mercoledì 15 settembre 2021

Il movimento nazionalista indiano | Illustrated London News, 2 Ottobre 1909 (edizione USA) | Traduzione di Umberta Mesina ©.

Questo è il famoso articolo che Mohandas Gandhi lesse e provocò il cambiamento radicale del suo tentativo di dare l'indipendenza al suo paese.

Umberta Mesina l'ha tradotto per noi e la ringraziamo.

Qui sotto alcuni post del nostro blog che riguardano il rapporto tra Gandhi e Chesterton:

https://uomovivo.blogspot.com/2012/07/chesterton-e-gandhi.html

https://uomovivo.blogspot.com/2018/05/un-aforisma-al-giorno-e-chesterton-e.html

Marco Sermarini

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Matthew Arnold, insieme a molto di arido e arbitrario, ha detto almeno due cose sanissime e utili: la  prima è che noi, gli inglesi moderni, siamo troppo propensi a venerare “il macchinario”: vale a dire, i mezzi anziché il fine; e poi che dovremmo grandemente sviluppare l’abitudine di lasciare che i nostri pensieri “gironzolino intorno” a un argomento. 

Questa pagina di questo giornale sembra  essere un luogo mirabilmente e particolarmente adatto a “gironzolare intorno”. Ciononostante, se consentite alla mente di gironzolare intorno a qualunque cosa che sia venerata come “macchinario”,1 probabilmente finirete nei guai. Io stesso, per esempio, sono stato severamente rimproverato, di recente, per aver detto che ciò che volevo non erano voti ma democrazia. La gente parla come se questa fosse una specie di orribile apostasia dalla posizione liberale; invece, è una modestissima osservazione esattamente dello stesso genere che se dicessi che voglio non l’espresso per Brighton ma Brighton; Calais e non il traghetto per Calais; non una spedizione polare, ma il Polo Nord. 

Il banco di prova di una democrazia non è se il popolo vota ma se il popolo comanda. L’essenza di una democrazia è che il tono e lo spirito nazionali del cittadino-tipo siano visibili ed evidenti nell’agire dello Stato: che la Francia sia governata in maniera francese o la Germania in maniera tedesca o la Spagna in maniera spagnola. Il voto può essere il mezzo più comodo per ottenere tale risultato; se però non lo ottiene, il voto è del tutto inutile. E a volte non lo ottiene. Mi azzardo a dire che il francese comune era molto più presente dietro alla coscrizione di Napoleone I di quanto l’inglese comune fosse presente dietro quella massa di assurdità anti-civica che è stato il Children Bill.2 L’arte della politica  non consiste nel gestire una macchina, ma nel gestire una personalità. Il Parlamento è un “esso” (it) ma l’Inghilterra è una “lei”. Eppure è veramente sorprendente fino a che punto si sia perduto questo senso del colore nazionale o locale. Un tale in treno mi raccontava l’altro giorno che un qualche Insediamento-modello o Città-giardino o qualcosa del genere in cui era vissuto “aveva la vita vera di un antico villaggio inglese”. Quando gli ho chiesto della taverna, mi ha detto che avevano votato per avere una taverna astemia. Non sembrava accorgersi di come avesse cancellato l’intero quadro con una pennellata sola. Era come se avesse detto: “Com’è affascinante un antico villaggio inglese la sera, quando il muezzin chiama dallo scintillante pinnacolo della moschea!”. 

È questa mancanza di atmosfera che sempre mi mette in imbarazzo quando gli amici vengono a chiedermi che ne penso del movimento del nazionalismo indiano. Non ho il minimo dubbio che i giovani idealisti che chiedono l’indipendenza per l’India siano delle ottime persone; la maggior parte dei giovani idealisti sono ottime persone. Non ho il minimo dubbio che molti dei nostri funzionari imperiali siano stupidi e oppressivi; la maggior parte dei funzionari imperiali sono stupidi e oppressivi. Quando però mi trovo davanti gli effettivi giornali e le effettive affermazioni dei nazionalisti indiani, mi sento molto più dubbioso e, per la verità, un po’ annoiato. La debolezza principale del nazionalismo indiano sembra essere il fatto che esso non è molto indiano e non è molto nazionale. È tutto un parlare di Herbert Spencer e il cielo sa che altro. A che giova lo spirito nazionale indiano se non sa proteggere la sua gente da Herbert Spencer? Non apprezzo la filosofia del buddismo3 ma non è così superficiale come quella di Herbert Spencer: ha delle idee proprie e reali. Uno dei giornali, a quanto vedo, si chiama The Indian Sociologist. Che stanno facendo, i giovani dell’India, da permettere che una bestia come un sociologo inquini i loro antichi villaggi e i loro gentili focolari? 

A conti fatti, esiste una distinzione nazionale tra un popolo che reclama la propria antica vita e un popolo che chiede qualcosa che è stato inventato interamente da qualcun altro. C’è differenza tra un popolo conquistato che chiede istituzioni sue proprie e il medesimo popolo che chiede le istituzioni del conquistatore. 

Supponiamo che un indiano dica: “Vorrei di tutto cuore che l’India fosse sempre stata libera dagli uomini bianchi e da tutte le loro opere. Ogni sistema ha le sue pecche e noi preferiamo le nostre. Ci sarebbero state guerre dinastiche; ma io preferisco morire in battaglia anziché in ospedale. Ci sarebbe stata tirannia; ma preferisco un re che vedrei a malapena a centinaia di re che dettano regole sulla mia dieta e i miei bambini. Ci sarebbe stata pestilenza; ma preferirei piuttosto per un’epidemia che per le fatiche e soprusi volti a evitare l’epidemia. Ci sarebbero state divergenze religiose nocive per la pace pubblica; ma penso che la religione sia più importante della pace. La vita è molto breve: uno deve vivere in qualche modo e morire da qualche parte; e la quantità di benessere fisico che un contadino ottiene nella vostra repubblica non è poi tanto maggiore del mio. Se non vi garba la nostra specie di conforto spirituale, noi però non l’abbiamo mai preteso. Andatevene e lasciate che ce lo godiamo noi”. 

Supponiamo che un indiano dica questo: allora lo chiamerei un nazionalista indiano, o perlomeno un indiano genuino, e penso che replicare sarebbe molto difficile. Ma i nazionalisti indiani le cui opere ho letto dicono semplicemente, con eccitabilità via via maggiore: “Datemi un’urna elettorale. Fornitemi un portacarte ministeriale. Passatemi la parrucca del Lord Cancelliere. Ho il diritto naturale a essere primo ministro. Ho la pretesa soprannaturale di introdurre un Bilancio di previsione. La mia anima langue se mi si esclude dalla direzione del Daily Mail” o cose del genere. 

A questo, io penso, non è così difficile replicare. Anche la più comprensiva delle persone sarebbe tentata di gridare con voce lamentosa: “ Ma che diamine, mio eccellente orientale (possa la vostra ombra non diminuire mai), tutte queste cose le abbiamo inventate noi. Se sono proprio tanto buone come le ritenete, dovete a noi il fatto di averne mai sentito parlare. Se veramente sono diritti naturali, voi non avreste mai pensato ai vostri diritti naturali se non fosse stato per noi. Se votare è veramente così solenne e divino (della qual cosa io sono piuttosto propenso a dubitare), allora è indubbio che noi abbiamo qualcosa dell’autorità che compete ai fondatori di una nuova religione, ai portatori della salvezza”. Quando l’indù prende quel tono arrogante e reclama il voto subito come se fosse una sacra necessità dell’uomo, io posso esprimere i miei sentimenti solo ipotizzando la situazione opposta. Mi sembra che sia proprio come se io andassi in Tibet e trovassi il Gran Lama o un’altra grande autorità spirituale e gli chiedessi di essere trattato come un mahatma o qualcosa del genere. Il Gran Lama molto ragionevolmente risponderebbe: “La nostra religione o è vera o è falsa;   o vale la pena di averla o non ne vale la pena. Se tu ne sai più di noi, allora non vuoi la nostra religione. Se però vuoi la nostra religione, ti prego di ricordare che è la nostra religione: noi l’abbiamo scoperta, noi l’abbiamo studiata e noi sappiamo se un uomo è un mahatma o no. Se desideri uno dei nostri particolari privilegi, devi accettare la nostra particolare disciplina e superare i nostri particolari modelli per ottenerlo”. 

Penserete forse che mi oppongo al nazionalismo indiano. Ed è qui che vi sbagliate: sto lasciando che la mia mente gironzoli intorno all’argomento. Ciò è allettante specialmente quando abbiamo a cge fare con uno scontro tra due civiltà compiute. E neanche sto negando l’esistenza di diritti naturali. Il diritto di un popolo a esprimere se stesso, ad essere se stesso nelle arti e nell’azione, a me sembra un diritto autentico. Se esiste l’India, essa ha il diritto di essere indiana. Ma Herbert Spencer non è indiano; la “sociologia” non è indiana; tutto questo strepito pedante circa la cultura e la scienza non è indiano. Spesso mi piacerebbe che non fosse nemmeno inglese. Ma questa è la nostra prima difficoltà teorica: non possiamo esser certi che il nazionalista indiano sia nazionale.


Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 2 Ottobre 1909, traduzione di Umberta Mesina ©.


domenica 12 settembre 2021

L’uomo che fu giovedì | Alessandro Burrone su L’Intellettuale dissidente.



"Qui muore un altro giorno

Durante il quale ho avuto occhi, orecchie, mani

E il grande mondo tutto intorno; e domani

Ne inizia uno nuovo. 

Possibile possa averne due?"

G. K. Chesterton, "Sera", daThe Notebook

Scriveva Giuseppe Tomasi di Lampedusa nelle sue lezioni di Letteratura inglese, nella sezione "Accenni ad alcuni contemporanei": 

"Gli inglesi passano, a giusta ragione, per essere un popolo silenzioso. Però essi hanno prodotto, nel nostro secolo, quattro dei più grandi e inesauribili conversatori che siano esistiti: Chesterton, Well, Huxley e Shaw, massimo fra tutti. E intendo dire conversatori non solamente verbali ma gente cui le chiacchiere chilometriche scambiate fra amici non bastano: gente che è stata costretta a scaricare in migliaia di pagine le chiacchiere ancora inevase.


https://www.lintellettualedissidente.it/pangea/luomo-che-fu-giovedi/

Dante, Chesterton e altri famosi dipinti.

Molti di noi sanno della produzione sterminata di Chesterton: ha scritto di tutto, migliaia di articoli, decine di libri, prefazioni, introduzioni. Oggi per caso mi sono imbattuto in questo dipinto che ritrae l’incontro di Dante e Beatrice, opera del 1883 di Henry Holiday visibile al Walker Art Center di Liverpool. È contenuto nel volume che vedete, introdotto dal nostro eroe.

Il libro è visibile ed accessibile qui sotto:

https://archive.org/details/famouspaintings01chesuoft/page/n9/mode/2up

Sono contento di questa scoperta, spero l’apprezziate anche voi.

Marco Sermarini

sabato 11 settembre 2021

Padre Brocard Sewell su Chesterton.

Gilbert Chesterton è stato il più magnanimo degli uomini.

Brocard Sewell, G. K.'s Weekly - An Apprisal



venerdì 10 settembre 2021

Ancora una volta sull’eresia.


Ogni grande eretico ha sempre... scelto qualche idea mistica dal fascio o dall'equilibrio delle idee mistiche della Chiesa.

Gilbert Keith Chesterton, The Thing (tradotto in italiano come La Chiesa viva, oppure La mia fede)

La dottrina principale che l'Islam predicava non era una falsità. Era una verità; e tutta la questione su di essa è che era una verità e non la verità. Ci può essere un ideale giusto mescolato alla follia dei nuovi movimenti nelle terre orientali. C'è sempre. "Non ci fu mai un eretico che parlò tutto falso", disse il grande Sir Thomas More.

Gilbert Keith Chesterton, New Witness, 4 aprile 1919.

Una moda o un'eresia è l'esaltazione di qualcosa che, anche se vero, è secondario o temporaneo nella sua natura rispetto a quelle cose che sono essenziali ed eterne, quelle cose che alla lunga si dimostrano sempre vere. In breve, è l'allestimento dell'umore contro la mente.

Gilbert Keith Chesterton, William Blake.

Ogni eresia è una verità insegnata sproporzionatamente. 

Gilbert Keith Chesterton, The Daily News, 26 giugno 1909.

Un'eresia è sempre una mezza verità trasformata in un'intera falsità".

Gilbert Keith Chesterton, America, 9 novembre 1935.

Che un'eresia sia una mezza verità è un esempio molto vecchio e familiare di una verità intera; ma una verità che non è spesso realizzata nella sua interezza. La maggior parte delle persone sbagliate ha buone intenzioni, e tutte le persone sbagliate hanno qualche intenzione. C'è qualcosa da dire per ogni errore, ma, qualunque cosa si possa dire per esso, la cosa più importante da dire su di esso è che è erroneo.

Gilbert Keith Chesterton, On Modern Half-Truths, Illustrated London News, 25 marzo 1931, contenuto anche in All is Grist.

giovedì 9 settembre 2021

Stima totale. Gli autori si facciano avanti!

“La resurrezione di Padre Brown”: la modernità e il suo gigantesco complotto contro la Chiesa | Luca Fumagalli su Radio Spada.


Dopo dodici anni di silenzio, nel 1926 venne pubblicata L’incredulità di Padre Brown (The Incredulity of Father Brown), terza raccolta dedicata alle indagini del celebre sacerdote detective nato dalla penna di G. K. Chesterton. Si tratta di un volume più smilzo rispetto ai precedenti, che contiene solamente otto racconti; tra l’altro è il primo scritto dall’autore britannico dopo la sua conversione al cattolicesimo, avvenuta nel 1922.

La storia d’apertura, ovvero La resurrezione di Padre Brown (The Resurrection of Father Brown), è una delle più dense dal punto di vista apologetico, dove Chesterton riversa le proprie opinioni a proposito di Fede, politica ed economia, per svelare come in fondo la modernità tutta, in ogni sua manifestazione, non sia altro che un gigantesco complotto ai danni della Chiesa. Lo fa, tipicamente, in punta di fioretto, alternando l’ironia alla riflessione pungente, mostrando di prediligere l’approccio descrittivo di un vignettista piuttosto che quello verboso del filosofo. Più che una detective storyLa resurrezione di Padre Brown è dunque una sorta di apologo, reso ulteriormente originale dall’ambientazione esotica.

Il resto qui: https://www.radiospada.org/2021/09/il-mercoledi-di-padre-borwn-la-resurrezione-di-padre-brown-la-modernita-e-il-suo-gigantesco-complotto-contro-la-chiesa/


martedì 7 settembre 2021

Un aforisma al giorno.

“Io sono quel re spesso sconfitto

la cui disfatta riempie questa terra,
che tempo fa fuggì di fronte ai Danesi, che contrattò con i Danesi per l’oro
e che adesso sulle radure del Wessex
a stento si regge in piedi.

Ma dalla bocca della Madre di Dio
ho visto splendere la verità come fuoco, questo – che il cielo si fa già più scuro e il mare si fa sempre più grosso”.

Gilbert Keith Chesterton, La ballata del cavallo bianco.


The Ballad of the White Horse by G.K. ChestertonLa ballata del cavallo bianco

lunedì 6 settembre 2021

Coronavirus e altri mali con l’aiuto di Chesterton | Fabio Trevisan sul sito dell’Osservatorio Card. Van Thuan.

"È pura anarchia dire che un medico può sequestrare e segregare chi gli pare. Alcuni grandi igienisti potrebbero recintare o limitare la vita di tutta la cittadinanza, la tirannide è attuabile".

"Trattare tutta la gente in buona salute come se fosse malata"

"La vaccinazione, nei suoi cent'anni di pratica sperimentale, è stata contestata quasi quanto il battesimo nei suoi circa duemila. Ma ai nostri politici sembra perfettamente naturale imporre la vaccinazione e parrebbe loro follia imporre il battesimo".

 

Stiamo assistendo, giorno dopo giorno, a uno stillicidio di opinioni mediatiche, scientifiche, politiche sull'opportunità o meno dei vaccini, dei loro effetti collaterali a medio e a lungo termine, sull'obbligatorietà del green pass, sulle manifestazioni "pro e contro i no-vax", sulla dittatura sanitaria e coercitiva che va sempre più instaurandosi. Non potendo più contare su un Magistero che possa illuminare dall'alto, su un'autorità che sappia impostare il problema sanitario in modo corretto, sono dovuto ricorrere a un testo di un secolo fa di Gilbert Keith Chesterton, "Eugenetica e altri mali", al quale mi sono ispirato persino nel titolo, poiché tutti quelli altri mali paventati dal grande scrittore cattolico inglese sono ancora quelli che stiamo vivendo.

Innanzitutto Chesterton denunciava la strana mescolanza tra la stupidità corrente, il fanatismo pseudo-scientifico e l'arroganza politica fino all'invettiva esplicita contro "i malfattori straricchi" di allora (Harriman, Carnegie, Rockefeller) che sostenevano la pianificazione familiare, l'evoluzionismo razzistico darwiniano e l'eugenetica. Ora, potremmo sostituire quei "malfattori straricchi" con i filantropi capitalisti odierni (Gates, Soros, Bezos), che hanno finanziato il business dei vaccini, che hanno sorretto organizzazioni internazionali (OMS), ONG, politici, banche e mass media.

Riguardo alla "dittatura sanitaria" che sempre più si sta imponendo, nel 1969 il Dr. Alan Guttmacher, che è stato vice-presidente dell'Associazione eugenetica americana e presidente del Planned Parenthood dal 1962 al 1974, scriveva nella prestigiosa rivista medica Medical World News: "Ogni Paese dovrà decidere la propria forma di coercizione e determinare come essa vada impiegata". Non dovremmo quindi meravigliarci troppo di trovarci nella forma di coercizione che questi tempi riservano: allora si chiedeva un esame, un patentino per potersi sposare e legittimamente procreare, ora si chiede un green pass per poter andare a teatro, al ristorante, al cinema, a scuola, sui mezzi pubblici. Quel patentino di allora era rilasciato da una Commissione di esperti sanitari, scienziati, sostenuta da filantropi, politici così come adesso. Il principio di discriminazione di allora (abili alla procreazione/deboli di mente inadatti) rimane lo stesso (vaccinati responsabili/non vaccinati irresponsabili).

Chesterton denunciò quelle aberranti ideologie eugenistiche un secolo fa, prima dell'avvento di Mengele e degli orrori del nazismo e del comunismo. Egli ci può aiutare, anche ora, a comprendere l'origine di questi mali, ossia il clima necessario non solo dove può attecchire e propagarsi il virus ma ciò che ancor di più divorava e divora la società: l'anarchia silenziosa e l'abnorme peccato di una società atea e materialista. Ecco cosa scriveva nel 1922: "Un'anarchia silenziosa consuma la nostra società. Devo soffermarmi su questa espressione, perché la vera natura dell'anarchia è perlopiù fraintesa. L'anarchia non è necessariamente violenta né viene necessariamente dal basso. Un governo può diventare anarchico tale e quale un popolo". Distinguendo tra anarchia e rivoluzione, in quanto la rivoluzione mira a minare un ordine costituito per instaurare un nuovo ordine, mentre l'anarchia richiama all'assenza di ogni ordine e governo, egli chiariva come l'anarchia fosse la condizione d'animo o di comportamento di chi non poteva fermarsi: "È la perdita di quell'autocontrollo che permette di tornare alla normalità…è chiaro che questa sorta di caos può impadronirsi dei poteri che governano una società così come della società governata". 

Questa "anarchia silenziosa" aveva contestato la legittima autorità e si era separata dalla ragione e dal senso comune con tutte le allarmanti conseguenze che Chesterton intravedeva e a cui noi stiamo assistendo: "Non c'è luogo di incontro fuori della ragione". Fuori della ragione c'era la pazzia di chi negava il reale, il senso comune, il senso profondo di quella sanità che non può prescindere da Dio: "Il medico non ha diritto di somministrare la morte in quanto rimedio a tutti i malanni (pensiamo alla terrificante attualità del dibattito sulla liceità dell'eutanasia), come non ha l'autorità morale per imporre un nuovo concetto di felicità". 

Egli aveva sottoposto a critica quanto, ancor oggi, viene presupposto superficialmente: "Prevenire meglio che curare". Così si esprimeva in questo coraggioso saggio del 1922: "Meglio prevenire che curare. Commentando questa posizione, io dissi che equivaleva a trattare tutta la gente in buona salute come se fosse malata…qui sta la fondamentale fallacia di tutto il discorso sulla medicina preventiva. La prevenzione non solo è meglio della cura: è peggio perfino della malattia. Prevenzione significa essere invalidi a vita, con l'esasperazione supplementare di godere ottima salute. Chiederò a Dio, ma non certo all'uomo, di prevenirmi in tutte le mie azioni". 

In un quadro sostanzialmente ateo e materialistico, i concetti di "salute" e "felicità" erano indipendenti da ciò che riferiva alla sfera spirituale e interiore, tanto che tutto rimaneva necessariamente orientato al godimento del corpo, alle sue sensazioni ed emozioni. In una visione e fede cristiana la "salute" e la "felicità" assumono contorni completamente diversi poiché la salute è davvero inscritta in Dio e nella Sua grazia. Nella "grammatica eugenista" come in quella da coronavirus, le caratteristiche atee e materialiste dei propugnatori salutisti suggerivano le parole che corrispondevano a una visione senza anima, orizzontale e piatta, che rifletteva quel principio di immanenza contrapposto alla trascendenza di una visione in cui Dio c'è e c'entra con la nostra vita. Ecco così apparire, come aveva con lungimiranza previsto Chesterton, la vera tirannia: "E' pura anarchia dire che un medico può sequestrare e segregare chi gli pare. Alcuni grandi igienisti potrebbero recintare o limitare la vita di tutta la cittadinanza, la tirannide è attuabile". Queste considerazioni finali che propongo fanno davvero rabbrividire per la sconcertante attualità e fanno arrabbiare e interrogare sul perché non siano state prese in considerazione. Ecco cosa scriveva: "Chi tenta davvero di tiranneggiare tramite il governo è la scienza. Chi usa davvero il braccio secolare è la scienza. È il credo che davvero estorce decime e si impadronisce delle scuole, il credo che davvero è proclamato non in prediche ma in leggi e diffuso non da pellegrini ma da poliziotti…La nostra vera "Chiesa ufficiale" è il materialismo: perché è il materialismo che gode davvero dell'aiuto del governo nel perseguitare i suoi eretici. La vaccinazione, nei suoi cent'anni di pratica sperimentale, è stata contestata quasi quanto il battesimo nei suoi circa duemila. Ma ai nostri politici sembra perfettamente naturale imporre la vaccinazione e parrebbe loro follia imporre il battesimo".

Fabio Trevisan

domenica 5 settembre 2021

sabato 4 settembre 2021

Uno sguardo molto da vicino al G. K.‘s Weekly.

Padre Brocard Sewell lavorò per il G. K.'s Weekly dall'età di sedici anni per un periodo tra i più interessanti per la rivista, e una trentina di anni fa, un po' prima di morire, tirò fuori questo volumetto, di cui ha parlato anche Luca Fumagalli in un suo articolo di circa tre anni fa.

È un punto di vista decisamente unico più che originale, di cui vorrei darvi conto (per quanto Fumagalli ha dato un suo originale contributo a tal proposito). Del giornale si dice poco e spesso scontatamente, mentre fu uno dei frutti più desiderati della vocazione di Chesterton.

