Visualizzazione post con etichetta Innocenzo Smith. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Innocenzo Smith. Mostra tutti i post

venerdì 28 aprile 2023

Un caldo invito di un gruppo di giovani a vedere Innocent! 14 Maggio 2023.

Ciao! 

Siamo CheScenaÈ, un gruppo di amici con la passione del teatro.

La nostra storia completa è presente sul sito https://chescenaeteatro.wixsite.com/che-scena-e ma in breve siamo un gruppo di studenti universitari, o giovanissimi lavoratori, che studiano o hanno studiato ingegneria e fisica a Milano. Dal desiderio di alcuni, di iniziare un’esperienza di teatro, si è sparsa la voce tra amici di amici, e da gruppo siamo diventati prima amici e poi compagnia teatrale, seguiti e diretti dalla regista Laura Massari.


Quando quest’anno ci siamo domandati cosa preparare e mettere in scena, uno di noi ha proposto "Uomovivo". Dopo che tutti lo abbiamo letto, ispirati dall’entusiasmo del suggerimento, ci siamo appassionati e non avevamo alcun dubbio su cosa rappresentare.


Da diversi mesi quindi stiamo preparando il nostro terzo spettacolo, “INNOCENT”, liberamente tratto dal capolavoro di Chesterton. Poiché non abbiamo trovato un copione teatrale affidabile del testo, ci siamo messi a trascriverlo noi, con l’importantissimo aiuto della nostra registra, cercando di riportare il testo così come era, talvolta però aggiungendo piccole modifiche per rendere lo spettacolo più rappresentabile, dato che è un romanzo e non un testo teatrale.


Abbiamo iniziato quindi uno studio nostro sul testo, soffermandoci poi sui vari personaggi, facendo sorgere domande su domande che discutevamo tra noi, e talvolta ponendole ad amici, più adulti e più esperti, che adorano le opere e le filosofia di Chesterton, e potevano darci un aiuto per andare a fondo delle nostre questioni. Per esempio, chi è il protagonista dell’opera? Innocent Smith o tutti gli altri di casa Beacon? Nella nostra vita vogliamo avere un signor Smith che ci desti continuamente o vogliamo essere noi stessi il signor Smith? Domande aperte, condivise e discusse che ci hanno fatto fare tanti passi in avanti per la comprensione e consapevolezza dei personaggi che ognuno interpreterà.


Poi ci ha incuriosito tantissimo la tematica di vivere la vita, di vivere la vita in maniera piena, da vivi! E il nostro esercizio sul testo e sui personaggi era mirato in primis a capirli a pieno, e poi poterli rappresentare in maniera sincera, come Chesterton li aveva pensati.


Nella speranza di fare diverse repliche, per far conoscere quest’opera, e di conseguenza lasciare il messaggio voluto da Chesterton, la nostra prima sarà il 14 Maggio al teatro San Giuseppe Bresso (MI). Nella locandina e nel sito sopracitato si trovano tutte le informazione.


Vi aspettiamo numerosi!

 

Laura,

 

Agnese

Cecilia

Davide

Giacomo

Giovanni

Gloria

Illari

Irene

Letizia

Lucia

Luigi

Luigi

Marco

Matteo

Riccardo


lunedì 3 gennaio 2022

Un aforisma al giorno.

"Prima che io abbia finito con lei, può e deve ringraziare Dio per le molte anatre nello stagno". 

Il celebre pessimista espresse a mezza voce il suo desiderio di ringraziamento a Dio per le anatre nello stagno. 

"E non si dimentichi i paperi", proseguì implacabile Smith.

Eames concesse debolmente il suo ringraziamento anche per i paperi. 

"Non dimentichi niente, per favore. Lei dovrà ricordarsi di ringraziare il cielo per le chiese, le cappelle, le ville, le persone normali, le pozzanghere, le pentole, i tegami, i bastoni, gli stracci, gli ossi e le tende a pallini". 

"Va bene, va bene", ripeté la vittima disperata, "bastoni, stracci, ossi e tende". 


"Tende a pallini, mi pareva avessimo detto", gli rammentò Smith.

Gilbert Keith Chesterton, Uomovivo.

martedì 5 ottobre 2021

Un aforisma al giorno.

«So che c'è un tale chiamato Smith» era solito dire con aria stranita «che vive in una di queste case a schiera. So che è molto felice, eppure non riesco mai a coglierlo in flagrante».

Gilbert Keith Chesterton, Uomovivo.

giovedì 2 novembre 2017

Un aforisma al giorno


Rispose Smith, dando un'occhiata all'arnese: - Oh, con cotesta distribuisco la vita.

Gilbert Keith Chesterton, Le avventure di un uomo vivo



mercoledì 30 aprile 2014

Un aforisma al giorno - Nuovamente sull'innocenza, sull'essere buoni... viva l'innocenza!


Ancora sull'innocenza, riprendo l'aforisma di ieri e considero la sua immediata continuazione:


«Bene, bene, bene, vedo un’ombra di scetticismo oscurare il volto del mio vecchio amico Moses. Il signor Gould non crede che essere buoni in tutto e per tutto possa rendere felici».


Gilbert Keith Chesterton, Uomovivo


Questo è il vero problema di fronte al "mondo", alle "novità", alle buone e cattive letture: alla fine non crediamo che essere buoni in tutto e per tutta possa renderci felici.

Ecco la verità, ed ecco la radice dell'ambiguità.

Chesterton come al solito ci stana e ci tira fuori dalla finta poesia bohémienne dell'"apertura al mondo". Dovremmo ricordare sempre l'accezione che dava San Giovanni Evangelista alla parola "mondo".

Bando alle ambiguità e viva l'innocenza.

lunedì 15 ottobre 2012

Tremende Bazzecole - Il ministro dell’Economia dovrebbe pensare come il chestertoniano Innocent Smith - Da Tempi


Quanti milioni di stelle vi sonoche solo Dio ha numeratoma proprio questa fu scelta per me
G. K. Chesterton- Di notte

Talvolta spunta qualcosa di poetico e suggestivo anche nella casualità in tempo reale di Twitter: giovedì mattina ha catturato la mia attenzione la notizia di un furto avvenuto in via Montenapoleone a Milano. A bordo di uno scooter, un individuo alto, magro, carnagione chiara, vestito di scuro con il casco da moto in testa, una sciarpa e i guanti ha frantumato una vetrina di Damiani, riuscendo a rubare due collane di diamanti da 275 mila e 85 mila euro, un anello da 106.650 euro, una collana di perle da 24.850 euro e alcuni orecchini. La notizia aveva, appunto, un tocco poetico; mi ha riportato ai tempi in cui anche la figura del ladro aveva un che di fascinoso, alla Lupin e Diabolik per intenderci. Quell’atmosfera di mistero che avvolge la figura di uno scaltro, longilineo e bellissimo uomo vestito di nero mentre si avvicina furtivo per impadronirsi di gioielli dal nome altrettanto fascinoso: la Stella del Sud, il Gran Mogol, The Flame.
La nostalgia di queste atmosfere mi ha fatto indugiare un po’ nell’immaginare come fosse quella collana di diamanti da 275 mila euro, ma ecco che Twitter ha rilanciato la posta sulla mia fantasia e – poco dopo la notizia del furto – ne è comparsa un’altra in cui si annunciava che un team di ricerca franco-americano ha ufficializzato la scoperta dell’esistenza di un pianeta quasi interamente composto di diamante, grande due volte la Terra e in orbita attorno a una stella della costellazione del Cancro a soli 40 anni luce da noi.
Il paradiso dei ladri, verrebbe da dire, ma se qualcuno si è già messo a fantasticare sulla possibilità che esista un portentoso scooter spaziale atto a permettergli una veloce capatina nei pressi della vetrina a cielo aperto di  «55 Cancri e» (questo è il nome del prezioso pianeta), mi premuro di aggiungere che qualche serio giornalista ha già infranto questo sogno a occhi aperti con un dato deprimente: «qualora fosse anche possibile organizzarne lo sfruttamento in maniera conveniente, un’improvvisa e tale abbondanza di diamanti ne spingerebbe il valore nei pressi di quello della ghiaia».
Questa triste visione basata sulle inoppugnabili leggi di mercato mi ha spinto a ritornare alla mia precedente e fantasiosa visione del ladro. Perché il punto di vista del ladro è sacrosantamente legato all’ideale di desiderare qualcosa che è prezioso – anche se è di qualcun altro. E io sospetto che mentre l’asettica analisi statistico-economica ci fa vedere ghiaia (per non dire polvere e fumo) dappertutto attorno a noi, forse l’occhio più vivace ed entusiasta del ladro scorgerebbe il luccichio di diamanti. E ne ho avuto la conferma andando a fare la spesa.
Mi trovavo in un supermercato in cui frutta e verdura per quel giorno erano in promozione a meno di un euro al chilo. Alle 9.05 di mattina tutte le cassette erano già state ripulite, rimanevano solo rade foglie gialle d’insalata e qualche pomodoro guasto. Un’anziana signora, rammaricata come me per l’offerta persa, si è lasciata andare alla triste constatazione che sarebbe anche lei finita a rubare, come quei vecchietti dalla pensione inesistente inchiodati dalle telecamere di sorveglianza dei negozi a rubare una fetta di formaggio o una bistecca. Ecco il ladro d’oggi, altro che Lupin e Diabolik.
Scuoteva la testa, la signora, e dopo un po’ di pensieroso silenzio ha aggiunto che lei un pezzo di terra ce l’aveva avuto, ma ha lasciato perdere. Costi di gestione e di manutenzione troppo alti; la vendita dei prodotti coltivati non solo non copriva le spese, ma lasciava i bilanci tragicamente in passivo. La sua è la storia paradossale di molti piccoli coltivatori arrivati all’assurda conclusione che non conviene neppure più raccogliere la frutta. Siamo abituati a vedere servizi televisivi che ci mostrano interi aranceti lasciati con i frutti sugli alberi a marcire.
Uno scempio di cui molti si lamentano. Io non ho titoli e competenze per entrare in raffinate discussioni economiche e politiche. Sono laureata in lettere. Posso limitarmi a fare una passeggiata nella fantasia, rubando il guizzo creativo che permise al signor Chesterton di inventare un personaggio come Innocent Smith – altrimenti noto come Uomo Vivo. È a questo personaggio che si deve un’interpretazione stravagante, ma non eretica dei due comandamenti inerenti il furto. A ben vedere le lapidarie sentenze esposte sulle tavole di Mosé contengono un sottinteso messaggio incoraggiante e positivo.
É scritto: «non rubare», ma – osserva Innocent – non è vietato essere ladri in casa propria; cioè non è vietato – anzi forse è caldamente incoraggiato – frugare in casa nostra con l’occhio di un ladro venuto a rubare. Per questo il personaggio in questione si costringe a entrare quotidianamente a casa sua usando tutte le vie d’accesso non ordinarie come la porta: si cala dal camino, forza le finestre. E questo esercizio sortisce lo strano effetto di non fargli smettere di desiderare la roba che è sua, ritrovandola preziosa di giorno in giorno. Perché, forse, è questo il vero suggerimento del comandamento sul non desiderare la roba d’altri: cerca di continuare a guardare ciò che hai con l’occhio di chi lo desidera. È un modo creativo per impedire che la nube scura della legge di mercato (o dell’abitudine) svilisca ciò che – invece – resta prezioso anche se lo possediamo, e magari in abbondanza.
Lungi da me il pensiero agghiacciante di suggerire che un bravo ministro dell’economia dovrebbe avere lo sguardo di un ladro, ma posso spingermi fino al punto di dire che potrebbe avere lo sguardo di un extraterrestre giunto in visita sulla Terra direttamente dall’adamantico regno di «55 Cancri e». Abituato a vedere attorno a sé solo una luccicante – ma monotona – distesa di impenetrabili pietre durissime e dai contorni rigidi e taglienti, che direbbe di questa nostra terra friabile e umida in grado di ospitare semi e generare stravaganti forme viventi dai colori variopinti? Che direbbe guardando il turgore di un pesco ricurvo sotto il peso dei suoi frutti o dell’intenso profumo di un aranceto? Ci chiederebbe perché, con tanta strabiliante e generosa ricchezza attorno a noi, continuiamo a riferirci alle cose preziose usando il modo di dire «avere dei diamanti tra le mani».