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venerdì 12 giugno 2026

Un aforisma al giorno - Nessuna guerra alla vita e alla natura.

Nulla di più comune, per esempio, che trovare un critico moderno che scriva cose di questo genere: 'Il Cristianesimo fu soprattutto un movimento ascetico, una corsa al deserto, un rifugio nel chiostro, una rinuncia alla vita e alla felicità; esso non fu che parte di una fosca e inumana reazione contro la natura stessa, un odio pel corpo, un aborrimento dell'universo materiale, una specie di suicidio universale dei sensi e anche dell'individuo. Derivava da un fanatismo orientale come quello dei fachiri, ed era basato su un pessimismo orientale che considerava l'esistenza stessa come un male'. In tutto questo la cosa straordinaria è che tutto è verissimo; vero in ogni particolare, con la sola differenza che è attribuito erroneamente a chi non ci ha niente a che vedere. Non è vero della Chiesa; è vero delle eresie condannate dalla Chiesa. È come se uno fosse obbligato a scrivere un'analisi degli errori e del malgoverno dei ministri di Giorgio III, con la piccola inesattezza che tutto il racconto si riferisse a Giorgio Washington; o come se uno facesse un elenco dei delitti dei bolscevichi con la sola variante di attribuirli allo zar. La Chiesa primitiva fu, sì, ascetica, ma in dipendenza di una filosofia totalmente diversa da quella di una guerra alla vita e alla natura; la quale realmente esistette nel mondo, e basterebbe che i critici sapessero dove andare a cercarla.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno.

Una vecchia edizione
de L'Uomo Eterno




venerdì 6 febbraio 2026

Un aforisma al giorno - Non è bene che Dio sia solo.

Basti dire che questo triplice enigma (la Santissima Trinità, ndr) è confortante come il vino e aperto come un caminetto inglese; che questa cosa che sconcerta l'intelletto calma completamente il cuore: ma dal deserto, dai luoghi aridi e dai soli terribili, arrivano i figli crudeli del Dio solitario; i veri unitariani che con la scimitarra in mano hanno devastato il mondo. Perché non è bene che Dio sia solo.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia.

Albrecht Dürer, Adorazione della Santissima
Trinità
, Kunsthistorisches Museum, Vienna.




giovedì 5 febbraio 2026

Un aforisma al giorno - Cristianesimo e istinto sociale (non è bene che l'uomo sia solo).

La religione occidentale ha sempre sentito profondamente l'idea che «non è bene che l'uomo sia solo». L'istinto sociale si è affermato ovunque, come quando l'idea orientale degli eremiti è stata praticamente espulsa dall'idea occidentale dei monaci. Così anche l'ascetismo è diventato fraterno; e i trappisti erano socievoli anche quando tacevano. Se questo amore per una complessità vivente è la nostra prova, è certamente più sano avere la religione trinitaria che quella unitaria. Perché per noi trinitari (se posso dirlo con riverenza) Dio stesso è una società.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia.

Masaccio, Santissima Trinità, con la Vergine Maria,
 San Giovanni e i donatori
, Basilica di Santa Maria
 Novella, Firenze.




venerdì 9 gennaio 2026

Un aforisma al giorno - Un fatto curioso.



È curioso che i moderni abbiano per lo più criticato il cristianesimo storico non per la sua ristrettezza, ma per la sua ampiezza. Lo hanno criticato perché si è dimostrato il desiderio di tutte le nazioni, perché ha soddisfatto le brame di molti credi, perché si è dimostrato agli idolatri qualcosa di magico come i loro idoli, o si è dimostrato ai patrioti qualcosa di amabile come la loro terra natale. In molti altri ambiti, oltre a quest'arte popolare, possiamo trovare esempi dello stesso pregiudizio illogico. Nulla tradisce in modo più curioso il pregiudizio degli storici nei confronti della fede cristiana quanto il fatto che essi biasimino nei cristiani quelle stesse indulgenze umane che hanno lodato nei pagani. Le stesse arti e allegorie, le stesse fraseologie e filosofie, che appaiono inizialmente come prove della salute dei pagani, si rivelano in seguito prove della corruzione dei cristiani. Era nobile da parte dei pagani essere pagani, ma era imperdonabile da parte dei cristiani essere paganizzati. Non si stancano mai di raccontarci della gloria che era la Grecia, della grandezza che era Roma, ma la Chiesa era infame perché soddisfaceva l'intelletto greco e esercitava il potere romano.

Gilbert Keith Chesterton, La Nuova Gerusalemme.



lunedì 29 dicembre 2025

Un Chesterton alla Settimana toglie la Ruggine Quotidiana - 5 - Vanità di vanità



Ecclesiastes è una breve poesia di Chesterton, contenuta all'interno della raccolta "Santa Barbara e altre poesie". L'autore si interroga su quale sia il nocciolo del Cristianesimo, su quale sia l'essenziale per vivere una vita all'insegna di Cristo.

