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martedì 30 settembre 2025

Riproposizioni - Diciassette anni fa di questi tempi vi proponevamo un pensiero di un compianto amico nostro e di Chesterton...

Rileggere questo libro per me ha significato anche comprendere, e per questo sono grato all'iniziativa dell'Editore, i limiti di molte cosiddette riforme moderne della Chiesa, o riforme che sono avvenute nel periodo moderno della Chiesa. Molte di tali riforme non hanno poi sortito l'incremento della fede che, paradossalmente, Chesterton considera il vero frutto della riforma tomistica: un rivolgersi alla fede anche da parte di coloro che filosofi non erano, anche di coloro che Aristotele non lo avrebbero mai letto, ma che ottenevano da questa straordinaria esperienza culturale la certezza che la fede era in grado di affrontare e vivere tutti i problemi dell'esistenza".


Mons. Luigi Negri, dalla prefazione all'edizione Lindau
del San Tommaso d'Aquino di G. K. Chesterton 


mons. Luigi Negri (1941 - 2021)


mercoledì 21 dicembre 2011

Ecco un bel libro per Natale, l'ultima fatica di mons. Luigi Negri



Mons. Luigi Negri è il vescovo della diocesi di San Marino - Montefeltro ed è autore di numerosi libri.
Ha il pregio di essere molto ortodosso ed attaccato al Papa, oltre quello di essere un appassionato di Chesterton (sua la prefazione del San Tommaso d'Aquino della Lindau) e di essere nostro amico da sempre.


Il volume che vi proponiamo, edito da Cantagalli, offre importanti e originali spunti di riflessione sul Risorgimento e sulla nostra identità italiana.

Al di là della mitologia e delle immagini retoriche con cui si continua a parlare oggi del Risorgimento l'autore inserisce il fenomeno del Risorgimento, da un punto di vista culturale, all'interno del processo rivoluzionario che segna la modernità, riuscendo così a leggere in profondità gli avvenimenti e a mostrare, superando le immagini distorte di una certa storiografia, la posizione della Chiesa, soffermandosi soprattutto su Pio IX e Leone XIII. Vengono così sottolineati: l'apporto decisivo del cristianesimo per il formarsi della stessa identità italiana; le ragioni dello scontro con lo Stato italiano; il contributo decisivo del Magistero sociale per la difesa della libertà della persona e la promozione di un'autentica democrazia.

giovedì 30 dicembre 2010

Da La Bussola Quotidiana


desolazione con croce
Lo sfacelo della nostra società  occasione per accogliere la Grazia
 
Lo sfacelo della nostra società occasione per accogliere la Grazia

di Luigi Negri*
30-12-2010


Ho riletto in questi giorni di festività natalizie i sermoni del grande papa Leone Magno sul periodo del Natale e mi ha stupito che nell'esegesi del brano del profeta in cui si dice che è "un popolo che camminava nelle tenebre", san Leone appunta così: «Altro che tenebre, il nostro mondo è in sfacelo. E a questo mondo in sfacelo soltanto il Signore Gesù Cristo può portare l'inizio della novità».

Credo che la parola sfacelo serva benissimo a dire il giudizio su questo anno che  finisce e - dal puro punto di vista naturale e umano - su quello che inizia. Io vorrei trovare una sola persona sensata, che abbia un minimo uso della sua ragione, che sia attenta al suo cuore, che possa affrontare l'inizio di questo anno con un minimo di positività. 

Siamo assediati quotidianamente dalla barbarie: la barbarie di chi rapisce ragazzine e le fa sparire nel nulla.
La barbarie di questi delitti familiari, che dilagano nella vita della società e sono oggi il punto di maggiore incremento della cosiddetta criminalità. 
La barbarie dell'attacco alla vita, di mancanza di rispetto della vita in tutte le sue stagioni, dall'inizio fino al momento della riconsegna della propria vita al mistero di Dio. 
La barbarie della violenza sui bambini: io penso a tutti i bambini che quest'anno – non solo in Italia, ma certamente anche in Italia – non sono venuti al mondo, non sono stati ammessi alla vita, per affermare il principio totalmente irragionevole della violenza individuale dei loro genitori; penso a tutti i bambini che vengono violati nella loro innocenza e al terribile – e incredibile per la mia mentalità, per la mia generazione – commercio sessuale con i bambini.

