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martedì 10 febbraio 2026

I Dieci Comandamenti del giallo secondo mons. Ronald Knox

Da alcuni giorni stiamo rivalutando l'esperienza chestertoniana alla luce della letteratura poliziesca o gialla. Abbiamo riesumato alcuni vecchi post anche per richiamare le relazioni di Chesterton con alcuni suoi "colleghi gialli" come Agatha Christie, e l'esistenza del Detection Club. Oggi parliamo di mons. Ronald Knox, un grande amico di Chesterton ed un nome d'eccezione per quel che riguarda il giallo, anche se in Italia poco valorizzato. Convertito dall'anglicanesimo al cattolicesimo, fu sacerdote della Chiesa Cattolica, membro fondatore del Detection Club ed amico di lunga data di Chesterton; fu anche traduttore della Vulgata di San Girolamo, la Bibbia in latino, in lingua inglese (posseggo una copia di questa traduzione e vi dico che è un'opera di valore -- essa fu adottata dai Vescovi inglesi come versione ufficiale).

Durante la cosiddetta età d'oro della narrativa poliziesca, gli scrittori cercarono di stabilire delle “regole” per questo genere al fine di garantire il “fair play” ai lettori. Ecco qui di seguito cosa ipotizzò il nostro Ronald Knox (va detto non fu il solo).

I dieci comandamenti di Ronald Knox

Nel 1929 codificò dieci regole. Per cui questi sono i “Dieci Comandamenti” (o “Decalogo”) del giallo secondo Knox:

1) Il criminale deve essere menzionato nella parte iniziale della storia, ma non deve essere qualcuno di cui il lettore abbia potuto conoscere i pensieri.

2) Tutte le forze soprannaturali o preternaturali sono escluse per ovvia ragione.

3) Non è ammessa più di una stanza o di un passaggio segreto.

4) Non possono essere utilizzati veleni finora sconosciuti, né alcun dispositivo che richieda una lunga spiegazione scientifica alla fine.

5) Nessun cinese deve comparire nella storia. (La “regola del cinese” era una reazione e una critica ai cliché razziali prevalenti nella letteratura inglese degli anni '20. Knox spiegò: “Non vedo alcuna ragione per cui un cinese debba rovinare un romanzo poliziesco. Ma in realtà, se sfogliando le pagine di un romanzo sconosciuto in una libreria ti imbatti in qualche riferimento agli occhi stretti e a fessura di Chin Loo, evita quella storia; è brutta”).

6) Nessun caso fortuito deve mai aiutare il detective, né questi deve mai avere un'intuizione inspiegabile che si riveli corretta.

7) Il detective stesso non deve commettere il crimine.

8) Il detective è tenuto a rivelare qualsiasi indizio che possa scoprire.

9) Il “braccio destro” del detective, il Watson, non deve nascondere al lettore alcun pensiero che gli passi per la mente: la sua intelligenza deve essere leggermente, ma molto leggermente, inferiore a quella del lettore medio.

10) I gemelli, e i sosia in generale, non devono apparire a meno che non siamo stati debitamente preparati alla loro presenza.

Come vedete monsignor Knox aveva una decina di assiomi cui, in astratto, diceva di volersi rifare. Chissà cosa ne penseranno gli esperti del giallo. Sarebbe interessante saperlo.

Marco Sermarini

La biografia di Knox a cura di
Evelyn Waugh


domenica 8 febbraio 2026

Ancora sul Detection Club, una serie televisiva della BBC si ispirerà al famoso gruppo. Le riprese in programmazione per il 2026.

I nostri cugini americani ci informano che la BBC, la televisione inglese, ha annunciato l'intenzione di realizzare una serie televisiva sul Detection Club. Nato negli anni '30, l'epoca d'oro della narrativa poliziesca, il Detection Club come ormai saprete è un club realmente esistito, i cui membri più noti furono Agatha Christie, Dorothy L. Sayers e il nostro G. K. Chesterton. Trovate moltissimi riferimenti a questo straordinario club proprio qui nel nostro blog (l'ultimo è di pochi giorni fa e comprende anche una breve antologia di post); i suoi membri giuravano tra le altre cose che i propri investigatori avrebbero fatto scoprire veramente e in modo soddisfacente i crimini su cui indagano, usando l'intelligenza che lo scrittore si sarebbe compiaciuto di attribuire loro, e non invece con l'ausilio, e neppure con l'utilizzo, della Divina Rivelazione, dell'Intuito Femminile, di mumbo jumbo (e qui vi voglio...), di trucchi e sotterfugi, di Coincidenze o di Eventi Naturali. Tutto è verificabile in questo blog. Ricordatevi che il giallo per Chesterton incarna la prima e unica forma di letterature popolare in cui si esprime la poesia della vita moderna.

Siamo andati allora a cercare qualche notizia in più sul sito della BBC e anche altrove e abbiamo visto che la serie a quanto sembra sarà incentrata proprio su questi tre eroi che uniranno le loro forze per risolvere omicidi realmente accaduti.

Dice la redazione Media Center della BBC: "Affinando la loro arte all'interno delle sacre mura di un luogo segreto di Londra, i tre scrittori si riuniscono dopo aver ricevuto un invito che li conduce al loro primo vero caso di omicidio. La serie segue il trio mentre lavora insieme per risolvere i casi, con grande disappunto dell'ispettore Greenway, un giovane detective alle prime armi nella vita reale".

L'inizio della produzione è programmato per queste prime settimane del 2026 e sarà a cura della BBC Studios Drama Productions, la stessa che dato vita alla serie ispirata (ritengo opportuno dire così, non è proprio fedele all'originale su carta) a Padre Brown e che vede protagonista l'attore Mark Williams. Sembra siano programmate dieci puntate.

Speriamo che riescano a rendere bene Chesterton e le sue due altrettanto illustri colleghe.

Marco Sermarini

La notizia originale è tratta da questo collegamento:

https://www.bbc.co.uk/mediacentre/2025/bbc-commissions-two-new-dramas-from-the-west-midlands

mercoledì 28 gennaio 2026

Un aforisma al giorno - Diecimila emozionanti gialli.


La perplessità della vita deriva dal fatto che ci sono troppe cose interessanti in essa perché noi possiamo interessarci adeguatamente a qualcuna di esse; ciò che chiamiamo banalità è in realtà il residuo di innumerevoli storie; l'esistenza ordinaria e insignificante è come diecimila emozionanti romanzi gialli mescolati insieme.

Gilbert Keith Chesterton, Tremendous Trifles.


mercoledì 21 gennaio 2026

Ancora su Leonardo Sciascia, il giallo e Chesterton.


 

Leonardo Sciascia (1921 - 1989) fu amante del giallo. Scrisse il libro Il metodo di Maigret e altri scritti sul giallo, in cui annovera tra i "giallisti al lavoro" anche il nostro Chesterton, dedicandogli un capitolo.

In un'altra opera, Breve storia del romanzo poliziesco, fa pure cenno a Chesterton come ci ricorda Nicola Vacca nel post Sciascia nel labirinto del romanzo poliziesco: "Sciascia sostiene che nella sua forma più originale e autonoma, il romanzo poliziesco presuppone una metafisica: l’esistenza di un mondo “al di là del fisico”, di Dio, della Grazia, e di quella Grazia che i teologi chiamano illuminante. Di questa grazia illuminante l’investigatore si può considerare il portatore. Lo scrittore afferma che non a caso la storia del romanzo poliziesco, la nascita dell’investigatore, abbia nella Bibbia le sue origini
. Un grande scrittore cattolico, G. K. Che
sterton, ha scritto una serie di racconti polizieschi in cui il ruolo dell’investigatore è tenuto da un prete cattolico, in odore di santità, padre Brown. 
Sciascia individua il primo racconto poliziesco nella Bibbia e il primo investigatore è il profeta Daniele".




mercoledì 7 gennaio 2026

Il giallo religioso di Chesterton, Agatha Christie e McInerny | Rachel Lu su Vita e Pensiero La Rivista (grazie ad Angelo Bottone per la segnalazione).

Padre Brown era un grand’uomo di bassa statura. Poteva smascherare un genio del crimine e poi portarlo al pentimento prima di consegnarlo alla giustizia. Hercule Poirot sapeva coinvolgere degli assassini in una conversazione cordiale ed empatica senza provare il benché minimo timore. Roger Dowling contrastava ogni tipo di peccato, abiezione o fallimento personale senza mai perdere la fede o il senso di pietà. Era un consolatore e una guida sicura, specie per coloro che necessitavano maggiormente della misericordia di Dio.
Nessuno di costoro è mai stato canonizzato. Mai nessuna causa di santificazione verrà aperta per loro. Il motivo è che si tratta di personaggi letterari, detective inventati rispettivamente da G.K. Chesterton, Agatha Christie e Ralph McInerny. Dato che non possiamo sperare di intrattenere una conversazione con loro in cielo, possiamo imparare molto da questi personaggi qui sulla terra. Essi sono, ognuno alla sua maniera, tutti santi uomini. Investigatori attirati meno da follicoli piliferi e impronte digitali e più dal cuore degli uomini. I loro lettori si aspettano che essi risolvano il caso, cosa che avviene immancabilmente. Eppure, nel frattempo, fanno ben più che consegnare un colpevole. Essi offrono anche uno sguardo importante sul potenziale distruttivo del peccato e sul potere curativo della verità.

I racconti gialli tendono a essere letture leggere, e di primo acchito potrebbero apparire un veicolo peculiare per offrire lezioni di morale. Sfruttano il fascino morboso che molti subiscono dal crimine per creare un enigma mentale. Il che difficilmente pare essere argomento di un sermone. Molti romanzi polizieschi, come i racconti di Sherlock Holmes, si servono di indizi insoliti e di sfrontati geni del crimine per incrementare l’aspetto enigmatico. Altri thriller contemporanei si servono della violenza o del sesso per attrarre i lettori. Se mai questi hanno una componente morale, essa sta solo nell’istruire al vizio.

Il resto in questo collegamento:




Agatha Christie



lunedì 9 dicembre 2024

Un articolo di qualche anno fa sul Detection Club - Marco Amici su Radical Ging.

Ingrandendo la foto di questa cena del Detection Club
degli anni Trenta ci sembra di vedere
al centro della tavolata proprio lui...



Tempo fa abbiamo segnalato l'esistenza di un inedito di Chesterton sul giallo (vedete qui e qui), alcuni giorni fa il valente Giovanni D'Andrea ha pensato bene di tradurlo (vedete qui). Ora, stimolati dalle riflessioni di Chesterton sul giallo, abbiamo trovato in rete un articolo di circa sei anni fa a firma di Marco Amici sul sito Radical Ging che rispolvera il mito del Detection Club: le origini sono mitiche quanto spassose, mitiche per la presenza di notissimi scrittori in questa spettacolare gang, spassose perché sapete già che tipo di aplomb sfoggiavano i membri di questo club [il blog ne ha già parlato più volte, vedete qui, qui, qui (si parla incidentalmente anche di Leonardo Sciascia e Giuseppe Tomasi di Lampedusa)].

In ogni caso Chesterton dava una grande importanza al genere del giallo. Egli disse che "il romanzo avventuroso della polizia rappresenta così l'intera avventura umana, ed è basato sul fatto che la moralità è la più oscura e ardita delle cospirazioni" e che "mentre una tendenza costante del vecchio Adamo è quella di rivoltarsi contro quella cosa così universale e automatica che è la civiltà, di predicare deviazione e ribellione, il romanzo dell'attività di polizia mette in un certo senso sotto gli occhi il fatto che la civiltà stessa è la più sensazionale delle deviazioni e la più romanzesca delle ribellioni". Chesterton considerava il giallo la prima e unica forma di letteratura popolare in cui si esprime quella che lui chiamò "la poesia della vita moderna". Come ho già avuto modo di dire, in questo post  (tratta di un brano tratto da Come si scrive un giallo) possiamo apprezzare quanto queste idee, che spesso vengono confinate nell'ambiente ovattato degli interessi letterari, in realtà investano la vita intera per come la immagina e desidera Chesterton.

Marco Sermarini

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Immaginiamo la Londra degli anni ’30: un gruppo di amici scrittori, dei carnefici, delle vittime e un teschio di nome Eric. La trama di un romanzo? No, la vera storia del Detection Club.

Il Detection Club fu un circolo letterario fondato nel 1930 da un gruppo di scrittori di crime e mistery inglesi, che al contrario dei circoli più famosi, si incontrava almeno tre volte l’anno per cenare insieme e discutere della crime fiction dell’epoca, consigliandosi e confidandosi, dichiarando cosa fosse meritevole di apprezzamento e cosa invece fosse oltraggioso, il tutto davanti a un buon pasto e a numerosi bicchieri di vino.

Come tutti i club, anche il Detection Club aveva un presidente, il primo fu G.K. Chesterton. Ma lo furono anche Dorothy L. Sayers e Agatha Christie (anche se decise di condividere la carica con Lord Gorell, chiedendogli di occuparsi dei discorsi e dell’interazione con il pubblico, considerate la sua famosa timidezza e paura di esporsi). A oggi il presidente è Martin Edwards, scrittore ed esperto della Golden Age of Crime Fiction, l’età dell’oro del giallo inglese, periodo che spazia dall’inizio Novecento fino ai primi anni del 1950.

Il resto qui sotto:

https://radicalging.com/2018/02/15/il-detection-club-il-circolo-del-giallo/


Agatha Christie


mons. Ronald Knox







mercoledì 4 dicembre 2024

Il romanzo poliziesco storico, di G. K. Chesterton - Traduzione di Giovanni D'Andrea © dell'inedito recentemente ritrovato in Canada.


Qui sopra, alcune delle produzioni romanzesche
del Detection Club



Il romanzo poliziesco storico 

di G. K. Chesterton - Traduzione e commento di Giovanni D’Andrea ©.


La storia del ritrovamento di questo manoscritto (si veda in proposito il commento di Dale Ahlquist caricato nel blog) è a tal punto rocambolesca e piena di coincidenze da parere inverosimile. Eppure, oltre al riscontro calligrafico, l’ironia e l’autoironia che trasudano da tutto il testo, il procedere amabilmente polemico e il gusto per i giochi di parole non lasciano spazio a dubbi di sorta: chi scrive è proprio Chesterton. Si tratta di un breve editoriale di una rivista, mai in realtà pubblicata, che nelle intenzioni doveva raccogliere il pensiero e il lavoro del Detection Club (a proposito del Detection Club si veda anche qui e qui), un gruppo ancora oggi attivo, fondato nel 1930 e composto dai più importanti giallisti dell’epoca, tra cui, ovviamente, lo stesso Gilbert. In esso l’autore invita a riflettere i suoi compagni giallisti su quanto i romanzi polizieschi siano diventati monotoni: tra morte di milionari in case sperdute, maggiordomi che non la raccontano giusta e falsi indizi è ormai difficile accontentare il lettore sempre più esigente. Un problema che per qualcuno potrebbe essere solo di ordine estetico, assume per Chesterton ben altri contorni, perché nel suo modo di vedere le cose il giallo non è un semplice genere di intrattenimento ma “l’unica storia decentemente morale che viene ancora raccontata”, il luogo dove l’uomo si confronta in modo franco e diretto con il bene e con il male, senza infingimenti. Come salvare, dunque, tale tesoro dalla monotonia? Ci vuole “un cambio di scena”: perché anziché in una casa moderna il delitto non può avvenire in un vecchio castello medievale? Chesterton non poteva forse prevedere quanto la sua intuizione si sarebbe rivelata felice, visto che nel corso del Novecento il giallo storico diverrà un vero e proprio sottogenere amato da tanti lettori. Probabilmente lui stesso si sarà dimenticato di queste pagine, una volta che il progetto è naufragato, preso da altre mille incombenze a cui rispondere. O forse invece un giorno saremo così fortunati da leggere di quella volta che Padre Brown, insieme all’inseparabile Flambeau, sventò il famoso complotto ordito contro Riccardo Cuor di Leone…

Giovanni D'Andrea

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Dal momento che in questo periodo mi trovo sfortunatamente impossibilitato a produrre un qualche lavoro degno di questa rivista periodica di epocale importanza (1), mi ritirerò nel rifugio dell’incompetente e tenterò energicamente di scaricare il lavoro su altre persone. Diventerò un grande datore di lavoro, esattamente come tanti altri uomini che non sono abbastanza istruiti per essere lavoratori. Diletterò la mia fantasia col pensiero di camminare avanti e indietro, osservando tutti i miei proletari, il signor Bentley, il signor Berkeley, la signorina Sayers e la signora Christie, affaccendati al lavoro, mentre segano, martellano e posano mattoni per realizzare un progetto partorito interamente dalla mia mente, probabilmente abbastanza incomprensibile, e che potrebbero abbastanza energicamente disapprovare. Questo perché ho un piccolo suggerimento da proporre, magari per un articolo di questa prima edizione, oppure per una attività o una formalità della società ad essa connessa, oppure ancora per una variazione sui molti esperimenti nella pubblicazione dei libri nel Detection Department. Si tratta di un suggerimento davvero piccolo, nulla di straordinario, ma ritengo che intercetti una certa critica che viene spesso avanzata a proposito della monotonia del romanzo poliziesco.

Ovviamente, se diventassi un grande datore di lavoro, potrei immediatamente essere assassinato nel primissimo capitolo, e farei anche il mio primo omaggio alla compagnia come cadavere, ottemperando così alle leggi del romanzo poliziesco, non sempre rispettate, ahimè, nella realtà. In seguito, il mio corpo verrebbe trovato dal mio maggiordomo (assunto appositamente per l’occasione) nella mia biblioteca (che sarebbe costruita in fretta e furia come ampliamento della mia attuale dimora, che di certo non possiede alcuna dependance), e dunque il dottore e il detective osserverebbero i miei lineamenti sottili, forti e piuttosto rapaci. A quel punto il detective chiederebbe se io avessi per caso avuto dei nemici e il dottore risponderebbe piuttosto stancamente (dal momento che lo avrebbe già detto centinaia di volte), “Un uomo non guadagna dodici milioni di sterline al minuto, come in effetti Chesterton guadagnava, senza farsi dei nemici”. Infine, inizierebbero a disquisire a proposito di tutti i rivali che avrei annichilito nel mio spietato cammino verso il successo, e così via. Pochi scrittori di romanzi polizieschi sono riusciti del tutto a evitare questa scena o cerimonia, ed è proprio a proposito di questa scena o cerimonia – o comunque di elementi simili – che la critica avanzata in un recente articolo sul The London Mercury fondamentalmente si basava. 

Il critico, prendendo le mosse da un magnifico articolo della signorina Dorothy Sayers, nella stessa rivista, voleva mostrare come il romanzo poliziesco tenda per sua natura a fossilizzarsi in alcune forme convenzionali: in particolare in questa faccenda della morte di un milionario, ma anche nell’inossidabile abitudine del milionario di farsi assassinare nella sua piccola dimora di campagna. Lo scrittore sosteneva, in un certo senso abbastanza assennatamente, che lo spirito divino dell’uomo provi un più intenso piacere nell’uccidere un uomo ricco rispetto a un uomo povero e che una casa di campagna sia una tra i pochi spazi sufficientemente isolati e chiusi per accogliere le poche dramatis personae direttamente implicate nel dramma. 

Mi pare un’esagerazione affermare che ciò debba sempre avvenire, e ancor più un’esagerazione suggerire che ciò debba sempre essere monotono. Accade, esattamente nello stesso modo qui descritto, con inimitabile freschezza e vigore in Trent’s Last Case di E. C. Bentley, ma è eccessivo dichiarare che un omicidio possa avvenire solamente durante una festa privata in una casa di campagna. Ci sono altre forme di catastrofe, desolazione e isolamento disumano oltre a quella di passare il fine settimana nella casa di un milionario in compagnia di persone intelligenti. C’è una barca, c’è un’isola deserta, c’è un gruppo d.i alpinisti ricoperti di neve in un rifugio di montagna (di chi sono le tracce invertite sulla neve?), c’è il cortile interno di un college con gli studenti riuniti a un certa ora (urla disumane dalle stanze del professore di Teologia Morale) e chiunque tra i miei più brillanti compagni potrebbe suggerirne cinquanta ancora; molto più racchiusi nella struttura, o regolari, rispetto alla natura labirintica e contorta di Gobblegrave Grange, banalmente bucherellata da nascondigli per preti e grotte di contrabbandieri (2). Ho io stesso commesso non meno di cinquantadue omicidi, in senso distaccato e poetico, e credo che solo circa tre di essi fossero omicidi di un milionario e difficilmente qualcuno di essi era ambientato in ordinarie case di campagne. 

Eppure, anche se ritengo che il critico ingigantisca il destino ferreo e inevitabile che spinge noi tutti a tali orribili soluzioni, ammetto che c’è qualcosa di vero in quello che dice, almeno in questo senso: che è molto complicato evitare la ripetizione, o meglio l’assenza di originalità, per quanto riguarda i dettagli della morte di un uomo moderno, che sia o no un milionario, perlomeno se è abbastanza importane da mettere in moto l’intero apparato moderno: la routine di autopsia, indagine, polizia locale e intervento di Scotland Yard. Mi limiterei solo a suggerire un modo possibile per procedere senza questo apparato, preservando comunque la moralità vivace del romanzo poliziesco. 

Perché il romanzo poliziesco è quasi l’unica storia decentemente morale che viene ancora raccontata. Solo in racconti di sangue e di tuono vi è qualcosa di tanto cristiano come il sangue che grida giustizia al tuono del giudizio; ma ora, dunque, il romanzo poliziesco che dovrebbe essere sensazionale è ormai l’unico romanzo che non sorprende più (3).

Secondo me dovremmo tentare un po’ di più la strada di quello che potrebbe essere chiamato il romanzo poliziesco storico. Il gioco di maschere e facce e il misterioso cuore dell’uomo rimarrebbero esattamente gli stessi, ma potremmo adoperare centinaia di variazioni e ottenere qualche libertà, intervenendo sugli aspetti secondari dell’azione. Quando venne messo in scena Amleto in abiti del tutto moderni, non c’è dubbio che si fece fatica a immaginarselo in altro modo che come un uomo abituato a portare una spada, dal momento che, in molti dei suoi gesti impulsivi, sguainare una spada è tanto naturale quanto muovere un dito. Concediamoci la stravaganza di immaginare che, invece che Amleto vestito in abiti moderni, siano i personaggi di Trent’s Last Case, vestiti in abiti elisabettiani. Una lotta tra uomini abituati a tal punto alla spada e al pugnale da esserne noncuranti che si conclude in un omicidio non davvero premeditato o colposo sarebbe molto più semplice da immaginare. Non sto suggerendo che si dovrebbe cambiare in questo caso specifico: sarebbe complicato eliminare l’episodio del telefono e temo che sarebbe difficile anche mantenere il magnifico episodio del dente falso. Ma la moralità del rapporto tra Marlowe e Manderson (4) avrebbe potuto benissimo essere la stessa del rapporto tra un qualche giovane poeta e il suo protettore durante il Rinascimento. Ipocrisia e segretezza sono il mantello e la maschera di quel ballo in maschera che è il romanzo poliziesco, ma il mantello può essere di diversi tagli e stili, e non c’è carenza di ipocriti nella storia.

Per certi versi, ciò ribalterebbe l’argomentazione del critico del Mercury contro di lui. Un vecchio castello sarebbe, ancor più che una casa di campagna, un ambiente chiuso e compatto e la malvagità dell’uomo ricco in tempi più semplici era nient’affatto più malvagia ma senza dubbio meno monotona. Non voglio dire, ovviamente, che dovremmo convertire tutti i nostri racconti polizieschi in spettacoli di costume; dico solamente che se ogni tanto lo facessimo, tanto per cambiare, ci imbatteremo in alcune nuove libertà e in alcune nuove limitazioni. Se mi è concesso un altro po’ di egocentrismo, potrei ricordare che una volta ho scritto un breve racconto chiamato All'insegna della spada spezzata: è estremamente melodrammatico e inverosimile per essere un episodio militare moderno per il semplice motivo che originariamente avevo ipotizzato una trama sulla base di qualche schermaglia medievale, con lance e asce da battaglia, e solo in seguito l’avevo adattata alla vita moderna, con l’obiettivo di renderla contemporanea a quel Padre Brown che, se non ricordo male, la signora Helen Parry Eden aveva definito molto sinceramente come un “piccolo fannullone ficcanaso”. 

Credo che un tentativo possa essere fatto, ad esempio, con qualcuno dei misteri davvero accaduti, come quelli che sono diventati oggetto di studio da parte di Andrew Lang (5). 

Supponiamo di prendere un episodio sconcertante e ancora enigmatico, come il Campden Wonder (6) o la Gowrie Conspiracy (7), e, dopo un’introduzione in cui si dichiarano i fatti noti, proporre, a turno, una soluzione dello storico enigma, nella forma di un breve romanzo storico. Ciò offrirebbe allo stanco detective quello che viene sempre consigliato dal dottore: un cambio di scena. Lo scrittore non si sentirebbe come l’assassino, ritornando non solo sulla sua scena del crimine ma sulla scena di centinaia di crimini esattamente simili. Non proverebbe la terribile sensazione di lasciare in eterno le proprie tracce e di sfogliare un documento troppo familiare ricoperto dalla sue impronte. Sarebbe allietato e ravvivato dal poter utilizzare nuovi strumenti, anche se fossero strumenti di tortura. Troverebbe qualsiasi tipo di novità tra le antichità. 

Prendiamo, per esempio, la questione di cui si è parlato prima: l’antica usanza di portare una spada. Supponiamo di avere scelto lo strano caso della morte di Sir Edmund Godfrey, all’inizio della questione del Complotto Papista (8). Si tratta di qualcosa di identico a un racconto poliziesco dal momento che vi sono tre verosimili ipotesi di omicidio e una di suicidio. 

Ma ciò che mi interessa ora è questo: il fatto che Godfrey venne ritrovato in un fosso ad Hyde Park, se non sbaglio, con segni di strangolamento da corda ma anche con la sua spada conficcata nel corpo. Per il detective si tratta di una classica complicazione, o contraddizione, da risolvere. Ma ciò che importa è che presenta, in una forma inusuale e pittoresca, qualcosa che ci ha tutti un po’ stancato nella sua forma familiare e moderna. Non abbiamo forse un po’ troppo spesso letto che Sir Gorlias Guttlebury che all’inizio sembrava essere stato pugnalato, alla fine venne scoperto essere stato avvelenato? Non leggiamo forse, in modo abbastanza meccanico, di come la polizia ha provato a rintracciare il pugnale e di come i dottori hanno intuito l’avvelenamento prima del coroner? In questo caso invece non c’è necessità di rintracciare l’arma, poiché è l’arma stessa del morto, e non c’è bisogno di strani veleni orientali, perché l’omicidio può essere eseguito con qualsiasi vecchia corda. Ma perché è stato fatto? Perché vennero utilizzati due metodi? Quale dei due per primo? 

Lascio questo caso tra i tanti possibili, più che altro come esempio o esperimento, ai miei compagni del Detection Club. Potremmo pubblicare un libro o una serie di libri con sette diverse spiegazioni per la morte di Sir Edmund Berry Godfrey?

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Note

(1) Il Detection Club avrebbe dovuto pubblicare una rivista periodica. Che si sappia, non è mai stata pubblicata.

(2) I nascondigli per preti (priest holes) erano nicchie segrete costruite all’interno di abitazioni inglesi, con lo scopo di nascondere i membri del clero cattolico dalla persecuzione governativa, iniziata con l’avvento al trono di Elisabetta I e portata avanti per buona parte del XVII secolo.

(3) La frase originale inglese è “And the shocker is now the only novel that is not shocking”. Non è semplice tradurla mantenendo sia il suo senso sia il gioco di parole. Con ‘shocker’ in inglese si intende un genere di romanzi (tra cui lo stesso romanzo poliziesco) che mira a sorprendere il lettore, con colpi di scena e altri contenuti emotivamente intesi. Chesterton sta quindi dicendo che proprio il genere che ha come fine quello di sorprendere il lettore non riesce a raggiungere il suo intento a causa della monotonia di certe situazioni convenzionali presenti al suo interno.

(4) Sono due personaggi di Trent’s Last Case.

(5) Lang fu uno storico scozzese del XIX secolo. 

(6) Campden Wonder è il nome dato agli eventi misteriosi che riguardo il ritorno di un uomo che si pensava fosse stato assassinato nella città di Chipping Campden, nel Gloucestershire, nel XVII secolo. Il servo dell’uomo, con la madre e il fratello furono impiccati per omicidio. Tempo dopo, però, l’uomo presunto morto ricomparve in paese misteriosamente. 

(7) Nel XVII secolo, in Scozia John Ruthven Terzo conte di Gowrie morì in circostanze misteriose legate a un supposto tentativo di congiura nei confronti di Re Giacomo VI. 

(8) Godfrey fu un magistrato inglese, immischiato in una congiura antipapista e trovato morto nel 1678. Nessuno ha mai accertato il motivo.

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Giovanni D'Andrea si è laureato in lettere moderne all'Università Statale di Milano e ha insegnato in una scuola superiore. Vive a Milano.

venerdì 11 ottobre 2024

Come si scrive un giallo e Il bello del brutto, editi da Sellerio. Le pagine dell'editore.





Sellerio è una casa editrice siciliana che ha all'attivo due libri di Chesterton da molto tempo, uno è Come si scrive un giallo e l'altro è Il bello del brutto.

Il primo, come molti sapranno, è una raccolta di saggi scelti sull'argomento del giallo, di cui uno è assurto al ruolo di title track, per dirla alla maniera dei critici di musica pop e rock. Ecco cosa ne dice la pagina dell'editore:

"Chesterton apre questa raccolta di scritti, a metà tra il saggio critico e la divagazione sul poliziesco, con una doppia ironia: che nel giallo «la tecnica è tutto» e che lui stesso «ha scritto alcuni dei peggiori gialli del mondo». Se fosse vero non esisterebbe Padre Brown, le cui avventure sono tutt'altro che l'applicazione di una mera tecnica, e ancor meno tra i peggiori gialli del mondo. Si tratta infatti di due paradossi presi a pretesto per entrare, nel modo leggero e denso di umorismo che gli era proprio, in una polemica contro i detrattori del genere, coloro che consideravano inesistente «il giallo di qualità come un diavolo buono», ed erano probabilmente allora la maggior parte della opinione pubblica colta. Un'impresa alla quale Chesterton si accinge spiegando come si scrive un giallo, come si lavora nella officina del mistero e della sorpresa, e intrattenendosi su alcuni dei migliori artefatti. Ma in realtà parlando di come un giallo si debba leggere, come scoprirne la qualità, come cedere al suo incanto razionale senza cadere nel vizio della serialità. «Il giallo è un gioco che il lettore gioca con l'autore» e «differisce da ogni altro racconto in questo: che il lettore è contento solo se si sente scemo». Ragion per cui si può essere buoni lettori di gialli solo se non si è scemi".

Il resto è qui:

https://sellerio.it/it/catalogo/come-si-scrive-un-giallo/keith-chesterton/666

L'altro libro è invece Il bello del brutto, che è diventato per la casa editrice un titolo di lungo corso, visto che è in stampa dal 1985, il che mi sembra un bel record ed una dimostrazione di fiducia verso l'opera di un autore che in quell'epoca era ancora in quella fase di oblio di cui spesso si è parlato da questo rullo compressore chiamato blog. Esso è The Defendant, oggi tradotto anche come L'imputato, anzi riscoperto e tradotto con questo titolo anche dall'editore Lindau. Entrambi i titoli hanno forte attinenza con il libro: il primo perché, seppur allontanandosi dalla traduzione letterale, ne rende il senso o una parte di esso; il secondo perché è l'espressione italiana più vicina al termine usato dall'autore.

Qui sotto la pagina dedicata al libro da Sellerio:

https://sellerio.it/it/catalogo/Bello-Brutto/Keith-Chesterton/1680

sabato 21 settembre 2024

Lost GK Chesterton essay about detective stories published for first time | Una notizia inaspettata, un nuovo saggio inedito di Chesterton sul giallo. Da The Guardian.

Ringrazio Angelo Bottone per la segnalazione di questo articolo del Guardian.


Annuncia l'uscita di un saggio inedito, collegato alla partecipazione di Chesterton al Detection Club, sullo Strand Magazine (cliccando qui a fianco trovate il numero della rivista) che lo pubblicizza così: "Rediscovered: A Lost Masterpiece". E il titolo del capolavoro è “The Historical Detective Story,” che sarebbe stato ritrovato di recente all'Università di Notre Dame negli Stati Uniti nelle Rare Books and Special Collections della Hesburgh Library.


Il Guardian sostiene che il saggio in realtà non sarebbe mai stato perduto e cita il nostro amico Dale Ahlquist che afferma: “La cosa divertente di questo saggio è che molte persone lo conoscono da molto tempo. È solo che probabilmente hanno visto il manoscritto nelle collezioni speciali dell'Università di Notre Dame e hanno dato per scontato che fosse noto... Parte del problema era che aveva scritto così tanti saggi, e ci sono voluti anni per catalogarli tutti... Pensiamo di averli trovati forse tutti, almeno il 99,9 per cento di tutti, e ora sono 8.000".


Naturalmente Dale firma la presentazione del saggio certamente inedito ma non così ignoto.


Qui sotto il collegamento all'articolo del Guardian:


https://www.theguardian.com/books/2024/sep/20/gk-chesterton-essay


Il lettori del blog sanno che Chesterton fu tra i fondatori e primo presidente del Detection Club, come vi abbiamo più volte raccontato (qui sotto due accenni all'argomento che può essere approfondito con ulteriori post): 


https://uomovivo.blogspot.com/2012/11/liniziazione-dei-membri-del-detection.html


https://uomovivo.blogspot.com/2012/11/segnalato-da-maria-grazia-gotti-i.html


Lo straordinario club (annoverava firme come Agatha Christie, A. A. Milne ossia l'autore di Winnie the Pooh, Dorothy L. Sayers a cui abbiamo recentemente prestato attenzione, mons. Ronald Knox...) si riuniva a Soho, in una sala privata de L’Escargot.

Il club aveva progettato una rivista annuale. Chesterton terminò la sua presentazione, ma il progetto non proseguì. Così una copia del saggio di Chesterton finì alla Notre Dame University nell'Indiana e un'altra rimase nella British Library a Londra. Il Guardian dice che alla fine sono arrivati Dale Ahlquist e Andrew Gulli (il direttore di The Strand), «pronti a “fare due più due”».


L'articolo continua descrivendo Chesterton e il suo rinato successo, riporta qualche polemica ma rileva l'esistenza del rinnovato interesse, della Society americana e del network di scuole americane ispirate a lui (se sapessero della scuola Italiana... ;-)).


Personalmente sono contento non solo per la "riscoperta" ma anche per il fatto che sia riemerso un saggio sul giallo che è tutt'altro che trascurabile nel pensiero di Chesterton. Non dobbiamo dimenticare che Chesterton era convinto che "il romanzo avventuroso della polizia rappresenta così l'intera avventura umana, ed è basato sul fatto che la moralità è la più oscura e ardita delle cospirazioni" e che "Mentre una tendenza costante del vecchio Adamo è quella di rivoltarsi contro quella cosa così universale e automatica che è la civiltà, di predicare deviazione e ribellione, il romanzo dell'attività di polizia mette in un certo senso sotto gli occhi il fatto che la civiltà stessa è la più sensazionale delle deviazioni e la più romanzesca delle ribellioni". Per Chesterton il valore fondamentale del giallo risiede nell'essere la prima e unica forma di letteratura popolare "in cui si esprime in qualche modo la poesia della vita moderna", dunque è tutto tranne che un argomento trascurabile nel suo pensiero. Qui in questo post poi possiamo renderci conto di quanto queste idee apparentemente solo letterarie investano in realtà tutta la vita per come la immagina e desidera Chesterton.


Una bella riscoperta, questo vecchio nuovo saggio, di cui presto godremo. 


Marco Sermarini

mercoledì 1 maggio 2024

Chesterton secondo l'Oxford Reference.



British journalist, poet, novelist, and broadcaster.

A Londoner, Chesterton was educated at St Paul's School, where he illustrated E. C. Bentley's first book of clerihews. On leaving school he first intended to study art, but instead became a journalist. His poems, The Wild Knight (1900), were well received, but it was as a newspaper columnist that Chesterton's reputation was made. His vigorous paradoxical essays, attacking Victorian pretensions, decadence, and a whole range of fashionable attitudes and institutions, were so popular that they were republished in such collections as Heretics (1905). He also wrote major critical studies of Browning (1903) and Dickens (1906).

Chesterton also enjoyed success as a fiction writer. The Napoleon of Notting Hill (1904), a fantasy about civil strife between different London localities, was typical of his serio-comic narratives. Although he continued to write serious verse he also branched into a brilliant vein of comedy. Magic, his first attempt at drama, was a theatrical triumph in 1913. His greatest and most lasting success, however, was in the field of detective fiction, with the Father Brown stories (1911–27), the central character of which is a Roman Catholic priest.

Chesterton had met Hilaire Belloc in 1900, and they had many opinions and attitudes in common. Like Belloc, Chesterton opposed the socialism of G. B. Shaw and H. G. Wells. In 1922 Chesterton became a Roman Catholic, and from then on many of his copious writings were on religious topics, notably an important biography of St Francis of Assisi (1923). Towards the end of his life he became a popular and extremely expert broadcaster.

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Nostra traduzione:

Giornalista, poeta, romanziere e conduttore radiofonico britannico.

Nato a Londra, Chesterton fu educato alla St Paul's School, dove illustrò il primo libro di clerihews di E. C. Bentley. Al termine della scuola aveva intenzione di studiare arte, ma divenne giornalista. Le sue poesie, The Wild Knight (1900), furono ben accolte, ma fu come editorialista di giornali che Chesterton si fece una reputazione. I suoi vigorosi saggi paradossali, che attaccavano le pretese vittoriane, la decadenza e tutta una serie di atteggiamenti e istituzioni alla moda, erano così popolari da essere ripubblicati in raccolte come Heretics (1905). Scrisse anche importanti studi critici su Browning (1903) e Dickens (1906).

Chesterton riscosse successo anche come scrittore di narrativa. Il Napoleone di Notting Hill (1904), una storia fantastica di lotte civili tra diversi quartieri di Londra, è una tipica delle sue narrazioni sericomiche. Pur continuando a scrivere versi di argomento serio, si cimentò anche con una brillante vena comica. Magic, il suo primo tentativo di commedia, fu un trionfo teatrale nel 1913. Il suo più grande e duraturo successo, tuttavia, fu nel campo della narrativa poliziesca, con i racconti di Padre Brown (1911-27), il cui personaggio centrale è un prete cattolico.

Chesterton aveva conosciuto Hilaire Belloc nel 1900 e i due avevano molte opinioni e atteggiamenti in comune. Come Belloc, Chesterton si opponeva al socialismo di G. B. Shaw e H. G. Wells. Nel 1922 Chesterton divenne cattolico romano e da allora molti dei suoi copiosi scritti furono di argomento religioso, in particolare un'importante biografia di San Francesco d'Assisi (1923). Verso la fine della sua vita divenne un conduttore popolare ed estremamente esperto.

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Oxford Reference è "il principale prodotto di consultazione online, che abbraccia 25 diverse aree tematiche e riunisce 2 milioni di voci digitalizzate di dizionari, compendi ed enciclopedie della Oxford University Press". Indubbiamente ha un certo peso e trovarvi Chesterton non è cosa da poco. Il breve profilo biografico è quello qui sopra riportato, mentre la pagina richiama tutti i luoghi in cui Chesterton trova menzione, e cioè:

in The Oxford Companion to Twentieth-Century Literature in English;

in The Oxford Companion to English Literature;

in The Oxford Companion to Crime and Mystery Writing;

in The Oxford Companion to Edwardian Fiction;

in The Oxford Companion to Chaucer;

in Oxford World Encyclopedia;

in The Oxford Reader's Companion to Charles Dickens;

in The Oxford Companion to Modern Poetry (2nd Edition);

in Oxford Who's Who in the Twentieth Century,

e il tutto è reperibile a questo collegamento:

https://www.oxfordreference.com/display/10.1093/oi/authority.20110803095606253?p=emailAm7kEdLUpJsDg&d=/10.1093/oi/authority.20110803095606253

La voce tratta dall'Oxford Reader's Companion to Charles Dickens l'abbiamo riprodotta integralmente e tradotta in un post di alcuni giorni fa. La copertina che abbiamo pubblicato è diversa e più recente rispetto a quella che troverete nella pagina collegata, che è invece riferita all'edizione 2011, il cui contenuto è online.

Il collegamento qui sopra conduce poi alle copertine ed ai collegamenti delle singole opere che sono consultabili a pagamento o comunque a particolari condizioni. Le opere esistono naturalmente anche nel caro vecchio formato cartaceo.

Ci sembrava interessante dare atto della presenza del nostro Chesterton in queste grandi opere.

mercoledì 29 novembre 2023

Un aforisma al giorno - La più oscura e ardita delle cospirazioni.

Il romanzo avventuroso della polizia rappresenta così l'intera avventura umana, ed è basato sul fatto che la moralità è la più oscura e ardita delle cospirazioni.

Gilbert Keith Chesterton, Difesa del giallo, in Come si scrive un giallo.



martedì 28 novembre 2023

Un aforisma al giorno - Civiltà e ribellione.

L'acquedotto romano di Segovia, Spagna.

Mentre una tendenza costante del vecchio Adamo è quella di rivoltarsi contro quella cosa così universale e automatica che è la civiltà, di predicare deviazione e ribellione, il romanzo dell'attività di polizia mette in un certo senso sotto gli occhi il fatto che la civiltà stessa è la più sensazionale delle deviazioni e la più romanzesca delle ribellioni.

Gilbert Keith Chesterton, Difesa del giallo, in Come si scrive un giallo.

lunedì 27 novembre 2023

Un aforisma al giorno. - La poesia della vita moderna.

Il primo valore essenziale del giallo risiede nel fatto che è la prima e unica forma di letteratura popolare in cui si esprime in qualche modo la poesia della vita moderna.

Gilbert Keith Chesterton, Difesa del giallo, in Come si scrive un giallo.

Notting Hill Gate, non lontano
dalla casa natale di Chesterton, nel 1920.