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giovedì 11 luglio 2019

Tweet di Cardinal R. Sarah su Twitter

Cardinal R. Sarah (@Card_R_Sarah)
En ce triste jour, je prie pour le repos éternel de l'âme de Vincent Lambert, mort en martyr, victime de la folie effrayante des hommes de notre temps. Je prie pour sa famille et en particulier pour ses parents, si courageux, si dignes. N'ayons pas peur. Dieu veille. +RS pic.twitter.com/T9wyVlRjHt


sabato 28 aprile 2018

Alfie e Chesterton – Aldo Maria Valli

Alfie e Chesterton – Aldo Maria Valli

Alfie e Chesterton

– Buongiorno Mr Chesterton.
– Buongiorno signore.
– Come va?
– Direi divinamente, se mi passa la battuta.
– Ne sono felice. Lì dove si trova sta seguendo la vicenda di Alfie Evans?
– Certamente.
– Come la giudica?
– Come scrivo in Ortodossia: "Il mondo moderno è pieno di antiche virtù cristiane impazzite: sono divenute folli perché sono isolate una dall'altra e vagano senza meta". Soprattutto manca il riferimento alla verità. Così tutto è possibile, anche che lo Stato prevalga sulla persona, dimenticando che la persona viene sempre prima.
– Ma perché questo impazzimento?
– Da quassù posso vedere che le persone buone sono molto più numerose delle malvage. Ma la mentalità dominante è pervasa dall'idea che l'uomo, e non Dio, debba essere padrone della vita. E quando si ragiona così si finisce inevitabilmente nella discriminazione.
– Non le sembra che ci sia un problema riguardante legittimità e legalità? Nello Stato totalitario, come abbiamo visto nel corso del XX secolo, la legittimità pretende di fare a meno della legalità. Nelle nostre democrazie la legalità pretende spesso di fare a meno della legittimità. Ma il risultato è analogo: discriminazione e sopraffazione
– Sì, ma il succo è che abbiamo eliminato Dio. Io l'ho sempre detto: "Gli enigmi di Dio sono più soddisfacenti delle soluzioni dell'uomo".  E "affinché un uomo possa amare Dio, è necessario che non ci sia solo un Dio da amare, ma che esista anche un uomo che lo ami".
– Ecco perché Benedetto XVI raccomandava di vivere veluti si Deus daretur, come se Dio ci fosse, che è il capovolgimento dell'assioma illuminista,  etsi Deus non daretur, come se Dio non ci fosse. Occorre qualcosa a cui agganciare un'idea condivisa del bene e del male, al di là del soggettivismo e del relativismo.
– Infatti. Mi spiace di non essere vissuto nell'epoca di papa Ratzinger: sarebbe stato bellissimo dialogare con lui. Credo comunque che occorra riscoprire la meraviglia di fronte alla vita, al reale. Come ho scritto una volta, "C'è alle spalle di ognuno di noi un abisso di luce, più accecante e insondabile di qualsiasi abisso di oscurità".
– Benedetto XVI, nella lezione che aveva preparato per la sua visita all'Università la Sapienza di Roma (e che poi gli venne impedita da un gruppo di intolleranti), scriveva: "Si tratta del dare giusta forma alla libertà umana che è sempre libertà nella comunione reciproca: il diritto è il presupposto della libertà, non il suo antagonista". Concorda?
– Certamente. Occorre che gli uomini siano umili e amorevoli. Solo queste qualità morali impediscono la tirannide. E sono anche le custodi della vera razionalità. Altrimenti la razionalità può sempre degenerare e diventare arbitrio.
– E nel caso di Alfie che significa?
– Significa, per dirla in modo molto semplice, che il giudice non può ergersi a Dio, a  padrone della vita. Facendo uso della razionalità al servizio dell'uomo, deve riconoscere lo spazio decisionale dei genitori. E deve riconoscere che la vita umana possiede una dignità che va ben al di là del criterio di efficienza. L'uomo non è una macchina. Se l'unico criterio fosse l'efficienza, dovremmo sbarazzarci immediatamente di tutti i malati, i disabili, i vecchi. Se non lo facciamo è perché la nostra razionalità è guidata da criteri morali. Sono questi che vanno alimentati.
– Quindi lei, Mr Chesteron, cittadino britannico, vede nel comportamento di alcuni suoi compatrioti una negazione della libertà?
– Noi inglesi abbiamo inventato lo Stato liberale, ma nemmeno noi siamo al riparo dalle sue degenerazioni. Il sistema può diventare arbitrario quando si erge a giudice supremo con diritto di vita e di morte.
– Come giudica la mobilitazione per Alfie?
– Le preghiere quassù non hanno mai smesso di arrivare, e ultimamente si sono molto intensificate. E sono preziosissime. La fede smuove davvero le montagne.  Vedo in tutta questa storia un grande insegnamento.
– Quale?
– Tutto sta avvenendo all'insegna della debolezza e della piccolezza. Alfie è piccolo e debole. Piccoli e deboli, a loro modo, sono anche i suoi giovanissimi genitori. Piccoli e deboli i tanti che si sono presi a cuore la vicenda e che certamente non appartengono ai grandi potentati. Perfino i due politici italiani che hanno concesso la cittadinanza ad Alfie fanno parte di un governo dimissionario, che in pratica non c'è più, il che però non ha impedito loro di compiere un'azione nobilissima.
– Vengono in mente le parole di Gesù: "Ti rendo lode, o Padre, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli"…
– Sì, al Padre in effetti piace rivelarsi così.
– Senta Mr Chesterton, qualcuno, di fronte alla vicenda di Alfie, ha richiamato la questione dell'eugenetica, che ha radici britanniche innegabili, più antiche di quelle tedesche e naziste…
– Guardi, credo di non essere immodesto se dico che sono stato uno dei primi a rendermene conto.
– Come?
– Già nel 1922 scrissi un libro – intitolato, non a caso, Eugenetica e altri malanni – nel quale dicevo fra l'altro: "La cosa più saggia del mondo è gridare prima del danno. Gridare dopo che il danno è avvenuto non serve a nulla, specie se il danno è una ferita mortale… Spesso è essenziale opporsi a una tirannide prima che essa prenda corpo".
– Lei, se non sbaglio, mise in guardia anche dal darwinismo…
– Certamente. Mi scuso se mi cito di nuovo: "Quando si incomincia a pensare all'uomo come a un essere che cambia e che può essere alterato, il forte e l'astuto possono facilmente deformarlo, dandogli nuove forme per scopi innaturali".
– Eugenetica, darwinismo, malthusianesimo: voi inglesi, a guardar bene, avete dato un bel contributo a quello che ancora oggi ci ostiniamo a chiamare "progresso" senza vederne i pericoli.
– Già, e in quanto inglese non ne posso certamente andare orgoglioso. Posso però affermare, senza poter essere smentito, che avvertii tutti quanti. Nel mio libro scrivevo: "La definizione più concisa dell'eugenetica, quanto al suo lato pratico, è che essa si propone , in maggiore o minore misura, di controllare talune famiglie come se fossero famiglie di schiavi pagani, o peggio". Vediamo che cosa sta succedendo alla famiglia di Alfie.
– E lei, occorre dirlo, non ebbe paura di usare la parola "tirannide".
– Certamente. Vidi che gli eugenetici volevano intromettersi in tutto, ovviamente in nome del progresso e della "qualità della vita". E infatti nel caso di Alfie che cosa è accaduto? Che i giudici lo hanno condannato a morte per rispettare il suo "miglior interesse".
– Ricordo che lei, Mr Chesterton, per denunciare la visione efficentista della vita fece un appropriato paragone fra l'uomo e l'utensile.
– È così. Gli efficentisti vedono nell'uomo un utensile. Se non funziona, lo si getta via. Ma l'uomo, rispetto a un comune utensile, ha un difetto. Come ho detto una volta, "se prendi un martello, non ci trovi attaccata tutta una famiglia di chiodi. Se getti uno scalpello, questo non figlia e non lascia in giro tanti piccoli scalpelli". L'uomo invece ha famiglia, ha relazioni. Per ridurlo a utensile 0ccorre dunque togliere di mezzo questi ostacoli.
– Per concludere, che cosa direbbe al giudice Anthony Hayden?
– Mi verrebbe voglia di rivolgermi a lui come fa un mio personaggio, il giudice Grant, rivolto al primo ministro: "Procuratevi un'anima nuova!".
– Grazie Mr Chesterton.
– Di nulla, grazie a voi. E mio raccomando: continuate a pregare.
Aldo Maria Valli

venerdì 27 aprile 2018

Già un secolo fa Chesterton si batté per salvare tutti gli Alfie che sarebbero nati | Annalisa Teggi su Aleteia

Già un secolo fa Chesterton si batté per salvare tutti gli Alfie che sarebbero nati

Già un secolo fa Chesterton si batté per salvare tutti gli Alfie che sarebbero nati

Era l'inizio del '900 quando GKC gridò all'Inghilterra: «Siamo già sotto lo Stato eugenista, e a noi non resta che la ribellione»

Facciamo un salto nel passato, all'inizio del XX secolo (1913 per l'esattezza) quando l'Inghilterra varò una legge (Mental Deficiency Act) che si proponeva di allargare l'area di intervento dello Stato sulle persone «deboli di mente»: il piano prevedeva di recludere in apposite strutture mediche e di impedire la procreazione a una categoria di persone vaga, ben più ampia dei «matti» in senso patologico. Se ampliamo ulteriormente la categoria, semplicemente togliendo «di mente», ci troveremo di fronte a quel progetto eugenetico micidiale che include gli Alfie Evans: i deboli vanno emarginati e soppressi. Il grande scrittore Gilbert K. Chesterton capì fin dagli albori la deriva che avrebbe preso questo delirio nazionale e alzò la voce in difesa della libertà e dignità di ogni essere umano in un saggio intitolato Eugenetica e altri malanni (citato di seguito con l'abbreviazione EaM)

Come volevasi dimostrare…

Partiamo dal fondo, cioè dall'epilogo del film. Siamo nel 2018, Alfie Evans è un bambino gravemente malato la cui esistenza è sotto la tutela dello Stato, il quale ha deciso che il suo migliore interesse è la morte. Questo dato è inconfutabile agli occhi di chiunque.
Il suo triste destino fu segnato più di un secolo fa da persone che non volevano assolutamente che si arrivasse a questo. È tipico di certi legislatori superficiali, che propongono certe illuminate visioni, corredare il loro discorso con la conclusione «tanto non potrà mai verificarsi questo o quello», oppure «è impossibile che si arrivi alla tal conseguenza».
Sono quelli che ci danno ad intendere che ogni riforma moderna funzionerà a puntino, perché ci saranno loro a controllare. Dove saranno, e per quanto tempo, non lo spiegano molto chiaramente. […] Se chiedete come funzionerà questa o quella cosa rispondono: «Oh, io non mi spingerei tanto avanti!». Come se potessero tornare su questa terra e fare ciò che nessun fantasma è mai riuscito a fare. Di costoro basterà dire che non capiscono la natura di una legge più di quanto capiscano la natura di un cane. Una legge, se la si lascia andare per conto suo, si comporta come un cane. Obbedirà alla propria natura, non alla vostra. Quel tanto di cose sensate che avete introdotto nella legge sarà adempiuto. Ma non potrete adempiere un briciolo di ciò che avete dimenticato di introdurvi (EaM).
Era il 1914 quando Caleb W. Saleeby decantava nel suo saggio I progressi dell'eugentica che in Inghilterra non si sarebbe mai arrivati a uccidere un bimbo come Alfie Evans, e invece …. .
L'eugenista ha tutto il diritto di dire, e non deve mai smettere di dire, che nascono molti bambini che non avrebbero dovuto nascere, o, piuttosto, che non avrebbero dovuto essere concepiti. (…). Ma nell'istante in cui approva la morte di qualunque vivente, meritevole o non meritevole, egli non parla di eugenetica ma del suo opposto, il cui nome esatto e consueto è assassinio (Saleeby).
Oggi, 26 aprile 2018, ne abbiamo le prove: la legge ha seguito la sua natura e non le intenzioni del legislatore-padrone.

Una profezia – ahinoi! – adempiuta

Alla luce delle circostanze che si dipanavano di fronte ai suoi occhi all'inizio del '900, Chesterton intuì fin dai primi vagiti emessi dall'eugenetica che l'Inghilterra sarebbe precipitata in una tirannide mostruosa nei decenni a venire. Gridò forte, fu osteggiato, fu messo a tacere. Aveva comunque ragione.
Esiste oggi un piano d'azione, un indirizzo di pensiero, collettivo e inconfondibile … è una cosa che si può segnare a dito, è una cosa che può essere discussa, ed è una cosa che è ancora possibile distruggere. È chiamata per comodità «eugenetica». So che essa ha significati diversi per persone diverse: ma questo solo perché il male trae sempre vantaggio dall'ambiguità. […] L'eugenetica, in dosi grandi o piccole, stimolata da motivi buoni o cattivi, applicata a mille persone o a tre soltanto, è, come il veleno, una cosa con cui non si può venire a patti (EaM).


Inviato da iPhone

giovedì 26 aprile 2018

Tweet di Annalisa Teggi su Alfie Evans

Annalisa Teggi (@AlisaTeggi)
G K #Chesterton aveva svelato il vero volto dell'Inghilterra nel 1922. E dà indicazione chiara.
#AlfieEvans @Sochest pic.twitter.com/IGibsqom3d


venerdì 13 aprile 2018

La vicenda del piccolo Alfie Evans ci tocca direttamente.

Alfie, trattative ad oltranza, medici pronti per il "blitz" - La Nuova Bussola Quotidiana
Cari amici,

sono esterrefatto da quello che sta succedendo proprio perché c'è un evidentissimo corto circuito nella ragione di questi uomini che non vogliono lasciare andare questo bambino e per le motivazioni che adducono. Non scrivo una parola in più di quello che è ben descritto nell'articolo che trovate qui sotto. Mi rivolgo a tutti voi soci della nostra Società Chestertoniana Italiana perché invochiate il nome dell'inglese Chesterton affinché interceda per il piccolo Alfie e per la sua coraggiosa famiglia presso Nostro Signore Gesù Cristo.
Potete diffondere tranquillamente questo post e diffondere soprattutto le preghiere al nostro caro Chesterton.

Marco Sermarini 

—————-

Alfie, trattative ad oltranza, medici pronti per il "blitz"

Thomas sta portando via Alfie dall'Alder Hey Hospital. In un video che ci ha inviato spiega: «Sono qui con Alfie...ho un documento del Christian Legal Center, dice che ho il diritto di portare fuori dall'ospedale mio figlio». Ma «non mi fanno uscire da qui...Stanno chiamando la polizia». Fuori c'è già l'aereo pronto per portare Alfie in Italia. Proteste davanti all'ospedale: «Salvate Alfie». Preghiamo. Dopo una notte consulva, le trattative sono serrate. Medici polacchi pronti per il blitz. 


Thomas Evans sta portando via suo figlio Alfie dall'Alder Hey Hospital di Liverpool. In un video (qui visibile) che ci ha inviato Thomas spiega: «Sono qui con Alfie. Guardate cosa ho qui con me, ho un documento del Christian Legal Center (l'ufficio legale che lo sta difendendo) e che dice che «ho il diritto di portare fuori dall'ospedale mio figlio». 
CLICCA E GUARDA IL VIDEO IN ESCLUSIVA:
Il documento, firmato da Pavel Stroilov, dice così:  «Caro Tom, mi hai chiesto di chiarire se sia legale portare via tuo figlio Alfie dall'Alder Hey Hospital senza il consenso dell'ospedale. Nella situazione di Alfie, ciò sarebbe fattibile solo con il supporto di un team di professionisti medici e con le necessarie attrezzature di supporto vitale. Con riserva di ciò, posso confermare che tale rimozione sarebbe lecita secondo la legge inglese».
Ma l'Alder Hey ha chiamato la polizia per fermare Thomas. Nel video che ci ha inviato Thomas ci dice: «Questo è mio figlio…no ho una diagnosi». Poi Thomas mostra un macchinario portatile e spiega: «Questo è un ventilatore, abbiamo la ventilazione». Poi mostra il piccolo Alfie e continua: «Questo è mio figlio. Sto tremando, sto tremando, non mi fanno uscire da qui, questo è mio figlio. Stanno chiamando la polizia. Qui davanti ho mio figlio innocente, guardate come è innocente. Come possono farci questo?». La polizia ha detto a Thomas che se tocca suo figlio sarà arrestato per violenza personale, mentre all'ospedale è permesso di ucciderlo. Fuori c'è già l'aereo pronto per portare Alfie in Italia e medici pronti a soccorrerlo
ORE 20:30: L'ospedale sta richiedendo un ordine di protezione di emergenza per detenere Alfie. 
ORE 21:30: Fuori dall'ospedale la strada è bloccata da una protesta. Il popolo di Alfie suona i clacson e grida: «Liberate Alfie Evan!Salvate Alfie Evans!».
ORE 22: È arrivato Pavel Stroilov, l'avvocato degli Evans, in volo da Londra e sta entrando in ospedale.
ORE 22:50: I servizi sociali vogliono togliere la potestà genitoriale a Thomas e Kate e prendere in custodia Alfie. L'avvocato degli Evans continua a resistere.
ORE 23:30: Thomas esce dall'ospedale e conferma che i negoziati sono ancora in corso, che vogliono privare lui e Kate del diritto di decidere le cure per loro figlio. «Potrei portare via Alfie ma i dottori me lo impediscono. In realtà potrei andare su e portare via Alfie però, come sapete, ci sono centinaia di poliziotti e dicono che se lo faccio sarei arrestato per aggressione. Ho la rappresentanza legale per Alfie ma sarei arrestato per aggressione. Che senso ha? Non c'è alcun ordine del tribunale che dice che Alfie deve rimanere in questo ospedale adesso. Io e Kate abbiamo piena responsabilità su Alfie e potremmo portarlo a quell'ambulanza li che ha tutte le attrezzature necessarie. Probabilmente non possiamo partire stanotte perché tutti gli aeroporti sono stati chiusi. Ma alla fine quel che conta è che Alfie è stabile, noi abbiamo piena responsabilità e non c'è dottore in quell'ospedale che può più dire una parola su mio figlio, solo quelli dell'aereoambulanza». Thomas chiede di continuare la protesta pacifica fuori dall'ospedale e chiede sostegno a tutto il popolo di Alfie.
ORE 24:10: I genitori hanno conferito il "dovere delle cure" di Alfie a medici esterni all'Alder Hey. La richiesta dell'ordine di protezione di emergenza serve a scalvalcare l'accusa di detenzione illegittima del bimbo avanzata dalla difesa degli Evans.
ORE 00:30: Thomas esce di nuovo dall'ospedale dice che il suo avvocato ha ottenuto che la ventilazione non sia rimossa domani. L'ospedale però vuole rimuoverla comunque sabato. Ripete che aveva un team di medici polacchi, un ventilatore e un'ambulanza pronti. L'avvocato continua la mediazione per portare via Alfie. L'ospedale non ha prove per detenere Alfie, mentre lui ne ha per portarlo via. Thomas chiede a chi sta manifestando di rimanere fino alla fine. Alfie, diminuite le dosi troppo alte di farmaci con effetti sedativi, migliora sempre di più. Il piccolo guerriero non smette di combattere. «E nemmeno noi», grida il popolo di Alfie's Army.
ORE 10.30: Notte convulsa all'esterno dell'Alder Hay dove centinaia di persone si sono radunate per protestare contro la polizia che  ieri sera ha impedito a Thomas e Kate Evans di portar via il piccolo Alfie dall'ospedale. Il team di medici polacchi ha lasciato momentaneamente Liverpool ma è pronto a tornare non appena ci sarà la possibilità di interventire. Le trattative sono in corso e Thomas è sempre più determinato a impedire l'esecuzione della sentenza.
ORE 16:  In un comunicato stampa rilasciato dalla famiglia Evans, vengono ringraziati tutti coloro che stanno sostenendo la famiglia, fuori dall'ospedale Alder Hey. E si prega di mantener vivo il sostegno almeno finché Alfie non verrà rilasciato vivo dalla struttura.
La situazione, dal punto di vista giudiziario, è la seguente: il giudice Hayden ha negato che Alfie sia imprigionato, ha rifiutato l'appello al diritto di habeas corpus (non incarcerare una persona finché non ritenuta colpevole) ed è rimasto in silenzio quando l'avvocato Paul Diamond ha affermato il diritto dei genitori, Tom e Kate, di accompagnare il figlio fuori dall'ospedale. Dunque i genitori hanno esercitato il loro diritto quando ieri, 12 aprile, hanno formalmente revocato il mandato di cura all'Alder Hey per trasferire il bambino all'ospedale Bambino Gesù. Il fatto che l'ospedale abbia chiamato la polizia, trasferito tutti i bambini e chiuso tutti gli accessi è da considerarsi come una violazione del diritto. "Stanno interpretando il dovere di cura come un dovere di uccidere".
Nel frattempo i genitori di Alfie continuano ad auspicare un pronto trasferimento presso l'ospedale Bambino Gesù e ringraziano l'ospedale neurologico Carlo Besta di Milano per aver messo a disposizione personale e attrezzatura per una migliore diagnosi.

mercoledì 17 aprile 2013

Da Tempi - Melazzini, medico e malato di Sla, contro il biotestamento di Pisapia: «Inutile»

«Prima di "inciampare" la scelta sarebbe stata inevitabile. Chi desidera vivere con un sondino e bloccato sulla carrozzina? Nessuno». Ma poi «la posizione cambia e da medico oncologo ho visto che nessun paziente ha mai deciso di percorrere un percorso diverso da quello che gli veniva prospettato». Mario Melazzini sa di cosa parla quando affronta il problema del testamento biologico. Assessore regionale, malato di Sla, presidente di Aisla (l'Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica), Melazzini ha parlato ieri in commissione al Comune di Milano di testamento biologico, spiegando che «il registro sul biotestamento non è un documento utile e indispensabile. Come medico dico che abbiamo già tutti gli strumenti necessari e anche un codice deontologico. E come paziente, non vorrei che con questo prenda piede nella nostra società la corrente di pensiero che vivere in determinate condizioni non possa essere conciliabile con un percorso di vita altrettanto degno».
DIGNITA' E QUALITA'. A Milano ancora una volta si è parlato di biotestamento. Strano. Si discute più di questo che di tagli al bilancio, di Area C, di spending review: come se la maggioranza – paralizzata – puntasse tutto sull'affrontare questi temi bioetici piuttosto che risolvere le grane che – quelle sì – sono urgenti per rilanciare la nostra economia.
In ogni caso, per la quinta volta in meno di un mese, si è tornati a parlare del living will e ieri è stato il turno delle audizioni di Melazzini e di altri esperti come Luciano Eusebi, ordinario di Diritto penale all'Università Cattolica di Milano, contrario al biotestamento («il registro non aggiunge nulla ma finisce solo per cambiare il rapporto medico paziente. Il rischio è che il malato sia fonte di pressioni psicologiche e decida di farsi da parte»), Patrizia Borsellino, ordinario di Filosofia del diritto all'Università degli Studi-Bicocca, e Aldo Biemmi dell'Associazione Aldo Perini onlus. Gli ultimi due hanno spiegato di essere favorevoli al registro perché «i malati ce lo chiedono».
Uno, appunto, ce lo avevano di fianco, e testimoniava tutto il contrario. «Il concetto di dignità e qualità della vita – ha detto Melazzini – cambia giorno dopo giorno e si adatta alle condizioni in cui si trova».

http://www.tempi.it/melazzini-medico-e-malato-di-sla-contro-il-biotestamento-di-pisapia-inutile#.UW5oG7_vP1U

giovedì 15 novembre 2012

Giovanni Battista Guizzetti: i malati in stato vegetativo sono vivi, ma l'Italia se ne frega (da Il Sussidiario)

Giovanni Battista Guizzetti è un nostro amico, è quello - per intenderci - di "Dite a Renzo che sono felice" (ecco il collegamento: http://uomovivo.blogspot.it/2010/01/dite-renzo-che-sono-felice.html).

Quindi parla e sa cosa dice, al contrario di moltissimi che usano gli stati vegetativi delle persone per cavalcare l'onda dell'eutanasia.

Leggete, è un nostro amico (Festa del beato Pier Giorgio Frassati 2010) ed è un uomo buono.

http://www.ilsussidiario.net/News/Scienze/2012/11/15/ELUANA-Il-medico-i-malati-in-stato-vegetativo-sono-vivi-ma-l-Italia-se-ne-frega/338012/

mercoledì 14 novembre 2012

Da Avvenire - E' in stato vegetativo ma riesce a comunicare - Canada, dopo 12 anni le prime parole: «Non provo dolore»

Un trentanovenne senza alcuna reazione per un incidente entra in contatto con l'équipe di Adrian Owen che scopre in lui segnali di coscienza.

E' sul filone di "Dite a Renzo che sono felice", di cui parlammo più di due anni fa (l'articolo di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro uscito su Il Foglio ed oggi riproposto all'interno del volume "Ci salveranno le vecchie zie".

venerdì 10 febbraio 2012

mercoledì 14 dicembre 2011

Rassegna stampa per svegliare (dormienti ed accomodanti)

FIORELLO IN DIRETTA TV: ''IL PRESERVATIVO CONTRASTA LA DIFFUSIONE DELL'AIDS''! MA E' UNA BALLA CLAMOROSA...
Le ricerche scientifiche confermano che l'uso del preservativo aumenta del 13 per cento il contagio delle malattie
di Giuliano Guzzo - Fonte: Cogito et Volo
LEGGI >>> http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2069 

DICONO CHE L'EUTANASIA E' LEGALE IN CANADA, AUSTRALIA E IN ALCUNI STATI DEGLI USA... MA NON E' VERO!
Ecco come televisioni e giornali camuffano i dati per far intendere che il proprio Paese sarebbe uno degli ultimi a non riconoscere il diritto umano all'autodeterminazione
di Alessandra Nucci - Fonte: La Bussola Quotidiana
LEGGI >>> http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2060 

I PRINCIPI NON NEGOZIABILI (VITA, FAMIGLIA, LIBERTA' DI EDUCAZIONE) SONO PIU' IMPORTANTI RISPETTO A: GIUSTIZIA SOCIALE, ELIMINAZIONE DELLA POVERTA', SOLIDARIETA', ACCOGLIENZA DEGLI STRANIERI, PACE, ECC.
Madre Teresa diceva: ''Se una madre può uccidere il proprio figlio, nulla può più impedire a me di uccidere te, e a te di uccidere me''
di Giacomo Samek Lodovici - Fonte: La Bussola Quotidiana
LEGGI >>> http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2063 

LA REPUBBLICA E MICROMEGA SENTENZIANO: L'OBIEZIONE DI COSCIENZA DEI MEDICI PER L'ABORTO VA ABOLITA!
Si prepara il terreno per la discriminazione dei medici che, seguendo il giuramento di Ippocrate, considerano l'aborto una pratica contro la loro professione
di Giacomo Rocchi - Fonte: Comitato Verità e Vita
LEGGI >>> http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2067 

lunedì 12 dicembre 2011

Rassegna stampa divorzista, abortista, eutanasica, in poche parole triste.

08 Dicembre 2011 - Avvenire
Divorzio
A pagare sono i figli 158 KB

10 Dicembre 2011 - Giornale
Aborto
Che fallimento quei genitori 97 KB

11 Dicembre 2011 - Giornale
Aborto
Che libertà abortire a 16 anni? 231 KB

08 Dicembre 2011 - Avvenire
Eutanasia
D'Agostino. E' solo disumana 143 KB

14 Dicembre 2011 - Panorama
Eutanasia
MAGRI. Quando si sbriciolano ideologie, tifoserie ed anche la fede 300 KB

giovedì 1 dicembre 2011

Mario Palmaro su La Bussola Quotidiana sul suicidio di Lucio Magri

Qui trovate l'articolo di Mario Palmaro sull'argomento, uscito su La Bussola Quotidiana.

L'articolo di Mario Palmaro ha un pregio inestimabile: quello di ricordare il pensiero di Chesterton e la sua acutezza insuperabile in proposito (per chi volesse imparare qualcosa da GKC, basta sfogliare Ortodossia, ce n'è abbastanza per stroncare qualunque discussione da bar o da pseudofilosofi in proposito).

Bravo, Mario Palmaro.

Giuliano Ferrara sul suicidio di Lucio Magri

Giuliano Ferrara è intervenuto l'altro giorno, nel corso della sua trasmissione RadioLondra sul suicidio assistito di Lucio Magri.



lunedì 19 settembre 2011

Dal prof. Carlo Bellieni - Sei "persona" solo se sei sano! Lo dice il telecristiano



New York TimesLove, Divorce and Alzheimer’s

 

Il telepredicatore Pat Robertson lo sostiene: essere malati di Alzheimer vuol dire essere morti! Dunque è lecito divorziare e abbandonare il marito malato, se la malattia è quella. Alla faccia di "nella salute e nella malattia"! E la cosa è ancora più grave dato che questa è proprio la settimana internazionale delle persone con morbo di Alzheimer, che dovrebbero essere curate, non abbandonate. Ma la cultura generale è questo: l'inno alla solitudine chiamato autonomia

giovedì 21 luglio 2011

Una segnalazione su leoni, uomini e accanimenti terapeutici...

Abbiamo ricevuto qualche giorno fa questa segnalazione e ve la giriamo, le considerazioni non sono peregrine, anzi...

"Corriere on-line di oggi. Un leone paralizzato, Ariel, è oggetto di una campagna di raccolta fondi per sostenere le spese per curarlo. Nelle foto allegate due donne lo curano amorevolmente, allattandolo e baciandolo e il popolo del web si commuove.
Immaginiamo di mettere al posto del leone un essere umano, il popolo del web si commuoverebbe o non accuserebbe chi lo accudisse di essere cattivo ed egoista, e di essere un fanatico perché impedisce al malato di morire?
Proviamo a dire che sarebbe meglio lasciar morire il povero animale e verremo lapidati…
Un saluto

Luciana Montecolli - Roma"

Qui le foto:


Qui l'articolo che "vorrebbe dire ma non può"

http://archiviostorico.corriere.it/2011/luglio/15/appello_per_Ariel_leone_paralizzato_co_9_110715006.shtml

giovedì 21 aprile 2011

IN OLANDA COMPIE DIECI ANNI LA LEGGE PER L'EUTANASIA: IMBOCCATO IL PENDIO SCIVOLOSO NON CI SONO PIU' FRENI



Ormai si parla di estendere il diritto all'eutanasia agli ultra-settantenni indipendentemente dalle loro condizioni di salute

di Lorenzo Schoepflin
Compie dieci anni la legge che ha depenalizzato eutanasia e suicidio assistito in Olanda. Era infatti il 10 aprile del 2001 quando il Senato olandese, con 46 voti a favore e 28 contrari, dette il via libera al testo già passato alla Camera nel novembre precedente con 104 sì e 40  no. La legge entrò poi ufficialmente in vigore quasi un anno dopo, ma è quel 10 aprile 2001 lo spartiacque, l'anno zero della 'buona morte' nei Paesi Bassi, l'inizio della discesa lungo un piano inclinato che, a distanza di dieci anni, sembra non volersi fermare.
L'approvazione della legge in Olanda arrivò dopo vent'anni di serrato dibattito sulla prassi medica nel fine vita e dopo che alcuni casi giudiziari avevano segnato delle tappe fondamentali sulla strada della legalizzazione di eutanasia e suicidio assistito.
Nel 1971 la dottoressa Geertruida Postma uccide con una iniezione di morfina la propria madre, una settantottenne paralizzata che aveva espressamente chiesto di morire. Durante il processo, è la stessa donna ad ammettere che la sofferenza fisica della madre era seria, ma «nulla di più, era la sofferenza psicologica a essere insopportabile». La dottoressa Postma viene riconosciuta colpevole di omicidio e condannata a una settimana di carcere più un anno di libertà vigilata. Una sentenza non certo esemplare e che incoraggia i sostenitori dell'eutanasia attiva. Non va dimenticato che la portata di quella sentenza fu ancor più grande in considerazione del fatto che il Codice penale olandese prevede dodici anni di reclusione per chiunque uccida una persona che manifesta il desiderio di morire.
Nel 1984 viene posta un'altra pietra miliare sulla strada che conduce l'Olanda verso l'eutanasia legale. Questa volta si tratta di un'assoluzione piena per il dottor Schoonheim, un medico che due anni prima aveva praticato un'iniezione letale su una paziente di novantacinque anni. Schoonheim aveva agito in accordo col figlio della donna e dopo essersi consultato con altri due medici. Nell'epilogo del caso Schoonheim, un ruolo primario era stato recitato dalla Koninklijke Nederlandsche Maatschappij tot bevordering der Geneeskunst (la Knmg, la Reale società medica olandese), che aveva emanato linee guida volte ad alleggerire la posizione di quei medici che avessero agito per ridurre le sofferenze dei pazienti, fosse anche causandone le morte.
Da allora, le discussioni si fanno sempre più accese e si registra uno stillicidio di casi analoghi, la soluzione dei quali segna sempre un ulteriore passo avanti verso la legge oggi vigente in Olanda. Nel 1994 si conclude il processo che vedeva sotto accusa il dottor Chabot, reo di aver aiutato a morire una donna cinquantenne depressa, preparandole una dose di sostanze letali ingerite dalla signora alla presenza dello stesso Chabot. Il medico viene riconosciuto colpevole per aver agito senza garantire alla donna la visita di un altro specialista, ma nessuna pena gli viene inflitta.
Nel 1995 un epilogo simile si registra per i casi Prins e Kadijk, episodi che erodono ulteriormente l'argine già indebolito delle limitazioni in tema di eutanasia e suicidio assistito. Si tratta questa volta di eutanasia infantile, praticata su bimbi con prospettive di vita limitate nel tempo. I due medici vengono sì riconosciuti formalmente colpevoli, ma la Corte suprema conferma la bontà delle decisioni delle corti distrettuali di Alkmaar e Groningen, che avevano optato per non comminare alcuna pena poiché si era agito in accordo coi genitori e in modo scientificamente e medicalmente «responsabile».
Sono questi dunque tutti casi che hanno spinto in modo decisivo verso l'approvazione di una legge che negli anni ha visto sempre più ampliare il proprio raggio d'azione, con un costante aumento del numero di morti procurate registrati.
Proprio in tema di eutanasia infantile l'Olanda è divenuta la pioniera grazie al dottor Eduard Verhagen, che nel 2005 elaborò il celebre «Protocollo di Groningen», vera e propria sistematizzazione dei criteri per procedere all'uccisione di neonati ritenuti non adatti a vivere. Nel marzo 2010 vengono raccolte più di 125mila firme per estendere il diritto di accesso all'eutanasia agli ultrasettantenni, indipendentemente dalle loro condizioni di salute. A giugno vengono pubblicate nuove linee guida della Knmg, nelle quali si stabilisce che si può procedere all'eutanasia su pazienti incoscienti che abbiano in precedenza espresso il desiderio di morire ma si trovino impossibilitati a confermarlo.
Due mesi fa la Nvee, l'Associazione olandese per il diritto a morire, ha dichiarato di voler aprire entro il 2012 una clinica per aiutare i pazienti – compresi dementi e malati psichici – che non trovano un medico disposto a praticare loro l'eutanasia. Il mese scorso, infine, si è concluso con la condanna a dieci mesi di carcere il processo che vedeva incriminato il presidente di un'associazione impegnata nella promozione del diritto a morire: l'uomo aveva collaborato all'uccisione di una donna alla quale i medici avevano negato l'accesso all'eutanasia. Dieci anni dopo, insomma, l'Olanda non riesce più a fermarsi. E da noi c'è chi la indica a esempio...
 
Fonte: Avvenire, 14/04/2011