E poi che dire? La miseria della vita politica ha raggiunto livelli di assoluta incredibilità. Viene la voglia di non vedere più queste facce da qualsiasi parte siano, perché il proprio istinto diventa l'unica ragione ammantata di bene comune; ma poi non hanno neanche più il coraggio di parlare di bene comune. Sono mesi che gli uomini politici non usano più questa espressione, forse con l'unica eccezione del presidente del Consiglio nella sua lettera di auguri al Santo Padre.


E il mondo culturale? Che litiga sulle prebende delle varie case editrici e sull'appalto dei treni? Che fa consistere il valore artistico di un'opera nella sua capacità di mettere in crisi questo presunto regime?

Della magistratura non dico niente, perché con il clima pesante che c'è, anche se vescovo, posso finire persino in galera solo perché osare dare un giudizio viene subito equiparato all'insulto, come è accaduto a personaggi politici ben più autorevoli di me.

Io vorrei che andassimo a cercare un punto di positività.E' qui che emerge con chiarezza anche quest'anno l'assoluta inconsistenza dei sentimenti di benevolenza, di positività, di ottimismo che uno chissà perché in queste ore dovrebbe andare a trovare chissà dove. Anche perché cercando di penetrare nel profondo di quello che io chiamo coscienza e cuore, la maggior parte dei nostri fratelli uomini ci trova il vuoto. La coscienza e il cuore sono stati estirpati, al loro posto c'è una struttura di reazione alla mentalità massmediatica che viene sostanzialmente imposta come l'unica novità di vita possibile, Grande Fratello docet.

Allora, amici miei, converrà che noi ritorniamo alla grande saggezza della Chiesa che non ha mai festeggiato il primo dell'anno, il primo giorno dell'anno civile. Festeggia invece l'ottavo giorno della Nascita del Signore, che significa dunque che è l'Eterno diventato parte della nostra vita e della nostra storia che dà senso a questo scorrere del tempo mettendo dentro il mondo una minoranza. Una minoranza di persone però che credono nel mistero di Cristo e che dal Mistero di Cristo traggono la chiarezza dei loro giudizi, l'energia della loro azione, il senso dell'utilità della loro vita, la capacità di leggere le prove – anche quelle difficili – come strumento pedagogico – misterioso ma reale – per un cammino di verità, di bellezza, di bene, di giustizia.

Noi non festeggiamo il primo dell'anno, noi ci accingiamo ad affrontare questo primo giorno dell'anno civile con la consapevolezza che la positività viene prima di questo. E' data dal mistero del nostro essere popolo di Dio, che proprio perché è popolo di Dio – e non nasce dalla carne e dal sangue, ma da Dio è generato – può mangiare e bere, vegliare e dormire, vivere e – ahimé – un giorno morire nella consapevolezza però che ha vissuto e vive una vita straordinariamente positiva perché abitata dal Mistero che fa buone tutte le cose.

Dico raramente Buon Anno, perché preferisco dire "A Dio", cioè preferisco consegnare le mie giornate e le giornate di quelli che mi stanno accanto all'unico che può dare senso, significato e bellezza al nostro tempo. «Il tempo non produce nulla di buono»: non è l'agostinismo deteriore, è il realismo. Mai come in questi tempi si stanno avverando le più terribili profezie dei più pessimisti fra i profeti d'Israele. Ma forse questa terribile realtà in cui viviamo ci fa capire la Grazia della fede. Diceva il nostro grande Sant'Ambrogio, quello cui pur da lontano, da lontanissimo, cerco di ispirare la mia vita di vescovo: «Non sarebbe valsa la pena di nascere se Cristo non ci avesse poi salvati».

