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sabato 11 maggio 2024

Chesterton in altre parole - La Principessa (poi regina) Elisabetta e il Nostro Eroe...

Ecco un'immagine del salotto dell'allora Principessa Elisabetta nella sua casa di Clarence House (1950 circa), in cui si intravede, appeso alla parete a destra del caminetto, il bozzetto preliminare del famoso quadro intitolato "The Conversation Piece" di Sir James Gunn (di cui parliamo anche qui), con il nostro Chesterton e i suoi amici Hilaire Belloc e Maurice Baring. 

La Principessa Elisabetta l'aveva ricevuto da Sir James Gunn come regalo di nozze nel 1947 e, nota Joseph Pearce, la futura regina rispose il 16 dicembre offrendo "i nostri più sinceri ringraziamenti per il delizioso quadro del signor Chesterton, del signor Belloc e del signor Maurice Baring... Lo trovo perfettamente affascinante e non vedo l'ora di appenderlo in casa mia".

Come si vede, a quanto pare fece proprio questo.



lunedì 1 maggio 2023

Baring & Chesterton, amistad y conversión.

Seguramente, uno de los grandes y mayores secretos de la felicidad en la vida radica en la amistad. Granjearse y, sobre todo, mantener amigos es una de las más interesantes prácticas que podemos llevar a cabo porque, sin duda, facilitan nuestra existencia y hacen que esos encuentros y conversaciones enriquezcan momentos que jamás olvidaremos. Indudablemente, qué importante es contar con amigos de confianza en esas difíciles situaciones que, continuamente, la vida nos suele deparar.

Il resto qui sotto:

martedì 7 marzo 2023

Maurice Baring in the Shadow of the Chesterbelloc, un articolo di Joseph Pearce su Crisis Magazine.

Il saggio esamina la figura di Maurice Baring, di cui abbiamo più volte parlato nel nostro blog, che è ben più importante di quanto non si immagini (sempre qui trovate un mio intervento sulla promessa di convertirsi formulata da Chesterton a Brindisi al ritorno dal viaggio in Terrasanta, e lì si può vedere quanta importanza ebbe Baring nella conversione di Chesterton, anche qui più di quanto si immagini).

Marco Sermarini

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Imagine one body with two heads. The twin giants of the Catholic literary revival of the early 20th century, G.K. Chesterton and Hilaire Belloc,
were so much associated in the eyes of the reading public that they together became the butt of the caricaturist’s humor and the satirist’s wit. Most famously, George Bernard Shaw, in an article titled “The Chesterbelloc: A Lampoon,” likened them to two halves of “a very amusing pantomime elephant.” Max Beerbohm, a friend of both men, drew a famous caricature depicting Belloc and Chesterton seated at a table, each holding a tankard of foaming beer, with the former lecturing the latter on “the errors of Geneva.” The rumbustious joie de vivre captured by Beerbohm in this caricature captivated the public’s imagination to such a degree that H.G. Wells complained that “Chesterton and Belloc have surrounded Catholicism with a kind of boozy halo:’ George Orwell, in the satirical attack on the literati in the opening chapter of his novel Keep the Aspidistra Flying, went one step further than other humorists by bestowing an honorary ordination on the Chesterbelloc, describing “Father Hilaire Chestnut’s latest book of R.C. propaganda”.

Il resto qui di seguito:

https://www.crisismagazine.com/vault/maurice-baring-in-the-shadow-of-the-chesterbelloc-2

sabato 30 luglio 2022

A cento anni dalla conversione di Gilbert Keith Chesterton al cattolicesimo.


Chesterton fu accolto nella Chiesa Cattolica domenica 30 Luglio 1922, ossia esattamente cento anni fa. Oggi quindi si fa festa!

Ma la faccenda fu semplice solo a dirsi, e sull'argomento siamo tornati diverse volte.

Il passo fu in realtà quello che amo definire un match regolare durato molti anni: negli anni Dieci Gilbert già pensava a questo grande passo in cui fu anticipato dal fratello Cecil (che si convertì nel 1912) e da mons. Ronald Knox e Maurice Baring, tanto per citare due dei suoi più cari amici (in particolare Baring fu tutt'altro che estraneo alle ultime fasi di questo passaggio, come vi mostrai qui). Poi arrivò quella grande malattia tra 1914 e 1915 che quasi portò via il nostro caro amico, e la moglie e padre O' Connor si preoccuparono molto di questa evenienza perché Chesterton aveva pensato alla conversione e ne aveva parlato con loro, ma questo "imprevisto" sarebbe stato fatale. Si riprese, ma come abbiamo visto passò dell'altro tempo.

Gilbert comunque ad un certo punto (precisamente al ritorno dal suo viaggio in Terrasanta) capì che non poteva aspettare ancora, e fece una solenne promessa proprio il giorno di Pasqua del 1920 e proprio in Italia, in una chiesa del porto di Brindisi, di ritorno dal suo famoso viaggio in Terrasanta: promise alla Madonna (c'era una statua in chiesa) che quanto prima avrebbe fatto il grande passo.

Che cosa lo frenava? 

Null'altro se non lo scrupolo di dover "lasciare indietro" (e per un po' anche lo scrupolo di dover contristare) la sua cara moglie Frances, che fu devota anglicana. Quando seppe, tramite padre O' Connor, che la moglie non ne sarebbe stata offesa, si decise. Questa esitazione si spiega solo con l'amore che nutriva per sua cara moglie, senza la quale non sarebbe tornato in primis al cristianesimo (prova sotto gli occhi di tutti ne è la dedica de La ballata del cavallo bianco…) e comunque si sarebbe sentito perso. Non ci crederete ma una delle riflessioni che fece fu proprio: ma quando la domenica mattina andrò in chiesa, come farò senza mia moglie? Solo chi non conosce Gilbert e Frances non capisce o crede sia un'esagerazione.

