giovedì 30 novembre 2017

Un aforisma al giorno

Che i commercianti abbiano ideato il Natale è concepibile più o meno quanto l'idea che i pasticcieri abbiano  ideato i bambini.

Gilbert Keith Chesterton, L'abbandono del Natale, Illustrated London News, 13 Gennaio 1906

Un aforisma di Belloc (vero, verissimo)

L'orgoglio è la più durevole e velenosa forma di debolezza, poiché ingigantisce tutto e distrugge la giusta visione.

Hilaire Belloc

L’abbandono del Natale - di Gilbert Keith Chesterton (traduzione di Umberta Mesina - tutti i diritti riservati)


L'abbandono del Natale

di Gilbert Keith Chesterton

The Illustrated London News, 13 gennaio 1906

(data dell'edizione americana, che normalmente appariva due settimane dopo quella inglese)


Tutto ciò che è veramente degno di essere amato può essere odiato; e senza dubbio esistono persone che odiano il Natale. Non è difficile suddividerli a grandi linee secondo il motivo che hanno per far così. Ci sono, per esempio, quelli che odiano ciò che chiamano cattivo gusto e che in effetti è l'umanità.  Ci sono quelli che odiano fare i buffoni, preferendo recitare lo stesso ruolo con uno spirito di maggior serietà. Ci sono quelli che non possono star seduti per la durata di un pasto perché hanno quell'assurdo nervosismo americano che l'autore biblico profetizzò quando scrisse (prefigurandosi la vita del ricco yankee): «Non c'è pace per i malvagi». Ci sono quelli che hanno obiezioni contro gli Waits; non so davvero immaginare perché. Ci sono quelli che odiano il cristianesimo e chiamano questo loro odio un amore onnicomprensivo per tutte le religioni. Ci sono quelli (altrettanto non-cristiani nel loro sentimento di base) che odiano il paganesimo. Essi si rammaricano della qualità pagana della grande festività cristiana; il che semplicemente equivale a rammaricarsi del fatto che il cristianesimo abbia risposto ai preesistenti desideri del genere umano. Ci sono alcuni che non possono o non vogliono mangiare tacchino e salsicce. Ovviamente, se ciò è solo parte di una privata necessità fisiologica, essa può comunque lasciare l'animo in una sana disposizione natalizia. Se invece è parte di una filosofia, allora è parte di una filosofia con cui non sono d'accordo. Io mi attengo a una posizione teoricasemplice rispetto al vegetariano e all'astemio: possorispettare la cosa come regime dietetico, ma non come religione. Finché l'uomo di astiene per bassi motivi posso simpatizzare con lui di cuore. È quando si astiene per nobili motivi che lo considero un eretico. 
Ci sono dunque queste persone che detestano il Natale e senza dubbio sono molto numerose.  Ma se anche fossero la maggioranza, sono comunque sostanzialmente matte. Sicuramente il Natale dev'essere delizioso per l'uomo normalea patto di riuscire a trovarlo. Non devo certo sottolineare per i lettori di questo giornale un fatto filosofico così alfabetico come il fatto che "normale" non significa semplicemente "comune". Se ci fossero solo quattro uomini al mondo, se uno avesse il naso rotto, un altro avesse perduto un occhio, se il terzo avesse la testa pelata e il quarto una gamba di legno, tutto ciò non cambierebbe minimamente il fatto che l'uomo normale, dal quale in un modo o nell'altro ciascuno di loro si discosta, è un uomo con due occhi, due gambe, capelli naturali e il naso integro. È lo stesso per la normalità mentale o morale. Se mettessimo intorno a un tavolo quattro dei più osannati filosofi d'Europa, troveremmo senz'altro che ognuno di loro ha la sua piccola anormalità. Non dico che il filosofo moderno abbia il naso rotto; benché, se ci fosse un po' di spirito e di coraggio nel popolino moderno, ne otterrebbe uno abbastanza alla svelta. Diciamo che ha una lussazione mentale, che è rotto il suo naso spirituale, e che una simile critica si può muovere a ciascuno degli altri tre. Uno di loro (diciamo) potrebbe avere una costituzione tale da non poter vedere della carta assorbente senza scoppiare in lacrime. Il secondo (il Profeta della Volontà di Potenza) avrebbe per costituzione una gran paura dei conigli. Un terzo sarebbe in attesa continua di una scimmia a nove teste. Il quarto starebbe aspettando il Superuomo. Ma proprio perché queste loro follie sono differenti esse lasciano intatta l'idea della sanità fondamentale da cui tutti loro si discostano. L'uomo che è folle circa la carta assorbente è sano riguardo ai conigli. L'uomo che crede in una scimmia a nove teste non è così pazzo da credere nel Superuomo. Se anche non ci fossero al mondo altri uomini che questi quattro, ancora esisterebbe come idea l'Uomo Normale di cui ognuno di essi è una variazione o piuttosto una violazione. Ma io sono piuttosto incline a pensare che l'Uomo Normale esista davvero in senso fisico e localizzabile. Nascosto in una qualche bizzarra soffitta per sfuggire alla furia del popolaccio (le cui facce avvampate riempiono la strada sottostante come un mare), barricato contro la follia della mera maggioranza degli uomini, da qualche parte vive l'uomo il cui nome  è Uomo. Dovunque egli sia, è del tutto sé stesso e l'equilibrio della sua mente è una musica. E dovunque egli sia, sta mangiando plum-pudding.