Spero di riuscire presto a scrivere qualcosa. Intanto vi segnalo la semplicità ed eleganza del libretto, stampato su carta vergata giallina molto bella, ed una foto mai vista prima del nostro Gilbert.

Marco Sermarini

venerdì 3 settembre 2021

“La favola di Padre Brown”: lo spirito teutonico e i suoi terribili castelli in aria | Gianluca Fumagalli su Radio Spada. Ok

Dodicesimo e ultimo racconto della raccolta La saggezza di Padre Brown(1914), La favola di Padre Brown (The Fairy Tale of Father Brown) ricorda nella struttura storie come All'insegna della spada spezzata, dove il sacerdote investigatore si trova a confrontarsi con delitti avvenuti nel passato. La vicenda, ambientata nella «pittoresca città-stato di Heiligwaldenstein, […] uno di quei minuscoli regni dei quali sono ancora formate certe parti dell'Impero Germanico», offre a Chesterton il destro per alcune considerazioni a proposito dello spirito germanico, uno strano – e pericoloso – impasto di pragmatismo e di inclinazione al fantastico (la fiaba, ad esempio, è definita «un qualcosa di…

L'articolo continua qui sotto:

https://www.radiospada.org/2021/09/il-mercoledi-di-padre-brown-la-favola-di-padre-brown-lo-spirito-teutonico-e-i-suoi-terribili-castelli-in-aria/

giovedì 2 settembre 2021

Aforismi in lingua originale - Una delle pagine memorabile di The Man Who Was Thursday.

“It is you who are unpoetical,” replied the poet Syme. “If what you say of clerks is true, they can only be as prosaic as your poetry. The rare, strange thing is to hit the mark; the gross, obvious thing is to miss it. We feel it is epical when man with one wild arrow strikes a distant bird. Is it not also epical when man with one wild engine strikes a distant station? Chaos is dull; because in chaos the train might indeed go anywhere, to Baker Street or to Bagdad. But man is a magician, and his whole magic is in this, that he does say Victoria, and lo! it is Victoria. No, take your books of mere poetry and prose; let me read a time table, with tears of pride. Take your Byron, who commemorates the defeats of man; give me Bradshaw, who commemorates his victories. Give me Bradshaw, I say!”.

Gilbert Keith Chesterton, The Man Who Was Thursday.

L'edizione Paravia del 1945
de L'Uomo che fu Giovedì.


mercoledì 1 settembre 2021

Un aforisma al giorno.


La Chiesa nei suoi primi tempi era fiera e veloce come un cavallo da guerra; tuttavia, è estremamente antistorico affermare che sia impazzita inseguendo puramente un'idea, alla stregua di un volgare fanatismo. Deviava bruscamente a destra e a sinistra, in modo da evitare ostacoli immensi. Ha lasciato da parte l'enorme mole dell'arianesimo, sostenuto da tutti i poteri terreni che volevano rendere il cristianesimo troppo terreno. Subito dopo ha dovuto cambiare di nuovo direzione per evitare un orientalismo che l'avrebbe resa troppo ultraterrena. La Chiesa ortodossa non ha mai scelto di percorrere la via già battuta o di accettare le convenzioni; la Chiesa ortodossa non è mai stata conformista. Sarebbe stato facile accettare il potere terreno degli ariani. Sarebbe stato facile, nel XVII secolo calvinista, cadere nel pozzo senza fondo della predestinazione.



Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia.

Un aforisma al giorno.


 Questo è il romanzo emozionante dell'ortodossia. La gente ha acquisito la stolta abitudine di parlare dell'ortodossia come di qualcosa di pesante, monotono e sicuro. Non c'è mai stato niente di così rischioso o di così emozionante come l'ortodossia. Era assennatezza: ed essere sani di mente è più drammatico dell'essere pazzi. Era l'equilibrio dell'uomo che tiene le redini di cavalli che corrono all'impazzata, il quale sembra pendere da una parte e oscillare dall'altra, eppure in ogni atteggiamento possiede la grazia di una statua scolpita ad arte e la precisione della matematica.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia.