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giovedì 26 giugno 2014

Torniamo sull'argomento dell'obiezione di coscienza - Giuliano Ferrara su Il Foglio: La coscienza

Una riflessione sul tema.

http://www.ilfoglio.it/articoli/v/118521/rubriche/obiezione-di-coscienza-eutanasia-aborto.htm

Il nostro Pino Noia sulla intelligentissima pensata della Regione Lazio circa l'obiezione di coscienza dei medici a proposito di pillola del giorno dopo

Totalitarismo inaccettabile

     

Giuseppe Noia: «L'arroganza di pochi calpesta i diritti di tutti»

Il presidente dei ginecologi cattolici durissimo sulla scelta di Zingaretti: si procede senza confronti per silenziare le coscienze.

Da tutte le parti in cui si guarda, la decisione del governatore del Lazio sugli obiettori è «inaccettabile». Un «totalitarismo culturale che mira a intimorire le persone, che procede con la logica della reticenza e dell'inganno e ora ha anche l'ardire di silenziare le coscienze ». Giuseppe Noia, presidente dei ginecologi cattolici, è un fiume in piena.

Professore, parla di totalitarismo culturale. Cosa intende?

È in atto un'involuzione, per cui le idee e l'arroganza di pochi cercano di calpestare i diritti di tutti gli altri. Così accade anche questa volta: in nome di una non meglio specificata libertà della donna si passa sopra la libertà dei medici e degli operatori sanitari. E alla donna si continua a dire, a suon di menzogne, che tutto può e tutto deve pretendere. Le viene detto che un embrione non è vita a sette giorni, che una pillola le renderà più facile l'aborto, che buttare via un figlio è una trauma solo per colpa di chi le vorrebbe far cambiare idea. Salvo poi assicurarla che quel figlio, se invece lo desidera e non riesce ad averlo, può reclamarlo a tutti i costi. Ma ciò che è ancora più grave sono qui le dinamiche della decisione della Regione Lazio.

Si riferisce al fatto che le nuove linee guida sono stata approvate frettolosamente lo scorso aprile, senza grandi proclami?

Piuttosto nell'assoluto silenzio, senza confronti, perché così procedono appunto i totalitarismi: temono le idee, perché le idee sono forti, allora silenziano le coscienze. O almeno ci provano.

Perché la decisione di agire a livello dei consultori?

Perché i consultori sono stati ridotti a mere dispense di pillole e aborti. Perché così, almeno, li vorrebbero certe istituzioni. Un fatto che da tempo noi ginecologi cattolici andiamo denunciando, ricordando come invece proprio i consultori siano nati come luoghi di formazione e sostegno all'affettività e alle famiglie, come punti di riferimento dove le donne possano trovare un aiuto concreto nel momento del bisogno e dell'incertezza che anche una gravidanza non voluta comportano. Chiedere ai medici di essere meri esecutori, e far valere questa assurda pretesa nei consultori, è quanto di più avvilente ci sia per quei luoghi e per chi vi opera.

Il tutto a dispetto di quello che dice la legge 194...

Certo, perché i totalitarismi che se ne fanno delle leggi? In ogni caso, come ginecologi e medici cattolici, ci opporremo con forza a questa decisione: non accetteremo chi tenta di annientare le nostre coscienze.

Leggi l'articolo completo tratto dal quotidiano Avvenire del 25 Giugno 2014...

lunedì 9 dicembre 2013

Il diritto all'obiezione e i danni di una legge, di Renzo Puccetti (da Zenit)

Il diritto all'obiezione e i danni di una legge
Non basta l'obiezione di coscienza per poter limitare la soppressione dei più deboli
Di Renzo Puccetti
ROMA, 08 Dicembre 2013 (Zenit.org) - “Io sono cattolico. Obiettore. Ma penso che la legge vada applicata. Punto. E nel miglior modo possibile”. Con queste parole il ginecologo Nicola Surico, già presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia, ha esplicitato la propria posizione nei riguardi della legge 194 che 35 anni fa ha legalizzato l’aborto, in un’intervista ad un quotidiano romano dello scorso 22 ottobre. Le parole del professor Surico possono essere un valido punto di partenza per una riflessione più ampia.
Partiamo dal fatto incontrovertibile che quella legge che per il ginecologo cattolico è da applicarsi, a tutto il 2012 ha consentito la pratica di 5.435.678 aborti il cui costo economico e sociale è devastante. È significativo che lo stesso professore riconosca che con l’aborto “si tratta pur sempre di interrompere una vita”, affermazione che non solo i pro-life sottoscrivono. In molti condividiamo con l’illustre ginecologo la scelta di obiezione di coscienza a quella stessa legge. È a questo punto che però sorge un punto di divergenza. Se la legge 194 ha consentito milioni di aborti, è sufficiente che ci rifiutiamo di interrompere quelle vite in prima persona?Perché mai non si dovrebbe far rispettare il diritto all’obiezione?
Certo, la legge sull’aborto è una legge dello Stato, è una legge largamente costruita attorno ad un pronunciamento precedente della Corte Costituzionale, è una legge che ha persino ricevuto l’approvazione da parte della ampia maggioranza degli elettori nel 1981 attraverso la consultazione referendaria; è indubbio che quella legge soddisfi tutti i criteri di legalità. Se ogni legge è giusta per il solo fatto di essere legge, allora ha ragione il professor Surico a reputare un dovere la sua ferrea applicazione.
Gia nel XIV secolo Guglielmo di Ockam sostenendo in opposizione a san Tommaso l’impotenza della ragione umana nel distinguere il bene dal male proponeva la soluzione legalistica: “bonum quia iussum, malum quia prohibitum” (è bene perché è permesso, è male perché è proibito). Il maestro del positivismo giuridico Hans Kelsen attraverso la teoria pura del diritto (reine Rechtslehre) ha insegnato infatti a liberare la scienza della legge da elementi estranei, siano essi politici, sociologici, o morali.
È questa visione che separa la legge dall’etica e afferma che la legge non ha alcuna connessione necessaria con la giustizia a materializzare nel diritto la separazione filosofica tra essere e dovere essere introdotta da David Hume. Eppure quando nel 1787 il giovane deputato del partito conservatore inglese William Wilberforce annunciò alla Camera dei Comuni la proposta di abolizione del commercio degli schiavi non pensò nemmeno per un attimo che la legge contro cui avrebbe combattuto per tutta la vita fosse una legge da applicare.
Quando dopo 20 anni di lotte la tratta degli schiavi fu abolita dal parlamento inglese, William Wilberforce non si fermò, per altri 25 anni continuò a lottare per la totale abolizione della schiavitù fino a raggiungere la meta e spegnersi tre giorni dopo. Wilberforce lottò contro le leggi schiaviste, non ne perorò l’applicazione. Fu con parole simili che le coscienze di tanti tedeschi furono tacitate dal 1933 al 1945.
Lo storicismo insegnato da Friedrich Carl von Savigny e Gustav Hugo aveva contribuito a preparare il terreno per rendere rispettabili le legislazioni del tempo. Ci volle Norimberga ed il principio lì stabilito che esiste “il dovere di disobbedire alle leggi chiaramente riconoscibili come in violazione di principi morali superiori” per ribaltare quella prospettiva, e prima ancora sangue, morti e rovina.
Anche il filosofo del diritto Gustav Radbruch prima della guerra pensava come Kelsen e gli altri positivisti che le leggi non traessero validità dal loro contenuto, ma dalla loro emanazione da parte della legittima autorità, anch’egli riteneva che leggi validamente promulgate dallo Stato, anche se immorali, non devono essere disobbedite o invalidate. A guerra conclusa però egli cominciò a riflettere ed a rendersi conto che la dottrina secondo cui è legge qualsiasi cosa dicano le norme aveva reso la giustizia tedesca impotente di fronte alla crudeltà e all’ingiustizia, una volta che queste avevano assunto le vesti di regolamento.
La riflessione di Radbruch giunse a considerare l’esistenza di leggi “intollerabilmente ingiuste” cristallizzatasi in una formula che influenzerà per generazioni il diritto: “Quando nel porre il diritto positivo viene di proposito negata quell’uguaglianza che costituisce il nucleo della giustizia, allora la legge non è soltanto diritto ingiusto, piuttosto non è affatto diritto”. Giorgio Perlasca salvò migliaia di vite umane di ebrei ungheresi anticipando sul campo quello che Radbruch avrebbe poi teorizzato, egli non solo ritenne doveroso non applicare la legge, ma fece carte false per disattenderla.
Sembra poco prudente e esageratamente pericoloso dichiararsi cattolici e pronunciarsi favorevolmente su un atto legislativo le cui conseguenze sono stati così dolorose e cattive. C’è una contraddizione di fondo nel dirsi cattolico e poi accettare che non si pratichi la carità per il più indifeso degli esseri umani.Non è assurdo che in nome di un diritto presunto alla scelta, si accetti di sopprimere la vita di un  innocente bisognoso di accoglienza e di amore?
Quando, nell’omelia mattutina a Santa Marta, Papa Francesco ha detto: “Pensate che oggi non si facciano, i sacrifici umani? Se ne fanno tanti, tanti! E ci sono delle leggi che li proteggono”, a cosa si riferiva se non all’uccisione dell’innocente che si realizza specialmente con la pratica delle interruzioni volontarie di gravidanza? Quella del Papa è un’affermazione che non lascia via di fuga. Il Santo Padre porge la sua parola ad ogni uomo, soprattutto a chi si professa cattolico.
Il tentativo di giustificare certi comportamenti con una concezione relativistica della coscienza è triste e pericoloso. Come scriveva il beato Newman al duca di Norfolk, “La coscienza ha dei diritti perché prima ha dei doveri”. La coscienza parla con una voce che è in noi, ma non viene da noi, che è più alta della nostra parte più alta, se silenziamo la convenienza, il conformismo, la pavidità la sentiremo dirci: “Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini” (At 5,29).

lunedì 10 giugno 2013

Video: Ireland's largest ever pro-life gathering!

Da noi è come se non fosse successo nulla.
Che ne dite di girare queste notizie per far vedere che esistiamo e non esistono solo i garruli amanti della morte?

Ireland's largest ever pro-life gathering!
http://www.youtube.com/watch?v=nanqO0hVA_I

Sulla grande manifestazione pro life irlandese taciuta da tutti i media italiani (e si capisce per chi lavorano)


image uploaded by @NatVigil4Life
http://ow.ly/i/2jqZh

giovedì 2 maggio 2013

venerdì 7 dicembre 2012

Una bella manifestazione pro life in Irlanda, e si intravede anche un nostro amico...


Rigettando il tentativo degli attivisti pro aborto di sfruttare la recente morte di una donna indiana incinta per cercare di ottenere la legalizzazione dell'aborto in Irlanda, circa 10.000 manifestanti si sono uniti per la Veglia per la Vita il 4 Dicembre 2012 a Dublino.

Simons Caroline, consulente giuridico con la Campagna Pro Vita ha detto che il governo irlandese non era tenuta a legiferare per l'aborto a causa della Corte europea dei diritti sul caso ABC.

"Non vi è alcun obbligo del genere", ha detto.

La Veglia per la Vita su Kildare Street è stata promossa dalla pro-life gruppi come campagna per la Vita e la difesa della gioventù a rispondere al dibattito su Savita e tenere sotto pressione il partito Fine Gael circa il suo impegno a favore della vita.

Il pericolo è che le potentissime lobby abortiste inducano il partito oggi al governo, il Fine Gael, a formare una legge sull'aborto.

Noi chestertoniani d'Italia siamo orgogliosi di vedere che in prima fila c'era uno di noi, Angelo Bottone, cui va il nostro plauso più grasso possibile.

mercoledì 14 novembre 2012

Riceviamo e volentieri pubblichiamo


Per chi non lo sapesse, La Quercia Millenaria è una benemerita associazione che si occupa di assistere le famiglie con gravidanze di bimbi afflitti da ogni tipologia di malformazione fetale, proponendo la cura in utero ove possibile, oppure l'accompagnamento del bambino ritenuto "incompatibile con la vita".


Cari amici, con gioia vi comunico l'uscita del mio nuovo libro. Ricordo che parte dei proventi andranno ad aiutare l'Associazione de La Quercia Millenaria Onlus che lotta da anni per la causa della Vita, a cui sono molto sensibile. Ringrazio anticipatamente chi lo leggerà aspettando le vostre riflessioni. Un abbraccio a tutti e buona lettura!
http://www.leolibri.it/content/intervista-ai-maestri-volume-i

venerdì 30 marzo 2012

Riceviamo e volentieri pubblichiamo - 40 Days for Life

Riceviamo da almeno due fonti queste due richieste molto simili e molto vicine al nostro spirito chestertoniano:

"Venite a sostenere "40 giorni per la Vita" nella pacifica veglia e di preghiera contro l'aborto! I pro-choice (i favorevoli all'aborto, ndr) terranno una manifestazione avversaria nello stesso momento. Quindi ti ci aspettiamo che sarai una testimonianza della santità della vita umana dal momento del concepimento. (...)

PER MAGGIORI INFORMAZIONI. sull'evento vedere:

http://www.40daysforlife.com/blog/~~V

Ecco alcune linee guida per l'evento:
1 - Non impegnarsi in alcun modo con le persone che sono sul posto per protestare contro la nostra presenza - in una conversazione o in qualsiasi altro modo.
2 - Il nostro obiettivo è di avere una veglia silenziosa. Sei portare una candela e, se necessario, qualcosa a inginocchiarsi (ad esempio un cuscino)
3 - Non filmare o utilizzare alcun fotografia durante l'evento se non diversamente specificato di farlo.
4 - Si prega di rispettare tutti i termini della dichiarazione di pace e di firmare per l'evento. (http://40daysforlife.com/london/- in documenti).
5 - Si prega di non portare i propri striscioni.

Molte grazie!
Robert Colquhoun"

I responsabili del sito Catholic Chesterton Society ci dicono, sempre sullo stesso argomento:

"Cari amici,

come speriamo saprete, il Vescovo Alan Hopes di Westminster pregherà fuori della clinica abortista in 26-27 Bedford Square, London, 3HP WC1B, Venerdì 30 marzo dalle 19 alle 20.30. Sembra che ci sia una abbastanza grande contro manifestazione prevista nello stesso momento, vi preghiamo pertanto di partecipare per sostenere il Vescovo e "40 Giorni per la Vita". La veglia pacifica di preghiera è prevista come silenziosa, quindi per favore dite di pregare GK Chesterton in modo particolare per la conversione del personale della clinica abortista, la conversione di coloro che partecipano alla manifestazione pro-aborto  e per la conversione delle mamme che verranno in questo luogo di morte in futuro. Perché pregare GKC per le conversioni? No, non solo perché egli stesso era un convertito. Dale Ahlquist, chestertoniano ben noto (è il presidente della Società Chestertoniana Americana ed è nostro caro amico, ndr), ha una lista di oltre 200 persone che accreditano che GKC  ha avuto un ruolo fondamentale per la loro conversione! Se non riuscite a partecipare, vi chiediamo di dire la preghiera tra le 19 e le 20.30 comunque".

E ci chiedono di dire la preghiera a Chesterton che trovate in questo sito ed anche nel nostro.

Estendiamo a tutti, anche se lo abbiamo saputo solo ora, questo invito. Lo faremo anche tramite Facebook e tramite Twitter.

venerdì 23 marzo 2012

Intervista di Avvenire al Card. Timothy Dolan: no al piano Obama sull'aborto «gratis»

"Una battaglia che avrebbe preferito non intraprendere, ma che ha abbracciato in nome della libertà di religione e in difesa della possibilità della Chiesa di aiutare i bisognosi. Il cardinale Timothy Dolan, arcivescovo di New York e presidente della Conferenza episcopale statunitense, sottolinea con fervore la necessità di esonerare ospedali, parrocchie e associazioni caritatevoli cattoliche dall'obbligo di fornire ai propri dipendenti una gamma di servizi sanitari che comprendono aborto, sterilizzazione e contraccezione. E si accalora nel descrivere quanto il popolo cattolico si stia ribellando all'idea di imposizioni di stampo statalista sull'operato della organizzazioni benefiche cattoliche. È un ulteriore esempio di come i temi bioetici siano balzati in primo piano in quest'anno elettorale e di come i cattolici americani non esitino a esigere chiarezza sui temi morali dai propri candidati e rappresentanti e a sfidarli nell'arena pubblica quando la chiarezza viene meno".

Il resto nel collegamento qui sotto:

http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/Il-cardinale-dolan-non-al-%C3%A8piano-obama-sull%27aborto-gratis.aspx

giovedì 15 marzo 2012

Il protagonista de Il Circo della Farfalla è anche protagonista di Bella

Qui trovate un articolo de Il Foglio sul film Bella, uscito circa tre anni fa, un bel film che consigliamo a tutti che vede tra i suoi protagonisti proprio quell'Eduardo Verastegui, protagonista anche del corto Il Circo della Farfalla (o se preferite The Butterfly Circus o El Circo de la Mariposa).

E' un bel tipo, Verastegui. Ritornato alla sua sana tradizione cattolica messicana, ha cambiato decisamente orientamento alla sua vita di attore e modello per accettare solo ruoli che vadano d'accordo con la sua fede e con le sue idee cattoliche.

Recentemente ha interpretato anche il martire Anacleto Gonzales Flores nel film Cristiada, sulla gloriosa e dolorosa epopea dei Cristeros messicani.

giovedì 8 marzo 2012

Oggi 8 Marzo pensiamo agli aborti selettivi e non alle feste politicamente corrette

Lo diciamo a tutte le signore che questa sera usciranno a festeggiare non si sa che, alle paladine delle libertà e a tutti.

Perché non pensate al fatto che nel mondo milioni di bambine non nascono a causa dell'aborto (che già di per sé è un omicidio e fa schifo) selettivo (che rende lo schifo ancora maggiore, se possibile)?

C'è qualcuno che oggi spenderà una parola per questo? Oppure si continuerà ad inneggiare all'aborto come conquista di libertà, pur con tutti i mal di pancia possibili?

Bambine mai nate

Per tacere poi della politica del figlio unico che è legge in Cina...

lunedì 13 febbraio 2012

"Il buio di due aborti. Poi la luce della fede"

È uscita sull'Avvenire il 5 febbraio 2012, questa intervista. Ve la proponiamo perché venga letta da molte più persone possibile.

Parla Alessandra Pelagatti. È interessante perché l'origine dei suoi aborti la colloca proprio negli anni dell'educazione e della crescita, quando a quattordici anni poteva fare tutto ciò che voleva.

Non è un caso, diciamo. Lo diciamo ai paladini della "libertà" a tutti i costi.

Poi questa donna ha avuto la grazia della conversione.

«La mia vita è stata un ring sul quale il Male e il Bene si sono affrontati per venti anni. Un Male che era nato sull'esperienza dell'aborto. Alla fine l'amore di Dio ha vinto... E te lo dice una ex atea, bestemmiatrice convinta». Difficile sovrapporre l'antica Alessandra all'Alessandra di oggi, sempre bella come allora ma di bellezza nuova, serena e trasparente come i suoi occhi. È lei che nella Giornata per la Vita si fa avanti per raccontarci la sua storia, spinta da un'urgenza ben precisa: «Spero che la mia vicenda possa aiutare altre ragazze», sorride. Alessandra Pelagatti, 39 anni, nata vicino a Milano e approdata a Roma come attrice, oggi è il volto della serenità, ma per tanti anni è stata il campo di battaglia su cui due Alessandre si sono dilaniate.

Come trovi la forza di parlarne?

Le mie esperienze di aborto e la conseguente ferita di cui dopo vent'anni porto ancora i segni sono anche una testimonianza di conversione e di fede. Spero così di parlare al cuore di altre donne, anche solo di una, che forse sottovaluta cosa significhi per l'anima - o per la coscienza, se non ha fede - scegliere volontariamente di uccidere il proprio bambino. Non voglio convincere nessuno, ma mi piacerebbe che tutti riuscissero a immaginare la propria vita quando, un tempo lontano, avevano solo un giorno dopo il concepimento: quel giorno eravamo già noi, unici e irripetibili. Se qualcuno avesse deciso che quella cellula non avrebbe accompagnato il sorgere del sole del giorno due, noi non saremmo qua.

Come sei arrivata all'aborto?

Mia madre, dopo aver ricevuto un'educazione soffocante, divenne una donna assolutamente lontana dalla Chiesa, desiderosa di indipendenza e "libertà". Io sono nata come figlia dell'amore, ma anche un po' per gioco... Un gioco più impegnativo del previsto, così i miei genitori quando avevo 5 anni erano già divorziati e io crebbi in totale precarietà psicologica, tra un padre lontano e una madre al suo traguardo di "libertà". Libertà di cui apprezzai presto il "vantaggio": poter star fuori fino a tardi, andare in vacanza da sola a 14 anni, dormire col mio ragazzo... Cose proibite alle mie amiche, e ai miei occhi mia mamma diventò un mito. Come lei, venni su atea. Il resto è conseguenza: a 15 anni la paura di essere rimasta incinta e mamma che mi fa prendere la pillola del giorno dopo. A 18 anni incinta ci resto davvero e mamma organizza l'aborto, dicendomi che per un figlio c'è tempo, ora devo «godermi la vita». Anche il mio fidanzato, cui dico di un figlio nostro, risponde semplicemente «preferisco di no».

Come giudichi tua madre?

Indubbiamente ha sbagliato, ma so che era offuscata dalla fitta coltre di macerie che impedivano alla luce di entrare nel suo cuore. Più colpevole è stato il ginecologo, che non mi indirizzò ai colloqui psicologici previsti dalla legge 194 e obbligatori, e alle mie remore rispose che «fino a tre mesi non si può parlare di vita». Ancora oggi mi chiedo perché non mi fece sentire il "suo" cuore durante l'ecografia. Cuore che batte già dal 18esimo giorno. Così, mentre studiavo per la maturità, entrai all'ospedale di Desio.

Che cosa ricordi?

 Mi misero un ovulo preparatorio e mi lasciarono in uno stanzone con altre sette donne. Una ragazzina nel letto di fronte al mio era tra il triste e il terrorizzato, ci fissavamo come per trovare appoggio l'una nell'altra, sul volto una richiesta di aiuto che non sarebbe mai arrivata. Ci venivano a prendere una dopo l'altra. Nel pomeriggio presero lei, uscì sveglia, rientrò addormentata e senza più il bambino. In un attimo di lucidità ebbi il coraggio di reagire e chiesi di andarmene, ma il ginecologo mi spiegò che quell'ovulo era abortivo, non potevo più tornare indietro. Finì con l'anestesia, poi il risveglio, vomito, dolori lancinanti, una emorragia... L'amore torna solo dopo anni di buio, e immediatamente resto incinta... Di nuovo penso a quanto mia madre sia un mito, e di nuovo il secondo fidanzato ripete quel «preferisco di no». Stesso ginecologo, stesso ospedale ma tutto rinnovato, questa volta niente stanzone, anzi, camera singola... Ullallà, devono rendere bene questi aborti, penso.

E inizia il precipizio...

Fatto di odio furioso, vuoto incolmabile, desiderio di togliermi la vita. Avevo solo 24 anni e i tredici successivi li ho passati tra psichiatri, psicofarmaci, libri new age, yoga, buddismo, insomma, la ricerca di "qualcosa". E ogni volta le ricadute in quel baratro profondo. Mi divenne intollerabile pensare di spegnere una vita e, io che ne avevo soppresse due, facevo cose estreme come gettarmi vestita in piscina per salvare una coccinella che galleggiava e adorare i miei gatti per sostituire i miei figli... Poi è arrivato P., l'amore vero, e ho deciso che "ora" potevo avere un bambino. Ma "ora" era il bambino a non venire più... Ogni volta che vedevo un passeggino la rabbia diventava violenta. Il male mi aveva attanagliata.


Come arriva il primo spiraglio?

P. e io siamo "casualmente" passati per Assisi. Al culmine dell'indifferenza mi fermai un istante con lui, che era credente, davanti alla tomba di san Francesco, dove pregò per me con disperazione: bastò quell'istante per far sì che Francesco lo ascoltasse. Ma la via era ancora lunga e faticosa. Quando sei disperata le pensi tutte, sono anche andata da un esorcista, che però mi ha detto che avevo solo bisogno di fare un cammino di fede e che da sola non ce la potevo fare, dovevo prima riconciliarmi con Dio. Rinfrancata, tornai a casa con la mia bottiglia di acqua santa e... dimenticai di mettermi in cammino. Seguirono altri giorni atroci, Male e Bene lottavano dentro me, P. mi spingeva a chiedere aiuto a Dio, mi regalò persino la Bibbia e lì... ho trovato il Vangelo. Misteriosamente, inspiegabilmente ogni vuoto si colmava, nelle parole da Lui pronunciate ogni domanda trovava risposta, tutto aveva un senso. Una pace profonda prendeva il posto della disperazione grazie alla conversione del cuore. Ma il Male non era per niente contento della strada che stavo intraprendendo e non mollava la presa. Più mi avvicinavo alla Chiesa e più il mio buio si infittiva, il desiderio di diventare mamma contorceva la mia anima, rimpianti e sensi di colpa venivano fuori uno dopo l'altro come foulard annodati tra loro dal cappello di un prestigiatore, tutti di colore nero.

Quando, finalmente, la fede?

Quando, sempre per "caso", siamo finiti allo Speco di san Francesco sulle colline di Narni, dove faticosamente una breccia si è aperta nel mio cuore ormai sfinito, e poi a Medjugorje, per una serie di "coincidenze" che ci hanno deviati laggiù mentre dovevamo andare al mare in Croazia. Sentivo che là, da Maria, avrei trovato la risposta e, non avendo i soldi per il viaggio, sono corsa a vendere tutto l'oro che avevo in casa, i regalini dei fidanzati che da anni erano chiusi in un cassetto: permettermi di fare una cosa tanto importante mi sembrava il miglior modo per ricordarli con la gratitudine che meritavano. La mia risalita verso la luce è stata costellata di incontri "casuali", che Dio mi metteva sulla strada anche a costo di sofferenze indicibili, ma che mi avrebbero alla fine condotta a sentirmi da Lui perdonata e amata: era questo il pezzo fondamentale che ancora mi mancava.

E ora?

La mia vita è un pellegrinaggio fatto di curve, rovi, buche nelle quali ancora inciampo, ma ora mi affido a Gesù portando sulle spalle la mia croce. La croce di non essere madre. Lo sono stata di Andrea e di Camilla, per tre mesi rimasti nel mio grembo, nomi che ho dato loro al ritorno da Medjugorje senza nemmeno sapere se erano maschio o femmina, ma ho voluto così per chiedere a Maria di stringerli nel suo abbraccio materno. A lei affido mia madre, oggi provata da un dolore nuovo che, lo so bene, non può che condurla a un bene maggiore.

mercoledì 18 gennaio 2012

Renzo Puccett sull'obiezione di coscienza davanti all'aborto

MENTALITA' PERVERSA: ABORTIRE E' UNA QUESTIONE DI LIBERA SCELTA... QUINDI SE SEI CONTRO L'ABORTO NON MERITI NEMMENO DI ESSERE ASSUNTO COME MEDICO!
Lo sanno tutti infatti che compito principale del medico è la soppressione del bambino nel grembo delle madri
Autore: Renzo Puccetti - Fonte: La Bussola Quotidiana
LEGGI >>> http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2027

martedì 10 gennaio 2012

Dal prof. Carlo Bellieni - La sindrome di Turner e il "pensierino" dell'aborto

martedì 10 gennaio 2012
È appena uscito uno studio inglese (gennaio 2012) sul destino dei feti cui è diagnosticata la sindrome di Turner. Morale: il 65% è stato abortito. Ma, pur con la certezza che nessuna malattia di un feto ne giustifica la soppressione, qui si tratta di bambine (sono femminucce) che come tratto distintivo avranno quello di essere abbastanza basse di statura e in certi casi di non poter aver figli. Che i genitori che le hanno abortite siano stati atterriti dallo “spaventoso dramma” di non poter diventare nonni?
E non è un problema solo inglese: i dati italiani sono simili: la regione Emilia Romagna virtuosamente è tra le poche che mettono on line il loro registro delle anomalie genetiche, e nel suo registro IMER (www.registroimer.it) vediamo che dal 2006 al 2008 su 22  feti con sindrome Turner, ne sono stati abortiti 14, cioè il 63,6%. Come chiamate voi questo clima che elimina oltre la metà di feti perché saranno piccoli e (forse) sterili? Questo ci riporta al dibattito (ormai sopito, censurato e nascosto) se la diagnosi prenatale genetica sia uno strumento eticamente neutro. Già, si potrà dire che nessuno obbliga nessun genitore ad abortire, che si ha diritto di conoscere, ecc. Ma, se uno non vuole abortire, non si capisce perché voglia sapere “in tempo utile per l’aborto” se il figlio ha un’anomalia genetica (e in questo caso, che anomalia!). E si potrà anche dire che chi fa la diagnosi non è spesso il medico che fa l’aborto. Certo, ma se l’esito è quello sopra descritto, un po’ di preoccupazione a qualcuno dovrebbe venire.
Oltretutto è chiaro che basta sentire parlare di “anomalia” che scatta subito non tanto l’allarme (che ovviamente è giustificato), ma anche il pensierino all’aborto, dato che la percentuale di bimbe Turner abortite è pari a quella dei bambini Down abortiti: dunque l’eliminazione non fa differenze sottili tra malattie; più che altro rispecchia la precedente predisposizione della coppia ad accettare la malattia del figlio, qualunque malattia sia; cioè ad accettare che il figlio non sia “perfetto!” Cosa che però -  ripeto -  se accettavano a priori, non si vede perché dovessero andarlo a controllare con un esame oltretutto pericoloso per la salute del feto stesso, dato che ne può provocare la morte. Insomma: la diagnosi prenatale genetica (fatta con amniocentesi o solo con delle ecografie mirate che oggi fanno tutte le donne come screening) è davvero neutra?
La possiamo paragonare al coltello che una persona usa per tagliare il pane e un’altra per scopi meno buoni, ma sempre coltello - dunque né cattivo, né buono - resta? Oppure sarebbe meglio paragonarla a una torta enorme che mettiamo in tavola invece del pranzo normale a una banda di bambini di due anni? Certo, nessuno li obbliga a mangiare troppo; e magari a molti la mamma avrà detto di stare attento e non esagerare; ma a quanti viene poi il mal di pancia?
Già, perché è vero che gli “strumenti” sono neutri, ma se vengono usati in un momento di fragilità non lo sono più. E quanto è fragile il periodo della gravidanza… e quanto è fragile l’uomo della società post-moderna, tutto infervorato nel culto della perfezione fisica e nella fobia delle malattie. E si noti che ho volutamente usato un esempio “soft”, per non irritare nessuno, ma le conseguenze finali che abbiamo illustrato all’inizio dell’articolo sono ben diverse da un mal di pancia.
Non pensate che, soprattutto chi dà consigli morali e si occupa di etica, magari preoccupato per il numero di aborti, ma purtroppo poco dal clima culturale che precede e circonda gli aborti stessi (dunque in deficit di capacità educativa), dovrebbe riflettere?

lunedì 19 dicembre 2011

Norlevo, l'asse farmacisti - Vaticano

18 Dicembre 2011 - Stampa
Norlevo
L'asse farmacisti-Vaticano 232 KB