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domenica 11 gennaio 2026

La Sindrome di Chesterton | Pedro Gomez Carrizo su Infocatolica - segnalazione e traduzione di Maria Grazie Gotti (grazie!).




Caro presidente,
buon anno a te e ai chestertoniani tutti.

Su Infocatolica (https://www.infocatolica.com) il 5 gennaio Pedro Gomez Carrizo ha pubblicato un articolo molto interessante che parla dall'atteggiamento di Chesterton nella sua prima comunione, al riconoscimento della Presenza Reale di Gesù, e lo confronta con le modalità molto diffuse attualmente, sempre più nei fatti tendenti alla desacralizzazione della Comunione nelle nostre chiese.
Parla della Sindrome di Chesterton, in analogia alla sindrome di Stendhal (ma evidenziando in modo chiaro la distinzione fra le due).

Di seguito la mia traduzione.
 
ci sono anche commenti interessanti in coda 


La "Sindrome di Chesterton"

Chesterton sudò quando per la prima volta fece la comunione: tremore e timore reverenziale di fronte alla Presenza Reale. L’autore riflette su questo turbamento – mysterium tremendum – per evidenziare il suo contrasto con una prassi liturgica oggi sempre più orizontale e banalizzata, dove gesti, mediazioni e silenzio vengono ersi. Recuperare la comunione in bocca, in ginocchio e amministrata da un ministro ordinato non dovrebbe essere un’opzione marginale, ma una pedagogia fondamentale, necessaria, del sacro.

Pedro Gómez Carrizo – 05/01/26 23:32 05/01/26 11:32 PM 

Commuove visualizzare la scena in cui G. K. Chesterton, quarantotto anni di età, e quattordici anni dopo aver scritto Ortodossia, prese per la prima volta la comunione. Successe a Beaconsfield, il 30 luglio 1922, e lo fece accompagnato da padre John O’Connor, che tanto bene aveva fatto per lui. Questo stesso sacerdote raccontò che Chesterton, “perfettamente consapevole dell’immensità della Presenza Reale”, si avvicinò al Santissimo con tremore e paura reverenziale, “ricoperto di sudore”. “Sono spaventato di fronte a quella Realtà tremenda”, gli confessò l’immenso scrittore, quello straordinario polemista che sembrava aver paura di nulla. E dopo aver fatto il sacramento, Chesterton riconobbe di aver trascorso “l’ora più felice” della sua vita.

La scena descritta rimanda a un'altra avvenuta poco più di un secolo prima, a Firenze. Mi riferisco al momento in cui Stendhal visitò la Basilica della Santa Croce. La sua vertigine di fronte all’esuberanza del godimento artistico ha dato il nome alla “sindrome di Stendhal”, ed è facile immaginare la somiglianza con ciò che ha sperimentato Chesterton. Si tratta, ovviamente, di fenomeni diversi, perché la reazione di Chesterton avvenne di fronte al Sacro mentre quella di Stendhal di fronte alla Bellezza, ma in entrambi i casi rimane la stessa commozione di fronte al sublime, di fronte al mistero dell’abisso che ti attrae, ti travolge e ti trascende. Per questo non mi sembra fuori luogo chiamare “sindrome di Chesterton” questo turbamento di fronte alla della Presenza.

Quella “stupore” devoto di Chesterton ha una parentela con un’intuizione antropologica elementare: il sacro appare come il separato, il proibito, che impone la distanza. Durkheim lo formulò con precisione definendo “le cose sante” come quelle “separate e proibite”. Il sacro è pertanto quello di fronte al quale si stabiliscono distanze, gesti e mediazioni. Mary Douglas spiegherà in seguito che il mondo simbolico è sostenuto dai confini, che quando vengono cancellati, non aprono la strada alla libertà, ma alla confusione (o alla profanazione). E Rudolf Otto, nel suo celebre mysterium tremendum et fascinans, ha dato nome a ciò che Chesterton è sembrato sperimentare fisicamente: attrazione e timore di fronte a una Presenza che affascina perché non è addomesticabile. Di fatto, l’uomo, in tutte le culture, anche nelle sue forme più primitive, ha saputo che ci sono realtà che “non si toccano” come si tocca il resto; realtà che rivendicano mani, gesti e parole separate. Il vecchio concetto di tabù denomina proprio quel confine: il divieto di un’azione con la convinzione che qualcosa sia troppo sacro, o troppo maledetto, per uso ordinario, un divieto nato dal riconoscimento di un potere che supera il soggetto.

Ciò che trascende “non si tocca” allegramente, impunemente. Ciò che viene dall’alto impone la distanza e il rispetto in accordo con il sublime. Le ginocchia piegate, l’atteggiamento di non toccare o il silenzio non sono preferenze ornamentali, ma piuttosto la grammatica umana per esprimere il “qui c’è un Altro”. E questa è la liturgia. L'ambito sensoriale – visibile, uditivo, tattile – in cui una fede particolare impara a respirare. La liturgia educa la percezione, affinché non solo esprima la fede pregressa, ma anche la formi. Come la Chiesa decreta in modo incontrovertibilmente: lex orandi, lex credendi, la legge della preghiera stabilisce la legge della fede. Vale la pena ricordare cosa è successo nell'Inghilterra del XVI secolo, quando la grande operazione di de-cattolicizzazione passò attraverso la riscrittura del culto comune. Il progetto di Thomas Cranmer con il suo Libro di Preghiera Comunefu un intervento teologico nel cuore eucaristico dell’azione liturgica. Il credo viene decattolicizzato attraverso la porta del rito, con la naturalezza con la quale una nuova lingua finisce per sostituire quella vecchia: prima sembra una traduzione, poi è una trasformazione. Cambiate i gesti, cambiate il linguaggio sacrificale, cambiate il centro (dall’altare alla tavola), cambiate la direzione della preghiera, da Ad Orientem a Versus Populum, e, nel tempo, avrete cambiato ciò che la gente pensa che accada sull’altare.

Ora chiediamoci perché la “sindrome di Chesterton” risulta oggi quasi inverosimile. Immaginiamo una scena riconoscibile, dove l’“orizzontale” si impone come un’atmosfera, dove l’azione di Ringraziamento sostituisce il Sacrificio, dove gli abbracci occupano più tempo della consacrazione; dove inginocchiarsi non si fa più - o viene visto come eccentrico, quando non proibito-; dove l’Ostia circola come se fosse un simbolo che passa di mano in mano; e dove, spesso, viene amministrato da un ministro straordinario in maniche di camicia. davvero crediamo davvero che questa scenografia non ci dis-educhi? Davvero crediamo che il corpo non impari ciò che l’anima finisce per credere? La risposta a questa domanda è abbastanza scomoda, ma ineludibile: l’evoluzione -degenerazione?- della prassi liturgica post-conciliare ha contribuito in modo decisivo alla desacralizzazione dell’Eucaristia.

È sorprendente, inoltre, constatare che questo modus operandi diffuso e normalizzato non sia nemmeno supportato dalle norme conciliari, se lette senza pregiudizi ideologici. La Redemptionis Sacramentum insiste sul fatto che il ministro "straordinario" è, in breve, straordinario. E aggiunge un criterio che smantella molte scuse per la negligenza: il ministro straordinario può amministrare la Comunione solo in caso di assenza del sacerdote e del diacono, se il sacerdote è impedito per un motivo valido o se il numero dei fedeli è così elevato che la Messa si prolungherebbe indebitamente, osservando che una breve proroga "non è affatto una ragione sufficiente". Il documento fa riferimento alla "profanazione" dell'Ostia come a un rischio molto reale che il rito deve impedire, non facilitare, ordinando la revoca dei permessi di riserva eucaristica laddove esista tale pericolo e ricordando che anche quando si porta la Comunione a una persona malata, si devono evitare "atti profani". E naturalmente – e mentre scrivo questo mi mandano una recente intervista in cui Jonathan Roumie, l’attore che interpreta Gesù in The Chosen, ricorda una messa in cui il sacerdote, vedendolo inginocchiato alla comunione, gli chiese di sollevarsi – rende ben chiaro che non è lecito negare la comunione a un fedele che desidera riceverla in ginocchio e in bocca.

Per valutare la gravità della banalità – se mi si passa l'ossimoro – delle "ragioni" che alcuni sacerdoti adducono per persistere nell'uso e nell'abuso dei ministri straordinari della Santa Comunione, è sorprendentemente utile ricorrere a una lettura liturgica di uno dei più perspicaci contributori alla filosofia morale, Alasdair MacIntyre. In *After Virtue*, MacIntyre definisce una "pratica" come un'attività cooperativa socialmente stabilita in cui i beni interiori si realizzano perseguendo i propri standard di eccellenza. Questi "beni interiori" si ottengono solo eseguendo la pratica con disciplina, forma e virtù, e sono ben distinti dai beni esteriori – status, potere, comodità, efficienza, immagine, successo misurabile – che possono essere conseguiti in molti modi e che, quando prevalgono, corrompono la pratica dall'interno. Abbiamo letto correttamente: "corrompono la pratica dall'interno" perché la distolgono dal fine – la svuotano dai loro fini – per i quali è stata creata.

Non è altro il significato etimologico del termine peccare, “sbagliare il colpo”.

Se la liturgia è, nel senso più vero, una pratica, i suoi valori intrinseci non sono il dinamismo dell'assemblea, il fluire regolare della coda, il comfort del comunicando o l'entusiasmo del sacrestano, ma piuttosto l'adorazione, la riverenza e la consapevolezza corporea che Dio non si misura con criteri umani. Quando prevalgono fattori esterni – che non sia prolungato, che sia comodo, che tutti partecipino, che assomigli a una cena comunitaria – il rito si distorce e, ottimizzando i processi e banalizzando i gesti, ciò che non può essere quantificato finisce per essere sacrificato. Il risultato è una diseducazione teologica del popolo, sotto forma di desacralizzazione pratica. Introdurre criteri "logistici" nella distribuzione della Comunione porta a confondere l'essenziale con lo strumentale e induce la comunità a perdere di vista i suoi valori intrinseci. Così, la comunione in bocca, le ginocchia a terra, e amministrata da un ministro ordinato, non da un laico, è una pedagogia necessaria della Presenza Reale. Se crediamo in essa, il nostro modo di fare la comunione deve manifestarlo, e proclamarlo più che con le parole, con tutto il corpo, con la distanza, con la mediazione ordinata, con il silenzio, con un atteggiamento reverenziale. Il tabù dell’intoccabile, nel suo senso più nobile, non è un residuo pagano, ma la traduzione umana di una verità cristiana: il santo non si tocca, non è nostro.

Chesterton sudava perché si era reso conto che la Realtà non poteva essere contenuta nella sua gola. Speriamo che non siano lontani i giorni di quella "riforma della riforma" avviata da Benedetto XVI e spenta dal suo successore, una riforma che permetta alla "sindrome di Chesterton" descritta all'inizio di questo articolo di cessare di sembrare una mera stranezza letteraria.

-- 

traduzione di Maria Grazia Gotti

mercoledì 30 luglio 2025

Un aforisma al giorno - Oggi fanno giusto centotrè anni dalla conversione al cattolicesimo di Chesterton…

È forse il più sensazionale degli sconvolgimenti silenziosi o rovesciamenti della mente che costituisce la rivoluzione chiamata conversione.

Gilbert Keith Chesterton, La Chiesa cattolica. Dove tutte le verità si danno appuntamento.


mercoledì 25 giugno 2025

Un articolo di Dale Ahlquist sul centenario della conversione di Chesterton.

Oggi vi propongo un articolo datato, ma Validissimo del nostro amico Dale Ahlquist; Riguarda il centenario della conversione di Chesterton al cattolicesimo. Come società, cerchiamo sempre di riproporre articoli in altre lingue in qualche modo siano interessanti e aiutino ad approfondire la figura del nostro Eroe. È bello condividere le idee, farle girare, e poi il nostro amico americano ha sempre un punto di vista originale e sa esporlo in maniera semplice ed efficace.

Non propone cose sconosciute, però ci dà modo di riflettere sull’evento più importante della vita di Chesterton in maniera chiara e semplice..

Questo articolo è tratto da un numero di luglio del Catholic World Report. Non riusciamo a proporlo in traduzione italiana sia per problemi di diritti (è molto macchinoso, ve lo assicuro, soprattutto negli Stati Uniti) Ed anche per l’impegno che questo comporta. Se qualcuno volesse leggerlo, ma si ritiene piuttosto digiuno della lingua del nostro eroe, anzitutto consiglio di non perdersi d’animo e di leggere lo stesso, poi se non riesce a cavare un ragno dal buco esiste un traduttore online molto affidabile che si chiama DeepL. In pochi secondi vi soddisferà.

Marco Sermarini


When G.K. Chesterton was received into the Catholic Church one hundred years ago, on Sunday, July 30, 1922, it was big news. Except it wasn’t. It didn’t quite qualify as “news” because nobody knew about it. The two priests who received him into the Church – Fr. John O’Connor, his long-time friend who was also the inspiration for Chesterton’s immortal fictional detective Father Brown, and Dom Ignatius Rice, a Benedictine monk from Douai Abbey – vowed to say nothing about the ceremony. Not for any religious reasons. They just wanted to see how long it would take the press to find out.

It took three weeks.

Il resto qui sotto:



mercoledì 4 settembre 2024

Un aforisma al giorno - "Non mi preoccupa un grosso uomo grasso... È questa storia... che voglio che finisca bene".

Ora sono in uno stato in cui mi sento un mostruoso ciarlatano, come se indossassi una maschera e fossi imbottito di cuscini, ogni volta che vedo qualcosa sul G. K. C. pubblico; mi fa male, perché anche se le opinioni che esprimo sono reali, l'immagine è terribilmente irreale rispetto alla persona reale che ha bisogno di aiuto in questo momento. Ho la stessa vanità di chiunque altro riguardo a questi successi superficiali mentre si verificano; ma non sento mai per un momento che essi influenzino la realtà del fatto che io sia completamente marcio o meno; così che qualsiasi commento pubblico sulla mia posizione religiosa sembra come un vento dall'altra parte del mondo; come se riguardasse qualcun altro - come in effetti è. Non mi preoccupa un grosso uomo grasso che appare sulle piattaforme e nelle caricature; anche quando si diletta in dibattiti su quello che io ritengo essere il giusto. Mi preoccupa ciò che è diventato un bambino a cui il padre mostrava un teatro giocattolo, e uno scolaro che nessuno ha mai sentito nominare, con il suo rimuginare su dubbi, oscurità e sogni a occhi aperti, con una coscienza grossolana così incoerente da sfiorare l'ipocrisia; e tutta la vita morbosa della mente solitaria di una persona viva con cui ho vissuto. È questa storia, che così spesso ha rischiato di finire male, che voglio che finisca bene.

Gilbert Keith Chesterton, da una lettera a mons. Ronald Knox poco prima della sua conversione al cattolicesimo, in Dudley Barker, G. K. Chesterton: A Biography, New York, Stein & Day, 1973.




domenica 14 gennaio 2024

Un aforisma al giorno - Religioni di gran lunga peggiori...

Potrei trattare la materia da un punto di vista personale e descrivere la mia conversione; ma ho il sospetto che questo metodo renderebbe l’argomento molto più ristretto di ciò che in realtà è. Vi sono molte persone di gran lunga migliori di me che si sono convertite a religioni di gran lunga peggiori.

Gilbert Keith Chesterton, Perché sono cattolico e altri scritti.



venerdì 8 dicembre 2023

8 Dicembre, Solennità dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria - Chesterton e la Vergine Maria.

Oggi è una festa importante perché la Chiesa Cattolica celebra il dogma dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. Maria fu concepita senza peccato originale, quindi pura ed immacolata, per accogliere il Verbo, cioè Nostro Signore Gesù Cristo.

Tutto questo Chesterton lo tenne sempre in grande considerazione, e non ne fece mai mistero. Intendo: sia come obiezione prima, quando ancora non era cattolico, che come circostanza amata della nostra fede cattolica poi, una volta convertitosi.

Anni fa, il 4 Aprile 2020, tenni una conversazione su Facebook durante il periodo in cui eravamo tutti chiusi in casa per il covid. A pensarci, ne serbo un ricordo positivo e bello. Quella conversazione dovrebbe ancora camminare su Facebook. Poi le cose importanti di quella conversazione le trasfusi in un breve saggio di cui riporto un pezzettino:

"La Madonna ha sempre avuto un grande ruolo nella vita di Chesterton: era l’idea della cavalleria, della vera espressione femminile. All’arrivo a Brindisi all’andata i Chesterton non trovarono posto in albergo per cui furono ospitati in una casa privata. La camera aveva un comò sul quale si trovava una statua della Madonna, molto simile a quella che Gilbert trovò in chiesa quel 4 Aprile. Ne abbiamo conferma anche grazie ad una tradizione nota agli storici brindisini, raccolta dal prof. Caputo. E Chesterton trasfonderà tutto ciò in un passaggio del suo libro Il pozzo e le pozzanghere (l’articolo è intitolato Maria e il convertito):

Tuttavia, per quanto questa immagine potesse essere distante, oscura e misteriosa, o motivo di scandalo per i miei contemporanei e scoglio insormontabile per me stesso, non ho mai dubitato che ella fosse l’immagine della Fede, che incarnasse, in qualità di essere umano puramente umano, tutto ciò che la Fede aveva da dire all’umanità. Nell’istante in cui mi veniva in mente la Chiesa Cattolica, cercavo di dimenticare lei. Quando infine riconobbi che c’era qualcosa di più nobile del mio destino, l’atto più libero e più difficile di tutti i miei atti di libertà, fu di fronte a un’immaginetta della Vergine nel porto di Brindisi, ornata d’oro, dai colori accesi, che promisi di fare ciò che avrei fatto, se fossi ritornato nella mia terra.

Dunque la spinta finale di questa lunga conversione, partita dal ravvicinamento alla fede cristiana grazie alla moglie Frances, alla marcia progressiva verso il cattolicesimo seguendo una via precipuamente razionale sino a quel 30 Luglio 1922, esplose in Terrasanta e trovò la sua decisione definitiva proprio qui in Italia, proprio di fronte a questo nostro mare, agli occhi della Vergine Maria, non senza esitazioni, marce in avanti e ritirate silenziose. Tutto ciò piace e riempie di gioia e di orgoglio ogni chestertoniano italiano, e parlarne era necessario oltre che piacevole".

Volevo rimarcarlo nuovamente, questo suo affetto cavalleresco verso la Madonna, e volevo farlo oggi perché possiamo capire che la sua fede cristiana ebbe una spinta anzi un cambiamento dalla sua relazione filiale con la Madonna.

Tutto ciò che riguardava la Madonna per lui diventava poetico. Leggete la storia di questa statua, che raccontammo anni fa per questo blog:


Marco Sermarini

Il nostro eroe comprò questa
statua della Madonna con Gesù
Bambino proprio per la chiesa di
Beaconsfield, e lì è.

martedì 7 novembre 2023

G.K. Chesterton nel centenario della conversione e il suo intervento al Congresso eucaristico di Dublino | Logosmatera.

«Ho sentito una storia in Irlanda anni fa su come qualcuno avesse incontrato nelle lande rocciose una bella contadina che portava un bambino»

Cento anni fa, nell’estate del 1922, lo scrittore inglese G.K. Chesterton riceveva il battesimo in seguito a un sorprendente percorso di conversione. Chesterton è noto al grande pubblico per i Racconti di Padre Brown, racconti che hanno per protagonista un sacerdote cattolico che si rivela un infallibile investigatore.

La conversione viene fatta risalire al momento del suo passaggio nella vicina Puglia, sbarcando a Brindisi di ritorno dalla Terra Santa. Nel porto pugliese c’era una cappella. Entrandovi, lo scrittore inglese rimase rapito dalla bellezza di una statua della Vergine Maria, davanti alla quale volle affermare la definitiva decisione di chiedere il battesimo nella Chiesa di Roma – così gli inglesi chiamano la Chiesa cattolica.

il resto qui sotto:

https://www.logosmatera.it/g-k-chesterton-nel-centenario-della-conversione-e-il-suo-intervento-al-congresso-eucaristico-di-dublino/

martedì 22 agosto 2023

"If you didn't seem to be hiding, nobody hunted you out" ossia "Se non sembrava che ti stessi nascondendo, nessuno ti dava la caccia." - a 101 anni dalla morte di Michael Collins, eroe dell'indipendenza irlandese e chestertoniano.

Abbiamo parlato più volte di Michael Collins, che fu l'attore principale dell'indipendenza d'Irlanda; vale la pena tornare su di lui oggi 22 Agosto 2023 nella ricorrenza della sua morte, durante un viaggio nel West Cork, sua terra d'origine, esattamente a Beal na Blath, dove si era recato per cercare la pace e far cessare la guerra civile in atto tra i sostenitori del Trattato di pace con Regno Unito e la fazione ribelle contraria al trattato.

Vale la pena di ricordarlo perché è vero che egli si fece profondamente ispirare da Chesterton e dalle sue opere nel condurre la sua guerra d'indipendenza.


Michael Collins, noto anche col nomignolo "Big Fella".

Qui sotto trovate alcuni dei post che negli anni abbiamo stilato per ricordare quest'uomo e le sue frequentazioni letterarie e come esse abbiano influenzato la storia di un popolo:


Lo scorso anno segnalammo un articolo uscito su Catholic Arena, un sito internet irlandese, che abbiamo deciso di tradurre per voi, perché dà molte notizie sulla personalità di questo nostro collega chestertoniano, e ci fa scoprire anche la figura bellissima di Frank Duff.

______

Mentre l'Irlanda ricorda Michael Collins nel centenario della sua morte, un aspetto dimenticato della sua vita è il suo legame con il cattolicesimo. 

Collins era un cattolico che recitava il rosario, anche se non era così fervente all'esterno come Pearse, DeValera o Plunkett e quindi alcuni lo considerano per nulla religioso. Ma questo non è vero. 

Sua sorella, Helena, si fece suora in Inghilterra. 

In attesa della sua esecuzione, Joseph Mary Plunkett regalò a Collins un libro scritto da un'altra famosa figura cattolica dell'epoca, GK Chesterton. Chesterton non era pienamente cattolico fino a tre settimane prima della morte di Collins, ma i suoi primi scritti mostrano comunque il Sensus Catholicus per cui è noto, "l'apostolo del senso comune". Per coincidenza, fu una proprietaria irlandese di Chesterton a permettere la costruzione di una cappella di fortuna, in modo che egli potesse celebrare la cerimonia lì, dato che non c'era una chiesa cattolica nelle immediate vicinanze.
Tim Pat Coogan, giornalista irlandese
autore di una famosa biografia
di Michael Collins.


Nella sua prefazione alla raccolta di scritti di Collins, Path of Freedom, Tim Pat Coogan scrive: 

Una delle sue idee fondamentali deriva da L'Uomo che fu Giovedì di G. K. Chesterton. Il libro gli fu dato da Joseph Plunkett, suo diretto superiore nel 1916. Plunkett, che stava morendo di tubercolosi, partecipò ai combattimenti e si sposò nella sua cella, dieci minuti prima di affrontare il plotone di esecuzione. Ovviamente qualsiasi reliquia di una tale figura sarebbe stata apprezzata dal suo luogotenente. E Collins apprezzava in particolare il consiglio del capo anarchico nel libro di Chesterton: "se non sembri essere nascosto, nessuno ti darà la caccia". Di conseguenza, Collins non sembrava mai nascondersi. Indossava sempre un buon abito, ben stirato. E di volta in volta, questo giovane uomo d'affari è stato fatto passare indenne attraverso i cordoni della polizia, con le tasche piene di documenti compromettenti. Sembra che sia una legge ferrea per i poliziotti, sia ai tempi di Collins che ai nostri, che non ci si aspetti che i terroristi indossino abiti gessati e colletti e cravatte puliti.

 Non era la prima volta che Collins si imbatteva negli scritti di Chesterton. 

Come è emerso, egli fu un lettore devoto di Chesterton, tanto da essere descritto come "fanatico" nel suo attaccamento al Napoleone di Notting Hill, ha scritto James McKay: 

A Dublino, Michael incontrò Sir William Darling, all'epoca nello staff dell'amministrazione britannica nel Castello di Dublino (all'epoca sede del governo britannico a Dublino, oggi sede del municipio, ndr). I due discussero a lungo di libri e scoprirono un interesse comune per i romanzi di G. K. Chesterton. Ne emerse che il preferito di Michael era "Il Napoleone di Notting Hill", e Darling concluse che il giovane irlandese era "quasi fanaticamente attaccato a questo romanzo", come ha raccontato nelle sue memorie, So It Looks to Me, pubblicate nel 1952. 

