che sembrano così fantastici e persino stravaganti (i personaggi del palcoscenico sono di solito di cera) nelle sue storie d'amore sono diventati credibili e solidi dietro le luci dei riflettori, proprio il contrario di ciò che i suoi critici si aspettavano. Il banco di prova è molto impegnativo; l'esposizione di molte scene commoventi e popolari nei romanzi rivelerebbe il fatto che sono fisicamente impossibili e moralmente assurde. Chesterton si inserisce nella tradizione inglese di Shakespeare, Fielding, Scott e Dickens, in cui è necessario afferrare il proprio personaggio con tanta maestria da poter giocare con esso nel modo più stravagante... Il Duca in Magic è molto meglio di Micawber o della signora Wilfer, nessuno dei quali può sopportare le luci della ribalta perché, come i cardellini, hanno una sola melodia, mentre il Duca fa suonare tutto l'universo con la sua ridicola musica. Questo è il tocco shakespeariano. È cortese chiedere di più?

George Bernard Shaw, da una recensione della biografia di Julius West G. K. Chesterton - A Critical Study.

George Bernard Shaw

Julius West


mercoledì 13 marzo 2024

Un aforisma al giorno - Chesterton corregge Shaw anche nelle interpretazioni delle opere di quest'ultimo... 😁🤭😅

G. B. Shaw, Hilaire Belloc e G. K. Chesterton
prima del famoso dibattito "Do We Agree?!

Sembra che io sia destinato a dissentire dal signor Bernard Shaw proprio ora. E avendo avuto l'onore di dissentire da lui a proposito delle opere di Shakespeare, ho ora l'onore ancora più grande di dissentire da lui a proposito delle sue opere. Gli errori del signor Shaw sul significato delle sue opere derivano dalla stessa fonte dei suoi errori shakespeariani, una mancanza di calore e di poesia. Il signor Huneker cita nel suo libro [...] il racconto dello stesso signor Shaw sul personaggio di Candida. "Candida" mi è sempre apparsa non solo come l'opera più nobile del signor Shaw, ma come una delle più nobili, se non la più nobile, delle opere teatrali moderne; un pezzo di verità morale molto quadrato e virile. E con l'autorità di un attento studioso dell'opera, assicuro all'autore che, se pensa di capire il personaggio di Candida, si sbaglia di grosso. Il signor Shaw dice di Candida: «Morell stesso vede che "nessuna legge la legherà". Seduce Eugene solo nella misura in cui le conviene sedurlo. È una donna senza "carattere" nel senso convenzionale del termine. È retta per ragioni naturali, non per ragioni etiche convenzionali». Il fatto è che Candida, essendo una donna forte e non un'anarchica sprovveduta, sa, come tutte le persone sane di mente, che la "convenzione" è una cosa reale quanto la "natura", forse molto più reale della natura.  Le anime umane forti ed esperimentate accettano i fatti dell'abitudine, la magia del tempo, la necessità della continuità, le lealtà operose, i compromessi dell'amicizia, come accettano il sole e la luna. Le leggi non sono cose morte, come pensano gli sprovveduti boemi e come tendono a pensare il signor Huneker e persino il signor Shaw. Le leggi sono cose vive, come le canzoni; e per lo stesso motivo, perché sia le canzoni che le leggi sono piene della passione e della vigilanza degli uomini. Disprezzarle non significa essere un uomo libero, ma semplicemente un misantropo insolitamente sciocco. Fino a che punto le leggi debbano essere sfidate è un'altra questione; ma non dovrebbero mai essere disprezzate, perché sono umanità.

Gilbert Keith Chesterton, Daily News, 26 aprile 1905.

sabato 17 febbraio 2024

Aneddoti su Chesterton - Se fossi grasso come te...

