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sabato 2 luglio 2022

Abbiamo comprato l'Illustrazione Vaticana con la traduzione di The Path to Rome di Belloc.

Tempo fa vi diedi notizia (qui e qui) dell'esistenza di una traduzione dell'epico The Path to Rome (La via di Roma) di Hilaire Belloc da parte di don Giuseppe De Luca (e per la verità anche della sorella di questi)*, precedente all'edizione, per me unica nota, uscita per i tipi della Cantagalli. La traduzione era del 1935 e uscì sulla rivista illustrata L'Illustrazione Vaticana.

Ecco, ora siamo riusciti a trovare quell'annata de L'Illustrazione Vaticana e ad acquistarla. Mi fa piacere darvene notizia perché essa entra a far parte della nostra piccola collezione di volumi e riviste inerenti Chesterton e Belloc. Piccola ma che si sta ingrandendo. Essa comprende, sinora, Alcuni numeri de Il Frontespizio, de La Ronda, L'Illustrazione Vaticana e un discreto numero di opere dei due nostri eroi in lingua originale, alcune delle quali in prima edizione.

Appena riusciremo ad abbozzare un minimo di catalogazione ve ne daremo notizia. Speriamo di trovare altre cose così belle. Nei prossimi giorni vorrei mostrarvi qualche foto della rivista ultima arrivata, tra l'altro in condizioni buone.

Marco Sermarini



Un'edizione di The Path to Rome.

* "Se avete in vista qualcosa dall'inglese e che non sia roba con la barba («di pensiero»), tienmi presente: faccio lavorare mia sorella. La versione del Belloc sull'Illustrazione Vaticana è sua (soltanto riveduta da me, ad verbum: porta la mia firma). Non mi far torto, dunque" (lettera di Giuseppe De Luca a Fausto Minelli, febbraio 1935, in Giuseppe De Luca, Fausto Minelli, Carteggio, volume 2, Edizioni di Storia e Letteratura).

sabato 11 giugno 2022

Minelli e De Luca cercano di pubblicare il San Francesco, ma...; giudizio frettoloso di Minelli sul San Tommaso; Belloc e l'Illustrazione Vaticana.

Carissimo De Luca,


(…) Già da tempo avevamo chiesto i diritti del San Francesco di Chesterton - ma il suo agente ci ha risposto di essersi impegnato ancora parecchi anni fa con una certa Signora De Sanctis di Napoli. Ricercata la stessa con tutti i mezzi (anagrafe, informazioni private, ecc.) questa fu irreperibile. Ne avvertimmo l’agente di G. K., ma non ne sapemmo più niente. Se tua sorella volesse riprender le file per il San Francesco: saremmo lietissimi di concludere. Per il S. Tommaso abbiamo già quello del Sergillanges e non mi consta che quello del Ch. abbia avuto risonanza. E poi S. Francesco è più anziano di data e forse verrà per meno. Scrivi che provi e grazie! Suo tempo per il S. Francesco avevamo accennato per la traduzione non mi ricordo bene (essendo passati 4 o 5 anni) se a Pompili o a Ferruzzi: ma se non ci fossero veri impegni, potresti pensarvi tu (come per il Belloc dell’Illustrazione Vaticana). (…)


Fausto Minelli a don Giuseppe De Luca, lettera da Brescia del 10 Marzo 1935, Carteggio Minelli - De Luca, volume 2.


Interessante questo scambio tra Minelli e De Luca, due personaggi molto interessati a Chesterton come abbiamo visto in numerosi post di questo blog, anche recenti.

Si cerca di pubblicare il San Francesco ma l'agente di Chesterton dice di aver preso impegni con una certa signora De Sanctis di Napoli, per cui la traduzione italiana non vedrà la luce in quegli anni. In Italia c'era interesse da tempo per questo libro: abbiamo la recensione dell'edizione francese (traduzione di Isabelle Riviere, editore Plon, Parigi) scritta da Giovanni Battisti Montini (il futuro Paolo VI) sulla rivista Studium, vol. 22 (1926), n° 10 (ottobre), pp. 543-546 e la si può trovare nel volume Scritti Fucini (1925-1933), curato di Massimo Marcocchi e pubblicato nel 2005 dalle Edizioni Studium di Roma e dall’Istituto Paolo VI di Brescia. L'edizione italiana più antica che mi risulti dovrebbe essere quella dell'Istituto di Propaganda Libraria del 1967, quindi di tempo ne passò (salvo che qualche appassionato mi dia notizia di altre edizioni più antiche).

Minelli invita De Luca ad interessare sua sorella, che viveva a Londra e che aveva già tradotto quel Belloc di cui si parla e di cui dirò più avanti, a riprendere contatti con Chesterton o con il suo agente. C'è anche un giudizio frettoloso sul San Tommaso d'Aquino, vero capolavoro (non lo dico io ma Etienne Gilson, per approfondimenti leggete qui, qui, qui, qui e qui. Abbiate pazienza, c'è dell'altro, basta usare il motore di ricerca interno del blog), per cui seguiamo Gilson che aveva letto il libro, e la nostra esperienza di Chesterton.

Si parla pure di una pubblicazione di Belloc: De Luca aveva fatto tradurre dalla sorella The Path to Rome e poi lui ne aveva rivisto il lavoro; il diario di viaggio di Belloc (che è uscito per Cantagalli in volume qualche anno fa, nel blog ne trovate notizie sparse) uscì su l'Illustrazione Vaticana, rivista quindicinale diretto da Giuseppe Dalla Torre e uscito tra il 1930 e il 1938, in cui le immagini avevano un ruolo importante, e che uscì anche in francese, spagnolo, tedesco e nederlandese, e a cui collaborò con vari pseudonimi Alcide De Gasperi, allora in Biblioteca Vaticana.

Quest'ultima è una notizia per me inedita e dimenticata.


Marco Sermarini

Fausto Minelli


sabato 4 giugno 2022

Belloc, Chesterton, la Polonia 🇵🇱 e la Madonna di Chestochowa secondo don Giuseppe De Luca (ma c'è anche Manalive, The Path to Rome, Cecchi...).

Non appena ho letto che giungeva in Roma in questi giorni il Cardinal Primate di Polonia, mi son tornati in mente quei giorni, quegli uomini, e tutte le avemarie (quante, Madonna mia, quante: ce ne ubriacavamo) che si recitavano spesso insieme alla Madonna di Czestochowa. E mi son tornati in mente inoltre (oh che brutta malattia è la letteratura) uno scrittore e la ballata che egli scrisse e dedicò alla Madonna di Czestochowa. Che dico dedicò? Belloc, perché si tratta di lui, si recò in persona nel 1928 in Polonia. Non fu un viaggio, il suo; e lui ne aveva farti tanti, di viaggi, tutti descritti in divertentissimi libri. Fu un pellegrinaggio vero e proprio, come quelli di Péguy a Chartres. Péguy pativa, e portava le sue poesie come un ex-voto per i figli malati alla Madonna; Belloc portò una sua ballata, un po' alla brava, spavaldamente. Era una ballata all'antica. Era venuto qui, nella città eterna, a piedi, dal cuore della Francia; e il suo In via per Roma (The Path to Rome). lo diedi tradotto nell'Illustrazione Vaticana del 1935. Non io dovevo tradurlo, avrebbe dovuto tradurlo uno come Cecchi a quel modo che tradusse Manalive di Chesterton: amico dell'uno e dell'altro, e amico degnissimo di loro, a loro egli ha consacrato pagine parecchio belle. 

Narra il biografo di Belloc*:

[Nel 1928] Belloc si recò in pellegrinaggio in Polonia; questo pellegrinaggio, per importanza, vien secondo a quello che aveva fatto a Roma, Sua mèta, il santuario della Madonna di Czestochowa; recava con sé la ballata che porta il nome di Lei. Ascoltata la messa nella grande chiesa del monastero, la quale domina tutta la regione intorno per la sua situazione, e domina tutta la Polonia per la sua leggenda, Belloc portò la ballata, montata in una cornice nera, nella cappella dove la faccia dolorosa della Madre di Dio guarda sulla folla che le prega davanti. L'appende alla parete a fianco dell'altare, a destra, in mezzo a spade, medaglie, vascelli d'oro, braccia e gambe, testimonianze della intercessione della Madonna, Dopo, ne fece una traduzione strana in un latino maccheronico, e la depositò negli archivi del monastero. Se oggi un pellegrino polacco guarda un po' da vicino queste sante mura, vedrà che un poeta inglese fu il primo tra gli amici della sua nazione.

Qual è questa ballata? Eccola, nella traduzione di Augusto Guidi:

Donna, e Regina, e multiplo Mistero,
E Reggitrice dello sgombro cielo,
Madonna che Sant'Ilda vide in sogno,
E una silvestre musica ascoltava;
'attenderai nell'ora vespertina,
Che le nubi sono alte e rientra il gregge.
Questa è la fede che ho nutrito e nutro,
E questa è quella in cui morire voglio.
Scoscesi sono i flutti, irosi, freddi,
Terribili a tentarsi nei marosi;
Tu mi restituirai, fedele amica
Alla vendetta e alle glorie dei forti.
Questa è la fede che ho nutrito e nutro,
E questa è quella in cui morire voglio.
Licenza, Principe d'onta che ti compri e vendi,
Scritti nella tua tana rovinante,
Questi versi proclaman la mia fede,
Proclamano che in lei voglio morire.

Oh no, non è una gran poesia, forse nemmeno è una poesia. Sarà preghiera? Ne dubito, la preghiera e la poesia essendo cose estremamente più sfuggenti, segrete. A Belloc, più di una volta, come al suo amico Chesterton, piacevano troppo scrivendo i fuochi artificiali. Come piaceva il vino. Si sarebbero vergognati di dare per soggetto alla poesia, persino alla prosa, la cronaca nera oggi d'uso alla quale preferirono sempre le storielle allegre. Incontrarono, tuttavia, la preghiera e la grazia, tutti e due, e più d'una volta. A loro stessa insaputa, ma le incontrarono; e un giorno qualcuno lo dirà, io spero.

Don Giuseppe De Luca, Bailamme. Ovverosia pensieri del sabato sera.

* Robert Speaight, The Life of Hilaire Belloc, London, 1957.