Tanti saluti ai lettori della Bussola quotidiana che mi auguro siano in aumento.

* Vescovo di San Marino-Montefeltro


giovedì 18 novembre 2010

Su Il Foglio di oggi Gnocchi e Palmaro

Sul numero di oggi 18 Novembre 2010 de Il Foglio Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, due nostri amici chestertoniani, parlano di mons. Luigi Negri, Vescovo di San Marino - Montefeltro.

Leggere.

martedì 2 novembre 2010

Pio XII - Cosa dicono mons. Negri, Tornielli e Mieli


in alto: il Pio XII della fiction; sotto: Pio XII a Roma dopo il bombardamento di San Lorenzo

Il Sussidiario intervista Paolo Mieli e Andrea Tornielli su Pio XII (domenica 31/10/2010 e lunedì 01/11/2010 è andata in onda su Rai 1 la fiction Sotto il cielo di Roma sull'azione di Pio XII a favore degli ebrei romani):


Qui sotto il pensiero di Mons. Luigi Negri, Vescovo di San Marino - Pennabilli, sulla stessa questione:

domenica 29 marzo 2009

Il San Tommaso visto da Il Velino.

Da Il Velino

- La figura di san Tommaso d'Aquino (1225-1274), uno dei pilastri del pensiero cristiano e il “conciliatore” della cristianità con la filosofia classica, rivive nelle pagine di Gilbert Keith Chesterton, in un saggio del 1933 che l’editore Lindau ha ripubblicato per la collana “I pellicani”. Chesterton, famoso ai più per essere l’inventore di quel padre Brown interpretato da Renato Rascel che tanta fortuna ebbe nella televisione italiana, fu infatti anche un apprezzato biografo, come confermano le sue opere su Charles Dickens e san Francesco d'Assisi. Ma proprio il volume sul “doctor universalis”, come fu definito dai contemporanei, rappresenta il punto più alto del suo lavoro. Al punto che un fine studioso tomistico come Etienne Gilson lo definì addirittura, “senza possibilità di paragone, il miglior libro mai scritto su San Tommaso”. Chesterton, al quale l’opera fu commissionata dal suo editore, rievoca con la sua consueta ironia e sagacia le principali tappe della vita di Tommaso: la decisione giovanile di diventare frate mendicante domenicano, contrastata dalla sua ricca e potente famiglia, gli studi a Colonia sotto la guida di Alberto Magno, l'arrivo a Parigi e l'insegnamento alla Sorbona, il ritorno in Italia.

“San Tommaso - scrive Chesterton - allo stesso modo di san Francesco, percepiva a livello inconscio che le convinzioni della sua gente si stavano allontanando dalla rigida dottrina e disciplina cattolica, logorata da oltre mille anni di routine, e che la fede doveva essere rappresentata in una luce nuova e affrontata da un altro punto di vista. Ma il suo unico scopo era di diffonderla per la salvezza della gente”. E al “bue muto”, definizione ironica affibbiata all’Aquinate dai suoi compagni di studi per i suoi silenzi pensosi, l’autore inglese riconosce il merito della “sfida del razionalismo”, ovvero di aver costruito un sistema filosofico in cui fede e ragione si potenziano reciprocamente. Un merito che ne ha reso imperitura la fama, ha dato vita a uno dei pensieri filosofici più significativi dell'età medievale, tanto da trovare ancora ampio consenso, come accade fra gli studiosi protestanti statunitensi.

E che è uno strumento ancora utile alla Chiesa di oggi, assicura il vescovo di San Marino e Montefeltro, monsignor Luigi Negri, nella prefazione al volume: “All'inizio del terzo millennio ci troviamo in una situazione stranamente analoga a quella in cui san Tommaso visse la sua grande esperienza, nel senso che tanta tradizione cattolica è sentita dal popolo cattolico come una difficoltà, come un peso, come un condizionamento, e la tentazione di fuga verso compromessi con le ideologie secolari è più forte che mai. In questo quadro Tommaso ha ancora molto da dire alla Chiesa di oggi, non solo per le sue soluzioni di carattere strettamente filosofico - argomenta Negri - ma soprattutto per lo spirito che ha incarnato, quello perennemente giovane della Chiesa, per il quale la fede va proposta nella sua radicale essenzialità e nella sua capacità di prendersi carico dell'esistenza concreta degli uomini e della società”.

lunedì 22 settembre 2008

Il San Tommaso secondo Mons. Luigi Negri.

