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mercoledì 28 ottobre 2026

Un aforisma al giorno - Il valore del nonsense.

George Meredith



La grande letteratura del nonsense ha un enorme valore, ma si può almeno ragionevolmente asserire che è valido principalmente per gli adulti. Il nonsense è un concetto di una sottigliezza “meredithiana”. Non sono i bambini a dover leggere le parole di Lewis Carroll: fanno molto meglio a passare il tempo a preparare torte di fango; al contrario, saggi e filosofi brizzolati dovrebbero stare seduti tutta la notte a leggere Alice nel paese delle Meraviglie per studiare quel problema molto oscuro della metafisica, la terra di confine tra ragione e irrazionalità, e la natura della più imprevedibile delle forze spirituali, l’umorismo, che danza in eterno tra quei due poli. Il fatto che noi traiamo piacere in certe storie lunghe ed elaborate, in certe forme complicate e curiose di dizione, che non hanno alcun significato comprensibile, non è un argomento con cui far giocare i bambini, è “un argomento con cui far impazzire gli psicologi. Siamo noi persone mature, con il nostro gusto per ciò che esula dalle regole, ad aver inventato il nonsense. Ci siamo concessi il piacere di Ciciarampa e dello Yonghy-Bonghy-Bo, così come ci siamo immersi nello spiritualismo e nelle fiabe celtiche, perché avevamo una perenne impazienza verso la nostra stessa monotona terra. Ma il bambino si trova in una posizione nettamente superiore. Per lui la terra non è monotona, per lui non vi è necessità di libri. Quell’elemento del selvatico e del poetico che ci viene suscitato dal Dong con il naso luminoso, in lui è suscitato da un normale parente. Per il bambino non è necessario risvegliare il senso di straniamento e umorismo dotando un uomo di un naso luminoso. Per il bambino (prototipo del vero filosofo, che non è ancora nato) è già sufficientemente strano e divertente avere un naso.

Gilbert Keith Chesterton, La biblioteca della nursery, in Lettura e follia.

martedì 25 agosto 2026

Un aforisma al giorno - Il nonsense è per gli adulti.



La grande letteratura del nonsense ha un enorme valore, ma si può almeno ragionevolmente asserire che è valido principalmente per gli adulti. Il nonsense è un concetto di una sottigliezza “meredithiana”. Non sono i bambini a dover leggere le parole di Lewis Carroll: fanno molto meglio a passare il tempo a preparare torte di fango; al contrario, saggi e filosofi brizzolati dovrebbero stare seduti tutta la notte a leggere Alice nel paese delle Meraviglie per studiare quel problema molto oscuro della metafisica, la terra di confine tra ragione e irrazionalità, e la natura della più imprevedibile delle forze spirituali, l’umorismo, che danza in eterno tra quei due poli. Il fatto che noi traiamo piacere in certe storie lunghe ed elaborate, in certe forme complicate e curiose di dizione, che non hanno alcun significato comprensibile, non è un argomento con cui far giocare i bambini, è un argomento con cui far impazzire gli psicologi. Siamo noi persone mature, con il nostro gusto per ciò che esula dalle regole, ad aver inventato il nonsense. Ci siamo concessi il piacere di Ciciarampa e dello Yonghy-Bonghy-Bo, così come ci siamo immersi nello spiritualismo e nelle fiabe celtiche, perché avevamo una perenne impazienza verso la nostra stessa monotona terra. Ma il bambino si trova in una posizione nettamente superiore. Per lui la terra non è monotona, per lui non vi è necessità di libri. Quell’elemento del selvatico e del poetico che ci viene suscitato dal Dong con il naso luminoso, in lui è suscitato da un normale parente. Per il bambino non è necessario risvegliare il senso di straniamento e umorismo dotando un uomo di un naso luminoso. Per il bambino (prototipo del vero filosofo, che non è ancora nato) è già sufficientemente strano e divertente avere un naso.

Gilbert Keith Chesterton, Lettura e follia.



 

lunedì 24 agosto 2026

Lettura e follia contiene un interessante saggio sul nonsense.



L'editore Euridice alcuni anni fa ha tradotto e pubblicato con il titolo Lettura e follia i saggi contenuti in Lunacy and Letters, saggi che Chesterton aveva scritto sul Daily News tra il 1901 e il 1913. Come è immaginabile i saggi non sono che una raccolta o selezione di tutti quelli che il Nostro aveva scritto per la testata liberale: su questo blog anni fa parlammo dell'edizione di tutti i saggi del Daily News raccolti e curati da Julia Stapleton in ben otto volumi editi da Pickering & Chatto nel 2011.

Come molti lettori sanno, la sua carriera di giornalista mosse i suoi passi più certi dalle colonne del quotidiano liberale Daily News, e fu il primo trampolino per la carriera di Chesterton; nel 1901 ne divenne regolare collaboratore, il che costituì una crescita di cui fu lieto e grato perché rappresentò il significativo cambiamento rispetto al precedente lavoro di assistente editoriale.

Al di là dell'importanza dei saggi scritti per il quotidiano, va rilevato che tra uno di quelli raccolti nel volume tradotto in italiano ce n'è uno che spicca perché ci trova svegli sull'argomento da esso trattato, e cioè il nonsense e la letteratura infantile, Lewis Carroll e soprattutto Edward Lear.

Ve lo segnalo, allora; si intitola La biblioteca della nursery, e vi indico un significativo passaggio, coerente con quanto Chesterton ha già affermato altrove:

In onore del bambino il Diciannovesimo secolo ha compiuto una vera scoperta, la scoperta dei cosiddetti libri del nonsense. Sono creazioni così legate al nostro tempo che dovremmo valutarle al pari dell’elettricità o della scuola dell’obbligo. In letteratura costituiscono una scoperta del tutto nuova, la scoperta che l’incongruenza in sé può costituire una certa armonia, che come esiste una bellezza nelle ali di un uccello perché richiamano l’anelito, così può esserci nelle ali di un rinoceronte perché suscitano risa. Lewis Carroll raggiunge grandi livelli in questa follia poetica. E il signor Edward Lear, a parer nostro, è ancora più grande. È comunque giusto dire che questa invenzione potrebbe riscuotere critiche per quanto attiene alla sua funzione educativa. Soprattutto dobbiamo evitare di confondere gli aspetti dell’infanzia graditi ai bambini con quelli graditi a noi.

L'altrove cui mi riferisco è quel che segue:

https://uomovivo.blogspot.com/2026/02/una-aforisma-al-giorno-bisogna-essere.html

https://uomovivo.blogspot.com/2026/03/un-aforisma-al-giorno-sui-paradossi.html

Si tratta dell'articolo uscito sull'Illustrated London News dell'11 marzo 1911, che pensai di suddividere in due parti al momento della traduzione.

Ma c'è anche quest'altro saggio, sempre tratto dall'Illustrated London News ma del 15 ottobre 1921:

https://uomovivo.blogspot.com/2026/02/un-inedito-in-lingua-italiana.html

Lo scorso Chesterton Day ha trattato anche quest'aspetto delle idee chestertoniane, ed è stato bellissimo parlarne e metterlo in pratica con esempi antichi e moderni ed alcuni anche estemporanei prodotti da alcuni nostri soci.

Estrarremo altri brani dal saggio che segnaliamo oggi; l'argomento del nonsense attrasse fortemente l'attenzione di Chesterton già all'epoca di The Defendant, ove gli dedicò un intero capitolo, In difesa del nonsense. In esso si diceva:

La persona benintenzionata che, limitandosi a studiare l’aspetto logico delle cose, ha deciso che «la fede è nonsense», non si rende conto di quanto abbia ragione; in seguito potrebbe rendersi conto che, in realtà, il nonsense è proprio fede.

Tutto questo per dire del peso e della centralità della questione nonsense per il Nostro. D'altro canto non mi pare che esistano grandi studi sul punto, come pure sembra non vi siano a proposito della questione del rapporto tra Chesterton e Tolkien. Tolkien fece espressamente risalire parte del suo impegno letterario proprio alla "fantasia chestertoniana", quella del Mooreeffoc (vedi qui, qui, ma anche qui...). È invece importante approfondire questi aspetti (nonsense, immaginazione, stupore, umiltà...) e segnalarne l'importanza. Cercheremo di farlo.

 Marco Sermarini




domenica 14 giugno 2026

Oggi parleremo anche di questo, nonsense!

Il Chesterton Day di oggi 14 giugno 2026 cade proprio nell'anniversario della morte del nostro Chesterton, precisamente il novantesimo. Uno dei temi però sarà anche quello del nonsense, ossia quella letteratura giocosa, irrazionale, surreale che tanto piaceva a Chesterton.

Come abbiamo rilevato più volte in questo blog, Chesterton le sue prime produzioni letterarie le riservò proprio a questo tema, con un articolo intitolato In Defense of Nonsense, finito poi nel famoso volume L'Imputato (The Defendant), ed un frizzante volumetto pubblicato sempre nel 1901, Greybeards at Play (tradotto in italiano da Annalisa Teggi con il titolo Burloni Barbagrigia dall'editore Raffaelli).

Sono clerihew, ossia letteratura nonsense, alla Edward Lear o Lewis Carroll, e abbiamo decretato che facciano parte integrante del nocciolo duro del pensiero di Chesterton assieme al paradosso, all'immaginazione e tanto altro.

Quelle che pubblichiamo sono immagini dei giornali dell'epoca (per le quali ringraziamo il nostro socio Marco Consorti) e la traccia che vi impresse il nostro Gilbert con questo libretto che lo stupiva sempre più per il largo successo visto che egli lo considerava come se la gente si divertisse a vederlo fumare il sigaro a Kensington...

Per la cronaca, nell'ultima immagine c'è anche la pubblicità del libro scritto da babbo di Chesterton, Edward Chesterton detto Mr. Ed, "The Wonderful Story of Dunden Van Haden" e ne facciamo cenno in questo collegamento al blog.



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domenica 17 maggio 2026

Il nonsense secondo il chestertoniano Giuseppe Tomasi di Lampedusa.


Un francobollo comme-
morativo di Tomasi di
Lampedusa.

Edward Lear.



Vi proponiamo, allo scopo di aprire maggiormente il focus sull'argomento del nonsense che stiamo riscoprendo in Chesterton, un brano tratto dall'opera di Giuseppe Tomasi di Lampedusa "Letteratura Inglese", esattamente dal volume II (L’Ottocento e il Novecento).

Di Tomasi di Lampedusa abbiamo già esposto le "virtù chestertoniane", la sua ammirazione per il Nostro Eroe, il suo tornare spesso a lui, l'interesse indubbio ed affettuoso che lo portò a ribattezzare lo scrittore inglese "Cestertonio", come si fa con uno di casa.

Ora abbiamo trovato un ulteriore punto di contatto dato dall'interesse per il nonsense, e soprattutto per Edward Lear, pari a quello di Chesterton, come pure per Lewis Carroll. Questo breve excursus critico sulla questione riecheggia moltissimo le idee di Chesterton cui recentemente abbiamo dato spazio in questo blog (qui la prima parte e qui la seconda parte dell'articolo).

Lo spirito che muove Tomasi di Lampedusa in questo breve contributo è quasi speculare a quello di Chesterton. Le considerazioni dei due letterati si incontrano e sono davvero molto simili. Penso ad un'importante influenza di Chesterton sul pensiero e sulla poetica di Tomasi, e questo mi rallegra.

Marco Sermarini


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La letteratura italiana è la più seria delle letterature. Un libro che sia nello stesso tempo ben scritto e umoristico si può quasi dire non esista. Siamo costretti a fingere di sbellicarci per l'umorismo con il quale è disegnato Don Abbondio e a trovare Ariosto divertentissimo. L'italiano, se gli capita un guaio, non ci ride mai sopra: sale sullo scoglio di Leucade e impreca contro i fati. Se vuol ridere un po' non gli restano che le barzellette sudice o le scemenze delle "Cartoline del pubblico". è superfluo ripetere quanto sia ricca di humour la letteratura inglese. Ma occorre anche dire che grandi scrittori, scrittori sul serio, non disdegnarono di collaborare a giornali umoristici: Thackeray fondò addirittura il «Punch». Dickens, Trollope, e financo (horribile dictu!) Hardy ci collaborarono con brevi articoli che poi ritroviamo incorporati nelle loro opere maggiori. Il riso, insomma, forse perché più decente che da noi, non è al bando dalle lettere. 

Ma oltre agli umoristi troviamo nella letteratura inglese gli scrittori comici professionali: i quali naturalmente rimangono un po' al disotto della letteratura vera e propria, non già però perché siano scrittori comici ma perché si rinchiudono in un genere voluto e che non può esser perennemente spontaneo. Rimangono fuori della letteratura tal e quale come lo scrittore volutamente lacrimoso o come quello volutamente eroico. Questa sub-letteratura è abbastanza importante perché, popolarissima, si riflette in direzione della grande produzione e numerose allusioni rimarrebbero incomprensibili se non se ne avesse un'idea. Quante volte in Kipling, in Galsworthy, in Joyce non troviamo l'espressione «gallumping» o un accenno alla «Queen of Spades»? Il lettore, rigidamente chiuso nel gusto della togata letteratura, non ne capirà niente o crederà che si tratti di stranezze del suo illustre autore. 

In Inghilterra lo scrittore comico ha da circa cento anni scelto la strada del nonsense, della cosa scritta che non ha senso alcuno, formata da un (apparentemente) fortuito accozzamento di associazioni le quali, suscitando una serie di immagini disparate, riescono ad un effetto talvolta fortemente umoristico. 

Re del nonsense verse fu Edward Lear (1812-1888), che fu poi nella vita un uomo serio, pittore, viaggiatore e financo maestro di disegno della regina Vittoria. I versi nonsense sono stati riuniti in un bellissimo volume da lui stesso illustrato e consistono soprattutto in favole (favole senza morale) nelle quali gli animali più fuor di mano si amano, si odiano e si sposano dopo aver scambiato le conversazioni più assurde nel tono della più grande gravità; il tutto in versi fortemente rimati e assai solidamente composti. Del resto di questi nonsense verses ne troviamo parecchi in Shakespeare e negli altri Elisabettiani. 

Lear è stato anche l'inventore del limerick, forma poetica (comica) del tutto particolare composta da quattro versi d'ineguale misura, fortemente accentuati e ripetutamente rimati, che terminano con un verso lunghissimo, zeppo di «rime al mezzo» che sbuca dopo i primi saltellanti tre con un effetto stranissimo. è una forma moderna dell'epigramma e ve ne sono di deliziosi. 


There was an old lady in Grantley
who kept all the crumbs in her pantry,
and when neighbours came and offered her game
off she went, made a crumb pie for Lent, that clever old lady in Grantley 

(Questo non è delizioso perché l'ho composto io sull'istante per darvi un'idea della cosa.) 

Chi non è capace di ridere di un limerick in fondo non capirà mai nulla dell'Inghilterra e della sua letteratura: l'Inghilterra è il paese dell'irrazionale nel quale la logica val pochino. Pickwick in fondo è un lunghissimo Iimerick e così lo è Browning. E quanti limerick vi sono in Amleto, intendo dire proprio sulla bocca del principe di Danimarca? 

Il limerick è la brama dell'avventura trasportata nel campo verbale. 

Persona ancor più seria di Edward Lear era Charles Dodgson (1832-1898), che era addirittura professore di matematica al Christ Church di Oxford. Egli è più conosciuto e amato sotto lo pseudonimo di Lewis Carroll col quale pubblicò la sua immortale Alice in Wonderland e Through the Looking-Glass. Ouesti sono dei libri interi di nonsense, che narrano le avventure di una bimba sperduta in un mondo ben più irreale che quello abituale delle Fate. Del resto il matematico vi si rivela nella precisione rigorosissima del suo nonsense e nelle deduzioni logiche che conducono alle conclusioni più assurde. Notevolissimi anche i versi di Lewis Carroll in The Hunting of the Snark, in cui si narrano i complicatissimi preparativi e le assurde peripezie di una compagnia di scienziati che parte per lontani paesi alla caccia dello Snark, pericolosissima belva che del resto si viene a sapere essere un pacifico micio. 

Sono sicuro che questa mia incitazione al nonsense letta ad un certo numero di giovani palermitani sui quali pesa ancora la nube di fumo dei roghi della Controriforma non avrà nessun risultato. Il nonsense qui non può aver successo. Come dice France, «nous sommes sérieux comme des ânes». 

domenica 12 aprile 2026

Ancora sullo spiccato interesse di Chesterton per il nonsense.

Nelle ultime settimane abbiamo deciso di gettare una luce più luminosa sul tema del nonsense, giacché ci è stato fatto notare da Dale Ahlquist che tra le prime due produzioni di Chesterton spiccano espressioni di interesse e stima per il genere nonsense.

La prima fu Greybeards at Play, tradotta in italiano in maniera appropriata dalla nostra Annalisa Teggi con Burloni Barbagrigia. Teggi, a proposito di questo interesse, con altrettanta appropriatezza ci dice:

«Questa raccolta di versi giovanili fu per Chesterton una cosa seria, il che – come lui stesso ci insegna – è tutt'uno con divertente. Sono versi che non vogliono suonare comici o satirici o semplicemente scanzonati; hanno la pretesa di giocare con le cose, dopo aver imparato a mettere in disordine il mondo interno nel modo in cui un bambino riduce in un campo di battaglia la sua cameretta. Nella fattispecie Gilbert compone questi versi per una bimba, una giovane cugina di Frances che si chiamava Rhoda. Anche attraverso la leggerezza di questi versi è capace di suggerirci che il disegno del mondo non è un meccanismo astruso, ma è qualcosa che attende ogni bimbo curioso che voglia mettersi a giocare».

La seconda è The Defendant (ampiamente citato sul nostro blog, tradotto in italiano prima come Il bello del brutto, edito da Sellerio, e successivamente da Lindau con il titolo L'Imputato), raccolta di articoli usciti su The Speaker, che presenta tra i vari titoli il seguente: "In difesa del nonsense".

Ho allora tradotto e pubblicato un saggio (suddividendolo in due post per facilitarne la lettura) apparso nel 1911 su l'Illustrated London News proprio sull'argomento:

https://uomovivo.blogspot.com/2026/02/una-aforisma-al-giorno-bisogna-essere.html

https://uomovivo.blogspot.com/2026/03/un-aforisma-al-giorno-sui-paradossi.html

In esso Chesterton si diffonde sull'importanza del genere e su quella dei contributi di Lewis Carroll e Edward Lear alla questione. 

Ora scavando ci siamo resi conto di quanto il tema investa il pensiero di Chesterton, perché in Radio Chesterton (la raccolta di parte delle conversazioni radiofoniche effettuate da Chesterton alla fine degli anni Trenta sul programma radiofonico della BBC) c'è la trascrizione di una conversazione dal titolo Both Sides the Looking Glass, tradotto da Annalisa Teggi in Davanti e dietro allo specchio (la conversazione è raccolta in italiano in Radio Chesterton ed in inglese in The Spice of Life, visto che le trasmissioni nel loro complesso sono uscite in lingua originale solo nelle trascrizioni effettuate su The Listener, la rivista della BBC); si tratta della recensione di Miscellanea delle lettere di Lewis Carroll ai suoi piccoli amici e de La vita di Hans Christian Andersen di Signe Toksvig. È l'occasione per toccare nuovamente il tema parlando di queste opere, l'una contenente le lettere dell'autore di Alice nel paese delle meraviglie e l'altro una ben scritta biografia dello scrittore danese, ed anche per riportare luce sulla questione per come è trattata dal maestro del nonsense Edward Lear, di cui appunto Chesterton parla anche nel saggio del 1911.

Una chiave di lettura del tema, che è sempre il recupero delle cose ordinarie rendendole strane, è in questa frase:

ma perché un giornalista vecchio e noioso, che ora si è ridotto a parlare alla radio, perché quest'uomo attempato continua ad amare Andersen, anche dopo aver letto questo libro? Rispondo: perché la cosa più amabile del mondo è l'umiltà.

L'umiltà è una delle chiavi per cui l'uomo vede il mondo e la realtà come sono veramente, e il suo vero rapporto con il mondo stesso.

Uno dei mezzi per ottenere il risultato di

vedere il nostro intero sistema di vita ordinato come un cumulo di rivoluzioni stratificate (L'Imputato)

è l'uso dell'immaginazione per 

rendere strane le cose stabili (...), rendere i fatti meraviglie (L'Imputato).

Quindi per lo scopo di vedere vive e non scontate le circostanze quotidiane c'è appunto l'umiltà e c'è pure il Mooreeffoc, nominato molte volte negli ultimi tempi qui sul blog perché citato in Charles Dickens. A Critical Study, cioè la fantasia e l'immaginazione applicate alla realtà da parte del Nostro Gilbert, la bizzarria delle cose divenute scontate e che tali non devono rimanere. Dunque anche il nonsense ha una funzione morale ed educativa.

Marco Sermarini



sabato 7 marzo 2026

Un aforisma al giorno - Sui paradossi. | Illustrated London News, 11 marzo 1911, in The Collected Works of G. K. Chesterton, Vol.XXIX.: The Illustrated London News 1911 – 1913. Traduzione di Marco Sermarini ©




La prima parte di questo articolo è stata pubblicata il 22 febbraio 2026:


Gli articoli che Chesterton scriveva per l'Illustrated London News, tra il 1905 e il 1936, non ebbero mai un titolo ma erano numeri successivi della rubrica Our Note Book (qui un approfondimento sulla rubrica) che Chesterton tenne sulla rivista fino alla sua morte.

*******

Ciò che vale per il confine surreale delle parole, come in Lear e Carroll, vale anche per il confine surreale dei pensieri, come in Oscar Wilde o Bernard Shaw. Anche in questo caso la difficoltà non sta nel trovare il nonsense, ma nel trovare un nonsense prezioso. Molti accusano Shaw e altri di limitarsi a dire tutto ciò che è contrario all'opinione corrente. Ma se questi critici hanno individuato un simile schema di successo, perché non ne approfittano semplicemente? Se hanno la chiave, che la usino. Se conoscono il trucco, che lo mettano in pratica. Se un uomo può raggiungere la fama e la prosperità semplicemente dicendo che il sole splende di notte e le stelle di giorno, che ogni uomo ha quattro gambe e ogni cavallo due, allora la strada verso il successo è sicuramente aperta, perché ci devono essere molte cose del genere da dire. Ma la verità è che, mentre tutti possiamo crogiolarci nei luoghi comuni (una cosa assolutamente salutare, come un bagno di fango), dobbiamo tutti prestare particolare attenzione nella scelta dei paradossi. In questo caso, per una volta, il gusto è davvero importante.

Esistono due tipi di paradossi. Non si tratta tanto di quelli buoni e cattivi, né di quelli veri e falsi. Si tratta piuttosto di quelli fecondi e di quelli sterili; i paradossi che generano vita e quelli che annunciano solo morte. Quasi tutti i paradossi moderni annunciano semplicemente morte. Vedo ovunque tra i giovani che hanno imitato Shaw una strana tendenza a proferire epigrammi che negano la possibilità di ulteriore vita e pensiero. Un paradosso può essere una cosa insolita, minacciosa, persino brutta, come un rinoceronte. Ma, come un rinoceronte vivo dovrebbe produrre altri rinoceronti, così un paradosso vivo dovrebbe produrre altri paradossi. Il nonsense dovrebbe essere suggestivo, ma al giorno d'oggi è abortivo. I nuovi epigrammi non sono nemmeno fantastici segnali indicatori su una strada sperduta: sono targhe, ciascuna incastonata in un muro di mattoni alla fine di un vicolo cieco. Per quanto riguarda il pensiero, gridano agli uomini: «Non pensate più», come la voce dice «Non dormire più» a Macbeth. Questi retori non parlano mai se non per chiudere la questione. Anche quando sono davvero spiritosi (come nel caso del signor Shaw), commettono comunemente l'unico crimine che non può essere perdonato tra uomini liberi. Dicono l'ultima parola.

Citerò alcuni casi che ho sotto mano. Sul mio tavolo vedo un libro di aforismi scritto da un giovane autore socialista, Holbrook Jackson; si intitola Platitudes in the Making (Banalità in divenire) e illustra in modo curioso la differenza tra il paradosso che stimola il pensiero e quello che lo impedisce. Naturalmente, l'autore ha letto troppo Nietzsche e Shaw e troppo poco pensatori meno brancolanti e più pensatori coinvolgenti. Ma dice molte cose davvero valide tutte sue, che illustrano perfettamente ciò che intendo qui riguardo al nonsense suggestivo e distruttivo.

Cosi in un passaggio dice: “Sopportate volentieri gli sciocchi: potrebbero avere ragione”. A me sembra un'ottima idea; ma qui intendo dire in particolare che mi sembra fruttuosa e libera. Si può fare qualcosa con questa idea; essa apre una strada. Si può andare alla ricerca, tra i propri conoscenti e parenti più affidabili, del fuoco di un’infallibilità nascosta. Si può fantasticare di vedere la stella dell'eterna giovinezza negli occhi un po' vuoti dello zio George; si può seguire vagamente qualche profondo ritmo della natura nelle infinite ripetizioni con cui la signorina Bootle racconta una storia; e nei grugniti e nei sussulti del maggiore della porta accanto si può sentire, per così dire, il grido di un dio strangolato. Non può mai restringere la nostra mente, né mai arrestare la nostra vita supporre che un particolare sciocco non sia così sciocco come sembra. Tutto ciò serve solo ad accrescere la carità, e la carità è l'immaginazione del cuore.

Giro la pagina e mi imbatto in quello che definisco il paradosso sterile. Sotto il titolo “Consigli”, il signor Jackson scrive: “Non pensare, agisci”. È esattamente come dire: “Non mangiare, digerisci”. Tutte le azioni che non sono meccaniche o accidentali implicano il pensiero; solo il mondo moderno sembra aver dimenticato che può esistere un pensiero decisivo e drammatico. Tutto ciò che proviene dalla volontà deve passare attraverso la mente, sebbene possa passare velocemente. L'unica cosa che un uomo forte può “fare” senza pensare è cadere su uno zerbino. Questo non fa nemmeno saltare la mente, la fa semplicemente fermare. Prendo un altro paio di casi alla rinfusa. “Lo scopo della vita è la vita”. Questo mi sembra vero in ultima analisi, sempre che l'autore sia abbastanza liberale da includere la vita eterna. Ma anche se è un nonsense, è un nonsense ben ponderato.

In un'altra pagina ho letto: “La verità è la propria concezione delle cose”. È un nonsense senza senso. Un uomo non avrebbe mai avuto alcuna concezione delle cose se non avesse pensato che fossero cose e che ci fosse una qualche verità in esse. Qui abbiamo un nonsense nero, come la magia nera, che blocca il cervello. “Una bugia è ciò in cui non credi”. Questa è una bugia; quindi forse il signor Jackson non ci crede.

Gilbert Keith Chesterton, The Illustrated London News, 11 marzo 1911.

domenica 22 febbraio 2026

Una aforisma al giorno - Bisogna essere seri nel nonsense, che è un'arte | Illustrated London News, 11 marzo 1911, in The Collected Works of G. K. Chesterton, Vol. XXIX.: The Illustrated London News 1911 – 1913. Traduzione di Marco Sermarini ©





Non c'è nulla che richieda una cura più meticolosa della nostra scelta del nonsense. Il senso è come la luce del giorno o l'aria quotidiana, e può provenire da qualsiasi fonte o in qualsiasi quantità. Ma il nonsense è un'arte. Come un'arte, raramente ha successo, eppure è del tutto semplice quando ha successo. Come un'arte, dipende dalla parola più piccola, e un errore di stampa può rovinarlo. E come un'arte, quando non è al servizio del cielo è quasi sempre al servizio dell'inferno. Innumerevoli imitatori di Lewis Carroll o di Edward Lear hanno cercato di scrivere nonsense e hanno fallito, ripiegando (si spera) sullo scrivere cose sensate. Ma certamente, come disse il grande Gilbert, ovunque ci sia stato nonsense, è stato nonsense prezioso...

Ho sofferto quanto chiunque altro per l'insulto pubblico causato dagli errori di stampa. Ho visto il mio amore per i libri (books, ndr) descritto come amore per gli stivali (boots, ndr). Ho visto la parola “cosmico” invariabilmente stampata come “comico”; e ho semplicemente riflettuto che le due cose sono molto simili. 

Per quanto riguarda i nazionalisti e i razionalisti, sono giunto alla conclusione che nessuna scrittura a mano o dattiloscritta possa distinguerli chiaramente; e ora lascio tranquillamente che siano intercambiabili, anche se il primo rappresenta tutto ciò che amo e il secondo tutto ciò che detesto. Ma c'è un tipo di errore di stampa che trovo difficile perdonare. Non potrei perdonare un errore nella stampa di “Jabberwock”. Insisto sull'assoluta letteralità in quella bellissima poesia di Lear, “The Dong with the Luminous Nose”. Rovinare queste nuove parole senza senso sarebbe come sparare a un grande musicista che improvvisa al pianoforte. I suoni non potrebbero mai essere recuperati. “And as in uffish thought he stood” (e mentre in pensieri cupi se ne stava, ndr). Se il tipografo lo avesse stampato “affish”, dubito che la prima edizione sarebbe stata venduta. “Over the Great Gromboolian Plain”. Supponiamo che l'avessi visto stampato “Gromhoolian”. Forse non avrei mai saputo, come so ora, che Edward Lear era un uomo ancora più grande di Lewis Carroll.

Il primo principio, quindi, può essere considerato chiaro. Che gli errori siano ammessi nei libri comuni, cioè nelle opere scientifiche, nelle biografie consolidate, nei libri di storia e così via. Non siamo severi con gli errori di stampa quando si verificano solo negli orari, negli atlanti o nelle opere scientifiche. In opere come quelle del professor Haeckel, ad esempio, a volte è piuttosto difficile scoprire quali siano gli errori di stampa e quali le affermazioni intenzionali. Ma in tutto ciò che è artistico, in tutto ciò che si discosta apertamente dalla ragione, dobbiamo esigere l'esattezza dell'arte. Se una cosa è palesemente impossibile, allora la cosa migliore che può fare è essere bella. Se una cosa è assurda, deve essere perfettamente assurda.

Gilbert Keith Chesterton, The Illustrated London News, 11 marzo 1911,
in The Collected Works of G. K. Chesterton, Vol. XXIX, Ignatius Press.

© Traduzione di Marco Sermarini

Aggiornamento dell'8 marzo 2026: l'articolo ha una seconda parte (abbiamo diviso la traduzione in due parti ma l'articolo è un tutt'uno) pubblicata nel seguente post: