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sabato 21 marzo 2026

Aneddoti su Chesterton - "Mi sembra di aver perso le altre...".

Chesterton da studente entrò in un caffè in Fleet Street, la popolare via delle sedi dei giornali di una volta a Londra, accompagnato da un amico. Chiese due uova in camicia. Ecco cosa successe nel racconto di una sua amica dell'epoca:

Gliele portarono a tempo debito e lui, apparentemente senza accorgersi del loro arrivo, continuò a parlare e a discutere; alzando la mano per sottolineare un concetto, la abbatté con grande forza sul bordo del piatto, rovesciandosi le uova proprio in grembo. Continuò imperterrito a parlare e, quando la cameriera gli si avvicinò, egli si limitò a dire: «Mi porterebbe per favore altre due uova in camicia? Mi sembra di aver perso le altre».

Mildred Wain, moglie del compagno di scuola Waldo D’Avigdor, in Maisie Ward, Return to Chesterton.




martedì 6 gennaio 2026

Un aforisma al giorno - Pagine autobiografiche con Sir Philip Gibbs.

Sono tutti d'accordo nel dire che a Fleet Street fui un caso più unico che raro: fui un incidente, forse un incidente fa-tale, come vien detto sui titoli in prima pagina. Ma Fleet Street viveva di simili incidenti e potrebbe benissimo essere chiamata «Street of Accident»: un tale, di cui mi compiaccio di aver fatto la conoscenza, la chiamò adirittura «Street of Adventure». Philip Gibbs (1) dava un tocco ancora più colorato alla sfaccettatura intellettuale che costituiva la commedia del luogo: aveva tutta l'aria di essere la persona giusta nel luogo sbagliato. Il suo bel viso allungato da falco, che esprimeva raffinatezza e spiritualità, sembrava essersi fissato in una smorfia costernata perché non era riuscito a trasformarlo nel posto giusto. Fu prima della sua fama di corrispondente di guerra, e devo dire che descrisse con lo stesso distacco anche le grandi guerre del passato. Aveva approfondito i conflitti tra i grandi uomini della Rivoluzione, e tentato di sviscerare i motivi della sua avversione per Camille Desmoulins (2), secondo me eccessiva, ma nondimeno interessante. Lo evocò in mia presenza in un immaginario tribunale di discorsi edificanti e, mentre parlava, non potei fare a meno di pensare che assomigliava a un severo idealista umanitario, dai lineamenti affilati e dai nobili sentimenti, non dissimile dai grandi rivoluzionari che criticava. David avrebbe dovuto dipingere il suo profilo. Se esordisco con il ritratto di Gibbs, è perché la sua figura si stacca nitida dallo sfondo. Io ero solo lo sfondo, anzi si mormorava che lo sfondo avrei potuto costituirlo da solo.

Gilbert Keith Chesterton, Autobiografia.

(1) Su Sir Philip Gibbs abbiamo già due post, uno dei quali che riguarda un simpatico aneddoto:


e un altro che è un breve profilo:


(2) rivoluzionario francese dell'ala di Danton.

Pensate al compassato e aquilino
Sir Philip Gibbs che teme il crollo
del soffitto di Overstrand Mansions...


martedì 5 novembre 2024

Aneddoti su Chesterton - Sir Philip Gibbs e la sua paura che Chesterton cadesse...

Sir Philip Gibs, KBE.


Overstrand Mansions, Prince of Wales Road,
Battersea, London.


Sir Philip Gibbs fu un famoso corrispondente di guerra inglese ed ebbe la ventura di vivere nello stesso condominio del Nostro Eroe quando viveva a Battersea, nelle Overstrand Mansions. Questo è il suo racconto di quegli anni di vicinato, una ventina di anni dopo:

_______

G.K. Chesterton, che abitava negli Overstrand Mansions, immediatamente sopra la mia testa - pregavo sempre che non cadesse -, una volta osservò che se mai avesse avuto la fortuna di naufragare su un'isola deserta, avrebbe voluto farlo con l'intera popolazione di Prince of Wales Road, che riteneva la più interessante collezione di persone al mondo. Lo pensavo anch'io...

Ogni volta che lo vedevo ammiravo sempre più profondamente la gamma delle sueconoscenze, la sua immensa arguzia e fantasia, il suo idealismo geniale, allegro e appassionatamente sincero. Dal mio appartamento al piano terra, ogni mattina alle 10, osservavo un certo rituale della sua vita. Compariva una vecchia carrozza, con un vecchio cavallo e un vecchio conducente. Poi scendeva G.K.C., una figura imponente e splendida con un gran mantello e un cappello a cilindro, come un brigante in procinto di partire per una grande avventura, e anche se non era diretto oltre Fleet Street era un'avventura abbastanza grande, che portava a grandi voli di fantasia e di azzardo. Dopo di lui arrivava la signora Chesterton, una figura piccola, quasi nascosta dalla grandezza del marito. Quando Chesterton saliva in carrozza, il vecchio cavallo barcollava e la vecchia carrozza dondolava come una barca su un mare agitato.

All'ora di pranzo vedevo spesso G.K.C. in un ristorante italiano di Fleet Street dove, con una bottiglia di porto vicina al gomito e un blocco per scarabocchiare, scriveva uno dei suoi articoli per il Daily News, ridacchiando allegramente su qualche potente paradosso che aveva appena preso forma nel suo cervello, totalmente inconsapevole di qualsiasi osservazione pubblica della sua allegria privata.

Sir Phillip Gibbs, Sunday Star (Washington DC), 22 luglio 1923.

venerdì 14 giugno 2024

88 anni dopo l'Uomo Vivo è sempre più vivo.

 

Gilbertone lieto in terra viventium.



Domenica 14 Giugno 1936, poco dopo le ore dieci del mattino Chesterton morì. Era la domenica nell'Ottava della solennità del Corpus Domini.

«In quello stesso giorno sua moglie Frances scrisse una lettera a Padre O'Connor: "Il nostro amato Gilbert è morto questa mattina alle 10:15. Era privo di sensi da qualche tempo, ma aveva ricevuto gli Ultimi Sacramenti e l'Estrema Unzione, mentre era ancora in possesso delle sue facoltà...».

(Maisie Ward, Return to Chesterton, p. 270 - nostra traduzione).

Oggi, pensando alla ricorrenza della morte del nostro caro amico Chesterton occorsa proprio nell'Ottava del Corpus Domini, mi è tornata alla mente una nota che lessi nella biografia di Maisie Ward.

Maisie Ward racconta che una delle sorelle Nicholl (giovanissime ragazze e bambine che rimasero legate per sempre con un affetto speciale assieme alla propria famiglia ai coniugi Chesterton) ricordava che la redazione del libro su San Tommaso d'Aquino segnò un visibile e profondo cambiamento in Chesterton. 

Tra le varie cose che questo lavoro provocò c'è che Gilbert imparò a memoria la sequenza Lauda Sion Salvatorem, inno eucaristico composto da San Tommaso. Recitava ripetutamente a memoria, numerose volte, le ultime due strofe il cui testo è poco sotto.


Lo faceva battendo il pugno ritmicamente sul bracciolo della sedia ove abitualmente sedeva in casa. 


Poi diceva con soddisfazione: 


«che riassunto del Paradiso: l'esatto capovolgimento dell'espressione colloquiale "giù tra i morti". Là hai - letteralmente "la terra dei viventi". Sì, amici miei, noi vedremo tutte le cose buone nella terra dei viventi».


Vedremo tutte le cose buone nella terra dei viventi, perché quella è la terra dei viventi.


Un'altra definizione che usava per il Paradiso erano le due parole latine "in patria": 


«Ti spiega tutto: "la nostra terra natia"».


Ti spiega tutto, è vero. Queste parole riecheggiano quelle del primo eroe della mia vita, il beato Pier Giorgio Frassati, che parlava della "Vera Patria".


Ecco le strofe che Chesterton più amava ripetere, nella lingua latina in cui sono state composte e nella traduzione italiana:


Bone Pastor, panis vere,

Iesu, nostri miserére:

tu nos pasce, nos tuére:

tu nos bona fac vidére

in terra vivéntium.


Tu, qui cuncta scis et vales:

qui nos pascis hic mortales:

tuos ibi commensáles,

coherédes et sodales

fac sanctórum cívium. Amen.

Allelúia.


(trad.: Buon pastore, pane vero,

o Gesù, abbi pietà di noi:

Tu nutrici, proteggici,

Tu fa' che noi vediamo le cose buone

nella terra dei viventi.


Tu, che tutto sai e puoi,

che qui pasci noi mortali:

facci lassù Tuoi commensali,

coeredi e compagni

dei santi cittadini. Amen.

Alleluia).


Poi un'altra cosa.


È sempre Maisie Ward che ce la racconta. È un episodio che raccolse in occasione della stesura della seconda parte della biografia di Chesterton intitolata Return to Chesterton. Riguarda Edward Macdonald, uno dei suoi collaboratori al G. K.'s Weekly, il suo settimanale, ed è una vivissima testimonianza della vicinanza alla gente comune del nostro caro amico Gilbert:


«Il giorno dopo la sua morte (di Gilbert, ndr) Edward Macdonald passò davanti al negozio di un barbiere più in là di Chancery Lane (una strada centrale di Londra, vicino Fleet Street, ndr). L'uomo stava insaponando il viso di un cliente ma riconoscendo Macdonald lasciò il cliente e corse fuori col pennello in mano. "Voglio solo dire che mi è dispiaciuto di sentire la notizia", "era un grande uomo". Macdonald gli chiese se conoscesse Chesterton. "Mai letto una parola di quello che ha scritto" rispose il barbiere "ma lo ascoltavo sempre per radio. Sembrava che stesse seduto a fianco a me nella stanza"».


(dall'Introduzione di Radio Chesterton)


Mi immagino la scena di quest'omino comune, un barbiere con il pennello in mano, che esce per strada e vuole rendere il suo umile omaggio ad un grande uomo al quale si era sentito così vicino da pensarlo seduto a fianco a lui nella bottega di barbiere, nelle sue cose quotidiane, pur non avendo letto una sola parola delle sue meravigliose opere. Non lo aveva sentito estraneo, lontano, pur sentendolo parlare poeticamente di ogni bella cosa, lo aveva sentito ed avuto vicino, mistero della nostra fede e della nostra umanità abbellita e redenta da Cristo.



Chiaramente l'omino non è quello della foto però mi immagino una scena così, manca lo scatto che ritrae quest'uomo comune che deve dire ad uno degli amici di Chesterton che è dispiaciuto di aver perso anche lui un amico. La scena la immagino, sono passato vicino quella stradina di Londra.

Chancery Lane, City of London

Oggi la strada è così e si affaccia su Fleet Street, che una volta era la sede di quasi tutti i giornali inglesi che contavano, ed era il regno incontrastato di Chesterton.

Ci andai la prima volta con il mio caro amico padre Spencer Howe e ci ho portato la mia famiglia al completo ed alcuni miei coraggiosi e fortunati alunni.

Questo è l'anno del centocinquantesimo compleanno di Gilbert, e vorrei celebrarne altri cinquemila, qui e in terra viventium. Cinquemila è un numero per dire per sempre, concetto che applico a tutte le persone care e a tutti quelli di cui divento amico (per sempre), lascito involontario di Chesterton a tutti i suoi amici, qui ed in terra viventium.

Ho già detto mille volte della rilevanza della carità che fece, della speranza che elargì a piene mani e della fede che propagò e difese. Oggi vorrei che facessimo mente locale sul fatto che quella carità ci ha raggiunto per vie apparentemente casuali ma in realtà segno di un bene insostituibile che Dio vuole per noi, che quella speranza è arrivata qui e ne ha generata altra e che quella fede ce l'ha fatta amare anche lui. Per cui oggi possiamo dire questa fede, questa speranza e questa carità, qui presenti per noi, grazie a Dio e all'eroismo allegro che Gilbert ha usato.

Non mi stancherò mai di stupirmi davanti a questo portento, che ha portato alla Vera Fede gente già da quando non era convertito e che ha continuato a fare conquiste a Cristo dopo la conversione e che continua anche adesso da morto. 

Ma che morto, quale morto... È più vivo lui in terra viventium che...

Ricordo pure quest'anno che si dice che le sue ultime parole siano state queste:

«La questione ora è chiara. È tra luce e tenebre e ognuno deve scegliere la sua parte».


Fate un bel gesto: comprate su Pump Street (www.pumpstreet.it) e cominciate un bel libro di Chesterton proprio oggi e non mollatelo, e poi non mollate più Chesterton, non vi deluderà mai. Fatene un altro: pregate la preghiera che ripropongo e chiedetegli di farvi qualche bel miracolo, ad esempio di avere il suo stesso buon cuore, di vivere allo stesso suo modo l'amicizia anche con il più piccolino dei piccoli.



È il giorno più adatto per recitare questa preghiera, per tutte le nostre necessità, per gli amici, per i nemici, per la Santa Chiesa (e ricordo che abbiamo a disposizione migliaia di santini di tutti i tipi, colori e fattezze, guarda qui).


Marco Sermarini




Dio Nostro Padre,

Tu riempisti la vita del tuo servo Gilbert Keith Chesterton 

di un senso di meraviglia e gioia, 

e desti a lui una fede 

che fu il fondamento del suo incessante lavoro, 

una carità verso tutti gli uomini, in particolare verso i suoi avversari, 

e una speranza che scaturiva dalla sua gratitudine di un'intera vita per il dono della vita umana.

Possano la sua innocenza e le sue risate, 

la sua costanza nel combattere per la fede cristiana in un mondo che perde la fede, 

la sua devozione di una vita per la Beata Vergine Maria 

e il suo amore per tutti gli uomini, specialmente per i poveri, 

portare allegria ai disperati, 

convinzione e calore ai tiepidi 

e la conoscenza di Dio a chi non ha fede. 

Ti chiediamo di concedere le grazie che Ti imploriamo 

attraverso la sua intercessione (e specialmente per...) 

perché la sua santità possa essere riconosciuta da tutti 

e la Chiesa possa proclamarlo beato. 

Te lo chiediamo per Cristo Nostro Signore.

Amen.


(Ecco, caro Gesù, dacci 

questa stessa fede, 

questa stessa speranza 

e questa stessa carità, 

e daccele per intercessione di Gilbertone. 

Amen, evviva)


domenica 23 ottobre 2022

Brevi cronache di una conferenza nella Londra cattolica | Luca Fumagalli su Radio Spada.

(...)

Altra chicca gustosissima è stata la possibilità di visitare la G. K. Chesterton Collection custodita presso la sede londinese dell’americana Notre Dame University. Si tratta della collezione – ancora da riordinare e catalogare – di alcuni oggetti appartenuti al celeberrimo scrittore, compresi diversi libri, e di un ambia biblioteca che contiene molti dei saggi che sono stati dedicati a lui, all’amico Belloc e ai principali esponenti del movimento distributista. Nel medesimo pomeriggio mi sono inoltre gustato una pinta di birra allo Ye Olde Cheshire Cheese, il pub in Fleet Street – la strada dove si trovavano le redazioni delle principali testate giornalistiche del Paese – in cui Chesterton era solito intrattenersi in interminabili conversazioni con i suoi sodali.

(...)

Il resto qui sotto:

https://www.radiospada.org/2022/10/brevi-cronache-di-una-conferenza-nella-londra-cattolica/?fbclid=IwAR0AaUpaJSx1t_cw0MOv201Xhm_3aJrLuSuxh1Bd70miQoJLJxurU39C7qk

domenica 20 febbraio 2022

Un aforisma al giorno.

È una consuetudine diffusa lamentarsi della frenesia e del dinamismo della nostra epoca. Ma in verità, le caratteristiche principali della nostra epoca sono una profonda indolenza e stanchezza, e il fatto che questa effettiva indolenza sia la causa dell’apparente frenesia. Prendiamo un esempio chiaramente esteriore: nelle strade c’è un rumoroso viavai di taxi e automobili, ma ciò non è dovuto all’attività umana, bensì al riposo umano. Ci sarebbe meno trambusto se ci fosse più attività, se la gente andasse semplicemente a piedi. Il nostro mondo sarebbe più silenzioso se fosse più dinamico.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia. 

sabato 13 marzo 2021

Chesterton in altre parole - Un cameriere di Fleet Street nel racconto di Charles Masterman.

Il vostro amico, che persona intelligente! Sta seduto là, da solo, e ride. E poi scrive. E poi ride di quel che ha scritto.

Un cameriere di un bar di Fleet Street a Charles Masterman.


Charles Masterman

mercoledì 4 dicembre 2019

venerdì 2 agosto 2019

Sulle tracce di Chesterton - di Emanuela Manzi

Il motivo del mio viaggio ad Oxford e Londra è nato dalla necessità di reperire materiale per la tesi di dottorato in teologia, ma anche quello di conoscere meglio e approfondire questo autore straordinario. È la prima volta che vado nel Regno Unito e sono emozionata. Ho già preso contatti con alcune persone, tra le quali c'è Mr. Griffiths.  Come d'accordo mi reco presso la Oratory Church di St. Aloysius e all'ora stabilita mi trovo nel cortile davanti alla chiesa: «Hallo Emanuela, I'm William Griffiths. Welcome to Oxford!». Ti accoglie così, con un sorriso gentile, il responsabile della collezione di libri ed oggetti contenuta nella Chesterton Library, al piano superiore della biblioteca del St. Aloisius Oratory. Tutto il materiale è concentrato in pochi metri e, dopo essere stato pazientemente catalogato dal Sig. Griffiths, presto sarà trasferito presso la 'Notre Dame University' a Londra. Sono emozionata; stento ancora a credere che potrò vedere alcuni oggetti personali, libri e disegni di Chesterton. Invece è tutto vero. Con competenza, pazienza ed entusiasmo il Sig. Griffiths mi mostra e descrive la collezione; poi, mentre lui svolge il suo lavoro, sono libera di leggere, consultare, fotografare. Non so da dove cominciare, ma i disegni mi affascinano molto. C'è molto da vedere (gli occhiali, la penna, una piccola collezione di presepi, il cappello, i bastoni, la sedia... );  il tempo passa in fretta ed è già ora di andare. «Tanti auguri per la Sua tesi cara Emanuela!»; «Spero di fare un buon lavoro; grazie di cuore Mr. Griffiths!» - rispondo - «ma non so se Chesterton sarà contento!».

Da Oxford a Londra ci vuole un'ora e lì c'è molto da vedere e da visitare: nella sezione 'Archives and manuscripts' dei cataloghi della British Library, c'è la 'Chesterton collection' (vale a dire la maggior parte dei suoi manoscritti, bozzetti, quaderni...); i faldoni da consultare sono tanti e purtroppo non si possono scattare foto, ma varrebbe davvero la pena rischiare; poter vedere tutto quel materiale è davvero incredibile, ma è impossibile tenere tutto a mente. La calligrafia cambia continuamente: ci sono alcune pagine che sembrano scritte in geroglifico; altre che sembrano ricamate, scritte con caratteri bellissimi; sembra quasi impossibile che appartengano alla stessa persona. È bello anche solo vedere la sua firma o i suoi disegni, le sue lettere, le sue poesie. E pensare che (non sto esagerando) a Londra, anche alla British Library, nessuno o quasi nessuno sa chi sia G.K. Chesterton. I pochi che lo hanno a malapena sentito nominare, sanno soltanto che è l'autore dei Racconti di Padre Brown. Stop. In una delle più grandi, antiche, rinomate e prestigiose librerie di Londra, il commesso mi ha chiesto se ha scritto anche altro. Quasi nessuno riesce a spiegarsi come sia possibile che una persona venga dall'Italia per studiare un autore inglese di cui nessuno sa quasi niente.

Vedere la casa dove Chesterton è nato, il pub che frequentava ('Ye Olde Cheshire Cheese' al 145 di Fleet Street) e la cattedrale di St. Paul che si scorge da lì, mi ha emozionato forse di più che prendere in mano i suoi taccuini; i pensieri che affollano la mente sono tanti e cresce il desiderio di conoscere sempre di più questo Autore incredibile, insieme alla consapevolezza e alla paura di non essere all'altezza del lavoro che devo svolgere. Per questo credo che l'unica persona a potermi davvero aiutare sia proprio lui. Decido di andare a Beaconsfield (la cittadina dove ha vissuto gli ultimi anni della sua vita); il primo luogo che voglio visitare è proprio la sua tomba, ma se non avessi prima cercato a casa qualche immagine su Google, non l'avrei mai trovata: l'usura del tempo ha cancellato nomi e date, anche sulla piccola lapide di Dorothy Collins, e non ci sono fiori o lumini come da noi in Italia. La tomba di Chesterton si distingue dalle altre solo perché la sua lapide è leggermente più grande delle altre, e basta. Non c'è proprio niente ad indicare che lì giace uno degli autori più prolifici e importanti della letteratura inglese (e io direi anche mondiale). Nel giorno più caldo dell'anno nel Regno Unito, nel cimitero cattolico di Sheperds Lane a Beaconsfield ci sono soltanto io e nessun altro; mi affido a Chesterton e gli chiedo di aiutarmi, di suggerirmi, di darmi indicazioni e di perdonarmi se scriverò 'eresie'. Faccio in tempo a visitare la parrocchia cattolica di Santa Teresa di Gesù Bambino, quella dove lui ha pregato e per la quale ha finanziato la vetrata dedicata a San Francesco; c'è anche una statua della Vergine Maria acquistata da lui. Anche qui sono sola e posso concentrarmi sul lavoro che mi aspetta; attraverso la devozione cerco di comprendere la spiritualità di Chesterton; cerco di immaginarlo mentre prega, mentre canta, mentre conversa nel cuore con Dio. Prima di andare alla stazione per riprendere il treno, formulo il proposito di ritornare, magari in un altro periodo dell'anno e non sotto il solleone.

Emanuela Manzi



La nostra Emanuela Manzi visita il cimitero cattolico di Beaconsfield.



Kensington, la casa di Sheffield Terrace, dove nacque il piccolo Gilbert.


giovedì 28 marzo 2013

Aneddoti su Chesterton - Sulla porta di una pasticceria...


"Sono andato a Fleet Street questa mattina", scrisse un ospite americano, "e ho incontrato faccia a faccia G. K. Chesterton. Avvolto in un mantello in piedi davanti alla porta di una pasticceria, stava componendo una poesia, recitandola a voce alta mentre la scriveva. La cosa più sorprendente... era che nessuno gli prestava la minima attenzione".