È incredibile pensare che la morte di Collins e la conversione di Chesterton, due degli eventi più significativi del secolo per i cattolici in Irlanda e in Inghilterra, siano avvenuti a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro. È ancora più notevole che l'ultima interazione di Plunkett con Collins fosse legata a Chesterton e servisse da ispirazione per la Guerra d'Indipendenza, dopo la quale Collins avrebbe assunto come segretario il fondatore della Legion of Mary Frank Duff. 

Duff, da sempre attento discernitore, inserì la famosa poesia di Plunkett su Cristo nel manuale della Legione di Maria, letto quotidianamente da milioni di persone in tutto il mondo.

Frank Duff, fondatore della
Legion of Mary
e segretario di Michael Collins.

Se c'è un'opera letteraria che racchiude questo breve ma significativo periodo storico e la genialità di questi uomini e la fede che li ha incoraggiati, è I See His Blood Upon the Rose (Vedo il suo sangue sulla rosa). 

Collins e Plunkett hanno dato il loro sangue per i loro Paesi, Duff ha rinunciato a una promettente carriera di funzionario pubblico e ha visto morire molti legionari nella Cina comunista, nella Corea del Nord e altrove e Chesterton ha visto morire la vita più comoda che avrebbe potuto scegliere come neo-pagano cosmopolita o anglicano rispettabile. 

Che riposino tutti in pace. 

Vedo il suo sangue sulla rosa
E nelle stelle la gloria dei suoi occhi,
Il suo corpo brilla tra le nevi eterne,
Le sue lacrime cadono dai cieli. Vedo il suo volto in ogni fiore;
Il tuono e il canto degli uccelli
non sono altro che la sua voce, e scolpiti dal suo potere
Le rocce sono le sue parole scritte. Tutti i sentieri sono stati tracciati dai suoi piedi,
Il suo cuore forte agita il mare sempre in movimento,
La sua corona di spine è intrecciata con ogni spina,
La sua croce è ogni albero.


_______

Per terminare questa pagina in memoria di Collins, va segnalata una notizia: circa un mese fa gli è stata dedicata una plaque, ossia un riconoscimento storio, a Londra nel quartiere di Islington, dove per la prima volta Collins si unì al movimento indipendentista segreto Irish Republican Brotherhood (IRB). Qui sotto la foto dell'evento e l'articolo dell'Irish Times:

https://www.irishtimes.com/history/2023/07/17/unveiling-of-plaque-recognises-how-living-in-london-shaped-michael-collins-as-an-irish-revolutionary/



martedì 15 agosto 2023

Oggi è la Solennità di Maria Santissima Assunta e allora parliamo della devozione cavalleresca di Chesterton verso la Madonna.

La statua di cui si parla è questa
e sta nella Chiesa parrocchiale cattolica
di Beaconsfield.


Da una parte parliamo, o meglio è Chesterton che parla, della statua che volle far collocare all'interno della Chiesa parrocchiale del suo paese (a cui destinò anche un lascito post mortem con cui furono costruite la vetrata dedicata a San Francesco d'Assisi e la cappella dei Martiri Inglesi), dall'altra del ruolo determinante della Madonna nella sua conversione al cattolicesimo (sull'argomento qui sul blog c'è molto, c'è anche un tag specifico e diversi post, non ultimo quello relativo al centenario della sua promessa di convertirsi, proprio a Brindisi, il giorno di Pasqua di centotré anni fa).

Buona festa a tutti!

Marco Sermarini


Ho sentito una storia in Irlanda, anni fa, che raccontava di come qualcuno avesse incontrato, tra i rifiuti rocciosi, una bella contadina che portava in grembo un bambino. E quando le fu chiesto il suo nome, lei rispose semplicemente: "Io sono la Madre di Dio, e questo è proprio Lui, ed è il ragazzo che tutti vorrete alla fine". Non ho mai dimenticato questa frase, e me la sono ricordata improvvisamente molto tempo dopo.

Stavo cercando un'immagine della Madonna che volevo donare alla nuova chiesa del nostro paese, e mi fu mostrata una quantità di esemplari molto belli e spesso costosi in uno dei negozi cattolici più famosi e alla moda di Londra... Ma in qualche modo mi sentivo esigente, per la prima volta in vita mia; e sentivo che un tipo era troppo convenzionale per essere autentico e l'altro troppo primitivo per essere popolare... e finii prosaicamente seguendo il padrone al piano superiore, dove c'era una specie di legnaia, piena di pacchi e di cose parzialmente disimballate, e mi sembrò improvvisamente che lei fosse lì, in mezzo a tavole e trucioli e segatura, in piedi nella falegnameria di Nazareth. Dissi qualcosa, e il proprietario rispose in modo piuttosto disinvolto: "Oh, è appena stata disimballata, non l'ho quasi guardata. Viene dall'Irlanda".

Era una contadina ed era una regina. Era scalza come qualsiasi ragazzina irlandese sulle colline; eppure non c'era nulla di puramente locale nella sua semplicità. Non ho mai saputo chi fosse l'artista e dubito che qualcuno lo sappia; so solo che è irlandese, e penso quasi che avrei dovuto saperlo senza che me lo dicessero. Conosco un uomo che cammina per chilometri e chilometri a intervalli regolari per rivisitare la nostra chiesa dove si trova l'immagine. Guarda attraverso la chiesetta con un'intensa serietà in cui c'è qualcosa di infinita giovinezza; e io a volte ho cominciato, come se avessi davvero sentito le parole pronunciate attraverso quel vuoto: "Io sono la Madre di Dio e questo è proprio Lui, ed è Lui il ragazzo che tutti vorrete alla fine".

Gilbert Keith Chesterton, Christendom in Dublin.


Ma se anche la figura (della Madonna) era distante, o era oscura e misteriosa o uno scandalo per i miei contemporanei o una sfida per me, non ho mai dubitato che quella figura fosse la figura della fede; che Ella impersonasse, come un essere umano completo già quando era solo umana, tutto ciò che questa Cosa aveva da dire all’umanità. Nell’istante in cui ricordavo la Chiesa Cattolica, ricordavo Lei; quando cercavo di dimenticare la Chiesa Cattolica, cercavo di dimenticare Lei; quando infine vidi ciò che era più nobile del mio destino, il più libero e il più difficile di tutti i miei atti di libertà, fu dinanzi a una sua piccola immagine, dorata e smagliante, nel porto di Brindisi che promisi che cosa avrei fatto se fossi ritornato in patria.

Gilbert Keith Chesterton, Il pozzo e le pozzanghere.

mercoledì 12 luglio 2023

Un interessante articolo su Chesterton | G.K. Chesterton nel centenario della conversione e il suo intervento al Congresso eucaristico di Dublino - da Logos Matera.

«Ho sentito una storia in Irlanda anni fa su come qualcuno avesse incontrato nelle lande rocciose una bella contadina che portava un bambino»

Cento anni fa, nell’estate del 1922, lo scrittore inglese G.K. Chesterton riceveva il battesimo in seguito a un sorprendente percorso di conversione. Chesterton è noto al grande pubblico per i Racconti di Padre Brown, racconti che hanno per protagonista un sacerdote cattolico che si rivela un infallibile investigatore.

La conversione viene fatta risalire al momento del suo passaggio nella vicina Puglia, sbarcando a Brindisi di ritorno dalla Terra Santa. Nel porto pugliese c’era una cappella. Entrandovi, lo scrittore inglese rimase rapito dalla bellezza di una statua della Vergine Maria, davanti alla quale volle affermare la definitiva decisione di chiedere il battesimo nella Chiesa di Roma – così gli inglesi chiamano la Chiesa cattolica.

Il resto nel collegamento qui sotto:

https://www.logosmatera.it/g-k-chesterton-nel-centenario-della-conversione-e-il-suo-intervento-al-congresso-eucaristico-di-dublino/


martedì 1 novembre 2022

Chesterton Institute: Video Recording of "Chesterton's Conversion: A Centenary Conversation" now available.

 

If you missed our latest online event,

you can now watch the video recording

 

 

We are pleased to announce that

if you missed the October 26, 2022 online event

Chesterton's Conversion: a Centenary Conversation

you can now watch the video recording

here

 


Read the News Story of this event here

We invite you to:

*read the Chesterton Institute's 2021-2022 Impact Report here

*visit our blog here

 

 

Centenario della conversione di Chesterton - Riceviamo da Peppino Zola e volentieri pubblichiamo.


Peppino è un mio carissimo amico, è un bravo avvocato ed è stato anche vicesindaco di Milano, ci siamo conosciuti nel 1995 per colpa di 
Chesterton e siamo rimasti sempre amici. Approfitto dell'invio che mi ha fatto in occasione del convegno che si è tenuto giorni fa a Milano sul centenario della conversione del nostro Chesterton (a proposito, abbiamo riportato anche l'intervento di Ubaldo Casotto, apparso su Tempi), e lo ringrazio di cuore.

Marco Sermarini

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Cento anni fa il grande Chesterton entrava ufficialmente nella Chiesa Cattolica. Mi permetto segnalare una lettera che TEMPI on line ha pubblicato con il titolo “Quanto ci servirebbe oggi un Chesterton”. Il miracolo della conversione! Con i più cari saluti. 

Peppino Zola


 

Caro direttore,


c’eri anche tu quando, lo scorso 24 ottobre, al centro culturale Rosetum si è tenuto un bell’incontro per ricordare i 100 anni dalla entrata ufficiale (nel 1922) del grande Chesterton nella Chiesa cattolica, occasione per renderci conto dell’importanza della presenza di un personaggio insolito, che, con il sorriso sul volto e la tenera ironia nel cuore, ha strenuamente difeso, con tutti i suoi numerosissimi scritti, la verità del cristianesimo, tanto che, alla sua morte (avvenuta nel 1936) il Papa Pio XI lo definì defensor fidei, il massimo merito che si possa attribuire alla vita di un battezzato. Nella presentazione del libro di GKC “Perché sono cattolico”, il card. Giacomo Biffi così ne scriveva: “La Provvidenza ha suscitato quest’uomo come antidoto efficace contro tutti i veleni che sono imperversati lungo tutto il secolo XX, ma che si sono fatti ancora più virulenti nella sua seconda metà, quando l’avventura umana di Chesterton si era ormai conclusa da un pezzo. Nei suoi scritti si trovano denunciate praticamente tutte le nostre follie. …. Purtroppo la cristianità ha cominciato a dimenticarsene proprio quando il suo magistero sarebbe stato più necessario per prevenire e contrastare i nostri guai”. Infatti, oggi più che mai ci vorrebbe un Chesterton tra di noi.

L’incontro a cui mi sono appena riferito è stato intitolato “Il cristianesimo mi ha allargato la ragione”. Ed infatti, proprio la strenua difesa della RAGIONE da parte di Chesterton è stato uno dei punti che hanno caratterizzato il suo “magistero”, in un’epoca in cui la presenza cristiana veniva cocciutamente attaccata e criticata da quell’errato uso della ragione operato proprio dal razionalismo, uso che, per il nostro amico, porta inevitabilmente alla “pazzia”, come ha argomentato con osservazioni molto argute e divertenti. Famosa la sua frase: “il pazzo non è l’uomo che ha perso la ragione, il pazzo è l’uomo che ha perso tutto tranne la ragione”. E, a questo proposito, Chesterton ci offre una immagine sorprendente e convincente. Egli paragona il razionalista (cioè l’ideologo impazzito) al serpente che si morde la coda, cioè ad un cerchio che gira continuamente su se stesso senza mai progredire, rimanendo perennemente solo se stesso, cioè “pazzo”. Il simbolo del pensatore cristiano, invece, è la Croce, perché essa, “anche se al suo centro ha una collusione e una contraddizione, può estendere le sue braccia per sempre, senza alterare la sua forma. Poiché ha un paradosso al centro, può crescere senza cambiare. Il cerchio è destinato a tornare su se stesso. La croce apre le braccia ai quattro venti; è un segnale per i liberi viaggiatori”. E, quindi, “l’uomo può capire ogni cosa grazie all’aiuto di ciò che non capisce. Il logico morboso (il razionalista, ndr) cerca di rendere tutto chiaro e riesce a rendere tutto misterioso. Il mistico accetta che una cosa rimanga misteriosa e tutto il resto diventa chiaro”. Il tema della ragione, per Chesterton, è strettamente legato, come ha dimostrato molto chiaramente Ubaldo Casotto, a quello della REALTA’, perché è solo a partire dal guardare con stupore alla realtà che può iniziare ogni ragionamento e, in questo senso, Chesterton ha dimostrato tutto il suo realismo riferendosi continuamente all’uomo “comune”, cioè all’uomo non ideologizzato, non rovinato dalle idee “pazze” (abbiamo presente la cultura gender?) del mondo razionalista e sempre più individualista. E’ il rispetto dei dati oggettivi ed evidenti della realtà che permette alla ragione di rimanere fedele al suo compito, che è quello di collaborare con Dio per approfondire il senso e la verità di tutta la vita.

Chesterton ha scritto pagine memorabili a difesa della LIBERTA’ dell’uomo e della libertà di Dio, polemizzando per anni contro le “mode” che impediscono all’uomo di aderire liberamente alla verità e contro la scienza deterministica, che descrive un mondo obbligato ad un cammino prestabilito e non alla libertà creativa di Dio, descritto da GKC come un eterno bambino che non si stanca di dire ogni giorno al sole di sorgere ed all’erba di crescere, dicendo al creato instancabilmente “ancora”, come fanno i bambini quando piace loro un gioco.

Come ha spiegato Annalisa Teggi, Chesterton è entrato nella Chiesa cattolica perché essa è l’unico luogo in cui il PECCATO non rimane un segreto che umilia, ma una circostanza che viene perdonata, anzi, annullata. Non si è realisti se non si accetta la circostanza, peraltro molto evidente, che tutti noi viviamo con quel misterioso limite che la Chiesa chiama “peccato originale” e che Chesterton amava definire come “caduta”, da cui solo la Chiesa può rialzarci.

Ma la grande parola per la quale Chesterton si è convertito e per difendere la quale ha scritto saggi, romanzi, commedie, poesie, storie di santi e tanto altro è proprio la parola CHIESA, che ha amato in modo incredibile, a dispetto dell’ambiente protestante e massonico in cui ha vissuto. Grazie ad un sacerdote (che poi ha preso a modello per descrivere il suo mitico Padre Brown) e grazie ad un incredibile gruppetto di amici è entrato definitivamente e ufficialmente nella Chiesa cattolica 14 anni dopo avere scritto il più “cattolico” dei suoi libri e cioè “Ortodossia” (1908), forse anche come segno di tenera attenzione verso la sua amatissima sposa, affinchè anche lei avesse il tempo per compiere lo stesso percorso. Chesterton ha scritto di avere compiuto questa scelta perché la Chiesa era il solo luogo in cui ha trovato “l’accostamento dello straordinario con l’ordinario”, perché “abbiamo la necessità di vedere il mondo come un luogo dove una sensazione di meraviglia si unisce ad una sensazione di accoglienza; abbiamo bisogno di sperimentare la felicità in questo paese delle meraviglie, senza tuttavia mai sentirci semplicemente a nostro agio.” Una Chiesa descritta come il luogo in cui “tutte le verità si sono date appuntamento”

L’incontro a cui mi riferisco ci ha fatto vedere che anche oggi, in questo mondo così conciato, è possibile che un uomo intelligente, colto e geniale possa essere protagonista del vero miracolo del cristianesimo, che è la CONVERSIONE, che il suo più grande amico, Hilaire Belloc (cattolico per tradizione famigliare) ha così commentato: “L’ammirazione che il cattolico di nascita nutre per il coraggio del convertito è una eco esatta dell’ammirazione che la Chiesa dei primi secoli nutriva per i martiri. Perché la parola martire significa testimone. Il fenomeno della conversione … è il grande testimone moderno della veracità della fede, di questo fatto che la fede è realtà e che soltanto nella fede sta il fondamento della realtà”.

Personalmente, la partecipazione ad un evento circa la persona di Chesterton mi ha fatto ripensare a ciò che, per pura grazia (dato che non vi erano premesse favorevoli a questo), mi è capitato: Don Giussani è il padre indiscutibile della mia fede (senza l’incontro con lui chissà dove sarei ora). Chesterton ha contribuito a confermare allegramente questa fede, che mi ha legato ad una amicizia assolutamente sorprendente e gratuita.


Peppino Zola

domenica 30 ottobre 2022

Ragione e libertà in Chesterton. «Il cristianesimo mi ha allargato la ragione» | Ubaldo Casotto su Tempi.

In occasione dei cento anni dalla conversione al cattolicesimo, un ritratto del grande pensatore inglese. «L’uomo può capire tutto con l’aiuto di quello che non capisce»

«Potrei dimostrare tutta la dottrina cattolica se mi si permettesse di partire dal valore sommo di due cose: la ragione e la libertà». Chesterton diceva queste cose prima di convertirsi al cattolicesimo.

Il resto qui sotto:

https://www.tempi.it/ragione-e-liberta-in-chesterton-il-cristianesimo-mi-ha-allargato-la-ragione/?fbclid=IwAR0SROUWy9am8Q5uE8w2JVSOfGYDFK-BhqzxWxtDAKDfp3T7SQUlhdOrENQ

giovedì 15 settembre 2022

The 100th anniversary of Chesterton’s conversion—and its ripple effect | Dale Ahlquist su Catholic World Report.

Il centenario della conversione di Chesterton e il suo effetto a catena.

Poiché GKC è diventato cattolico, lo sono diventato anch'io. E così è successo a un gran numero di altre persone

Quando G.K. Chesterton fu accolto nella Chiesa cattolica cento anni fa, domenica 30 luglio 1922, fu una grande notizia. Ma non lo fu. Non si poteva definire una "notizia" perché nessuno ne era a conoscenza. I due sacerdoti che lo accolsero nella Chiesa - P. John O'Connor, suo amico di lunga data che fu anche l'ispirazione per Padre Brown, l'immortale detective di Chesterton, e Dom Ignatius Rice, un monaco benedettino dell'Abbazia di Douai - giurarono di non dire nulla della cerimonia. Non per motivi religiosi. Volevano solo vedere quanto tempo ci avrebbe messo la stampa a scoprirlo.

Ci sono volute tre settimane.

Ed è stata una grande notizia quando finalmente è stata comunicata. Ma non lo era. Almeno per una parte del pubblico di lettori. Molti pensavano che Chesterton fosse già cattolico. Dopotutto, aveva difeso la Chiesa cattolica per anni, prendendo la posizione cattolica in ogni occasione, su ogni argomento e in ogni controversia. E aveva già scritto due dozzine di storie popolari con protagonista il già citato Padre Brown.

(nostra traduzione dall'inglese).

Il resto qui sotto:

https://www.catholicworldreport.com/2022/07/29/the-100th-anniversary-of-chestertons-conversion-and-its-ripple-effect/

domenica 21 agosto 2022

Qualche dettaglio sulla conversione di Chesterton.

Cento anni fa G.K. Chesterton fu accolto nella Chiesa Cattolica. Un'interessante descrizione di ciò che accadde quel giorno - 30 luglio 1922 - viene dallo stesso Chesterton, che rispose a una lettera di Bertram Hyde, un ammiratore di GKC, ma non cattolico.

Egli aveva scritto chiedendo a Chesterton informazioni sullo scopo del rituale e sull'uso della ragione. Chesterton rispose:


"CARO SIGNORE:


La prego di perdonare l'estrema fretta di queste righe sulle grandi questioni da Lei menzionate. Dovrei dire innanzitutto che, fatta salva la grazia di Dio, la mia conversione al cattolicesimo è stata del tutto razionale, e certamente non è stata affatto rituale. Sono stato accolto in una baracca di latta sul retro di un albergo vicino alla ferrovia. L'ho accettato perché aveva davvero convinto  la mia mente analitica. ma le persone possono vedere il rituale e di rado hanno la possibilità di conoscere la filosofia.

A proposito del rituale stesso, credo che la cosa più vera sia stata detta dal poeta Yeats, certamente non cattolico o cristiano, che la cerimonia si sposa con l'innocenza. I bambini non si vergognano di vestirsi, e neppure i grandi poeti in grandi periodi, come quando Petrarca indossava l'alloro. Il nostro mondo sente qualcosa che dice Wells, perché il nostro mondo è nervoso e irritabile come Wells stesso. Ma credo che i bambini e i poeti siano più stabili.


Cordiali saluti,


G. K. CHESTERTON".


Tre anni dopo, anche Bertram Hyde fu ricevuto nella Chiesa Cattolica.


Un grazie alla redazione di Gilbert, il bimestrale della Società Chestertoniana Americana, da cui abbiamo tratto questa lettera.

venerdì 5 agosto 2022

El centenario de la conversión de Chesterton y su efecto dominó | Dale Ahlquist su Infocatolica.

 

LAS ONDAS SIGUEN SINTIÉNDOSE

El centenario de la conversión de Chesterton y su efecto dominó

Dale Ahlquist, presidente de la Society of Gilbert Keith Chesterton, reflexiona al cumplirse cien años desde la conversión del escritor de la conocida serie «El Padre Brown».

(CWR/InfoCatólica) Cuando G.K. Chesterton fue recibido en la Iglesia Católica hace cien años, el domingo 30 de julio de 1922, fue una gran noticia. Pero en realidad, no lo fue, porque nadie lo sabía más que los sacerdotes que lo recibieron en la Iglesia. Uno era el padre John O'Connor, su amigo de toda la vida que también sirvió de inspiración para el inmortal detective de ficción de Chesterton y el padre Brown, y Dom Ignatius Rice, un monje benedictino de la abadía de Douai, quienes se comprometieron a no decir nada sobre la ceremonia. No por razones religiosas, sino porque querían ver cuánto tardaría la prensa en enterarse.


Il resto qui:

https://www.infocatolica.com/?t=noticia&cod=44056

mercoledì 3 agosto 2022

Cento anni fa la conversione di Chesterton - Paolo Gulisano su La Nuova Bussola Quotidiana.

Cento anni fa, il 30 luglio del 1922, Gilbert Keith Chesterton, uno dei più celebri romanzieri e saggisti del Novecento, diventava cattolico. Fu una scelta maturata a lungo. Dieci anni prima aveva creato una delle più celebri figure letterarie di sacerdote, Padre Brown, ispirandosi ad un amico prete irlandese, Padre John O'Connor. Molti si stupirono – allora come oggi – della perfetta ortodossia espressa da Padre Brown, senza che il suo autore fosse ancora cattolico. In realtà, nel suo cuore da molto tempo GKC guardava alla Chiesa cattolica con interesse e ammirazione. 

Il resto qui:

Conversion Is Not a Four-Letter Word | da Crisis Magazine.

For twenty years I, with my wife and our family, attended a certain small-town Midwest parish church. The pastor, Fr. George Mehok, was a devotee of the English writer G.K. Chesterton. In fact, I don't recall a single homily of his that did not contain at least one Chesterton quote. However, I did not read or even see a book by Chesterton for many years—his works were simply hard to find. 

https://www.crisismagazine.com/2022/conversion-is-not-a-four-letter-word

lunedì 1 agosto 2022

Il mio nome è Lazzaro e sono vivo - Andrea Monda su L'Osservatore Romano.

Qual è l’angolazione da cui è entrato Gilbert Keith Chesterton quel 30 luglio di cento anni fa? L’affermazione da cui siamo partiti può essere d’aiuto: c’è un miracolo per cui gli uomini, spesso gradualmente, però ad un certo punto scoprono la verità. Ogni uomo ha sete di verità, di conoscenza, una sete inestinguibile, che diventa curiosità, inquietudine, anche dramma, nel senso etimologico di azione, movimento. L’uomo asseconda questa sete e parte per la scoperta. Per Gilbert questo voleva dire allargare il suo sguardo e il suo pensiero; scrive sempre nel saggio del 1926 «Diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo». 

Il resto qui:

https://www.osservatoreromano.va/it/news/2022-07/quo-173/il-mio-nome-e-lazzaro-e-sono-vivo.html?fbclid=IwAR2krZF3KLGJ4CGf4kRvUeSHTFbah9a8QsaKQ7ONKZRAKqRC2zvEmx_EPlw