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domenica 4 agosto 2024

Chesterton in altre parole... - La Londra delle fate...

Credo che uno degli aspetti affascinanti di Chesterton... sia il fatto che quando si legge la saga di Padre Brown o L'Uomo che fu Giovedì o L'Uomo che sapeva troppo, si ha la sensazione che tutte quelle cose che accadono a Londra non siano nella Londra reale - ammesso che esista una Londra reale - ma nella Londra delle fate.

Jorge Luis Borges, Conversazioni.



lunedì 4 settembre 2017

L'Uomo che sapeva troppo - di Fabio Trevisan (da Riscossa Cristiana)

"Ci siamo inginocchiati ai finanzieri stranieri così a lungo che ora sarà la guerra o la rovina"

Nel 1922 Gilbert Keith Chesterton pubblicava: "L'uomo che sapeva troppo", una raccolta di otto racconti sulla figura dell'investigatore Horne Fisher e del suo compagno di avventure, il giornalista Harold March.

Al contrario di Mr. Pond e del più celebre Padre Brown, Horne Fisher era una figura di detective proveniente dall'aristocrazia con parecchie conoscenze nel mondo dell'alta politica e della finanza. Era sostanzialmente un uomo che sapeva troppo, probabilmente a conoscenza di legami con la massoneria e di altri circoli esoterici. Era consapevole quindi che le mode, la mondanità, i capricci provenivano dalle classi agiate, così come le idee più bizzarre e tutto questo faceva conoscere all'amico Harold March, che al contrario non sapeva nulla di quel mondo: "Harold March era quel genere di persona che sa tutto di politica e niente dei politici. Sapeva molto anche di arte, letteratura, filosofia e cultura generale; sapeva molto quasi di tutto, tranne che del mondo in cui viveva".

Horne Fisher, a dispetto della sua immane conoscenza, era descritto con un fare apparentemente annoiato, reso ancor più evidente dalle palpebre cascanti e da un pallore quasi cadaverico. Incarnava anch'egli il paradosso, così come Padre Brown e Mr. Pond: "Horne Fisher, a dispetto della sua ostentata indifferenza, era una persona molto curiosa e dalla sensibilità quasi sovrumana nel comprendere le circostanze". Egli rilasciava, in forza della sua conoscenza, pillole di autentica saggezza: "L'intelligenza moderna non tollera niente di ciò che viene detto con autorità, ma tollera tutto ciò che viene detto senza autorità". Nell'emblematico racconto "Il tempio del silenzio" (nel quale veniva sottinteso l'omertà del silenzio) veniva esplicata la parentela di Horne Fisher con la classe che conta: "Aveva cugini e parenti in ogni ramo del grande labirinto della classe governativa inglese", anche se al coraggioso giornalista suo amico, Harold March, non sembrava che quel consorzio di potenti uomini fosse qualcosa di interessante dal punto di vista dell'intimità domestica, dell'amicizia vera e di ogni altra cosa sana e solida. La vita di questo illustre uomo che sapeva troppo era diventata quella di chi vive in una piccola stanza su un'isola deserta: piena di libri, sigari e agi, piena di conoscenza, di interessi e di informazioni, alcune di queste ancor oggi estremamente attuali: "I finanzieri hanno introdotto la manodopera cinese nel nostro paese con il deliberato intento di ridurre alla fame i nostri operai e contadini".

Horne Fisher, l'uomo che sapeva troppo, pertanto confidava all'amico curioso Harold March qualche sottile segreto: "Pensi che io non abbia trovato altro che immondizia negli abissi in cui il destino mi ha precipitato? Credimi, nessuno conosce la parte migliore degli uomini finché non ha conosciuto la loro parte peggiore". Egli metteva in risalto gli sforzi che talvolta questo mondo di aristocratici potenti faceva per salvare la propria anima: "Solo Dio sa quanto hanno provato a essere buoni. Dio solo sa a quanto male può sopravvivere una coscienza e sa anche come un uomo, che ha perso il suo onore, possa ancora sforzarsi di salvare la sua anima".  Negli ultimi racconti, Chesterton delineava in Horne Fisher la figura di un aristocratico che, oltre  a svelare gli omicidi più inquietanti dell'alta società, si faceva promotore sincero di quel pensiero distributista che nei cattolici inglesi era sorto dall'interpretazione del pensiero di Leone XIII: "Perché qualcuno non s'azzarda a fondare un partito di piccoli proprietari terrieri, richiamandosi alle antiche tradizioni contadine?".

Questo pensiero cattolico, scaturito dalla lettura responsabile e attenta del Magistero leonino, lasciava sconcertate molte persone, in quanto era la visione di qualcosa di antico e familiare che non avrebbero mai pensato di veder risorgere. In nome della piccola proprietà e dell'unità della famiglia tradizionale tra un uomo e una donna aveva combattuto Chesterton e aveva fatto combattere Horne Fisher fino alla morte.

Nella descrizione degli ultimi istanti vitali, Chesterton poteva condensare in Horne Fisher la tempra del vero combattente, giunto ora dinanzi al giudizio di Dio: "L'uomo che sapeva troppo conobbe ciò che vale davvero la pena sapere".

lunedì 30 gennaio 2017

L'uomo che sapeva troppo, edito da Lindau - disponibile su Pump Street



Alto, capelli (che furono) fini e chiari, un pallore quasi cadaverico, palpebre e baffi cascanti, naso aquilino. Aspetto apatico, andamento pigro e indolente, aria annoiata, tempra aristocratica, «in gran parte simile a quella dell'anarchico».

Horne Fisher, rispettabile membro della buona società inglese, cresciuto in mezzo a primi ministri e politici illustri, inizia la propria carriera come segretario personale di Sir Walter Carey, ufficiale del Governo irlandese e suo parente. Proprio al servizio di Sir Carey si ritroverà accidentalmente coinvolto nella sua prima avventura da «investigatore non ufficiale». Sì, non ufficiale, perché Horne Fisher non è un professionista del crimine ma un uomo che, oltre quel muro di ostentata indifferenza, nasconde capacità analitiche fuori dal comune e curiosità e sensibilità sovrumane «nel comprendere le circostanze» e l'animo umano.

Da quella prima esperienza irlandese, Horne Fisher capirà quanto il crimine possa essere oscuramente intrecciato con la legge e da lì in avanti, per tutta la vita, si ritroverà ad avere a che fare con faccende similmente oscure, appesantito dall'onere di «sapere troppo», di conoscere il lato squallido e la corruzione delle alte sfere, di cui lui stesso fa parte.

(Dalla presentazione sul sito dell'editore)
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Edito da Lindau

(Disponibile su www.pumpstreet.it)

  • Pubblicazione: 20 ottobre 2016
  • Pagine: 236
  • Formato: 14x21
  • ISBN: 9788867085835
  • Traduzione: Annalisa Teggi

domenica 24 aprile 2016

Due novità, qualche notizia

Lindau ha appena pubblicato due novità chestertoniane.

L'uomo che sapeva troppo vanta un primato singolare: è il primo inedito pubblicato dopo la ormai leggendaria carestia chestertoniana o, come tra amici diciamo, dopo l'oblio patito da Chesterton in Italia (e non solo: ricordate tutti cosa ci hanno detto Aidan Mackey nel 2013 e Dale Ahlquist nel 2015). Lo pubblicò a fine 2006 Mondadori tra i suoi Gialli, che escono solo in edicola e che non vengono solitamente ristampati, essendo pubblicazioni periodiche come le riviste. Lindau lo ha nuovamente tradotto affidandolo alla nostra Annalisa Teggi ed eccolo qui.

L'altro è un superinedito perché in Italia non aveva mai visto la luce. Il titolo italiano inganna, perché dietro di esso si celano i Tales of the long bow, classe 1925, singolarissimi racconti che si vanno ad aggiungere al numero notevole delle opere di GKC che Lindau ha pubblicato.

Due tasselli in più della narrativa chestertoniana a disposizione degli italiani (ed a questo punto per la narrativa saremmo a buon punto).


martedì 1 gennaio 2008

Chi ha letto gli inediti? Parliamone...

Lanciamo una sorta di sondaggio o meglio monitoraggio:
chi ha letto gli inediti chestertoniani recentemente pubblicati (ovvero L'Uomo che sapeva troppo, per I Gialli Mondadori, e l'Utopia degli usurai, per Excelsior 1881)?

Che cosa ne dite?
Come trovate le traduzioni?
Come giudicate la scelta di pubblicarli?

Per il dibattito usate il tasto commenti che trovate qui sotto.
Partecipate e diffondete.

Grazie!