The great Gaels of Ireland are the men that God made mad,
For all their wars are merry, and all their songs are sad.
the wise men know all evil things Under the twisted trees, But you and all the kind of Christ are ignorant and brave, | and souls you hardly save. I tell you naught for your comfort, yea, naught for your desire, Night shall be thrice night over you, and heaven an iron cope. |
Dopo Romeo e Giulietta: gli sposi di Verona (2020) e I promessi sposi e il pane del perdono (2021), rispettivamente dedicati al dramma di W. Shakespeare e al romanzo di A. Manzoni, ecco il volume che conclude il Trittico Nuziale: Chesterton, una Sinfonia per quattro voci.
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| Dopo la visita a Tolkien e al caro Stratford Caldecott. |
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| "Dimmi, sai avere fede senza una speranza?" |
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| Uffington, la Collina del Cavallo Bianco. |
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| Gli uomini dell'Est... |
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di cavalli bianchi, vero, Joe? |
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nella Locanda del Cavallo Bianco. |
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| Sulla tomba del Nostro Caro e Buon Eroe. |
Ci troviamo qui per rispondere ad una chiamata, ad una di quelle chiamate alle quali non si può proprio dire di no. Il mittente è un certo Aidan Mackey, chestertoniano d’onore che ha avuto l’occasione di conoscere personalmente Dorothy Collins, la segretaria del nostro caro Chesterton. Quello del giovane Aidan è un invito a raggiungerlo ad Oxford in occasione del suo centesimo compleanno. La famiglia Sermarini non si è proprio tirata indietro e come noi anche molti altri amici sparsi letteralmente per il mondo. Oltre che onorati di partecipare al compleanno del membro più illustre del mondo chestertoniano, per noi è stata davvero una splendida occasione per riabbracciare degli amici tenuti soltanto fisicamente lontani.
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| Il compleanno del Giovane Aidan, sempreverde centenario, druida e capo indiscusso dei Chestertoniani del mondo. |
Ci siamo dunque avventurati per il suolo inglese per ripercorrere nel vero senso della parola gli stessi passi di molti uomini vivi. Abbiamo quindi avuto l’occasione di celebrare due bellissime messe nelle chiese abitualmente frequentate da un certo signor Tolkien, abbiamo visitato la tomba di C. S.
Gli uomini dell’est scrutano le stelle,per segnare gli eventi e i trionfi,ma gli uomini segnati dalla croce di Cristo vanno lieti nel buio.Gli uomini dell’est studiano le pergamene,
per conoscere i destini e la fama,ma gli uomini che bevono il sangue di Cristo
vanno cantando di fronte alle ingiurie.
Il sapiente conosce le malvagitàche sono scritte nel cielo,Mette in fila le luci meste e tocca corde tristi,
Nell’udire il battito cupo di ali purpuree,Là dove i principi dei serafini dimenticati
Tramano ancora su come Dio debba morire.
Il sapiente conosce tutto il maleChe giace sotto un albero ritorto,Dove il perverso si consuma nel piacere,
E gli uomini sono stanchi di vino guasto
E nauseati da mari scarlatti.
Ma tu e la stirpe di CristoSiete ignoranti e coraggiosi,E avete guerre che a stento vinceteE anime che a stento salvate.Non dico nulla per il tuo conforto,E neppure per il tuo desiderio, dico solo: Il cielo si fa già più scuroe il mare si fa sempre più grosso.La notte sarà tre volte più buia su di te
E il cielo diventerà un manto d’acciaio.
Sai provar gioia senza un motivo,
Dimmi hai fede senza una speranza?”
E scomparve dicendo queste paroleE lui non rispose nulla,Ascoltò solamente, mentre era in piediCoperto dal manto agitato della notteE gli uomini di mare irruppero dalla forestaCome un’ondata d’alta marea.
(...)
Spesso pensiamo che la nostra sia una vita troppo pesante, troppo dura e piena di sacrifici. Ci si alza al mattino già affannati al solo pensiero di ciò che ci aspetterà nel corso della giornata. “A me va sempre tutto male” oppure “tanto è così, non ne va mai dritta una” sono delle frasi davvero molto frequenti nei nostri dialoghi. Beh, non è quello che ci insegna Chesterton attraverso i versi che abbiamo appena riportato. Re Alfred era in guerra e stava perdendo, aveva sicuramente più ragione di noi di dire che le cose non stavano esattamente filando liscio. Sconsolato si rivolge alla Madonna che, come si legge, non lo conforta assicurandogli la vittoria anzi gli ricorda che probabilmente la notte per lui sarà tre volte più dura ma si limita a ricordargli la sua destinazione (Sai provar gioia senza un motivo, / dimmi hai fede senza una speranza?). Molto spesso la nostra speranza è mal riposta. Ci convinciamo che i gli eventi della nostra vita debbano incastrasi in un preciso e rigido ordine che solo noi comprendiamo senza lasciare spazio a qualsiasi tipo di imprevisto o cambiamento. Siamo certi di sapere con convinzione granitica cosa è meglio per noi senza considerare mai l’ipotesi di poter essere poco lucidi o poco obiettivi su ciò che più strettamente ci riguarda. I versi successivi a quelli che abbiamo trascritto in precedenza sono ancora più belli e sorprendenti, se possibile.
Su vaste distese ventose e oltre
Alfred attraversò la boscaglia,
Sferzato dalla gioia del giganti
Quella gioia senza un motivo.
Il re sassone non ha appena ricevuto la certezza di una vittoria eppure attraversa la boscaglia “sferzato dalla gioia dei giganti”. Questa è la vera speranza, quella speranza che porta Alfred ad una gioia solo apparentemente immotivata. Spesso la nostra è una tensione tutta materiale. Non ci curiamo della nostra anima e ci ritroviamo a sperare o scongiurare che le cose vadano in un certo modo. Come ci spiega Chesterton in questa vicenda la nostra speranza deve essere per la vita eterna. Dobbiamo essere proiettati soltanto a ciò che Gesù stesso è venuto a darci di persona: una nuova vita senza fine in Paradiso. Solo dopo aver cambiato questa prospettiva potremo attraversare le nostre strade ricolmi di una letizia non nostra ma che, come tutto il resto, ci è donata. L’augurio dunque per questo mese è di invertire la rotta del nostro cuore e di focalizzarci su Colui che può tutto così da “andare cantando di fronte alle ingiurie”.
Francesca Sermarini
Tratto dal numero di Ottobre di Vivere! ... e non vivacchiare, mensile della Compagnia dei Tipi Loschi del beato Pier Giorgio Frassati.
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| Sulla tomba di Stratford Caldecott. |
C’était un grand homme d’un mètre quatre-vingt huit et pesant près de 136 kilos. À ce physique imposant, ajoutez son apparence caractéristique en public – pince-nez, capes et grands manteaux, papiers sortant de ses poches, canne et cigare – et vous obtenez un sujet dont les caricaturistes raffolent, et dont ils ont effectivement raffolé.
Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) a produit de la poésie, des romans, des ouvrages historiques, des traités de théologie laïque, des biographies et, surtout, des essais portant sur des sujets allant de la doctrine chrétienne aux affaires contemporaines. Il a diverti les lecteurs avec Les enquêtes du Père Brown (qui ont récemment gagné un nouveau public grâce à une série télévisée), a donné aux chrétiens et aux non-chrétiens des points de réflexion dans des livres tels queOrthodoxy et, près d’un siècle après sa mort, a gagné des amateurs avec ses commentaires sur la société tels que Ce qui ne va pas dans ce Monde et The Outline of Sanity. Chesterton est l’écrivain le plus facile à citer de tous les temps, avec suffisamment d’aphorismes amusants et appréciés pour faire l’objet d’une collection de livres.
Parmi ce formidable blizzard de mots figure son poème épique « La Ballade du cheval blanc », son hommage au roi d’Angleterre Alfred. C’est un mélange d’histoire et de mythe, et son thème principal – les forces de la lumière combattant celles des ténèbres – a trouvé un écho auprès de plusieurs générations de lecteurs.
I know that weeds shall grow in it
Faster than men can burn;
And though they scatter now and go,
In some far century, sad and slow,
I have a vision, and I know
The heathen shall return.
"They shall not come with warships,
They shall not waste with brands,
But books be all their eating,
And ink be on their hands.
"Not with the humour of hunters
Or savage skill in war,
But ordering all things with dead words,
Strings shall they make of beasts and birds,
And wheels of wind and star.
"They shall come mild as monkish clerks,
With many a scroll and pen;
And backward shall ye turn and gaze,
Desiring one of Alfred's days,
When pagans still were men.
Gilbert Keith Chesterton, The Ballad of the White Horse.
Our monks go robed in rain and snow,
But the heart of flame therein,
But you go clothed in feasts and flames,
When all is ice within.
Gilbert Keith Chesterton, The Ballad of the White Horse.