"Rileggere questo libro per me ha significato anche comprendere, e per questo sono grato all'iniziativa dell'Editore, i limiti di molte cosiddette riforme moderne della Chiesa, o riforme che sono avvenute nel periodo moderno della Chiesa. Molte di tali riforme non hanno poi sortito l'incremento della fede che, paradossalmente, Chesterton considera il vero frutto della riforma tomistica: un rivolgersi alla fede anche da parte di coloro che filosofi non erano, anche di coloro che Aristotele non lo avrebbero mai letto, ma che ottenevano da questa straordinaria esperienza culturale la certezza che la fede era in grado di affrontare e vivere tutti i problemi dell'esistenza".



Mons. Luigi Negri, dalla prefazione all'edizione Lindau
del San Tommaso d'Aquino di G. K. Chesterton

mercoledì 17 settembre 2008

Esce il San Tommaso d'Aquino per Lindau!


Chesterton continua a rifiorire con letizia e stupore in un mondo che ha sempre più bisogno di un uomo come lui, pronto a farsi beffe dell'errore e a riportare l'errante per mano e con somma allegria alla sana e bella Verità (magari accompagnata anche da un bicchierone di birram, che di per sé non guasta...).

- esce il San Tommaso d'Aquino per Lindau, con prefazione di Mons. Luigi Negri, Vescovo di San Marino-Montefeltro, amico di diversi di noi chestertoniani.
Basti dire che Etienne Gilson, storico e pensatore molto affine al movimento domenicano, disse che solo il genio poteva essere usato per spiegare questo libro e il suo autore.
Chesterton, si racconta, chiese alla sua segretaria di andare in biblioteca e di riportargli tutto quello che c'era su San Tommaso d'Aquino. La segretaria tornò con una pila di libri, Gilbert prese il primo, lo sfogliò e lo scorse così, come se nulla fosse, e si mise a scrivere, partorendo questo fantastico libro.

Ecco cosa scrivono gli amici di Lindau a proposito di questo volume imperdibile:

San Tommaso d’Aquino (1225-1274) è uno dei pilastri del pensiero cristiano. La sua opera raccorda e armonizza il messaggio evangelico e la filosofia classica, la fede e la ragione. Eppure, scrive Chesterton, «questo grande personaggio meriterebbe di essere più conosciuto ». E proprio intorno alla sua personalità ruota questa celebre biografia, a giudizio di molti tomisti, in primis Jacques Maritain e Anton C. Pegis, la migliore. Chesterton rievoca con la consueta ironia e sagacia le principali tappe della vita di Tommaso: la decisione giovanile di diventare frate mendicante del nuovo ordine fondato dallo spagnolo Domenico, strenuamente combattuta dalla sua ricca e potente famiglia che avrebbe voluto per lui ben altri onori; gli studi a Colonia sotto la guida sapiente di Alberto Magno – il filosofo e teologo tedesco che cercò di conciliare il cristianesimo con l’aristotelismo e che tanto lo influenzò –; l’approdo a Parigi e all’insegnamento universitario; infine il ritorno in Italia, la stesura della Summa Theologiae e la morte nell’abbazia cistercense di Fossanova, nei pressi di Latina.
Come scrive Monsignor Luigi Negri nell’introduzione al volume: «All’inizio del terzo millennio ci troviamo in una situazione stranamente analoga a quella in cui san Tommaso visse la sua grande esperienza, nel senso che tanta tradizione cattolica è sentita dal popolo cattolico come una difficoltà, come un peso, come un condizionamento, e la tentazione di fuga verso compromessi con le ideologie secolari è più forte che mai. In questo quadro Tommaso ha ancora molto da dire alla Chiesa di oggi, non solo per le sue soluzioni di carattere strettamente filosofico ma soprattutto per lo spirito che ha incarnato, quello perennemente giovane della Chiesa, per il quale la fede va proposta nella sua radicale essenzialità e nella sua capacità di prendersi carico dell’esistenza concreta degli uomini e della società».

http://www.lindau.it/schedaLibro.asp?idLibro=1129

AUTORE: Chesterton G.K.
San Tommaso d’Aquino
COLLANA: I Pellicani
PAGINE: pp. 208
ILLUSTRAZIONI: N° No
FORMATO: cm. 14x21
PREZZO: euro 16,50

ISBN: 978-88-7180-768-3

Ricordiamo che i soci della Società Chestertoniana italiana hanno diritto allo sconto del 15% sul prezzo di copertina e l'abbuono delle spese di spedizione sugli ordini che perverranno dai soci della SCI (che è un altro ottimo motivo per essere soci di questo moderno Club dei Mestieri Stravaganti, oltre a quello di poter essere annoverati tra gli amici italiani di Gilbert in persona, che non è poco, credeteci!).

lunedì 18 febbraio 2008

«I cattolici scelgano chi difende i loro valori I simboli non contano» - Il Vescovo di San Marino - Montefeltro e le elezioni


articolo di Andrea Tornielli - Il Giornale - lunedì 18 febbraio 2008
Neretti nostri.

Intervista al vescovo di San Marino Luigi Negri: «Servono politici che abbiano come criterio ultimo la dottrina sociale cristiana»

«Il problema per i cattolici oggi, di fronte alle vicende politiche del nostro Paese, è innanzitutto un problema di cultura. Ci devono essere uomini e donne che sappiano impegnarsi avendo come criterio ultimo i valori non negoziabili e la dottrina sociale della Chiesa». Così Luigi Negri, vescovo di San Marino e Montefeltro, sintetizza la sfida che si presenta di fronte al mondo cattolico. Ieri il quotidiano Avvenire, in un editoriale firmato da Marco Tarquinio, faceva il punto sulla presenza (e sulle difficoltà) dei cattolici negli schieramenti della politica italiana, parlando di «un problema di compatibilità tra visioni antropologiche» per quanto riguarda il Partito democratico, «un nodo che negli ultimi anni è emerso a più riprese (si pensi solo ai temi della famiglia e della tutela della vita), fino a farsi stringente». Che rischia di «diventare soffocante - si legge ancora nell’editoriale del quotidiano cattolico -, se davvero si realizzasse un ulteriore e definitivo avvicinamento con il gruppo di Pannella e Bonino». A destra, invece, Avvenire vede un problema di «omologazione» dovuto al «subitaneo assemblaggio di soggetti differenti» che hanno come «solo connotato ben definito», per il momento, il «profilo» del Cavaliere. Infine, al centro, nell’area dove si colloca l’Udc, secondo Avvenire c’è il «problema chiave» della «qualità» degli uomini che incarnano il progetto.

Monsignore, una situazione un po’ confusa, non crede?


«Vorrei innanzitutto dire che a me il problema appare culturale, non di formazione politica o di schieramento partitico: un ragionamento sugli schieramenti sarebbe tra l’altro del tutto fuori luogo nelle parole di un vescovo. Parlo di cultura perché questa è un’emergenza per il nostro Paese. Si tratta infatti di recuperare i principi e i valori fondamentali, quelli che Papa Benedetto XVI ha definito non negoziabili – vale a dire vita, famiglia ed educazione – e su questi costruire ad ogni livello e in ogni campo ciò che la dottrina sociale della Chiesa ha formulato in un secolo e mezzo di magistero».

Oggi i cattolici militano nel centrodestra, nel centro, nel centrosinistra...

«Il problema è che esistano oggi in Italia uomini decisi a impegnarsi nella vita sociale e politica affermando che i valori non negoziabili sono e saranno il criterio in base a cui verificare la loro stessa militanza politica».


Che cosa pensa della decisione di Pier Ferdinando Casini di non aderire al Pdl mantenendo il suo simbolo e correndo da solo?

«Non mi trascinerà in considerazioni relative agli schieramenti e ai partiti. Non sono un politico, non intendo pronunciarmi su questo. Faccio notare soltanto che sono gli uomini che difendono i valori, non i simboli. E la dottrina sociale della Chiesa, per il cattolico che s’impegna in politica, dovrebbe essere il criterio operativo, non soltanto l’ispirazione ideale tirata in ballo nei discorsi per poi fare le scelte concrete sulla base delle convenienze o delle ideologie o della disciplina di partito. Se politici così scarseggiano, ci vuole un’esperienza educativa che ne faccia rinascere, perché non possiamo accettare l’idea che la Chiesa non sia più in grado di educare».

L’unità politica dei cattolici è una fase chiusa, impraticabile la via del partito unico. Nessuna nostalgia?

«A dire il vero un po’ di nostalgia io ce l’ho. Ho appena detto che la difesa dei valori la fanno gli uomini, non i simboli, però il partito unitario dei cattolici era un ambito di riferimento. Adesso tutto è lasciato alla singola persona. Ogni cattolico, al momento del voto, dovrà guardare là dove i valori della dottrina sociale sono non tanto affermati, ma almeno non contrastati».


Può fare degli esempi?

«Non credo che una certa legislazione sulla famiglia che si è cercato di portare avanti negli ultimi due anni sia in linea con quel riconoscimento della famiglia naturale così come è sancito dalla nostra Costituzione. Così come faccio fatica ad avvertire una qualche consonanza con chi ostentatamente contrasta qualsiasi discorso di autonomia scolastica e di libertà di educazione. Mi sembra difficile che un cattolico possa votare per chi è contro la sacralità della vita, l’unità della famiglia, il rispetto della libertà di educazione».

lunedì 12 febbraio 2007

Non possumus - La puntata del 9 Febbraio 2007 di Otto e Mezzo


"Non possumus" è il monito del quotidiano dei vescovi per le unioni di fatto. Ma dietro lo scontro sui pacs cosa sta cambiando nel rapporto della Chiesa con la politica? E con lo Stato italiano?

Sono intervenuti alla trasmissione Otto e Mezzo del 9 Febbraio 2007 Ezio Mauro, direttore del quotidiano La Repubblica, Piero Ostellino, fondista ed ex direttore de Il Corriere della Sera, e soprattutto il nostro spumeggiante amico Mons. Luigi Negri, vescovo di San Marino - Pennabilli. Vale la pena di vederla sul sito della televisione La7.

Cliccate (orrore, scusate!) il titolo e verrete rinviati alla pagina.

Se trovaste difficoltà (la vita ne è zeppa, ma diecimila difficoltà non fanno un dubbio), andate sul sito de La7 (www.la7.it) e cercate sulle pagine di Otto e Mezzo la puntata del 9 Febbraio.

sabato 3 febbraio 2007

Cattolici, attenti! La Chiesa difende la famiglia naturale.


Pubblichiamo un articolo-intervista uscito su Il Giornale di ieri a firma dell'amico Andrea Tornielli, che riporta il pensiero del caro vescovo di San Marino - Montefeltro mons. Luigi Negri.
Dice delle cose che molti dicono e si chiedono. Molto condivisibili. La faccenda dei pacs è molto più seria di quanto non sembri a molti, che ritengono -sbagliando- che sia una questione di "tolleranza". Come fu per il referendum sulla legge 40.


«Deluso dai cattolici dell’Unione»

di Andrea Tornielli - venerdì 02 febbraio 2007, 07:00

Quella dell’Udeur è stata «una testimonianza di coerenza» e i cattolici dovrebbero considerare i «valori non negoziabili» più importanti «degli schieramenti e delle alleanze politiche». Lo afferma il vescovo di San Marino e Montefeltro, Luigi Negri.
Che cosa pensa della votazione di mercoledì?

«Il primo sentimento è quello di una delusione profonda. Sono prevalse una serie di valutazioni di carattere contingentemente politico e dispiace ascoltare da parte di molti esponenti della maggioranza parole che tendono a ridurre la portata della decisione. Ovviamente si può dissentire dalle posizioni espresse dalla Chiesa, ma non ci si può nascondere che si stanno confrontando due visioni opposte della vita e della famiglia e sarebbe più leale dibattere di questo invece di minimizzare. Purtroppo si sta andando verso il riconoscimento legislativo di una nuova e precisa realtà sociale che non è la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, così come è descritta anche dalla nostra Costituzione».

Il cardinale Ruini ha più volte proposto di intervenire sui diritti individuali con eventuali modifiche del codice civile...

«Quella rappresenta dal nostro punto di vista l’unica via percorribile. Bisogna però anche ricordare che molti dei diritti individuali che oggi si vogliono sancire per le coppie di fatto sono già previsti e presenti nella legislazione italiana. Ciò che appare irrealistico e ideologico è il ritenere che questo problema rappresenti una priorità, dopo che per la famiglia non è stato fatto niente di serio e le istituzioni dovrebbero comprendere la necessità di intervenire per il bene e per il futuro del nostro Paese. Mi ha colpito una ricerca della Fondazione per la sussidiarietà, dalla quale emerge come più del sessanta per cento delle famiglie italiane ritiene l’educazione un fattore fondamentale e chiede un miglioramento del servizio scolastico. C’è poi il problema del lavoro. Si radicalizza invece una questione che interessa un’estrema minoranza».

Nella maggioranza di governo militano molti cattolici. Che cosa si aspetta da loro?

«Credo che esista per loro un grave problema di coscienza, visti gli autorevoli interventi del Papa, del presidente e del segretario della Conferenza episcopale. Benedetto XVI ha inserito la famiglia tra i valori “non negoziabili”. La Chiesa non difende una concezione di famiglia “cattolica” o “cristiana”, difende la concezione naturale di famiglia, quella che è alla base della nostra civiltà. Non si tratta, dunque, di una battaglia confessionale, ma del confronto tra due concezioni radicalmente diverse di famiglia».

È stato detto più volte che i Pacs «scardinano» la famiglia. Non crede che la famiglia tradizionale oggi sia già scardinata?

«Certo che la famiglia è in crisi. Ma ciò a cui assistiamo oggi è la volontà di assestare anche a livello istituzionale e giuridico questa crisi, portata avanti dall’ideologia laicista e da chi l’ha servita, esattamente come è successo per il divorzio e per l’aborto. E come, temo, possa accadere in futuro per l’eutanasia. C’è un mondo laicista e anticristiano che ritiene di essere maggioranza culturale e politica e dunque legifera come tale. La sfida è quella di dimostrare che questa tendenza non è maggioritaria dal punto di vista culturale e forse non lo è nemmeno in Parlamento. Certo, occorre che i cattolici si facciano riconoscere. In questo senso quella dell’Udeur è stata una testimonianza di coerenza. Non posso non augurarmi che tutti coloro che si riconoscono nell’antropologia cattolica si ritrovino. Ci sono valori “non negoziabili” ben più importanti degli schieramenti e delle alleanze politiche».

Il ministro Bindi ha detto che il governo vuole «sostenere la famiglia con politiche vere» e che la legge non creerà matrimoni di serie B.

«Che un cattolico dica che il progetto di legge sui Pacs rientra in un progetto in difesa della famiglia è insopportabile. Una vera soluzione democratica terrebbe conto di quali sono le vere esigenze delle famiglie – il problema della casa, di sgravi fiscali, della libertà di educazione, dell’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro – e non delle istanze di una minoranza numerica e culturale, peraltro ampiamente risolvibili con le leggi che già ci sono o con qualche ritocco al codice civile».