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venerdì 29 luglio 2022

Domani ricorrono i cento anni dalla conversione al cattolicesimo del nostro Gilbert. Un pellegrinaggio e qualche testimonianza.

Cari Amici,

il nostro caro amico e compagno d’arme Stuart McCullough si sta preparando con trepidazione ed amore ad una delle sue opere a cui si dedica da anni, il Pellegrinaggio da Kensington (dove nacque il piccolo Gilbert) a Beaconsfield (dove il non vecchio Gilbert morì in grazia di Dio). Ha pubblicato queste due bellissime testimonianze che mi commuovono e che voglio condividere con voi, e il volantino del pellegrinaggio. Le testimonianze le abbiamo tradotte, il resto provate voi a leggere.

Io ringrazio tanto Stuart di quello che fa, rinnovo l’invito a sostenerlo anche materialmente perché così lo sosterremo anche nell’altra sua opera, la Guild of Good Counsel, che salva i bambini dall’aborto e le mamme dall’orrido crimine.

Noi ci uniamo pregando la preghiera per Gilbert, nostro caro e buon amico per sempre.

Marco Sermarini 

Dear Friends,

our dear friend and comrade-in-arms Stuart McCullough is preparing with trepidation and love for one of his works to which he has been dedicated for years, the Pilgrimage from Kensington (where little Gilbert was born) to Beaconsfield (where the not-so-old Gilbert died in the grace of God). He published these two beautiful testimonies which move me and which I want to share with you, and the pilgrimage flyer. We have translated the testimonies, you can read the rest.

I thank Stuart so much for what he does, I renew the invitation to support him also materially because in this way we will also support him in his other work, the Guild of Good Counsel, which saves children from abortion and mothers from horrendous crime.

We join in praying the prayer for Gilbert, our dear and good friend forever.

Marco Sermarini

_____________________

To him [GK Chesterton] the world was like a strenuous field in which one went about doing battle with evil in order that good might endure. If from his generation one had to select one man who might have stood as type of Don Quixote or of St George who slew the dragon, it was he.” 

Arthur Bryant (successor to GKC as the author of the ‘Notebook' slot in The Illustrated London News) October 31st 1936.


Traduzione
:

Per lui [GK Chesterton] il mondo era come un campo difficile in cui si combatteva con il male affinché il bene potesse durare. Se nella sua generazione fosse stato necessario scegliere un uomo che potesse essere il tipo di Don Chisciotte o di San Giorgio che uccide il drago, sarebbe stato lui". 

Arthur Bryant (successore di Chesterton come autore della rubrica "Our Notebook" su The Illustrated London News), 31 ottobre 1936.


Well, it is not for me to say that Gilbert Chesterton attained such continued awareness of God, though I trust it is permitted to me to hope that this will some day be acknowledged. But he had all his life acute and blissful awareness of the miracle of common things and common people. 

William R. Titterton, Friend and first biographer of GKC.

Traduzione:

Bene, non sta a me dire che Gilbert Chesterton abbia raggiunto una tale consapevolezza continua di Dio, anche se mi è permesso sperare che un giorno questo venga riconosciuto. Ma per tutta la vita egli ebbe un'acuta e gioiosa consapevolezza del miracolo delle cose comuni e della gente comune.

William R. Titterton, amico e collaboratore di Chesterton e suo primo biografo




lunedì 22 gennaio 2018

La storia del "G. K.'s Weekly" di Chesterton raccontata da padre Brocard Sewell

padre Brocard Sewell
Ci siamo occupati più volte del G. K.'s Weekly, il settimanale che Chesterton diresse e firmò per oltre dieci anni e che seguì al New Witness, fondato dal fratello Cecil. Ora lo facciamo grazie a Luca Fumagalli che ha accettato di approfondire l'argomento secondo la prospettiva che ci giunge dagli scritti di padre Brocard Sewell, singolare religioso che in gioventù partecipò all'avventura chestertoniana e distributista. Il saggio è corredato dall'interessante apparato iconografico che presentiamo, altro motivo di gratitudine verso Luca, perché così si capiscono meglio tante cose.
Ringrazio caldamente Luca per il contributo che spero aumenti l'interesse e l'attenzione per l'esperienza giornalistica del Nostro, fondamentale per capirne tutta la sua peculiarità.

Marco Sermarini



Sei mesi immerso negli archivi di Top Meadow, Beaconsfield, a casa Chesterton, ospite del reverendo Henry Reed e della Converts' Aid Society. Un memorandum preparato da Rex Mawby sulla Distributist League, un pacco di lettere dell'americano Gregory Macdonald, ex membro della redazione del «G. K.'s Weekly», e qualche colloquio con Bryan Keating. 
Queste, in sostanza, le fonti utilizzate da padre Brocard Sewell (1912-2000) per imbastire uno smilzo volumetto, G.K.'s Weekly. An Appraisal, pubblicato nel 1990 dalla Aylesford Press. Dedicato al celeberrimo periodico diretto da G. K. Chesterton, organo ufficiale della Distributist League, il libro di Sewell traccia la storia di una delle imprese editoriali inglesi più curiose e interessanti della prima metà del XX secolo. Lo fa con uno stile piano e gradevole, confezionando un prodotto volutamente orientato al vasto pubblico, stampato anche in De Luxe Edition (100 copie firmate e autografate dall'autore, con una pagina facsimile del «G. K.'s Weekly»). Tra l'altro G.K.'s Weekly: An Appraisal è ancora oggi l'unica monografia sul tema, a parziale eccezione solo di G.K.'s Weekly: a Sempler (Loyola University Press, 1986), una raccolta di una trentina di numeri del periodico corredata da un'interessante introduzione di Lyle W. Dorsett.
Brocard Sewell (al secolo Michael), prima di convertirsi al cattolicesimo e di seguire quella vocazione religiosa che, dopo varie trafile, lo avrebbe condotto tra i carmelitani, aveva lavorato per circa un anno alla redazione del «G. K.'s Weekly». Svolgeva principalmente la mansione di tuttofare, contribuendo di tanto in tanto con qualche recensione o articoletto di complemento. Sewell era pure un frequentatore regolare degli incontri settimanali che la Distributist League teneva al "The Devereux", un pub poco fuori Fleet Street. La sua militanza era iniziata nel 1928, quando, appena sedicenne, aveva organizzato al Weymouth College un incontro con George Heseltine, primo segretario generale della Lega (e suo padrino di battesimo). Arrivò addirittura a ricoprire il ruolo di segretario della sezione del Mid-Sussex. Più avanti il giovane Michael si trovò a lavorare presso la St. Dominic Press di Hilary Pepler, ma continuò comunque a presenziare, seppur sporadicamente, agli incontri al "The Devereux". Ricordi di quei giorni lontani sono contenuti nei lavori autobiografici My Dear Time's Waste (Saint Albert's Press, 1966), The Habit of a Lifetime (Tabb House, 1992) e nel testo miscellaneo, a cura di John Sullivan, G. K. Chesterton: a Centenary Appraisal (Barnes & Noble, 1974). Nel 1990, all'uscita di G.K.'s Weekly: An Appraisal, Sewell era l'unico superstite dello staff del «G. K.'s Weekly».  
Gli studiosi hanno mostrato da sempre un atteggiamento ambivalente nei confronti dell'impresa giornalistica di Chesterton. Molti critici, infatti, hanno messo in discussione il valore del «G. K.'s Weekly», giudicandolo uno spreco di tempo e denaro o, peggio ancora, una distrazione che allontanò lo scrittore inglese dai suoi libri, di gran lunga più interessanti. Gregory Macdonald, e altri con lui, hanno ampiamente smentito tale assunto; del resto lo stesso Chesterton era orgoglioso di essere un giornalista e volentieri si accodò a quella schiera di intellettuali britannici – Defoe, Johnson, Cobbett, William Morris … – che pubblicarono un periodico per promuovere le proprie idee (questa volontà è testimoniata da numerose lettere di Gilbert, comprese quelle scritte a Hilaire Belloc e Maurice Baring). 
Un altro falso mito da sfatare, condiviso da Maisie Ward e da diversi biografi chestertoniani successivi, è che Chesterton non abbia mai voluto dare il via a un giornale, ma l'abbia fatto esclusivamente per onorare la memoria del fratello Cecil, morto al fronte nel 1918. Quest'ultimo era stato infatti il combattivo direttore del «The New Witness», successore del «The Eye-Witness» di Belloc. Anche Frances e Dorothy Collins, rispettivamente moglie e segretaria di Chesterton, nutrivano seri dubbi sulla bontà del progetto. Pur contribuendo al «G. K.'s Weekly», entrambe erano preoccupate per lo stress e la tensione che esso causava all'amato Gilbert, costantemente assillato da malumori redazionali e da problemi economici. 
Il senso di dovere nei confronti del fratello fu certamente una componente importante che condizionò la scelta di Chesterton, ma non fu l'unica. Avere uno spazio autogestito poteva fornire a quello che si definiva iperbolicamente «il peggiore direttore del mondo» – e di sicuro Gilbert mancava, in questo ruolo, delle qualità di Cecil – una libertà di cui mai avrebbe potuto godere sulle colonne degli altri giornali per cui scriveva.  
Fu così che nel 1924 venne fondata la G.K.'s Weekly Limited con un capitale di 20.000 sterline. Tra i membri della società, oltre a Chesterton, figuravano Maurice Baring (defilatosi quasi subito), Lord Howard de Walden, Alderman Cedric Chivers e Maurice Bennington Reckitt. Nel 1929, a seguito della morte di Chivers, l'eccentrico editore Cecil Palmer occupò il posto vacante.
Nel novembre del 1924 venne stampato un numero di prova del «G. K.'s Weekly», e in un articolo, significativamente intitolato Apologia, Chesterton allineò il periodico alle posizioni distrbutiste. Bernard Shaw aveva suggerito di chiamare il foglio «Chesterton's», ma Gilbert non avrebbe mai tollerato una simile manifestazione d'egocentrismo. 
A causa della difficoltà a racimolare i fondi necessari, il primo numero ufficiale vide la luce solamente diversi mesi dopo, il 21 marzo 1925. Fu un peccato ritardarne così tanto l'uscita: l'edizione di prova aveva infatti suscitato grande entusiasmo; si persero così potenziali scrittori e abbonati. Dal punto di vista finanziario, poi, la partenza fu davvero pessima. Il «G. K.'s Weekly» non poté essere pubblicizzato adeguatamente e tale situazione – tamponata solo parzialmente da donazioni, lasciti e dal contributo volontario dei redattori – non migliorò nemmeno in seguito. 
Nell'agosto del 1926 si raggiunse un punto di crisi. Si pensò quindi di organizzare una qualche sorta di associazione per promuovere sia il periodico che, più in generale, il distributismo. Su iniziativa del capitano Harry Stuart Devereux Went, un conservatore anglo-cattolico, nacque la Distributist League (ad aiutarlo l'amico Bill Titterton). Il nuovo progetto venne presentato in occasione di due conferenze, a settembre e ottobre. Da quel momento in avanti il «G. K.'s Weekly» divenne l'organo ufficiale della Lega e George Heseltine prese il posto di membro nell'omonima compagnia. 
Negli anni seguenti sorsero nuove difficoltà che mai permisero al periodico di decollare oltre le poche migliaia di copie vendute.  
Rispetto a Cecil, direttore full-time, presente in redazione sette giorni su sette, che si occupava di ogni singolo aspetto del giornale, dai contenuti agli elementi tipografici, Gilbert era più aleatorio, anche perché non risiedeva a Londra ma a Beaconsfield, distante venti miglia dalla capitale. Le incombenze quotidiane erano di conseguenza gestite da un assistente direttore. Inizialmente l'incarico fu ricoperto da Ada Elizabeth Jones, vedova di Cecil Chesterton e giornalista di grande esperienza. A partire dal quinto o sesto numero venne sostituita da William Reginald Titterton che garantì al «G. K.'s Weekly» forse il suo periodo migliore. A seguito di alcune incomprensioni, Titterton – penna pungente, incline alla polemica – abbandonò la vice-direzione nel 1927 venendo rimpiazzato, anche se non subito, da un comitato redazionale semi-ufficiale. Esso era composto, tra gli altri, da Alan Bland, C. E. Baines, A. M. Currie, Desmond Gleeson, George Heseltine, Van Norman Lucas (facente funzione di Business Manager, già critico musicale del «G. K.'s Weekly») e dai fratelli Edward e Gregory Macdonald (il primo si occupava di tenere i contatti tra la redazione e Beaconsfield, mentre il secondo scrisse quasi tutti gli editoriali non firmati). Pare – ma la questione è ancora dibattuta – che a quel punto Frances Chesterton e Dorothy Collins tentarono senza successo di convincere Gilbert ad abbandonare una nave che era destinata, almeno secondo loro, ad affondare. 
Il comitato redazionale ebbe tuttavia vita relativamente breve, estinguendosi dopo quattro anni: quando Arthur Currie propose di fondare un vero e proprio partito politico di stampo distributista, si scontò con Edward Macdonald, contrario all'ipotesi. Quest'ultimo prese in carico la gestione del periodico, aiutato dal fratello, inaugurando la terza e la più longeva fase del «G. K.'s Weekly»: l'era Macdonald.  
Nel 1936, alla morte di Chesterton, la testata cambiò proprietà e direttore. Mutò anche il nome che diventò «The Weekly Review». Da quel momento in avanti di essa si occuparono Reginald Jebb – genero dei Belloc – e Hilary Pepler. Ma questa, come si suol dire, è un'altra storia. 
Il «G. K.'s Weekly» aveva dalla sua diversi punti di forza, a partire dai collaboratori – occasionali e non –, letterati e studiosi di grande caratura intellettuale. Tra i più noti: Ezra Pound, Eric Blair (alias George Orwell), Walter de la Mare, padre Vincent McNabb, K. L. Kenrick, Eric Gill, Hilaire Belloc, J. C. Squire, A. J. Penty, Conal O'Riordan, John Heron Lepper, Louis Golding, Emile Cammaerts, Mrs Henry Dudeney, Featherstone Hammond, R. McNair Wilson, Bernard Gilbert, il reverendo H. E. G. Rope, Freda Derrick e W. H. Ogston
Fino alla fine del 1935 Mrs Cecil Chesterton, celata sotto lo pseudonimo di J. K. Prothero, tenne una rubrica dedicata al teatro, mentre quella politica, "The Scrapbook", per quanto vivace, contò pochi contributi davvero interessanti. "The Cockpit", la pagina della corrispondenza, era invece un luogo di scoppiettante dibattito, anche se col tempo degenerò in un'arena dove si affrontarono più che altro le posizioni interne al distributismo (e molti lettori si lamentarono per questo). 
Inoltre del «G. K.'s Weekly» divennero presto famose le vignette umoristiche disegnate da Will Owen, "Esquire", Powys Evans, Thomas Derrick, Denis Tegetmeier e dall'australiano Will Dyson.
Tra politica, economia e cultura, tra polemiche pubbliche e stilettate sagaci, c'era spazio anche per la voce del direttore, quella più ascoltata e discussa dai lettori. Chesterton dava il suo contributo, ogni settimana, con un articolo a tutta pagina della serie "Straws in the Wind". Per un lungo periodo scrisse in aggiunta anche due pezzi non firmati, di metà pagina ciascuno, intitolati "Top" "And Tail". A volte stendeva articoli anonimi d'attualità per la rubrica "Notes of the Week" oppure recensioni librarie.
L'ultimo numero del «G. K.'s Weekly» che uscì sotto la sua direzione fu quello del 18 giugno 1936 (Chesterton era morto qualche giorno prima, il 14 giugno). Vi comparvero messaggi di tributo da parte del cardinale Hinsley, arcivescovo di Westminster, di Robert Lynd ed E. C. Bentley. All'interno, numerosi articoli a lui dedicati da parte di amici ed estimatori, ne elogiavano lo spirito arguto, la vis polemica e le indubbie qualità giornalistiche. 
Nonostante fosse un periodico piccolo, portato avanti con un capitale esiguo, il «G. K.'s Weekly» ebbe comunque una sua nicchia d'influenza. Da quella minuscola redazione di Little Essex Street – una stanza di medie dimensioni in un edificio del XVIII secolo, arredata con pochi mobili – si tentò di condurre un romantico quanto folle attacco al cuore del corrotto sistema politico ed economico britannico. Solo un novello Don Chisciotte come G. K. Chesterton poteva guidare un'armata Brancaleone destinata inesorabilmente alla sconfitta.
Eppure se ancora oggi il nome della testata da lui diretta non è dimenticato, è perché il «G. K.'s Weekly», al netto dei limiti, ha segnato a suo modo un'epoca, quella della speranza che un nuovo Davide potesse sorgere per sconfiggere una volta per tutte il Golia della modernità.

Luca Fumagalli

sabato 19 aprile 2014

Chesterton in altre parole - Un ritratto di Chesterton studente.

"I suoi amici lo descrivono come un ragazzo alto, magro e piuttosto di bell'aspetto, distratto in maniera esasperante, intento alla lettura di ogni libro che poteva leggere - eccetto quelli scolastici - ed a riempirne ogni pagina di disegni. Trovava la vita toppo interessante per sprecarla giocando".

W. R. Titterton, GKC



giovedì 28 novembre 2013

Coincidenze del 22 novembre 1963

Tre persone legate in qualche modo a Chesterton incontrarono la morte il 22 Novembre 1963, giorno pure della morte (violenta) di John Fitzgerald Kennedy.

Aldous Huxley, scrittore e pacifista contemporaneo di Chesterton benché più giovane di venti anni (e da GKC ampiamente criticato nei suoi scritti), già ammalato di cancro, si fece iniettare una dose di LSD proprio in quel giorno. Morte violenta anche questa.

Morì in quel giorno anche Clive Staples Lewis, l'autore delle Cronache di Narnia che tanto deve a GKC (in primis la conversione al cristianesimo; peccato che si sia fermato all'anglicanesimo, diciamo noi). In un certo senso vale anche il contrario: tanti lewisiani sono diventai poi chestertoniani proprio grazie a Lewis (uno fra i tanti, il nostro Dale Ahlquist, presidente della American Chesterton Society). In occasione del cinquantesimo anniversario della sua morte è stato ammesso nel Poets' Corner della Westminster Abbey.

Da ultimo un vero caro amico di GKC, W. R. Titterton, primissimo biografo di Chesterton, suo braccio destro nella redazione del G. K.'s Weekly. La sua biografia sinora edita solo in inglese e in spagnolo è un tributo commosso e commovente di un vero amico.

venerdì 18 ottobre 2013

Titterton e la sua biografia di Chesterton.

William Richard Titterton (1876–1963) fu un amico e il primo biografo in assoluto di Chesterton.
Fu il suo principale collaboratore al G. K.'s Weekly.

Questa è la sua biografia di Chesterton. Esiste in inglese (eccola) e in spagnolo.
E' calda di affetto ed ammirazione per l'amico e lo scrittore.

E noi? Perché non leggerla in italiano?

Se qualcuno vuole farsi avanti per pubblicarlo, ci contatti.