martedì 10 febbraio 2026
I Dieci Comandamenti del giallo secondo mons. Ronald Knox
domenica 8 febbraio 2026
Ancora sul Detection Club, una serie televisiva della BBC si ispirerà al famoso gruppo. Le riprese in programmazione per il 2026.
I nostri cugini americani ci informano che la BBC, la televisione inglese, ha annunciato l'intenzione di realizzare una serie televisiva sul Detection Club. Nato negli anni '30, l'epoca d'oro della narrativa poliziesca, il Detection Club come ormai saprete è un club realmente esistito, i cui membri più noti furono Agatha Christie, Dorothy L. Sayers e il nostro G. K. Chesterton. Trovate moltissimi riferimenti a questo straordinario club proprio qui nel nostro blog (l'ultimo è di pochi giorni fa e comprende anche una breve antologia di post); i suoi membri giuravano tra le altre cose che i propri investigatori avrebbero fatto scoprire veramente e in modo soddisfacente i crimini su cui indagano, usando l'intelligenza che lo scrittore si sarebbe compiaciuto di attribuire loro, e non invece con l'ausilio, e neppure con l'utilizzo, della Divina Rivelazione, dell'Intuito Femminile, di mumbo jumbo (e qui vi voglio...), di trucchi e sotterfugi, di Coincidenze o di Eventi Naturali. Tutto è verificabile in questo blog. Ricordatevi che il giallo per Chesterton incarna la prima e unica forma di letterature popolare in cui si esprime la poesia della vita moderna.
Siamo andati allora a cercare qualche notizia in più sul sito della BBC e anche altrove e abbiamo visto che la serie a quanto sembra sarà incentrata proprio su questi tre eroi che uniranno le loro forze per risolvere omicidi realmente accaduti.
Dice la redazione Media Center della BBC: "Affinando la loro arte all'interno delle sacre mura di un luogo segreto di Londra, i tre scrittori si riuniscono dopo aver ricevuto un invito che li conduce al loro primo vero caso di omicidio. La serie segue il trio mentre lavora insieme per risolvere i casi, con grande disappunto dell'ispettore Greenway, un giovane detective alle prime armi nella vita reale".
L'inizio della produzione è programmato per queste prime settimane del 2026 e sarà a cura della BBC Studios Drama Productions, la stessa che dato vita alla serie ispirata (ritengo opportuno dire così, non è proprio fedele all'originale su carta) a Padre Brown e che vede protagonista l'attore Mark Williams. Sembra siano programmate dieci puntate.
Speriamo che riescano a rendere bene Chesterton e le sue due altrettanto illustri colleghe.
Marco Sermarini
La notizia originale è tratta da questo collegamento:
https://www.bbc.co.uk/mediacentre/2025/bbc-commissions-two-new-dramas-from-the-west-midlands
sabato 7 febbraio 2026
Agatha Christie: investigare il mistero. Il nostro Paolo Gulisano su Libertà e Persona (riportato da Rassegna Stampa Totus Tuus). Si parla anche di Chesterton.
| Questo è un testo francese sull'argomento Detection Club, naturalmente in copertina c'è Agatha, c'è Ronald Knox e c'è pure lui...! |
lunedì 9 dicembre 2024
Un articolo di qualche anno fa sul Detection Club - Marco Amici su Radical Ging.
| Ingrandendo la foto di questa cena del Detection Club degli anni Trenta ci sembra di vedere al centro della tavolata proprio lui... |
Immaginiamo la Londra degli anni ’30: un gruppo di amici scrittori, dei carnefici, delle vittime e un teschio di nome Eric. La trama di un romanzo? No, la vera storia del Detection Club.
Il Detection Club fu un circolo letterario fondato nel 1930 da un gruppo di scrittori di crime e mistery inglesi, che al contrario dei circoli più famosi, si incontrava almeno tre volte l’anno per cenare insieme e discutere della crime fiction dell’epoca, consigliandosi e confidandosi, dichiarando cosa fosse meritevole di apprezzamento e cosa invece fosse oltraggioso, il tutto davanti a un buon pasto e a numerosi bicchieri di vino.
Come tutti i club, anche il Detection Club aveva un presidente, il primo fu G.K. Chesterton. Ma lo furono anche Dorothy L. Sayers e Agatha Christie (anche se decise di condividere la carica con Lord Gorell, chiedendogli di occuparsi dei discorsi e dell’interazione con il pubblico, considerate la sua famosa timidezza e paura di esporsi). A oggi il presidente è Martin Edwards, scrittore ed esperto della Golden Age of Crime Fiction, l’età dell’oro del giallo inglese, periodo che spazia dall’inizio Novecento fino ai primi anni del 1950.
Il resto qui sotto:
https://radicalging.com/2018/02/15/il-detection-club-il-circolo-del-giallo/
| Agatha Christie |
| mons. Ronald Knox |
mercoledì 4 dicembre 2024
Il romanzo poliziesco storico, di G. K. Chesterton - Traduzione di Giovanni D'Andrea © dell'inedito recentemente ritrovato in Canada.
La storia del ritrovamento di questo manoscritto (si veda in proposito il commento di Dale Ahlquist caricato nel blog) è a tal punto rocambolesca e piena di coincidenze da parere inverosimile. Eppure, oltre al riscontro calligrafico, l’ironia e l’autoironia che trasudano da tutto il testo, il procedere amabilmente polemico e il gusto per i giochi di parole non lasciano spazio a dubbi di sorta: chi scrive è proprio Chesterton. Si tratta di un breve editoriale di una rivista, mai in realtà pubblicata, che nelle intenzioni doveva raccogliere il pensiero e il lavoro del Detection Club (a proposito del Detection Club si veda anche qui e qui), un gruppo ancora oggi attivo, fondato nel 1930 e composto dai più importanti giallisti dell’epoca, tra cui, ovviamente, lo stesso Gilbert. In esso l’autore invita a riflettere i suoi compagni giallisti su quanto i romanzi polizieschi siano diventati monotoni: tra morte di milionari in case sperdute, maggiordomi che non la raccontano giusta e falsi indizi è ormai difficile accontentare il lettore sempre più esigente. Un problema che per qualcuno potrebbe essere solo di ordine estetico, assume per Chesterton ben altri contorni, perché nel suo modo di vedere le cose il giallo non è un semplice genere di intrattenimento ma “l’unica storia decentemente morale che viene ancora raccontata”, il luogo dove l’uomo si confronta in modo franco e diretto con il bene e con il male, senza infingimenti. Come salvare, dunque, tale tesoro dalla monotonia? Ci vuole “un cambio di scena”: perché anziché in una casa moderna il delitto non può avvenire in un vecchio castello medievale? Chesterton non poteva forse prevedere quanto la sua intuizione si sarebbe rivelata felice, visto che nel corso del Novecento il giallo storico diverrà un vero e proprio sottogenere amato da tanti lettori. Probabilmente lui stesso si sarà dimenticato di queste pagine, una volta che il progetto è naufragato, preso da altre mille incombenze a cui rispondere. O forse invece un giorno saremo così fortunati da leggere di quella volta che Padre Brown, insieme all’inseparabile Flambeau, sventò il famoso complotto ordito contro Riccardo Cuor di Leone…
Giovanni D'Andrea
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Dal momento che in questo periodo mi trovo sfortunatamente impossibilitato a produrre un qualche lavoro degno di questa rivista periodica di epocale importanza (1), mi ritirerò nel rifugio dell’incompetente e tenterò energicamente di scaricare il lavoro su altre persone. Diventerò un grande datore di lavoro, esattamente come tanti altri uomini che non sono abbastanza istruiti per essere lavoratori. Diletterò la mia fantasia col pensiero di camminare avanti e indietro, osservando tutti i miei proletari, il signor Bentley, il signor Berkeley, la signorina Sayers e la signora Christie, affaccendati al lavoro, mentre segano, martellano e posano mattoni per realizzare un progetto partorito interamente dalla mia mente, probabilmente abbastanza incomprensibile, e che potrebbero abbastanza energicamente disapprovare. Questo perché ho un piccolo suggerimento da proporre, magari per un articolo di questa prima edizione, oppure per una attività o una formalità della società ad essa connessa, oppure ancora per una variazione sui molti esperimenti nella pubblicazione dei libri nel Detection Department. Si tratta di un suggerimento davvero piccolo, nulla di straordinario, ma ritengo che intercetti una certa critica che viene spesso avanzata a proposito della monotonia del romanzo poliziesco.
Ovviamente, se diventassi un grande datore di lavoro, potrei immediatamente essere assassinato nel primissimo capitolo, e farei anche il mio primo omaggio alla compagnia come cadavere, ottemperando così alle leggi del romanzo poliziesco, non sempre rispettate, ahimè, nella realtà. In seguito, il mio corpo verrebbe trovato dal mio maggiordomo (assunto appositamente per l’occasione) nella mia biblioteca (che sarebbe costruita in fretta e furia come ampliamento della mia attuale dimora, che di certo non possiede alcuna dependance), e dunque il dottore e il detective osserverebbero i miei lineamenti sottili, forti e piuttosto rapaci. A quel punto il detective chiederebbe se io avessi per caso avuto dei nemici e il dottore risponderebbe piuttosto stancamente (dal momento che lo avrebbe già detto centinaia di volte), “Un uomo non guadagna dodici milioni di sterline al minuto, come in effetti Chesterton guadagnava, senza farsi dei nemici”. Infine, inizierebbero a disquisire a proposito di tutti i rivali che avrei annichilito nel mio spietato cammino verso il successo, e così via. Pochi scrittori di romanzi polizieschi sono riusciti del tutto a evitare questa scena o cerimonia, ed è proprio a proposito di questa scena o cerimonia – o comunque di elementi simili – che la critica avanzata in un recente articolo sul The London Mercury fondamentalmente si basava.
Il critico, prendendo le mosse da un magnifico articolo della signorina Dorothy Sayers, nella stessa rivista, voleva mostrare come il romanzo poliziesco tenda per sua natura a fossilizzarsi in alcune forme convenzionali: in particolare in questa faccenda della morte di un milionario, ma anche nell’inossidabile abitudine del milionario di farsi assassinare nella sua piccola dimora di campagna. Lo scrittore sosteneva, in un certo senso abbastanza assennatamente, che lo spirito divino dell’uomo provi un più intenso piacere nell’uccidere un uomo ricco rispetto a un uomo povero e che una casa di campagna sia una tra i pochi spazi sufficientemente isolati e chiusi per accogliere le poche dramatis personae direttamente implicate nel dramma.
Mi pare un’esagerazione affermare che ciò debba sempre avvenire, e ancor più un’esagerazione suggerire che ciò debba sempre essere monotono. Accade, esattamente nello stesso modo qui descritto, con inimitabile freschezza e vigore in Trent’s Last Case di E. C. Bentley, ma è eccessivo dichiarare che un omicidio possa avvenire solamente durante una festa privata in una casa di campagna. Ci sono altre forme di catastrofe, desolazione e isolamento disumano oltre a quella di passare il fine settimana nella casa di un milionario in compagnia di persone intelligenti. C’è una barca, c’è un’isola deserta, c’è un gruppo d.i alpinisti ricoperti di neve in un rifugio di montagna (di chi sono le tracce invertite sulla neve?), c’è il cortile interno di un college con gli studenti riuniti a un certa ora (urla disumane dalle stanze del professore di Teologia Morale) e chiunque tra i miei più brillanti compagni potrebbe suggerirne cinquanta ancora; molto più racchiusi nella struttura, o regolari, rispetto alla natura labirintica e contorta di Gobblegrave Grange, banalmente bucherellata da nascondigli per preti e grotte di contrabbandieri (2). Ho io stesso commesso non meno di cinquantadue omicidi, in senso distaccato e poetico, e credo che solo circa tre di essi fossero omicidi di un milionario e difficilmente qualcuno di essi era ambientato in ordinarie case di campagne.
Eppure, anche se ritengo che il critico ingigantisca il destino ferreo e inevitabile che spinge noi tutti a tali orribili soluzioni, ammetto che c’è qualcosa di vero in quello che dice, almeno in questo senso: che è molto complicato evitare la ripetizione, o meglio l’assenza di originalità, per quanto riguarda i dettagli della morte di un uomo moderno, che sia o no un milionario, perlomeno se è abbastanza importane da mettere in moto l’intero apparato moderno: la routine di autopsia, indagine, polizia locale e intervento di Scotland Yard. Mi limiterei solo a suggerire un modo possibile per procedere senza questo apparato, preservando comunque la moralità vivace del romanzo poliziesco.
Perché il romanzo poliziesco è quasi l’unica storia decentemente morale che viene ancora raccontata. Solo in racconti di sangue e di tuono vi è qualcosa di tanto cristiano come il sangue che grida giustizia al tuono del giudizio; ma ora, dunque, il romanzo poliziesco che dovrebbe essere sensazionale è ormai l’unico romanzo che non sorprende più (3).
Secondo me dovremmo tentare un po’ di più la strada di quello che potrebbe essere chiamato il romanzo poliziesco storico. Il gioco di maschere e facce e il misterioso cuore dell’uomo rimarrebbero esattamente gli stessi, ma potremmo adoperare centinaia di variazioni e ottenere qualche libertà, intervenendo sugli aspetti secondari dell’azione. Quando venne messo in scena Amleto in abiti del tutto moderni, non c’è dubbio che si fece fatica a immaginarselo in altro modo che come un uomo abituato a portare una spada, dal momento che, in molti dei suoi gesti impulsivi, sguainare una spada è tanto naturale quanto muovere un dito. Concediamoci la stravaganza di immaginare che, invece che Amleto vestito in abiti moderni, siano i personaggi di Trent’s Last Case, vestiti in abiti elisabettiani. Una lotta tra uomini abituati a tal punto alla spada e al pugnale da esserne noncuranti che si conclude in un omicidio non davvero premeditato o colposo sarebbe molto più semplice da immaginare. Non sto suggerendo che si dovrebbe cambiare in questo caso specifico: sarebbe complicato eliminare l’episodio del telefono e temo che sarebbe difficile anche mantenere il magnifico episodio del dente falso. Ma la moralità del rapporto tra Marlowe e Manderson (4) avrebbe potuto benissimo essere la stessa del rapporto tra un qualche giovane poeta e il suo protettore durante il Rinascimento. Ipocrisia e segretezza sono il mantello e la maschera di quel ballo in maschera che è il romanzo poliziesco, ma il mantello può essere di diversi tagli e stili, e non c’è carenza di ipocriti nella storia.
Per certi versi, ciò ribalterebbe l’argomentazione del critico del Mercury contro di lui. Un vecchio castello sarebbe, ancor più che una casa di campagna, un ambiente chiuso e compatto e la malvagità dell’uomo ricco in tempi più semplici era nient’affatto più malvagia ma senza dubbio meno monotona. Non voglio dire, ovviamente, che dovremmo convertire tutti i nostri racconti polizieschi in spettacoli di costume; dico solamente che se ogni tanto lo facessimo, tanto per cambiare, ci imbatteremo in alcune nuove libertà e in alcune nuove limitazioni. Se mi è concesso un altro po’ di egocentrismo, potrei ricordare che una volta ho scritto un breve racconto chiamato All'insegna della spada spezzata: è estremamente melodrammatico e inverosimile per essere un episodio militare moderno per il semplice motivo che originariamente avevo ipotizzato una trama sulla base di qualche schermaglia medievale, con lance e asce da battaglia, e solo in seguito l’avevo adattata alla vita moderna, con l’obiettivo di renderla contemporanea a quel Padre Brown che, se non ricordo male, la signora Helen Parry Eden aveva definito molto sinceramente come un “piccolo fannullone ficcanaso”.
Credo che un tentativo possa essere fatto, ad esempio, con qualcuno dei misteri davvero accaduti, come quelli che sono diventati oggetto di studio da parte di Andrew Lang (5).
Supponiamo di prendere un episodio sconcertante e ancora enigmatico, come il Campden Wonder (6) o la Gowrie Conspiracy (7), e, dopo un’introduzione in cui si dichiarano i fatti noti, proporre, a turno, una soluzione dello storico enigma, nella forma di un breve romanzo storico. Ciò offrirebbe allo stanco detective quello che viene sempre consigliato dal dottore: un cambio di scena. Lo scrittore non si sentirebbe come l’assassino, ritornando non solo sulla sua scena del crimine ma sulla scena di centinaia di crimini esattamente simili. Non proverebbe la terribile sensazione di lasciare in eterno le proprie tracce e di sfogliare un documento troppo familiare ricoperto dalla sue impronte. Sarebbe allietato e ravvivato dal poter utilizzare nuovi strumenti, anche se fossero strumenti di tortura. Troverebbe qualsiasi tipo di novità tra le antichità.
Prendiamo, per esempio, la questione di cui si è parlato prima: l’antica usanza di portare una spada. Supponiamo di avere scelto lo strano caso della morte di Sir Edmund Godfrey, all’inizio della questione del Complotto Papista (8). Si tratta di qualcosa di identico a un racconto poliziesco dal momento che vi sono tre verosimili ipotesi di omicidio e una di suicidio.
Ma ciò che mi interessa ora è questo: il fatto che Godfrey venne ritrovato in un fosso ad Hyde Park, se non sbaglio, con segni di strangolamento da corda ma anche con la sua spada conficcata nel corpo. Per il detective si tratta di una classica complicazione, o contraddizione, da risolvere. Ma ciò che importa è che presenta, in una forma inusuale e pittoresca, qualcosa che ci ha tutti un po’ stancato nella sua forma familiare e moderna. Non abbiamo forse un po’ troppo spesso letto che Sir Gorlias Guttlebury che all’inizio sembrava essere stato pugnalato, alla fine venne scoperto essere stato avvelenato? Non leggiamo forse, in modo abbastanza meccanico, di come la polizia ha provato a rintracciare il pugnale e di come i dottori hanno intuito l’avvelenamento prima del coroner? In questo caso invece non c’è necessità di rintracciare l’arma, poiché è l’arma stessa del morto, e non c’è bisogno di strani veleni orientali, perché l’omicidio può essere eseguito con qualsiasi vecchia corda. Ma perché è stato fatto? Perché vennero utilizzati due metodi? Quale dei due per primo?
Lascio questo caso tra i tanti possibili, più che altro come esempio o esperimento, ai miei compagni del Detection Club. Potremmo pubblicare un libro o una serie di libri con sette diverse spiegazioni per la morte di Sir Edmund Berry Godfrey?
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Note
sabato 21 settembre 2024
Lost GK Chesterton essay about detective stories published for first time | Una notizia inaspettata, un nuovo saggio inedito di Chesterton sul giallo. Da The Guardian.
Ringrazio Angelo Bottone per la segnalazione di questo articolo del Guardian.
Annuncia l'uscita di un saggio inedito, collegato alla partecipazione di Chesterton al Detection Club, sullo Strand Magazine (cliccando qui a fianco trovate il numero della rivista) che lo pubblicizza così: "Rediscovered: A Lost Masterpiece". E il titolo del capolavoro è “The Historical Detective Story,” che sarebbe stato ritrovato di recente all'Università di Notre Dame negli Stati Uniti nelle Rare Books and Special Collections della Hesburgh Library.
Il Guardian sostiene che il saggio in realtà non sarebbe mai stato perduto e cita il nostro amico Dale Ahlquist che afferma: “La cosa divertente di questo saggio è che molte persone lo conoscono da molto tempo. È solo che probabilmente hanno visto il manoscritto nelle collezioni speciali dell'Università di Notre Dame e hanno dato per scontato che fosse noto... Parte del problema era che aveva scritto così tanti saggi, e ci sono voluti anni per catalogarli tutti... Pensiamo di averli trovati forse tutti, almeno il 99,9 per cento di tutti, e ora sono 8.000".
Naturalmente Dale firma la presentazione del saggio certamente inedito ma non così ignoto.
Qui sotto il collegamento all'articolo del Guardian:
https://www.theguardian.com/books/2024/sep/20/gk-chesterton-essay
Il lettori del blog sanno che Chesterton fu tra i fondatori e primo presidente del Detection Club, come vi abbiamo più volte raccontato (qui sotto due accenni all'argomento che può essere approfondito con ulteriori post):
https://uomovivo.blogspot.com/2012/11/liniziazione-dei-membri-del-detection.html
https://uomovivo.blogspot.com/2012/11/segnalato-da-maria-grazia-gotti-i.html
Lo straordinario club (annoverava firme come Agatha Christie, A. A. Milne ossia l'autore di Winnie the Pooh, Dorothy L. Sayers a cui abbiamo recentemente prestato attenzione, mons. Ronald Knox...) si riuniva a Soho, in una sala privata de L’Escargot.
Il club aveva progettato una rivista annuale. Chesterton terminò la sua presentazione, ma il progetto non proseguì. Così una copia del saggio di Chesterton finì alla Notre Dame University nell'Indiana e un'altra rimase nella British Library a Londra. Il Guardian dice che alla fine sono arrivati Dale Ahlquist e Andrew Gulli (il direttore di The Strand), «pronti a “fare due più due”».
L'articolo continua descrivendo Chesterton e il suo rinato successo, riporta qualche polemica ma rileva l'esistenza del rinnovato interesse, della Society americana e del network di scuole americane ispirate a lui (se sapessero della scuola Italiana... ;-)).
Personalmente sono contento non solo per la "riscoperta" ma anche per il fatto che sia riemerso un saggio sul giallo che è tutt'altro che trascurabile nel pensiero di Chesterton. Non dobbiamo dimenticare che Chesterton era convinto che "il romanzo avventuroso della polizia rappresenta così l'intera avventura umana, ed è basato sul fatto che la moralità è la più oscura e ardita delle cospirazioni" e che "Mentre una tendenza costante del vecchio Adamo è quella di rivoltarsi contro quella cosa così universale e automatica che è la civiltà, di predicare deviazione e ribellione, il romanzo dell'attività di polizia mette in un certo senso sotto gli occhi il fatto che la civiltà stessa è la più sensazionale delle deviazioni e la più romanzesca delle ribellioni". Per Chesterton il valore fondamentale del giallo risiede nell'essere la prima e unica forma di letteratura popolare "in cui si esprime in qualche modo la poesia della vita moderna", dunque è tutto tranne che un argomento trascurabile nel suo pensiero. Qui in questo post poi possiamo renderci conto di quanto queste idee apparentemente solo letterarie investano in realtà tutta la vita per come la immagina e desidera Chesterton.
Una bella riscoperta, questo vecchio nuovo saggio, di cui presto godremo.
Marco Sermarini
giovedì 29 agosto 2024
Echi di Chesterton - The Transforming Imagination of Dorothy L. Sayers - Un interessante articolo su Dorothy L. Sayers di Crystal Downing sul sito del Wheaton College.
Dorothy L. Sayers fu una grande ammiratrice di GKC, e fu fondatrice assieme a lui e ad altri scrittori del Detection Club. Mi sembra utile fornire un riferimento letterario a proposito di questa scrittrice che considerò Chesterton così rilevante nella sua vita. Ebbe una vita travagliata dal punto di vista affettivo, questa brava scrittrice che tradusse anche La Divina Commedia di Dante.
Una curiosità: Dorothy L. Sayers lavorò per una grande agenzia pubblicitaria che si chiamava Benson, e che fu quella che preparò le immagini pubblicitarie più belle e popolari della birra irlandese Guinness. Fu lei a suggerire l'introduzione del famoso tucano associato ancor oggi all'immagine della bevanda irlandese. La poesiola ai piedi delle pinte e del tucano è sua. Scusate ma a me queste cavolate piacciono...
Marco Sermarini
Imagination and the arts transformed Dorothy L. Sayers (1893-1957), turning her into an agent of transformation for others. In the early 1940s, Sayers led thousands of people to take the gospel message seriously for the first time in their lives. She did so not by employing sophisticated philosophical arguments or astute apologetics, but by engaging imagination and the arts. Her life story might help Christians today think about the powerful way visual and literary art can generate the aroma of Christ to those who are perishing (2 Cor. 2:15).
The only child of an Anglican clergyman, the adolescent Dorothy considered works of fiction far more aromatic than homilies in church. Though she did not embrace atheism as did the adolescent C. S. Lewis, she found the pieties and proprieties of conventional Christianity annoying. In her mid-teens she composed a poem that compared rainwater running through the mouth of a gargoyle outside a church to a sermon spouted by the parson inside, concluding that she found the gargoyle much more delightful. Feeling compelled during boarding school to be confirmed at Salisbury Cathedral, she later complained that this ritual expectation led her to resent religion for years. Indeed, when she received a scholarship from Oxford University, she was delighted that her college did not require chapel attendance, and she spent more time asking people for cigarettes than for spiritual advice.
Il resto nel collegamento qui sotto:
https://www.wheaton.edu/magazine/winter-2021/the-transformation-imagination-of-dorothy-l-sayers/
martedì 15 novembre 2016
«Ricerche correlate...»
martedì 1 novembre 2016
Detection club nell'Enciclopedia Treccani
Ne abbiamo parlato più volte qui sul blog, è piacevole trovate questa voce nella Treccani:
http://www.treccani.it/enciclopedia/detection-club/
venerdì 26 febbraio 2016
Leonardo Sciascia su Agatha Christie (ma anche su Chesterton...)
Ho letto il post tratto dal blog di Salvatore Lo Leggio e vi ho trovato un'intervista a Leonardo Sciascia fatta da Bruno Blasi sul giallo all'inglese e pubblicata su Panorama del 24 giugno 1984. C'è un giudizio di Leonardo Sciascia su Agatha Christhie e lo scrittore siciliano utilizza una citazione del suo amato Chesterton.Grazie a Salvatore Lo Leggio che non conosco ma che ci ha dato modo di apprezzare nuovamente l'affetto di Sciascia per Chesterton, di cui parlammo davvero sinteticamente in un post quasi cinque anni fa (grazie, Maria Cristina Lamanna, che mi segnalò la passione per Chesterton di questo suo illustre conterraneo mentre discutevamo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa).
Sciascia definì Chesterton «un grande scrittore cattolico».
D'altronde qui emerge pure un'altra cosa interessante, e cioè il rapporto di amicizia che univa Chesterton ad Agatha Christie, con cui fondò il famoso Detection Club e scrisse un giallo a molte, molte mani (non erano solo loro due ad esercitarsi... c'erano pure Ronald Knox, Dorothy Sayers ed altri ancora) di cui parlammo sempre in altri post (quello segnalato qui nel post narra anche il fantastico giuramento che gli accoliti di questa originale società dovevano prestare - grazie, Maria Grazia Gotti, per la segnalazione del romanzo, mi diede modo di approfondire la questione del Detection Club. In realtà scoprii questa cosa già nel 2007 (c'è un apposito post - mi piace cacofonizzare - ma si sa, le cose da fare sono sempre tante e ci vuole qualche amico che con le sue segnalazioni risvegli vecchie cose lasciate in mezzo a montagne di carte, oppure che te ne faccia sapere altre).
In questo mio post trovate diverse segnalazioni e collegamenti ad altri post. Non sono gli unici che si riferiscono ai molti personaggi qui nominati, non mi è stato possibile mettere tutto qui, per cui utilizzate il motore di ricerca interno inserendo le paroline magiche che trovate qui e vedrete quante belle cose ci sono in questo blog. Le mettiamo insieme con tanta passione e con tanto affetto, e quando qualcuno le preda (e ne segnala la fonte!) per noi sono soddisfazioni. In primis per me, che sono il più malato di tutti e che prendo ogni complimento fatto a Gilbert meglio che se fosse fatto a me.





