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sabato 18 aprile 2026

Un aforisma al giorno - Diritto all'autogoverno e dovere di pensarci da soli.



Le persone hanno diritto all'autogoverno, ovvero a un governo che esse stesse hanno creato. Non hanno necessariamente diritto a un apparato speciale ed elaborato creato da qualcun altro. È loro diritto crearlo da sole, ma è anche loro dovere pensarci da sole. Un autogoverno di stampo semplice è esistito in innumerevoli società semplici, e riterrò sempre una responsabilità terribile interferire con esso. Ma un governo rappresentativo, o un governo teoricamente rappresentativo, di tipo estremamente complicato, può esistere in certe società complesse senza che queste siano obbligate a trasferirlo ad altre, o addirittura ad ammirarlo per se stesse. In ogni caso, nel bene o nel male, lo hanno inventato loro stesse. E c’è una distinzione morale, perfettamente razionale e democratica, tra tali invenzioni e i diritti evidenti che nessun uomo può affermare di aver inventato. Se l’arabo mi dice: «Non me ne frega niente dell’Europa; esigo il pane», il rimprovero mi sembra vero e terribile. Ma se dice: «Non me ne frega niente dell’Europa; esigo la cucina francese, i dolci italiani, la birra inglese», e così via, penso che sia piuttosto un arabo irragionevole. Dopotutto, abbiamo inventato noi queste cose; in auctore auctoritas.

Gilbert Keith Chesterton, La Nuova Gerusalemme.



mercoledì 15 aprile 2026

Un aforisma al giorno - Trovare la strada o perdersi?



C'è un dibattito frivolo e fantasioso che ho spesso avuto con un amico, sul fatto se sia meglio trovare la propria strada o perdersi, ricordare la strada o dimenticarla. Sono fatto in modo tale da essere capace di perdermi nel mio stesso paese e quasi nella mia stessa casa. E sono pronto a difendere il privilegio di essere un tipo poetico. In verità sono pronto a sostenere che entrambi gli atteggiamenti sono preziosi e dovrebbero coesistere. E così io e il mio amico camminiamo fianco a fianco lungo le vie del mondo: lui pieno di un sentimento ricco e umano, perché ricorda di aver percorso quella strada centinaia di volte fin dall’infanzia; mentre per me l’esistenza è una favola perpetua, perché ne ho dimenticato tutto. Il lampione che lo commuove fino alle lacrime di nostalgia mi strappa un grido di stupore; e il muro che per lui è storico come una piramide, per me è affascinante e rivoluzionario come una barricata.

Gilbert Keith Chesterton, La Nuova Gerusalemme.

Un fumetto disegnato da
Chesterton: "Visione a Bedford
Park. Gli abitanti di Bedford Park
assistono a una spaventosa
visione del futuro: una vecchia
conoscenza che va in chiesa.


martedì 14 aprile 2026

Un aforisma al giorno - Chesterton e la pubblicità.



In realtà, vedere i poveri chiedere soldi non è così ripugnante quanto vedere i ricchi chiedere ancora più soldi. E la pubblicità è proprio questo: i ricchi che chiedono ancora più soldi. Un uomo si sentirebbe infastidito se si trovasse in mezzo a una folla di milionari, tutti con il cappello di seta in mano per chiedere un penny; o tutti che gridano all’unisono: «Dammi soldi». Eppure la pubblicità aggredisce davvero l'occhio proprio come un grido del genere aggredirebbe l'orecchio. «Gli stivali di Budge sono i migliori» significa semplicemente «Dammi soldi»; «Usa il sapone Seraphic» significa semplicemente «Dammi soldi». È un errore totale pensare che siano le persone comuni a rendere banali le nostre città, con cose brutte come le pubblicità. La maggior parte di coloro i cui prodotti sono così pubblicizzati ovunque sono signori molto ricchi con stemmi e residenze di campagna, uomini che probabilmente sono molto esigenti riguardo all’arredamento artistico delle loro case. Sfigurano le loro città per decorare le loro case.

Gilbert Keith Chesterton, La Nuova Gerusalemme.



mercoledì 11 febbraio 2026

Un aforisma al giorno - Antologia sull'immaginazione.




Anni fa decidemmo di fare su questo blog un'antologia, da aggiornare progressivamente, del pensiero di Chesterton sulla questione dell'umiltà sulla base degli scritti racchiusi in questo strumento. Proprio perché centrale tra tutti i temi, l'idea era quella di accendere un faro luminosissimo su una virtù incarnata dal nostro Gilbert, e costantemente richiamata nelle sue opere. Pian piano l'aggiorniamo, cercando di mostrare quanto sia centrale l'argomento nella sua filosofia, direi imprescindibile.

Se l'umiltà è importantissima, l'idea dell'immaginazione è il punto di svolta della sua vita giovanile. Il desiderio è di stendere prima o poi un vero studio, ma nel frattempo accendiamo una lucetta su ogni aforisma riguardante il tema per offrire un panorama solido e maturo nell'approccio a chi si avvicina a Chesterton e al suo pensiero.

Marco Sermarini

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La funzione primaria dell'immaginazione è quella di vedere il nostro intero sistema di vita ordinato come un cumulo di rivoluzioni stratificate. Nonostante tutti i rivoluzionari, va detto che la funzione dell'immaginazione non è tanto quella di rendere stabili le cose strane, quanto quella di rendere strane le cose stabili; non tanto quella di rendere le meraviglie fatti, quanto quella di rendere i fatti meraviglie.

Gilbert Keith Chesterton, L'imputato.

Visitare luoghi turistici è una questione molto più difficile e controversa di quanto molti sembrino supporre; e un uomo che la rifiuta del tutto potrebbe essere un uomo di senno e persino un uomo di immaginazione. Fu il grande Wordsworth a rifiutarsi di tornare a Yarrow; fu solo il piccolo Wordsworth a tornarci, dopotutto. Ricordo la prima grande vista che ebbi al mio arrivo in Medio Oriente, quando guardai per caso fuori dal treno diretto al Cairo e vidi in lontananza, oltre le pianure luminose, una debole forma triangolare: le Piramidi. Potrei capire un uomo che, dopo averle viste, voltasse le spalle e tornasse indietro nel suo paese e nella sua casa, dicendo: «Non andrò oltre, perché ho visto in lontananza le ultime dimore dei re». Posso capire un uomo che, dopo aver visto solo di lontano Gerusalemme sorgere sulla collina, non prosegua oltre e conservi per sempre quella visione. 
Si direbbe, ovviamente, che sia assurdo venire fin qui e vedere così poco. A ciò rispondo che, in tal senso, è assurdo venire fin qui. Tornare indietro per una fantasia del genere non è più assurdo che venire per una fantasia simile. Un uomo non può mangiare le Piramidi; non può comprare o vendere la Città Santa; non ci può essere alcun aspetto pratico né nel suo venire né nel suo andare. Se non è venuto per uno stato d'animo poetico, è venuto per niente; se è venuto per uno stato d'animo simile, non è uno sciocco a obbedire a quello stato d'animo... 
Nessuna grande opera sembrerà grande e nessuna meraviglia del mondo sembrerà meravigliosa, a meno che non sia vista in un'ottica di umiltà storica.

Gilbert Keith Chesterton, La Nuova Gerusalemme.


Ogni ateo o agnostico, che nella sua infanzia abbia conosciuto veramente il Natale, avrà poi sempre, voglia o non voglia, nella sua mente un'associazione di due idee che moltissima gente deve considerare come remote l'una dall'altra: l'idea di un bambino e l'idea di una forza sconosciuta che regge le stelle. Il suo istinto e la sua immaginazione possono ancora connetterle insieme, quando la sua ragione non vede più la necessità della connessione. (...) Ma le due idee non coincidono naturalmente o necessariamente. Non sarebbero necessariamente connesse per un greco antico o per un cinese, fossero pure Aristotele o Confucio. Non è naturale connettere Dio con un infante più di quanto sia naturale connettere la gravitazione con un piccolo gatto.

Gilbert Keith Chesterton, L’Uomo Eterno.

E l'intero obiettivo della vera arte, del vero romanticismo - e, soprattutto, della vera religione - è quello di evitare che gli uomini perdano l'umiltà e la gratitudine che sono grate per la luce del giorno e il pane quotidiano; di evitare che considerino la vita quotidiana noiosa o la vita domestica angusta; di insegnare loro a cogliere nella luce del sole il canto di Apollo e nel pane l'epopea dell'aratro. Ciò di cui c'è più bisogno ora è l'immaginazione intensa. Intendo il potere di rivolgere la nostra immaginazione verso l'interno, sulle cose che già abbiamo, e di farle vivere. Non si tratta solo di cercare nuove esperienze, che diventano rapidamente vecchie. È imparare a vivere le nostre esperienze. È imparare a godere dei nostri piaceri. Così com'è, siamo circondati da un tumulto che viene giustificato come l'unico modo di essere giovani, ma che in realtà sembra essere un modo rapido di invecchiare.

Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 20 settembre 1924.


L'uomo che costruisce un sistema intellettuale deve costruire come Neemia, con la spada in una mano e la cazzuola nell'altra. L'immaginazione, la qualità costruttiva, è la cazzuola, e l'argomentazione è la spada.

Gilbert Keith Chesterton, Twelve Types, “Thomas Carlyle”.

L'immaginazione è il segnale dell'istinto. Il giornalismo ci dice solo quello che gli uomini fanno; è la narrativa che ci dice quello che pensano, e ancora di più quello che sentono... Tutta la narrativa è solo un diario di sogni ad occhi aperti invece che di giorni. E questa profonda occupazione delle menti degli uomini con certe cose alla fine ha sempre un effetto anche sull'espressione esteriore dell'epoca. 

Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 21 aprile 1923.

                               
Ogni ateo o agnostico, che nella sua infanzia abbia conosciuto veramente il Natale, avrà poi sempre, voglia o non voglia, nella sua mente un'associazione di due idee che moltissima gente deve considerare come remote l'una dall'altra: l'idea di un bambino e l'idea di una forza sconosciuta che regge le stelle. Il suo istinto e la sua immaginazione possono ancora connetterle insieme, quando la sua ragione non vede più la necessità della connessione. (...) Ma le due idee non coincidono naturalmente o necessariamente. Non sarebbero necessariamente connesse per un greco antico o per un cinese, fossero pure Aristotele o Confucio. Non è naturale connettere Dio con un infante più di quanto sia naturale connettere la gravitazione con un piccolo gatto.

Gilbert Keith Chesterton, L’Uomo Eterno.

Tutta questa materia mitologica appartiene alla parte poetica dell’uomo. Pare stranamente dimenticato oggidì che il mito è un’opera d’immaginazione, e quindi un’opera d’arte. Solo un poeta può concepirla; e solo un poeta può criticarla. Nel mondo sono più i poeti che i non-poeti, com’è provato dall’origine di tali leggende. Ma - io non ho mai saputo per quale ragione - è sempre la minoranza apoetica che si permette di studiare criticamente questa poesia popolare.

Gillbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno.

La schiavitù non era per la Chiesa una difficoltà di dottrina, ma un problema di immaginazione. Aristotele e i saggi pagani che avevano definito le arti servili o "utili", avevano considerato lo schiavo come uno strumento, un'ascia per tagliare il legno o qualsiasi cosa fosse da tagliare. La Chiesa non denunciava il taglio; ma le sembrava di tagliare il vetro con un diamante. Era perseguitata dal ricordo che il diamante è molto più prezioso del vetro. Così il cristianesimo non poteva adagiarsi nella semplicità pagana secondo cui l'uomo era fatto per l'opera, quando l'opera era molto meno immortalmente importante dell'uomo. Più o meno a questo punto della storia dell'Inghilterra si racconta generalmente l'aneddoto di un gioco di parole di Gregorio Magno; e questo è forse il vero punto della questione. Secondo la teoria romana, i barbari schiavi dovevano essere utili. Il misticismo del santo si commuoveva nel trovarli ornamentali; e "Non Angli sed Angeli" significava più semplicemente "Non schiavi, ma anime".

Gilbert Keith Chesterton, Una breve storia d'Inghilterra.


Qualsiasi pericolo di nevrastenia ci sia per l'uomo, ha origine nella sua ragione, piuttosto che nella sua immaginazione.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia.


Se non vogliamo perdere di vista la filosofia della sanità di mente, la prima cosa da fare è di eliminare un grosso e diffuso equivoco. Si dice che l’immaginazione, in particolare l’immaginazione mistica, è pericolosa all’equilibrio mentale dell’uomo. I poeti sono di solito ritenuti persone psicologicamente non serie; l’alloro che cinge la chioma richiama non di rado la paglia di cui amano adornarsi i pazzi. I fatti e la storia smentiscono totalmente questo punto di vista. La maggior parte dei poeti veramente grandi sono stati non solo sani, ma anche estremamente pratici nella vita. Se Shakespeare ha realmente allevato i cavalli, vuol dire che lo sapeva fare meglio degli altri. Non è l’immaginazione che produce la pazzia: è la ragione. I giocatori di scacchi diventano pazzi, non i poeti; i matematici, i cassieri possono diventare pazzi; non gli artisti che creano. Con ciò non intendo, come si vedrà, prendere a bersaglio la logica; dico che il pericolo è piuttosto insito nella logica, non nell’immaginazione. La paternità artistica è segno di sanità come la paternità fisica. Se in un poeta c’è stato qualche cosa di morboso, ordinariamente è stato perchè egli aveva nel suo cervello qualche punto debole nella razionalità.
Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia.


La qualità originale in ogni uomo che operi con l'immaginazione è la vastità del suo immaginario. E' qualcosa che assomiglia al paesaggio dei suoi sogni; il tipo di mondo che vorrebbe creare o che vorrebbe esplorare, la flora e la fauna del suo piccolo pianeta segreto; è in sostanza ciò che ama pensare e immaginare. Questa atmosfera generale, il modello o la struttura, l'architettura del suo sviluppo, governa tutte le sue creazioni, per quanto possano essere varie e diversificate; e poiché in questo senso egli può creare un mondo, è in questo senso un creatore: l'immagine di Dio.
Gilbert Keith Chesterton, Stevenson.

Le fiabe… non hanno colpa di infondere paura nei bambini, o qualunque forma di paura; non sono le fiabe a formare nei bambini il concetto del male o del brutto: esiste già, nel bambino, perché già esiste nel mondo. Non sono le fiabe a dare al bambino la sua prima idea di orco. Ciò che le fiabe gli danno è la prima idea chiara della possibile sconfitta dell'orco. Il bimbo ha conosciuto intimamente il drago fin da quando possiede l'immaginazione. Ciò che la fiaba gli offre è un san Giorgio che uccida il drago.

Gilbert Keith Chesterton, Tremendous Trifles.


Il mito è un'opera di immaginazione, e quindi un'opera d'arte. Solo un poeta può concepirla; e solo un poeta può criticarla. Nel mondo sono più i poeti che i non poeti, come provato dall'origine di tali leggende.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno.

Quello che qui ci interessa è un singolo aspetto dell’umiltà. Per umiltà si intende soprattutto un freno all’arroganza e all’infinito desiderio dell’uomo. I suoi sentimenti di pietà erano sempre superati da nuovi bisogni. La sua stessa capacità di provare piacere ha distrutto metà dei momenti di gioia. Nella ricerca del piacere, ha perso di vista quello principale, poiché il piacere più grande sta nella sorpresa. Così è diventato evidente che se un uomo vuole allargare i confini del proprio mondo, deve farsi piccolo. Perfino le visioni della superbia, le città costruite in altezza e i pinnacoli sono creazioni dell’umiltà. I giganti che calpestano le foreste come se fossero erba sono creazioni dell’umiltà. Le torri che svaniscono in alto al di sopra della stella più solitaria sono creazioni dell’umiltà. Perché le torri non sono alte finché noi non alziamo gli occhi per guardarle; e i giganti non sono giganti a meno che non siano più grandi di noi. Tutta questa gigantesca immaginazione, la quale, forse, è il piacere più immenso dell’uomo, è, in fondo, assolutamente umile. Senza umiltà è impossibile provare alcun piacere – perfino l’orgoglio.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia.


Se non saremo in grado di rendere interessanti per gli uomini l'alba, il pane e i segreti creativi del lavoro, piomberà su tutta la nostra civiltà un affaticamento che è l'unica malattia da cui le civiltà non guariscono. Così morì la grande civiltà pagana: tra cibo e circhi e dimenticanza dei lari domestici.
Dunque, qualunque cosa scegliate di fare, non beffatevi del libro della Genesi. Sarebbe molto meglio per voi, sarebbe molto meglio per tutti noi,se rimanessimo così legati al libro della Genesi da considerare la settimana come una serie di azioni simboliche, che ci ricordano i passi della creazione.
Sarebbe molto meglio se ogni lunedì anzichè un lunedì nero, fosse un lunedi luminoso,per celebrare la creazione della luce. Sarebbe molto meglio se il martedi, parola che attualmente suona molto scialba, rappresentasse un tripudio di fontane, fiumi e ruscelli scroscianti, perche fu il giorno della divisione delle acque. Sarebbe bello se ogni mercoledi fosse l'occasione di appendere in casa rami verdi e fiori, perchè queste cose spuntarono nel terzo giorno della creazione; o se il giovedi fosse consacrato al sole e alla luna e il venerdi consacrato ai pesci e ai polli,e cosí via. 
Allora cominceremmo a intuire l'importanza della settimana e quali grandi cose una civiltá dalla grande immaginazione potrebbe fare in una settimana. Se avessimo la capacitá creativa di allestire una simile festa settimanale della creazione, non ci interesserebbe andare al cinema. 

Gilbert Keith Chesterton, "Fatica settimanale", Radio Chesterton.


È la principale attività terrena di un essere umano rendere la sua casa, e l'ambiente prossimo alla sua casa, il più simbolico e significativo per la propria immaginazione.

Gilbert Keith Chesterton, The Coloured Lands.

Nessuno degno di essere chiamato uomo permette che i suoi sentimenti cambino le sue convinzioni; ma è attraverso il sentimento che comprendiamo le convinzioni degli altri uomini. Il bigotto non è colui che sa di avere ragione; ogni uomo sano di mente sa di avere ragione. Il bigotto è colui le cui emozioni e la cui immaginazione sono troppo fredde e deboli per sentire come è che gli altri uomini fanno del male. 

Gilbert Keith Chesterton, Alarms and discursions.

Credo che il dire grazie sia la forma più alta di intelligenza e che la gratitudine sia la felicità raddoppiata dall'immaginazione.

Gilbert Keith Chesterton, Una breve storia d'Inghilterra.

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Aggiornamento del 24 luglio 2026:

Gli uomini hanno bisogno di eccitazione per produrre pensieri profondi e devono essere sorpresi per provare sorpresa. Lo scopo principale della religione, dell'immaginazione, della poesia e delle arti è quello di risvegliare quel senso di qualcosa salvato dal nulla.


Gilbert Keith Chesterton, Come to think of it.



Inoltre sul tema vale la pena consultare questi articoli e un saggio inerenti il rapporto tra Chesterton e J.R.R. Tolkien:

Chesterton in altre parole - Ulteriori aspetti dell'influsso chestertoniano su Tolkien:


Chesterton in altre parole - Tolkien e Chesterton, documentazione di una relazione:


Il contributo di un giovane ricercatore su Chesterton, Tolkien ed immaginazione: 

martedì 27 gennaio 2026

Un aforisma al giorno - Niente è meraviglia se non nell'umiltà.


Visitare luoghi turistici è una questione molto più difficile e controversa di quanto molti sembrino supporre; e un uomo che la rifiuta del tutto potrebbe essere un uomo di senno e persino un uomo di immaginazione. Fu il grande Wordsworth a rifiutarsi di tornare a Yarrow; fu solo il piccolo Wordsworth a tornarci, dopotutto. Ricordo la prima grande vista che ebbi al mio arrivo in Medio Oriente, quando guardai per caso fuori dal treno diretto al Cairo e vidi in lontananza, oltre le pianure luminose, una debole forma triangolare: le Piramidi. Potrei capire un uomo che, dopo averle viste, voltasse le spalle e tornasse indietro nel suo paese e nella sua casa, dicendo: «Non andrò oltre, perché ho visto in lontananza le ultime dimore dei re». Posso capire un uomo che, dopo aver visto solo di lontano Gerusalemme sorgere sulla collina, non prosegua oltre e conservi per sempre quella visione. 

Si direbbe, ovviamente, che sia assurdo venire fin qui e vedere così poco. A ciò rispondo che, in tal senso, è assurdo venire fin qui. Tornare indietro per una fantasia del genere non è più assurdo che venire per una fantasia simile. Un uomo non può mangiare le Piramidi; non può comprare o vendere la Città Santa; non ci può essere alcun aspetto pratico né nel suo venire né nel suo andare. Se non è venuto per uno stato d'animo poetico, è venuto per niente; se è venuto per uno stato d'animo simile, non è uno sciocco a obbedire a quello stato d'animo... 

Nessuna grande opera sembrerà grande e nessuna meraviglia del mondo sembrerà meravigliosa, a meno che non sia vista in un'ottica di umiltà storica. 


Gilbert Keith Chesterton, La Nuova Gerusalemme.



venerdì 9 gennaio 2026

Un aforisma al giorno - Un fatto curioso.



È curioso che i moderni abbiano per lo più criticato il cristianesimo storico non per la sua ristrettezza, ma per la sua ampiezza. Lo hanno criticato perché si è dimostrato il desiderio di tutte le nazioni, perché ha soddisfatto le brame di molti credi, perché si è dimostrato agli idolatri qualcosa di magico come i loro idoli, o si è dimostrato ai patrioti qualcosa di amabile come la loro terra natale. In molti altri ambiti, oltre a quest'arte popolare, possiamo trovare esempi dello stesso pregiudizio illogico. Nulla tradisce in modo più curioso il pregiudizio degli storici nei confronti della fede cristiana quanto il fatto che essi biasimino nei cristiani quelle stesse indulgenze umane che hanno lodato nei pagani. Le stesse arti e allegorie, le stesse fraseologie e filosofie, che appaiono inizialmente come prove della salute dei pagani, si rivelano in seguito prove della corruzione dei cristiani. Era nobile da parte dei pagani essere pagani, ma era imperdonabile da parte dei cristiani essere paganizzati. Non si stancano mai di raccontarci della gloria che era la Grecia, della grandezza che era Roma, ma la Chiesa era infame perché soddisfaceva l'intelletto greco e esercitava il potere romano.

Gilbert Keith Chesterton, La Nuova Gerusalemme.



lunedì 6 ottobre 2025

Un aforisma al giorno - Dio non poteva amare quando non c'era nulla da amare.

La religione può essere più semplice per coloro che la trovano semplice; ma ci saranno sicuramente molti che la trovano comunque complessa, tra coloro che riflettono su di essa e soprattutto tra coloro che nutrono dei dubbi al riguardo. Per fare un esempio, non c'è affermazione che gli umanitari di una religione inclusiva offrano più comunemente come modello di semplicità di quella mistica affermazione: «Dio è amore». E non c'è disputa teologica dei Concili della Chiesa che essi, specialmente il signor Wells, deridano più comunemente come aspra e sterile di quella del Concilio di Nicea sulla coeternità del Figlio Divino. Eppure l'affermazione sottile è semplicemente una spiegazione metafisica dell'affermazione semplice; e sarebbe anche possibile renderla una spiegazione popolare, dicendo che Dio non poteva amare quando non c'era nulla da amare.

Gilbert Keith Chesterton, La Nuova Gerusalemme.



sabato 1 marzo 2025

Un aforisma al giorno - Conversione.

La conversione è l'unico tipo di conquista di cui il conquistato deve rallegrarsi.

Gilbert Keithe Chesterton, La Nuova Gerusalemme.



venerdì 23 febbraio 2024

Un aforisma al giorno - Crociate ed altre incursioni.

Quando si dice, ad esempio, che le Crociate non furono altro che un'incursione aggressiva contro l'Islam, sembra che si dimentichi nel modo più strano che l'Islam stesso fu solo un'incursione aggressiva contro la vecchia e ordinata civiltà di queste parti. Non lo dico per mera ostilità nei confronti della religione di Maometto; come sarà evidente in seguito, sono pienamente consapevole di molti valori e virtù in essa; ma certamente è stato l'Islam ad invadere e la cristianità ad essere invasa. Un gentiluomo arabo sorpreso a cavalcare sulla strada di Parigi o a martellare le porte di Vienna non può certo lamentarsi del fatto che lo abbiamo cercato nella sua semplice tenda nel deserto. Il conquistatore della Sicilia e della Spagna non può ragionevolmente esprimere sorpresa per il fatto di essere oggetto di curiosità morbosa per i popoli d'Italia e di Francia.

Gilbert Keith Chesterton, La Nuova Gerusalemme.



martedì 16 maggio 2023

Un aforisma al giorno.



La conversione è l'unico tipo di conquista di cui il conquistato deve rallegrarsi.

Gilbert Keith Chesterton, La Nuova Gerusalemme.

martedì 31 maggio 2022

G.K. Chesterton Became Catholic 100 Years Ago, Drawn In By Jerusalem And Our Lady - di Kevin Turley (EWTN e Catholic Register).

But why did the writer’s conversion take so long?



On July 30, 1922, at the Railway Hotel, in Beaconsfield, England, G.K. Chesterton became a Catholic. In the absence of a local Catholic church, the Railway Hotel’s Irish landlady had allowed the ballroom to be converted into a makeshift chapel. It was there, beneath a corrugated-iron roof and surrounded by bare wooden walls, the 48-year-old writer entered into full communion with the Church.

What were the reasons for Chesterton taking this step?

And, given his thought and writings on Christianity for many years, why had it taken him so long?

(...)

“Something happened at the Basilica of Ecce Homo,” said Marco Sermarini, president of the Italian Chesterton Society. Speaking to the Register, Sermarini said he thinks that Holy Land trip clarified things irrevocably for the Englishman. “Frances’ diary records that they went three times to the Basilica of Ecce Homo. The first visit, on March 4, was by Frances alone; then they went together, on March 26, in the morning,” he explained, “and, again, for a blessing the next day in the afternoon. There, they had a long conversation with an English nun. We have no other record of this, but it is certain that Chesterton was particularly touched by this place or, perhaps more correctly, everything became clear there.”

C'è dell'altro ancora, con contributi di Dale Ahlquist (presidente della Society of G. K. Chesterton, la Società Chestertoniana Americana), di Karl Schmude (presidente della Società Chestertoniana Australiana) e, come vedete, di Marco Sermarini (il nostro presidente).

Il resto qui sotto:





martedì 1 giugno 2021

Un aforisma al giorno.

Ogni grande civiltà decade quando dimentica cose ovvie. 

Gilbert Keith Chesterton, La Nuova Gerusalemme.

lunedì 8 febbraio 2021

martedì 21 luglio 2020

Un aforisma al giorno

Ogni grande civiltà declina dimenticando le cose ovvie.

Gilbert Keith Chesterton, La Nuova Gerusalemme 

lunedì 13 aprile 2020

A cento anni dalla promessa di Gilbert Keith Chesterton di convertirsi alla fede cattolica - 4 Aprile 2020.


Cosa vogliamo celebrare in questo 2020 così inaspettato e doloroso?
Una ricorrenza felice della vita del nostro Gilbert, legata alla sua fede, alla Terrasanta, all’Italia ed alla città di Brindisi, e prima ancora di tutto questo, al ruolo della Madonna nella sua vita.
L’episodio è il seguente: Chesterton, la mattina del 4 Aprile 1920 alle ore sette, sbarcò a Brindisi di ritorno dalla Terrasanta, dove si era recato con lo scopo di scrivere un libro di carattere religioso e storico su di essa. Dopo colazione Gilbert e sua moglie Frances si recarono in una chiesa cattolica del porto di Brindisi dove parteciparono alla messa di Pasqua. Pur essendo entrambi anglicani, non ebbero alternative. In chiesa un Chesterton già “macinato” dal viaggio in Terrasanta vedrà una statua della Madonna a colori vivaci e dinanzi ad essa prometterà di convertirsi al cattolicesimo una volta tornato a casa.
La promessa in realtà fu mantenuta più di due anni dopo, il 30 Luglio 1922, quando nel Railway Hotel di Beaconsfield (oggi non più esistente) Chesterton fu battezzato sub condicione ed accolto nella Chiesa Cattolica.
La Nuova Gerusalemme, Hodder & Stoughton
Premessa: ricostruiamo partendo da una lettera verosimilmente dell’estate del 1919 di Chesterton a Maurice Baring. Gilbert contatta uno dei suoi più cari amici, ufficiale dell’intelligence della Royal Air Force, per avere “un grande favore”, cioè delle facilitazioni nel viaggio che stava pianificando: il Daily Telegraph, con cui collaborava l’altro amico Edmund Clerihew Bentley, gli aveva commissionato degli articoli da trasfondere in un libro (quello che poi si chiamerà The New Jerusalem, tradotto in italiano come La Nuova Gerusalemme), non politico ma romantico e religioso, che Chesterton aveva in animo trattasse anche “di pellegrinaggi e Crociate, in prosa poetica”. L’occasione era allettante perché le spese di viaggio sarebbero state pagate dall’editore, ma egli abbisognava ancora dei “permessi politici o militari" (1) per recarsi sul posto. 
Chesterton aveva alcuni obiettivi per questo viaggio, e li ricaviamo da alcune lettere scritte ai suoi amici migliori: il primo era naturalmente scrivere questi articoli; il secondo e non meno importante era portare con sé sua moglie che aveva bisogno di un ambiente caldo per guarire la sua nevrite e, diceva Chesterton, la povera Frances se lo meritava. Da ultimo un motivo non espresso con chiarezza ma presente: andare a vedere i luoghi in cui Gesù Cristo era nato, vissuto, morto e risorto. Emergerà da un’altra lettera, sempre Baring il destinatario, che Chesterton scriverà da Alessandria d’Egitto sulla via del ritorno. L’idea della storicità della fede cristiana lo aveva sempre interessato ed affascinato, ed aveva avuto un certo peso nell’idea di convertirsi, nel suo approccio decisamente razionale alla fede.
Baring era considerato da Chesterton “l’uomo che conosce tutti”, e lo aiutò in maniera decisiva: gli ottenne di avere contatti con l’entourage del generale (più precisamente Field Marshall, un pezzo davvero grosso) Edmund Allenby, l’eroe inglese che conquistò Gerusalemme nel 1917 agli ottomani, l’Alto Commissario britannico di Egitto e Sudan. Chesterton ebbe poi modo di conoscerlo e di parlare con lui e con sua moglie a Gerusalemme. La cosa andò in porto perché Chesterton accettò di organizzare lungo la sua strada dall’Egitto alla Palestina una serie di conferenze (ad Alessandria d’Egitto, al Cairo, ad Ismailia, eccetera), solitamente agli inglesi ivi presenti e al personale militare britannico, spesso in caserme o luoghi simili. Frances terrà un diario abbastanza dettagliato del viaggio Frances simpaticamente annoterà in una delle soste per conferenze di essere l’unica persona di sesso femminile presente.
Il viaggio fu lungo ed avventuroso: i Chesterton si trattennero per tre mesi ed attraversarono un territorio oggetto di grandi cambiamenti, fino a poco tempo prima dominio dell’Impero Ottomano; videro un caleidoscopio di vite, usanze, religioni, colori, videro addirittura una storica nevicata a Gerusalemme, e tutto ciò finì dentro un libro che è un vero e proprio capolavoro e che consiglio di leggere a chiunque voglia capire davvero che cosa accade in tutta quell’area oggi. Ovviamente non pensate di trovare la classica guida per organizzare un viaggio: Gilbert non è il tipo adatto, e questo libro grazie a Dio è molto meglio! Le annotazioni sintetiche ma fedeli di Frances ci consentono di scoprire tutti gli spostamenti e le visite della coppia (si concludono a Roma, dove incontrarono casualmente Maisie Ward, importantissima biografa ed amica dei Chesterton, con sua mamma), e possiamo trovare qualche indizio di ciò che silenziosamente avvenne a Gilbert in quei giorni, che è ben sintetizzato nella lettera che egli scrisse a Baring da Alessandria d’Egitto il 31 Marzo 1920, prima di ripartire per Brindisi, dove arrivò appunto il 4 Aprile:

Il porto di Brindisi
(…) Mi sento in dovere di inviarti queste righe affrettate per ringraziarti, per quanto questa atroce penna d'albergo me lo permetterà, per il tempo meraviglioso che ho trascorso in Palestina, che è in gran parte dovuto a te. C'è qualcosa di ancora più importante di cui vorrei tanto parlarti, a proposito di alcune cose che abbiamo toccato tra di noi in passato. Qui dirò solo che il mio treno del pensiero, che era davvero del pensiero e non dell’emozione fuggitiva, è arrivato ad un'esplosione nella Chiesa dell'Ecce Homo di Gerusalemme; una chiesa che le guide chiamano nuova e che i giornali chiamano latina. Temo che ci vorrà almeno un mese prima di incontrarci; perché il viaggio dura quindici giorni e potrebbe essere prolungato da un amico malato a Parigi; e io devo lavorare al mio ritorno per mantenere un contratto. Ma se potessimo incontrarci per quel tempo, potrei ringraziarti meglio per molte cose.

Illeggibilmente tuo, G. K. Chesterton (2)

Il porto di Alessandria d'Egitto
Dunque qualcosa accadde nella Basilica dell’Ecce Homo, che si trova a Gerusalemme lungo la Via Dolorosa, il tragitto che tradizionalmente si ritiene essere stato percorso da Gesù prima di essere crocifisso. Il diario di Frances ci attesta che si recarono tre volte in questo luogo; la prima visita, il 4 Marzo, fu effettuata dalla sola Frances, poi vi si recarono insieme il 26 Marzo nella mattina e sulla strada incontrarono Lady Allenby, che - annota Frances - fu molto gentile con tutti e due, e di nuovo per una benedizione il giorno dopo nel pomeriggio. Lì ebbero modo di fare una lunga conversazione con una monaca inglese. Non abbiamo altra testimonianza in proposito, ma è certo che Chesterton fu toccato particolarmente da questo luogo, o forse più correttamente, tutto si fece chiaro proprio lì.
The Well and the Shallow, Sheed & Ward
Autobiografia
Il nostro Gilbert ebbe chiaro tutto, ma erano anni che rimuginava questa decisione. La lettera a Baring dall’Egitto fa riferimento ad “alcune cose che abbiamo toccato tra di noi in passato”, ed il riferimento - seppur non evidente - è alle discussioni che Chesterton ebbe (anche) con lui a proposito della conversione al cattolicesimo. Baring lo aveva preceduto nel 1909, e fu uno dei suoi interlocutori in questa scelta. Nel 1914, quando ebbe quella lunga improvvisa malattia che quasi lo uccise, aveva manifestato questi sentimenti a sua moglie ed ella stessa ce ne dà testimonianza, perché si preoccupò del fatto che Gilbert potesse morire senza essersi convertito, e ne parlò con padre O’Connor, con padre McNabb e con Josephine Ward (mamma di Maisie). Inoltre, secondo padre Vincent McNabb, Chesterton affermò di aver avuto un’ "estasi mistica" poco prima di uscire dal coma in cui fu invitato dalla defunta moglie di Belloc (che aveva convinto Cecil a diventare cattolico) a convertirsi. Ma, passata la malattia, la questione fu ricacciata “in the back of my mind”, come ebbe a dire Chesterton, e da lì continuò a lavorarlo ai fianchi. Ma perché la cosa finì nel retrobottega della sua coscienza, se posso usare una metafora un po’ buffa? Chesterton aveva il fratello Cecil che si era unito alla Chiesa Cattolica nel 1912, e questa conversione non aveva trovato un’accoglienza positiva in famiglia: padre e madre non avevano grandi simpatie per il cattolicesimo, e comunque mantennero rispetto a questo fatto un atteggiamento di riluttanza. Chesterton stesso motivò con un affaticamento mentale dovuto alla crescita di problemi a cui doveva personalmente far fronte: “il suo perpetuo stato di sovraccarico di lavoro. Fisicamente inattivo, la sua mente non era mai sterile, ma emanava una produzione immensa: diversi libri ogni anno, oltre alla direzione editoriale e agli articoli: c'è stato anche un anno in cui sono stati pubblicati non meno di otto libri” (3); si caricò la responsabilità della prosecuzione del giornale del fratello deceduto, e, dopo lo stress notevole che aveva causato a sua moglie con la sua lunga malattia, non si sentiva di fare un passo che avrebbe potuto darle ulteriori pensieri. Sì, difatti Frances era problematica di fronte a tutta la questione: più volte in passato aveva affermato che non avrebbe voluto convertirsi al cattolicesimo perché amava la fede nella quale era cresciuta. Però, come dice sempre Maisie Ward, “Frances non ha mai alzato un dito per impedire a Gilbert di entrare nella Chiesa Cattolica. Ma ovviamente prima di essere convinta ella stessa, non avrebbe potuto aiutarlo”(4). Maisie fa un’altra acuta riflessione: “Per la maggior parte delle persone l'intensità di pensiero è molto più difficile dell’azione. Per lui era il contrario. Usava la sua mente incessantemente, il suo corpo il meno possibile (...). Le (a Frances, ndr) lasciava tutta la vita pratica. Ma entrare nella Chiesa non era solo qualcosa a cui pensare, era qualcosa di veramente pratico che doveva essere fatto, e qui Frances non poteva aiutarlo” (5).
Sta di fatto che in Terrasanta qualcosa era “esploso”: questa espressione, o simili, è significativa, perché Chesterton la usa ogni volta che si trova a fare un passo determinante della sua vita. Ad esempio nel famoso passo dell’Autobiografia in cui ricorda la sua gioventù al momento della fine della crisi: “Nessun uomo ha veramente misurato la vastità del debito verso quel qualsiasi essere che l'ha creato e che lo ha reso capace di chiamarsi qualcosa. Dietro il nostro cervello, per così dire, v'era una vampa o uno scoppio di sorpresa per la nostra stessa esistenza: scopo della vita artistica e spirituale era di scavare questa sommersa alba di meraviglia, cosicché un uomo seduto su una sedia potesse comprendere all'improvviso di essere veramente vivo, ed essere felice”. “Dietro il nostro cervello”, o “in the back of my mind”, ecco altre espressioni che ritornano. Dal retrobottega del nostro cervello riemergono le questioni sopite per anni, ma che sotto sotto lavoravano intensamente, e quella chiesa a Brindisi con l’immagine della Madonna pronta nella sua popolana semplicità lo attendevano per fare il resto del lavoro.
La Madonna ha sempre avuto un grande ruolo nella vita di Chesterton: era l’idea della cavalleria, della vera espressione femminile. All’arrivo a Brindisi all’andata i Chesterton non trovarono posto in albergo per cui furono ospitati in una casa privata. La camera aveva un comò sul quale si trovava una statua della Madonna, molto simile a quella che Gilbert trovò in chiesa quel 4 Aprile. Ne abbiamo conferma anche grazie ad una tradizione nota agli storici brindisini, raccolta dal prof. Caputo (6). E Chesterton trasfonderà tutto ciò in un passaggio del suo libro Il pozzo e le pozzanghere (l’articolo è intitolato Maria e il convertito):

Tuttavia, per quanto questa immagine potesse essere distante, oscura e misteriosa, o motivo di scandalo per i miei contemporanei e scoglio insormontabile per me stesso, non ho mai dubitato che ella fosse l’immagine della Fede, che incarnasse, in qualità di essere umano puramente umano, tutto ciò che la Fede aveva da dire all’umanità. Nell’istante in cui mi veniva in mente la Chiesa Cattolica, cercavo di dimenticare lei. Quando infine riconobbi che c’era qualcosa di più nobile del mio destino, l’atto più libero e più difficile di tutti i miei atti di libertà, fu di fronte a un’immaginetta della Vergine nel porto di Brindisi, ornata d’oro, dai colori accesi, che promisi di fare ciò che avrei fatto, se fossi ritornato nella mia terra.

Dunque la spinta finale di questa lunga conversione, partita dal ravvicinamento alla fede cristiana grazie alla moglie Frances, alla marcia progressiva verso il cattolicesimo seguendo una via precipuamente razionale sino a quel 30 Luglio 1922, esplose in Terrasanta e trovò la sua decisione definitiva proprio qui in Italia, proprio di fronte a questo nostro mare, agli occhi della Vergine Maria, non senza esitazioni, marce in avanti e ritirate silenziose. Tutto ciò piace e riempie di gioia e di orgoglio ogni chestertoniano italiano, e parlarne era necessario oltre che piacevole.


Marco Sermarini

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(1) Gilbert Keith Chesterton a Maurice Baring, in Maisie Ward, Gilbert Keith Chesterton, Sheed & Ward, London 1944, pag. 377;
(2) ibidem, pag. 380;
(3) ibidem;
(4) ibidem;
(5) ibidem, p. 379;
(6) notizia raccolta da padre Roberto Brunelli;
(7) Gilbert Keith Chesterton, Il pozzo e le pozzanghere, Lindau, Torino 2012, pagg. 193 - 194. Il volume (titolo originale The Well and the Shallows), uscito per Sheed & Ward nel 1935, è una raccolta di articoli scritti da Chesterton per riviste cattoliche di qua e di là dell’oceano dopo la sua conversione al cattolicesimo.

giovedì 10 ottobre 2019

Un aforisma al giorno

Il Turco non ha mai considerato una conquista come tremila miglia aggiunte alla sua mappa; qualcosa da considerare e coltivare. L'ha sempre pensata come un'aggiunta di tremila miglia alla sua gonna, mentre essa attraversava un mondo conquistato.

Gilbert Keith Chesterton, La Nuova Gerusalemme.

domenica 6 ottobre 2019

Un aforisma al giorno

I cattolici sono quasi le uniche persone che oggi difendono la ragione.

Gilbert Keith Chesterton, La Nuova Gerusalemme 

martedì 28 agosto 2018

Un aforisma al giorno

La democrazia non è mai abbastanza democratica se non quando è abbastanza diretta; e non è mai abbastanza diretta se non quando è abbastanza piccola. Così, non appena una folla è cresciuta abbastanza da avere dei delegati, è cresciuta abbastanza per avere dei despoti; infatti i despoti sono spesso i più rappresentativi dei due.

Gilbert Keith Chesterton, La Nuova Gerusalemme