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sabato 21 marzo 2026

Un aforisma al giorno - La segretezza dell’infanzia.

Ma di tutti gli strani modi in cui l'essere umano prova che non è un essere razionale, qualsiasi altra cosa egli sia, nessun caso è così misterioso ed inspiegabile come la segretezza dell'infanzia.

Gilbert Keith Chesterton, Charles Dickens. A Critical Study.




venerdì 15 agosto 2025

Un aforisma al giorno - Cerchiamo il Regno altrove.


Il diavolo può citare le Scritture per i suoi scopi; e il testo delle Scritture che ora cita più comunemente è: «Il regno dei cieli è dentro di voi». Quel testo è stato il sostegno e il supporto di più farisei, ipocriti e prepotenti spirituali che tutti i dogmi del creato; è servito a identificare l'autocompiacimento con la pace che supera ogni comprensione.

E il testo da citare in risposta è quello che dichiara che nessun uomo può ricevere il regno se non come un bambino piccolo. Ciò che dobbiamo avere dentro di noi è lo spirito infantile; ma lo spirito infantile non si preoccupa solo di ciò che è dentro. Il primo segno di possederlo è l'interesse per ciò che è fuori. La cosa più infantile di un bambino è la sua curiosità, il suo appetito e il suo potere di meravigliarsi del mondo. Potremmo quasi dire che l'intero vantaggio di avere il regno dentro di noi è che lo cerchiamo altrove.

Gilbert Keith Chesterton, Quello che ho visto in America.



martedì 15 aprile 2025

Un aforisma al giorno - La cosa meravigliosa dell'infanzia.



La cosa meravigliosa dell'infanzia è che qualsiasi cosa in essa era una meraviglia. Non era semplicemente un mondo pieno di miracoli, era un mondo miracoloso. Ciò che mi dà questa emozione è quasi tutto ciò che ricordo davvero, non le cose che ritengo più degne di essere ricordate. È in questo che si differenzia dall'altro grande brivido del passato, quello legato al primo amore e alla passione romantica; perché quello, pur essendo ugualmente struggente, arriva sempre a un punto; ed è stretto come una tenaglia che trafigge il cuore, mentre l'altro era più simile a cento finestre aperte su tutti i lati della testa.

Gilbert Keith Chesterton, Autobiografia.



mercoledì 5 marzo 2025

Un aforisma al giorno - Questo dovete spiegare!

“Ti piacciono le cose romantiche come i teatrini giocattolo solo perché tuo padre ti ha fatto vedere un teatrino giocattolo nella tua infanzia”, risponderò con dolce e cristiana pazienza: “Sì, sciocco, sì. Senza dubbio la tua spiegazione è, in questo senso, vera. Ma quello che stai dicendo, nel tuo modo arguto, è semplicemente che associo queste cose alla felicità perché ero così felice. Non prende nemmeno in considerazione la questione del perché ero così felice. Perché guardare attraverso un buco quadrato, un cartoncino giallo, dovrebbe portare qualcuno al settimo cielo della felicità in qualsiasi momento della vita? Perché dovrebbe farlo soprattutto in quel momento della vita? Questo è il fatto psicologico che dovete spiegare; e non ho mai visto alcun tipo di spiegazione razionale”.

Gilbert Keith Chesterton, Autobiografia.

Gilbert seriamente al lavoro su una delle sue
marionette, un bel drago.


martedì 4 marzo 2025

Aforismi in lingua originale - Childhood is clearness.





I must try to state somehow what I mean by saying that my own childhood was of quite a different kind, or quality, from the rest of my very undeservedly pleasant and cheerful existence.
Of this positive quality the most general attribute was clearness. Here it is that I differ, for instance, from Stevenson, whom I so warmly admire; and who speaks of the child as moving with his head in a cloud. He talks of the child as normally in a dazed daydream, in which he cannot distinguish fancy from fact. Now children and adults are both fanciful at times; but that is not what, in my mind and memory, distinguishes adults from children. Mine is a memory of a sort of white light on everything, cutting things out very clearly, and rather emphasising their solidity. The point is that the white light had a sort of wonder in it, as if the world were as new as myself; but not that the world was anything but a real world.