Ascoltate il nostro podcast:

https://soundcloud.com/societa-chestertoniana-italiana/un-chesterton-alla-settimana-5-vanita-di-vanita

Un aforisma politicamente scorretto al giorno - Mantenere la pace per denaro...



Una delle risposte più profonde e sagge del controverso dottor Johnson era, credo, qualcosa del genere: «Beh, signore, in senso stretto il coraggio fisico non è una virtù cristiana. Tuttavia, un cristiano dovrebbe coltivarlo, perché chi ha perso quella virtù non potrà mai essere certo di conservarne altre».

Ma nella nostra epoca più raffinata non solo il coraggio non è definito cristiano, ma la codardia è addirittura definita cristianesimo. Motivi del tutto meschini, egoistici, materialistici e timidi sono considerati in qualche modo in linea con il Vangelo, purché portino alla pace e non alla guerra. Naturalmente, ogni cristiano, se è sano di mente, pensa che la pace sia meglio della guerra; e se il suo orrore per la guerra è compassione per i soldati feriti o indignazione per i diritti calpestati, è il sentimento di un cristiano e persino di un santo. Ma ciò di cui mi lamento è che questa superiorità spirituale è rivendicata dai pacifisti, le cui motivazioni sono elevate quasi quanto quelle di Falstaff quando fingeva di essere un cadavere sul campo di battaglia di Shrewsbury. Mantenere la pace per denaro può essere malvagio quanto fare la guerra per denaro. Questi retori possono definire la semplice opposizione fisica alla guerra un «progresso» nell'etica umana, ma a me sembra più una fuga che un progresso.

Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 21 giugno 1913.

Falstaff,
di Eduard Von Grützner

giovedì 23 ottobre 2025

Un aforisma al giorno - Coraggio fisico.



Una delle risposte più profonde e sagge del controverso dottor Johnson era, credo, qualcosa del genere: «Beh, signore, in senso stretto il coraggio fisico non è una virtù cristiana. Tuttavia, un cristiano dovrebbe coltivarlo, perché chi ha perso quella virtù non potrà mai essere certo di conservarne altre».

Ma nella nostra epoca più raffinata non solo il coraggio non è definito cristiano, ma la codardia è addirittura definita cristianesimo. Motivi del tutto meschini, egoistici, materialistici e timidi sono considerati in qualche modo in linea con il Vangelo, purché portino alla pace e non alla guerra. Naturalmente, ogni cristiano, se è sano di mente, pensa che la pace sia meglio della guerra; e se il suo orrore per la guerra è compassione per i soldati feriti o indignazione per i diritti calpestati, è il sentimento di un cristiano e persino di un santo. Ma ciò di cui mi lamento è che questa superiorità spirituale è rivendicata dai pacifisti, le cui motivazioni sono elevate quasi quanto quelle di Falstaff quando fingeva di essere un cadavere sul campo di battaglia di Shrewsbury. Mantenere la pace per denaro può essere malvagio quanto fare la guerra per denaro. Questi retori possono definire la semplice opposizione fisica alla guerra un «progresso» nell'etica umana, ma a me sembra più una fuga che un progresso.

Gilbert Keith Chesterton, The Illustrated London News, 21 giugno 1913.



martedì 21 ottobre 2025

Un aforisma al giorno - Quelle antiche allegrie.



Gli uomini sono ancora in lutto per la morte di Dio. Quando il cristianesimo fu pesantemente bombardato nel secolo scorso, non vi fu alcun punto che fu attaccato in modo più persistente e brillante di quello della sua presunta inimicizia verso la gioia umana. Shelley e Swinburne e tutti i loro eserciti hanno attraversato più volte quel terreno, ma non lo hanno modificato. Non hanno creato un solo nuovo trofeo o vessillo a cui il mondo possa unirsi per festeggiare. Non hanno dato un nome o una nuova occasione di allegria. Il signor Swinburne non appende le calze la vigilia del compleanno di Victor Hugo. Il signor William Archer non canta canti natalizi che descrivono l'infanzia di Ibsen davanti alle porte delle case nella neve. Nel corso del nostro anno razionale e triste, rimane una sola festa di tutte quelle antiche allegrie che un tempo coprivano l'intera terra. Il Natale rimane a ricordarci quelle epoche, pagane o cristiane che fossero, in cui molti recitavano la poesia invece che in pochi la scrivevano. In tutto l'inverno dei nostri boschi non c'è nessun albero che risplenda tranne l'agrifoglio.

Gilbert Keith Chesterton, Eretici.



 

lunedì 20 ottobre 2025

Un aforisma al giorno - L'origine pagana del cristianesimo.



