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domenica 27 aprile 2025

La famosa "Visita a Chesterton" di Emilio Cecchi finisce sull'Osservatore della Domenica del 16 ottobre 1960.

Nell'opera di scavo all'interno dell'archivio dell'Osservatore della Domenica condotto dal nostro Angelo Bottone è emerso anche il famoso resoconto della visita di Emilio Cecchi a Beaconsfield da Chesterton, più volte riportata e citata nel nostro blog (ne parlammo anche in occasione del ventilato abbattimento dell'abitazione dei Chesterton chiamata Overroads).

È un famoso brillantissimo racconto, scritto magistralmente da colui che definimmo il mentore italiano di Chesterton. Più volte abbiamo parlato della centralità della sua opera nell'introdurre Chesterton in Italia, attraverso le sue recensioni e soprattutto attraverso La Ronda.

Oggi è reperibile anche nel volume Scrittori Inglesi e Americani, continuamente ripubblicato negli anni.

L'Osservatore si interesso così a Chesterton e a Cecchi.

Casos vuole che la pagina riporti anche un articolo di un altro chestertoniano italiano, Piero Bargellini che, da direttore e ispiratore de Il Frontespizio, diede altrettanto spazio a Chesterton, complice don Giuseppe De Luca.

Tutte cose di cui troverete ampia e più approfondita traccia su questo blog digitando questi illustri nomi nel motore di ricerca interno, in alto a sinistra.

Marco Sermarini



domenica 11 febbraio 2024

Questo scrittore indiavolato - La Ronda presenta Manalive (Le Avventure d'un uomo vivo) all'Italia, noi vi ripresentiamo con qualche ragione in più questo scritto...



Qui di seguito la presentazione de Le Avventure d'un uomo vivo, traduzione italiana di Manalive, al pubblico de La Ronda, la rivista letteraria di Vincenzo Cardarelli "pubblicista", Emilio Cecchi "esquire", Riccardo Bacchelli "possidente", Antonio Baldini "baccelliere in lettere", Lorenzo Montano "industriale", Bruno Barilli "compositore", Aurelio Emilio Saffi "docente nelle scuole governative" (così si definirono "i sette savi", ossia il gruppo redazionale che conduceva la rivista, oppure "i sette nemici").

Lo avevamo già proposto, oggi lo rifacciamo qualche ragione in più rispetto alla prima volta. Magari ne potrebbe nascere qualcosa.

Le ragioni per cui Manalive approdò in Italia (dopo un'osservazione iniziata diversi anni prima da parte di Cecchi) sono ben espresse dallo scritto non firmato che segue: esso non era mai stato tradotto in francese (la Francia era uno dei riferimenti culturali per questi uomini, e lo fu in specie a riguardo di Chesterton e Belloc: come si vede in questo blog, prima di approdare in Italia, le opere dei nostri eroi facevano spesso attracco in porti francesi, e successivamente ivi venivano notati -- si veda per esempio l'Ortodossia, o il San Francesco d'Assisi, notati e recensiti da Giovanni Battista Montini e da Domenico Giuliotti a seguito della lettura della versione francese); viene considerata opera prima di Chesterton in italiano. Ma qui c'è un equivoco: i rondisti (o forse è meglio dire Cecchi, l'ambasciatore italico in Albione) non s'erano accorti dell'esistenza di Berlino Barbara e delle Lettere ad un vecchio garibaldino, usciti in traduzione italiana come scritti propagandistici filobritannici durante la Grande Guerra -- questo lo lascia pensare la qualificazione di "prima opera di Chesterton che compare in italiano"; in ogni caso è di certo la prima opera di Chesterton, intesa come libro e non saggio sciolto, voluta e tradotta in Italia e dall'Italia. Da ultimo, la si definisce opera frutto del lavoro di "scrittori veri, di gran temperamento" e non con intenti programmatici, tanta è la distanza dello stile, il tutto non senza spirito polemico.

La presentazione preannuncia la successiva pubblicazione dell'opera, che uscirà sulla rivista a puntate, in un unico volume per l'editore Vallecchi. La traduzione di Cecchi ebbe un certo successo, se si considera che furono molti gli editori che negli anni la utilizzarono.

Vale la pena di ricordare che il primo scritto di Chesterton uscito in Italia, se si eccettuano appunto gli scritti propagandistici, fu La risposta del bambino su La Ronda, preceduto dal famoso articolo di Cecchi Ospiti, in cui il critico fiorentino esprime compiutamente la ragione della presenza degli inglesi nella rivista.

Per mera cronaca faccio rilevare che la foto che allego all'articolo ritrae una pagina della nostra collezione dei numeri de La Ronda ospitanti scritti di Chesterton e Belloc, presente nella nostra sede.

Ritorno sull'argomento perché tutto ciò mi sembra estremamente significativo di una temperie culturale che oggi va considerata svanita, sostituita da apparenti mode, più imposte dall'alto che altro, spesso con contenuti pessimistici e nichilistici nei confronti dell'esistenza elevati ingiustamente al rango di arte, poesia, letteratura, ed anche per dire della forza che certe riviste ebbero nel favorire l'ingresso dei nostri amici in Italia. Sarebbe bello riuscire a fare qualcosa di simile oggi, senza servilismi e con il desiderio di dare speranza a questo mondo odierno così stranito e mortifero. Chesterton e Belloc regalarono speranza ai loro contemporanei e ne donano ancora a noi oggi.

Marco Sermarini



[Ed eccoci a queste Avventure d'un uomo vivo, le quali non sono altro che Manalive di G. K. Chesterton, nella traduzione del nostro amico Cecchi. Manalive uscì nel 1912 (Edit. T. Nelson, London), ed è uno dei più brillanti racconti, o romanzi metafisico-polizieschi che voglian chiamarsi, di questo scrittore indiavolato. Non è stato tradotto in francese, e anche per questo l'abbiamo prescelto.

Non occorre dire ch'è la prima opera di Chesterton che compare in italiano. L'editore Vallecchi, dopo che sarà uscita a puntate nella Ronda, provvederà a darle veste di libro. 

Intorno a Chesterton non sentiamo bisogno di trattenerci. Se n'è detto altre volte. Consigliamo ai lettori che vogliono saperne di più, il libro di Julius West: G. K. Chesterton (Edit. Martin Secker, London, 1915); il bellissimo studio di André Chevrillon: Une apologie du christianisme (in Nouvelles Etudes Anglaises, Hachette, Paris, 1918); e il volume, recentissimo, di Joseph đe Tonquédec: G. K. Chesterton (Edit. Nouvelle Librairie Nationale, Paris, 1921), che ha il difetto d'insistere troppo sull'aspetto teoretico dell'opera di Chesterton, a scapito delle qualità d'arte. 

Un'avvertenza. Abbiamo sentito insinuare, più d'una volta, che noi presentiamo sulla Ronda certe autori stranieri come scoperte e programmi. Può darsi che alcuni dei nostri scrittori, a molti dei nostri critici sieno davvero apparsi come scoperte, anzi rivelazioni. È difficile misurare, fino a che punto, in Italia, arrivi l'ignoranza dei letterati. Quanto all'intenzione programmatica, queste Avventure d'un uomo vivo, persuaderanno anche i più duri. Nulla è più lontano da certe nostre tendenze estetiche, del folle barocchismo fumista di Chesterton. E forse, proprio per questo, ci piace. 

Noi abbiamo presentato certi scrittori, fra i quali Chesterton, perchè scrittori veri, di gran temperamento. Finora in Italia, di stranieri modernissimi, non si vedeva che Gide, Claudel, Barrès, etc. Non è questo il luogo di discuterli. Ma ci sono altri. E dopo più di dieci anni che scriviamo di questi altri, visto che all'ignoranza letteraria indigena essi possono riuscire ancora nuovi, noi seguitiamo lietamente a scoprirli. Senza con questo pretendere di sostituire, come è stato detto, con squisito servilismo, uno di cotesti indigeni all'altare di Gide o di Claudel, l'altarino di Chesterton o di chicchessia: nojaltri e i nostri lettori, sappiamo far benissimo, anche in quest'epoca genuflessa, senza bisogno d'altari! - N. d. R.]




mercoledì 9 agosto 2023

Piacevoli scoperte.

 


Gli amici che giorni fa mi hanno fatto dono del volumetto lillipuziano riproducente il capitolo sulla famiglia di Eretici mi hanno fatto dono di questo libro di lettura per la quinta elementare edito nel 1978.

Sfoglio, non intuendo ma sospettando una presenza… amica. Difatti a pagina 107 trovo una lettura tratta dalle opere del Nostro Eroe! Il titolo è Il tempo e l’eternità. Leggetelo!

Ma chi è l’autore di questa sorpresa, oltre naturalmente i miei cari amici? È un personaggio di cui ci siamo già occupati tempo fa, e ne trovate ampia e circostanziata traccia nel blog (al solito, adoperatevi col motore di ricerca interno in alto a sinistra, facile -- però se volete lo trovate qui, qui, qui, ). Si tratta di Piero Bargellini, sindaco di Firenze e animatore del dibattito culturale cattolico del Novecento: nel 1929 fondò Il Frontespizio, periodico cattolico di cultura e apologetica del quale fu direttore e ispiratore fino al 1938. Carlo Betocchi e Nicola Lisi ne furono tra i primi collaboratori, seguiti poi tra gli altri da Domenico Giuliotti, Giovanni Papini, Mario Luzi, Carlo Bo e don Giuseppe De Luca. Di Lisi, Bo e De Luca trovate traccia in quel blog (qualche riga fa ho indicato solo alcuni dei collegamenti ai post in cui li ritroverete, ma se ripetete la ricerca nome per nome troverete molto di più), come pure ed ampiamente de Il Frontespizio, che ospitò più volte Chesterton (ciò che trovate nel collegamento è solo un esempio) e Belloc (anche qui solo un esempio), considerati le punte di diamante del risveglio culturale cattolico inglese. Osservate cosa dicevano per esempio Giuliotti e Papini di Belloc.

La Società ha acquistato copie dei numeri de Il Frontespizio e de La Ronda proprio per la loro importanza nel testimoniare il rapporto fecondo e forte tra Chesterton, Belloc e l’Italia, prima che tutto ciò andasse stoltamente perso.

Pensate ai bimbi di quell’epoca, avranno letto questo brano… forse avrà lasciato una traccia nei loro cuori come la lasciò indelebile nel mio sette o otto anni prima la visione in tv de I Racconti di Padre Brown. Chissà se qualcuno dei lettori può darne testimonianza…

Grazie ancora, amici, di quest’altro bel regalo, che ci dà modo di riaprire pagine belle e di riscoprire quanto ha fatto Chesterton per l’Italia.




Marco Sermarini


domenica 22 gennaio 2023

Due parole su una vecchia edizione dell'Autobiografia di Chesterton.




Alla ricerca dell'intenso incipit del capitolo dell'Autobiografia che Chesterton dedica a suo fratello Cecil, mi sono imbattuto, in casa mia, non senza un certo sapore d'avventura come fosse una giungla inesplorata ed io non ne fossi l'abitante più rilevante quanto a peso ed età, in una vecchia edizione italiana dell'opera.

La copertina piuttosto lisa svela l'uso intenso dell'opera e le sue avventure in questa casa, reperita chissà quando. In effetti al momento dell'acquisto, avvenuto tanti e tanti anni fa (era uno di quei resti che ha resistito ed ha attraversato l'oblio di Chesterton ed ha acceso in me ed in altri intrepidi il desiderio di rivedere in giro libri come questo), il libretto era in condizioni decisamente migliori.

L'interno ci svela che la traduzione è di Alberto Castelli, anzi mons. Alberto Castelli. Nell'Agosto 2021 ne stilai un breve profilo:


Non fu semplice perché non sono tante le notizie, in giro, sul nostro Castelli e sul suo tutt'altro che modesto cuore ed intelletto. Sta di fatto che la traduzione è di gran pregio e merita di essere letta. Nell'introduzione del volume si dice tra l'altro (il libro vale anche solo per questa frase tutto il prezzo):

Chesterton è positivo, affermativo di tutto. Vuol essere lo spirito buono, vuol essere buono e affermare buone tutte le cose, come Dio Creatore, nella contemplazione dell'opera della prima settimana. La sua poesia è come il lavoro dei coloratori di vetri nella canzone delle Cinque Corporazioni.


È lui che riporta il famoso episodio del telegramma di Pio XII, e tante altre cose.

Castelli dimostra di conoscere bene l'argomento che sta traducendo, la sua sostanza, che è sempre la persona dell'autore e il suo pensiero, tanto più se si parla della sua autobiografia, tanto più in un autore come Chesterton. Tradurre dunque non è un'operazione meccanica, ma in un certo qual senso significa possedere l'argomento fino a farsi voce dell'autore perché il suo pensiero non venga minimamente alterato nel suo senso. L'effetto è significativo, se il traduttore fa proprio il pensiero dell'autore tradotto scegliendo di dedicare il proprio lavoro ai propri genitori con quella stessa gratitudine che permea dalle pagine dell'opera e si imprime nell'anima del traduttore mutandola; passa dal cuore di Chesterton a quello di Castelli ai nostri, per un mistero che salva, pianta un semino che può diventare un gigantesco albero frondoso, vivo e fresco, pieno di linfa e di frutti.

È uno dei casi in cui è lampante il senso del detto "rem tene, verba sequentur", e va ben oltre.

I frutti. Penso ai frutti ed al continuo seminare di questi anni, delle tante cose nate anche grazie a queste pagine. Quante anime ha toccato Chesterton vivo? Quante ne ha toccate Chesterton morto (ma che morto?!? quale morto?!?)?

Quest'opera come pure il San Francesco d'Assisi e La resurrezione di Roma furono pubblicati da IPL, l'Istituto di Propaganda Libraria che oggi purtroppo non c'è più. C'erano delle case editrici in Italia che incontrando Chesterton e Belloc erano mosse dallo stesso desiderio di cui parla Emilio Cecchi nella sua brillante presentazione degli Ospiti su La Ronda


È tutt'altro che tempo perso cercare una copia vecchia nella propria libreria, o in qualche bancarella o negozietto.

Marco Sermarini

giovedì 25 agosto 2022

Speciale elezioni! Perché non esistono più grandi uomini? Ce lo spiega Chesterton | da Pangea.

Nata nel marzo del 1944, la rivista “Aretusa”, stampata da Gaspare Casella in Napoli, fu diretta per i primi numeri da Francesco Flora, crociano, antifascista, autore di studi importanti su Giovanni Pascoli, Foscolo, Tasso e Carducci, e, soprattutto, di una imponente – e incompiuta – Guida alla poesia che raccoglieva, per dire, reperti di Poesia della Bibbia e Poesia dell’Egitto e della Mesopotamia. Secondo gli aurei intenti di Flora, la rivista si prefiggeva “di ritrovare quegli studi nei quali, secondo la parola di Dante, l’uomo si eterna”, recuperando “nella sua purezza” il concetto di “umanesimo”, straziato da anni di guerra. Intenti un tanto astratti. La rivista durò quindici fascicoli, fino al 1946, e fu diretta, dopo Flora, da Fausto Nicolini e da Carlo Muscetta. All’epoca di Flora, il segretario di redazione era Gabriele Baldini, futuro marito di Natalia Ginzburg, traduttore di Christopher Marlowe, Edgar Allan Poe e George Orwell, curatore dell’opera completa di Shakespeare. Nata come pubblicazione bimestrale, costava cinquanta lire a numero.

(...)

Il bello di “Aretusa”, piuttosto, sta nelle aperture internazionali, a volte inattese. Nella sezione “Note e documenti” si pubblica un sagace editoriale di Gilbert Keith Chesterton, che qui ricalchiamo. Convertitosi al cristianesimo nel 1922, narratore di talento, saggista micidiale, GKC era assai noto in Italia: Emilio Cecchi lo aveva tradotto e intervistato su “La Ronda”, nel 1931 Enrico Caprile ne tracciava un profilo filosofico con queste parole...


Il resto qui sotto:

https://www.pangea.news/chesterton-politica-uomini-grandi/

martedì 29 marzo 2022

Contatti tra Cecchi e Belloc...

The moment I can get any time I will send you something for La Ronda but I am terribly pressed.

Emilio Cecchi - Hilaire Belloc, carteggio inedito, lettera di Hilaire Belloc ad Emilio Cecchi del 14 maggio 1920.


giovedì 10 marzo 2022

Il primo articolo di Chesterton uscito su La Ronda.

Cari amici, 

sono molto lieto di presentarvi una piccola perla preziosa dal gran tesoro dell'opera di Chesterton. È una perla italiana, ritengo la prima (se si eccettua la pubblicazione de La barbarie di Berlino e le Lettere ad un vecchio garibaldino, di qualche anno prima, uscite in maniera piuttosto atipica come scritti di propaganda bellica).

Sul numero III del Giugno 1919 de La Ronda uscì il primo articolo di Chesterton dal titolo La risposta del bambino. Successivamente Chesterton ebbe altro amplissimo spazio, e cioè la pubblicazione a puntate de Le Avventure d'un Uomo Vivo, tradotto da Emilio Cecchi e successivamente uscito in volume per Vallecchi. Lo aveva preceduto Belloc nel primissimo numero, quello dell'Aprile 1919, con La buona donna.

Il numero III del Giugno 1919 è quello di Ospiti, l'articolo che dà il benvenuto a questi inglesi che piacevano tanto ai rondisti e soprattutto a Cecchi "per la loro ostinazione di uomini di fede, e la loro grande capacità di fumisti e umoristi; infine per quel costante sguardo filiale verso Roma". Cecchi con soddisfazione disse che "per parte loro essi non hanno voluto trovare troppo immatura o comunque disdicevole la nostra compagnia", e iniziò quindi un esperimento consistente nell'osservazione al di là della Manica di uno sforzo letterario originale, ampio, onnicomprensivo quanto agli interessi letterari che spaziavano dalla prosa alla poesia, dalla saggistica al giornalismo, con tutte le implicazioni anche sociali e politiche, in una prospettiva radicale. La speranza era che questi "fumisti" influenzassero anche l'Italia letteraria per riportarla ad una gloria ormai opaca. Gente "impura" dal punto di vista dell'arte pura, disse saggiamente di loro nel primo numero Cecchi, con l'odore della realtà attaccato alle maniche delle giacche.

Cecchi aveva fatto fruttare gli incontri del Novembre 1918 a Londra: Chesterton, Belloc, Beerbohm. Da anni seguiva Chesterton, almeno dal 1909, e cammin facendo scoprì il suo mondo e quello dei suoi amici, scoprì l'Inghilterra cattolica e una scrittura unita alla vita.

Di questo articolo ho cercato le radici "inglesi", ossia se fosse già stato pubblicato a "casa sua". Ad oggi non ho riscontri, ma nel "Mare Chesterton" la ricerca non è mai facile. Vedremo.

Intanto leggetelo. Come sempre vale la pena.

Marco Sermarini
















 

lunedì 7 marzo 2022

Ecco finalmente per voi amici chestertoniani "Ospiti"...





Cari amici
oggi ho il piacere di presentare qui sul nostro blog un articolo di Emilio Cecchi che in diversi riteniamo importante, dal titolo "Ospiti".

Ci tenevo molto che voi lo leggeste, e sono riuscito a farvelo vedere realmente, non solo a riportarne il testo. Infatti è uno degli ultimi acquisti che abbiamo fatto come Società, tra gli esemplari delle riviste che pubblicarono i contributi italiani di Chesterton e Belloc. Abbiamo adesso diversi numeri de La Ronda e de Il Frontespizio, e lo scopo è che non vada perduto nessuno di loro, che almeno noi, che siamo gli amici italiani di Chesterton e anche di Belloc, conserviamo la loro memoria rilevandone le tracce anche materiali nel nostro bel suolo italiano.


L'articolo che vi ripresento oggi uscì sul terzo numero de La Ronda, quello del Giugno 1919, di cui vedete riprodotta in alto la caratteristica copertina con il tamburino, opera dell'artista fiorentino Armando Spadini. Il numero riportava anche un contributo di Chesterton, ma di questo parleremo prossimamente. "Ospiti" è invece una ripresa del programma, sì della rivista ma soprattutto dell'obiettivo perseguito personalmente da Emilio Cecchi con l'introduzione di questi scrittori inglesi, da lui che era il più anglofilo dei "sette savi", come ironicamente si qualificarono i membri di quel nucleo che costituì il nerbo della rivista. È il perché Cecchi era andato a pesca oltre la Manica, ed è interessante saperlo. È una orgogliosa presentazione di Belloc, descritto come "il più marziale dei centurioni d'Augusto", "il cardinale più in voce d'esser fatto papa", che viene opportunamente accostato al connazionale Charles Peguy (lo fece, non senza criticare aspramente il nostro Napoleone inglese, anche Hannah Arendt), e di cui Cecchi mostra di conoscere bene l'opera e il pensiero, se tra i titoli e gli articoli accende un lume proprio su The Servile State e sul distributismo. Quindi bisogna un po' correggere il tiro sull'approccio cecchiano: il  critico fiorentino non si interessò ai nostri due eroi solamente per le loro doti scrittorie ma anche per il loro pensiero originale e per la loro radice "romana", e qui si capisce molto bene e senza dubbi.

Di Belloc parla in toni guerreschi, e così introduce l'altra figura, Chesterton, che chiama "il secondo Ajace" (accennando anche al fratello Cecil, che considera scrittore di minor qualità). Dice pure, anzi ammette: "ma di Gilbert K. Chesterton ho scritto già tante e tante volte, che alla fine dev'esser cominciata a sembrare quasi una mania". In effetti la comparsa su La Ronda non fu la prima prova di Cecchi su Chesterton: giorni fa vi ho mostrato un vecchio articolo, uno dei primi ritengo, che Cecchi scrisse sulla rivista Il Marzocco già nell'anno 1910, e pure un bel pezzo su Heretics mai tradotto in italiano su La Tribuna nel 1917, solo per fare due esempi. Però su La Ronda il giudizio si è affinato, la conoscenza è più profonda, e questo sonoro contributo segue di pochi mesi l'incontro con Chesterton, Belloc (ma anche Max Beerbohm e altri ancora) a Londra, nel Novembre 1918.

Cecchi termina questa presentazione, dai toni quasi amichevoli, così: "Dicevo che, ormai da molti anni, noi ci siamo sentiti interessati in questi scrittori, per vari atteggiamenti del loro stile e della loro politica, per la loro ostinazione di uomini di fede, e la loro grande capacità di fumisti e umoristi; infine per quel costante sguardo filiale verso Roma. Per parte loro essi non hanno voluto trovare troppo immatura o comunque disdicevole la nostra compagnia: e, così, eccoli nella nostra rivista".

Onestamente sono anche affascinato dalla sua prosa, così fiorita e così distesa ma al tempo stesso affettuosa, viva, che non cela il trasporto pur nel garbo e nell'approccio equilibrato. Mi piace anche per questo riproporvi questo articolo per il suo stile.

Prossimamente tireremo fuori qualche altra perla. Spero tanto le gradiate.

Marco Sermarini

domenica 27 febbraio 2022

Chesterton in altre parole - Scrittori più maschi e divertenti.

Quanto a me, ho sempre pensato che la razza di scrittori più maschi e divertenti oggi in Inghilterra s'abbia a ricercare fra questi polemisti, giornalisti e controversisti: Belloc, Chesterton, Shaw, etc. gente "impura", insomma, dal punto di vista dell'arte pura.

Emilio Cecchi, Lettere Inglesi, in La Ronda, I, n° 1, Aprile 1919.

La Ronda, I, n° 1, Aprile 1919,
Lettere Inglesi.


mercoledì 16 febbraio 2022

Alla ricerca delle tracce italiane di Chesterton e Belloc.


Stiamo acquistando i numeri delle principali riviste ancora reperibili ove furono pubblicati articoli di Chesterton e Belloc. Ci siamo dati questo compito per salvaguardare la traccia e la testimonianza del rapporto vivo e fecondo avuto dai nostri due eroi con la nostra cara Italia, prima che queste tracce scompaiano per consunzione, per incuria, per dimenticanza, per ignoranza.

Chi volesse contribuire liberamente può mandare un'offerta libera alla Società rivolgendosi alla Segreteria Volante. Il compito ancora è da concludere e stiamo cercando anche testimonianze più rare.

È bello conservare queste riviste, averle tra le mani, poterne mostrare a voi il contenuto. È una forma di riconoscenza verso chi amò il nostro paese, ne amò l'arte e soprattutto la fede.

Marco Sermarini

domenica 13 febbraio 2022

The Good Woman, il testo originale del primo articolo di Belloc su La Ronda.


Come preannunciato, ecco il testo originale dell'articolo La buona donna (The Good Woman) uscito nel primo numero de La Ronda (Aprile 1919) a firma di Hilaire Belloc e tradotto da Emilio Cecchi.



sabato 12 febbraio 2022

Il primo articolo "inglese" su La Ronda è di Hilaire Belloc, La buona donna.

Il primo articolo uscito su La Ronda dei nostri eroi Chesterton e Belloc fu di quest'ultimo, dal titolo The Good Woman, tradotto da Emilio Cecchi con La buona donna.

Uscì col primissimo numero de La Ronda, nell'Aprile 1919.

Nel numero III del 1919 della rivista Emilio Cecchi dà conto della scelta di pubblicare proprio questi scrittori inglesi, e del fatto che essi incarnavano bene il programma rondesco. Presto pubblicheremo anche questo bell'articolo dal titolo Ospiti.

Ecco qui sotto, cari amici, il nostro Belloc, con grande piacere. Di esso vi daremo anche la versione inglese, che posseggo grazie all'amico padre Spencer Howe.

Marco Sermarini









mercoledì 9 febbraio 2022

Emilio Cecchi recensisce Manalive su La Tribuna del 2 agosto 1917.

Ecco una chicca che non vi aspetterete di certo: la recensione di Manalive da parte di Emilio Cecchi, uscita sul quotidiano romano La Tribuna del 2 Agosto 1917.

E' la recensione dell'edizione inglese, visto che fu proprio Cecchi a portarla in Italia e tradurla a puntate su La Ronda. Pare che non vi fosse ancora un'edizione in altre lingue (come invece accadde per Ortodossia, ad esempio, che vide un'edizione francese che fu la prima ad approdare in Italia - ne abbiamo traccia nel blog nei vari carteggi che sono intercorsi in quegli anni tra critici e letterati che iniziavano ad interessarsi a Chesterton e compagni).

Buona lettura!

Marco Sermarini