Il rito fu celebrato a Beaconsfield, il paesino del Buckinghamshire dove i Chesterton vivevano ormai dal 1909, per la precisione in un capannone metallico di color rosso mattone che si trovava tra i retrocucina e le rimesse del locale Hotel della Ferrovia (Railway Hotel) in cui veniva celebrata settimanalmente e nei giorni festivi la Santa Messa grazie alla cortesia di una certa signora Borlase, un'irlandese cattolica moglie di un convertito e proprietaria dell'hotel. Oggi purtroppo questo luogo non esiste più, anche se sappiamo esattamente dove si trovava (al posto del supermercato Waitrose, dove anni fa comprai i fiori da portare sulla tomba di Gilbert, Frances e Dorothy assieme ai miei alunni... e non sapevamo di stare proprio in quel luogo).

Beaconsfield in quei tempi faceva ancora parte della parrocchia di Sant'Agostino di High Wycombe, il paese confinante nei Chilterns, le belle colline che si avvicinano ad Oxford.

Ecco il racconto dell'avvenimento tratto dalla biografia di Maisie Ward (la parte in azzurro è tratta tutta da lì):

«Padre O'Connor ha descritto i due giorni prima del ricevimento (nella Chiesa Cattolica, ndr): Giovedì mattina, durante uno dei nostri viaggi al villaggio, dissi alla signora Chesterton: "C'è solo una cosa che preoccupa Gilbert per il grande passo: l'effetto che avrà su di te". Oh, sarò infinitamente sollevato. Non puoi immaginare come si agita Gilbert ad avere qualcosa in mente. Gli ultimi tre mesi sono stati eccezionalmente difficili. Dovrei essere troppo felice di venire con lui, se Dio nella Sua misericordia mostrasse la strada chiara, ma finora non mi ha reso abbastanza chiaro per giustificare un tale passo". Così sono riuscito a rassicurare Gilbert quel pomeriggio. Abbiamo discusso in generale su punti speciali come lui desiderava, e poi gli ho detto di leggere attraverso il Penny Catechism (un catechismo con domande e risposte molto usato in Inghilterra all'epoca ed ancora abbastanza noto e popolare, ndr) per assicurarsi che non ci fossero intoppi per un passaggio proficuo. Era uno spettacolo per uomini e angeli tutto il venerdì vederlo entrare ed uscire di casa con le dita fra le pagine del libretto, appoggiandolo sull'avambraccio mentre meditava con la testa da una parte".

La cerimonia si svolse in una sorta di capannone con tetto in ferro ondulato e pareti di legno - una parte del Railway Hotel, perché a quel tempo Beaconsfield non aveva una chiesa cattolica. Padre Ignatius Rice, O.S.B., un altro vecchio e caro amico, venne dall'Abbazia di Douai, per raggiungere Padre O'Connor a colazione all'Inn e poi salirono insieme a piedi fino a Top Meadow. Quello che segue è tratto dagli appunti presi da mio marito (Frank Sheed, ndr) di una conversazione con Padre Rice. Trovarono Gilbert su una poltrona che leggeva il catechismo "facendo facce e rumori come faceva quando leggeva".

Si alzò e gli infilò il catechismo in tasca. A pranzo beveva acqua e versava vino per tutti gli altri. Circa alle tre partirono per la Chiesa. Improvvisamente padre O'Connor chiese a G.K. se aveva portato il Rituale. G.K. sprofondò la mano in tasca, tirò fuori un romanzetto dell'orrore da tre soldi con totale assenza di imbarazzo, e continuò a cercare fino a quando finalmente trovò il libro di preghiere.

Mentre G.K. si confessava a Padre O'Connor, Frances e Padre Rice uscirono dalla cappella e si sedettero sulla panchina dei campagnoli nel bar della locanda. Lei stava piangendo.

Dopo il battesimo i due sacerdoti uscirono e lasciarono Gilbert e Frances all'interno. Padre Rice tornò per qualcosa che aveva dimenticato e li vide arrivare all'altare. Lei stava ancora piangendo, e Gilbert aveva il braccio intorno a lei che la confortava. . . 

Quel giorno scrisse il sonetto sulla sua conversione. Fu in forma brillante per il resto della giornata, citando poesie e scherzando nella sezione i migliori spiriti. . . 

Si unì alla Chiesa "per ristabilire la sua innocenza". Il peccato era quasi la più grande realtà per lui. Diventò cattolico a causa della concreta capacità della Chiesa di affrontare il peccato.

Immediatamente, scrisse a sua madre e a Maurice Baring, che aveva temuto ansiosamente di aver forse offeso Gilbert, tanto tempo dopo averlo sentito».

Maisie Ward, Chesterton, Sheed & Ward, 1940

Gilbert ricevette il battesimo sub condicione.

La Prima Comunione la ricevette sempre al Railway Hotel di Beaconsfield dal parroco di High Wycombe padre Thomas Walker (che lo aveva preparato) la mattina del 24 Settembre 1922; la Cresima invece quello stesso giorno ad High Wycombe nel pomeriggio dal Vescovo di Northampton Cary Elwes. Oggi 30 Luglio 2022 il Vescovo di Northampton David Oakley pronuncerà la predica durante la Santa Messa che verrà celebrata lungo il Pellegrinaggio a Beaconsfield organizzato dal nostro caro Stuart McCullough, una grande cosa.

Per la Cresima prese il nome del suo santo preferito, San Francesco d'Assisi.

Ecco cosa scrisse a mons. Knox qualche giorno prima dell'ingresso nella Chiesa Cattolica:

Io non sono preoccupato riguardo a quell'uomo grasso che appare nelle tribune e nelle caricature, persino quando quest'uomo si diletta in dibattiti pubblici su ciò che io ritengo essere il giusto. Sono invece tutto preso riguardo a cosa sia diventato un ragazzino cui il padre mostrava un teatrino giocattolo, e di uno scolaro a cui nessuno dava peso, di cui nessuno sentiva parlare... E anche di tutta quella vita morbosa di una mente sola, di una persona che vive nel modo in cui io ho vissuto. È quella storia, che così spesso è stata vicina a una nefasta conclusione, che io voglio far finire bene.

Gilbert Keith Chesterton, da una lettera a mons. Ronald Knox 
poco prima della sua conversione al cattolicesimo.

Oggi, come ho accennato, il nostro Stuart parte anzi a quest'ora è già partito per il Pellegrinaggio e festeggeremo adeguatamente questo splendido centenario, e pregheremo con la seguente preghiera che Nostro Signore ci dia il dono di vedere il mondo tutto convertito a Lui come Chesterton fece cento anni fa:

Dio Nostro Padre,
Tu riempisti la vita del tuo servo Gilbert Keith Chesterton 
di un senso di meraviglia e gioia,
e desti a lui una fede che fu il fondamento del suo incessante lavoro, 
una carità verso tutti gli uomini, in particolare verso i suoi avversari, 
e una speranza che scaturiva dalla sua gratitudine di un’intera vita per il dono della vita umana. 
Possano la sua innocenza e e le sue risate,
la sua costanza nel combattere per la fede cristiana in un mondo che perde la fede,
la sua devozione di una vita per la Beata Vergine Maria 
e il suo amore per tutti gli uomini, specialmente per i poveri, 
portare allegria ai disperati, convinzione e calore ai tiepidi
e la conoscenza di Dio a chi non ha fede.
Ti chiediamo di concedere le grazie cheTi imploriamo attraverso la sua intercessione 
(e specialmente per...) 
perché la sua santità possa essere riconosciuta da tutti
e la Chiesa possa proclamarlo beato. 
Te lo chiediamo per Cristo Nostro Signore

Amen.


Nel post qui sotto trovate un'ampia antologia di ciò che negli anni abbiamo pubblicato a proposito della conversione di Chesterton, merita più di uno sguardo:


Evviva Chesterton! Evviva la Chiesa Cattolica!

Marco Sermarini

mercoledì 9 marzo 2022

G.K. Chesterton Became Catholic 100 Years Ago, Drawn in by Jerusalem and Our Lady | National Catholic Register


A questo articolo di Kevin Turley sul National Catholic Register che ricostruisce la strada percorsa da Chesterton verso la sua conversione, in occasione del suo centenario, hanno contribuito con le loro voci Karl Schmude, president of the Australian Chesterton Society, Dale Ahlquist, president of the Society of G. K. Chesterton (America) e il nostro presidente Marco Sermarini.

domenica 10 maggio 2020

Belloc sulla conversione di Chesterton.

Hilaire Belloc, in piedi.
Passeggiando per i sentieri di Beaconsfield ebbi una conversazione privata con lui (Gilbert Chesterton, ndr) nel cui corso  mi disse, circa due o tre anni prima di essere ricevuto nella Chiesa Cattolica, che un ostacolo che sempre gli si presentava era il carattere alieno della Fede (cattolica, ndr) agli occhi di un moderno inglese. Disse che io stesso ero cosmopolita nelle esperienze, perché avevo spesso parlato con lui del modo in cui a venti anni mi ero sradicato  ed ero andato in giro per tutta l'America da solo ed avevo più tardi intrapreso l'avventura di arruolarmi in un esercito straniero. Inoltre avevo un nome straniero e certi vincoli di sangue all'estero. Feci notare che tra le sue conoscenze più intime a parte me c'era l'esempio di Maurice Baring. Mi rispose giustamente che Maurice Baring era egli stesso cosmopolita nella sua esperienza e nel suo profilo. "Ciò che voglio," disse (ricordo le sue precise parole, perché ebbero una grande impressione su di me), "è qualcuno interamente inglese che tuttavia sarebbe entrato" (nella Chiesa Cattolica, ndr).

Hilaire Belloc, On the place of Gilbert Chesterton in English Letters, nostra traduzione 

Una famosa foto di Chesterton.

lunedì 13 aprile 2020

A cento anni dalla promessa di Gilbert Keith Chesterton di convertirsi alla fede cattolica - 4 Aprile 2020.


Cosa vogliamo celebrare in questo 2020 così inaspettato e doloroso?
Una ricorrenza felice della vita del nostro Gilbert, legata alla sua fede, alla Terrasanta, all’Italia ed alla città di Brindisi, e prima ancora di tutto questo, al ruolo della Madonna nella sua vita.
L’episodio è il seguente: Chesterton, la mattina del 4 Aprile 1920 alle ore sette, sbarcò a Brindisi di ritorno dalla Terrasanta, dove si era recato con lo scopo di scrivere un libro di carattere religioso e storico su di essa. Dopo colazione Gilbert e sua moglie Frances si recarono in una chiesa cattolica del porto di Brindisi dove parteciparono alla messa di Pasqua. Pur essendo entrambi anglicani, non ebbero alternative. In chiesa un Chesterton già “macinato” dal viaggio in Terrasanta vedrà una statua della Madonna a colori vivaci e dinanzi ad essa prometterà di convertirsi al cattolicesimo una volta tornato a casa.
La promessa in realtà fu mantenuta più di due anni dopo, il 30 Luglio 1922, quando nel Railway Hotel di Beaconsfield (oggi non più esistente) Chesterton fu battezzato sub condicione ed accolto nella Chiesa Cattolica.
La Nuova Gerusalemme, Hodder & Stoughton
Premessa: ricostruiamo partendo da una lettera verosimilmente dell’estate del 1919 di Chesterton a Maurice Baring. Gilbert contatta uno dei suoi più cari amici, ufficiale dell’intelligence della Royal Air Force, per avere “un grande favore”, cioè delle facilitazioni nel viaggio che stava pianificando: il Daily Telegraph, con cui collaborava l’altro amico Edmund Clerihew Bentley, gli aveva commissionato degli articoli da trasfondere in un libro (quello che poi si chiamerà The New Jerusalem, tradotto in italiano come La Nuova Gerusalemme), non politico ma romantico e religioso, che Chesterton aveva in animo trattasse anche “di pellegrinaggi e Crociate, in prosa poetica”. L’occasione era allettante perché le spese di viaggio sarebbero state pagate dall’editore, ma egli abbisognava ancora dei “permessi politici o militari" (1) per recarsi sul posto. 
Chesterton aveva alcuni obiettivi per questo viaggio, e li ricaviamo da alcune lettere scritte ai suoi amici migliori: il primo era naturalmente scrivere questi articoli; il secondo e non meno importante era portare con sé sua moglie che aveva bisogno di un ambiente caldo per guarire la sua nevrite e, diceva Chesterton, la povera Frances se lo meritava. Da ultimo un motivo non espresso con chiarezza ma presente: andare a vedere i luoghi in cui Gesù Cristo era nato, vissuto, morto e risorto. Emergerà da un’altra lettera, sempre Baring il destinatario, che Chesterton scriverà da Alessandria d’Egitto sulla via del ritorno. L’idea della storicità della fede cristiana lo aveva sempre interessato ed affascinato, ed aveva avuto un certo peso nell’idea di convertirsi, nel suo approccio decisamente razionale alla fede.
Baring era considerato da Chesterton “l’uomo che conosce tutti”, e lo aiutò in maniera decisiva: gli ottenne di avere contatti con l’entourage del generale (più precisamente Field Marshall, un pezzo davvero grosso) Edmund Allenby, l’eroe inglese che conquistò Gerusalemme nel 1917 agli ottomani, l’Alto Commissario britannico di Egitto e Sudan. Chesterton ebbe poi modo di conoscerlo e di parlare con lui e con sua moglie a Gerusalemme. La cosa andò in porto perché Chesterton accettò di organizzare lungo la sua strada dall’Egitto alla Palestina una serie di conferenze (ad Alessandria d’Egitto, al Cairo, ad Ismailia, eccetera), solitamente agli inglesi ivi presenti e al personale militare britannico, spesso in caserme o luoghi simili. Frances terrà un diario abbastanza dettagliato del viaggio Frances simpaticamente annoterà in una delle soste per conferenze di essere l’unica persona di sesso femminile presente.
Il viaggio fu lungo ed avventuroso: i Chesterton si trattennero per tre mesi ed attraversarono un territorio oggetto di grandi cambiamenti, fino a poco tempo prima dominio dell’Impero Ottomano; videro un caleidoscopio di vite, usanze, religioni, colori, videro addirittura una storica nevicata a Gerusalemme, e tutto ciò finì dentro un libro che è un vero e proprio capolavoro e che consiglio di leggere a chiunque voglia capire davvero che cosa accade in tutta quell’area oggi. Ovviamente non pensate di trovare la classica guida per organizzare un viaggio: Gilbert non è il tipo adatto, e questo libro grazie a Dio è molto meglio! Le annotazioni sintetiche ma fedeli di Frances ci consentono di scoprire tutti gli spostamenti e le visite della coppia (si concludono a Roma, dove incontrarono casualmente Maisie Ward, importantissima biografa ed amica dei Chesterton, con sua mamma), e possiamo trovare qualche indizio di ciò che silenziosamente avvenne a Gilbert in quei giorni, che è ben sintetizzato nella lettera che egli scrisse a Baring da Alessandria d’Egitto il 31 Marzo 1920, prima di ripartire per Brindisi, dove arrivò appunto il 4 Aprile:

Il porto di Brindisi
(…) Mi sento in dovere di inviarti queste righe affrettate per ringraziarti, per quanto questa atroce penna d'albergo me lo permetterà, per il tempo meraviglioso che ho trascorso in Palestina, che è in gran parte dovuto a te. C'è qualcosa di ancora più importante di cui vorrei tanto parlarti, a proposito di alcune cose che abbiamo toccato tra di noi in passato. Qui dirò solo che il mio treno del pensiero, che era davvero del pensiero e non dell’emozione fuggitiva, è arrivato ad un'esplosione nella Chiesa dell'Ecce Homo di Gerusalemme; una chiesa che le guide chiamano nuova e che i giornali chiamano latina. Temo che ci vorrà almeno un mese prima di incontrarci; perché il viaggio dura quindici giorni e potrebbe essere prolungato da un amico malato a Parigi; e io devo lavorare al mio ritorno per mantenere un contratto. Ma se potessimo incontrarci per quel tempo, potrei ringraziarti meglio per molte cose.

Illeggibilmente tuo, G. K. Chesterton (2)

Il porto di Alessandria d'Egitto
Dunque qualcosa accadde nella Basilica dell’Ecce Homo, che si trova a Gerusalemme lungo la Via Dolorosa, il tragitto che tradizionalmente si ritiene essere stato percorso da Gesù prima di essere crocifisso. Il diario di Frances ci attesta che si recarono tre volte in questo luogo; la prima visita, il 4 Marzo, fu effettuata dalla sola Frances, poi vi si recarono insieme il 26 Marzo nella mattina e sulla strada incontrarono Lady Allenby, che - annota Frances - fu molto gentile con tutti e due, e di nuovo per una benedizione il giorno dopo nel pomeriggio. Lì ebbero modo di fare una lunga conversazione con una monaca inglese. Non abbiamo altra testimonianza in proposito, ma è certo che Chesterton fu toccato particolarmente da questo luogo, o forse più correttamente, tutto si fece chiaro proprio lì.
The Well and the Shallow, Sheed & Ward
Autobiografia
Il nostro Gilbert ebbe chiaro tutto, ma erano anni che rimuginava questa decisione. La lettera a Baring dall’Egitto fa riferimento ad “alcune cose che abbiamo toccato tra di noi in passato”, ed il riferimento - seppur non evidente - è alle discussioni che Chesterton ebbe (anche) con lui a proposito della conversione al cattolicesimo. Baring lo aveva preceduto nel 1909, e fu uno dei suoi interlocutori in questa scelta. Nel 1914, quando ebbe quella lunga improvvisa malattia che quasi lo uccise, aveva manifestato questi sentimenti a sua moglie ed ella stessa ce ne dà testimonianza, perché si preoccupò del fatto che Gilbert potesse morire senza essersi convertito, e ne parlò con padre O’Connor, con padre McNabb e con Josephine Ward (mamma di Maisie). Inoltre, secondo padre Vincent McNabb, Chesterton affermò di aver avuto un’ "estasi mistica" poco prima di uscire dal coma in cui fu invitato dalla defunta moglie di Belloc (che aveva convinto Cecil a diventare cattolico) a convertirsi. Ma, passata la malattia, la questione fu ricacciata “in the back of my mind”, come ebbe a dire Chesterton, e da lì continuò a lavorarlo ai fianchi. Ma perché la cosa finì nel retrobottega della sua coscienza, se posso usare una metafora un po’ buffa? Chesterton aveva il fratello Cecil che si era unito alla Chiesa Cattolica nel 1912, e questa conversione non aveva trovato un’accoglienza positiva in famiglia: padre e madre non avevano grandi simpatie per il cattolicesimo, e comunque mantennero rispetto a questo fatto un atteggiamento di riluttanza. Chesterton stesso motivò con un affaticamento mentale dovuto alla crescita di problemi a cui doveva personalmente far fronte: “il suo perpetuo stato di sovraccarico di lavoro. Fisicamente inattivo, la sua mente non era mai sterile, ma emanava una produzione immensa: diversi libri ogni anno, oltre alla direzione editoriale e agli articoli: c'è stato anche un anno in cui sono stati pubblicati non meno di otto libri” (3); si caricò la responsabilità della prosecuzione del giornale del fratello deceduto, e, dopo lo stress notevole che aveva causato a sua moglie con la sua lunga malattia, non si sentiva di fare un passo che avrebbe potuto darle ulteriori pensieri. Sì, difatti Frances era problematica di fronte a tutta la questione: più volte in passato aveva affermato che non avrebbe voluto convertirsi al cattolicesimo perché amava la fede nella quale era cresciuta. Però, come dice sempre Maisie Ward, “Frances non ha mai alzato un dito per impedire a Gilbert di entrare nella Chiesa Cattolica. Ma ovviamente prima di essere convinta ella stessa, non avrebbe potuto aiutarlo”(4). Maisie fa un’altra acuta riflessione: “Per la maggior parte delle persone l'intensità di pensiero è molto più difficile dell’azione. Per lui era il contrario. Usava la sua mente incessantemente, il suo corpo il meno possibile (...). Le (a Frances, ndr) lasciava tutta la vita pratica. Ma entrare nella Chiesa non era solo qualcosa a cui pensare, era qualcosa di veramente pratico che doveva essere fatto, e qui Frances non poteva aiutarlo” (5).
Sta di fatto che in Terrasanta qualcosa era “esploso”: questa espressione, o simili, è significativa, perché Chesterton la usa ogni volta che si trova a fare un passo determinante della sua vita. Ad esempio nel famoso passo dell’Autobiografia in cui ricorda la sua gioventù al momento della fine della crisi: “Nessun uomo ha veramente misurato la vastità del debito verso quel qualsiasi essere che l'ha creato e che lo ha reso capace di chiamarsi qualcosa. Dietro il nostro cervello, per così dire, v'era una vampa o uno scoppio di sorpresa per la nostra stessa esistenza: scopo della vita artistica e spirituale era di scavare questa sommersa alba di meraviglia, cosicché un uomo seduto su una sedia potesse comprendere all'improvviso di essere veramente vivo, ed essere felice”. “Dietro il nostro cervello”, o “in the back of my mind”, ecco altre espressioni che ritornano. Dal retrobottega del nostro cervello riemergono le questioni sopite per anni, ma che sotto sotto lavoravano intensamente, e quella chiesa a Brindisi con l’immagine della Madonna pronta nella sua popolana semplicità lo attendevano per fare il resto del lavoro.
La Madonna ha sempre avuto un grande ruolo nella vita di Chesterton: era l’idea della cavalleria, della vera espressione femminile. All’arrivo a Brindisi all’andata i Chesterton non trovarono posto in albergo per cui furono ospitati in una casa privata. La camera aveva un comò sul quale si trovava una statua della Madonna, molto simile a quella che Gilbert trovò in chiesa quel 4 Aprile. Ne abbiamo conferma anche grazie ad una tradizione nota agli storici brindisini, raccolta dal prof. Caputo (6). E Chesterton trasfonderà tutto ciò in un passaggio del suo libro Il pozzo e le pozzanghere (l’articolo è intitolato Maria e il convertito):

Tuttavia, per quanto questa immagine potesse essere distante, oscura e misteriosa, o motivo di scandalo per i miei contemporanei e scoglio insormontabile per me stesso, non ho mai dubitato che ella fosse l’immagine della Fede, che incarnasse, in qualità di essere umano puramente umano, tutto ciò che la Fede aveva da dire all’umanità. Nell’istante in cui mi veniva in mente la Chiesa Cattolica, cercavo di dimenticare lei. Quando infine riconobbi che c’era qualcosa di più nobile del mio destino, l’atto più libero e più difficile di tutti i miei atti di libertà, fu di fronte a un’immaginetta della Vergine nel porto di Brindisi, ornata d’oro, dai colori accesi, che promisi di fare ciò che avrei fatto, se fossi ritornato nella mia terra.

Dunque la spinta finale di questa lunga conversione, partita dal ravvicinamento alla fede cristiana grazie alla moglie Frances, alla marcia progressiva verso il cattolicesimo seguendo una via precipuamente razionale sino a quel 30 Luglio 1922, esplose in Terrasanta e trovò la sua decisione definitiva proprio qui in Italia, proprio di fronte a questo nostro mare, agli occhi della Vergine Maria, non senza esitazioni, marce in avanti e ritirate silenziose. Tutto ciò piace e riempie di gioia e di orgoglio ogni chestertoniano italiano, e parlarne era necessario oltre che piacevole.


Marco Sermarini

________________

(1) Gilbert Keith Chesterton a Maurice Baring, in Maisie Ward, Gilbert Keith Chesterton, Sheed & Ward, London 1944, pag. 377;
(2) ibidem, pag. 380;
(3) ibidem;
(4) ibidem;
(5) ibidem, p. 379;
(6) notizia raccolta da padre Roberto Brunelli;
(7) Gilbert Keith Chesterton, Il pozzo e le pozzanghere, Lindau, Torino 2012, pagg. 193 - 194. Il volume (titolo originale The Well and the Shallows), uscito per Sheed & Ward nel 1935, è una raccolta di articoli scritti da Chesterton per riviste cattoliche di qua e di là dell’oceano dopo la sua conversione al cattolicesimo.

martedì 30 luglio 2019

Oggi, 30 Luglio 2019, sono esattamente novantasette anni che il nostro Eroe è entrato nella Chiesa Cattolica...



Chesterton fu accolto nella Chiesa Cattolica domenica 30 Luglio 1922.

Semplice a dirsi.

In realtà fu un match regolare durato molti anni: pensate che negli anni Dieci già pensava al grande passo nel quale fu anticipato dal fratello Cecil (1912) e da mons. Ronald Knox e da Maurice Baring, tanto per citare due cari amici. Poi arrivò la grande malattia tra 1914 e 1915 che rischiò di portare via il nostro caro amico, e la moglie e padre O' Connor si preoccuparono molto di questa evenienza perché Chesterton aveva pensato alla conversione ma questo "imprevisto" sarebbe stato fatale. Si riprese, ma ancora passò del tempo.

Gilbert comunque fece una solenne promessa il giorno di Pasqua del 1920 in una chiesa del porto di Brindisi, di ritorno dal suo famoso viaggio in Terrasanta: promise alla Madonna (c'era una statua in chiesa) che quanto prima avrebbe fatto il grande passo.

Che cosa lo frenava? 

Nulla, se non lo scrupolo di "lasciare indietro" e contristare la sua cara moglie Frances, che fu devota anglicana. Quando seppe tramite padre O' Connor che la moglie non ne sarebbe stata offesa, alla fine si decise al grande passo. Questa esitazione si spiega solo con il grande affetto sincero che nutriva per sua moglie, senza la quale non si sarebbe riavvicinato al cristianesimo (leggete la dedica de La ballata del cavallo bianco…) e comunque si sarebbe sentito perso. Una delle riflessioni che fece fu proprio questa: ma quando la domenica mattina andrò in chiesa, come farò senza mia moglie? Solo chi non li conosce non capisce.

La cerimonia ebbe luogo a Beaconsfield, il paesino del Buckinghamshire dove i Chesterton vivevano da diversi anni, esattamente in un capannone metallico di color rosso mattone che si trovava tra i retrocucina e le rimesse del locale Hotel della Ferrovia (Railway Hotel) in cui veniva celebrata settimanalmente e nei giorni festivi la Santa Messa grazie alla cortesia di una certa signora Borlase, un'irlandese cattolica moglie di un convertito e proprietaria dell'hotel. Oggi purtroppo questo luogo non esiste più, anche se sappiamo esattamente dove si trovava.

All'epoca Beaconsfield era ancora parte della parrocchia di Sant'Agostino di High Wycombe, il paese confinante nei Chilterns, le colline che si avvicinano ad Oxford.

Traduco dalla biografia di Maisie Ward il racconto di quel giorno:

«Padre O'Connor ha descritto i due giorni prima del ricevimento (nella Chiesa Cattolica, ndr): Giovedì mattina, durante uno dei nostri viaggi al villaggio, dissi alla signora Chesterton: "C'è solo una cosa che preoccupa Gilbert per il grande passo: l'effetto che avrà su di te". Oh, sarò infinitamente sollevato. Non puoi immaginare come si agita Gilbert ad avere qualcosa in mente. Gli ultimi tre mesi sono stati eccezionalmente difficili. Dovrei essere troppo felice di venire con lui, se Dio nella Sua misericordia mostrasse la strada chiara, ma finora non mi ha reso abbastanza chiaro per giustificare un tale passo". Così sono riuscito a rassicurare Gilbert quel pomeriggio. Abbiamo discusso in generale su punti speciali come lui desiderava, e poi gli ho detto di leggere attraverso il Penny Catechism per assicurarsi che non ci fossero intoppi ad un passaggio proficuo. Era uno spettacolo per uomini e angeli tutto il venerdì vederlo entrare ed uscire di casa con le dita fra le pagine del libretto, appoggiandolo sull'avambraccio mentre meditava con la testa da una parte".

La cerimonia si svolse in una sorta di capannone con tetto in ferro ondulato e pareti di legno - una parte del Railway Hotel, perché a quel tempo Beaconsfield non aveva una chiesa cattolica. Padre Ignatius Rice, O.S.B., un altro vecchio e caro amico, venne dall'Abbazia di Douai, per raggiungere Padre O'Connor a colazione all'Inn e poi salirono insieme a piedi fino a Top Meadow. Quello che segue è tratto dagli appunti presi da mio marito di una conversazione con Padre Rice. Trovarono Gilbert su una poltrona che leggeva il catechismo " facendo facce e rumori come faceva quando leggeva".

Si alzò e gli infilò il catechismo in tasca. A pranzo beveva acqua e versava vino per tutti gli altri. Circa alle tre partirono per la Chiesa. Improvvisamente padre O'Connor chiese a G.K. se aveva portato il Rituale. G.K. sprofondò la mano in tasca, tirò fuori un romanzetto dell'orrore da tre soldi con totale assenza di imbarazzo, e continuò a cercare fino a quando finalmente trovò il libro di preghiere.

Mentre G.K. si confessava a Padre O'Connor, Frances e Padre Rice uscirono dalla cappella e si sedettero sulla panchina dei campagnoli nel bar della locanda. Lei stava piangendo.

   Dopo il battesimo i due sacerdoti uscirono e lasciarono Gilbert e Frances all'interno. Padre Rice è tornato per qualcosa che aveva dimenticato
   e li ha visti arrivare all'altare. Lei stava ancora piangendo, e Gilbert aveva il braccio intorno a lei che la confortava. . . 

   Quel giorno scrisse il sonetto sulla sua conversione. Fu in forma brillante per il resto della giornata, citando poesie e scherzando nella sezione
   i migliori spiriti. . . 

   Si unì alla Chiesa "per ristabilire la sua innocenza". Il peccato era quasi la più grande realtà per lui. Diventò cattolico a causa della pratica capacità della Chiesa affrontare il peccato.

Immediatamente, scrisse a sua madre e a Maurice Baring, che aveva temuto ansiosamente di aver forse offeso Gilbert, tanto tempo dopo averlo sentito».

Maisie Ward, Chesterton, Sheed & Ward, 1940

Gilbert ricevette il battesimo sub condicione.

La Prima Comunione la ricevette sempre al Railway Hotel di Beaconsfield dal parroco di High Wycombe padre Thomas Walker (che lo aveva preparato) la mattina del 24 Settembre 1922; la Cresima invece quello stesso giorno ad High Wycombe nel pomeriggio dal Vescovo di Northampton Cary Elwes. 

Per la Cresima prese il nome del suo santo preferito, San Francesco d'Assisi.

Ecco cosa scrisse a mons. Knox qualche giorno prima dell'ingresso nella Chiesa Cattolica:

«Io non sono preoccupato riguardo a quell'uomo grasso che appare nelle tribune e nelle caricature, persino quando quest'uomo si diletta in dibattiti pubblici su ciò che io ritengo essere il giusto. Sono invece tutto preso riguardo a cosa è diventato un ragazzino il cui padre gli mostrava un teatrino giocattolo, e di uno scolaro a cui nessuno dava peso, di cui nessuno sentiva parlare... E anche di tutta quella vita morbosa di una mente sola, di una persona che vive nel modo in cui io ho vissuto. È quella storia, che così spesso è stata vicina a una nefasta conclusione, che io voglio far finire bene».

Gilbert Keith Chesterton, da una lettera a mons. Ronald Knox 
poco prima della sua conversione al cattolicesimo.

(nella foto: i pupazzetti disegnati da Chesterton per il suo teatrino, oggi custoditi dalla Chesterton Library)

venerdì 10 agosto 2018

Didascalismo e romanzi “a tesi” nella letteratura cattolica inglese tra XIX e XX secolo: gli errori da evitare nell’apologetica | Luca Fumagalli su Radio Spada

Didascalismo e romanzi "a tesi" nella letteratura cattolica inglese tra XIX e XX secolo: gli errori da evitare nell'apologetica | Radio Spada

Didascalismo e romanzi "a tesi" nella letteratura cattolica inglese tra XIX e XX secolo: gli errori da evitare nell'apologetica

Nella letteratura inglese tra XIX e XX secolo la tendenza dominante presso gli scrittori cattolici fu quella didascalica, producendo una narrativa a volte al limite del banale. In tale contesto era dunque difficile fuggire da una visione manichea della realtà, intesa come contrapposizione tra buoni e cattivi, ugualmente privi di sfumature psicologiche. I romanzi risultavano così, almeno nella stragrande maggioranza dei casi, opere "a tesi", cioè chiaramente orientate verso un partito e un'idea attorno ai quali l'autore, un po' artificiosamente, imbastiva una trama col solo scopo di mostrarne la veridicità. Il pericolo era quello di ridurre tutto a una grande stereotipo, privo di mordente, che forse infiammava lo spirito di che leggeva ma che, allo stesso tempo, mancava di provocare al fondo la sua coscienza.
Del puro didascalismo furono vittima molti romanzieri desiderosi di tramettere verità storiche o religiose secondo una prospettiva netta, inequivocabile. Altri, invece, puntarono sull'esplicitare maggiormente il senso della trama, per rendere consapevole il lettore delle implicazioni ad essa sottese.
Le principali tecniche impiegate prevedevano, il più delle volte, l'ingresso in scena di un personaggio che fungesse da "esplicatore", oppure l'intervento diretto dello scrittore (quest'ultima opzione, in genere, fu minoritaria e quasi sempre realizzata maldestramente).
Se la tendenza didascalica fu diffusissima nell'Ottocento, nel Novecento, per fortuna, si ridusse di molto. Robert Hugh Benson, in questo, fu un'eccezione, come testimoniano in particolare i suoi romanzi storici. In essi, a prescindere dalla buona qualità complessiva, la voce dell'autore fa troppo spesso capolino tra le pagine. Anche quando a parlare è un personaggio, si sente l'eco dei pensieri di Benson, mentre la tecnica naif dell'osservatore esterno – che pare conoscere troppe cose – è male impiegata, risultando inverosimile. Pure il bestseller Il Padrone del mondo soffre, qua e là, di simili difetti.
G. K. Chesterton, all'opposto, fu un apologeta più fine, meno diretto e aggressivo: lo stile unico, giocato su un florilegio di paradossi, spiazza continuamente il lettore. I racconti di Padre Brown, per quanto saturi di dialoghi e lunghi commenti da parte del buffo investigatore, lo dimostrano ampiamente.
Nella prima parte del XX secolo, comunque, la quasi totalità dei romanzieri scelse piuttosto di puntare tutto sull'assicurarsi che la trama, e il suo messaggio, fossero chiari. Spesso chi forniva la chiave interpretativa degli eventi era il personaggio del sacerdote a cui il protagonista si rivolgeva per un aiuto. Simili esempi si trovano nei lavori di Maurice Baring, Daphne Adeane e Cat's Cradle su tutti, e in One Poor Scruple e Great Possessions di Mrs Wilfrid Ward. Variazioni sul tema soni i casi bensoniani di A Winnowing – in cui la protagonista si reca dalla priora di una comunità francese di suore per un consiglio – e de I necromanti, dove, con inversione ironica, il prete, che non crede nello spiritismo, si rifiuta di aiutare i personaggi principali nella loro battaglia contro il demonio.
Il caso inglese, al di là della curiosità storica, è una preziosa indicazione per cogliere limiti ed errori di certa letteratura cattolica e, di conseguenza, per individuare soluzioni più adeguate, anche per il presente (come saranno poi, sempre rimanendo in Inghilterra, quelle proposte, solo per citare i casi più noti, da Evelyn Waugh, da Graham Greene o da Muriel Spark). Piegare la narrativa alle esigenze apologetiche non è mai facile. Come visto, il rischio è quello di produrre opere noiose e prevedibili. L'unica soluzione è quella di liberare i propri personaggi, lasciare andare la penna e annotare scrupolosamente ciò che accade, senza intromissioni o forzature per far quadrare eventi e messaggi. Del resto, si sa, la narrativa migliore è quella che, più che offrire risposte preconfezionate, suscita domande.

lunedì 11 settembre 2017

Luca Fumagalli su Maurice Baring


Luca Fumagalli su Radio Spada dipinge il ritratto di Maurice Baring, uno dei più intimi amici di Chesterton:

https://www.radiospada.org/2017/09/chesterton-belloc-e-baring-quando-ci-si-scorda-del-terzo-moschettiere/

Noi dal canto nostro abbiamo toccato più volte questa figura interessante:



E nel 2008 segnalammo pure la pagina di Catholic Authors su Baring, redatta da Joseph Pearce:


E' importante sapere chi era, per un chestertoniano.

Per la cronaca, questo ritratto lo trovate nella National Portrait Gallery di Londra e il signor Baring è quello in piedi in mezzo ai due cannoni…

Marco Sermarini

NPG 3654; Conversation piece (G.K. Chesterton; Maurice Baring; Hilaire Belloc) by Sir James Gunn