Gilbert Keith Chesterton, Autobiography.

Qui sotto il brano in italiano nei due post in cui l'abbiamo già pubblicato:


mercoledì 29 maggio 2024

#150volteChesterton - Un aforisma al giorno - Credo nell'infanzia protratta.

Credo nell'infanzia protratta, e non mi dispiace affatto essere stato un bambino tardivo.

Gilbert Keith Chesterton, Autobiografia.



#150volteChesterton - Un aforisma al giorno - L'infanzia e la chiarezza.



Per me l'infanzia possiede una sua qualità, forse difficile da descrivere, ma per nulla vaga. Anzi, è più netta della differenza tra il buio color pece e la luce del giorno, o tra l'avere e il non avere mal di denti. Per continuare la storia, è necessario insistere sul primo e più complesso dei suoi capitoli. E io devo chiarire cosa intendo quando dico che la mia infanzia ebbe una consistenza, o una qualità, assai diversa dal resto della mia vita, immeritatamente piacevole e gioiosa. L'aspetto più evidente di questa qualità è la chiarezza. E qui mi discosto da Stevenson per esempio, che pure ammiro e che dice che il bambino vaga con la testa tra le nuvole. Ne parla come se vivesse normalmente in una sorta di sbalordito sogno a occhi aperti, incapace di distinguere realtà e fantasia. Certo, bambini e adulti sono talvolta fantasiosi, ma non è questo, nella mia mente e nella mia memoria, che distingue gli adulti dai bambini. Ho il ricordo di una sorta di luce bianca che si stendeva su ogni cosa, divideva gli oggetti con chiarezza e ne intensificava la solidità. E ciò che conta è che quella luce bianca sprigionava un alone meraviglioso come se il mondo fosse nuovo quanto me; nuovo, non discosto dal reale.

Gilbert Keith Chesterton, Autobiografia.



martedì 20 giugno 2017

Sagoma per il teatrino delle marionette di Chesterton fatta con le sue mani - I Chesterton e i bambini

Questa che vedete è una delle tante sagome che Chesterton creava con le sua mani per il teatrino delle marionette, per la gioia dei grandi e soprattutto dei piccini. Lo trovate alla Chesterton Library, dove presso i Padri dell'Oratorio si conservano tante belle cose di Chesterton. La Library è gestita da un gruppo di Trustees ed è stata fondata tra gli altri dal nostro amico Aidan Mackey e dal compianto amico Stratford Caldecott. Andateci a nome nostro, dei Chestertoniani d'Italia e mio personale. Capiranno subito che non siete normali ma vi accoglieranno con comprensione e affetto…

Della passione di Gilbert per il teatrino abbiamo parlato diverse volte. Ne parla in lungo e in largo anche la sua Autobiografia. Le migliori biografie si soffermano sull'amore di Gilbert per quest'arte insegnatagli dal babbo Edward detto Ed. Si parla anche dell'amore per i bambini di Gilbert e Frances.

E' noto che Gilbert e la moglie organizzassero spesso feste e intrattenimenti per i bambini di Beaconsfield, e che con loro fossero affettuosi e generosi. La festa davvero mitica era quella che si svolgeva tutti gli anni in prossimità del Natale quando i bambini venivano tutti invitati a casa Chesterton e passavano un intero pomeriggio con giochi e spettacoli organizzati da Gilbert e Frances, e regalini per tutti. A raccontarlo mi commuovo tutte le volte.

Voi direte: stranezze di due poveretti che non avevano avuto figli. No, carissimi. Non è scontato fare così quando Nostro Signore ha deciso di darti altre gioie o di farti esercitare la paternità e la maternità altrimenti (noi non siamo tutti loro figli?). E soprattutto ci vuole uno spirito davvero innocente e l'aver capito che l'infanzia spirituale è la chiave di tutto, è il modo di salvarsi (se non ritornerete come bambini non entrerete nel Regno dei Cieli, mi pare che la cosa suonasse così, giusto? C'è ancora nel Vangelo e mi pare non sia assoggettabile a particolari interpretazioni…).

Quando sono andato a Beaconsfield la prima volta mi hanno raccontato che doveva essere morta da poco una vecchietta che da bambina aveva conosciuto Chesterton. In pratica la bimba veniva di sovente mandata dalla mamma a casa dei Chesterton con un cestino di funghi freschi, e veniva accolta e ringraziata da Frances o dalle persone che accudivano la famiglia dei nostri eroi. Chesterton lo seppe e disse che d'ora in avanti avrebbe voluto ringraziare di persona tutte le volte che si fosse presentata quella gentilissima bambina… E così fece: non con lo scontato atteggiamento dei grandi verso i piccoli ma con la serietà di un piccolo verso un grande. La trattava come un'ospite vero. Divennero amici.

La mia cara amica Nancy Carpentier Brown ha scritto un bellissimo libro (The Chesterton and the Golden Key) in cui racconta la storia dell'amicizia tra le Sorelle Nicholl ed i Chesterton: le ragazze Nicholl incontrarono i Chesterton a Lyme Regis, un posto dove questi si recavano in vacanza e dove si sarebbero dovuti trattenere per soli due giorni, e dove rimasero per due settimane e tornarono tante volte. Le ragazze che conoscevano i libri di Gilbert li invitarono per un tè a casa loro. Gilbert e Frances accettarono subito (invito alle tre per il tè delle cinque) e rimasero amici per tutta la vita. Una pagina poco nota, soprattutto a chi seleziona il Chesterton più o meno gradito o più o meno adatto alle proprie idee, ma di Chesterton ce n'è uno solo.

Infanzia ed amicizia. Infanzia ed amicizia. Che bella coppia! Ci salveranno! L'essere adulti spirituali mi preoccupa molto, moltissimo. L'essere infanti è la strada, ce lo dice Nostro Signore e ce lo ripete Gilbert.

Marco Sermarini



lunedì 4 giugno 2012

Rubbettino pubblica lo Stevenson e noi lo recensiamo





STEVENSON, "TEOLOGO CRISTIANO SENZA SAPERLO"
Gilbert Keith Chesterton, Robert Louis Stevenson, Rubbettino Editore - Soveria Mannelli, 2012 - € 12,00.
Il creatore di Padre Brown, il geniale estensore di Ortodossia, deve anzitutto alle sue opere di critica letteraria l'ingresso nel mondo del giornalismo e della scrittura. Ci raccontano padre Ian Ker e William Oddie, autori di recenti ed originali contributi biografici sul Nostro, che Chesterton ebbe tra le prime occasioni di svolgere il suo lavoro proprio quando una casa editrice inglese (The Bookman) gli chiese di scrivere dei brevi articoli di critica dei grandi classici della letteratura inglese, quelli che egli aveva imparato ad apprezzare dalla voce di suo padre Ed. Questi articoli finivano spesso per introdurre i classici che poi il Bookman pubblicava (le due foto che mostriamo sono testimonianza delle edizioni librarie e del periodico). E' quindi con gioia che accogliamo la pubblicazione di questo volume che ha una grande importanza dell'opera di Chesterton sia per quello che si è già detto, sia per il valore che proprio l'opera di Stevenson ebbe nella vita di GKC: egli attribuì sempre la sua rinascita, dopo la grave crisi giovanile che lo portò alle soglie del suicidio, oltre che al Libro biblico di Giobbe e ad alcune poesie di Walt Whitman, all'Isola del Tesoro di Stevenson.
GKC nello Stevenson rende anzitutto omaggio a Stevenson stesso, definito inizialmente "un pagano altamente onorevole" (pag. 47). Con ciò torna a criticare la cultura e l'habitus mentale protestante e in particolare calvinista scozzese, che costituiva l'ambiente educativo e familiare del grande scrittore scozzese. E lo fa aspramente, considerandolo la cagione degli stessi mali fisici che afflissero per tutta la vita Stevenson. I motivi fondamentali del pensiero di Chesterton emergono spesso e ripetutamente, lo diremo ancora. In questo caso egli ripropone concetti espressi in opere come Una breve storia d'Inghilterra (anche questa nuovamente pubblicata da Rubbettino proprio in queste ultime settimane) e soprattutto nel San Tommaso d'Aquino, in cui egli equipara senza nessun tentennamento manicheismo e calvinismo.
Altro motivo, questo addirittura fondante il suo pensiero e la sua stessa vita, che emerge in quest'opera è la questione del costante stupore, che in un certo qual modo potrebbe essere la quintessenza dell'opera di Stevenson e dello stesso Chesterton. Mentre parla di Stevenson, Chesterton approfitta per stroncare l'atteggiamento falsamente realistico degli autori psicologici e delle tendenze letterarie legate ad una massima valorizzazione della psiche umana, in contrasto col concetto di azione e di avventura presente in Robert Louis Stevenson.
Definire questo volume una biografia di Stevenson è riduttivo ed in parte falso: Chesterton afferma espressamente di aver scelto di non soffermarsi sulla vita di Tusitala (era questo il nome con cui veniva chiamato dagli abitanti delle Isole Samoa dove visse gli ultimi anni della sua vita, alla ricerca della salute e della pace) perché ritiene che lo si sia fatto sin troppo e che ciò "abbia confuso il contorno netto della sua arte" (pag. 14).
Vale la pena riferire qualche passo dell'opera per comprenderne la luce intensa che getta su Stevenson ma soprattutto sul mistero della vita:
"Penso che i suoi viaggi e capi da doppiare e ritorni rivelino un'idea di fondo, forse persino una dottrina. Eppure, era una dottrina in cui lui stesso forse non credeva, o in ogni caso in cui non credeva di credere. In altre parole, penso che la sua importanza sarà più evidente in relazione a problemi più ampi, che tornano ora a fare capolino alla mente degli uomini; problemi che al nostro tempo sono ancora abbastanza sconosciuti alla maggior parte delle persone e che al tempo di Stevenson erano totalmente ignoti (...). Perché Stevenson aveva l'onestà splendida e squillante di testimoniare, con una voce simile a una tromba a favore di una verità che lui stesso non comprendeva" (pagg. 23 - 24).
Chesterton sostiene poi che non c'è nulla di più errato che considerare Stevenson l'ombra di Edgar Allan Poe. Anche Borges pensò a questo rapporto tra i due scrittori britannici, e all'esistenza di una vera e propria tentazione di farsi trascinare dall'oscurità di Poe, che egli sostenne essere stata subita da Chesterton. Chesterton sembra rispondere anticipatamente a Borges, che pur lo amava fortemente, anche per sé stesso, negando espressamente questo rapporto tra Stevenson e Poe.
L'immaginazione stevensoniana per Chesterton assume un valore particolare:
"La qualità originale in ogni uomo che operi con l'immaginazione è la vastità del suo immaginario. E' qualcosa che assomiglia al paesaggio dei suoi sogni; il tipo di mondo che vorrebbe creare o che vorrebbe esplorare, la flora e la fauna del suo piccolo pianeta segreto; è in sostanza ciò che ama pensare e immaginare. Questa atmosfera generale, il modello o la struttura, l'architettura del suo sviluppo, governa tutte le sue creazioni, per quanto possano essere varie e diversificate; e poiché in questo senso egli può creare un mondo, è in questo senso un creatore: l'immagine di Dio".
Questa lezione, che esprime tutta la cattolicità "naturale" di Chesterton, sembra essere stata integralmente ripresa anche da J.R.R. Tolkien quando parla del principio di subcreazione.
E' poi importante la domanda che Chesterton pone sullo spirito vitale di Stevenson, ossia da dove sia venuto tale spirito. E la risposta è semplice, bruciante e fortemente autobiografica: tutto è cominciato col ritagliare le figurine di cartone del teatrino delle marionette, le figurine di Skelt, note anche a Chesterton che ne fu ammiratore e utente per tutta la vita (per la cronaca, il teatrino di Gilbert esiste ancora, è ad Oxford e presto verrà collocato assieme ad altre memorabilia chestertoniane in un apposito museo la cui cura è di Stratford Caldecott, che sarà ospite della Società Chestertoniana Italiana il prossimo 1 Luglio 2012 durante il X Chesterton Day). In sintesi, il fulcro del suo lavoro è l'infanzia e il suo stupore, tanto che Chesterton dice che Stevenson visse in certo qual modo nel suo teatro di cartone: 
«E non è un'esagerazione sostenere che egli passò la vita tentando di insegnare al mondo che cosa aveva imparato proprio da quelle figurine; questo è il suo insegnamento e la sua qualifica di insegnante»
Molti di questi stessi concetti li troviamo esposti in Ortodossia, ne L'Uomo che fu Giovedì, Autobiografia e Uomovivo, che probabilmente sono le opere centrali del pensiero di Chesterton, o forse quelle che ne sintetizzano meglio i motivi dominanti. D'altronde, come dicevo qualche riga fa, era sua abitudine cospargere del suo pensiero tutte le sue opere, tant'è che lo troviamo ovunque, anche solo per brevi cenni. Per cui tutta la sua filosofia dello stupore e della gratitudine è come diffusamente ripresa e ribadita nell'opera su Robert Louis Stevenson. Un esempio è possibile reperirlo a pagina 127, dove sostiene:
«In breve, mi si può accusare di aver sostenuto che Stevenson si opponeva ai decadenti, ancor prima che esistessero; e io rispondo che questo è l'unico vero modo in cui un uomo che si oppone a un qualche movimento ha speranza di aver successo: se attacca dopo, una volta che il movimento è conclamato, è troppo tardi»
Che è un'idea che troviamo più diffusamente esposta, ma in maniera del tutto eguale, in Cosa c'è di sbagliato nel mondo:
«Ma non c’è coraggio nell’attaccare qualcosa di vecchio o antiquato, non più di quello che occorre per offrirsi di combattere contro la nonna di qualcuno. L’uomo davvero coraggioso è colui che sconfigge le tirannie nate al sorgere di questa giornata e le superstizioni appena sbocciate, come i fiori a primavera» (cfr. Gilbert Keith Chesterton, Cosa c'è di sbagliato nel mondo, capitolo La paura del passato, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2011, traduzione di Annalisa Teggi).
Proprio i motivi che spinsero Chesterton fuori dalla crisi giovanile sono forse tutti ripresi qui, in questo volume. Forse, come Stevenson, Chesterton cercò per tutta la vita di mantenere splendente il gioiello della sua infanzia, che per lo scrittore scozzese era un oggetto perduto per cui combatté per tutta la vita ed invece a Gilbert fu miracolosamente e graziosamente serbato. Primo tra tutti il motivo dell'innocenza, per cui l'opera di Stevenson ha il suo punto focale nell'infanzia, nella vita "nel suo teatro di cartone", come dice Chesterton, in cui entrò grazie alla inaudita tolleranza del nonno durissimamente calvinista, che gli consentì di "frequentare" il mondo delle fiabe e quindi trovare la salvezza e l'antidoto contro la "malattia" puritana. È la stessa salvezza, mutatis mutandis, di Chesterton dal vuoto vittoriano e decadente, per cui l'innocenza divenne ancora di salvezza e spunto di libertà. Difatti dice Chesterton (pag. 42)
«il puritanesimo non aveva in sé alcuna idea di purezza. Potremmo quasi sostenere che nel puritanesimo c'è qualsiasi virtù, eccetto che la purezza. Contemplava l'idea dell'autodisciplina, che è cosa diversa dalla virtù. Non ha immagini di innocenza pura, di quelle cose che sono allo stesso tempo solide e candide, come il gesso o il legno bianco, che i bambini tanto amano».
Quindi l'opera di Stevenson può essere vista con Chesterton come una fuga dalle prigioni del puritanesimo e del pessimismo per entrare nella casa delle bambole, fortezza della felicità infantile. In questo c'è tanto di autobiografico e di cristiano.
Verso la fine del volume troviamo un'affermazione di Chesterton che ben sintetizza tutto il suo grato affetto verso Stevenson che, dopo aver apostrofato onesto ed onorevole pagano, proclama addirittura "teologo cristiano senza saperlo" (pag. 134). Per Chesterton l'innocenza fu sempre la madre di tutte le virtù e nello Stevenson ce lo dimostra compiutamente. Un grazie anche a Stevenson, allora, suscitatore dell'energia di Gilbert.

Marco Sermarini