George Bernard Shaw, alto e magro, era in netto contrasto con il corpulento Chesterton. I due divergevano anche su altre questioni. Una volta Shaw avrebbe detto a Chesterton: "Se fossi grasso come te, mi impiccherei". Chesterton rispose amabilmente: "E se avessi in mente di impiccarmi, userei te come corda.



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Bartlett's Book of Anecdotes

giovedì 16 novembre 2023

Gilbert sul rinoceronte, non è vero, non so se è verosimile ma è plausibile!

Ciò che chiamano intelligenza artificiale (e sull'intelligenza, va be', lasciamoglielo credere…) a volte dà dei risultati insperati.

Una delle nostre chestertoniane, Chiara Urriani, per mestiere crea grafiche, immagini e cose di questo genere. Oggi, sapendo della mia malattia per i rinoceronti e per il fatto che Chesterton li usa egregiamente per spiegare certe cosine, mi scrive e mi dice: «Io ho inserito "Gilbert Keith Chesterton on a rhino" e uno di questi programmi ha generato questa…».

Onestamente sono rimasto folgorato da questa cosa simpaticissima e ci ho riso molto e mi è venuta voglia di farci una bella statua con la stampante 3D.

Vedendo Gilbert lì sopra, è venuta voglia anche a me (di salirci)!

Marco Sermarini

Allora ecco il contesto e la famosa frase di Chesterton sui rinoceronti, tratta dal sempre magico Ortodossia:

In realtà , il signor Shaw è crudelmente ostacolato dal fatto di non saper dire una menzogna, a meno che non la ritenga una verità. Anch'io mi ritrovo sottomesso alla stessa intollerabile schiavitù. Nella mia vita non ho mai detto qualcosa solo perché la trovavo divertente, benché possieda una normale vanità umana, e possa averla trovata buffa perché ero stato io a dirla. Una cosa è descrivere una gorgone o un grifone, creature che non esistono. Un'altra cosa è scoprire che i rinoceronti esistono, e poi trovare divertente che abbiano l'aspetto di creature fantastiche.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia.

lunedì 25 settembre 2023

Do We Agree? - La copertina della prima edizione e qualche ricordo.

Anni fa in questo post vi spiegammo la storia della famosissima foto ritraente Chesterton, Shaw e Belloc (in realtà, come vedrete andando a visitare nuovamente il post - fatelo! -, ne esistono diverse da differenti punti di vista, segno della presenza di numerosi fotografi, segno quest'ultimo dell'importanza dell'evento).

Come vi dicemmo, l'occasione era quella del famoso dibattito pubblico presieduto e moderato ("in the chair", dice il libro) da Hilaire Belloc dal titolo «Do we agree?» (Siamo d'accordo?), tenutosi a Londra l'ultimo venerdì dell'Ottobre 1927.

L'occasione golosa favorì la pubblicazione del dibattito in volume. Le tre menti più brillanti ed argute d'Inghilterra si trovavano attorno allo stesso tavolo e ne scaturì un evento di tutto rispetto, visto che erano stati venduti più biglietti dei posti disponibili e la folla vociante che non era riuscita ad entrare rumoreggiava e muggiva fuori dal portone della sala bussando con veemenza.

Scavando come sempre alla ricerca d'altro abbiamo visto che ne esistono ancora in giro delle copie, invero a prezzi non esattamente economici, e questo perché ne dovette essere stato tirato un numero non altissimo di copie. Ecco la foto di una di queste copie della prima edizione, a cura dell'editore Cecil Palmer. 

Marco Sermarini

Con la sovraccoperta...

... e senza...

 

domenica 11 settembre 2022

Chesterton y Shaw: la antinomia del gordo y el flaco | Carlo Frabetti su Jot Down.

Esto no es un artículo (ni este comienzo es un homenaje a Magritte), solo media docena de reflexiones sueltas —a partir de otros tantos binomios— de las que mis pacientes lectoras/es tal vez puedan y quieran sacar alguna conclusión. No es desidia lo que me ha llevado a eludir la tarea de juntar las piezas en un todo más coherente, sino inseguridad. Chesterton y Shaw son dos autores que me acompañan desde mi infancia y que he leído —y releído— sin cesar, y por eso mismo, paradójicamente, me cuesta ser concreto y más aún ser objetivo. He acumulado tanta información sobre sus vidas y sus obras, las he visitado —y gozosamente me he perdido en ellas— tan a menudo, que no me resulta fácil delimitar los terrenos ni tomar la debida distancia.

Il resto qui sotto:

https://www.jotdown.es/2022/08/chesterton-shaw-el-gordo-y-el-flaco/

domenica 27 febbraio 2022

Chesterton in altre parole - Scrittori più maschi e divertenti.

Quanto a me, ho sempre pensato che la razza di scrittori più maschi e divertenti oggi in Inghilterra s'abbia a ricercare fra questi polemisti, giornalisti e controversisti: Belloc, Chesterton, Shaw, etc. gente "impura", insomma, dal punto di vista dell'arte pura.

Emilio Cecchi, Lettere Inglesi, in La Ronda, I, n° 1, Aprile 1919.

La Ronda, I, n° 1, Aprile 1919,
Lettere Inglesi.


venerdì 9 ottobre 2020

Un aforisma al giorno (bellissimo ed attuale, vale proprio la pena di provare che è vero...).

Quando il signor Shaw proibisce agli uomini di avere rigorosi ideali etici, agisce come uno che proibisse loro di avere figli. All’asserzione: «la regola aurea è che non c’è alcuna regola aurea», si può, in realtà, rispondere semplicemente rovesciandola. La circostanza che non vi sia alcuna regola aurea, costituisce di per sé una regola aurea, anzi, assai peggio che una regola aurea. È una regola di ferro, un ceppo apposto al primo movimento di un uomo.

Gilbert Keith Chesterton, Eretici.

domenica 31 maggio 2020

Chesterton in altre parole - Ivor Brown.

La grandezza principale di Chesterton risiedeva nella sua capacità di affascinare e di mantenere nel più amichevole gioco mentale coloro che più si opponevano alle sue convinzioni. Per H. G. Wells, il più pungente degli antipapisti, rimase, nelle lettere, "Caro vecchio G.K.C." (sebbene Chesterton fosse il più giovane). Da ragazzo osservavo incantato la padronanza della tecnica giornalistica di Chesterton (egli era tanto più bravo quanto più era breve, e i suoi articoli in rubrica erano sempre più brillanti dei suoi libri). Poiché detestavo  i suoi principi fondamentali, il suo antisocialismo, l'antifemminismo e il disprezzo della ragione, e mi infuriavo per il suo torrente di giochi di parole e cavilli da parte di coloro che consideravo angeli fuori forma, nondimeno adoravo l'uomo e desideravo mimarne il metodo. In quei giorni generosi con un penny si avevano i Quattro Grandi, Shaw, Wells, GKC e Belloc, tutti gloriosamente asserragliati settimana dopo settimana sul The New Age. Wells e Shaw diedero ai giovani socialisti la dottrina, ma Belloc e Chesterton diedero loro stile, compagnia e canzone da cantare. Che nemico agile e amichevole era il "Chester-Belloc"!

Ivor Brown, A Multiple Man

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Ivor John Carnegie Brown (25 April 1891 – 22 April 1974) era un giornalista, direttore e letterato inglese.

The New Age era un settimanale britannico (1894-1938), ispirato al socialismo fabiano, e che esercitò una grande influenza sulla letteratura e sulle arti durante il suo periodo di massimo splendore, dal 1907 al 1922, quando fu diretto da Alfred Richard Orage. Pubblicò opere di molti dei principali commentatori politici dell'epoca, come George Bernard Shaw, H. G. Wells, Hilaire Belloc, G. K. Chesterton e Arnold Bennett.

Ivor Brown