Se qualcuno vuole aggrapparsi all'estremità di una catena che risale davvero ai misteri pagani, farebbe meglio ad aggrapparsi a una ghirlanda di fiori a Pasqua o a una sfilza di salsicce a Natale. Tutto il resto nel mondo moderno è di origine cristiana, anche tutto ciò che sembra più anticristiano. La Rivoluzione francese è di origine cristiana. Il giornale è di origine cristiana. Gli anarchici sono di origine cristiana. La scienza fisica è di origine cristiana. L'attacco al cristianesimo è di origine cristiana. C'è una cosa, e una sola, che esiste al giorno d'oggi e che in qualsiasi senso si possa dire con precisione che sia di origine pagana, ed è il cristianesimo.

Gilbert Keith Chesterton, Eretici.



martedì 26 agosto 2025

The Diabolist, ovvero: il satanista. Traduzione e note di Marco Sermarini ©.

Vorrei proporvi la traduzione, inedita in lingua italiana, di un articolo di Chesterton apparso il 9 novembre 1907 sul The Daily News, il quotidiano liberale su cui Gilbert scrisse fino al 1913, di proprietà di Lord Cadbury. Si tratta di un articolo tutto sommato breve ma denso e significativo, di cui danno conto i migliori biografi di Chesterton, in primis Maisie Ward; ho pensato di anteporre alla traduzione le parole con cui William Oddie collocava l'episodio nella biografia di Chesterton. Sono tratte da Chesterton and the Romance of Orthodoxy. The Making of GKC. 1874 - 1908, anch'esso inedito in lingua italiana. Ne estrapolo un brano ritenendolo estremamente significativo, rimandando i lettori alla consultazione del seguito per non appesantire questo lavoro. Tuttavia la continuazione della lettura delle riflessioni filologiche e filosofiche di Oddie sarebbe estremamente proficua perché l'articolo, scritto nel 1907, si colloca nel periodo della compilazione del capolavoro di Chesterton, Ortodossia, che costituisce la sintesi del suo pensiero. Ad ogni modo ritengo che già questo non brevissimo assaggio dello scritto del compianto William Oddie aiuterà i lettori a comprendere l'importanza dell'articolo.

Perché è importante l'articolo che propongo? Perché è la testimonianza di Chesterton sul suo giovanile ritorno all'ortodossia, il primo abbozzo di quel sunto della sua filosofia che egli costituì scrivendo L'Uomo che fu Giovedì e Ortodossia in particolare, Eretici e Uomovivo più in generale, Ancora, testimonia la maturità del pensiero di Chesterton anzi la sua compiutezza già nella giovane età a cui si riferisce l'episodio.

Marco Sermarini

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(...) L'episodio risale al periodo in cui Chesterton frequentava la Slade, ovvero l'anno accademico 1893-94, circa un anno dopo la pubblicazione de Il ritratto di Dorian Gray. Riguarda un giovane chiaramente identificabile come un prodotto del movimento estetico. L'influenza sul suo pensiero di Walter Pater stesso o di qualche discepolo di Pater, forse Wilde, o semplicemente dell'ampio ethos estetico/decadente/fin de siècle dell'epoca, è piuttosto evidente. Egli crede, come Pater, che l'esperienza, e non il frutto dell'esperienza, sia la priorità assoluta. È totalmente contrario a qualsiasi nozione etica oggettiva di giusto e sbagliato e sostiene con veemenza una particolare linea di condotta perché dopo di essa non saprà più distinguere tra i due. Le sue convinzioni sono distruttive prima per gli altri e poi per se stesso: come Dorian Gray, incarna la tragedia dell'estetismo commettendo di fatto suicidio. Infine (e, per il nostro scopo, cosa più importante), lui - o comunque la reazione di Chesterton nei suoi confronti - stabilisce chiaramente il legame tra il movimento decadente e la risposta intellettuale di Chesterton ad esso, ovvero l'identificazione della lotta contro l'eresia come il campo di battaglia su cui combattere il male. (...) I parallelismi con la storia di Dorian Gray sono sorprendentemente evidenti; e qui abbiamo sicuramente tutta la spiegazione che ci serve del disgusto di Chesterton per il fin de siècle wildiano, che giunse a una fine così brusca con la rovina dello stesso Wilde a metà del decennio. Un'altra possibile risonanza - o almeno un parallelo illuminante - con le opinioni dei satanisti sui piaceri estetici della seduzione e della rovina morale si trova in Confessions of a Young Man (1888) di George Moore (ammiratore di Pater e influente membro del corpo docente della Slade e, chissà, forse anche di uno dei suoi studenti, il “satanista”). Scrivendo del dipinto "La Source" di Ingres, il cui “prezzo” fu la seduzione e la morte della modella attraverso l'alcol, egli osserva languidamente che “la consapevolezza che è stato commesso un torto... che una ragazza o mille ragazze sono morte in ospedale per quella cosa virginale, è un piacere in più di cui non potevo fare a meno”. Era a questo passaggio che Chesterton si riferiva nel suo taccuino Slade quando scrisse che “anche il vizio richiede vergini”? Qualunque sia la risposta, non sorprende che in Eretici Chesterton, in modo insolito, scrivesse di George Moore con un disprezzo personale così assoluto. A proposito di “The Diabolist”, Michael Coren pone la domanda: “Quanto è reale questo incontro e quanto è invece una costruzione artificiale?” Chesterton lo ha sicuramente presentato come un incontro reale e intendeva che fosse preso sul serio come tale. “Quello che sto per raccontare”, ha scritto, "è realmente accaduto..." (...). Possiamo sicuramente essere certi che si sia trattato di "un vero incontro". (...)

William Oddie, Chesterton and the Romance of Orthodoxy. The Making of GKC. 1874 - 1908





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Ogni tanto ho introdotto nei miei saggi un elemento di verità. Sono state menzionate cose realmente accadute, come l'incontro con il Presidente Kruger (1) o l'essere buttato fuori da un taxi. Ciò che ora devo riferire è realmente accaduto; eppure non vi era alcun elemento di politica pratica o di pericolo personale. È stata semplicemente una tranquilla conversazione che ho avuto con un altro uomo. Ma quella tranquilla conversazione è stata di gran lunga la cosa più terribile che mi sia mai capitata in vita mia. È successo così tanto tempo fa che non posso essere certo delle parole esatte del dialogo, solo delle principali domande e risposte; ma c'è una frase di cui posso rispondere assolutamente e parola per parola. È stata una frase così terribile che non potrei dimenticarla se lo volessi. È stata l'ultima frase pronunciata, e non è stata rivolta a me.

La cosa mi è successa ai tempi in cui frequentavo una scuola d'arte. Una scuola d'arte è diversa da quasi tutte le altre scuole o collegi sotto questo aspetto: che, essendo di nuova e rozza creazione e di disciplina lassista, presenta un contrasto particolarmente forte tra l'industrioso e l’ozioso. Le persone in una scuola d'arte fanno un'atroce quantità di lavoro o non lavorano affatto. Io appartenevo, insieme ad altre persone affascinanti, a quest'ultima classe; e questo mi ha fatto entrare spesso nella società di uomini che erano molto diversi da me, e che erano oziosi per ragioni molto diverse dalle mie. Ero inoperoso perché ero molto occupato; all'epoca ero impegnato a scoprire, con mio estremo e duraturo stupore, che non ero ateo. Ma ce n'erano anche altri che erano impegnati a scoprire ciò che Carlyle (2) chiamava (penso con inutile delicatezza) il fatto che lo zenzero è piccante in bocca.

Apprezzo quel tempo, in breve, perché mi ha permesso di fare la conoscenza di un buon numero rappresentativo di furfanti. A questo proposito ci sono due cose molto curiose che il critico della vita umana può osservare. Il primo è il fatto che c'è una netta differenza tra uomini e donne; il fatto che le donne preferiscono parlare in due, mentre gli uomini preferiscono parlare in tre. Il secondo è che quando si trovano (come spesso si fa) tre giovani mascalzoni e idioti che girano insieme e si ubriacano insieme ogni giorno, in genere si scopre che uno dei tre mascalzoni e idioti non è (per qualche motivo straordinario) un mascalzone né un idiota. In questi piccoli gruppi dediti ad una dissipazione spasmodica c'è quasi sempre un uomo che sembra aver accondisceso alla sua compagnia; un uomo che, pur potendo parlare di fallace banalità con i suoi compagni, può anche parlare di politica con un socialista, o di filosofia con un cattolico. 

Era proprio un tale uomo che venni a conoscere bene. Era strano, forse, che apprezzasse la sua società sporca e ubriaca; era ancora più strano, forse, che gli piacesse la mia società. Per ore del giorno parlava con me di Milton (3) o dell'architettura gotica; per ore della notte andava dove non ebbi mai voglia di seguirlo, anche solo per speculazione. Era un uomo dal viso lungo e ironico, con i capelli raccolti e rossi; era un gentiluomo per classe, e poteva camminare come uno da solo, ma preferiva, per qualche motivo, camminare come uno sposo che portava due secchielli. Sembrava una sorta di super-fantino; come se qualche arcangelo fosse finito sul prato. E non dimenticherò mai la mezz'ora in cui lui ed io abbiamo discusso di cose reali per la prima ed ultima volta.

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Lungo la facciata del grande edificio di cui la nostra scuola faceva parte correva un’enorme rampa di gradini di pietra, più alta, credo, di quella che conduce alla Cattedrale di Saint Paul (4). In una nera serata d'inverno lui ed io eravamo in giro su queste fredde altezze, che sembravano tetre come una piramide sotto le stelle. L'unica cosa visibile sotto di noi nel buio era un fuoco che bruciava e soffiava; perché qualche giardiniere (suppongo) stava bruciando qualcosa nel terreno, e di tanto in tanto le scintille rosse ci passavano davanti come uno sciame di insetti scarlatti nel buio. Anche sopra di noi regnava la tenebra; ma se si fissava abbastanza a lungo quella oscurità superiore, si vedevano strisce verticali di grigio nel nero e poi si diventava consapevoli della facciata colossale dell'edificio dorico, fantasmagorica, ma che riempiva il cielo, come se il cielo fosse ancora pieno del gigantesco fantasma del paganesimo.

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L'uomo mi chiese bruscamente perché stessi diventando ortodosso. Fino a quel momento non mi ero reso conto di esserlo, ma non appena lo disse capii che era letteralmente vero. Il processo era stato così lungo e denso che gli risposi immediatamente attingendo alle mie riserve di spiegazioni.

«Sto diventando ortodosso», dissi, «perché sono giunto, a torto o a ragione, dopo aver stirato il mio cervello fino a farlo esplodere, alla vecchia convinzione che l'eresia è persino peggiore del peccato. Un errore è più minaccioso di un crimine, perché un errore genera crimini. Un imperialista è peggiore di un pirata. Perché un imperialista gestisce una scuola per pirati; insegna la pirateria disinteressatamente e senza un salario adeguato. Un amante libero è peggio di un libertino. Perché un libertino è serio e spericolato anche nel suo amore più breve, mentre un fautore dell'Amore Libero è cauto e irresponsabile anche nella sua devozione più lunga. Odio il dubbio moderno perché è pericoloso».

«Intendi pericoloso per la moralità», disse con voce meravigliosamente gentile. «Immagino che tu abbia ragione. Ma perché ti interessa la moralità?».

Gli lanciai una rapida occhiata al volto. Aveva proteso il collo, come era sua abitudine, e così il suo viso si trovò improvvisamente illuminato dalla luce del falò sottostante, come un volto sotto i riflettori. Il mento lungo e gli zigomi alti erano illuminati in modo infernale dal basso, tanto che sembrava un demone che fissava la fossa ardente. Ebbi una sensazione insensata di essere tentato in un territorio selvaggio; e proprio mentre mi fermavo, una raffica di scintille rosse mi sfiorò.

«Non sono splendide quelle scintille?», dissi.

«Sì», rispose lui.

«Questo è tutto ciò che ti chiedo di ammettere», dissi. «Dammi quei pochi puntini rossi e io ne dedurrò la morale cristiana. Una volta pensavo come te, che il piacere che si prova davanti a una scintilla volante fosse qualcosa che poteva andare e venire con quella scintilla. Una volta pensavo che il piacere fosse libero come il fuoco. Una volta pensavo che quella stella rossa che vediamo fosse sola nello spazio. Ma ora so che la stella rossa è solo l'apice di una piramide invisibile di virtù. Quel fuoco rosso è solo il fiore su uno stelo di abitudini viventi, che non puoi vedere. Solo perché tua madre ti ha insegnato a dire “grazie” per un panino, ora sei in grado di ringraziare la Natura o il caos per quelle stelle rosse di un istante o per le stelle bianche di tutti i tempi. Solo perché eri umile davanti ai fuochi d'artificio del cinque novembre (5), ora ti godi qualsiasi fuoco d'artificio che ti capita di vedere. Ti piacciono solo perché sono rosse, perché ti è stato raccontato del sangue dei martiri; ti piacciono solo perché sono luminose, perché la luminosità è gloria. Quella fiamma è sbocciata dalle virtù e svanirà con le virtù. Seduci una donna e quella scintilla sarà meno luminosa. Spargi sangue e quella scintilla sarà meno rossa. Sii davvero cattivo e saranno per te come le macchie sulla carta da parati».

Possedeva una terribile lucidità intellettuale che mi faceva disperare della sua anima. Un ateo comune e innocuo avrebbe negato che la religione producesse umiltà o che l'umiltà fosse una semplice gioia: ma lui ammetteva entrambe le cose. Diceva solo: «Ma non troverò forse nel male una vita propria? Ammesso che per ogni donna che rovino una di quelle scintille rosse si spegnerà: il piacere crescente della rovina non...». 

«Vedi quel fuoco?» gli chiesi. «Se avessimo una vera democrazia combattiva, qualcuno ti brucerebbe lì dentro, come l'adoratore del diavolo che sei».

«Forse», rispose con il suo solito tono stanco e gentile. «Solo che quello che tu chiami male, io lo chiamo bene».

Scese da solo la grande scalinata e io sentii che volevo che fosse spazzata e pulita. Lo seguii più tardi e, mentre andavo a cercare il mio cappello nel corridoio basso e buio dove era appeso, sentii improvvisamente di nuovo la sua voce, ma le parole erano incomprensibili. Mi fermai, sorpreso: poi sentii la voce di uno dei suoi compagni più vili che diceva: «Nessuno può saperlo». E poi sentii quelle due o tre parole che ricordo in ogni sillaba e che non posso dimenticare. Sentii il Satanista dire: «Ti dico che ho fatto tutto il resto. Se faccio questo, non saprò più distinguere il bene dal male». Mi precipitai fuori senza osare fermarmi; e mentre passavo davanti al fuoco non sapevo se fosse l'inferno o l'amore furioso di Dio.

Da allora ho saputo che è morto: si può dire, credo, che si sia suicidato, anche se lo ha fatto con strumenti di piacere, non con strumenti di dolore. Dio lo aiuti, conosco la strada che ha percorso, ma non ho mai saputo, né ho mai osato pensare, quale fosse il luogo in cui si è fermato e si è trattenuto.

Gilbert Keith Chesterton, The Daily News, 9 novembre 1907; 
successivamente raccolto in Tremendous Trifles.


(1) Stephanus Johannes Paul Kruger (1825 – 1904), noto anche come Oom Paul (“Zio Paul”) fu leader di spicco della resistenza boera contro il governo britannico del Sudafrica, e divenne presidente della Repubblica del Transvaal.

(2)  Thomas Carlyle (1795 - 1881), saggista, storico e filosofo scozzese, tra i maggiori dell’età vittoriana.

(3) John Milton (1608 - 1674), scrittore e poeta inglese, tra i più influenti dell'età post shakespeariana; fu l'autore del Paradiso Perduto.

(4) Una delle due cattedrali anglicane di Londra, che sorge nella City, opera dell'architetto Christopher Wren. L'altra si trova a Southwark.

(5) il riferimento è alla Guy Fawkes Night, in cui in Inghilterra si commemora il 5 novembre 1605 quando Guy Fawkes, cattolico, tentò in una congiura di uccidere re Giacomo I con un attentato dinamitardo (the Gunpowder Plot). La congiura non ebbe esito positivo e allora da quel giorno si celebra questa ricorrenza.

Traduzioni  e note di Marco Sermarini - tutti i diritti sono riservati ©.


Una parte della Slade School of Fine Arts



sabato 23 agosto 2025

Un aforisma al giorno - Sono sempre i sicuri ad essere umili.

La nuova filosofia dell'autostima e dell'affermazione di sé dichiara che l'umiltà è un vizio. Se così fosse, è abbastanza chiaro che si tratta di uno di quei vizi che sono parte integrante del peccato originale. Segue con la precisione di un orologio tutte le grandi gioie della vita. Nessuno, ad esempio, è mai stato innamorato senza indulgere in una vera e propria ubriacatura di umiltà. Tutte le persone spontanee e naturali, come gli scolari, godono dell'umiltà nel momento in cui raggiungono l'adorazione degli eroi. L'umiltà, ancora una volta, è considerata sia dai suoi sostenitori che dai suoi oppositori come una componente peculiare del cristianesimo. La vera e ovvia ragione di ciò viene spesso trascurata. I pagani insistevano sull'autoaffermazione perché era essenza del loro credo che gli dei, sebbene forti e giusti, fossero mistici, capricciosi e persino indifferenti. Ma l'essenza del cristianesimo era, in senso letterale, il Nuovo Testamento: un patto con Dio che apriva agli uomini una chiara liberazione. Si consideravano al sicuro; rivendicavano palazzi di perla e argento sotto il giuramento e il sigillo dell'Onnipotente; si credevano ricchi di una benedizione irrevocabile che li poneva al di sopra delle stelle; e immediatamente scoprirono l'umiltà. Era solo un altro esempio dello stesso immutabile paradosso. Sono sempre i sicuri ad essere umili.

Gilbert Keith Chesterton, L'imputato.



mercoledì 6 agosto 2025

Un aforisma al giorno - Tornare a un uomo ucciso per formulare una benedizione.



Vivo in un'epoca di poteri e conoscenze molteplici,

Di vapore, scienza, democrazia, giornalismo, arte;

Ma quando il mio amore si alza come un mare,

Devo tornare a una tribù oscura e a un uomo ucciso

Per formulare una benedizione.

Gilbert Keith Chesterton, dal Notebook.

Chesterton diciassettenne,
circa tre anni prima di
questo appunto.


martedì 14 gennaio 2025

Un aforisma al giorno - Gli uomini non credono perché non allargano la mente.



Gli uomini non credono perché non allargano la mente. Dal punto di vista del credo individuale, dovrei ovviamente esprimerlo dicendo che non sono abbastanza cattolici per essere dei cattolici. Qui però non intendo discutere le verità dottrinali del cristianesimo, ma semplicemente i fatti storici principali del cristianesimo, come potrebbero apparire a una persona davvero illuminata e immaginosa, anche se non fosse cristiana. Ciò che intendo al momento è che la maggior parte dei dubbi derivano da dettagli. Nel corso di letture casuali, uno si imbatte in un’usanza pagana che gli sembra pittoresca o in un’azione cristiana che gli sembra crudele; ma non allarga la mente a sufficienza per vedere la verità principale a proposito dell’usanza pagana o della reazione cristiana verso di essa. Finché non comprendiamo, non per forza nel dettaglio, ma nell’insieme e nelle giuste proporzioni quel progresso pagano e quella reazione cristiana, non possiamo realmente comprendere il momento della storia in cui san Francesco comparve o che cosa riguardasse la sua grande missione popolare.

Gilbert Keith Chesterton, San Francesco d'Assisi.

La copertina di una vecchia edizione del
San Francesco di Chesterton, quella 
dell'Istituto di Propaganda Libraria.


martedì 6 agosto 2024

Chesterton in altre parole - Clive Staples Lewis, "a prescindere dal suo cristianesimo".

Poi ho letto L'Uomo Eterno di Chesterton e per la prima volta ho visto l'intero schema cristiano della storia esposto in una forma che mi è sembrata avere senso... Pensavo già che Chesterton fosse l'uomo più ragionevole in vita "a parte il suo cristianesimo". Ora credo proprio, pensavo... che il cristianesimo stesso fosse molto sensato "a prescindere dal suo cristianesimo".

Clive Staples Lewis, Sorpreso dalla gioia.



lunedì 29 luglio 2024

Un aforisma al giorno - Chi giudica.

La religione cristiana ha manifestato a chiare lettere la sanità definitiva dell'Uomo, quello che, dice la Scrittura, giudicherà la verità incarnata e umana. Le nostre vite e le nostre leggi non vengono giudicate da un ente divino superiore, ma semplicemente dalla umana perfezione. È l'uomo, dice Aristotele, la misura. È il Figlio dell'Uomo, dice la Scrittura, che giudicherà i vivi e i morti.

Gilbert Keith Chesterton, Cosa c'è di sbagliato nel mondo



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lunedì 8 luglio 2024

Un aforisma al giorno - I lati impopolari del cristianesimo.


L’argomento più forte a favore della grazia divina è semplicemente che essa appare sgraziata. I lati impopolari del cristianesimo si rivelano, quando li esaminiamo, i veri guadagni della gente.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia.

sabato 4 maggio 2024

Un aforisma al giorno - La vecchia vita umana che danza come i bambini.

La cinta esterna del cristianesimo è un rigido baluardo di abnegazioni morali e di preti professionisti, ma all’interno di quel baluardo inumano scoprirete la vecchia vita umana danzare come i bambini e bere vino come gli uomini, perché il cristianesimo è l’unica cornice adatta per la libertà pagana. Ma nella filosofia moderna accade il contrario: è la cinta esterna a essere visibilmente artistica ed emancipata, mentre la disperazione risiede al suo interno.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia.



sabato 24 febbraio 2024

Un aforisma al giorno - Raccogliere dodici uomini comuni per fare qualcosa di serio.

La nostra civiltà ha deciso, e molto giustamente, che determinare la colpevolezza o l'innocenza degli uomini è una cosa troppo importante per essere affidata a uomini preparati. Vuole che si faccia luce su questa terribile questione, chiede a uomini che non conoscono la legge più di quanto ne conosca io, ma che possono provare le stesse cose che ho provato io nel banco della giuria. Quando vuole la catalogazione di una biblioteca, o la scoperta del sistema solare, o qualsiasi altra sciocchezza del genere, ricorre a specialisti. Ma quando vuole fare qualcosa di veramente serio, raccoglie dodici uomini comuni. La stessa cosa è stata fatta, se non ricordo male, dal Fondatore del Cristianesimo.

Gilbert Keith Chesterton, Tremendous Trifles.



martedì 9 gennaio 2024

Un aforisma al giorno - La pietra e la chiave.

Cristo fondò la Chiesa con due grandi metafore nelle parole finali agli Apostoli che ricevettero l’autorità di fondarla. La prima fu la frase su Pietro sul quale la Chiesa sarebbe stata edificata come su di una pietra; la seconda fu il simbolo delle chiavi. Circa il significato della prima, non c’è naturalmente alcun dubbio; ma essa non riguarda direttamente l’argomento, qui, salvo in due altri aspetti secondari. È infatti uno dei tanti esempi di quelle frasi evangeliche che avrebbero potuto pienamente espandersi e spiegarsi più tardi, anche molto più tardi. Ed è un altro esempio di quelle frasi che sono l’opposto dell’evidenza, anche nella lettera, in quanto poneva la similitudine di un uomo ad una roccia, mentre quest’uomo aveva piuttosto l’apparenza di una fragile canna.

Ma l’altra immagine delle chiavi ha un’esattezza che non è stata forse esattamente notata. Le chiavi hanno avuto una parte cospicua nell’arte e nell’araldica del Cristianesimo: ma non tutti hanno  notato la peculiare precisione dell’allegoria. Arrivati a questo punto della nostra storia, bisognerà dire qualche cosa del primo apparire e della attività della Chiesa nell’Impero romano: e per un breve accenno in proposito nulla potrebbe meglio servire di quell’antica metafora.

Il cristiano primitivo era né più né meno che una persona con una chiave, o che diceva di avere una chiave. Tutto il movimento cristiano consistette nel proclamare di possedere tale chiave. Non era solamente un vago movimento in avanti, che avrebbe potuto esser meglio rappresentato dal battere un tamburo. Non era qualche cosa che spazzava via tutto davanti a sé, come un moderno movimento sociale. Come vedremo fra poco, si rifiutava piuttosto di far questo. Esso asseriva in modo assoluto che c’era una chiave e che possedeva tale chiave e che nessun’altra chiave era eguale a quella; era in un certo senso, diciamo pure, ristretto. Soltanto avveniva che quella era la chiave che poteva aprire la prigione del mondo intero, e far vedere la bianca aurora della salvezza.

Il credo era come una chiave per tre aspetti che potrebbero convenientemente riunirsi sotto questo simbolo. Primo, una chiave è anzitutto una cosa che ha una forma; ed è una cosa che dipende interamente dal conservare la sua forma. Il credo cristiano è soprattutto la filosofia della forma ed è nemico delle cose informi. Ecco dove differisce da tutte le altre infinite filosofie – manicheismo, Buddismo – che formano una specie di lago notturno nell’oscuro cuore dell’Asia: l’ideale della non creazione. Qui è dove esso differisce anche dalla analoga incertezza del mero evoluzionismo: l’idea di una costante trasformazione delle creature. Uno a cui si dicesse che il suo speciale lucchetto si fonderà con un milione di altri consimili in una buddistica unità, l’avrebbe a noia. Ma uno a cui si dicesse che la sua chiave gradatamente crescerà e germoglierà nella sua tasca e ramificherà in nuovi ingegni o complicazioni, non sarebbe meno insoddisfatto.

Secondo, la forma della chiave è per se stessa una forma piuttosto fantastica. Un selvaggio il quale non sapesse che è una chiave, avrebbe le maggiori difficoltà a indovinare che cosa potesse essere. Ed è fantastica perché è arbitraria. Una chiave non è materia di astrazioni: nel senso che una chiave non è materia di ragionamento. Essa o è adatta alla serratura, oppure non è. È inutile per gli uomini disputarvi attorno, considerata la cosa in se stessa; o ricostruirla sui puri principi della geometria o dell’arte decorativa. È una sciocchezza per un uomo dire che preferirebbe una chiave più semplice; sarebbe assai più sensato se facesse del suo meglio con un grimaldello.

In terzo luogo, poiché la chiave è necessariamente una cosa fatta secondo un disegno, questa aveva un disegno piuttosto elaborato. Quando la gente si lamenta che la religione si è troppo presto immischiata di teologia e roba simile, dimentica che il mondo non solo era entrato in un cul-de-sac, ma era penetrato addirittura in un labirinto di vie senza uscita. Il problema era un problema complicato; il quale, nel senso ordinario, non involveva unicamente delle cose semplici come il peccato. Era anche pieno di segreti, di inganni inesplorati e inesplorabili, di inconsce follie, di pericoli in tutte le direzioni. Se la fede si fosse posta davanti al mondo solo con delle banalità intorno alla pace e alla semplicità, sarebbe stata il rifugio di alcuni moralisti; non avrebbe avuto il più debole effetto sul lussurioso e labirintiaco manicomio. Quel che fece, noi cercheremo all’ingrosso di descrivere: basti dire qui che nella chiave c’erano senza dubbio molte cose che parevano complicate: c’era soltanto una cosa che era semplice. Apriva la porta. 

[...]

Io non tento alcuna apologia sul motivo per cui il credo debba essere accettato. Ma in risposta al problema storico del perché fu accettato, ed è accettato, io do per altri milioni di persone questa risposta: perché corrisponde alla serratura; perché è come la vita. È una delle tante storie; con questo di più, che è una storia vera. È una fra le tante filosofie; con questo di più, che è la verità. Noi l’accettiamo; e il terreno è solido sotto i nostri piedi, e la strada è aperta davanti a noi. Esso non c’imprigiona in un sogno fatalistico o nella coscienza di una universale illusione. Esso apre a noi non soltanto incredibili cieli, ma una terra (può sembrare) egualmente incredibile, e la fa credibile. Questa è la verità che è duro spiegare perché è un fatto, ma è un fatto di cui noi siamo testimoni. Siamo cristiani e cattolici non perché adoriamo una chiave, ma perché abbiamo varcato una porta; e abbiamo sentito lo squillo di tromba della libertà passare sopra la terra dei viventi.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno.




venerdì 5 gennaio 2024

Un aforisma al giorno - Verità illogiche.

Ora è questo che io propongo si dica del cristianesimo; non pure che deduce verità logiche, ma che se talora diventa illogico vuol dire che ha trovato - diciamo cosi - una verità illogica. Non solo va diritto nelle cose ma va a traverso (se così si può dire) quando le cose vanno a traverso. Il suo piano segue le irregolarità segrete e aspetta l'inaspettato.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia.