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lunedì 23 febbraio 2026

Un aforisma al giorno - La commedia deve essere presa sul serio.



Il concetto fondamentale nella mente della maggior parte dei nostri autori più giovani è che la commedia sia, per eccellenza, una cosa fragile. È concepita come un mondo convenzionale dalla descrizione assolutamente delicata e dozzinale. Storie come “Happy Hypocrite” di Max Beerbohm sono concetti che svanirebbero o cadrebbero nel più totale nonsenso se considerati con un solo grado di serietà in più. Ma la grande commedia, quella di Shakespeare o di Sterne, non solo può, ma deve essere presa sul serio. Non c'è nulla a cui un uomo debba dedicarsi con più fede e abbandono di sé che alla risata genuina. In commedie come queste si ride con gli eroi e non di loro. L'umorismo che permea le storie di Falstaff e dello zio Toby è un umorismo cosmico e filosofico, una genialità che arriva fino in fondo. Non è una lettura superficiale, non è nemmeno, in senso stretto, una lettura leggera. La nostra simpatia è rivolta ai personaggi come se fossero le vittime predestinate di una tragedia greca. Il moderno autore di commedie sembra andare fiero della fragilità dei suoi personaggi. Sembra sempre sul punto di ridurre in mille pezzi le suoe marionette. Quando John Oliver Hobbes scrisse per la prima volta una commedia dai toni seri, la intitolò, con un disprezzo malcelato per la propria opera, “Una commedia sentimentale”. Alla base di questa concezione dell'artificialità della commedia c'è un profondo pessimismo. La vita agli occhi di questi buffoni malinconici è di per sé una cosa assolutamente tragica; la commedia deve essere vuota come una maschera ghignante. È un rifugio dal mondo e, a rigor di termini, non ne fa nemmeno parte. Il loro umorismo è un sottile strato di ghiaccio luccicante che ricopre le acque eterne dell'amarezza.

Gilbert Keith Chesterton, Twelve Types.



martedì 7 marzo 2023

Maurice Baring in the Shadow of the Chesterbelloc, un articolo di Joseph Pearce su Crisis Magazine.

Il saggio esamina la figura di Maurice Baring, di cui abbiamo più volte parlato nel nostro blog, che è ben più importante di quanto non si immagini (sempre qui trovate un mio intervento sulla promessa di convertirsi formulata da Chesterton a Brindisi al ritorno dal viaggio in Terrasanta, e lì si può vedere quanta importanza ebbe Baring nella conversione di Chesterton, anche qui più di quanto si immagini).

Marco Sermarini

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Imagine one body with two heads. The twin giants of the Catholic literary revival of the early 20th century, G.K. Chesterton and Hilaire Belloc,
were so much associated in the eyes of the reading public that they together became the butt of the caricaturist’s humor and the satirist’s wit. Most famously, George Bernard Shaw, in an article titled “The Chesterbelloc: A Lampoon,” likened them to two halves of “a very amusing pantomime elephant.” Max Beerbohm, a friend of both men, drew a famous caricature depicting Belloc and Chesterton seated at a table, each holding a tankard of foaming beer, with the former lecturing the latter on “the errors of Geneva.” The rumbustious joie de vivre captured by Beerbohm in this caricature captivated the public’s imagination to such a degree that H.G. Wells complained that “Chesterton and Belloc have surrounded Catholicism with a kind of boozy halo:’ George Orwell, in the satirical attack on the literati in the opening chapter of his novel Keep the Aspidistra Flying, went one step further than other humorists by bestowing an honorary ordination on the Chesterbelloc, describing “Father Hilaire Chestnut’s latest book of R.C. propaganda”.

Il resto qui di seguito:

https://www.crisismagazine.com/vault/maurice-baring-in-the-shadow-of-the-chesterbelloc-2

lunedì 7 marzo 2022

Ecco finalmente per voi amici chestertoniani "Ospiti"...





Cari amici
oggi ho il piacere di presentare qui sul nostro blog un articolo di Emilio Cecchi che in diversi riteniamo importante, dal titolo "Ospiti".

Ci tenevo molto che voi lo leggeste, e sono riuscito a farvelo vedere realmente, non solo a riportarne il testo. Infatti è uno degli ultimi acquisti che abbiamo fatto come Società, tra gli esemplari delle riviste che pubblicarono i contributi italiani di Chesterton e Belloc. Abbiamo adesso diversi numeri de La Ronda e de Il Frontespizio, e lo scopo è che non vada perduto nessuno di loro, che almeno noi, che siamo gli amici italiani di Chesterton e anche di Belloc, conserviamo la loro memoria rilevandone le tracce anche materiali nel nostro bel suolo italiano.


L'articolo che vi ripresento oggi uscì sul terzo numero de La Ronda, quello del Giugno 1919, di cui vedete riprodotta in alto la caratteristica copertina con il tamburino, opera dell'artista fiorentino Armando Spadini. Il numero riportava anche un contributo di Chesterton, ma di questo parleremo prossimamente. "Ospiti" è invece una ripresa del programma, sì della rivista ma soprattutto dell'obiettivo perseguito personalmente da Emilio Cecchi con l'introduzione di questi scrittori inglesi, da lui che era il più anglofilo dei "sette savi", come ironicamente si qualificarono i membri di quel nucleo che costituì il nerbo della rivista. È il perché Cecchi era andato a pesca oltre la Manica, ed è interessante saperlo. È una orgogliosa presentazione di Belloc, descritto come "il più marziale dei centurioni d'Augusto", "il cardinale più in voce d'esser fatto papa", che viene opportunamente accostato al connazionale Charles Peguy (lo fece, non senza criticare aspramente il nostro Napoleone inglese, anche Hannah Arendt), e di cui Cecchi mostra di conoscere bene l'opera e il pensiero, se tra i titoli e gli articoli accende un lume proprio su The Servile State e sul distributismo. Quindi bisogna un po' correggere il tiro sull'approccio cecchiano: il  critico fiorentino non si interessò ai nostri due eroi solamente per le loro doti scrittorie ma anche per il loro pensiero originale e per la loro radice "romana", e qui si capisce molto bene e senza dubbi.

Di Belloc parla in toni guerreschi, e così introduce l'altra figura, Chesterton, che chiama "il secondo Ajace" (accennando anche al fratello Cecil, che considera scrittore di minor qualità). Dice pure, anzi ammette: "ma di Gilbert K. Chesterton ho scritto già tante e tante volte, che alla fine dev'esser cominciata a sembrare quasi una mania". In effetti la comparsa su La Ronda non fu la prima prova di Cecchi su Chesterton: giorni fa vi ho mostrato un vecchio articolo, uno dei primi ritengo, che Cecchi scrisse sulla rivista Il Marzocco già nell'anno 1910, e pure un bel pezzo su Heretics mai tradotto in italiano su La Tribuna nel 1917, solo per fare due esempi. Però su La Ronda il giudizio si è affinato, la conoscenza è più profonda, e questo sonoro contributo segue di pochi mesi l'incontro con Chesterton, Belloc (ma anche Max Beerbohm e altri ancora) a Londra, nel Novembre 1918.

Cecchi termina questa presentazione, dai toni quasi amichevoli, così: "Dicevo che, ormai da molti anni, noi ci siamo sentiti interessati in questi scrittori, per vari atteggiamenti del loro stile e della loro politica, per la loro ostinazione di uomini di fede, e la loro grande capacità di fumisti e umoristi; infine per quel costante sguardo filiale verso Roma. Per parte loro essi non hanno voluto trovare troppo immatura o comunque disdicevole la nostra compagnia: e, così, eccoli nella nostra rivista".

Onestamente sono anche affascinato dalla sua prosa, così fiorita e così distesa ma al tempo stesso affettuosa, viva, che non cela il trasporto pur nel garbo e nell'approccio equilibrato. Mi piace anche per questo riproporvi questo articolo per il suo stile.

Prossimamente tireremo fuori qualche altra perla. Spero tanto le gradiate.

Marco Sermarini

domenica 23 gennaio 2022

Rapallo - Qui fu officiato il funerale di un amico di Chesterton, Max Beerbohm. Poi qualche altra notizia su di lui e su Chesterton.




È l'ex chiesa anglicana di St. George a Rapallo.

Fu costruita nel 1902 e serviva alle esigenze religiose degli inglesi anglicani soggiornanti all'epoca in gran numero nella cittadina del Tigullio. Dopo l'8 settembre 1943 fu requisita dai tedeschi e adibita a deposito di merci e alimentari. Riprese il suo uso originario dopo la guerra ma nel 1975 fu messa in vendita. Oggi è di proprietà privata ed è chiusa.

Dal maggio 2001 è monumento nazionale. 

Qui furono celebrati i funerali del caricaturista e scrittore inglese Max Beerbohm il 20 maggio del 1956.

Visse a Rapallo dal 1910, quando vi fece il viaggio di nozze, fino alla morte nel 1956, a Villino Chiaro.

Chesterton era suo amico e gli fece visita diverse volte; in una circostanza incontrò a casa Beerbohm anche Ezra Pound; Chesterton, secondo il resoconto di Dorothy Collins, comparve in un affresco che Beerbohm aveva dipinto sulle pareti del villino, assieme ad altri noti personaggi dell'epoca.

Queste famose caricature con cui Beerbohm aveva decorato le pareti del Villino Chiaro furono staccate dopo la sua morte nel 1956 e sono oggi esposte al Merton College di Oxford, dove Max aveva studiato. 



venerdì 24 dicembre 2021

La Royal Academy of Arts annovera Chesterton tra le sue ispirazioni.

https://www.royalacademy.org.uk/art-artists/name/g-k-chesterton

Siamo nel sito della Royal Academy of Arts (RA).

La Royal Academy of Arts (RA) è un'istituzione artistica inglese con sede a Burlington House a Piccadilly, Londra. Fondata nel 1768, è un'istituzione indipendente, finanziata da privati e guidata da eminenti artisti e architetti. Il suo scopo è quello di promuovere la creazione, il godimento e l'apprezzamento delle arti visive attraverso mostre, educazione e dibattito.

Il collegamento porta alla pagina che la Academy dedica a Chesterton ed ai volumi del Nostro Eroe o con lui correlati che l'Academy possiede. C'è anche Lance Sieveking che meriterà prima o poi un approfondimento. Troviamo Samuel Johnson, il famoso Dottor Johnson (Chesterton vestì scherzosamente più di una volta i suoi panni, e si sentì spesso vicinissimo a lui), con un suo scritto introdotto proprio da Gilbert. C'è anche Max Beerbohm, amico di Chesterton e disegnatore. Insomma, le connessioni come sempre sono interessanti e talvolta sorprendenti.


venerdì 14 ottobre 2016

lunedì 3 agosto 2015

Max Beerbohm chiede a Chesterton di incontrarlo e conoscersi

Questo breve affettuoso biglietto è del famoso Max Beerbohm, artista, caricaturista, conduttore radiofonico, saggista e poi amico di Chesterton. Il nostro Gilbert lo menziona anche nella sua autobiografia, quando ricorda un incontro con Ezra Pound proprio nella casa di Beerbohm a Rapallo.
Beerbohm (Henry Maximilian Beerbohm, precisamente) nasce nel 1872 nella stessa Kensington in cui nacque Chesterton due anni dopo. Morì nel 1956 a Genova.
Era un personaggio molto brillante, ammiratore di Oscar Wilde, piuttosto originale e chiacchierato. Molto diverso da Chesterton, che lo incontra all'inizio della sua carriera e quando Beerbohm è già abbastanza noto.
Il biglietto è un'eloquente prova del riscontro che Chesterton ebbe da subito, e della sua capacità di svegliare cose buone nel cuore delle persone che lo leggevano, le più disparate.

Beerbohm nel 1908

4 Maggio 1902

Caro signor Chesterton,

di rado ho avuto il desiderio di incontrare qualcuno in particolare; ma mi piacerebbe tanto incontrarla.
Non mi necessita spiegarle chi sono perché il nome alla fine di questo biglietto è uno di quelli che lei ha lasciato entrare più di una volta nei suoi scritti.

Per via di una conoscenza personale e privata, posso dire che mia madre era amica di sua nonna, la signora Grosjean, e anche di sua madre. Come ho detto, mi piacerebbe incontrarla. D'altra parte, è plausibile che lei non abbia la stessa ansia di incontrarmi. In questo caso non ci sarebbe niente di più semplice che dire che lei è molto impegnato, o che sta poco bene, o che andrà fuori città e quindi non potrà come avrebbe voluto pranzare con me il prossimo mercoledì o il prossimo sabato all'una e mezza.

Che lei venga o no,

Suo con ammirazione
Max

P.S.: Sono piuttosto diverso dai miei scritti (e così oso dire che anche lei lo sia) per cui non dovremmo faticare ad andare d'accordo. Io, nell'aspetto fisico, sono modesto, pieno di senso comune, molto geniale e piuttosto noioso. Come è lei è tutto da vedere - o da non vedere, dipende dalla sua decisione. Qualunque risposta a questa lettera sarebbe meglio che fosse indirizzata in 48 Upper Berkley ST W perché il portiere di questo club è uno che tira molto per le lunghe.

Autocaricatura di Max Beerbohm