Visualizzazione post con etichetta Riproposizioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Riproposizioni. Mostra tutti i post

domenica 3 maggio 2026

Riproposizioni - Chesterton sul melodramma e la farsa.



Il melodramma è una forma d’arte, legittima come qualsiasi altra, nobile quanto la farsa, quasi quanto la pantomima. L’essenza del melodramma sta nel fatto che fa appello al senso morale in una forma altamente semplificata, proprio come la farsa fa appello al senso dell’umorismo in una forma altamente semplificata. La farsa crea personaggi così intellettualmente semplici da nascondersi in scatole da imballaggio o fingere di essere le proprie zie. Il melodramma crea personaggi così moralmente semplici da uccidere i propri nemici in Oxford Street e pentirsi vedendo la fotografia della propria madre. L'obiettivo della semplificazione nella farsa e nel melodramma è lo stesso, e del tutto legittimo dal punto di vista artistico: ottenere una rapidità di azione fragorosa che le sottigliezze ostacolerebbero. E questo può essere fatto bene o male. Il cattivo semplificato può essere un vivace schizzo a carboncino o una semplice macchia nera.

Gilbert Keith Chesterton, Charles Dickens. A Critical Study.

Melodramma, Honoré Daumier.



venerdì 17 aprile 2026

Riproposizioni - Un aforisma al giorno dal 17 aprile 2007 (che giovani!!! già tosti...).

Vorrei che non fossimo obbligati a sprecare in cose frivole, quali le letture e la letteratura, il tempo che potremmo dare ad un lavoro solido, serio e costruttivo, come il ritagliare figure di cartone, ed impiastrarvi su vivaci colori.


Gilbert Keith Chesterton, Autobiografia.

giovedì 9 aprile 2026

Riproposizioni - Chesterton in altre parole - The Oxford Companion to Charles Dickens, la voce su Chesterton ("considerato da molti dickensiani il miglior critico di Dickens").

Dal nostro blog, 27 aprile 2024 (siccome stiamo proponendo da tempo aforismi tratti dall'inedito in lingua italiana "Charles Dickens. A Critical Study", ci dice molto):


Chesterton, G. K. (1874-1936), considerato da molti dickensiani il miglior critico di Dickens. Scrisse per la prima volta su Dickens in The Bookman (1900, 1903) e pubblicò uno studio completo, Charles Dickens, nel 1906.

Si trattava in parte di una risposta a GISSING, il cui studio del 1898 aveva, secondo Chesterton, enfatizzato eccessivamente il lato oscuro dell'opera di Dickens.

Chesterton si propone di celebrare nel suo stile esuberante la suprema abilità e fecondità comica di Dickens e la sua glorificazione dell'uomo comune, soprattutto nella figura di Sam Weller. Nonostante le occasionali lacune in affermazioni discutibili o in facili battute, Chesterton riesce brillantemente a trasmettere il sapore unico dell'arte di Dickens e offre molte intuizioni penetranti nel funzionamento della sua immaginazione. Tra il 1907 e il 1909 scrisse le singole prefazioni per ciascuno dei libri di Dickens ristampati da J. M. Dent nella sua collana Everyman's Library.

Queste prefazioni, raccolte sotto il titolo Appreciations and Criticisms of the Works of Charles Dickens nel 1911 (ristampato nel 1933 con i primi due sostantivi del titolo invertiti), contengono naturalmente commenti più dettagliati sui singoli romanzi rispetto al libro del 1906, e vi si trovano alcune delle discussioni più interessanti e stimolanti di Chesterton sull'opera di Dickens, come la sua raffinata analisi della struttura centripeta di Bleak House.

In The Victorian Age in Literature (1913), Chesterton diede risalto a Dickens, definendo la sua come “la più squisita delle arti... l'arte di divertire tutti”, e per il resto della sua carriera continuò a sostenere Dickens come un artista supremamente grande in un periodo in cui la maggior parte dei critici accademici considerava i suoi risultati con indifferenza o vero e proprio disprezzo. T. S. Eliot dichiarò (1932), 'Non c'è critico di Dickens migliore del signor Chesterton', e molti illustri studiosi e biografi successivi di Dickens, come Sylvère Monod e Peter Ackroyd, hanno fatto eco a questo elogio.

MS

Chesterton on Dickens, a cura di Alzina Stone Dale (vol. 15 of The Collected Works of Gilbert Keith Chesterton, Ignatius Press; Chesterton on Dickens, ed. M. Slater (1992). The Chesterton Review, 11.4 (special Dickens number) (1985).


Michael Slater, in Paul Schlicke (ed), The Oxford Companion to Charles Dickens

https://uomovivo.blogspot.com/2024/04/chesterton-in-altre-parole-oxford.html


sabato 17 gennaio 2026

Riproposizioni - Borges ci dice qualcosa di fondamentale del carattere di Chesterton e noi lo riproponiamo dopo dieci anni.

Jorge Luis Borges


Dieci anni fa pubblicavamo questo brano di Borges, tra i tifosi più accalorati di Chesterton.

Fedeli a quanto scrivemmo sul post originale, lo riproponiamo perché oggettivamente è vero che fa ridere e che è istruttivo (avessimo anche noi la stessa leggerezza, la stessa umiltà, la stessa simpatia e la stessa voglia di lottare di Chesterton! ma si può sempre chiedere...).

I letterati che nel nostro solenne paese accondiscendono al
genere autobiografico ci parlano di se stessi con un tono remoto e reverente, come se parlassero di un parente illustre incontrato talvolta alle veglie funebri; Chesterton, invece, è in gioviale intimità con Chesterton e perfino ne ride. 


Jorge Luis Borges

(Ogni tanto va riproposto perché è vero, fa ridere ed è istruttivo per noi!

giovedì 1 gennaio 2026

Buon Anno 2026 e buone riproposizioni!

Riproporre per il nostro Chesterton è una delle parti importanti della sua filosofia: è lui che diceva che 

C’è una legge scritta nell’oscuro Libro della Vita ed è questa: se guardi una cosa per 999 volte, puoi stare perfettamente tranquillo; se la guardi per la millesima volta corri il serio pericolo di vederla per la prima volta

Gilbert Keith Chesterton, Il Napoleone di Notting Hill,

E allora perché privarsi del lusso di vedere alcune sue parole per la prima volta? 

Ecco qui gli splendidi aforismi che sempre vi riproponiamo, lo faremo per mille altre volte, lo facciamo per correre anche noi il famoso felicissimo rischio di risvegliarci ancora una volta e trovarli nuovissimi...

Ancora una volta, come sempre, auguri fervidi a mio nome, della mia famiglia, dei consiglieri, della Segreteria Volante e della Società Chestertoniana Italiana intera, che spero raggiunga anche quest'anno il suo obiettivo: portare quante più persone possibile a Gesù Cristo tramite il nostro caro vecchio Gilbert, dare speranza a tutti tramite Chesterton. Sarebbe una buona scusa per provare a non andare all'inferno e di stare allegri in questo mondo.

Vostro

Marco Sermarini

Di solito faccio i miei propositi per il nuovo anno verso la fine di maggio, perché appartengo a quell'ordine superiore di esseri che non solo dimentica di mantenere le promesse, ma anche di farle. Inoltre, il mio compleanno è più o meno in quel periodo; e mi piace rinascere nel momento in cui sono nato.

Gilbert Keith Chesterton, 11 Gennaio 1913, Daily News.


L'obiettivo di un Nuovo Anno non è che abbiamo un nuovo anno. È che abbiamo una nuova anima e un naso nuovo; nuovi piedi, una nuova schiena, nuove orecchie e occhi nuovi. A meno che un particolare uomo non prenda decisioni per il Nuovo Anno, non prenderà alcuna decisione. A meno che un uomo non cominci da capo con le cose, senz'altro non farà niente di efficace. A meno che un uomo non parta con la strana ipotesi di non essere mai esistito prima, è certissimo che non esisterà mai in seguito. A meno che un uomo non nasca di nuovo, non entrerà in nessun modo nel Regno dei Cieli.

Gilbert Keith Chesterton, Lunacy and Letters, "January One".






sabato 27 dicembre 2025

È arrivato il Santo Natale e allora riproponiamo cose belle natalizie del Nostro Comune Amico... - Riproposizioni - "Conservare" il Natale.

Ciò che rende il Natale meraviglioso e allegro, secondo Dickens, è "conservare" il Natale. La vita di Scrooge è cambiata da un giorno all'altro, e la sua conversione lo ha trasformato da avaro a donatore. E se avessimo una notte come quella di Scrooge? E se ci fossimo svegliati cambiati?


Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 24 Dicembre 1921.



venerdì 26 dicembre 2025

Un aforisma al giorno / Riproposizioni - La vita è tanto preziosa quanto sconcertante.

 Ma anche se (come l'uomo senza memoria del romanzo) camminiamo per le strade con una sorta di ammirazione a metà, si tratta comunque di ammirazione. È ammirazione in inglese e non solo ammirazione in latino. La meraviglia ha un elemento positivo di lode. Questa è la prossima pietra miliare da segnare definitivamente sulla nostra strada attraverso il paese delle fate. Nel prossimo capitolo parlerò degli ottimisti e dei pessimisti nel loro aspetto intellettuale, nella misura in cui ne hanno uno. Qui sto solo cercando di descrivere le enormi emozioni che non possono essere descritte. L'emozione più forte era che la vita era tanto preziosa quanto sconcertante. Era un'estasi perché era un'avventura; era un'avventura perché era un'opportunità. La bontà della fiaba non era intaccata dal fatto che potessero esserci più draghi che principesse; era bello essere in una fiaba. La prova di ogni felicità è la gratitudine; e io mi sentivo grato, anche se non sapevo a chi. I bambini sono grati quando Babbo Natale mette nelle loro calze giocattoli o dolci. Non potrei essere grato a Babbo Natale quando mi mette nella calza il dono di due gambe miracolose? Ringraziamo le persone per i regali di compleanno, come sigari e pantofole. Non posso ringraziare nessuno per il regalo di compleanno della nascita?


G. K. Chesterton, Ortodossia.

giovedì 25 dicembre 2025

Un aforisma al giorno / Riproposizioni - L'allegria di una trincea.

Il Natale, per noi, nel Cristianesimo è diventato una cosa, in un certo senso, semplicissima. Ma, come tutte le verità della tradizione cristiana, esso è, in un altro senso, una cosa assai complessa. La sua unica nota è che esso tocca simultaneamente molte note: umiltà, gaiezza, gratitudine, paura mistica, e anche attesa drammatica. È non soltanto un'occasione per pacifisti come per i gaudenti; è non solo una conferenza pacifista indù o una festa invernale scandinava. C'è in esso anche una sfida; qualche cosa che fa suonare bruscamente le campane a mezzanotte come i cannoni di una battaglia appena vinta. Tutta questa indescrivibile atmosfera natalizia pende in aria come una fragranza non ancora svanita della esultante esplosione di duemila anni fa in quell'ora unica sui colli della Giudea. Ma è il sapore è nettamente riconoscibile; è qualche cosa di troppo sottile o di troppo solitario per esser reso da quel che intendiamo con la parola "pace". La gioia della caverna era simile all'allegria di una fortezza o di una tana di briganti; intesa nel suo vero significato, non sarebbe impertinente dire che era l'allegria di una trincea. Non solo è vero che quella stanza sotterranea era un rifugio contro i nemici, e che i nemici già stavano scorrazzando sulla sua volta di pietra. Non solo è vero che gli zoccoli dei cavalli di Erode possono esser passati rintronando sulla testa abbandonata del Cristo. Ma in quella immagine c'è anche l'idea di un posto avanzato, di una feritoia nella roccia, di un'apertura sul territorio nemico.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno.



È arrivato il Santo Natale e allora riproponiamo cose belle natalizie del Nostro Comune Amico... - Riproposizioni - How Far is it to Bethlehem? di Frances Blogg, un'occasione per rifare gli auguri di Natale e per parlare di questa brava donna.

È il contenuto di un vecchio post del 24 dicembre 2020 che vogliamo riproporvi per la bellezza del canto e delle parole e per riproporvi il bel cuore di Frances Blogg, moglie di Gilbert.



Cari Amici!

Quest'anno voglio fare gli auguri per la nascita del Nostro Re Bambino a tutti voi che seguite questo piccolo ma appassionato blog, ma li voglio fare con le parole della moglie di Gilbert, Frances Blogg.

Anzitutto ripropongo la versione del St Patrick's Cathedral Choir di Dublino (è il coro della cattedrale anglicana di Dublino), che è una di quelle che mi commuovono di più.

Poi voglio soffermarmi ancora una volta su Frances, e un po' su Gilbert, questi due ragazzi che si volevano tanto bene.

Frances era una donna piuttosto riservata e sensibile, buona ed eccezionale nell'interpretare la vocazione che il Nostro Re Bambino le aveva assegnato, cioè quella di essere la moglie di questo grande uomo umilissimo e buono (credetemi, era proprio buono), sostenerlo anche nelle cose più ordinarie, dal vestirsi la mattina al ricordarsi di portare soldi a casa o di scrivere quell'articolo.

Vi garantisco che si volevano davvero bene. Nonostante Frances non abbia voluto tramandare a nessuno le bellissime cose che i due si erano scritti durante tutta la vita (chiese a Dorothy di distruggere tutte le lettere intercorse tra i due, e Dorothy fedelmente eseguì la consegna dopo la morte di Frances), i segni di questo grande saldo fiducioso amore sono numerosi.

Qualcosa emerge anche nell'amore per i bambini (ricordo - altrimenti mi sembra di omettere una circostanza fondamentale, e per un noioso come me tutto è fondamentale - le leggendarie feste natalizie che Gilbert e Frances organizzavano a casa loro per i bambini di Beaconsfield, in cui Frances preparava dolci e decorazioni e Gilbert faceva cose che nessuno può immaginare... teatrino delle marionette, storie avventurose, carote riprese con la bocca... scusate, ma tutte le volte che sono passato davanti alle due case in cui i Chesterton vissero a Beaconsfield non sono mai riuscito a smettere di pensare a quella festa natalizia: mi sembra di risentirne le grida e le risatine infantili... anche quelle di Gilbert), che è tutt'altro che scontato per due persone che non ebbero il dono dei figli pur tantissimo desiderati, e nel culto specialmente affettuoso che Frances dedicava a Gesù Bambino.

In queste due realtà si vedeva tutto lo struggimento dei nostri due amici, ma in particolare quello di Frances, che scriveva una poesia in occasione di ogni Natale per il biglietto augurale che indirizzava agli amici dei Chesterton. Una fu proprio questa bella canzone, le cui parole sono sincera espressione dell'innocenza con cui ciascuno di noi dovrebbe affacciarsi alla vita. Non solo accostarsi a Gesù, ma anche accostarsi ad ogni piccolo istante della propria vita. Per Gilbert suona allo stesso modo la famosa "By the Babe Unborn".

"How far is it to Bethlehem?" è la poesia augurale del 1917, e in quell'occasione fu pubblicata. Fior da fiore si può intravvedere l'affetto e la bontà dei Chesterton e in particolare quella di Frances in versi come questo: "Piccoli sorrisi e piccole lacrime / Sono tutto ciò che abbiamo portato. In fondo non è così? Ah, se vivessimo il Natale come i bambini! Se vivessimo tutta la vita come i bambini! Cos'altro dovremmo inventarci per andare in Paradiso?




Eccone il testo ed a seguire una mia rude traduzione:


How far is it to Bethlehem,
not very far?
Shall we find the stable room
lit by a star?
Can we see the little child,
is He within?
If we lift the wooden latch,
may we go in?
May we stroke the creatures there,
oxen or sheep?
May we peek like them and see
Jesus asleep?
If we touch His tiny hand,
will He awake?
Will He know we've come so far
just for His sake?

Great kings have precious gifts,
And we have naught,
Little smiles and little tears
Are all we brought.

For all weary children
Mary must weep.
Here, on his bed of straw
Sleep, children, sleep.

God in his mother's arms,
Babes in the byre,
Sleep, as they sleep who find
Their heart's desire.

O what can I give to Him,

poor as I am?
If I were a shepherd,
I'd bring a lamb;
if i were a wise man
I'd do my part;
yet what can I give to Him?
Give Him my heart.


(Traduzione:

Quanto dista Betlemme,
non molto lontano?
Troviamo la stalla
illuminato da una stella?
Possiamo vedere il piccolo bambino?
è dentro?
Se alziamo il chiavistello di legno,
possiamo entrare?

Possiamo accarezzare le creature lì,
buoi o pecore?
Che si possa sbirciare come loro e vedere
Gesù addormentato?
Se tocchiamo la Sua manina,
si sveglierà?
Saprà che siamo arrivati da così lontano
solo per il Suo bene?

I grandi re hanno doni preziosi,
E noi non abbiamo nulla,
Piccoli sorrisi e piccole lacrime
Sono tutto ciò che abbiamo portato.

Per tutti i bambini stanchi
Maria deve piangere.
Qui, sul suo letto di paglia
Dormite, bambini, dormite.

Dio tra le braccia di sua madre,
i bimbi nella stalla,
Dormono, come dormono coloro che trovano
Il desiderio del loro cuore.

O che cosa posso dare a Lui,
povero come sono?
Se fossi un pastore,
Io porterei un agnello;
se fossi un Re Mago
Io farei la mia parte;
ma cosa posso dargli?
Do il mio cuore
).

La dolcezza e la bontà dell'animo di questi nostri cari amici è tutta espressa nella dolcezza e bontà di Frances, e questa poesia che immagina dei poveri bimbi (noi! siamo noi!) che arrivano a Betlemme e non hanno gran che da dare, se non il proprio cuore. Perché non chiederla questa notte a Gesù Bambino, per noi e per i nostri amici?

Chesterton ebbe questo approccio alla realtà tutta la vita, lo aveva imparato a casa dai genitori, ma prese forma definitiva durante il matrimonio grazie a Frances, che egli non smise mai di ringraziare. Voglio dire di più: quando si parla del rapporto tra Chesterton e il cristianesimo spesso si sorvola o si ignora il ruolo determinante di Frances. Questa poesia è un'espressione fresca del suo più intimo cuore. E' bello farla nostra. Anche solo ascoltarla aiuterà molto.

Ancora una volta Buon Natale, cari amici, di vero cuore, e grazie per il sostegno e l'amicizia che ci date.
Marco Sermarini

mercoledì 24 dicembre 2025

Si avvicina il Santo Natale e allora riproponiamo cose belle natalizie del Nostro Comune Amico... - Riproposizioni - Una forza sconosciuta che regge le stelle.

Ogni ateo o agnostico, che nella sua infanzia abbia conosciuto veramente il Natale, avrà poi sempre, voglia o non voglia, nella sua mente un'associazione di due idee che moltissima gente deve considerare come remote l'una dall'altra: l'idea di un bambino e l'idea di una forza sconosciuta che regge le stelle. Il suo istinto e la sua immaginazione possono ancora connetterle insieme, quando la sua ragione non vede più la necessità della connessione. (...) Ma le due idee non coincidono naturalmente o necessariamente. Non sarebbero necessariamente connesse per un greco antico o per un cinese, fossero pure Aristotele o Confucio. Non è naturale connettere Dio con un infante più di quanto sia naturale connettere la gravitazione con un piccolo gatto.

Gilbert Keith Chesterton, L’Uomo Eterno.



lunedì 22 dicembre 2025

Si avvicina il Santo Natale e allora riproponiamo cose belle natalizie del Nostro Comune Amico... - La Bottega dei Fantasmi.

 L'inedito che segue è stato pubblicato per la prima volta su questo blog il 24 dicembre 2024.





Il racconto che segue si intitola The Shop of Ghosts ed apparve per la prima volta sul Daily News di Londra, il giornale di Lord Cadbury, il 22 dicembre 1906. In seguito apparve nella raccolta di racconti e saggi di Chesterton intitolata Tremendous Trifles (1909).

Di Tremendous Trifles abbiamo anche già pubblicato Un pezzo di gesso (A Piece of Chalk) nell'impareggiabile nostra raccolta intitolata La Nonna del Drago ed altre serissime storie, una delle prime strenne di Natale chestertoniane, grande intuizione di padre Roberto Brunelli.

Gli articoli di Chesterton apparsi sul Daily News sono raccolti in un'opera ponderosa intitolata Chesterton at the Daily News, curata da Julia Stapleton, e questo racconto si trova nella Parte I, Volume IV della raccolta.

Un grazie speciale al nostro amico Stuart McCullough che l'ha risfoderata e me l'ha fatta leggere nel suo G. K.'s Meekly.

È una bella storia, molto dickensiana, molto chestertoniana. Ve la regalo per farvi passare un Buon Natale di Nostro Signore Gesù Cristo, e vi faccio così gli auguri di tutta la Società, oltre che i miei personali, perché il Bambinello vi porti tanta serenità e tanto affetto, e che il Suo collaboratore Babbo Natale vi trovi pronti a ricevere tanti bei regali come quando eravate bimbi piccoli e umili. E un bacetto a tutti i bambini.

Marco Sermarini

La Bottega dei Fantasmi

Quasi tutte le cose migliori e più preziose dell'universo si possono ottenere per mezzo penny. Faccio eccezione, naturalmente, per il sole, la luna, la terra, le persone, le stelle, i temporali e simili inezie. Si possono ottenere per niente. Faccio eccezione anche per un’altra cosa, che non mi è permesso menzionare in questo giornale, e il cui prezzo più basso è di un penny e mezzo. Ma il principio generale sarà subito evidente. Nella strada dietro di me, per esempio, ora è possibile fare un giro su un tram elettrico per mezzo penny. Salire su un tram elettrico è come essere su un castello volante in una fiaba. È possibile ottenere un gran numero di caramelle dai colori vivaci per mezzo penny. Anche la possibilità di leggere questo articolo è possibile per mezzo penny; insieme, naturalmente, ad altri argomenti irrilevanti.

Ma se volete vedere quale vasta e sconcertante gamma di cose preziose potete ottenere a mezzo penny l'una, dovreste fare come stavo facendo io ieri sera. Stavo incollando il naso contro il vetro di un negozio di giocattoli molto piccolo e poco illuminato in una delle strade più grigie e magre di Battersea. Ma per quanto fioco fosse quel quadrato di luce, era pieno (come mi disse una volta un bambino) di tutti i colori che Dio ha creato. I giocattoli dei poveri erano come i bambini che li compravano: erano tutti sporchi, ma erano tutti luminosi. Per quanto mi riguarda, ritengo che la luminosità sia più importante della pulizia, poiché la prima è dell'anima e la seconda del corpo.


Dovete scusarmi, sono un democratico, so di essere fuori moda nel mondo moderno.


Mentre guardavo quel palazzo di meraviglie pigmee, di piccoli omnibus verdi, di elefantini blu, di bamboline nere e di piccole arche di Noè rosse, devo essere caduto in una sorta di trance innaturale. La vetrina illuminata divenne come il palcoscenico brillantemente illuminato quando si assiste a una commedia molto colorata. Dimenticai le case grigie e la gente sudicia dietro di me come si dimenticano le gallerie buie e la folla fioca di un teatro. Sembrava che i piccoli oggetti dietro il vetro fossero piccoli, non perché fossero giocattoli, ma perché erano oggetti lontani. L'omnibus verde era davvero un omnibus verde, un omnibus verde di Bayswater, che attraversava un immenso deserto sulla sua strada ordinaria verso Bayswater. L'elefante blu non era più blu per la vernice, ma per la distanza. La bambola nera era in realtà un negro sollevato contro un ardente fogliame tropicale nella terra dove ogni erba è fiammeggiante e solo l'uomo è nero. L'arca di Noè rossa era davvero l'enorme nave della salvezza terrena che cavalcava il mare gonfio di pioggia, rossa del primo mattino di speranza.


Tutti, credo, conoscono questi stupefacenti istanti di astrazione, questi brillanti spazi vuoti nella mente. In questi momenti si può vedere il volto del proprio migliore amico come un disegno insignificante di occhiali o di baffi. Sono comunemente contrassegnati dai due segni della lentezza della loro crescita e della repentinità della loro fine. Il ritorno al pensiero reale è spesso brusco come l'incontro con un uomo. Anzi, molto spesso (nel mio caso) si tratta di un incontro con un uomo. Ma in ogni caso il risveglio è sempre enfatico e, in generale, è sempre completo. Ora, in questo caso, sono tornato con una scossa di sanità mentale alla consapevolezza che, dopo tutto, stavo solo fissando un piccolo e squallido negozio di giocattoli; ma in qualche strano modo la cura mentale non sembrava essere definitiva. Nella mia mente c'era ancora qualcosa di ingestibile che mi diceva che mi ero addentrato in una strana atmosfera, o che avevo già fatto qualche cosa di strano. Mi sentivo come se avessi fatto un miracolo o commesso un peccato. Era come se avessi comunque varcato un confine dell’anima.


Per scrollarmi di dosso questa sensazione pericolosa e onirica entrai nel negozio e cercai di comprare dei soldatini di legno. L'uomo del negozio era molto vecchio e malandato, con capelli bianchi e confusi che gli coprivano la testa e metà del viso, capelli così sorprendentemente bianchi da sembrare quasi artificiali. Eppure, benché fosse senile e persino malato, non c'era nulla di sofferente nei suoi occhi; sembrava piuttosto che si stesse addormentando a poco a poco in una decadenza non sgradevole. Mi diede i soldatini di legno, ma quando misi giù i soldi, all'inizio sembrò non vederli; poi sbatté debolmente le palpebre e li allontanò debolmente.


“No, no”, disse vagamente. “Non l'ho mai fatto. Non l'ho mai fatto. Qui siamo piuttosto all’antica”.


“Non accettare denaro”, risposi, “mi sembra più una moda insolitamente nuova che vecchia”.


“Non l'ho mai fatto”, disse il vecchio, sbattendo le palpebre e soffiandosi il naso; ”ho sempre fatto regali. Sono troppo vecchio per smettere”.


“Santo cielo!” Dissi. “Cosa vorrà dire? Forse lei è Babbo Natale”.


“Sono Babbo Natale”, disse scusandosi e soffiandosi di nuovo il naso.


I lampioni non potevano essere ancora accesi nella strada esterna. In ogni caso, non riuscivo a vedere nulla nell'oscurità se non la vetrina che brillava. Non c'erano rumori di passi o di voci nella strada; potevo essermi smarrito in un mondo nuovo e senza sole. Ma qualcosa aveva tagliato le corde del buon senso e non riuscivo a provare nemmeno la sorpresa, se non con il sonno. 


Qualcosa mi fece dire: “Ha un aspetto malato, Babbo Natale”.


“Sto morendo”, disse.


Non parlai e fu lui a parlare di nuovo.


“Tutte le persone nuove hanno lasciato il mio negozio. Non riesco a capire. Sembra che si oppongano a me per motivi così curiosi e incoerenti, questi uomini di scienza e questi innovatori. Dicono che do alla gente superstizioni e la rendo troppo visionaria; dicono che do alla gente salsicce e la rendo troppo grossolana. Dicono che le mie parti celesti sono troppo celesti; dicono che le mie parti terrene sono troppo terrene; non so cosa vogliano, ne sono certo. Come possono le cose celesti essere troppo celesti, o quelle terrene troppo terrene? Come si può essere troppo buoni o troppo allegri? Non capisco. Ma una cosa la capisco abbastanza bene. Questi moderni sono vivi e io sono morto”.


“Potresti essere morto”, risposi. “Dovresti saperlo. Ma per quanto riguarda quello che stanno facendo, non chiamarlo vivere”. Tra noi cadde improvvisamente un silenzio che, in qualche modo, mi aspettavo sarebbe rimasto inalterato. Ma non era durato più di qualche secondo quando, nella quiete più assoluta, sentii distintamente un passo molto rapido che si avvicinava sempre di più lungo la strada. Un attimo dopo una figura entrò nel negozio e si fermò incorniciata sulla porta. Portava un grande cappello bianco inclinato all'indietro come se fosse impaziente; aveva dei pantaloni neri stretti all'antica, un pantalone e un panciotto sgargianti all'antica e un vecchio cappotto fantastico. Aveva grandi occhi spalancati e luminosi come quelli di un attore di successo; aveva un viso pallido e nervoso e una frangia di barba. Osservò il negozio e il vecchio con uno sguardo che sembrò letteralmente un lampo e pronunciò l'esclamazione di un uomo completamente sbalordito.


“Buon Dio!”, gridò, ”non puoi essere tu! Non sei tu! Sono venuto a chiedere dove fosse la tua tomba”.


“Non sono ancora morto, Mr. Dickens”, disse il vecchio signore con un debole sorriso; “ma sto morendo”, si affrettò ad aggiungere rassicurante.


“Ma, a parte tutto, stavate morendo ai miei tempi”, disse il signor Charles Dickens con animazione; “e non sembrate più vecchio di un giorno”.


“È da molto tempo che mi sento così”, disse Babbo Natale.


Il signor Dickens si girò di spalle e mise la testa fuori dalla porta nell’oscurità.


“Dick”, ruggì a squarciagola, "è ancora vivo”.


Un'altra ombra oscurò la porta ed entrò un gentiluomo molto più grande e corpulento, con un’enorme pervinca, che si scaldava il viso arrossato con un cappello militare del taglio della regina Anna. Portava la testa ben indietro come un soldato e il suo viso caldo aveva persino un'aria di arroganza, che fu improvvisamente contraddetta dai suoi occhi, letteralmente umili come quelli di un cane. La sua spada fece un gran rumore, come se il negozio fosse troppo piccolo per lei.


“In effetti”, disse Sir Richard Steele, “è una cosa davvero prodigiosa, perché quell'uomo stava morendo quando ho scritto di Sir Roger de Coverley e del suo giorno di Natale”.


I miei sensi si stavano affievolendo e la stanza era sempre più buia. Sembrava che fosse piena di nuovi arrivati.


“Si è sempre capito”, disse un uomo corpulento, che portava la testa con umorismo e ostinazione un po' da una parte (credo fosse Ben Jonson) “Si è sempre capito, consule Jacobo, sotto il nostro Re Giacomo e la sua ultima Maestà, che tali buoni e cordiali costumi si ammalavano, e come per lasciare questo mondo. Questa barba grigia non era certo più lussureggiante di quanto lo sia ora quando lo conoscevo”.


E mi sembrò anche di sentire un uomo vestito di verde, come Robin Hood, dire in un misto di francese normanno: “Ma ho visto l'uomo morire”.


“È da molto tempo che mi sento così”, disse ancora Babbo Natale, nel suo modo debole.


Il signor Charles Dickens si chinò improvvisamente verso di lui. “Da quando?” chiese. “Da quando sei nato?”.


“Sì”, disse il vecchio, e sprofondò tremante in una sedia. “Sono sempre stato in punto di morte”.


Il signor Dickens si tolse il cappello con un gesto come di chi chiama la folla ad alzarsi.


“Ora capisco”, esclamò, “non morirai mai”.





_________________


La Bottega dei Fantasmi, di Gilbert Keith Chesterton.

The Daily News, 22 dicembre 1906.

Tremendous Trifles, 1909.

giovedì 20 novembre 2025

Riproposizioni / Un aforisma al giorno - Essere buoni abbastanza per fare qualcosa.



Ci sono due tipi di asceti nel mondo... Il primo asceta rinuncia alle cose perché potrebbe goderne; è il monaco cattolico. Il secondo asceta rinuncia alle cose perché non potrebbe goderne; è il puritano. Il primo segue la tradizione dei sacrifici pagani; sacrifica la bestia migliore ai suoi dei. Il secondo uccide solo scarafaggi neri sull'altare. In breve, il primo offre di rinunciare ai suoi beni, il secondo offre di rinunciare ai suoi mali, per il cielo. Ecco perché l'ascetismo protestante (come nel caso dell'astinenza totale) è una cosa molto più militante e irreggimentata; non è lasciato come il voto selvaggio di un solo uomo, è trasformato in etica ordinaria... L'asceta protestante... è troppo buono per bere vino. Ma qualsiasi stupido monaco che fosse un uomo umile saprebbe che la domanda era: se egli era buono abbastanza da berlo.

Gilbert Keith Chesterton, Independent Review, gennaio 1906.



martedì 18 novembre 2025

Un aforisma al giorno - Nuova erba, nuove città, nuovo mare...



Le scuole e i saggi più imperscrutabili non hanno mai raggiunto la gravità che dimora negli occhi di un bambino di tre mesi. È la gravità dello stupore davanti all'universo, e lo stupore davanti all'universo non è misticismo, ma un trascendente senso comune. Il fascino dei bambini sta proprio in questo: che con ognuno di loro tutte le cose vengono rifatte e l'universo viene messo nuovamente alla prova. Mentre camminiamo per le strade e vediamo sotto di noi quelle deliziose teste bulbose, tre volte troppo grandi per il corpo, che contraddistinguono questi funghi umani, dovremmo sempre ricordare innanzitutto che dentro ognuna di queste teste c'è un nuovo universo, nuovo come lo era il settimo giorno della creazione. In ciascuno di quei globi c'è un nuovo sistema di stelle, nuova erba, nuove città, un nuovo mare.

Gilbert Keith Chesterton, L'imputato.

"... un nuovo sistema di stelle,
nuova erba, nuove città, nuovo
mare".


martedì 30 settembre 2025

Riproposizioni - Diciassette anni fa di questi tempi vi proponevamo un pensiero di un compianto amico nostro e di Chesterton...

Rileggere questo libro per me ha significato anche comprendere, e per questo sono grato all'iniziativa dell'Editore, i limiti di molte cosiddette riforme moderne della Chiesa, o riforme che sono avvenute nel periodo moderno della Chiesa. Molte di tali riforme non hanno poi sortito l'incremento della fede che, paradossalmente, Chesterton considera il vero frutto della riforma tomistica: un rivolgersi alla fede anche da parte di coloro che filosofi non erano, anche di coloro che Aristotele non lo avrebbero mai letto, ma che ottenevano da questa straordinaria esperienza culturale la certezza che la fede era in grado di affrontare e vivere tutti i problemi dell'esistenza".


Mons. Luigi Negri, dalla prefazione all'edizione Lindau
del San Tommaso d'Aquino di G. K. Chesterton 


mons. Luigi Negri (1941 - 2021)


domenica 28 settembre 2025

Riproposizione (doppie) e Un aforisma al giorno (anzi due) - Il Paradiso è in un certo luogo e troverò la sposa che veramente sposai.



Intendo che Dio mi ordinò d’amare un determinato luogo e di servirlo, me lo fece onorare come potevo, anche con le mie eccentricità… Intendo che il Paradiso è in un certo luogo e non dappertutto; è qualche cosa di preciso e non già qualsiasi cosa. E in fin dei conti non sarei troppo stupito se ci fosse davvero un lampione verde, davanti alla mia casa, su in cielo.

Gilbert Keith Chesterton, Le avventure di un uomo vivo.


No, no, no! - esclamò con grande enfasi. - questa strada è lunghissima e quanto mai faticosa. Alla fine del mondo, alle spalle dell’aurora, troverò la sposa che veramente sposai e la casa che è veramente casa mia. E davanti a quella casa sarà un lampione anche più verde e una cassetta postale anche più rossa. 

Gilbert Keith Chesterton, Le avventure di un uomo vivo.





venerdì 1 agosto 2025

Un aforisma al giorno - Nuove stelle, nuova erba, nuove città, nuovo mare...


Le scuole e i saggi più insondabili non hanno mai raggiunto la gravità che abita negli occhi di un bambino di tre mesi. È la gravità dello stupore davanti all'universo, e lo stupore davanti all'universo non è misticismo, ma un senso comune trascendente. Il fascino dei bambini sta proprio in questo: che con ciascuno di loro tutte le cose vengono rifatte e l'universo viene nuovamente messo alla prova. Mentre camminiamo per le strade e vediamo sotto di noi quelle deliziose teste bulbose, tre volte più grandi del corpo, che contraddistinguono questi funghi umani, dovremmo sempre ricordare innanzitutto che dentro ognuna di queste teste c'è un nuovo universo, nuovo come lo era il settimo giorno della creazione. In ciascuno di quei globi c'è un nuovo sistema di stelle, nuova erba, nuove città, un nuovo mare.

Gilbert Keith Chesterton, L'imputato.



sabato 19 luglio 2025

Un aforisma al giorno / Riproposizione - Tutte le cose belle sono una sola (ogni tanto vale la pena riproporla).

Tutte le cose belle sono una cosa sola. I tramonti, le scuole di filosofia, i bambini, le costellazioni, le cattedrali, le opere, le montagne, i cavalli, le poesie: tutto questo non è che un travestimento. Una cosa sola cammina sempre in mezzo a noi in un abito di fantasia, nel mantello grigio di una chiesa o in quello verde di un prato. È sempre dietro, la sua sagoma fa cadere le pieghe in modo superbo. Questo è ciò che intuirono gli antichi selvaggi Ebrei, soli tra tutti i popoli, e il motivo per cui il loro rude dio tribale è stato eretto sulle rovine di tutte le civiltà politeiste. I Greci, i Normanni e i Romani, infatti, vedevano le guerre superficiali della natura e facevano del sole un dio, del mare un altro, del vento un terzo. Non erano entusiasti, come lo fu qualche rude israelita, una notte nelle lande desolate, da solo, dall'idea improvvisa e sfolgorante che tutti fossero lo stesso Dio: un'idea degna di un romanzo poliziesco.

Gilbert Keith Chesterton, lettera a Frances Blogg, 1899, citata in Maisie Ward, Gilbert Keith Chesterton.


Considerazione a margine: vedete di che cosa parlavano questi due ragazzi? E oggi i fidanzati di cosa parlano? Ma parlano? Cosa c'è alla base della loro relazione? Non mi sembrano domande trascurabili.

Marco Sermarini

mercoledì 19 marzo 2025

Un aforisma al giorno / Riproposizioni - Come è iniziata la moralità.





La moralità non è cominciata con un uomo che diceva a un altro: «Non ti picchierò se non mi picchierai»; non c’è traccia di un simile accordo. Esiste, invece, la testimonianza che entrambi gli uomini dicessero: «Non dobbiamo batterci a vicenda nel luogo sacro». Conquistarono la moralità salvando la religione. Non aspiravano al coraggio. Combattevano per difendere il santuario e scoprirono di essere diventati coraggiosi. Non coltivavano la purezza. Si purificavano per l’altare e scoprirono di essere puri.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia.