Visualizzazione post con etichetta L'Uomo Eterno. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta L'Uomo Eterno. Mostra tutti i post

domenica 16 agosto 2026

Un aforisma al giorno - L'apertura mentale e la fratellanza tra le religioni...



Nessuno comprende la natura della Chiesa, né il suono squillante del credo che discende dall’antichità, se non si rende conto che un tempo il mondo intero rischiò di morire proprio a causa dell’apertura mentale e della fratellanza tra tutte le religioni.

Gilbert Keith Chesterton, L’Uomo Eterno.



sabato 15 agosto 2026

Un aforisma al giorno - "Che cos'è la verità?".




«Che cos’è la verità?» Così, in quel dramma che decise l’intero destino dell’antichità, una delle figure centrali è raffigurata in quello che sembra il contrario del suo vero ruolo. Roma era quasi sinonimo di responsabilità. Eppure egli rimane per sempre una sorta di statua oscillante dell’irresponsabilità. L’uomo non poteva fare di più. Persino ciò che era pratico era diventato impraticabile. In piedi tra le colonne del proprio tribunale, un romano si era lavato le mani del mondo.

G.K. Chesterton, L’Uomo Eterno.

mercoledì 12 agosto 2026

Un aforisma al giorno - Essere stanchi del bene, essere stanchi della gioia.

Il pessimismo non sta nell’essere stanchi del male, ma nell’essere stanchi del bene. La disperazione non sta nell’essere stanchi della sofferenza, ma nell’essere stanchi della gioia. È quando, per un motivo o per l’altro, le cose buone di una società smettono di funzionare che quella società inizia a declinare; quando il suo cibo non nutre, quando le sue cure non curano, quando le sue benedizioni si rifiutano di benedire.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno.

L'Uomo Eterno,
prima edizione


sabato 8 agosto 2026

Un aforisma al giorno - Straniero sulla terra, scosso dalla bellissima follia della risata...




La verità più semplice sull’uomo è che egli è un essere molto strano; quasi nel senso di essere uno straniero sulla terra. In tutta sincerità, ha molto più l’aspetto esteriore di chi porta con sé abitudini aliene da un’altra terra che di un semplice prodotto di questa.

Non riesce a sentirsi a proprio agio nella propria pelle; non riesce a fidarsi dei propri istinti. È al tempo stesso un creatore che muove mani e dita miracolose e una sorta di storpio. È avvolto in bende artificiali chiamate vestiti; è sostenuto da stampelle artificiali chiamate mobili. La sua mente ha le stesse libertà dubbie e gli stessi limiti selvaggi. Unico tra gli animali, è scosso da quella bellissima follia chiamata risata; come se avesse intravisto qualche segreto nella forma stessa dell’universo, nascosto all’universo stesso. Unico tra gli animali, sente il bisogno di distogliere il pensiero dalle realtà fondamentali del proprio essere corporeo; di nasconderle come in presenza di una possibilità superiore che crea il mistero della vergogna.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno.


lunedì 20 luglio 2026

Verrà aperta la causa di canonizzazione di Sigrid Undset, chestertoniana norvegese.

L’8 luglio, il vescovo di Oslo ha annunciato che questo autunno aprirà ufficialmente la causa di canonizzazione della scrittrice vincitrice del Premio Nobel e convertita al cattolicesimo, Sigrid Undset. Le opere di Undset godono di meritata popolarità, in particolare l’epopea di Kristin figlia di Lavrans, tradotta diversi anni fa anche in italiano e inserita in una collana curata quando era in vita da mons. Luigi Giussani.

Forse meno noti, ma non per questo meno notevoli, sono la sua biografia di Santa Caterina da Siena e due eccellenti saggi di ampio respiro sui martiri inglesi Robert Southwell e Margaret Clitherow.

Ma c’è un altro fatto su di lei di cui si parla troppo poco: era una chestertoniana! Ammirava profondamente l’opera di Chesterton e possedeva una vastissima collezione di volumi di Chesterton nella sua biblioteca privata. Nel 1931 tradusse addirittura in norvegese L’Uomo Eterno di Chesterton.

Non solo: nel maggio del 1928, pochi mesi prima di ricevere il Premio Nobel, andò addirittura a trovare Chesterton e Frances nella loro casa di Beaconsfield. Purtroppo, di quella visita non si sa molto altro se non che ebbe effettivamente luogo.

Invitiamo tutti i chestertoniani a conoscere meglio questa grande scrittrice: non solo le sue opere, ma anche la sua vita e la sua eredità di santità, mantenuta nonostante le tribolazioni causate dai conflitti familiari e persino dalla fuga dall’occupazione nazista della sua patria durante la guerra.

Qui sotto trovate (precisamente sul sito internet della Società Chestertoniana Americana) la postfazione di Sigrid Undset alla traduzione de L'Uomo Eterno, ristampata dalla rivista Gilbert e tradotta in inglese dal nostro caro amico norvegese Geir Hasnes (l'autore della più recente bibliografia di Chesterton).


Qui di seguito invece trovate il saggio di Amy Fahey dal titolo "La santità incondizionata di Sigrid Undset" sul sito di First Things:


Per tutto questo ringraziamo i cugini americani che ce l'hanno segnalato.

Qui un nostro post sui premi Nobel in qualche modo legati a Chesterton, quindi anche su Sigrid Undset:


Qui un post dal nostro blog che testimonia la presenza in Italia di Sigrid Undset:


Sigrid Undset

domenica 5 luglio 2026

Un aforisma al giorno - Regole per castelli in aria...

Non esistono regole architettoniche per un castello in aria.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno.



domenica 14 giugno 2026

Gilbert Keith, Jorge Luis e l’arte di conversare con il mondo | Andrea Monda sull'Osservatore Romano.

 Bergoglio gli fece la barba, la sua donna gli disse di spararsi: otto  aneddoti per conoscere meglio Jorge Luis Borges - Linkiesta.it

di ANDREA MONDA

Non è un caso, anche perché il caso non esiste, che Jorge Luis Borges e Gilbert Keith Chesterton siano morti entrambi lo stesso giorno, il 14 giugno, ma a distanza di cinquant’anni uno dall’altro. Non è un caso perché i due scrittori hanno molte cose in comune, al di là dell’apparenza. Da una parte uno, il poeta argentino, un po’ dandy, dalla cultura enciclopedica, dalla raffinata conversazione, affascinato dalla figura di Cristo ma che sempre ha sfoggiato un malinconico scetticismo nei confronti della fede, e dall’altra il gigantesco romanziere e polemista inglese, un tomista col saio francescano, campione della fede cattolica al punto da essere definito defensor fidei da Pio XI. Niente in comune quindi, o molto poco... Ma scavando un po’ oltre l’apparenza si trova sempre qualche sorpresa.

Partiamo da Borges che nei saggi letterari e nelle sue conversazioni cita di continuo alcuni autori come veri punti di riferimento: Wilde, Poe, Kafka, Emerson e, soprattutto, Whitman, Omero e Virgilio, Dante e Cervantes ma, sopra tutti gli altri, Chesterton.

Il punto fondamentale di questa mia riflessione è biografico: io devo proprio al più giovane dei due, l’argentino, la conoscenza del più anziano inglese. Da qui la mia gratitudine immensa verso Borges.

Parliamo quindi di questo poeta che è anche sublime critico letterario e narratore. Il poeta di Buenos Aires sviluppa infatti ben presto una vena narrativa, tutta a favore del racconto breve rispetto al romanzo che non troverà mai congeniale perché «troppo artificiale» (dirà ad Alberto Arbasino in un’intervista del 1977): «I racconti invece sono sempre delle vere storie, e gli uomini hanno sempre amato raccontare e ascoltare storie: per questo amo tanto Kipling (…) e Stevenson (…). Il romanzo è sempre una costruzione, so che io non posso farla; posso fare soltanto dei racconti. E poi, dato che io non sono un lettore di romanzi, perché dovrei scriverne? Io non li leggo, all’infuori di Conrad, che mi piace molto». Questa osservazione contro l’artificiosità del romanzo è singolare in quanto lo stesso Borges sarà poi architetto di sofisticati racconti divenuti famosi per la loro complessità. Non a caso i due, Jorge Luis e Gilbert Keith si dilettarono con il genere giallo, il più “artificiale”, sofisticato e cerebrale dei generi letterari. E nei racconti di fantasia.

Come è noto nel 1938 lo scrittore ha un incidente che lo costringe per parecchio tempo all’immobilità, dopo un attacco di setticemia che ne minaccia gravemente la vita. Negli anni della malattia, lo scrittore argentino concepisce alcuni tra i suoi capolavori: la raccolta di racconti Finzioni (1944) e successivamente L’Aleph (1949) con cui Borges passa al genere fantastico, che per lui è quello principale della letteratura. Gli anni Quaranta, in cui la cecità diventa sempre più minacciosa, sono gli anni in cui il poeta argentino viene consacrato come grande autore di narrativa grazie anche alla realizzazione di una vera e propria mitologia letteraria composta da alcuni elementi simbolici che fino alla fine accompagneranno la poetica borgesiana: la biblioteca, il labirinto, il sonno e il sogno, gli scacchi, la spada, la tigre, la sabbia, lo specchio.

Nel 1955 Borges è ormai cieco quando viene nominato direttore della Biblioteca Nazionale, ciò che aveva sempre sognato di fare. Lo scrittore commenta così la nomina: «È una sublime ironia divina ad avermi dotato di ottocentomila libri e, al tempo stesso, delle tenebre». E nel 1980, nelle Conversazioni Americane, aggiungerà che «è dal 1955 che la mia vista non mi permette più di leggere, e allora non ho più letto nulla di contemporaneo. Penso di non aver mai letto un quotidiano in vita mia. Possiamo conoscere il passato, ma il presente è mistero per noi».

Borges è stato un grande sacerdote del culto dei libri spingendosi ad affermare che l’uomo è ciò che legge, non ciò che scrive. Tale affermazione rivela una vera e propria mistica della lettura che si manifesta nella credenza che fra autori e lettori s’instauri «un dialogo, una forma di relazione», «una collaborazione e quasi una complicità», in una parola, che la lettura sia un atto creativo.

Borges è uno scrittore che ama circondarsi di amici con i quali innanzitutto discute, di tutto, nasce così una vasta e variegata produzione di volumi di conversazioni dove forse Borges, uomo-biblioteca, dà il meglio di sé. Ma con gli amici Borges non solo conversa, ma anche scrive: in collaborazione con Adolfo Bioy Casares scrive nel 1942 Sei problemi per don Isidro Parodi e con Margarita Guerrero il Manuale di zoologia fantastica (1957).

Da una parte quindi il poeta e il narratore lucido e raffinato, dall’altra il saggista e il conversatore appassionato: ovviamente le due anime sono una e si alimentano reciprocamente.

Borges amava la storia (scrive diversi libri di storia, Storia universale dell’infamia, Storia dell’eternità...) ma non ama le date, ad esempio uno dei suoi libri preferiti è L’uomo eterno di Chesterton, un saggio di storia universale senza neanche una data. E riecco qui Chesterton. Proprio su questo tema, proviamo a comparare due affermazioni dei due scrittori; scrive Borges: «Non credo nelle scuole. Non credo nella cronologia. Non credo nel datare le opere. Penso che la poesia dovrebbe essere anonima (...). Che cosa sappiamo dei nomi di quegli uomini che scrissero quel sogno meraviglioso che è Le mille e una notte? Nulla, e non ce ne importa. (...) Credo che per un autore la cosa migliore sia far parte di una tradizione, far parte di una lingua, perché la lingua si evolve mentre i libri possono essere dimenticati». Concetti molto vicini a quanto afferma Chesterton in Ortodossia: «La leggenda è fatta generalmente dalla maggioranza, sana, degli abitanti di un villaggio; il libro è scritto, generalmente da quello, fra gli abitanti del villaggio, che è matto».

Un altro tema, forse quello principale, che unisce i due scrittori è il tema della meraviglia. Difficile trovare una pagina di racconto o romanzo oppure una poesia di Chesterton in cui non sia presente questa dimensione dello stupore. Qualcosa di più preciso possiamo citare di Borges il quale osserva una comune origine della poesia e della filosofia che, come ricordavano Platone e Aristotele, nasce proprio dalla meraviglia. Nel 1976 in un incontro presso l’Università dell’Indiana, Borges afferma: «... senza dubbio, la nostra esistenza è un fatto curioso. (...) il fatto di stupirsi di fronte alla vita può essere l’essenza della poesia. La poesia consiste nel sentire le cose come strane (...). L’unica differenza è che nel caso della filosofia la risposta viene data in maniera logica, mentre per la poesia si usa la metafora».

Dalla meraviglia al mistero il passo è breve. La “stoffa” di cui è fatta la realtà per Borges sembra essere il mistero che circonda ogni atto e attimo dell’esistenza umana. «Ogni poesia è misteriosa» afferma l’argentino, «nessuno sa interamente ciò che gli è stato concesso di scrivere». Un’altra frase che spesso Borges cita in realtà è proprio di Chesterton e ci ricorda che «tutto passerà, resterà solo lo stupore e lo stupore per le cose quotidiane». È proprio lì, nelle cose quotidiane, che si annida, per entrambi i poeti, la meraviglia, perché: «Non c’è un giorno, neppure di carcere o d’ospedale, che non porti una sorpresa, che non sia, controluce, una rete di minime sorprese» (dal racconto L’attesa di Borges), oppure perché «Chi abbraccia una donna è Adamo. La donna è Eva. / Tutto accade per la prima volta» (dalla poesia La felicità). Lo stupore di Borges è primigenio, è la meraviglia legata all’origine, lo stupore per il bene, quel bene che è l’esistenza stessa. Nella poesia Il mare si chiede: «Ma chi è il mare?» e annota che «Chi lo guarda lo vede per la prima volta, sempre. / Con lo stupore / che le cose elementari lasciano, i pomeriggi / belli, la luna, il fuoco di un falò». Le cose elementari, questo è un nodo centrale nella vita e nell’opera di Borges.

Conversando con Osvaldo Ferrari Borges osserva che: «È così difficile definire le cose. Proprio le più evidenti son quelle che è impossibile definire, giacché definire è esprimere una cosa con altre parole, ma queste possono esprimere meno di quello che va definito. Ciò che è elementare, per esempio non può essere definito; come si può definire il sapore del caffè o la mestizia grata che ci coglie all’imbrunire, o il sentimento di attesa, di speranza, naturalmente illusorio, che si può provare nel destarsi? Niente di questo può essere definito. Le cose astratte sì, possono esser definite; si può dare una definizione astratta di un poligono o di un congresso. Ma dubito che si possa definire un dolore di denti».

Borges e ancora di più Chesterton esprimono spesso i sentimenti che scaturiscono dalla meraviglia, innanzitutto la gratitudine, ma anche lo spaesamento e lo smarrimento che nascono dal sentire strane le cose, dal sentirsi straniero. Questo è un sentimento che accomuna Borges e Chesterton il quale diceva, sempre citato da Borges, che: «La realtà è più strana della finzione. E Chesterton la commenta acutamente e giustamente, credo, quando dice, “...la finzione la creiamo noi, mentre la realtà è molto più strana perché la crea un altro, l’Altro, Dio”».

Nel saggio già citato L’uomo eterno, Chesterton afferma che «La più semplice verità sull’uomo è che egli è un essere veramente strano: strano quasi nel senso che che è straniero a questa terra (…) solo, fra tutti gli animali, è scosso dalla benefica follia del riso; quasi avesse afferrato qualche segreto di una più vera forma dell’universo e lo volesse celare all’universo stesso».

I due oltre che poeti e scrittori, sono straordinari critici letterari. In particolare conoscere Borges equivale a fare la conoscenza con un uomo-biblioteca, una biblioteca ambulante che, con dolcezza e humour, ti accoglie nei suoi meandri labirintici senza farti disorientare e guidandoti per mano a scoprire i mille tesori che contiene. È in quella biblioteca che ho fatto la conoscenza di Chesterton.

Borges critico letterario ma anche cinematografico. I suoi saggi di critica cinematografica sono formidabili soprattutto se si pensa che la sua fu una corsa contro il tempo, man mano che la miopia progressiva aumentava. Narratore, poeta e critico Borges fu però, innanzitutto, un grande conversatore, come Wilde, anche lui molto amato da Borges, e proprio come il suo “maestro” Chesterton. I due avevano una curiosità quasi bambina rispetto praticamente a tutto. E di tutto parlavano. Nei tre volumi curati da Osvaldo Ferrari (non gli unici dedicati alle conversazioni di Borges) si parla veramente di ogni aspetto dello scibile umano: dallo humour ai sogni, dalla poesia di Shakespeare alla mitologia nordica, al «sapore dell’epica», dal cinema westernalla memoria, dalla politica ai dialoghi, dall’amore a Socrate, dalle prefazioni a Melville, dal mare a Thoreau fino all’amato Chesterton che ritorna di continuo. Ecco ad esempio un suo ritratto, appassionato e lucidissimo: «Nella sua scrittura restano marcate tracce pittoriche. I suoi personaggi usano entrare in scena come attori e i suoi paesaggi vivacemente sbozzati s’appiccicano alla memoria. Chesterton visse nel corso degli anni intrisi di malinconia a cui si riferisce con la definizione fin de siecle. Da questo ineliminabile tedio venne salvato da Whitman e da Stevenson. Eppure qualcosa gli rimase attaccato addosso, rintracciabile nel suo gusto per l’orrido. Il più celebre dei suoi romanzi L’uomo che fu Giovedì, ha come sottotitolo Un incubo. Avrebbe potuto essere Poe o magari un Kafka; lui comunque preferì, e gli siamo grati della scelta, essere Chesterton e coraggiosamente optò per la felicità o finse di averla trovata. Dalla fede anglicana passò a quella cattolica, che, secondo lui, è basata sul buon senso. Arguì che la stranezza di tale fede si attaglia alla stranezza dell’universo, come la strana forma di una chiave si adatta perfettamente alla strana forma di una serratura. In Inghilterra il cattolicesimo di Chesterton ne ha pregiudicato la fama, poiché la gente persiste nel ridurlo a un mero propagandista cattolico. Innegabilmente lo fu, ma fu anche un uomo di genio, un gran prosatore e un grande poeta... La letteratura è una delle forme della felicità; forse nessun scrittore mi ha dato tante ore felici come Chesterton».

L’ultima affermazione posso dirla anch’io, e la dico rivolgendomi, con gratitudine, proprio a Borges.

https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-06/quo-133/gilbert-keith-jorge-luis-e-l-arte-di-conversare-con-il-mondo.html?fbclid=IwY2xjawSaw45leHRuA2FlbQIxMQBicmlkETB0a0w4ZGY1SEF2NTlkSzRHc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHl1a2GxOxpmbCb0QAILK5nTAxKR84KiYIPMgw9DSLtx6zS3YhdD7EgXgzHEc_aem_dA9hmymH4-1YNNept_swZA

venerdì 12 giugno 2026

Un aforisma al giorno - Nessuna guerra alla vita e alla natura.

Nulla di più comune, per esempio, che trovare un critico moderno che scriva cose di questo genere: 'Il Cristianesimo fu soprattutto un movimento ascetico, una corsa al deserto, un rifugio nel chiostro, una rinuncia alla vita e alla felicità; esso non fu che parte di una fosca e inumana reazione contro la natura stessa, un odio pel corpo, un aborrimento dell'universo materiale, una specie di suicidio universale dei sensi e anche dell'individuo. Derivava da un fanatismo orientale come quello dei fachiri, ed era basato su un pessimismo orientale che considerava l'esistenza stessa come un male'. In tutto questo la cosa straordinaria è che tutto è verissimo; vero in ogni particolare, con la sola differenza che è attribuito erroneamente a chi non ci ha niente a che vedere. Non è vero della Chiesa; è vero delle eresie condannate dalla Chiesa. È come se uno fosse obbligato a scrivere un'analisi degli errori e del malgoverno dei ministri di Giorgio III, con la piccola inesattezza che tutto il racconto si riferisse a Giorgio Washington; o come se uno facesse un elenco dei delitti dei bolscevichi con la sola variante di attribuirli allo zar. La Chiesa primitiva fu, sì, ascetica, ma in dipendenza di una filosofia totalmente diversa da quella di una guerra alla vita e alla natura; la quale realmente esistette nel mondo, e basterebbe che i critici sapessero dove andare a cercarla.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno.

Una vecchia edizione
de L'Uomo Eterno




giovedì 14 maggio 2026

Un aforisma al giorno - L'unica giustificazione del mistero dell'amore di Dio.



Se c'è una questione che gli illuminati e i liberali hanno l'abitudine di deridere e di additare come un terribile esempio di dogma sterile e di insensata contesa settaria, è proprio questa questione atanasiana della coeternità del Figlio divino. D'altra parte, se c'è una cosa che gli stessi liberali ci propongono sempre come un esempio di cristianesimo puro e semplice, privo di controversie dottrinali, è la singola frase: «Dio è amore». Eppure le due affermazioni sono quasi identiche; almeno una è quasi priva di senso senza l'altra. Il dogma sterile è solo il modo logico di esprimere il bellissimo sentimento. Infatti, se esiste un essere senza principio, preesistente a tutte le cose, poteva amare quando non c'era nulla da amare? Se in quella inconcepibile eternità Egli è solo, che senso ha dire che Egli è amore? L'unica giustificazione di un tale mistero è la concezione mistica secondo cui nella Sua stessa natura vi era qualcosa di analogo all'espressione di sé; qualcosa che genera e contempla ciò che ha generato. Senza un'idea del genere, è davvero illogico complicare l'essenza ultima della divinità con un'idea come quella dell'amore.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno.



domenica 5 aprile 2026

Un aforisma al giorno - Buona Pasqua di Resurrezione!



Il terzo giorno, gli amici di Cristo, giunti sul posto all’alba, trovarono la tomba vuota e la pietra rotolata via. Ognuno a modo proprio si rese conto del nuovo prodigio; ma nemmeno loro si resero conto che il mondo era morto durante la notte. Ciò a cui stavano assistendo era il primo giorno di una nuova creazione, con un nuovo cielo e una nuova terra; e nelle vesti del giardiniere, Dio camminava di nuovo nel giardino, nella frescura non della sera, ma dell'alba.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno.

Battistello Caracciolo, Noli me tangere, 1618


giovedì 25 dicembre 2025

Un aforisma al giorno / Riproposizioni - L'allegria di una trincea.

Il Natale, per noi, nel Cristianesimo è diventato una cosa, in un certo senso, semplicissima. Ma, come tutte le verità della tradizione cristiana, esso è, in un altro senso, una cosa assai complessa. La sua unica nota è che esso tocca simultaneamente molte note: umiltà, gaiezza, gratitudine, paura mistica, e anche attesa drammatica. È non soltanto un'occasione per pacifisti come per i gaudenti; è non solo una conferenza pacifista indù o una festa invernale scandinava. C'è in esso anche una sfida; qualche cosa che fa suonare bruscamente le campane a mezzanotte come i cannoni di una battaglia appena vinta. Tutta questa indescrivibile atmosfera natalizia pende in aria come una fragranza non ancora svanita della esultante esplosione di duemila anni fa in quell'ora unica sui colli della Giudea. Ma è il sapore è nettamente riconoscibile; è qualche cosa di troppo sottile o di troppo solitario per esser reso da quel che intendiamo con la parola "pace". La gioia della caverna era simile all'allegria di una fortezza o di una tana di briganti; intesa nel suo vero significato, non sarebbe impertinente dire che era l'allegria di una trincea. Non solo è vero che quella stanza sotterranea era un rifugio contro i nemici, e che i nemici già stavano scorrazzando sulla sua volta di pietra. Non solo è vero che gli zoccoli dei cavalli di Erode possono esser passati rintronando sulla testa abbandonata del Cristo. Ma in quella immagine c'è anche l'idea di un posto avanzato, di una feritoia nella roccia, di un'apertura sul territorio nemico.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno.



mercoledì 24 dicembre 2025

Si avvicina il Santo Natale e allora riproponiamo cose belle natalizie del Nostro Comune Amico... - Riproposizioni - Una forza sconosciuta che regge le stelle.

Ogni ateo o agnostico, che nella sua infanzia abbia conosciuto veramente il Natale, avrà poi sempre, voglia o non voglia, nella sua mente un'associazione di due idee che moltissima gente deve considerare come remote l'una dall'altra: l'idea di un bambino e l'idea di una forza sconosciuta che regge le stelle. Il suo istinto e la sua immaginazione possono ancora connetterle insieme, quando la sua ragione non vede più la necessità della connessione. (...) Ma le due idee non coincidono naturalmente o necessariamente. Non sarebbero necessariamente connesse per un greco antico o per un cinese, fossero pure Aristotele o Confucio. Non è naturale connettere Dio con un infante più di quanto sia naturale connettere la gravitazione con un piccolo gatto.

Gilbert Keith Chesterton, L’Uomo Eterno.



venerdì 12 dicembre 2025

Un aforisma al giorno - L'anormalità dell'ateismo.



L'ateismo è qualcosa di anormale. Non è solo la negazione di un dogma. È il rovesciamento di un presupposto inconscio nell'anima; la sensazione che ci sia un senso e una direzione nel mondo che essa vede.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno.



sabato 22 novembre 2025

Un aforisma al giorno - Il Re che serve come un soldato comune.




Solo una dottrina estrema, forte e sorprendente come quella della divinità di Cristo può avere quell'effetto particolare in grado di scuotere davvero il senso comune come una tromba: l'idea che il re stesso serva nelle file dell'esercito come un soldato comune.

Gilbert Keith Chesterton, L’Uomo Eterno.

lunedì 29 settembre 2025

Riproposizioni - Maurizio Serio recensiva L'Uomo Eterno giusto diciassette anni fa...



Giusto diciassette anni fa in questo giorno proponevamo una cospicua recensione de L'Uomo Eterno a cura del nostro amico e socio Maurizio Serio:

... dalle mani di un Dio che è Amore, non da quelle di un demiurgo capriccioso o indifferente. E che siano la cattiveria degli uomini, le infedeltà degli uomini a questo “tremendo Amore” a renderlo a volte cattivo e brutto, invivibile. La realtà quotidiana, pur tra le difficoltà e le amarezze che tutti sperimentiamo, non è altro per Chesterton che un lungo appuntamento tra la Creatura e il suo creatore, questo Dio invisibile, lo troviamo nelle cose più materiali. È per questo che egli si fa di volta in volta cantore dell’amore umano, delle “pastorelle di terracotta”, del sorriso dei bambini, arrivando a comporre un testo, The Defendant, il Difensore [trad. it. Il bello del brutto, Sellerio], proprio per mostrarci come dietro le cose più prosaiche dell’esistenza si nasconde il profumo della poesia divina.
O, per usare una metafora cromatica, dietro ogni colore che può assumere la vita, c’è, come nell’arcobaleno, il Bianco dello Spirito che tutto comprende e a tutto dà luce.

Il resto qui di seguito:

https://uomovivo.blogspot.com/2008/09/luomo-eterno-su-lsd-magazine.html





martedì 6 maggio 2025

Un aforisma al giorno - Una storia economica non sarebbe storia.



Le vacche possono obbedire a puri motivi economici, o almeno non si vedono fare altro che pascolare e cercare pascoli più abbondanti; ma appunto per ciò non leggeremo mai una storia delle vacche in dodici volumi. Capre e pecore possono fare della pura economia, almeno nella loro azione esterna; ma di fatto non si è mai vista una pecora protagonista d’epiche guerre o d’imperi degni d’essere tramandati ai posteri; e nemmeno il più attivo quadrupede ha mai ispirato un libro per bambini intitolato Auree gesta dellecapre valorose, o qualche cosa di simile. Invece, gli eventi della storia sono ben lungi dall’essere economici; possiamo anzi dire che la storia inizi precisamente dove finiscono i motivi che possono determinare l’azione d’una pecora o d’una vacca. Sarebbe difficile sostenere che i crociati abbandonarono gli agi delle loro case per i rischi di una terra ignota né più né meno come la vacca abbandona il bosco per un terreno più confortevole. Sarebbe difficile sostenere che gli esploratori del Polo vanno verso il Nord per lo stesso motivo materialistico per cui le rondini vanno verso il Sud. E se si lasciano fuori della storia umana le guerre religiose e le avventure pericolose, essa finirà non solo di essere umana, ma di essere storia. Il profilo della storia è tutto fatto di queste curve e di questi angoli decisamente tracciati dalla volontà dell’uomo. Una storia economica non sarebbe storia.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno.




domenica 4 maggio 2025

Un aforisma al giorno - Il materialismo storico è falso.



La teoria del materialismo storico, per cui la politica e l’etica non sarebbero che espressioni dell’economia, è semplicemente falsa. Essa confonde le condizioni indispensabili della vita con le normali preoccupazioni della vita, che sono tutt’altra cosa. E' come dire che giacché uno cammina su due gambe, non dovrebbe camminare altro che per andare a comprarsi le scarpe e le calze.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno.



domenica 20 aprile 2025

Un aforisma al giorno - Il mondo era morto nella notte... - B u o n a P a s q u a!

Il terzo giorno gli amici di Cristo, venuti all'alba, trovarono la tomba vuota e il sasso rotolò via. In vari modi si resero conto della nuova meraviglia; ma anche loro si resero conto a malapena che il mondo era morto nella notte.
Quello che guardavano era il primo giorno di una nuova creazione, con un nuovo cielo e una nuova terra; e nella parvenza di un giardiniere Dio camminava di nuovo nel giardino, al fresco non della sera ma dell'alba.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno

Beato Angelico, Noli me tangere, Convento di
San Marco, Firenze, 1438 - 1440.





B U O N A   P A S Q U A
D I  R E S U R R E Z I O N E!

mercoledì 25 dicembre 2024

Riproposizioni Natalizie, allegria da trincea e ancora auguri!

Il Natale, per noi, nel Cristianesimo è diventato una cosa, in un certo senso, semplicissima. Ma, come tutte le verità della tradizione cristiana, esso è, in un altro senso, una cosa assai complessa. La sua unica nota è che esso tocca simultaneamente molte note: umiltà, gaiezza, gratitudine, paura mistica, e anche attesa drammatica. È non soltanto un'occasione per pacifisti come per i gaudenti; è non solo una conferenza pacifista indù o una festa invernale scandinava. C'è in esso anche una sfida; qualche cosa che fa suonare bruscamente le campane a mezzanotte come i cannoni di una battaglia appena vinta. Tutta questa indescrivibile atmosfera natalizia pende in aria come una fragranza non ancora svanita della esultante esplosione di duemila anni fa in quell'ora unica sui colli della Giudea. Ma il sapore è nettamente riconoscibile; è qualche cosa di troppo sottile o di troppo solitario per esser reso da quel che intendiamo con la parola "pace".  La gioia della caverna era simile all'allegria di una fortezza o di una tana di briganti; intesa nel suo vero significato, non sarebbe impertinente dire che era l'allegria di una trincea. Non solo è vero che quella stanza sotterranea era un rifugio contro i nemici, e che i nemici già stavano scorrazzando sulla sua volta di pietra. Non solo è vero che gli zoccoli dei cavalli di Erode possono esser passati rintronando sulla testa abbandonata del Cristo. Ma in quella immagine c'è anche l'idea di un posto avanzato, di una feritoia nella roccia, di un'apertura sul territorio nemico.


Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno.




sabato 21 dicembre 2024

Un aforisma al giorno - Chesterton e il mito (3).

Gli aborigeni australiani, considerati come i più rozzi selvaggi, raccontano la storia di un ranocchio gigante che s'era ingoiato il mare e tutte le acque del modo, e che non le avrebbe rigettate se non quando si fosse riusciti a farlo ridere. Tutti gli animali con tutte le loro smorfie più buffe sfilarono davanti a lui; e, come la regina Vittoria, egli non si divertiva. Sbottò finalmente davanti a un'anguilla che delicatamente si bilanciava sulla punta della coda con disperata dignità. Che bel pezzo di letteratura fantastica si potrebbe ricavare da questo racconto! Quanta filosofia nella visione di quel mondo tutto prosciugato prima che venisse quel benefico diluvio d'ilarità. Quanta fantasia in quel mostro vulcanico che eruttava acqua. Quanta comicità al pensiero dei suoi occhi sgranati al passaggio del pinguino o del pellicano. Comunque, il ranocchio rise; ma lo studioso di folklore non perde mai la sua gravità.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno.

aborigeno australiano

raganella gigante australiana