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venerdì 30 agosto 2024

Ripagare il male con il male - Una riflessione d'attualità di Umberta Mesina sulla scorta di Chesterton.

Di una cosa – e solo una – in futuro potremo ringraziare il premier israeliano Netanyahu, ed è questa sua frase:

“Faremo del male a chiunque vorrà farci del male”.

L’avevo sentita ieri al TG2 delle 13, poi al TG1 non l’hanno riferita, ma sapevo che in rete l’avrei trovata. Le virgolette sono quelle dell’articolo; a me pareva che avesse detto “Ripagheremo il male con il male”, ma non sono brava a ricordare le parole alla lettera. 

(Se l’articolo dovesse sparire, ecco qui un pdf.)

Perché ringraziarlo per questa frase?

Si tratta di una questione culturale assai mal compresa.

Soltanto i cristiani hanno avuto la raccomandazione di ripagare il male con il bene. Questa è un’idea che nasce da Cristo e che oggi è diventata una delle molte virtù impazzite che ci rendono difficile la vita.

Il resto in questo collegamento:

https://initaliano.wordpress.com/2024/08/26/ripagare-il-male-con-il-male/?fbclid=IwY2xjawE6WG1leHRuA2FlbQIxMQABHffL_VEsOC2N8_FJizauyD8y_kSDphx0fRdfF4F83bP5AqLGgJoWFiYpNQ_aem_kXg33cNONik0atNomL3EmA



sabato 15 giugno 2024

Riproposizioni - Uomini comuni e uomini straordinari.

Tutti gli uomini sono uomini comuni; gli uomini straordinari sono quelli che si rendono conto di tutto ciò.


Gilbert Keith Chesterton, La serietà non è una virtù.




martedì 6 agosto 2019

Un aforisma al giorno








Gilbert Keith Chesterton, La serietà non è una virtù.

giovedì 15 febbraio 2018

Quatto idiozie - di Fabio Trevisan (da Riscossa Cristiana)




"Ho appena letto un paragrafo di un giornale, che mi sembra penetrare piuttosto bene in quell'abisso di insensatezza che suole definirsi mentalità moderna"
.
Ai nostri giorni, quando si sente parlare delle cosiddette "fake news" che appaiono sui giornali, sui blog o su altri media, si pensa all'abuso di queste false notizie strumentalizzate per scopi politici, ideologici o commerciali. Chesterton, quando leggeva il giornale, considerava molto più acutamente l'insensatezza della mentalità moderna e ne rilevava l'inconsistenza culturale confutandole attraverso argomentazioni serrate, oggettive e inoppugnabili. Nel caso della polemica insorta ai suoi tempi sul varo di una nave da guerra, se fosse stato preferibile usare una bottiglia d'acqua piuttosto che una di champagne da infrangere contro la nave stessa, egli rilevò almeno quattro idiozie che andavano smantellate, smascherate per riportare la discussione nel senso corretto della questione (la polemica si può leggere nella raccolta di brevi saggi: "La serietà non è una virtù").

Credo che l'analisi di questo esempio di critica giornalistica, al di là della specificità del fatto stesso evocato, sia modello di un pensiero profondo, attento ai fatti ed ancora sorprendentemente efficace. La prima idiozia che annotava Chesterton era questa: "Si noti il concetto secondo cui una bevanda inebriante è così immorale dal punto di vista sostanziale e soprannaturale che un individuo puro e astemio non la tocca perfino quando non può inebriare nessuno". Se da una parte va considerata la riforma sociale dell'epoca (inizio '900), certo puritanesimo e la piaga dell'alcolismo, dall'altra va considerata la questione dell'anima di chi beve che, a differenza degli animali, può gustare e temperarne l'uso; per questo motivo Chesterton parla evidenziando il punto di vista soprannaturale oltre che quello sostanziale della bevanda alcolica. Questo nobile attaccamento atavico alla bottiglia di vino, di birra o di liquore, retaggio di una tradizione antica, non doveva essere impedito dal bigotto moralismo di alcuno ed era equiparabile, secondo il grande scrittore inglese, all'attacco contro la religiosità popolare: "Non capisco che diritti hanno queste persone nel prendersi gioco del timore degli uomini primitivi nei confronti di un feticcio e ancora meno della venerazione di un contadino per la reliquia di un santo. Esiste sicuramente l'acqua santa se si è così certi che esista l'acqua empia". 
La seconda idiozia che egli sottolineava era questa: "La straordinaria confusa convinzione secondo cui non soltanto è moralmente deplorevole possedere del vino, ma è riprovevole anche distruggerlo". Risultava evidente, nella mente del grande pensatore londinese, la follia materialistica soggiacente, che oltrepassava persino il fanatismo della signora Carrie Nation (1846-1911), membro del movimento antialcolista, la quale irrompeva nei locali dove si consumavano bevande alcoliche e distruggeva i banchi con un'accetta. Questi "Nuovi Astemi", secondo Chesterton l'avrebbero condannata a sua volta per essersi avvicinata abbastanza a una bottiglia da toccarla, anche se con un'accetta. 
La terza idiozia consisteva nel rifiutare la tradizione modificando una cosa (la bottiglia di champagne) come se non avesse alcun significato, dando sfoggio di assoluta austerità, noncuranza dei simboli, cogliendo solo una certa dignità nel tetro utilitarismo. Additava ad esempio la conversione del vecchio taccagno Scrooge del racconto natalizio di Dickens: "Posso comprendere Scrooge che, prima della conversione, si faceva portare una scodella di brodaglia; e mi piace il convertito Scrooge con la sua ciotola di punch. Ma se egli avesse insistito che per ogni Natale venisse preparata una ciotola di punch senza punch dentro, non lo avrei proprio capito". 
La quarta idiozia manifestava, oltre all'intorpidimento generale, uno strano intorpidimento particolare dei sentimenti umani al punto tale da non comprendere l'antico sentimento del sacrificio: "Si può sacrificare di tutto: del vino, come per la nave da guerra; dell'oro, come quando il Doge gettava il suo anello nel mare; un bue o una pecora, come gli antichi pagani…ma deve essere qualcosa di prezioso". Tutto dipendeva dal valore e quella deplorevole categoria dei "Nuovi Astemi", come l'apostrofava ironicamente Chesterton, non capiva niente quando proponeva di riempire d'acqua la bottiglia al posto dello champagne.
Una sterile polemica? Tutt'altro. Mi ha fatto ricordare una strana analogia con il Novus Ordo della S.Messa, a cui Chesterton non poté assistere, essendo morto nel 1936. Vi propongo, per stimolare l'intelligenza, di sostituire l'esempio della bottiglia di champagne con il Vetus Ordo, conservando le argomentazioni chestertoniane ed adattandole al caso. Magari i "Nuovi Astemi" potrebbero essere i cosiddetti "Novatori" del Sacro rito.

domenica 17 luglio 2016

La serietà non è una virtù - di Fabio Trevisan (da Riscossa Cristiana)

"Non amo la serietà. Penso che sia antireligiosa. O, se preferite l'espressione, è un vezzo di tutte le false religioni"


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Chesterton iniziava così il breve saggio Sulla serietà contenuto nel volume dal titolo emblematico: "La serietà non è una virtù". Egli aveva dovuto subire, nel corso della sua felice attività di giornalista e romanziere, gli strali lanciati da chi lo considerava uno scrittore poco serio (basti vedere il capitolo dedicato all'ex sacerdote cattolico Joseph McCabe nel saggio Eretici del 1905) a cui aveva replicato con un umorismo intelligente e raffinato: "Il contrario di divertente non è serio ma "non divertente". Chesterton, lo disse più volte, aveva risposto efficacemente a quelle insipide critiche, mostrando quanto fosse bello scrivere cose intelligenti con un sano umorismo cristiano.

Un grande suo epigone è stato in Italia Giovannino Guareschi e ringrazio Alessandro Gnocchi (con il compianto Mario Palmaro) di avermelo fatto conoscere. Insieme avevamo constatato che questi due grandi autori (Chesterton e Guareschi) costituivano un reale antidoto alle "rigidità seriose" dei cosiddetti "professionisti della controrivoluzione", a quelle élite tradizionaliste che non consideravano affatto degne di nota occuparsi di questi scrittori "poco seri". Era riprovevole rendersi conto che, in un'Italia dove l'egemonia culturale della sinistra progressista era palese, anche gli alfieri controrivoluzionari non studiassero e non prendessero in giusto conto la disamina delle opere di Chesterton e Guareschi. Passo dopo passo si è ancor più realizzato che chi avversava, per diverse ragioni, questo straordinario umorismo cristiano non considerava "seriamente" nemmeno coloro che (come il sottoscritto, Alessandro Gnocchi, Paolo Gulisano e altri) da decenni si occupavano di questi formidabili e veri controrivoluzionari, riconoscendo nei loro confronti una grande necessità di farli conoscere, leggere, approfondire. Voglio qui ringraziare, a tale scopo, Paolo Deotto che mi ha dato l'opportunità di scriverne periodicamente.

Un altro fastidio che si è potuto rilevare è stato quello  di sentire menzionati impropriamente e superficialmente, attraverso citazioni spesso estrapolate dal contesto e quindi erronee, questi due grandi autori cattolici. A dirla veramente tutta credo che, attraverso Chesterton e Guareschi, si ponga davvero il confine tra chi predilige (come il sottoscritto) una battaglia culturale popolare e a tutto campo a chi preferisce una disputa più ristretta e aristocratica. Tra chi ama sorridere e prendersi "poco sul serio" (come facevano umilmente Giovannino e Gilbert) a chi mantiene un riserbo e un controllo "superbo" su se stesso. So benissimo che una frase come quella di Chesterton in Ortodossia del 1908: "Gli angeli volano perché sanno prendersi alla leggera" farebbe arricciare il naso e drizzare i capelli a qualche èlitario della controrivoluzione che si prende invece pesantemente sul serio e che quindi non riesce proprio a spiccare il volo! Anche Guareschi, quando si guardava allo specchio e si mirava talvolta nel suo aspetto corrucciato e serio, affermava: "Giovannino, quanto sei fesso!". Invitavano alla scuola dell'umorismo, a non versare il cervello all'ammasso. L'appello ai trinariciuti non era prerogativa esclusiva, ne sono sicuro, dei social-comunisti, basti guardare nei nostri tempi alla galassia "trinariciuta" nel mondo cattolico.

Credo che sia sufficientemente chiaro ora quanto di questi due grandi autori ci sia estremamente bisogno, poiché abbiamo necessità di persone di questo calibro che facciano pensare, sorridere e talvolta commuovere.

venerdì 15 gennaio 2016

Un aforisma al giorno

È l'unico argomento dell'autorità genitoriale. Nel trattare con i fanciulli abbiamo il diritto di imporci perché se usassimo la persuasione rovineremmo l'infanzia.

Gilbert Keith Chesterton, La serietà non è una virtù

mercoledì 12 marzo 2014

Un aforisma al giorno

In genere non esiste alcuna differenza tra il critico e l'asceta, tranne che l'asceta si lamenta non perdendo però la speranza, mentre il critico si lamenta e basta.

Gilbert Keith Chesterton, La serietà non è una virtù

lunedì 17 giugno 2013

Un aforisma al giorno


«Oggi spesso si sostiene che nelle grandi crisi e rivoluzioni morali abbiamo bisogno di un uomo forte che decida; ma mi sembra che sia proprio ciò di cui non abbiamo bisogno. Non ci serve un grande uomo per una rivoluzione poiché in una vera rivoluzione tutti gli uomini sono grandi. È nelle piccolezze che il dispotismo è davvero efficace. Ciascuno di noi ha notato quanto è fondamentale un despota nell’organizzare le cose su cui tutti sono indecisi perché tutti le ritengono di poca importanza: le barche in un picnic sull’acqua o i posti a sedere in un ricevimento. Ecco il caso in cui si ha veramente bisogno di un uomo che sa ciò che vuole perché nessuno pensa che questo conti davvero. Nessuno sa precisamente dove andare perché a nessuno importa dove lui si dirige. Il grande tiranno è destinato alle futilità».

Gilbert Keith Chesterton, La serietà non è una virtù

mercoledì 13 marzo 2013

Un aforisma al giorno (un po' di distensione dopo la fumata nera di oggi...)

"Una battuta ha dietro di sé sempre un pensiero; sono gli scritti seri e formali a non esprimere talvolta nessun concetto".

Gilbert Keith Chesterton, La serietà non è una virtù 

mercoledì 26 dicembre 2012

Un aforisma al giorno


«E' l'unico argomento dell'autorità genitoriale. Nel trattare con i fanciulli abbiamo il diritto di imporci perché se usassimo la persuasione rovineremmo l’infanzia».

Gilbert Keith Chesterton, La serietà non è una virtù

martedì 13 marzo 2012

Un aforisma al giorno

"La serietà non è una virtù. Sarebbe un'eresia, ma un'eresia molto più assennata, dire che la serietà è un vizio. È una tendenza o un errore davvero naturale prendersi con gravità, perché è la cosa più facile da fare. È molto più facile scrivere un articolo di fondo sul Times che una bella battuta sul Punch. Perché la solennità sgorga spontaneamente dagli uomini, invece la risata richiede uno sforzo. È facile essere pesanti: difficile essere leggeri. Satana è caduto per la forza di gravità".

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

mercoledì 30 novembre 2011

Da Pietro Bellantoni - Attualità, GKC e Serietà

Buongiorno,
leggo oggi sui giornali la notizia che sta facendo il giro del mondo. 
Due ragazzi che si fanno fotografare sorridenti mentre impiccano un cane.


Mi è venuto in mente un passo di Chesterton preso da "La serietà non è una virtù", che potrebbe anche essere l'aforisma del giorno visto che il Nostro non smette mai di essere attuale. 
Dice: 

"I due eccessi presenti alle estremità dell’attuale società esasperata e isolata sono la crudeltà e la venerazione verso gli animali. Derivano entrambi dall’esagerata considerazione nei loro confronti: i crudeli li odiano; gli stravaganti li adorano e forse li temono. Nessuno sa amarli".
Saluti

Piero Bellantoni

Grazie a Pietro. Questo è un invito intelligente a leggere la realtà alla luce degli occhi sani di Chesterton e a leggere un bellissimo libro appena uscito...

giovedì 27 ottobre 2011

Lindau colpisce ancora! La serietà non è una virtù, cioè gli articoli da Illustrated London News e The New Witness


Scheda libro


La serietà non è una virtù



















AUTORE: Chesterton G.K. 

La serietà non è una virtù

COLLANA: I Pellicani

PAGINE: pp. 248

ILLUSTRAZIONI: N° no

FORMATO: cm. 14x21

PREZZO: euro 20,00

ISBN: 978-88-7180-951-9

IL LIBRO

I brevi saggi raccolti in questo volume furono scritti nell’arco di vent’anni per due giornali inglesi, «The Illustrated London News» e «The New Witness». In essi Chesterton prende di mira alcuni aspetti del suo (ma anche del nostro…) tempo, indicativi di un atteggiamento ideologico di irragionevole, e un po’ ottuso, scetticismo nei confronti della Tradizione e di ingenua fiducia verso tutto ciò che ha l’apparenza della novità. Tra gli argomenti fatti oggetto della sua critica, compaiono la venerazione per gli animali domestici, il proliferare delle sette, il consumismo, il divorzio, lo spiritismo, l’esotismo, la fiducia incondizionata nelle conquiste della scienza, l’ateismo, l’individualismo, la divulgazione pseudoscientifica e, come suggerisce il titolo del primo saggio della raccolta (Sulla serietà), l’incapacità di sorridere della (e alla) vita.