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venerdì 23 gennaio 2026

Un aforisma al giorno - Senza uomini non c'è fiaba.



La favola e la fiaba sono cose completamente diverse. Ci sono molti elementi di differenza, ma il più evidente è abbastanza chiaro. Non può esserci una buona favola con esseri umani al suo interno. Non può esserci una buona fiaba senza di essi.

Esopo, o Babrius (o qualunque fosse il suo nome), capì che, per una favola, tutti i personaggi devono essere impersonali. Devono essere come astrazioni in algebra, o come pezzi degli scacchi. Il leone deve essere sempre più forte del lupo, proprio come quattro è sempre il doppio di due. La volpe in una favola deve muoversi tortuosamente, come il cavallo negli scacchi deve muoversi tortuosamente. La pecora in una favola deve marciare avanti, come il pedone negli scacchi deve marciare avanti. La favola non deve permettere le catture tortuose del pedone; non deve permettere ciò che Balzac chiamava “la rivolta di una pecora”. La fiaba, invece, ruota assolutamente attorno al perno della personalità umana. Se non ci fosse un eroe a combattere i draghi, non sapremmo nemmeno che sono draghi. Se nessun avventuriero fosse stato catapultato sull'isola sconosciuta, essa rimarrebbe sconosciuta. Se il terzo figlio del mugnaio non trovasse il giardino incantato dove le sette principesse stanno bianche e congelate, allora rimarrebbero bianche, congelate e incantate. Se non ci fosse un principe che trova la Bella Addormentata, lei continuerebbe semplicemente a dormire. Le favole si basano su un'idea opposta: che ogni cosa è se stessa e in ogni caso parlerà per sé stessa. Il lupo sarà sempre lupo, la volpe sarà sempre volpe.

Gilbert Keith Chesterton, introduzione alle Favole di Esopo (Aesop's Fables).

Questa è l'edizione prefata da GKC


martedì 10 marzo 2020

Un aforisma al giorno (è come suona veramente la frase dei draghi 🐉 e delle favole).



Le fiabe, (...), non sono responsabili di produrre nei bambini la paura, o una qualsiasi delle sembianze della paura; le fiabe non danno al bambino l'idea del male o del brutto; che è già nel bambino, perché essa è già nel mondo. Le favole non danno al bambino la sua prima idea di spauracchio. Ciò che le fiabe danno al bambino è la sua prima idea chiara della possibile sconfitta dello spauracchio. Il bambino conosce il drago intimamente da quando ha un'immaginazione. Ciò che la favola gli fornisce è un San Giorgio per uccidere il drago.

Esattamente ciò che la fiaba fa è questo: lo abitua attraverso una serie di immagini chiare all'idea che questi terrori senza limiti avevano un limite, che questi nemici informi hanno nemici nei cavalieri di Dio, che c'è qualcosa nell'universo più mistico dell'oscurità, e più forte della forte paura.

Gilbert Keith Chesterton, Tremendous Trifles.

Traduzione di Marco Sermarini che dice:

La frase è più nota nella sua versione breve e concisa che ne ha fatto Neil Gaiman all'inizio del suo romanzo Coraline. Ma questa versione è l'originale e - permettete - è bellissima.