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martedì 19 dicembre 2017

Scozia, Irlanda e patriottismo locale - Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 17 novembre 1906 (traduzione di Umberta Mesina - tutti i diritti riservati®)

Ho ricevuto una seria e, almeno per me, impressionante rimostranza dall'Associazione Patriottica Scozzese. Sembra che in una recente nota su queste colonne io mi sia riferito a Edoardo VII di Gran Bretagna e Irlanda, Re, Difensore della Fede, con l'orrendo titolo di Re d'Inghilterra. L'Associazione Patriottica Scozzese attira la mia attenzione sul fatto che secondo le disposizioni dell'Atto di Unione e le tradizioni della nazionalità, al monarca ci si dovrebbe riferire come al Re di Britannia. Il colpo che mi è stato così vibrato mi ferisce in modo particolare perché è particolarmente ingiusto. Io credo nella realtà delle nazionalità indipendenti sotto la Corona Britannica con assai più passione e convinzione di quanto ci creda qualunque altro inglese istruito di mia conoscenza. Io sono certissimo che la Scozia è una nazione; sono certissimo che la nazionalità è la chiave della Scozia; sono certissimo che tutto il nostro successo con la Scozia fu dovuto al fatto che nello spirito l'abbiamo trattata come una nazione. Sono certissimo che l'Irlanda è una nazione; sono certissimo che la nazionalità è la chiave dell'Irlanda; sono certissimo che tutto il nostro fallimento in Irlanda nacque dal fatto che non la trattavamo nello spirito come una nazione. Sarebbe difficile trovare, pur con gli esempi innumerevoli che ne esistono, un esempio dell'importanza immensamente superiore del sentimento rispetto a ciò che è chiamato senso pratico che sia più efficace di questo caso delle due nazioni sorelle. Non è che noi abbiamo incoraggiato lo scozzese ad essere ricco; non è che abbiamo incoraggiato lo scozzese ad essere attivo; non è che abbiamo incoraggiato lo scozzese ad essere libero. È che assai decisamente abbiamo incoraggiato lo scozzese ad essere scozzese.

Una vaga ma vivida impressione s'era formata in tutti i nostri scrittori di storia, filosofia e retorica: che l'elemento scozzese fosse di per sé qualcosa di veramente prezioso, qualcosa che ogni inglese era costretto a riconoscere e rispettare. Se mai riconoscemmo la bellezza dell'Irlanda, fu come una cosa che poteva essere amata da un inglese ma che difficilmente poteva essere rispettata perfino da un irlandese. Uno scozzese poteva esser fiero della Scozia; per un irlandese, era abbastanza che gli potesse piacere l'Irlanda. Il nostro successo con le due nazioni è stato direttamente proporzionale al nostro incoraggiamento della loro indipendente emozione nazionale; la sola che non trattavamo da nazione è la sola ad aver prodotto dei Nazionalisti. La sola nazione che non riconoscevamo come nazione in teoria è la sola che siamo stati costretti a riconoscere come nazione in armi. L'Associazione Patriottica Scozzese non ha bisogno di attirare la mia attenzione sull'importanza dei distinti sentimenti nazionali o sulla necessità di considerare il Confine come una linea sacra. Ciò che sostengo è provato più che abbastanza dall'effettiva storia della Scozia. Il posto della lealtà scozzese all'Inghilterra è stato occupato dall'ammirazione inglese per la Scozia. Loro non hanno bisogno di invidiarci la nostra supremazia nominale, quando noi sembriamo invidiare la loro separazione.

Desidero che sia molto chiara la mia intera simpatia per il sentimento nazionale dell'Associazione Patriottica Scozzese. Ma desidero anche che sia chiaro questo paragone lievemente illuminante tra la sorte del patriottismo scozzese e quella del patriottismo irlandese. Nella vita sono sempre i piccoli fatti quelli che esprimono le grandi emozioni e, se l'Inghilterra avesse rispettato una volta l'Irlanda come ha rispettato la Scozia, la cosa si sarebbe manifestata in mille piccoli modi. Per esempio, nell'Esercito Britannico ci sono reggimenti scelti che indossano il kilt (che, come dice Macaulay con perfetta verità, da nove Scozzesi su dieci era considerato l'abito di un ladro). Gli ufficiali delle Highland portano una versione con elsa d'argento dell'antica barbarica sciabola con l'elsa a cesto, che spaccò il cranio a tanti soldati inglesi a Killiecrankie e Prestonpans. Quando avrete nell'Esercito britannico un reggimento di uomini che portano shillelag ornamentali d'argento, allora avrete fatto la stessa cosa per l'Irlanda, e non prima; o quando menzionerete Brian Boru con la medesima intonazione che usate per Bruce.

Lascatemi pertanto considerare di aver chiarito a sufficienza che io credo con particolarissima intensità nel considerare indipendentemente la Scozia e l'Irlanda rispetto all'Inghilterra. Credo che, nel senso proprio della parola, la Scozia sia una nazione indipendente, anche se Edoardo VII è il Re di Scozia. Credo che, nel senso proprio della parola, l'Irlanda sia una nazione indipendente, anche se Edoardo VII è Re d'Irlanda. Ma il fatto è che ho una convinzione anche più audace e sfrenata  di queste due. Io credo che l'Inghilterra sia una nazione indipendente. Io credo che anche l'Inghilterra abbia indipendenti il suo colore e la sua storia e il suo significato. Credo che l'Inghilterra saprebbe produrre costumi stravaganti quasi quanto il kilt; credo che l'Inghilterra abbia eroi tanto pienamente intraducibili quanto Brian Boru; e di conseguenza credo che Edoardo VII sia, tra le altre sue innumerevoli funzioni, veramente il Re d'Inghilterra. Se i miei amici scozzesi insistono, riteniamolo pure uno dei suoi titoli più oscuri, impopolari e minori; uno dei suoi svaghi. Fino a poco tempo fa era Duca di Cornovaglia; non fosse stato per un incidente familiare, sarebbe potuto essere re di Hannover. E non penso nemmeno che dovremmo biasimare i semplici uomini di Cornovaglia se parlassero di lui in un momento di retorica, usando il suo titolo cornico, né i benintenzionati hannoveriani se lo classificassero con i principi hannoveriani.

