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domenica 17 luglio 2022

I Racconti di Padre Brown... raccontati da "Allora in onda".

"Allora in onda" è una trasmissione Rai che ricostruisce la nascita di vari programmi dei tempi andati.

Questa puntata, segnalataci dal socio e carissimo amico Michelangelo Rubino, è presentata da Marco Marzocca e Stefano Sarcinelli ed è andata in onda oggi sul canale 25.

Viene citato pure Antonio Gramsci, ammiratore di Chesterton, e la conversione di Chesterton al cattolicesimo.

Massimo Bernardini ricorda che il racconto della sceneggiatura è molto rispettata, anzi io direi magnificata. C'è anche uno spezzone di una puntata di "Speciale per noi" a cui Rascel partecipa vestito da Padre Brown, presentato dal simpaticissimo Paolo Panelli. Renato Rascel, intervistato da Dino Verde in "Uno nessuno centomila", dirà che il personaggio da lui interpretato che più aveva amato era Padre Brown.

È quasi commovente come la gente di Cortona, dove fu girata la prima puntata della serie, ricordi ancora gli attori, la storia e tutto il resto, e qualcuno anche Chesterton!

E' stata raccontata la scena delle arance che rotolano dai simpatici presenti, sono state evocate le battute su tradizione e democrazia tratte da Ortodossia (è questo lo stupore che mi ha sempre colpito: grandissimo lo sceneggiatore Edoardo Anton che conosceva così bene e con tale profondità l'opera di Chesterton! Peccato che non sia stato nominato)

Eccola qui, disponibile su RaiPlay
:

https://www.raiplay.it/video/2021/10/Allora-in-onda---I-Racconti-di-Padre-Brown---22102021-6575b44d-138f-4eea-9518-3364ee28b270.html

Marco Sermarini

Arnoldo Foà, Vittorio Cottafavi e Renato Rascel
durante le riprese del famoso Padre Brown.

mercoledì 18 agosto 2021

Un approfondimento su Edoardo Anton, sceneggiatore/adattatore de I Racconti di Padre Brown.

 I Racconti di Padre Brown sono ancora nella memoria di molti italiani, e possiamo dire che sia una delle riduzioni cinematografiche più riuscite della serie gialla del nostro Chesterton. Una delle sei puntate riscosse addirittura ventuno milioni di spettatori. Si dirà che all’epoca c’erano solo il Canale Nazionale e il Secondo Canale, ma ci si poteva anche non sedere di fronte al televisore, eppure questo accadde. Questo per dire della qualità della produzione ma soprattutto dell’interesse che destò il prete inglese creato da Chesterton. 


C’è anche da dire che erano gli anni del Commissario Maigret con Gino Cervi, di Nero Wolfe con Tino Buazzelli e Paolo Ferrari, e tante altre belle produzioni di genere giallo o poliziesco. Questo creò una predisposizione e del gradimento in più.
In ogni caso io ricordo (avevo cinque anni) che tutti ci aspettavamo ci sarebbe stato un seguito, come fu per le numerose serie di Maigret. Purtroppo non ci fu, sono certo che queste possibili puntate in più avrebbero avuto un grande successo.

Ecco qui sotto una breve scheda dei crediti:

Anno di programmazione: 1970 - 1971 (miniserie TV settimanale di sei puntate andata in onda sul Canale Nazionale, o Primo Canale, della Rai dal 29 Dicembre 1970 al 6 Febbraio 1971: le altre puntate andarono in onda il 5 Gennaio 1971, il 12 Gennaio 1971, il 19 Gennaio 1971 e il 26 Gennaio 1971).

Ogni puntata durava sessanta minuti circa, in bianco e nero.

Regia: Vittorio Cottafavi (1914 - 1998).

Sceneggiatura: Edoardo Anton (1910 - 1986).

Scenografie: Carlo Cesarini da Senigallia (1923 - 1996).

Costumi: Corrado Colabucci (1935 -  2002).

Musiche: Vito Di Tommaso.

Fotografia: Corrado Bartoloni - Sandro Messina.

Attori: Renato Rascel - Padre Brown (1912 - 1991), Arnoldo Foà - Flambeau (1916-2014), Paolo Bonacelli - Il commissario capo (1937), Filippo De Gara - L’Ispettore Valentin (1928 -  1989), Vittorio Fanfoni - Johnny (1944 - 2016), Mario Pisu (1910 - 1976).

Oltre che in dvd per le Edizioni San Paolo, la serie è disponibile qui: https://www.raiplay.it/programmi/iraccontidipadrebrown

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Vorrei dire una parola in più sul successo e sullo spirito di questa produzione.

Ciò che mi ha sempre colpito è la fedeltà allo spirito dei racconti, cosa che li rende ancora fruibilissimi e utili per chi voglia approcciare il cuore delle idee di Chesterton. A mio avviso non si può dire altrettanto di alcune produzioni più vicine a noi nel tempo, che sono semplicemente basate su alcuni personaggi dei Racconti ma non ne hanno molto altro.

E’ singolare vedere, ad esempio nell'episodio Il duello del Dottor Hirsch, un passaggio ragguardevole e significativo di Ortodossia, o meglio del suo spirito: nei primi minuti della puntata Padre Brown e Flambeau passeggiano su uno dei più alti livelli della Tour Eiffel, e ragionano sulla bellezza di Parigi, e sul fatto che c’era e poteva non esserci. Ecco, ne Il duello del Dottor Hirsch non c’è niente di tutto questo, ma nella eccezionale parafrasi televisiva l’autore della sceneggiatura dipinge questo quadro, anche in maniera originale, ripercorrendo quella bella pagina in cui Chesterton dice che la pagina più poetica del romanzo di Robinson Crusoe è l’elenco degli oggetti salvati dal naufragio. Non vengono usate le stesse parole, ma gli stessi concetti. Non c’erano in padre Brown, ma nella testa di Chesterton sì.

Cosa dedurre da ciò? Che lo sceneggiatore, Edoardo Anton, conosceva bene l’opera di Chesterton, e che ne coglieva gli aspetti più centrali, dipingendoli con originalità (ad un certo punto fa passare una bella giovane davanti ai due investigatori er dire che anche lei c’era e poteva non esserci…). Se “citava” (nella sostanza, non letteralmente) Ortodossia vuol dire che la conosceva bene, se di Ortodossia citava quella pagina, ecco, non è una pagina secondaria e trascurabile, se vogliamo è uno degli aspetti più determinanti del pensiero di Chesterton (la magia, la gratitudine…). Ci sono anche delle sottolineature che non esistono nei Racconti, come quando nel primo episodio televisivo fa dire a due signori, marito e moglie, che Padre Brown era “paradossale”, come a dirlo del suo autore.

Insomma, è sempre una sorpresa trovare queste citazioni delle altre opere di Chesterton, e le dobbiamo ad Edoardo Anton, lo sceneggiatore.




Ma chi era Edoardo Anton?

Edoardo Anton, pseudonimo di Edoardo Antonelli, nacque a Roma il 7 Gennaio 1910 e morì a Villefranche Sur Mer in Costa Azzurra l’11 Maggio 1986.. Fu commediografo, sceneggiature e regista.

Suo padre Luigi era drammaturgo e questo sicuramente gli diede lo spunto per inoltrarsi nella strada dell’arte cinematografica sotto vari ruoli. Verso la fine degli anni Trenta approdò all’EIAR, la futura RAI, scrivendo testi per programmi di varietà e di prosa radiofonica. E’ stato anche giornalista e critico - sia teatrale che cinematografico - per il quotidiano "Il Tempo" di Roma, nonché collaboratore della Bbc. Ha poi firmato numerose regie di teatro, mettendo in scena opere di Pirandello, Synge e Barry. La maggior parte della sua produzione fu comunque nella veste di sceneggiatore.

Ho voluto ricordare questo autore con gratitudine perché credo non sia per nulla estraneo alla mia originaria attrazione verso Padre Brown e successivamente verso Chesterton. Dico sempre che, quando lessi L’Uomo che fu Giovedì venti anni dopo aver visto gli episodi in TV, vi riconobbi che qualcosa le due opere avevano in comune. Sono certo che alcuni passaggi dello sceneggiato rendano ragione di questa mia impressione. Quindi grazie, signor Edoardo.

Marco Sermarini

giovedì 12 novembre 2020

Un articolo che tratta tra l’altro del successo de I Racconti di Padre Brown con Rascel e Foà.

Era l'anno 1911 quando apparve su di una rivista inglese un racconto dello scrittore britannico Gilbert Keith Chesterton che, successivamente, fu raccolto ne "L'innocenza di Padre Brown"; fu la prima apparizione di una lunga, fortunata e felice serie. Dirà Chesterton nella sua autobiografia che la prima caratteristica di Padre Brown è di non avere caratteristiche; la sua importanza, di non apparire importante; e che la sua qualità cospicua quella di non essere cospicuo, e che il suo ordinarissimo aspetto esterno voleva essere in contrasto con la sua attenzione e la sua intelligenza insospettate. Tutto ciò fu ben interpretato da Renato Rascel nello sceneggiato "I racconti di padre Brown".

https://www.bergamonews.it/2020/10/24/alla-fine-del-1970-il-grande-successo-di-renato-rascel-ne-i-racconti-di-padre-brown/400204/

domenica 28 aprile 2019

Chi era Flambeau?

Uno delle cose che più mi spiacciono è la sufficienza con cui certi lettori di Chesterton considerano I Racconti di Padre Brown. Sono assolutamente parziale. Quando avevo cinque anni vidi le sei puntate in tv dirette da Vittorio Cottafavi e sceneggiate da Edoardo Anton, con Renato Rascel e Arnoldo Foà (rispettivamente Padre Brown e Flambeau) e lì mi innamorai del pretino. L'ho raccontato centinaia di volte e non voglio tediare.

Vorrei dare qualche notizia, però, sul grande Flambeau, di cui si parla poco.

Flambeau è l'aiutante di Padre Brown, coprotagonista di molte avventure della serie dedicata dal nostro Gilbert al prete investigatore. Padre Brown lo scopre e lo converte e lui cambia vita, divenendo suo aiutante. Bella storia, davvero. Molto ben raccontata visivamente dal già citato Cottafavi. 

Va detto che il suo nome è in realtà uno pseudonimo; il suo vero cognome è Duroc. Il nome di battesimo è Hercule.
Aveva ripreso il suo vero nome di famiglia, Duroc; il suo appellativo - La Torcia - era solo un nome di battaglia, di quelli che servivano a uomini come lui per muovere guerra alla società.
Gilbert Keith Chesterton, Il segreto di Padre Brown
La qualifica ufficiale dell'uomo alto era: il signor Hercule Flambeau, agente investigativo privato, che si recava nel suo nuovo ufficio, di fronte alla chiesa.
Gilbert Keith Chesterton, L'occhio di Apollo
Flambeau è alto e robusto (sei piedi e quattro pollici in misure imperiali, un po' più un metro e novantatré), ed è dotato di una forza strabiliante. Chesterton, che era anche lui grande, era attratto dalla forza fisica, tanto da infarcire le sue novelle di personaggi "grandiosi" e capaci di cose grosse. Uno di essi (per capirci) è Patrick Dalroy, il protagonista de L'Osteria Volante. Ma torniamo al nostro Flambeau. Ecco come l'autore descrive la potenza dell'ex ladro:

Era un guascone di statura gigantesca e di grande coraggio fisico; si raccontavano di lui le più inverosimili storie sugli sfoghi della sua prestanza atletica, su come avesse messo a testa in giù il juge d’instruction, per "fargli schiarire le idee", su come avesse corso giù per la Rue de Rivoli con un poliziotto sotto ciascun braccio... C'era una sola cosa che Flambeau, nonostante tutta la sua abilità nel travestirsi, non poteva nascondere: la sua notevole statura. ... Stava ben attento se vedesse qualcuno, ricco o povero, maschio o femmina, che superasse i sei piedi: infatti Flambeau li superava di quattro pollici.
Gilbert Keith Chesterton, L'innocenza di Padre BrownLa croce azzurra


Ecco qualche sua parola sulla sua conversione:

"Non c'è nulla di mistico, di metaforico o di masochistico nella mia confessione", disse Flambeau. "Ho rubato per vent'anni con queste mie mani, e sono sfuggito alla polizia con questi miei piedi. Spero che ammetterete che le mie attività furono pratiche, come spero che ammetterete che i miei giudici e inseguitori trattavano davvero con il crimine. Credete che non conosca a fondo tutto ciò che riguarda i loro modi di reprimere il crimine? Non ho forse ascoltato i sermoni dei giusti e visto il freddo sguardo delle persone rispettabili? Non sono forse stato catechizzato con quello stile elevato e distaccato, non mi è stato forse chiesto come fosse possibile per qualcuno cadere così in basso, e farmi dire che nessuna persona decente avrebbe mai potuto nemmeno sognare una simile depravazione? Credete che tutto ciò che mi hanno fatto non mi abbia causato altro che riso? Solo il mio amico qui mi disse che sapeva esattamente perché rubavo, e da allora non l'ho più fatto".
Gilbert Keith Chesterton, Il segreto di Padre BrownIl segreto di Flambeau

Qualche notizia, ecco, anche solo per far venire la curiosità.

Marco Sermarini

John Light nei panni di Flambeau
nella recente serie inglese
(francamente troppo finta...).

Arnoldo Foà ne La croce azzurra nei panni di Flambeau
(questo ci piace)

domenica 29 marzo 2009

Il San Tommaso visto da Il Velino.

Da Il Velino

- La figura di san Tommaso d'Aquino (1225-1274), uno dei pilastri del pensiero cristiano e il “conciliatore” della cristianità con la filosofia classica, rivive nelle pagine di Gilbert Keith Chesterton, in un saggio del 1933 che l’editore Lindau ha ripubblicato per la collana “I pellicani”. Chesterton, famoso ai più per essere l’inventore di quel padre Brown interpretato da Renato Rascel che tanta fortuna ebbe nella televisione italiana, fu infatti anche un apprezzato biografo, come confermano le sue opere su Charles Dickens e san Francesco d'Assisi. Ma proprio il volume sul “doctor universalis”, come fu definito dai contemporanei, rappresenta il punto più alto del suo lavoro. Al punto che un fine studioso tomistico come Etienne Gilson lo definì addirittura, “senza possibilità di paragone, il miglior libro mai scritto su San Tommaso”. Chesterton, al quale l’opera fu commissionata dal suo editore, rievoca con la sua consueta ironia e sagacia le principali tappe della vita di Tommaso: la decisione giovanile di diventare frate mendicante domenicano, contrastata dalla sua ricca e potente famiglia, gli studi a Colonia sotto la guida di Alberto Magno, l'arrivo a Parigi e l'insegnamento alla Sorbona, il ritorno in Italia.

“San Tommaso - scrive Chesterton - allo stesso modo di san Francesco, percepiva a livello inconscio che le convinzioni della sua gente si stavano allontanando dalla rigida dottrina e disciplina cattolica, logorata da oltre mille anni di routine, e che la fede doveva essere rappresentata in una luce nuova e affrontata da un altro punto di vista. Ma il suo unico scopo era di diffonderla per la salvezza della gente”. E al “bue muto”, definizione ironica affibbiata all’Aquinate dai suoi compagni di studi per i suoi silenzi pensosi, l’autore inglese riconosce il merito della “sfida del razionalismo”, ovvero di aver costruito un sistema filosofico in cui fede e ragione si potenziano reciprocamente. Un merito che ne ha reso imperitura la fama, ha dato vita a uno dei pensieri filosofici più significativi dell'età medievale, tanto da trovare ancora ampio consenso, come accade fra gli studiosi protestanti statunitensi.

E che è uno strumento ancora utile alla Chiesa di oggi, assicura il vescovo di San Marino e Montefeltro, monsignor Luigi Negri, nella prefazione al volume: “All'inizio del terzo millennio ci troviamo in una situazione stranamente analoga a quella in cui san Tommaso visse la sua grande esperienza, nel senso che tanta tradizione cattolica è sentita dal popolo cattolico come una difficoltà, come un peso, come un condizionamento, e la tentazione di fuga verso compromessi con le ideologie secolari è più forte che mai. In questo quadro Tommaso ha ancora molto da dire alla Chiesa di oggi, non solo per le sue soluzioni di carattere strettamente filosofico - argomenta Negri - ma soprattutto per lo spirito che ha incarnato, quello perennemente giovane della Chiesa, per il quale la fede va proposta nella sua radicale essenzialità e nella sua capacità di prendersi carico dell'esistenza concreta degli uomini e della società”.

lunedì 26 marzo 2007

Giusto, padre Brown...



L'altro giorno ho acquistato su internet la canzoncina della sigla de I Racconti di Padre Brown. E mi è ripartito l'entusiasmo, ed insieme la commozione.
I Racconti di Padre Brown nel 1970 furono messi in scena in TV grazie alla bravura e alla simpatia del guizzante Renato Rascel. Furono trasposti sei episodi della serie: La croce azzurra, Le colpe del principe Saradine, Il duello del dottor Hirsch, Il re dei ladri, I tre strumenti di morte, La forma sbagliata.
I Racconti di Padre Brown furono trasmessi per la prima volta dalla RAI tra il Dicembre 1970 e il Febbraio 1971, con una media di ascolto di oltre 18 milioni di telespettatori.

Spesso ruba la gente / perchè non ha niente / Così crede la gente / d’esser nullatenente / Ma se ciò che hai / fosse quello che ti resta da un naufragio sopra un isola deserta / grideresti di gioia / d’avere una coperta da mettere addosso / ed un bottone d’osso, un berrettino rosso / una cannuccia, un temperino / nelle tue mani... / Avresti un piffero dai suoni strani / per fare il verso ai gabbiani / Sapessi che bellezza / Sapessi che ricchezza / Sapessi che allegria ...”: ogni episodio de I racconti di Padre Brown era aperto da queste parole, voglio dire bellissime parole che sono la parafrasi di un intelligentissimo discorso tratto non da I Racconti di Padre Brown bensì da Ortodossia, sulle celebri note della canzone ‘Grazie, Padre Brown’ scritta da Renato Rascel appositamente per la serie televisiva e cantata da lui stesso insieme ai 4+4 di Nora Orlandi e ai Cantori Moderni di Alessandroni. Renato Rascel veste ottimamente i panni del pretino inglese di Norfolk, nato nel 1910 dalla penna di Gilbert Keith Chesterton.

Il segreto di Padre Brown è una profonda conoscenza dell’animo umano: egli scava nell’animo delle persone sino a immedesimarsi in loro, mettersi nei loro panni, e chiedersi che cosa avrebbe fatto al posto loro. Il trucco funziona, perchè in questo modo egli riesce puntualmente a bagnare il naso alla polizia. Vittorio Cottafavi firma la regia, mentre Arnoldo Foà interpreta Flambeau, il ladro redento (come è raccontato nel primo episodio della serie televisiva, in realtà avvenuto, nella) sempre pronto ad aiutare l’amico prete nelle sue indagini.

Toni ironici, talvolta apertamente comici, smorzano l’aspetto drammatico che fa da sfondo ad ogni racconto, e danno talora origine a sequenze spassose per lo spettatore (come l’interpretazione di Mario Pisu, nei panni del Prefetto di Parigi, o quella di Oreste Lionello nei panni dell’ispettore Gilder). Molto interessanti sono anche i dialoghi tra Padre Brown e Flambeau, sulle questioni della fede e - più in generale - della condizione umana. sono spesso tratti da altre opere di Chesterton.

Gli episodi sono correntemente in vendita sia in vhs che in dvd.