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lunedì 3 giugno 2024

Un aforisma al giorno - ... noi siamo il popolo d'Inghilterra e non abbiamo ancora parlato.

Sentiamo uomini che parlano per noi di nuove leggi forti e dolci,

Ma nessuno parla come noi per strada.

Può darsi che ci alzeremo per ultimi come i francesi si alzarono per primi,

che la nostra ira venga dopo quella della Russia e che la nostra ira sia la peggiore.

Può darsi che siamo destinati a segnare con il nostro disordine e il nostro riposo

il disprezzo di Dio per tutti gli uomini che governano. Forse la birra è la cosa migliore.

Ma noi siamo il popolo d'Inghilterra e non abbiamo ancora parlato.

Sorrideteci, pagateci, passateci davanti. Ma non dimenticatelo del tutto.


Gilbert Keith Chesterton, tratto da The Secret People.



venerdì 17 maggio 2024

Un aforisma al giorno - Gli inglesi mai giusti con l’Irlanda.


Gli inglesi potranno esser talvolta generosi con l'Irlanda, ma non saranno mai giusti con essa; essi parlano all'Irlanda, pretendono di parlare per l'Irlanda, ma non presteranno mai ascolto a ciò che essa dice.


Gilbert Keith Chesterton, George Bernard Shaw.


domenica 17 settembre 2023

Un aforisma al giorno - Schiavitù, problema di immaginazione.

La schiavitù non era per la Chiesa una difficoltà di dottrina, ma un problema di immaginazione. Aristotele e i saggi pagani che avevano definito le arti servili o "utili", avevano considerato lo schiavo come uno strumento, un'ascia per tagliare il legno o qualsiasi cosa fosse da tagliare. La Chiesa non denunciava il taglio; ma le sembrava di tagliare il vetro con un diamante. Era perseguitata dal ricordo che il diamante è molto più prezioso del vetro. Così il cristianesimo non poteva adagiarsi nella semplicità pagana secondo cui l'uomo era fatto per l'opera, quando l'opera era molto meno immortalmente importante dell'uomo. Più o meno a questo punto della storia dell'Inghilterra si racconta generalmente l'aneddoto di un gioco di parole di Gregorio Magno; e questo è forse il vero punto della questione. Secondo la teoria romana, i barbari schiavi dovevano essere utili. Il misticismo del santo si commuoveva nel trovarli ornamentali; e "Non Angli sed Angeli" significava più semplicemente "Non schiavi, ma anime".

Gilbert Keith Chesterton, Una breve storia d'Inghilterra.

domenica 20 agosto 2023

Un aforisma al giorno - Un po' di storia d'Inghilterra come è andata veramente.

Ci parrebbe piuttosto strano se un profittatore avesse una casa di campagna che si chiamasse "Cattedrale".  Potremmo pensare che sia strano se un agente di cambio avesse costruito una villa e la chiamasse abitualmente "chiesa".  Ma non riusciamo a capire l'assurda blasfemia con cui un riccone occasionale dopo l'altro è riuscito a requisire o acquistare una casa che chiama ancora Abbazia. È proprio come se fosse andato a vivere nella chiesa parrocchiale, avesse fatto colazione sull'altare o si fosse lavato i denti nel fonte battesimale. Questo è il breve e nitido riassunto di ciò che è accaduto nella storia inglese; ma pochi riescono a vederlo così di scorcio o con contorni così netti.

Gilbert Keith Chesterton, William Cobbet.


William Cobbett

mercoledì 16 agosto 2023

Un aforisma al giorno - L'aforisma dell'altro ieri tradotto.

Lasciate che un uomo cammini costantemente per dieci miglia in una calda giornata estiva lungo una polverosa strada inglese, e scoprirà presto perché la birra è stata inventata. Il fatto che la birra abbia una leggerissima qualità stimolante sarà una delle ragioni più piccole che lo indurranno a chiederla. In breve, non desidererà affatto l'alcol, ma la birra.

Gilbert Keith Chesterton, All Things Considered.

lunedì 14 agosto 2023

Aforismi in lingua originale - Birra, estate e strade polverose.

Let a man walk ten miles steadily on a hot summer’s day along a dusty English road, and he will soon discover why beer was invented. The fact that beer has a very slight stimulating quality will be quite among the smallest reasons that induce him to ask for it. In short, he will not be in the least desiring alcohol; he will be desiring beer. 

Gilbert Keith Chesterton, All Things Considered.


domenica 17 luglio 2022

Cattolicesimo inglese. Dall’isolamento secolare alla coscienza critica britannica | Niccolò Nobile su Barbadillo.

Nell'articolo tra l'altro quanto segue:

Basterà dare uno sguardo ad alcuni dei maggiori nomi della cultura anglosassone tra XIX e XX secolo. Il già nominato Newman rappresentò un intelletto teologico di non poco conto ma ad egli, oltre a Lord Acton e al cardinale Wiseman, vennero ad aggiungersi più tardi Chesterton, Hilaire Belloc, Hugh Benson – la cui critica spietata del totalitarismo delle coscienze precedette di diversi decenni quelle fornite da Huxley e da Orwell -, Christopher Dawson – uno degli storici cui l’Europa deve di più in virtù della sua riscoperta delle radici medievali della sua cultura -, Tolkien, Muriel Spark, oltre a due dei maggiori romanzieri inglesi del XX secolo: Graham Greene ed Evelyn Waugh.

Il resto qui:

https://www.barbadillo.it/59158-cattolicesimo-inglese-dallisolamento-secolare-alla-coscienza-critica-britannica/

giovedì 21 aprile 2022

Gilbert Keith Chesterton per l'Enciclopedia Britannica.

G.K. Chesterton, in full Gilbert Keith Chesterton, (born May 29, 1874, London, England—died June 14, 1936, Beaconsfield, Buckinghamshire), English critic and author of verse, essays, novels, and short stories, known also for his exuberant personality and rotund figure.

Il resto qui di seguito:

https://www.britannica.com/biography/G-K-Chesterton

giovedì 10 marzo 2022

Il primo articolo di Chesterton uscito su La Ronda.

Cari amici, 

sono molto lieto di presentarvi una piccola perla preziosa dal gran tesoro dell'opera di Chesterton. È una perla italiana, ritengo la prima (se si eccettua la pubblicazione de La barbarie di Berlino e le Lettere ad un vecchio garibaldino, di qualche anno prima, uscite in maniera piuttosto atipica come scritti di propaganda bellica).

Sul numero III del Giugno 1919 de La Ronda uscì il primo articolo di Chesterton dal titolo La risposta del bambino. Successivamente Chesterton ebbe altro amplissimo spazio, e cioè la pubblicazione a puntate de Le Avventure d'un Uomo Vivo, tradotto da Emilio Cecchi e successivamente uscito in volume per Vallecchi. Lo aveva preceduto Belloc nel primissimo numero, quello dell'Aprile 1919, con La buona donna.

Il numero III del Giugno 1919 è quello di Ospiti, l'articolo che dà il benvenuto a questi inglesi che piacevano tanto ai rondisti e soprattutto a Cecchi "per la loro ostinazione di uomini di fede, e la loro grande capacità di fumisti e umoristi; infine per quel costante sguardo filiale verso Roma". Cecchi con soddisfazione disse che "per parte loro essi non hanno voluto trovare troppo immatura o comunque disdicevole la nostra compagnia", e iniziò quindi un esperimento consistente nell'osservazione al di là della Manica di uno sforzo letterario originale, ampio, onnicomprensivo quanto agli interessi letterari che spaziavano dalla prosa alla poesia, dalla saggistica al giornalismo, con tutte le implicazioni anche sociali e politiche, in una prospettiva radicale. La speranza era che questi "fumisti" influenzassero anche l'Italia letteraria per riportarla ad una gloria ormai opaca. Gente "impura" dal punto di vista dell'arte pura, disse saggiamente di loro nel primo numero Cecchi, con l'odore della realtà attaccato alle maniche delle giacche.

Cecchi aveva fatto fruttare gli incontri del Novembre 1918 a Londra: Chesterton, Belloc, Beerbohm. Da anni seguiva Chesterton, almeno dal 1909, e cammin facendo scoprì il suo mondo e quello dei suoi amici, scoprì l'Inghilterra cattolica e una scrittura unita alla vita.

Di questo articolo ho cercato le radici "inglesi", ossia se fosse già stato pubblicato a "casa sua". Ad oggi non ho riscontri, ma nel "Mare Chesterton" la ricerca non è mai facile. Vedremo.

Intanto leggetelo. Come sempre vale la pena.

Marco Sermarini
















 

lunedì 29 marzo 2021

È arrivato Dio strabenedica gli inglesi!

di Luca Fumagalli, prefazione di Paolo Gulisano e postfazione di Marco Sermarini.

Molto bello!

Acquistatelo!

martedì 28 aprile 2020

Un foro nel muro delle falsità: la storia d’Inghilterra secondo Chesterton - di Silvia Stucchi.

https://www.ilsussidiario.net/news/letture-un-foro-nel-muro-delle-falsita-la-storia-dinghilterra-secondo-chesterton/1996851/

giovedì 14 novembre 2019

Un po' di William Oddie - pensiero...


William Oddie alla conference di Beaconsfield nel Marzo 2014.


Per GKC "la verità cattolica era una spada scintillante che liberava i prigionieri del razionalismo e dello stato servile".

Qualcosa dell'approccio di Oddie è contenuto nella sua intervista a Marcus Grodi: che i cattolici dovrebbero essere "sovversivi" piuttosto che "innocui". Sentiva che quando il cardinale Basil Hume era stato arcivescovo di Westminster, la Chiesa cattolica in Inghilterra era diventata "rispettabile" e la conversione divenne così "cattiva educazione". Questo non era sicuramente lo stile di Oddie. Come San John Henry Newman, la cui Apologia Pro Sua Vita aveva avuto un'importante influenza sulla sua conversione, egli era guidato dalla ricerca della verità. Come disse una volta, "Una Chiesa che dice la verità sarà sempre impopolare perché la verità è spesso molto scomoda".

mercoledì 14 novembre 2018

venerdì 27 luglio 2018

Cattolico, classico e inglese: il senso di Belloc per la Storia - da IlGiornale.it - con una chiosa...

Bell'articolo (si parla anche di Old Thunder, ed è la prima volta che lo sento apostrofare così in Italia, bene), a parte le asserite simpatie dei nostri due eroi per Action Française e fascismo, storicamente e filosoficamente inesistenti (basta leggere le loro opere e non si potrà dire così).
Non le dite queste cose, perché non sono vere e non sono messe così, e poi ci si attaccano tutti gli stracciavesti noti e meno noti che non conoscono i due e li bollano come fascisti, che non erano. Punto.
I due non erano di destra e neppure di sinistra (categorie non cristiane, che mutiamo da altri sistemi, che non ci appartengono e non ci interessano) e neppure di centro, per cui nessuno degli attuali politici in giro per il mondo ne potrebbe rivendicare il possesso, ammesso che in astratto si possa fare…
Non erano nemmeno conservatori e neppure progressisti.

Rilassatevi! Erano dei nostri! Erano distributisti come lo siamo noi!!! E come disse Chesterton è giunta la nostra ora perché non abbiamo ancora parlato, e dico io: parliamo, parleremo, ci siamo. Sono gli altri che stanno scomparendo come dinosauri.

Per il resto è un bell'articolo, con rispetto parlando.

martedì 1 maggio 2018

A Londra abbiamo visto anche la casa di Alfred Hitchcock

Recatomi a Londra con gli alunni del nostro Liceo Chesterton, pur mantenendo tutti quanti gli occhi bene aperti alla ricerca delle tracce lasciate dal nostro eroe, non abbiamo potuto fare a meno di incrociare la casa di un  Chestertoniano, Sir Alfred Hitchcock.

Londra ha deciso di ricordare alcuni grandi uomini di cultura, d'arme, di scienza, con le cosiddette blue plaques. Ne abbiamo parlato altre volte in questo blog. Questa volta ci siamo incrociati con la plaque di Hitchcock, di cui proprio in questi giorni ricordiamo la morte. La casa in cui soggiorno per tre anni il giovane regista scrittore si trova a Chelsea e nel collegamento in basso troverete maggiori delucidazioni sulla posizione della placca e della casa. Così, giusto per dire che abbiamo visto tante belle cose...

Marco Sermarini 





sabato 28 aprile 2018

Alfie e Chesterton – Aldo Maria Valli

Alfie e Chesterton – Aldo Maria Valli

Alfie e Chesterton

– Buongiorno Mr Chesterton.
– Buongiorno signore.
– Come va?
– Direi divinamente, se mi passa la battuta.
– Ne sono felice. Lì dove si trova sta seguendo la vicenda di Alfie Evans?
– Certamente.
– Come la giudica?
– Come scrivo in Ortodossia: "Il mondo moderno è pieno di antiche virtù cristiane impazzite: sono divenute folli perché sono isolate una dall'altra e vagano senza meta". Soprattutto manca il riferimento alla verità. Così tutto è possibile, anche che lo Stato prevalga sulla persona, dimenticando che la persona viene sempre prima.
– Ma perché questo impazzimento?
– Da quassù posso vedere che le persone buone sono molto più numerose delle malvage. Ma la mentalità dominante è pervasa dall'idea che l'uomo, e non Dio, debba essere padrone della vita. E quando si ragiona così si finisce inevitabilmente nella discriminazione.
– Non le sembra che ci sia un problema riguardante legittimità e legalità? Nello Stato totalitario, come abbiamo visto nel corso del XX secolo, la legittimità pretende di fare a meno della legalità. Nelle nostre democrazie la legalità pretende spesso di fare a meno della legittimità. Ma il risultato è analogo: discriminazione e sopraffazione
– Sì, ma il succo è che abbiamo eliminato Dio. Io l'ho sempre detto: "Gli enigmi di Dio sono più soddisfacenti delle soluzioni dell'uomo".  E "affinché un uomo possa amare Dio, è necessario che non ci sia solo un Dio da amare, ma che esista anche un uomo che lo ami".
– Ecco perché Benedetto XVI raccomandava di vivere veluti si Deus daretur, come se Dio ci fosse, che è il capovolgimento dell'assioma illuminista,  etsi Deus non daretur, come se Dio non ci fosse. Occorre qualcosa a cui agganciare un'idea condivisa del bene e del male, al di là del soggettivismo e del relativismo.
– Infatti. Mi spiace di non essere vissuto nell'epoca di papa Ratzinger: sarebbe stato bellissimo dialogare con lui. Credo comunque che occorra riscoprire la meraviglia di fronte alla vita, al reale. Come ho scritto una volta, "C'è alle spalle di ognuno di noi un abisso di luce, più accecante e insondabile di qualsiasi abisso di oscurità".
– Benedetto XVI, nella lezione che aveva preparato per la sua visita all'Università la Sapienza di Roma (e che poi gli venne impedita da un gruppo di intolleranti), scriveva: "Si tratta del dare giusta forma alla libertà umana che è sempre libertà nella comunione reciproca: il diritto è il presupposto della libertà, non il suo antagonista". Concorda?
– Certamente. Occorre che gli uomini siano umili e amorevoli. Solo queste qualità morali impediscono la tirannide. E sono anche le custodi della vera razionalità. Altrimenti la razionalità può sempre degenerare e diventare arbitrio.
– E nel caso di Alfie che significa?
– Significa, per dirla in modo molto semplice, che il giudice non può ergersi a Dio, a  padrone della vita. Facendo uso della razionalità al servizio dell'uomo, deve riconoscere lo spazio decisionale dei genitori. E deve riconoscere che la vita umana possiede una dignità che va ben al di là del criterio di efficienza. L'uomo non è una macchina. Se l'unico criterio fosse l'efficienza, dovremmo sbarazzarci immediatamente di tutti i malati, i disabili, i vecchi. Se non lo facciamo è perché la nostra razionalità è guidata da criteri morali. Sono questi che vanno alimentati.
– Quindi lei, Mr Chesteron, cittadino britannico, vede nel comportamento di alcuni suoi compatrioti una negazione della libertà?
– Noi inglesi abbiamo inventato lo Stato liberale, ma nemmeno noi siamo al riparo dalle sue degenerazioni. Il sistema può diventare arbitrario quando si erge a giudice supremo con diritto di vita e di morte.
– Come giudica la mobilitazione per Alfie?
– Le preghiere quassù non hanno mai smesso di arrivare, e ultimamente si sono molto intensificate. E sono preziosissime. La fede smuove davvero le montagne.  Vedo in tutta questa storia un grande insegnamento.
– Quale?
– Tutto sta avvenendo all'insegna della debolezza e della piccolezza. Alfie è piccolo e debole. Piccoli e deboli, a loro modo, sono anche i suoi giovanissimi genitori. Piccoli e deboli i tanti che si sono presi a cuore la vicenda e che certamente non appartengono ai grandi potentati. Perfino i due politici italiani che hanno concesso la cittadinanza ad Alfie fanno parte di un governo dimissionario, che in pratica non c'è più, il che però non ha impedito loro di compiere un'azione nobilissima.
– Vengono in mente le parole di Gesù: "Ti rendo lode, o Padre, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli"…
– Sì, al Padre in effetti piace rivelarsi così.
– Senta Mr Chesterton, qualcuno, di fronte alla vicenda di Alfie, ha richiamato la questione dell'eugenetica, che ha radici britanniche innegabili, più antiche di quelle tedesche e naziste…
– Guardi, credo di non essere immodesto se dico che sono stato uno dei primi a rendermene conto.
– Come?
– Già nel 1922 scrissi un libro – intitolato, non a caso, Eugenetica e altri malanni – nel quale dicevo fra l'altro: "La cosa più saggia del mondo è gridare prima del danno. Gridare dopo che il danno è avvenuto non serve a nulla, specie se il danno è una ferita mortale… Spesso è essenziale opporsi a una tirannide prima che essa prenda corpo".
– Lei, se non sbaglio, mise in guardia anche dal darwinismo…
– Certamente. Mi scuso se mi cito di nuovo: "Quando si incomincia a pensare all'uomo come a un essere che cambia e che può essere alterato, il forte e l'astuto possono facilmente deformarlo, dandogli nuove forme per scopi innaturali".
– Eugenetica, darwinismo, malthusianesimo: voi inglesi, a guardar bene, avete dato un bel contributo a quello che ancora oggi ci ostiniamo a chiamare "progresso" senza vederne i pericoli.
– Già, e in quanto inglese non ne posso certamente andare orgoglioso. Posso però affermare, senza poter essere smentito, che avvertii tutti quanti. Nel mio libro scrivevo: "La definizione più concisa dell'eugenetica, quanto al suo lato pratico, è che essa si propone , in maggiore o minore misura, di controllare talune famiglie come se fossero famiglie di schiavi pagani, o peggio". Vediamo che cosa sta succedendo alla famiglia di Alfie.
– E lei, occorre dirlo, non ebbe paura di usare la parola "tirannide".
– Certamente. Vidi che gli eugenetici volevano intromettersi in tutto, ovviamente in nome del progresso e della "qualità della vita". E infatti nel caso di Alfie che cosa è accaduto? Che i giudici lo hanno condannato a morte per rispettare il suo "miglior interesse".
– Ricordo che lei, Mr Chesterton, per denunciare la visione efficentista della vita fece un appropriato paragone fra l'uomo e l'utensile.
– È così. Gli efficentisti vedono nell'uomo un utensile. Se non funziona, lo si getta via. Ma l'uomo, rispetto a un comune utensile, ha un difetto. Come ho detto una volta, "se prendi un martello, non ci trovi attaccata tutta una famiglia di chiodi. Se getti uno scalpello, questo non figlia e non lascia in giro tanti piccoli scalpelli". L'uomo invece ha famiglia, ha relazioni. Per ridurlo a utensile 0ccorre dunque togliere di mezzo questi ostacoli.
– Per concludere, che cosa direbbe al giudice Anthony Hayden?
– Mi verrebbe voglia di rivolgermi a lui come fa un mio personaggio, il giudice Grant, rivolto al primo ministro: "Procuratevi un'anima nuova!".
– Grazie Mr Chesterton.
– Di nulla, grazie a voi. E mio raccomando: continuate a pregare.
Aldo Maria Valli

venerdì 27 aprile 2018

Già un secolo fa Chesterton si batté per salvare tutti gli Alfie che sarebbero nati | Annalisa Teggi su Aleteia

Già un secolo fa Chesterton si batté per salvare tutti gli Alfie che sarebbero nati

Già un secolo fa Chesterton si batté per salvare tutti gli Alfie che sarebbero nati

Era l'inizio del '900 quando GKC gridò all'Inghilterra: «Siamo già sotto lo Stato eugenista, e a noi non resta che la ribellione»

Facciamo un salto nel passato, all'inizio del XX secolo (1913 per l'esattezza) quando l'Inghilterra varò una legge (Mental Deficiency Act) che si proponeva di allargare l'area di intervento dello Stato sulle persone «deboli di mente»: il piano prevedeva di recludere in apposite strutture mediche e di impedire la procreazione a una categoria di persone vaga, ben più ampia dei «matti» in senso patologico. Se ampliamo ulteriormente la categoria, semplicemente togliendo «di mente», ci troveremo di fronte a quel progetto eugenetico micidiale che include gli Alfie Evans: i deboli vanno emarginati e soppressi. Il grande scrittore Gilbert K. Chesterton capì fin dagli albori la deriva che avrebbe preso questo delirio nazionale e alzò la voce in difesa della libertà e dignità di ogni essere umano in un saggio intitolato Eugenetica e altri malanni (citato di seguito con l'abbreviazione EaM)

Come volevasi dimostrare…

Partiamo dal fondo, cioè dall'epilogo del film. Siamo nel 2018, Alfie Evans è un bambino gravemente malato la cui esistenza è sotto la tutela dello Stato, il quale ha deciso che il suo migliore interesse è la morte. Questo dato è inconfutabile agli occhi di chiunque.
Il suo triste destino fu segnato più di un secolo fa da persone che non volevano assolutamente che si arrivasse a questo. È tipico di certi legislatori superficiali, che propongono certe illuminate visioni, corredare il loro discorso con la conclusione «tanto non potrà mai verificarsi questo o quello», oppure «è impossibile che si arrivi alla tal conseguenza».
Sono quelli che ci danno ad intendere che ogni riforma moderna funzionerà a puntino, perché ci saranno loro a controllare. Dove saranno, e per quanto tempo, non lo spiegano molto chiaramente. […] Se chiedete come funzionerà questa o quella cosa rispondono: «Oh, io non mi spingerei tanto avanti!». Come se potessero tornare su questa terra e fare ciò che nessun fantasma è mai riuscito a fare. Di costoro basterà dire che non capiscono la natura di una legge più di quanto capiscano la natura di un cane. Una legge, se la si lascia andare per conto suo, si comporta come un cane. Obbedirà alla propria natura, non alla vostra. Quel tanto di cose sensate che avete introdotto nella legge sarà adempiuto. Ma non potrete adempiere un briciolo di ciò che avete dimenticato di introdurvi (EaM).
Era il 1914 quando Caleb W. Saleeby decantava nel suo saggio I progressi dell'eugentica che in Inghilterra non si sarebbe mai arrivati a uccidere un bimbo come Alfie Evans, e invece …. .
L'eugenista ha tutto il diritto di dire, e non deve mai smettere di dire, che nascono molti bambini che non avrebbero dovuto nascere, o, piuttosto, che non avrebbero dovuto essere concepiti. (…). Ma nell'istante in cui approva la morte di qualunque vivente, meritevole o non meritevole, egli non parla di eugenetica ma del suo opposto, il cui nome esatto e consueto è assassinio (Saleeby).
Oggi, 26 aprile 2018, ne abbiamo le prove: la legge ha seguito la sua natura e non le intenzioni del legislatore-padrone.

Una profezia – ahinoi! – adempiuta

Alla luce delle circostanze che si dipanavano di fronte ai suoi occhi all'inizio del '900, Chesterton intuì fin dai primi vagiti emessi dall'eugenetica che l'Inghilterra sarebbe precipitata in una tirannide mostruosa nei decenni a venire. Gridò forte, fu osteggiato, fu messo a tacere. Aveva comunque ragione.
Esiste oggi un piano d'azione, un indirizzo di pensiero, collettivo e inconfondibile … è una cosa che si può segnare a dito, è una cosa che può essere discussa, ed è una cosa che è ancora possibile distruggere. È chiamata per comodità «eugenetica». So che essa ha significati diversi per persone diverse: ma questo solo perché il male trae sempre vantaggio dall'ambiguità. […] L'eugenetica, in dosi grandi o piccole, stimolata da motivi buoni o cattivi, applicata a mille persone o a tre soltanto, è, come il veleno, una cosa con cui non si può venire a patti (EaM).


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giovedì 26 aprile 2018

Il privilegio e la gioia di avere certi amici





Alunni e professori presenti alla nostra gita d'istruzione - pellegrinaggio - visita di famiglia hanno potuto visitare la Chesterton Library presso l'Oratorio di Oxford, un luogo che deve essere visitato da ogni chestertoniano (ma prima prenotate!). È pieno di libri di (=scritto da e appartenuti a) e su Chesterton, e con una discreta raccolta di suoi ricordi. Credo ne abbiamo parlato più volte.

Poi c'è chi come noi ha il privilegio, la gioia e l'onore di potersi fregiare del "titolo" di "Amico di Aidan Mackey".

Aidan, classe 1922, maestro in pensione, sergente della RAF durante la II Guerra Mondiale, si definisce the oldest and noisiest chestertonian (il più vecchio e rumoroso chestertoniano) oppure a merciless propagandist (in propagandista spietato). Io, che sono piuttosto certo di non contare nulla ma che credo non verrò mai contraddetto bensì applaudito da  quelli che potrebbero avere voce in capitolo, l'ho ufficialmente proclamato due giorni fa il capo internazionale di tutti i chestertoniani del mondo.

Aidan è stato buon amico di Dorothy Collins, la segretaria di Chesterton e figlia "acquisita" dei due coniugi, nonché di Ada "Keith" Jones, la moglie di Cecil, fratello di Gilbert.

È un grande testimone e mentore di tutti noi, ed è proprio bravo: aiuta sempre la nostra scuola, ha contribuito a farci diventare amici di John Kanu, prega sempre per noi e per i nostri alunni. Mi ha ringraziato sinceramente per avergli fatto ancora una volta visita e per avergli presentato "questi giovani bravi ed intelligenti".

Io ho detto: ma sono io che devo ringraziarti, siamo noi...

Aidan è un uomo buono, vivace e simpatico.

Ci ha spiegato passo passo la storia della Library e ci siamo scambiati idee sul presente e sul futuro.

Nel 2013 partecipò al Chesterton Day con John Kanu, fu un'edizione indimenticabile al pari di quella precedente quando venne il nostro comune amico Stratford Caldecott. Non è mancata una visita alla tomba di quest'ultimo nel cimitero di Wolvercote, dove è sepolto anche un altro nostro eroe, John Ronald Reuel Tolkien.

Sono contento di aver presentato Aidan ai miei giovani amici e di farlo conoscere a voi. Spero tutti ne facciano tesoro.

Marco Sermarini