Camminando per le vie, riconosco di poter comprendere che una persona sensata si senta un po' annoiata, o perlomeno un po' sconcertata, dalle manifestazioni esteriori del Natale: le vetrine dei negozi zeppe di fasci e fasci di cartoline natalizie inappropriate o di giocattoli per bambini che solo dei folli potrebbero realizzare e solo dei milionari comperare. Un tizio, scrivendo contro il Natale, si è spinto fino a dire che i negozianti sostengono il giorno di Natale solo per i loro scopi commerciali. Non sono sicuro se abbia anche detto che sono stati i negozianti a inventare il giorno di Natale. Forse pensava che i negozianti abbiano inventato il cristianesimo. È un'immagine curiosa, il concilio segreto tra il venditore di formaggi, il pollivendolo e il negoziante di giocattoli allo scopo di delineare una teologia che convertisse l'Europa intera e vendere così i loro prodotti. Gli oppositori del cristianesimo crederebbero a qualunque cosa tranne che al cristianesimo. Che i commercianti abbiano ideato il Natale è concepibile più o meno quanto l'idea che i pasticcieri abbiano  ideato i bambini. È tanto sensato quanto dire che le modiste hanno inventato le donne. E tuttavia, come ho detto, posso capire che uno trovi le comuni manifestazioni del Natale incomprensibili o fastidiose. Specialmente le cartoline natalizie  a volte raggiungono il più piatto e trito livello di grossolanitào convenzionalità. Ma questo succede soltanto perché lasciamo il simbolismo del Natale così tanto nelle mani automatiche di gente prezzolata. Non è perché ci sentiamo troppo natalizi, ma perché non ci sentiamo natalizi abbastanza. Tutte queste spassose celebrazioni umane sono, sotto questo profilo, nella medesima posizione: finché sono godute, sono godibili; è soloquando vengono sottoposte a critiche grette che diventano prosaiche e irritanti. Ciò che le rende una seccatura generale non è la credenza popolare in esse, è una popolare non-credenza in esse.  Gli avversari del rito lo attaccano sostenendo che è diventato esteriore e vuoto. Ed è così. Ma un rito diventa esteriore e vuoto solo quando gli uomini non sono abbastanza rituali.

Per esempio, possiamo osservare con reverenza una sfilza di cartoline natalizie e scoprire che esse si basano principalmente su giochi di parole straordinariamente tortuosi e sgraziati; giochi di parole che nessun buffone plausibilmente umano potrebbe aver generato in maniera giocosa o come battute di spirito. Una, diciamo, farà bella mostra della semplice e inconfondibile immagine di un cappello. Annessa a questo sarà la brillante legenda "Wishing t(hatyoumay have a happy Christmas". La parola hat – lo dico per tema che l'ironia, di primo acchito, sia troppo sottile – è contenuta nella parola that e isolata da essa tramite parentesi. O magari vedremo qualche altro simbolo. Potremmo vedere, diciamo, una realistica immagine di cravatta o foulard con la spiegazione che l'ideatore vi augura un Anno Nuovo in-tie-ramentefelice. Ebbene, ciò che voglio sottolineare riguardo a questo tipo di battute di spirito non è che siano battute fiacche ma che psicologicamente e per loro natura non sono battute affatto. Nessuno pensa che siano battute di spirito. Il tizio che le ha realizzate non è scoppiato a ridere; e questa è una prova. Niente è più penoso (non c'è nemmeno bisogno di dirlo) della trita obiezione verso colui che ride delle proprie battute. Se uno non può ridere delle battute proprie, dovrebbe ridere per le battute di chi? Un architetto non può pregare nella sua cattedrale? Non può (se è un artista degno di questo nome) essere intimorito dalla sua cattedrale?  Ma, come dicevo, questi giochi di parole da cartolina non sono battute; non è che sono battute fiacche. Nessun uomo mai venne alla luce, nessun uomo, per quanto rozzo, smodato, volgare, mezzo scemo, parzialmente folle, nessun uomo è mai esistito che abbia provato a trasformare la parola that nella parola hat come una spiritosaggine da conversazione. Non c'è niente di vivace, niente di allegro in una facezia del genere; è piuttosto un tetro sforzo di sottigliezza intellettuale. Le persone contente fanno battute fiacche ma non una battuta così. Nessuno lo direbbe per quanto contento fosse. Nessuno lo direbbe per quanto sbronzo fosse. Non proviene, e non può provenire, dai sinceri festaioli del Natale, per quanto ignoranti o sciocchi o insensibili possano essere. È fin troppo evidente che proviene dalla mente meccanica di persone la cui sola occupazione è aggiungere insopportabili scherzi a immagini senza senso. In breve, la leggerezza non proviene da persone leggere. Non viene da quelli a cui è concesso un giorno di vacanza. Troppo smaccatamente viene da quelli a cui non è concesso un giorno di vacanza. Viene da quei laboriosi disgraziati per i quali Natale non è Natale. Non è un prodotto dell'osservanza dello spirito natalizio, ma un prodotto della sua inosservanza.

Riguardo a chi senz'altro afferma, chiaro e tondo, che la scemenza o la pesantezza di simili battute prive di sentimento e d'intelligenza è solo un esempio della stupidità e ignoranza della gente comune, non saprei che cosa dir loro se non raccomandare che si tolgano l'ovatta dalle orecchie. Chiunque possa davvero credere che le classi inferiori siano stupide quando si tratta di umorismo non deve aver mai visto un omnibus, tanto meno esserci salito. Chiunque possa parlare di "educare" il senso dell'umorismo dei poveri dev'essere una di quelle rare persone così risolute (o così munifiche) da non aver mai avuto un alterco con un vetturino. L'arguzia delle classi lavoratrici non solo è incommensurabilmente superiore agli scherzi indigeribili delle cartoline natalizie; è molto superiore,come letteratura, all'arguzia delle classi colte. Se dunque qualcuno mi dice che "wishing you an en-tie-erly happy Christmas" viene messo sulle cartoline perché è il solo tipo di divertimento che la gente ordinaria sa comprendere, mi dice qualcosa che semplicemente io so essere falso. Tanto varrebbe che mi dicesse che la cravatta viene messa nell'immagine  perché è la sola cosa che indossano. No: la vera ragione di questa stupidità di Natale sta, come ho detto, nell'abbandono del Natale. Se la gente ordinaria producesse le sue proprie battute per divertirsi, sarebbero delle buone battute. Siccome sono fatte da gente pagata per compiacere la gente ordinaria, sono fiacche. Spesso è un errore rivolgersi agli specialisti; ma è sempre un errore rivolgersi a loro per il buonumore.
La verità, penso, in questa e in altre faccende è che la vita pubblica è effettivamente più stupida della vita privata. Il paese è pieno zeppo di circoli di dibattito in cui il livello dei discorsi è molto più brillante e stimolante che nella Camera dei Comuni. In ogni strada ci sono perlomeno due o tre persone che raccontano ai bambini fiabe improvvisate assai migliori della melma di imitazioni sentimentali che riempie così tante riviste. E la grande celebrazione pubblica del Natale, come appare nelle battute, nei canti e nelle immagini, è di gran lunga inferiore a quel che sta accadendo dietro alla più vicina porta d'ingresso.

(Traduzione di Umberta Mesina - tutti i diritti riservati ©)

mercoledì 29 novembre 2017

Chesterton in altre parole - Hilaire Belloc


Carità. Egli affrontava i dibattiti, il suo piacere, quasi mai come un conflitto, quasi sempre come un apprezzamento, compreso dell'avversario.

Hilaire Belloc, On the Place of Gilbert Chesterton in D. J. Conlon, English Letters, in G. K. Chesterton - A Half Century of Views

domenica 26 novembre 2017

Il Natale si avvicina e questo è l'unico regalo utile...

Chesterton in altre parole - Marshall McLuhan

Cosa c'è di sbagliato nel mondo ha cambiato la mia vita dal punto di vista delle idee e della religione.

Herbert Marshall McLuhan

32 Sheffield Terrace, Kensington, London - Qui nacque Gilbert Keith Chesterton!

Non ne abbiamo mai parlato abbastanza.

Vi preannuncio che ne parlerò nella prefazione alla nuova fiammante edizione de Il Napoleone di Notting Hill…

Un buon motivo per acquistarne una cinquantina di copie… Non il fatto che io ne scriva, ma che se ne scriva.

Marco Sermarini

sabato 25 novembre 2017

Gilbert dice alla mamma che si è innamorato di Frances e vuole una tazza di cioccolata

Chesterton scrisse la seguente lettera a sua mamma Marie Louise per dirle che si era innamorato di Frances. La questione è che la mamma era presente mentre egli la scriveva... ecco perché chiede la cioccolata...

Non aver paura e non pensare neppure che sia avvenuto qualcosa di sensazionale o di definitivo. Non sono sposato, mia cara mamma, né fidanzato. Tu sei chiamata al consiglio dei capi, con largo anticipo, per le deliberazioni. Se non ti dispiace, ti racconterò brevemente l'intera storia. Tu sei, io credo, la persona più perspicace che io conosca; di conseguenza, immagino, non penserai che vada a Bedford Park ogni domenica per ammirare il panorama... Dopo aver conosciuto i Blogg, ho stretto un'amicizia molto intima, ma del tutto spensierata e platonica, con Frances Blogg; ho letto, parlato e mi sono divertito con lei, via via che ci accorgevamo di avere grandi affinità in ogni campo; poi mi sono accorto (scoperta eccitante, ma dolorosa) che il platonismo, da parte mia, non c'era più... Non dico che Frances ti piacerà di sicuro, dato che tutti i giovanotti lo dicono inevitabilmente alle madri e queste, altrettanto inevitabilmente, non vi prestano fede. 
Inoltre ­ tale è la mia fiducia che ­ vorrei che lo scoprissi da te. Lei è proprio il tipo di donna che ti piace, quella che si definisce, credo, «una donna nel vero senso della parola», molto spiritosa, dolce e comprensiva... Ecco fatto; e adesso dammi una tazza di cioccolata. Grazie. Credimi, carissima mamma, il tuo sempre affezionatissimo figlio

Gilbert.

“Lo stato servile” è opera sua, lucidissimo...

Lo stato servile (I e II) ~ CampariedeMaistre

Il nostro socio e amico Matteo Donadoni svolge una riflessione sul fondamentale libro di Hilaire Belloc Lo stato servile; è un libro spesso criticato senza lettura (sport diffusissimo! Ne ho personale esperienza a proposito del libro di Rod Dreher The Benedict Option, di cui l'esperienza che conduciamo qui a San Benedetto del Tronto è parte rilevante nell'esposizione delle tesi; posso dire con certezza che chi lo critica, soprattutto in ambito italiano, parte da un "partito preso" più che evidente ma non dimostra di averlo letto; scusate la digressione personale), soprattutto dai sostenitori senza se e senza ma del capitalismo come salvezza del mondo, ed è un vero peccato perché troviamo tante delle risposte che ci aspettiamo quando obiettiamo che il capitalismo ed il socialismo non ci esprimono, ci rovinano e ci fanno male, ma poi non facciamo nulla per evitarli (è sufficiente leggere tutte le parole sterili che si dicono a proposito dei cosiddetti black Friday e cose del genere…). Matteo prova a fare una riflessione che trovo interessante e mi auguro che trovi spazio di discussione tra di noi.

Marco Sermarini 



venerdì 24 novembre 2017

Un aforisma al giorno - Chesterton su Dickens

È stato un padre non solo affettuoso, ma perfino troppo indulgente. I figli della sua fantasia sono figli viziati. Fanno tremare la casa come scolaretti incuranti e rumorosi; fanno a pezzi le storie quasi fossero mobili. Quando noi moderni scriviamo una storia, i nostri personaggi sono più controllabili. Ma, ahimè, i nostri sono molto più facili da controllare. Noi non corriamo alcun pericolo di giganteschi sgambetti da parte di creature come Mantalini e Micawber. Non corriamo il rischio di fornire ai nostri lettori troppo Weller o troppo Wegg. Non ne abbiamo. Quando sperimentiamo l'ingovernabile senso della vita che in Dickens si accompagna alla vecchia concezione di libertà, sperimentiamo il meglio della rivoluzione. Siamo stufi del primo dogma della dottrina democratica, che afferma essere tutti gli uomini degni di interesse: Dickens ha tentato di rendere opachi alcuni suoi personaggi, ma non ce l'ha fatta. Non poteva creare un uomo monotono. Le persone noiose dei suoi libri sono più brillanti degli spiriti vivaci degli altri.

Gilbert Keith Chesterton, Charles Dickens (1906)

Chesterton in altre parole - Chesterton su Chesterton

È solo un uomo che esprime le proprie opinioni perché ne prova piacere, ma sarebbe altrettanto pronto a esprimerle a una persona incontrata in autobus (…). È l'ultimo uomo al mondo, direi, che possa essere spinto da una forte ambizione, e le sue attività, per lo più, sono le ultime a cui un uomo veramente ambizioso si dedicherebbe. È il puro piacere di combattere e il desiderio di esporsi che lo tengono costantemente in prima linea e gli impediscono di trascurare una sola occasione in cui esporre e difendere le proprie idee.



Cecil Chesterton sul fratello Gilbert in G. K. Chesterton: A Criticism

CHESTERTON, Gilbert Keith in "Enciclopedia Italiana"

Come molti sanno, l'Enciclopedia Italiana pubblicata da Treccani e da qualche anno su internet, ha delle voci di cui si possono selezionare differenti versioni. Su GKC vi vorrei proporre il collegamento alla versione di Enrico Caprile del 1931, con qualche arbitrarissimo estratto che ha colpito me e forse colpirà anche voi. Notate che il Nostro Eroe era ancora vivo e vegeto, il che deve farci pensare. E poi sapete che vi dico? A me quest'italiano d'altri tempi piace molto più di quello sempre più sciatto oggi in uso. Ogni frase è una pennellata. Gli scrittori odierni più gioviali al suo confronto sembrano depressi.
Marco Sermarini 
Dalla versione del 1931 di Enrico Caprile della voce "Gilbert Keith Chesterton"
«Lottò contro l'egoismo e il convenzionalismo fin-de-siècle, e contro la nuova generazione impregnata di quelle idee, perché fosse iniziata un'epoca di sincerità e di virilità, nei limiti d'una morale e d'una tradizione bene intesa.
Iniziato il suo pensiero politico come liberale, si staccò dal liberalismo e fondò quel "distribuzionalismo", al quale è legato anche il suo grande amico e compagno Hilaire Belloc (...). Molto discusso e molto letto (...). Sempre presente a sé stesso, il Ch. è sincero anche quando sembra che non lo sia. Anche il suo riso è una manifestazione di serietà, una conseguenza della sua concezione morale della vita e del mondo. Ne consegue che non può essere considerato come un semplice umorista. Se si va al di là delle apparenze, se ci si fa largo fra le stranezze, le incongruenze, i paradossi, le sortite, che spesso sconcertano, si trova un filo conduttore che ci porta dove l'autore vuole che si vada. Quando poi impugna la spada del critico, si getta avanti con grandi fendenti, senza timori e senza riguardi, contro avversarî come Nietzsche, Shaw, Kipling, Wells. Né meno interessante è nell'apologia: basterebbero i saggi su Browning e su Dickens per metterlo fra i critici più acuti e più serî della sua generazione. Non raggiunge la stessa altezza, nel teatro e nella poesia.
Nel 1922 si convertì al cattolicesimo, avendo già da molto tempo professato idee assolutamente cattoliche. Da allora si è sempre più avvicinato spiritualmente a Roma; e a Roma, dove soggiornò nel 1929, è dedicato uno dei più recenti suoi libri.
Nel 1925 l'Università di Edimburgo gli ha conferito la laurea in lettere ad onore. Vive e lavora in campagna, nel Buckingamshire».

giovedì 23 novembre 2017

Ecco il padrone di casa...

104 Cheyne Walk, London, Casa Belloc...

Un aforisma al giorno - Un grande classico

Il solo genere di semplicità che vale la pena di preservare è la semplicità di cuore, la semplicità che accetta e gioisce. Possono esserci ragionevoli dubbi su quale sistema la preservi; sicuramente, non possono esserci dubbi sul fatto che un regime preordinato la distrugga. C'è più semplicità nell'uomo che mangia il caviale perché ne ha voglia che nell'uomo che mangia uva e noci per principi.
Gilbert Keith Chesterton, Eretici

Aneddoti su Chesterton - Uno sulla sua proverbiale mole...

I Barrie (Barrie era il creatore di Peter Pan, ne abbiamo parlato più volte, ndr) avevano affittato dagli Asquith una casa nei Costwolds. Sulle scale incontrarono il maggiordomo di Michael Asquith, con in mano lo smoking dello scrittore (di Chesterton, che era ospite a casa loro, ndr) appena stirato. «I pantaloni - osservarono - fanno venire in mente le scale della metropolitana».


Michael Ffinch, Chesterton

mercoledì 22 novembre 2017

È il più bel regalo di Natale che potrete fare, amici! È la Strenna di Natale 2017!

STRENNA NATALIZIA
Come negli anni passati rilanciamo l'idea di regalare a Natale a tutti gli amici un libro di Chesterton offerto in edizione economicissima.
Insieme alla Casa Editrice Leardini e al Centro Missionario Francescano delle Marche, stiamo per dare alle stampe «IL NAPOLEONE DI NOTTING HILL». La stupenda copertina è di Lorenzo Zappalà. All'interno anche quest'anno la VIGNETTA DI GRUPPO a cui possono aggiungersi eventuali ritardatari (spedite subito la vostra foto a: laperlapreziosa@libero.it)!!!
Il costo del pacco dono?
1 copia: € 18,00 spedizione compresa
2 copie: € 25,00 spedizione compresa
3 copie: € 36,00 spedizione compresa
5 copie: € 45,00 spedizione compresa
10 copie: € 70,00 spedizione compresa
20 copie: € 130,00 spedizione compresa
Sopra i 40 libri: € 5,00 a copia, spedizione compresa!
Precisiamo che fra qualche mese il volume sarà nelle librerie al costo di € 18,00 a copia. Il guadagno dell'iniziativa andrà a favore delle Missioni Francescane.
Prenotate entro il 1 dicembre ESCLUSIVAMENTE a questo indirizzo: laperlapreziosa@libero.it (non usate assolutamente altri canali!!! ):
Per il pagamento, dopo che avrete ricevuto i libri, l'intestazione è:
Centro Missionario Onlus Ofmconv Marche - Buona stampa
alle poste: ccp: 3130793
in banca: IBAN: IT22 Y076 0102 6000 0000 3130 793
CIN: Y ABI: 07601 CAB: 02600 N° Conto: 000003130793
oppure con Postepay N° 4023600644387302 intestata a Roberto Brunelli
I libri vi arriveranno tramite corriere espresso SDA entro il 16 Dicembre.
Spargete la voce a tutti i Chestertoniani di vostra conoscenza!!
La Segreteria Volante

Chesterton in altre parole - Alfred Noyes / Un aforisma al giorno


Alfred Noyes
A Chesterton il gioco interessava quanto la verità: per quella che il poeta Alfred Noyes considerava una delle menti più originali nell’Europa del tempo, nulla era più insulso della critica comunemente rivolta a colui che ride delle proprie freddure. «Se non si ride dei propri scherzi, di quali mai si dovrebbe ridere? - domandò Chesterton una volta. - Forse che un architetto non può pregare nella cattedrale che egli stesso ha
progettato?».


Michael Ffinch, Chesterton

Gli amici di Chesterton - Stopford Brooke

Chesterton aveva degli strani amici e tra il cosiddetto clero anglicano. Di colui che sposò lui e Frances (Conrad Noel detto il Vicario Rosso, the Red Vicar) abbiamo già parlato, stavolta facciamo parlare Chesterton di Stopford Brooke.


«Anch'io mi ero inchinato davanti a Stopford Brooke, oratore poeta dal cuore generoso, accettando a lungo il teismo ottimista che andava insegnando, e che non era dissimile da quanto avevo imparato da bambino, sotto la forma del misticismo estetizzante di George MacDonald. È una fede piena e solida nella paternità di Dio, in cui non vi era nulla di eccepibile, anche dal punto di vista dottrinale, tranne che ignorava il libero arbitrio. Il suo universalismo si apparentava a una sorta di calvinismo ottimista: questa fu la mia prima fede, prima che si potesse ragionevolmente parlare del mio primo dubbio».

Gilbert Keith Chesterton, Autobiografia

Stopford Brooke (1832 - 1916) nacque in Irlanda, figlio del rettore di una chiesa anglicana in un piccolo villaggio vicino Letterkenny. Studiò al Trinity College a Dublino. Fu ordinato nella Chiesa d'Inghilterra, divenne  cappellano della figlia della Regina Vittoria andata in sposa al Kaiser Federico III e anche cappellano reale della Regina Vittoria stessa, fin quando non decise di lasciare la Chiesa d'Inghilterra (=anglicani) perché non riusciva più ad accettarne i dogmi. Esercitò allora il suo ministero da indipendente, su unitariane. Fu uomo di lettere, oratore e scrittore. Sposò Emma Wentworth-Beaumont (1830-1874) che gli diede sei figlie e due figli. Il figlio Stopford fu membro del parlamento e il nipote Henry (figlio di una figlia) ministro dell'interno.

Dylan Dog - la signora ricciuta aveva tre amici di nome Gilbert, Keith e Chester. Mah!

martedì 21 novembre 2017

(I) Chesterton in altre parole - Eleanor Belloc

Da Battersea non ci voleva molto per raggiungere a piedi, oltrepassato il Tamigi, Chelsea e Cheyne Walk, dove i Belloc avrebbero abitato fino al giorno del loro trasferimento definitivo a Shipley, nel Sussex, nel 1906. La figlia dei Belloc, Eleanor, moglie di Rex Jebb, avrebbe sempre ricordato «zio Gilbert» e «zia Frances»:

Quando stava a Battersea, ancora giovane giornalista, e noi frequentavamo un asilo di Chelsea, veniva a trovarci con zia Frances e ci offriva avvincenti squarci di fantasia con le marionette dalla testa di gesso, vestite in modo adeguato secondo la favola. Finché stavano nella scatola, le teste erano nude, lugubri e senza vita. I burattini si animavano quando le teste e i vestiti si univano alle mani dello zio Gilbert, alle sue dita, animandosi alle sue buffonate e alle sue fantasie. Non avevano bisogno di un palcoscenico né di uno scenario. Prendevano vita all'istante, appena zio Gilbert si disponeva pericolosamente sul bordo di una sedia e dava tonante avvio all'azione teatrale! Quale delizioso fracasso! Con quale gioia ululante ci accompagnava in territori da lungo tempo scomparsi e dimenticati! Abbiamo ancora, qui a King's Land, una piccola spada dal manico dorato con cui faceva vibrare all'eroe molte stoccate in nome della giustizia op pure infiggeva coraggiosamente la morte ai malvagi, con nostra grande soddisfazione. Gilbert uccideva sempre senza nessuna cattiveria né odio né crudeltà.

Michael Ffinch, Chesterton

(I) Chesterton in altre parole - Rann Kennedy, Saxon Mills

I Chesterton trovarono a Battersea un ambiente cordiale; il costo della vita era molto basso e ciò fu di notevole aiuto, dato che Gilbert, pur acquistando fama rapidamente, era ancora povero, decisamente povero secondo i parametri della classe media di quel tempo. «Eravamo poveri in quei giorni - ricorda mrs. Saxon Mills, amica della coppia. - Quando eravamo al verde, erano i Chesterton a darci una mano. Quando erano loro a essere al verde, provvedevamo noi». I Mills, che avevano conosciuto Cecil per primo, rimasero amici dei Chesterton per tutta la vita, come del resto i Kennedy. Rann Kennedy era un lettore avido e possedeva una biblioteca ragguardevole, soprattutto di letteratura classica. Ad alta voce leggeva spesso «lunghi brani di Platone» a Gilbert e questi se ne veniva poi via con le tasche rigonfie dei libri me no voluminosi. Invariabilmente si dimenticava di restituirli, sicché Frances di tanto in tanto li riuniva, riportandoli con un biglietto: «Chiedo scusa, come al solito, per quel ladro di mio marito». Kennedy si meravigliava per la capacità di Chesterton di «cogliere il nocciolo di qualcosa che aveva appena ascolta to. Sapeva ciò che gli scrittori più autorevoli sapevano; solo che loro non lo sapevano. In tre ore, ciondolando davanti a uno scaffale, avrebbe lasciato da parte tutto il superfluo per assorbire soltanto gli elementi vitali. Era animato dallo stesso spirito demoniaco di Socrate». Era come se Chesterton - così pareva a Kennedy - fosse stato istruito dallo Spirito Santo.

Michael Ffinch, Chesterton

Gilbert Keith Chesterton - Wikipedia, in lingua basca!

https://eu.wikipedia.org/wiki/Gilbert_Keith_Chesterton

venerdì 17 novembre 2017

Un aforisma al giorno

Il male è così malvagio da farci pensare che il bene sia solo un caso; ma il bene è così buono da darci la certezza che dev'esserci una spiegazione per il male.
Gilbert Keith Chesterton, L'uomo che fu Giovedì - Un incubo 
(il titolo originale è questo...)

Come si conobbero Frances e Gilbert.


Della moglie di Gilbert si parla poco, anche se noi abbiamo cercato in questi anni di darvi qualche notizia di questa donna forte e gentile che valeva tanto quanto suo marito, che lei amò sempre di tenero amore.

Ora qualche parola in più su come i due giovanotti si conobbero. In ogni caso esiste un'etichetta specifica nel nostro blog dedicata a lei ("Frances Blogg"), ed il motore di ricerca interno è adatto a cercarla comunque. Esiste anche un'etichetta "Il matrimonio di Gilbert e Frances" e altre belle notizie sui due nostri cari amici. Che buon pro vi facciano. Io, per parte mia, da diverso tempo ho smesso di pensare Gilbert senza Frances. Ho sentito tante storie belle su di loro quando sono stato in Inghilterra, e mi sembrano ancor più inseparabili. Se devo dirla tutta, li considero dei buoni amici, come lo furono per i loro concittadini di Beaconsfield ed i loro amici.

Frances Blogg era più grande di Gilbert di cinque anni, forse non tutti lo sanno.

Nel 1896, la famiglia Blogg teneva degli incontri culturali la domenica pomeriggio nella propria casa, con amici e vicini che potevano partecipare per un tè ed una vivace conversazione (gli avvisi che venivano mandati si intitolavano "Tea and Lively Conversation": originali, i Blogg!).


Durante uno di questi vivaci pomeriggi culturali, Lucian Oldershaw, compagno di scuola e di dibattiti di Gilbert (anche lui faceva parte del Junior Debating Club, la prima palestra di scrittura e di discussione di Gilbert, nata tra i banchi di scuola alla St. Paul's School) invitò il nostro Eroe. Lucian si era innamorato delle ragazze Blogg e i suoi occhi caddero sulla bionda Ethel. Lo disse a Gilbert, e descrisse la casa ed il suo clima ma in particolare le ragazze, che per lui erano davvero graziose. Lo invitò a partecipare nella successiva occasione.

Gilbert e Frances non si erano mai incontrati prima, anche se avevano diversi amici in comune. Si incontrarono per la prima volta in una imprecisata domenica dell'autunno del 1896, nella sala della casa di Frances al numero 8 di Bath Road, che si trovava a Bedford Park, quello che allora era un sobborgo non lontano da casa di Gilbert. Un quartiere molto originale di artisti, socialisti, intellettuali. Dobbiamo sapere che la famiglia Blogg era molto intima della famiglia Yeats, ricordate William Butler Yeats? Era il vate della Rinascita Celtica, una sorta di bardo dell'indipendenza irlandese. Ecco, stava da quelle parti e conosceva bene Frances e la sua famiglia. 
Gilbert s'innamorò a prima vista, un vero colpo di fulmine, e pensò e credette subito che lei sarebbe stata fedele e leale (insomma, vide subito che era una brava ragazza):
“Se avessi qualcosa a che fare con questa ragazza, cadrei immediatamente in ginocchio davanti a lei: se le parlassi, lei non mi ingannerebbe mai: se dovessi confidare in lei, lei non mi rifiuterebbe: se la amassi, non giocherebbe mai con me: se mi affidassi a lei, non mi tradirebbe mai: se mi ricordassi di lei, lei non si scorderebbe mai di me". (GKC in Nancy Carpentier Brown, The Woman Who Was Chesterton, ACS Books, 2015)
Marco Sermarini

mercoledì 15 novembre 2017

Un aforisma al giorno

Questo senso di immensa gratitudine e di sublime dipendenza non era un aforisma, non è un sentimento; il punto è che questa era la vera roccaforte della realtà.

Gilbert Keith Chesterton, San Francesco d'Assisi

Un aforisma al giorno





Gilbert Keith Chesterton, San Francesco d'Assisi

Ogni tanto lo rimettiamo...

Chesterton è un cratere da impatto sulla superficie del pianeta Mercurio,  in prossimità del polo nord del pianeta.
È intitolato allo scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton.
https://planetarynames.wr.usgs.gov/Feature/15033



Chesterton, Gilbert Keith nell'Enciclopedia Treccani

Chesterton ‹čèstëtën›, Gilbert Keith. - Scrittore e giornalista inglese (Londra 1874 - Beaconsfield 1936). Fecondissimo autore, reagì contro il tardo romanticismo in difesa della tradizione, con stile umoristico e scintillante di paradossi. È, con Belloc, uno dei maggiori rappresentanti cattolici della letteratura inglese del 20º secolo. Al cattolicesimo si convertì nel 1922. I suoi primi libri furono due raccolte di versi pubblicate nel 1900The wild knight Greybeards at play (umoristico). Seguirono una serie di romanzi paradossali tra cui, notissimi, quelli accentrati sul personaggio di padre Brown, prete poliziotto: The innocence of father Brown (1911), The wisdom of father Brown (1914), The secret of father Brown (1927), ecc. Espresse le sue idee filosofico-religiose in Heretics (1905), Orthodoxy (1909), The everlasting man (1925). In campo critico diede opere vive e ricche con: RLStevenson (1902), RBrowning (1903), ChDickens (1906), The victorian age in literature (1913), A short history of England (1917).


lunedì 13 novembre 2017

La copertina del nuovissimo Napoleone di Notting Hill...



E' una splendida opera di Lorenzo Zappalà, che ha già lavorato anche per altri volumi e per Pump Street.

E' bellissima, questa copertina, e ricorda molto le vie dove si svolge la fantastica ed entusiasmante storia del nostro Napoleone...

Ma all'interno del libro troverete altre bellissime sorprese...

E' arrivata la Strenna Natalizia 2017!!! E' bellissima!

STRENNA NATALIZIA
Come negli anni passati rilanciamo l'idea di regalare a Natale a tutti gli amici un libro di Chesterton offerto in edizione economicissima.
Insieme alla Casa Editrice Leardini e al Centro Missionario Francescano delle Marche, stiamo per dare alle stampe «IL NAPOLEONE DI NOTTING HILL». La stupenda copertina è di Lorenzo Zappalà. All'interno anche quest'anno la VIGNETTA DI GRUPPO a cui possono aggiungersi eventuali ritardatari (spedite subito la vostra foto a: laperlapreziosa@libero.it)!!!

Il costo del pacco dono?
1 copia: € 18,00 spedizione compresa
2 copie: € 25,00 spedizione compresa
3 copie: € 36,00 spedizione compresa
5 copie: € 45,00 spedizione compresa
10 copie: € 70,00 spedizione compresa
20 copie: € 130,00 spedizione compresa
Sopra i 40 libri: € 5,00 a copia, spedizione compresa!

Precisiamo che fra qualche mese il volume sarà nelle librerie al costo di € 18,00 a copia. Il guadagno dell'iniziativa andrà a favore delle Missioni Francescane.
Prenotate entro il 1 dicembre ESCLUSIVAMENTE a questo indirizzo: laperlapreziosa@libero.it (non usate assolutamente altri canali!!! ):
Per il pagamento, dopo che avrete ricevuto i libri, l'intestazione è:
Centro Missionario Onlus Ofmconv Marche - Buona stampa
alle poste: ccp: 3130793
in banca: IBAN: IT22 Y076 0102 6000 0000 3130 793
CIN: Y ABI: 07601 CAB: 02600 N° Conto: 000003130793
oppure con Postepay N° 4023600644387302 intestata a Roberto Brunelli
I libri vi arriveranno tramite corriere espresso SDA entro il 16 Dicembre.
Spargete la voce a tutti i Chestertoniani di vostra conoscenza!!

La Segreteria Volante