Ebbene, si dà il caso che nella nota di cui ci si lamenta io abbia detto "Re d'Inghilterra" semplicemente perché mi riferivo al re d'Inghilterra. Stavo parlando rigorosamente e particolarmente di Re inglesi, di Re nella tradizione degli antichi Re inglesi. Ho scritto come un nazionalista inglese acutamente consapevole del sacro confine del Tweed che tiene (o teneva, un tempo) a bada i nostri antichi nemici. Ho scritto come un nazionalista inglese deciso per un folle momento a sbattere fuori la tirannia dello scozzese e dell'irlandese che governa e opprime il mio paese. Sentivo che l'Inghilterra era difesa almeno spiritualmente contro queste nazionalità assedianti. Sognavo che il Tweed fosse sorvegliato dai fantasmi degli Scrope e dei Percy; sognavo che il Canale di san Giorgio fosse sorvegliato da san Giorgio. E in questa sicurezza insulare ho parlato deliberatamente e specificamente del Re d'Inghilterra, del rappresentante dei Tudor e dei Plantageneti. È vero che i due re d'Inghilterra di cui ho parlato in maniera particolare, Carlo II e Giorgio III, avevano entrambi un'origine straniera, né molto recente né molto remota. Carlo II proveniva da una famiglia di origine scozzese. Giorgio III proveniva da una famiglia di origine tedesca. Ma lo stesso, per quel che vale, si potrebbe dire delle case reali quando l'Inghilterra se ne stava da sola. I Plantageneti erano in origine una famiglia francese. I Tudor erano in origine una famiglia gallese. Ma non stavo parlando della quantità di sentimento inglese nei Re inglesi. Stavo parlando della quantità di sentimento inglese nella considerazione e nella popolarità dei re inglesi presso gli inglesi. Con questo, Irlanda e Scozia non hanno proprio niente a che vedere.

Carlo II può, per quel che ne so, essere stato non solo re di Scozia; può, in virtù del suo temperamento e della sua ascendenza, essere stato un re di Scozia scozzese. C'era qualcosa di scozzese nel suo associare lucidità e sensualità. C'era qualcosa di scozzese nel suo associare il fare quel che gli aggradava con il sapere quel che stava facendo. Ma io non stavo parlando della personalità di Carlo II, che sarebbe potuta essere scozzese. Io stavo parlando della popolarità di Carlo II, che era inglese di sicuro. Una cosa è certissima: che abbia mai smesso o no di essere un uomo scozzese, appena poté farlo in maniera conveniente smise di essere un Re scozzese. Aveva tentato realmente l'esperimento di essere un sovrano nazionale a nord del Tweed, e al suo popolo piacque poco come loro piacquero poco a lui. Del presbiterianismo, della religione scozzese, egli lasciò alle cronache il giudizio squisitamente inglese che esso "non era religione per un gentiluomo". La sua popolarità dunque fu puramente inglese; la sua regalità fu puramente inglese; e io stavo usando le parole con la massima ristrettezza e intenzionalità quando ho parlato di questa particolare popolarità e regalità come la popolarità e regalità del Re d'Inghilterra. Ho detto del popolo inglese in particolare che essi amano raccogliere la corona del Re dopo che lui l'abbia lasciata cadere. Non mi sento affatto sicuro che questo valga per gli scozzesi o gli irlandesi. Penso che l'irlandese farebbe cadere la corona al posto suo. Penso che lo scozzese la terrebbe in serbo per lui dopo averla raccolta da terra.

Da parte mia, sarei incline ad assumere il metodo esattamente opposto per affermare la nazionalità. Perché dei buoni nazionalisti scozzesi dovrebbero chiamare Edoardo VII Re di Britannia? Dovrebbero chiamarlo re di Scozia. Che è la Britannia? Dov'è la Britannia? Non esiste questo luogo. Non è mai esistita la nazione di Britannia; non c'è mai stato un Re di Britannia; ammenoché magari Vortigern o Uther Pendragon non abbiano avuto un'inclinazione per quel titolo. Se intendiamo sviluppare la nostra monarchia, io sarei totalmente dell'idea di svilupparla lungo la linea del patriottismo locale e della locale proprietà del re. Penso che i londinesi dovrebbero chiamarlo il re di Londra e i Liverpulliani dovrebbero chiamarlo il Re di Liverpool. Non mi spingo fino a dire che la gente di Birmingham dovrebbe chiamare Edoardo VII il Re di Birmingham, perché sarebbe alto tradimento verso una potestà più sacra e più solida. Ma penso che potremmo leggere nei giornali: "Il re di Brighton ha lasciato Brighton questo pomeriggio alle due e mezzo" e immediatamente dopo "Il Re di Worthing è entrato in Worthing alle tre meno dieci". Oppure "Stamane il popolo di Margate ha salutato con riluttanza il popolare Re di Margate" e poi "Sua Maestà il Re di Ramsgate  ha fatto ritorno nel suo paese e nella sua capitale questo pomeriggio dopo il suo lungo soggiorno in terre insolite". Si potrebbe sottolineare che, per una curiosa coincidenza, la partenza del re di Oxford è avvenuta pochissimo tempo prima dell'arrivo trionfale del Re di Reading. Non so immaginare alcun metodo che più di questo aumenterebbe le gentili e normali relazioni tra il Sovrano e il suo popolo. E non penso che un simile metodo sarebbe in alcun modo uno sminuire la dignità regale; perché, è un dato di fatto, metterebbe il Re sullo stesso piano degli dei. I santi, le più celebrate tra le figure umane, furono anche le più locali. Proprio gli uomini che noi colleghiamo più facilmente al cielo furono anche quelli che più facilmente colleghiamo alla terra.

Gilbert Keith Chesterton (traduzione di Umberta Mesina - tutti i diritti riservati®)


martedì 25 marzo 2014

Incontri di amici

La prima che vedete dall'alto è la locandina di un incontro su Chesterton che la nostra Annalisa Teggi terrà ad Arzignano (Vicenza) sabato 29 marzo 2014 alle ore 18.00; è organizzato dall'Associazione Ulysses e si svolgerà dentro un'azienda di arredamento... più artigianale di così! 

Il titolo è "Il cielo in una stanza, alla scoperta di G. K. Chesterton".

La seconda è la locandina dell'incontro di Paolo Gulisano e Diletta Nicastro a Roma di cui abbiamo pubblicato il comunicato stampa giorni fa. Adesso si fa prima, con la locandina...

Buon divertimento a tutti e un abbraccio a tutti gli amici!









mercoledì 19 marzo 2014

Riceviamo e volentieri pubblichiamo - Scozia: le pietre che cantano

SCOZIA: LE PIETRE CHE CANTANO. 
Pinta letteraria con Paolo Gulisano e Diletta Nicastro 
Storie di impavidi eroi, cardi che non si piegano, monoliti millenari




Sabato 5 aprile alle ore 18, gli autori Paolo Gulisano e Diletta Nicastro saranno ospiti del Pub Finnegan a Roma – via Leonina n.66 - per parlare della comune passione per la Scozia e il mondo celtico, presentando i loro libri "Il Cardo e la Croce - la Scozia, una storia di fede  e libertà " e "Il Tesoro di Skara Brae" (secondo incarico della saga "Il Mondo di Mauro & Lisi"). Infine non potrà mancare un richiamo al Celtic e ai forti legami che uniscono Scozia ed Irlanda. Modera l'incontro la critica letteraria Donatella Cerboni. 


Paolo Gulisano ci introdurrà nelle fasi salienti della storia della Scozia, dal suo passato celtico ed animato dalle gesta di santi e guerrieri che lasciarono il segno nell'immaginario simbolico degli highlander, passando dalle vicende complesse della Riforma protestante e delle appassionate lotte di indipendenza dell'epoca giacobita, fino al lento percorso verso la riconquista della coscienza di sé (influenzata positivamente dal Distributivismo di Chesterton) culminata nel referendum per l'autonomia celebratosi nel 1997. 

Diletta Nicastro, grazie al linguaggio letterario del racconto, ci guiderà nei meandri del cuore neolitico delle Orcadi, e in particolare a Skara Brae, dove una forte tempesta rischia di danneggiare le fondamenta del sito neolitico patrimonio Unesco. Una squadra composta da Mauro Cavalieri, la sorella e inseparabile compagna d'avventure Lisi, il ragazzo verde Kieran, la bio-ecologa Pernilla e il geologo Matthias Antar sarà chiamata ad indagare sui misteri che si celano nel sito archeologico, all'ombra di monoliti millenari che vegliano su tesori molto più preziosi dell'oro e dell'argento. 



Paolo Gulisano è un medico e cultore della storia della medicina. Scrittore e profondo conoscitore delle opere di J.R.R Tolkien (tra cui ricordiamo l'interessante saggio "La mappa dello Hobbit"), nonché Vice Presidente della Società Chestertoniana Italiana, Paolo coltiva poliedrici interessi, dalla storia dei martiri messicani, alla passione per la Scozia e la Verde Irlanda,dal Medioevo di San Colombano e san Patrizio,  alle opere di autori e ricercatori della verità come Lewis, George MacDonald, John Henry Newman e Guareschi,  arrivando alla sua recente pubblicazione " Fino all'abisso. il mito moderno di Moby Dick". 


Diletta Nicastro, scrittrice romana ed autrice della saga "Il Mondo di Mauro & Lisi", si è laureata con lode in Sociologia, cattedra 'Storia delle Comunicazioni di Massa'. La sua tesi 'Gianluca Vialli, un eroe moderno veicolato dai mass media' ha vinto nel 2000 il Premio di Laurea Stefano Benetton come miglior tesi sportiva dell'anno. Dal 2003 è Giornalista Pubblicista e nel 2011 ha vinto il Premio Bastet per la diffusione della cultura del gatto nella letteratura grazie a "I segreti di Tallinn - Il quinto incarico". Nel 2012 ha vinto il Booktrailer Online Award per 'Dio salvi il Gigante - Il sesto incarico'. E' custode nazionale della parola "Mozzafiato".


venerdì 23 settembre 2011

Il Papa invita il Regno Unito a testimoniare la verità del Vangelo - Messaggio per l'anniversario del viaggio in Inghilterra e Scozia


CITTA' DEL VATICANO, giovedì, 22 settembre 2011 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha inviato i suoi saluti ai cattolici di Inghilterra e Galles – che hanno festeggiato il primo anniversario del suo viaggio nel Regno Unito – incoraggiandoli ad essere testimoni della verità del Vangelo.
Lo ha fatto in un messaggio inviato dal Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, in occasione di una Messa nazionale di ringraziamento celebrata nella Cattedrale di Westminster a Londra.
La Messa, concelebrata dai Vescovi di Inghilterra e Galles, ha segnato l'anniversario della visita di Stato svoltasi dal 16 al 19 settembre 2010.
Nel messaggio, il Santo Padre invia i suoi “saluti cordiali”, ricordando “con profonda gratitudine il calore dell'accoglienza ricevuta”.
Benedetto XVI ha detto di sperare che l'occasione “serva come rinnovato mandato ad affrontare la sfida [...] lanciata un anno fa in questo stesso luogo: portare una gioiosa testimonianza della verità del Vangelo, che libera la nostra mente e illumina i nostri sforzi di vivere bene e in modo saggio, sia come individui che come membri della società”.
Il Papa ha menzionato in particolare quanti studiano per il sacerdozio, incoraggiandoli a mantenere gli occhi “fissi su Gesù Cristo, a dedicarsi con tutto il cuore alla loro formazione spirituale e intellettuale e ad essere messaggeri fedeli della nuova evangelizzazione”.
Clare Ward, Home Mission Advisor della Conferenza dei Vescovi Cattolici di Inghilterra e Galles, ha detto a ZENIT in un'intervista che la visita apostolica di Benedetto XVI al Regno Unito “ha avuto un impatto profondo e molto positivo sulla comunità cattolica in Inghilterra e Galles”.
“Molte persone hanno detto di essersi sentite rinnovate nella propria fede e nella loro identità cattolica”, ha aggiunto.

lunedì 18 ottobre 2010

Susan Boyle racconta che la mamma fu invitata ad abortire...

...ma la mamma, che era una brava cattolica, non lo fece!

lunedì 4 ottobre 2010

La rivincita di Pietro secondo Gianfranco Amato.

Qui trovate l'articolo di Gianfranco Amato dal titolo "La rivincita di Pietro" pubblicato in questi giorni sul bel sito www.culturacattolica.it (che tra l'altro contiene bellissimi studi sul nostro Chesterton, da noi più volte segnalati), guidato dal bravissimo don Gabriele Mangiarotti.

venerdì 17 settembre 2010

Il sogno di Susan Boyle, entusiasta di cantare per il papa


Divenuta famosa con “Britain’s got talent”, la Boyle ha cantato nell’attesa di Benedetto XVI alla messa a Glasgow. Cattolica impegnata, recita il rosario tutti i giorni.
La fede è “il pilastro” della sua vita. Il programma del pontefice oggi a Londra.

Glasgow (AsiaNews) – Fra le migliaia di persone entusiaste per il papa in Gran Bretagna vi è pure lei, Susan Boyle, divenuta famosa per “Britain’s got talent”, la trasmissione che lancia nel successo persone sconosciute.
La Boyle, cattolica impegnata, ha cantato ieri davanti all’assemblea radunata nel Bellahouston Park, prima della messa che ha radunato 100 mila fedeli. Susan Boyle, 49 anni, ha cantato il pezzo che l’ha catapultata nel successo (9 milioni di copie vendute), “I dreamed a dream” e due canti di chiesa, “How Great Thou Art” e "Make Me a Channel of Your Peace".
La Boyle, che cantava in chiesa anche prima di diventare famosa, ha detto che cantare davanti al pontefice è “indescrivibile”, “un sogno divenuto realtà” e “un’esperienza che rende umili”.
Intervistata dalla Bbc giorni prima, ha dichiarato: “la visita del papa è un evento grande per i cattolici scozzesi. La mia fede è il pilastro della mia vita. Io prego e dico il rosario ogni giorno”.
Ieri sera, dopo la messa a Glasgow, il papa è giunto a Londra, dove quest’oggi avrà l’incontro con il mondo dell’educazione cattolica nel campus del St Mary University College. Nel pomeriggio si incontrerà con il primate anglicano Rowan Williams. Subito dopo, nel palazzo di Westminster, avrà un incontro con il mondo accademico, imprenditoriale e i leader religiosi.

Da Il Foglio del 17.09.2010

17 settembre 2010

Scusi, è questo il paese antipapista?

Partenza in salita per B-XVI. Poi con la regina un incontro intenso


L'arrivo del Papa in Inghilterra e Scozia non è stato per nulla facile. Benedetto XVI decollava da Ciampino, e già diverse polemiche rendevano il clima incandescente oltre la Manica. Di alcune Papa Ratzinger ha parlato direttamente coi giornalisti sul volo papale. Degli abusi su minori commessi da sacerdoti, ha chiesto subito di parlare padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, poco dopo il decollo. "Queste rivelazioni sono state per me uno choc e sono una grande tristezza", ha risposto il Papa. Parole che ricordano quelle pronunciate nel volo verso Lisbona soltanto quattro mesi fa.


E poi l'accusa rilanciata dai media in tutto il mondo: "L'autorità della chiesa non era sufficientemente vigilante". Parole forti, lette da molti come un rinnovato "mea culpa". Ma il Papa non si è detto preoccupato. Sa che la chiesa di Inghilterra e di Scozia, a differenza della chiesa irlandese, grazie alla commissione guidata da Lord Nolan e istituita più di dieci anni fa dall'ex primate di Westminster, il cardinale Cormac Murphy-O'Connor, ha praticamente risolto il problema. E sa che, pedofilia a parte, spinte anticattoliche sono presenti qui come altrove. Alle manifestazioni delle associazioni delle vittime della pedofilia il Pontefice ha dato una risposta sul volo. Al resto, cercherà di rispondere nelle prossime ore. Tra l'altro, ha detto il Papa, "anche in Francia mi era stato detto che era quello il paese più anticlericale d'Europa".

Il Papa non è intimidito dagli attacchi e dalle critiche. E due giorni fa non lo è stato nemmeno un suo storico e prestigioso collaboratore: mentre Ratzinger decollava per Edimburgo, scozzesi e inglesi leggevano sui giornali l'affondo fatto 24 ore prima dal cardinale Walter Kasper, ex ministro dell'ecumenismo vaticano, contro "un nuovo ateismo aggressivo". Le parole di Kasper, rilasciate alla rivista tedesca Focus, sono state lette come un attacco al cuore di un paese che fa della tolleranza la sua ragione d'essere: "Se per esempio indossi una croce sulla British Airways, vieni discriminato". La reazione è stata veemente. Per il Daily Mail le parole di Kasper sanno di "razzismo". Mentre per il Guardian "il viaggio del Pontefice è già invischiato nelle polemiche". Più diretto il tabloid Sun di Rupert Murdoch: "L''idiota' del Papa bolla il Regno Unito come un paese del Terzo mondo", recita il titolo che accompagna una foto di Kasper e Ratzinger fianco a fianco. Quindi, ecco l'affondo mosso direttamente dal premier David Cameron: "La Gran Bretagna è una società tollerante che rispetta persone di tutte le fedi e per questo è più ricca". Ma anche da parte di illustri esponenti delle gerarchie cattoliche scozzesi e inglesi non sono mancate le richieste al cardinale emerito di pubbliche scuse. Su tutti quelle del cardinale Keith O'Brien, capo della chiesa cattolica in Scozia. Ma nel pomeriggio è il Daily Telegraph a parlare della volontà di Kasper di non chiedere scusa. Il giornale, in contatto con il segretario personale del porporato, monsignor Oliver Lahl, ha spiegato che Kasper considera il caso chiuso.

Non sempre i rapporti tra Ratzinger e Kasper sono stati buoni. L'ha detto nel 2008 lo stesso Ratzinger quando fece a Kasper gli auguri per i 75 anni: "Non sempre siamo stati della medesima opinione ma ci siamo sempre saputi insieme nel cammino al servizio di Cristo e della chiesa". Eppure questa volta è come se Kasper abbia voluto aprire la strada a Ratzinger, dire per lui le parole più dure e che forse egli non può pronunciare. Non ovviamente il riferimento al Regno Unito quale "paese del Terzo mondo", ma il richiamo alla tolleranza che non può ribaltarsi nel suo contrario: intolleranza verso chi crede. Ieri con la regina Elisabetta ha usato come ovvio solo tonalità positive. Ma il 2 febbraio scorso, ai vescovi inglesi giunti in Vaticano, aveva proposto un linguaggio meno diplomatico, denunciando il rischio che nel Regno Unito si affermassero leggi fortemente restrittive per le ragioni di chi crede. Il rimando diretto era all'Equality Bill, la legislazione britannica che, in nome della non discriminazione, costringe le agenzie cattoliche a concedere l'adozione di bambini anche a coppie di omosessuali.

Benedetto XVI disse che il Regno Unito "è ben noto per il suo saldo impegno nell'assicurare pari opportunità per tutti i membri della società" e anche ieri, nel discorso davanti alla Regina, ha chiesto al Regno Unito di riscoprire le "proprie radici", "l'apertura a Dio" e dunque la tolleranza vera, quella che non lede il diritto d'espressione e d'esistenza delle diverse fedi. Significativo, al riguardo, è il parallelo che l'anziano Pontefice tedesco ha scelto per illustrare il suo punto di vista alla Regina, sua coetanea: Ratzinger ha parlato della Gran Bretagna quando si oppose al nazismo. Si oppose alla "tirannia nazista", ha detto, perché questa voleva "sradicare Dio dalla società e negava a molti la nostra comune umanità, specialmente ebrei, che venivano considerati non degni di vivere" ha detto il Papa. Parole che la Regina ha mostrato di apprezzare quando ha ricordato la "comune eredità cristiana". E ancora: "La religione è sempre stata elemento cruciale dell'identità nazionale e della coscienza storica del popolo britannico".

© - FOGLIO QUOTIDIANO

di Paolo Rodari



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"Una cosa morta può andare con la corrente, ma solo una cosa viva può andarvi contro" (Gilbert Keith Chesterton)

Il testo integrale dell'intervista a Papa Benedetto XVI sull'aereo in volo verso Edimburgo, 16.09.2010

INCONTRO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI CON I GIORNALISTI DURANTE IL VOLO VERSO IL REGNO UNITO (16 SETTEMBRE 2010)

Ieri mattina, nel corso del viaggio aereo verso il Regno Unito, il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato i giornalisti del Volo Papale. Pubblichiamo di seguito la trascrizione dell'intervista concessa dal Papa agli operatori dei media:

TESTO DELL'INTERVISTA 

P. Lombardi: Santità, benvenuto fra noi e grazie della sua disponibilità. Abbiamo un gruppo di 70 giornalisti qui presenti, delle diverse parti del mondo. Naturalmente alcuni vengono apposta dal Regno Unito per unirsi fin dal volo a questo gruppo. Come al solito, i colleghi, nei giorni scorsi, hanno dato diverse domande, che Le proponiamo per questa prima conversazione all'inizio di un viaggio molto atteso e impegnativo, che speriamo sia bellissimo. Io ho scelto una serie di domande tra quelle che sono state proposte. GlieLe propongo in italiano per non affaticarLa troppo. I colleghi si aiuteranno a capire se non conoscono bene l'italiano.

La prima domanda: durante la preparazione di questo viaggio vi sono state discussioni e posizioni contrarie. Nella tradizione passata del Paese vi sono state forti posizioni anticattoliche. Lei è preoccupato per come sarà accolto?

Santo Padre: Innanzitutto buona giornata e un buon volo per noi tutti. Devo dire che non sono preoccupato, perché quando sono andato in Francia è stato detto che quello sarebbe stato il Paese più anticlericale, con forti correnti anticlericali e con un minimo di fedeli; quando sono andato nella Repubblica Ceca è stato detto che quello sarebbe stato il Paese più areligioso d'Europa e più anticlericale anche. Così i Paesi occidentali hanno tutti, ognuno nel loro modo specifico e secondo la loro propria storia, forti correnti anticlericali e anticattoliche, ma hanno anche sempre una presenza forte di fede. Così in Francia e nella Repubblica Ceca ho visto e vissuto una calorosa accoglienza da parte della comunità cattolica, una forte attenzione da parte di agnostici che tuttavia sono in ricerca, vogliono conoscere e trovare i valori che portano avanti l'umanità, e sono stati molto attenti se potessero sentire da me qualcosa anche in questo senso. E la tolleranza e il rispetto di quanti sono anticattolici. Naturalmente la Gran Bretagna ha una sua propria storia di anticattolicesimo, questo è ovvio, ma è anche un Paese di una grande storia di tolleranza. E così sono sicuro che da una parte vi sarà un'accoglienza positiva dai cattolici e dai credenti, generalmente; attenzione da quanti cercano come andare avanti in questo nostro tempo, e rispetto e tolleranza reciproca dove c'è un anticattolicesimo. Vado avanti con grande coraggio e con gioia.

P. Lombardi: Il Regno Unito, come molti altri Paesi occidentali – è un tema che ha già toccato nella prima risposta – è considerato un Paese secolare; c'è un forte movimento di ateismo anche con motivazioni culturali, tuttavia vi sono anche segni che la fede religiosa, in particolare in Gesù Cristo, è tuttora viva a livello personale. Che cosa può significare questo per cattolici ed anglicani? Si può fare qualcosa per rendere la Chiesa come istituzione anche più credibile e attrattiva per tutti?

Santo Padre: Direi che una Chiesa che cerca soprattutto di essere attrattiva sarebbe già su una strada sbagliata. Perché la Chiesa non lavora per sé, non lavora per aumentare i propri numeri e così il proprio potere. La Chiesa è al servizio di un Altro, serve non per sé, per essere un corpo forte, ma serve per rendere accessibile l'annuncio di Gesù Cristo, le grandi verità, le grandi forze di amore, di riconciliazione apparse in questa figura e che sempre vengono dalla presenza di Gesù Cristo. In questo senso la Chiesa non cerca la propria attrattività, ma deve essere trasparente per Gesù Cristo. E nella misura nella quale non sta per se stessa, come corpo forte e potente nel mondo, che vuole avere il suo potere, ma si fa semplicemente voce di un Altro, diventa realmente trasparenza per la grande figura di Cristo e le grandi verità che ha portato nell'umanità, la forza dell'amore; allora in questo momento si ascolta e si accetta la Chiesa. Essa non dovrebbe considerare se stessa ma aiutare a considerare l'Altro, ed essa stessa vedere e parlare dell'Altro e per l'Altro. In questo senso mi sembra anche che anglicani e cattolici hanno il semplice compito, lo stesso compito, la stessa direzione da prendere. Se anglicani e cattolici vedono che ambedue non servono per se stessi, ma sono strumenti per Cristo, "amico dello Sposo" – come dice San Giovanni – se ambedue seguono la priorità di Cristo e non di se stessi, allora vengono anche insieme, perché allora la priorità di Cristo li accomuna e non sono più concorrenti, ognuno cercando il maggiore numero, ma sono congiunti nell'impegno per la verità di Cristo che entra in questo mondo, e così si trovano anche reciprocamente in un vero e fecondo ecumenismo.

P. Lombardi: Grazie Santità. Una terza domanda. Com'è noto e come è stato messo in rilievo anche da recenti sondaggi, lo scandalo degli abusi sessuali ha scosso la fiducia dei fedeli nella Chiesa. Come pensa di poter contribuire a ristabilire questa fiducia?

Santo Padre: Innanzitutto devo dire che queste rivelazioni sono state per me uno choc. Sono una grande tristezza, è difficile capire come questa perversione del ministero sacerdotale era possibile. Il sacerdote, nel momento dell'ordinazione, preparato per anni a questo momento, dice sì a Cristo per farsi la sua voce, la sua bocca, la sua mano e servirlo con tutta l'esistenza perché il Buon Pastore, che ama e aiuta e guida alla verità, sia presente nel mondo. Come un uomo che ha fatto e detto questo possa poi cadere in questa perversione, è difficile capire, è una grande tristezza, tristezza anche che l'autorità della Chiesa non era sufficientemente vigilante e non sufficientemente veloce, decisa, nel prendere le misure necessarie. Per tutto questo siamo in un momento di penitenza, di umiltà e di rinnovata sincerità, come ho scritto ai Vescovi irlandesi. Mi sembra che dobbiamo adesso realizzare proprio un tempo di penitenza, un tempo di umiltà, e rinnovare e reimparare un'assoluta sincerità. Quanto alle vittime, direi, tre cose sono importanti. Primo interesse sono le vittime, come possiamo riparare, che cosa possiamo fare per aiutare queste persone a superare questo trauma, a ritrovare la vita, a ritrovare anche la fiducia nel messaggio di Cristo. Cura, impegno per le vittime è la prima priorità con aiuti materiali, psicologici, spirituali. Secondo, è il problema delle persone colpevoli: la giusta pena, escluderli da ogni possibilità di accesso ai giovani, perché sappiamo che questa è una malattia e la libera volontà non funziona dove c'è questa malattia; quindi dobbiamo proteggere queste persone contro se stesse, e trovare il modo di aiutarle e di proteggerle contro se stesse ed escluderle da ogni accesso ai giovani. E il terzo punto è la prevenzione nella educazione e nella scelta dei candidati al sacerdozio. Essere così attenti che secondo le possibilità umane si escludano futuri casi. E vorrei in questo momento anche ringraziare l'episcopato britannico per la sua attenzione, per la sua collaborazione, sia con la Sede di San Pietro, sia con le istanze pubbliche, e per l'attenzione per le vittime e per il diritto. Mi sembra che l'episcopato britannico abbia fatto e faccia un grande lavoro e gli sono molto grato.

P. Lombardi: Santità, la figura del cardinale Newman evidentemente è molto significativa per Lei. Per il cardinale Newman Lei fa l'eccezione di presiederne la beatificazione. Pensa che il suo ricordo possa aiutare a superare le divisioni fra anglicani e cattolici? E quali sono gli aspetti della sua personalità su cui desidera mettere l'accento più forte?

Santo Padre: Il cardinale Newman è soprattutto da una parte un uomo moderno, che ha vissuto tutto il problema della modernità, che ha vissuto anche il problema dell'agnosticismo, dell'impossibilità di conoscere Dio, di credere. Un uomo che è stato in tutta la sua vita in cammino, nel cammino di lasciarsi trasformare dalla verità in una ricerca di grande sincerità e di grande disponibilità, per conoscere meglio e per trovare, accettare la strada per la vera vita. Questa modernità interiore, del suo essere e della sua vita, implica la modernità della sua fede. Non è una fede in formule di un tempo passato: è una fede personalissima, vissuta, sofferta, trovata, in un lungo cammino di rinnovamento e di conversioni. E' un uomo di grande cultura, che da una parte partecipa nella nostra cultura scettica di oggi – alla questione se possiamo capire qualcosa di certo sulla verità dell'uomo, dell'essere o no, e come possiamo arrivare alla convergenza delle probabilità. Un uomo che, d'altra parte, con una grande cultura della conoscenza dei Padri della Chiesa, ha studiato e rinnovato la genesi interna della fede e riconosciuto così la sua figura e costruzione interiore. È un uomo di una grande spiritualità, di un grande umanesimo, un uomo di preghiera, di una relazione profonda con Dio e di una relazione personale, perciò anche di una relazione profonda con gli altri uomini del suo e del nostro tempo. Direi, quindi, questi tre elementi: modernità della sua esistenza, con tutti i dubbi e i problemi del nostro essere di oggi; cultura grande, conoscenza dei grandi tesori della cultura dell'umanità, disponibilità di ricerca permanente, di rinnovamento permanente; e spiritualità: vita spirituale, vita con Dio, danno a quest'uomo un'eccezionale grandezza per il nostro tempo. Perciò è una figura di dottore della Chiesa per noi e per tutti, e anche un ponte tra anglicani e cattolici.

P. Lombardi: E un'ultima domanda. Questa visita è considerata con il rango di visita di Stato, così è stata qualificata. Che cosa significa ciò per i rapporti tra la Santa Sede e il Regno Unito? Vi sono punti importanti di sintonia, in particolare guardando alle grandi sfide del mondo attuale?

Santo Padre: Sono molto grato a Sua Maestà la Regina Elisabetta II, che ha voluto dare a questa visita il rango di una visita di Stato, che sa esprimere il carattere pubblico di questa visita e anche la responsabilità comune tra politica e religione per il futuro del Continente e per il futuro dell'umanità. La grande e comune responsabilità perché i valori che creano giustizia e politica, e che vengono dalla religione, siano insieme, in cammino nel nostro tempo. Naturalmente questo fatto che giuridicamente è una visita di Stato non rende la mia visita un fatto politico, perché se il Papa è capo di Stato, questo è solo uno strumento per garantire l'indipendenza del suo annuncio e il carattere pubblico del suo lavoro di Pastore. In questo senso anche la visita di Stato rimane sostanzialmente ed essenzialmente una visita pastorale, cioè una visita nella responsabilità della fede, per la quale il Sommo Pontefice, il Papa esiste. E, naturalmente, mette al centro dell'attenzione, questo carattere di visita di Stato, le coincidenze tra l'interesse della politica e della religione. La politica sostanzialmente è creata per garantire giustizia, e con la giustizia libertà, ma giustizia è un valore morale, un valore religioso e così la fede, l'annuncio del Vangelo, si collega, nel punto "giustizia", con la politica, e qui nascono anche gli interessi comuni. La Gran Bretagna ha una grande esperienza e una grande attività nella lotta contro i mali di questo tempo, contro la miseria, la povertà, le malattie, la droga e tutte queste lotte contro la miseria, la povertà, la schiavitù dell'uomo, l'abuso dell'uomo, la droga, sono anche scopi della fede, perché sono scopi dell'umanizzazione dell'uomo, perché sia restituita l'immagine di Dio contro le distruzioni e le devastazioni. Un secondo compito comune è l'impegno per la pace nel mondo e la capacità di vivere la pace, l'educazione alla pace. Creare le virtù che rendono l'uomo capace di pace. E, finalmente, un elemento essenziale della pace è il dialogo delle religioni, la tolleranza, l'apertura dell'uno per l'altro, e questo è anche un profondo scopo, sia della Gran Bretagna come società, sia della fede cattolica, di aprire i cuori, di aprire al dialogo, di aprire così alla verità e al cammino comune dell'umanità, e al ritrovare i valori che sono fondamento del nostro umanesimo.

P. Lombardi: Grazie Santità di tutto questo che ci ha detto. Veramente ci ha dato una panoramica sul significato di tanti dei messaggi che vuole dare in questi giorni e noi quindi Le auguriamo di poterli dare con efficacia in tutti i suoi discorsi e, dato che noi siamo dei comunicatori, noi Le diciamo che faremo il possibile per collaborare a questa buona comprensione e diffusione dei suoi messaggi. Le siamo veramente grati per aver dedicato fin dall'inizio anche del tempo e della fatica per noi e vogliamo farLe i migliori auguri per la continuazione di questo viaggio. Grazie, Santità!

giovedì 16 settembre 2010

Tweets da Glasgow - Il Papa e le cornamuse - 16.09.2010, ore 17.49

Da Il Foglio

TOP OF THE POPE

Il viaggio di B-XVI minuto per minuto

Ultimi messaggi dal nostro inviato:

  • Suonano le cornamuse in attesa del Papa
    circa 3 minuti fa
  • Arrivatio a Glasgow. Papa ancora indietro. Grande folla lo attende
    circa 27 minuti fa

Stasera a Messa dal Papa a Glasgow canterà Susan Boyle!

ROMA (16 settembre) - «Cantare per il Papa va oltre ogni mio sogno» ha detto Susan Boyle, il fenomeno di Britain's Got Talent inserita nel programma della Messa Papale oggi al Beellahouston Park di Glasgow davanti a 65mila pellegrini con tre canzoni tra cui I Dreamt a Dream, il brano che l'ha proiettata verso il successo. «E' difficile descrivere quel che provo. Sarà una esperienza indescrivibile. Oltre l'immaginazione. Oltre i miei sogni impossibili».

Per chi non la ricordasse, Susan Boyle è diventata famosa per la sua partecipazione al "talent contest" inglese "Britain's got talent", dove stupì la giuria del programma che inizialmente l'aveva accolta con sufficienza, forse per il suo aspetto non propriamente da "velina".

Susan è scozzese, pare sia una buona cristiana, anzi di più, una buona cattolica praticante. Ed ha pure una bellissima voce, che sinceramente commuove.

Evviva Susan!

Qui trovate il video su You Tube, visto oltre quarantotto milioni di volte (!), della sua prima uscita durante il programma. E' pure simpatica.

Gli ultimi cinguettii dalla Visita Papale


Qui sotto trovate gli ultimi tweets di Paolo Rodari su Il Foglio. Sono le ore 12.24 di giovedì 16 Settembre 2010 e attingiamo al sito de Il Foglio su cui, tramite Twitter, l'inviato de Il Foglio manda gli aggiornamenti del viaggio al volo.

Rodari è al seguito del Papa ed è da poco arrivato in Scozia. Ha detto sull'aereo ai giornalisti: "Per me le rivelazioni (sulla pedofilia dei preti, ndr) sono state un shock, motivo di grande tristezza". Ora sta andando dalla Regina Elisabetta ad Edimburgo.

Sfruttiamo questo servizio reso dal Foglio perché è semplice e immediato.

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Il viaggio di B-XVI minuto per minuto

Ultimi messaggi dal nostro inviato:

  • Papa non è preoccupato x anti cattolicesimo inglese. Dice che anche in francia doveva essere così e pure in cechia
    circa 17 minuti fa
  • Journalists speake by phone. I tweet alone
    circa 21 minuti fa
  • Papa su aereo in gran forma. Pochi sorrisi ma voce sicura
    circa 27 minuti fa
  • Campagna scozzese leggermente più ordinata di quella laziale. Leggermente
    circa 28 minuti fa

martedì 14 settembre 2010

Un tartan per il Papa


di Gianfranco Amato


ROMA, lunedì, 13 settembre 2010 (ZENIT.org).- La Scozia dedica al Papa un tartan, il tipico tessuto di lana scozzese, usato soprattutto per la confezione dei kilt. Poiché il Santo Padre giungerà a Glasgow il prossimo 16 settembre, giorno di San Niniano, si è deciso di intitolare il tartan dedicato al Papa, proprio al Vescovo che ha cristianizzato la Scozia fra il IV e V secolo d.C.

Lo scorso 9 settembre il cardinal Keith Patrick O'Brien ha presentato per la prima volta il tartan di San Niniano ai leader politici del Parlamento Scozzese, e lo ha consegnato all'onorevole Alex Fergusson, Parliament's Presiding Officer, e ad altre quattro personalità politiche in rappresentanza dei principali partiti scozzesi.

Il tartan papale è stato realizzato, a tiratura limitata, da due prestigiose aziende tessili scozzesi: la Ingles Buchan di Glasgow e la ClanItalia di Falkirk. La creazione del disegno è opera dello statunitense Matthew Newsome, direttore dello Scottish Tartans Museum di Franklin, nel North Carolina, il quale ha dichiarato di sentirsi particolarmente onorato, da cattolico, del fatto che sia stato scelto il modello da lui proposto. Come in tutti i tartan, anche in quello di San Niniano, dedicato a Benedetto XVI, i colori giocano un importante ruolo simbolico.

La riga bianca su campo blu, infatti, rappresenta i colori nazionali della Scozia, mentre il verde richiama i licheni che crescono tra le pietre di Whithorn nel Galloway. E' in quel luogo, infatti, che San Niniano portò per la prima volta l'annuncio cristiano agli scozzesi più di 1600 anni fa. Le righe bianche sono anche accompagnate da un paio di righe rosse, per simboleggiare lo stemma del cardinal Newman. Infine, due sottili linee, una bianca ed una gialla, stanno ad indicare i colori vaticani.

Per quanto riguarda la tessitura, ogni riga bianca sul verde contiene esattamente otto fili, uno per ogni diocesi cattolica della Scozia, mentrenel disegno si possono rinvenire, da pivot a pivot, 452 fili, tanti quante sono le parrocchie cattoliche.

Il tartan dedicato a Sua Santità è stato definito dal cardinale O'Brien come il «greater Scottish welcome», il più grande benvenuto da parte degli scozzesi, mentre l'on. Alex Ferguson ha parlato di un «colourful, Scottish welcome», un benvenuto pieno di colori. In senso davvero letterale.

Nell'immagine, il tartan di San Niniano, e qui il collegamento con il blog del creatore del tartan, Matthew Newsome:

http://kiltmaker.blogspot.com/2010/09/st-ninian-tartan-created-to-honor-papal.html