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domenica 30 marzo 2025

La Ballata del Cavallo Bianco in rima! Giulio Mainardi ha appena terminato la sua lunga fatica e noi la aspettiamo!

Giulio Mainardi ci scrive e noi subito lo condividiamo con voi, cari lettori, è una bella notizia che aggiunge un nuovo tassello alle traduzioni di Chesterton, per di più nel campo della poesia, sempre un po' lasciato da parte chissà perché. Giulio, che è giovane, bravo ed appassionato, ha fatto un lavorone, e vogliamo dargli spazio, cosa che faremo ancora nei prossimi giorni. Intanto leggete il suo messaggio:

Dopo nove anni di duro lavoro viene finalmente alla luce la mia traduzione (vastamente annotata) della «Ballata del Cavallo Bianco». Non so se ho saputo rendere giustizia a questo bellissimo poema; di sicuro ci ho provato; di sicuro lavorandoci altri dieci anni avrei potuto fare di meglio, ma intanto ci accontentiamo così… Nella terza foto vedete qualcosina della mole dello sviluppo della traduzione (in realtà è la prima abbiate pazienza, colpa nostra qui dietro al blog 😖... ndr).

Ho creato una pagina su Instagram per provare a pubblicizzare un po’ il libro. Pubblicherò un po’ di strofe; seguitela così (mi date una mano, e) vi fate un’idea di com’è: 






lunedì 19 agosto 2024

Umberta Mesina lotta con Chesterton lavorando in campagna e traducendo.

La nostra amica, socia e traduttrice di Chesterton Umberta Mesina negli anni ha fatto un gran lavoro, parte del quale è finito in forma cartacea (numerose le opere di GKC da lei tradotte per l'iniziativa della Strenna Natalizia Chestertoniana), parte invece è finito nel nostro blog e prima ancora nel suo, di cui ora vi diamo traccia e modo di frequentarlo:

https://initaliano.wordpress.com/traduzioni/gkc-online/

Umberta anni fa partecipò ad uno dei nostri Chesterton Day e ha sempre mantenuto una relazione attiva con il Nostro Eroe, per cui riteniamo utile segnalarvi i suoi contributi, che comunque trovate anche qui, nel nostro piccolo pazzo mondo di questo blog.

È una delle persone coinvolte nell'opera concreta di diffusione del pensiero e dei lavori del nostro caro Chesterton, allora merita di essere ricordata e segnalata.

Umberta ha anche un'azienda agricola biologica e ve la segnaliamo (dopo dite che non c'è il distributismo, però bisogna mettersi gli occhiali):

https://www.facebook.com/achilometri20/

Le due cose vanno perfettamente d'accordo, per chi legge e segue Chesterton, forse un po' meno per chi ama tenere tutte le cose divise (che non è una buona cosa, a parere di qualche vero chestertoniano).



domenica 22 gennaio 2023

Due parole su una vecchia edizione dell'Autobiografia di Chesterton.




Alla ricerca dell'intenso incipit del capitolo dell'Autobiografia che Chesterton dedica a suo fratello Cecil, mi sono imbattuto, in casa mia, non senza un certo sapore d'avventura come fosse una giungla inesplorata ed io non ne fossi l'abitante più rilevante quanto a peso ed età, in una vecchia edizione italiana dell'opera.

La copertina piuttosto lisa svela l'uso intenso dell'opera e le sue avventure in questa casa, reperita chissà quando. In effetti al momento dell'acquisto, avvenuto tanti e tanti anni fa (era uno di quei resti che ha resistito ed ha attraversato l'oblio di Chesterton ed ha acceso in me ed in altri intrepidi il desiderio di rivedere in giro libri come questo), il libretto era in condizioni decisamente migliori.

L'interno ci svela che la traduzione è di Alberto Castelli, anzi mons. Alberto Castelli. Nell'Agosto 2021 ne stilai un breve profilo:


Non fu semplice perché non sono tante le notizie, in giro, sul nostro Castelli e sul suo tutt'altro che modesto cuore ed intelletto. Sta di fatto che la traduzione è di gran pregio e merita di essere letta. Nell'introduzione del volume si dice tra l'altro (il libro vale anche solo per questa frase tutto il prezzo):

Chesterton è positivo, affermativo di tutto. Vuol essere lo spirito buono, vuol essere buono e affermare buone tutte le cose, come Dio Creatore, nella contemplazione dell'opera della prima settimana. La sua poesia è come il lavoro dei coloratori di vetri nella canzone delle Cinque Corporazioni.


È lui che riporta il famoso episodio del telegramma di Pio XII, e tante altre cose.

Castelli dimostra di conoscere bene l'argomento che sta traducendo, la sua sostanza, che è sempre la persona dell'autore e il suo pensiero, tanto più se si parla della sua autobiografia, tanto più in un autore come Chesterton. Tradurre dunque non è un'operazione meccanica, ma in un certo qual senso significa possedere l'argomento fino a farsi voce dell'autore perché il suo pensiero non venga minimamente alterato nel suo senso. L'effetto è significativo, se il traduttore fa proprio il pensiero dell'autore tradotto scegliendo di dedicare il proprio lavoro ai propri genitori con quella stessa gratitudine che permea dalle pagine dell'opera e si imprime nell'anima del traduttore mutandola; passa dal cuore di Chesterton a quello di Castelli ai nostri, per un mistero che salva, pianta un semino che può diventare un gigantesco albero frondoso, vivo e fresco, pieno di linfa e di frutti.

È uno dei casi in cui è lampante il senso del detto "rem tene, verba sequentur", e va ben oltre.

I frutti. Penso ai frutti ed al continuo seminare di questi anni, delle tante cose nate anche grazie a queste pagine. Quante anime ha toccato Chesterton vivo? Quante ne ha toccate Chesterton morto (ma che morto?!? quale morto?!?)?

Quest'opera come pure il San Francesco d'Assisi e La resurrezione di Roma furono pubblicati da IPL, l'Istituto di Propaganda Libraria che oggi purtroppo non c'è più. C'erano delle case editrici in Italia che incontrando Chesterton e Belloc erano mosse dallo stesso desiderio di cui parla Emilio Cecchi nella sua brillante presentazione degli Ospiti su La Ronda


È tutt'altro che tempo perso cercare una copia vecchia nella propria libreria, o in qualche bancarella o negozietto.

Marco Sermarini

mercoledì 11 gennaio 2023

Gilbert Keith Chesterton: "Die Bäume des Hochmuts" Ein Beitrag von Katharina Döbler | Gli alberi dell'orgoglio in tedesco.

(Nostra traduzione: Titolo - Gilbert Keith Chesterton: "Gli alberi dell'orgoglio" un post di Katharina Döbler - Gilbert Keith Chesterton è conosciuto come il creatore dei romanzi polizieschi di Padre Brown. Che fosse anche un brillante saggista è meno noto. Abbiamo già presentato qui due piccoli volumi di saggi di Chesterton nel corso degli anni. Ma ora è la volta di un altro giallo, tradotto per la prima volta in tedesco: "Gli alberi dell'orgoglio".

Katharina Döbler lo suggerisce per una rilettura o per la prima volta).

Per gli amanti della lingua tedesca, nel collegamento trovate il file audio che si può ascoltare o scaricare, e con esso la recensione dell'opera (comunque ascoltare Keith pronunciato Kis... dai, noi italiani non siamo poi così male con le nostre erre arrotate che mandano fuori di testa soprattutto gli americani... 😜).

https://www.rbb-online.de/rbbkultur/radio/programm/schema/sendungen/der_morgen/archiv/20221216_0600/literatur_0845.html




domenica 10 ottobre 2021

Una vecchia edizione de Il Napoleone di Notting Hill e qualche piccola considerazione a margine.


 

Il Napoleone di Notting Hill, Edizioni Paoline (oggi San Paolo) 1960, versione, introduzione e note di Gian Dauli. Così uguale ne uscì un'altra nel 1962.

Quest'opera è stata pubblicata in diverse edizioni: quella dalla copertina verde rigida, per esempio, fu una delle prime che ebbi tra le mani quando ricercavo spasmodicamente vecchie edizioni (quella se non erro era del 1963) e nessuno più pubblicava il Nostro Eroe (colpevoli! ma noi abbiamo lavato l'onta... 😄).

Questa edizione, così semplice, è molto bella, a mio avviso. Amo sia queste copertine minimaliste come quelle illustrate a sgargianti colori. Tempo fa ne facemmo una piccola rassegna, di queste ultime, quasi tutte vecchie edizioni americane, se non erro.

Comunque questa edizione conferma che Chesterton nei decenni '40, '50 e '60 era trafficatissimo in Italia, tanto che anche piccole case editrici compravano i diritti e pubblicavano traduzioni vecchie e nuove certe di ricavarne qualcosa. Il volumetto che stiamo ammirando godeva della traduzione e della cura di Gian Dauli, cui abbiamo dedicato un post (eccolo qui, il collegamento: https://uomovivo.blogspot.com/2016/10/chi-era-gian-dauli.html); personalità interessante, dedito alla stampa totale (traduttore, editore, stampatore, giornalista, faceva tutto... leggete, ne vale la pena).

In ogni caso Chesterton era ritenuto un autore che suggeriva una visione cattolica a tutto tondo, chiara, molto razionale, che per di più si esprimeva in una scrittura piacevole e brillante.

Mi viene da dire: chi oggi può vantare altrettanta chiarezza, riconoscibilità, uso e maestria della ragione, piacevolezza...? La mia è una domanda non retorica, la pongo per aprire un dibattito.

Altra considerazione: ho menzionato Gian Dauli, ma abbiamo parlato in passato e largamente di Emilio Cecchi, e ci sarebbero altre personalità interessanti da illuminare e riscoprire. Quanti giornalisti, letterati, traduttori così esistono oggi? Domanda non retorica, ripeto. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate, cari amici.

Io comunque sto benissimo col mio vecchio Gilbert, davvero. Non riesco a smettere di pensare a quanto sia intelligente, brillante, attuale, visionario (basta co' 'sto profetico, termine massacrato) il nostro Gilbert.

Marco Sermarini

domenica 3 giugno 2018

«Lepanto», de G.K. Chesterton, en traducción de Jorge Luis Borges - religionenlibertad.com

«Lepanto», de G.K. Chesterton, en traducción de Jorge Luis Borges - religionenlibertad.comhttps://www.religionenlibertad.com/movil/articulo_rel.asp?idarticulo=31537



«Lepanto», de G.K. Chesterton, en traducción de Jorge Luis Borges

Esta versión del poema se publicó en noviembre de 1938, en el primer número de la revista argentina «Sol y Luna».Esta versión del poema se publicó en noviembre de 1938, en el primer número de la revista argentina «Sol y Luna».


Lepanto
G. K. Chesterton
(Traducción de Jorge Luis Borges)


Blancos los surtidores en los patios del sol;
El Sultán de Estambul se ríe mientras juegan.
Como las fuentes es la risa de esa cara que todos temen,
Y agita la boscosa oscuridad, la oscuridad de su barba,
Y enarca la media luna sangrienta, la media luna de sus labios,
Porque al más íntimo de los mares del mundo lo sacuden sus barcos.
Han desafiado las repúblicas blancas por los cabos de Italia,
Han arrojado sobre el León del Mar el Adriático,
Y la agonía y la perdición abrieron los brazos del Papa,
Que pide espadas a los reyes cristianos para rodear la Cruz.
La fría Reina de Inglaterra se mira en el espejo;
La sombra de los Valois bosteza en la Misa;
De las irreales islas del ocaso retumban los cañones de España,
Y el Señor del Cuerno de Oro se está riendo en pleno sol.
Laten vagos tambores, amortiguados por las montañas,
Y sólo un príncipe sin corona, se ha movido en un trono sin nombre,
Y abandonando su dudoso trono e infamado sitial,
El último caballero de Europa toma las armas,
El último rezagado trovador que oyó el canto del pájaro,
Que otrora fue cantando hacia el sur, cuando el mundo entero era joven.
En ese vasto silencio, diminuto y sin miedo
Sube por la senda sinuosa el ruido de la Cruzada.
Mugen los fuertes gongs y los cañones retumban,
Don Juan de Austria se va a la guerra.
Forcejean tiesas banderas en las frías ráfagas de la noche,
Oscura púrpura en la sombra, oro viejo en la luz,
Carmesí de las antorchas en los atabales de cobre.
Las clarinadas, los clarines, los cañones y aquí está él.
Ríe Don Juan en la gallarda barba rizada.
Rechaza, estribando fuerte, todos los tronos del mundo,
Yergue la cabeza como bandera de los libres.
Luz de amor para España ¡hurrá!
Luz de muerte para África ¡hurrá!
Don Juan de Austria
Cabalga hacia el mar.
Mahoma está en su paraíso sobre la estrella de la tarde
(Don Juan de Austria va a la guerra.)
Mueve el enorme turbante en el regazo de la hurí inmortal,
Su turbante que tejieron los mares y los ponientes.
Sacude los jardines de pavos reales al despertar de la siesta,
Y camina entre los árboles y es más alto que los árboles,
Y a través de todo el jardín la voz es un trueno que llama
A Azrael el Negro y a Ariel y al vuelo de Ammon:
Genios y Gigantes,
Múltiples de alas y de ojos,
Cuya fuerte obediencia partió el cielo
Cuando Salomón era rey.
Desde las rojas nubes de la mañana, en rojo y en morado se precipitan,
Desde los templos donde cierran los ojos los desdeñosos dioses amarillos;
Ataviados de verde suben rugiendo de los infiernos verdes del mar
Donde hay cielos caídos, y colores malvados y seres sin ojos;
Sobre ellos se amontonan los moluscos y se encrespan los bosques grises del mar,
Salpicados de una espléndida enfermedad, la enfermedad de la perla;
Surgen en humaredas de zafiro por las azules grietas del suelo,-
Se agolpan y se maravillan y rinden culto a Mahoma.
Y él dice: Haced pedazos los montes donde los ermitaños se ocultan,
Y cernid las arenas blancas y rojas para que no quede un hueso de santo
Y no déis tregua a los rumíes de día ni de noche,
Pues aquello que fue nuestra aflicción vuelve del Occidente.
Hemos puesto el sello de Salomón en todas las cosas bajo el sol
De sabiduría y de pena y de sufrimiento de lo consumado,
Pero hay un ruido en las montañas, en las montañas y reconozco La voz que sacudió nuestros palacios -hace ya cuatro siglos:
¡Es el que no dice "Kismet"; es el que no conoce el Destino,
Es Ricardo, es Raimundo, es Godofredo que llama!
Es aquel que arriesga y que pierde y que se ríe cuando pierde;
Ponedlo bajo vuestros pies, para que sea nuestra paz en la tierra.
Porque oyó redoblar de tambores y trepidar de cañones.
(Don Juan de Austria va a la guerra)
Callado y brusco -¡hurrá!
Rayo de Iberia
Don Juan de Austria
Sale de Alcalá.
En los caminos marineros del norte, San Miguel está en su montaña.
(Don Juan de Austria, pertrechado, ya parte)
Donde los mares grises relumbran y las filosas marcas se cortan
Y los hombres del mar trabajan y las rojas velas se van.
Blande su lanza de hierro, bate sus alas de piedra;
El fragor atraviesa la Normandía; el fragor está solo;
Llenan el Norte cosas enredadas y textos y doloridos ojos
Y ha muerto la inocencia de la ira y de la sorpresa,
Y el cristiano mata al cristiano en un cuarto encerrado
Y el cristiano teme a Jesús que lo mira con otra cara fatal
Y el cristiano abomina de María que Dios besó en Galilea.
Pero Don Juan de Austria va cabalgando hacia el mar,
Don Juan que grita bajo la fulminación y el eclipse,
Que grita con la trompeta, con la trompeta de sus labios,
Trompeta que dice ¡ah!
¡Domino Gloria!
Don Juan de Austria
Les está gritando a las naves.
El rey Felipe está en su celda con el Toisón al cuello
(Don Juan de Austria está armado en la cubierta)
Terciopelo negro y blando como el pecado tapiza los muros
Y hay enanos que se asoman y hay enanos que se escurren.
Tiene en la mano un pomo de cristal con los colores de la luna,
Lo toca y vibra y se echa a temblar
Y su cara es como un hongo de un blanco leproso y gris
Como plantas de una casa donde no entra la luz del día,
Y en ese filtro está la muerte y el fin de todo noble esfuerzo,
Pero Don Juan de Austria ha disparado sobre el turco.
Don Juan está de caza y han ladrado sus lebreles-
El rumor de su asalto recorre la tierra de Italia.
Cañón sobre cañón, ¡ah, ah!
Cañón sobre cañón, ¡hurrá!
Don Juan de Austria
Ha desatado el cañoneo.
En su capilla estaba el Papa antes que el día o la batalla rompieran.
(Don Juan está invisible en el humo)
En aquel oculto aposento donde Dios mora todo el año,
Ante la ventana por donde el mundo parece pequeño y precioso.
Ve como en un espejo en el monstruoso mar del crepúsculo
La media luna de las crueles naves cuyo nombre es misterio.
Sus vastas sombras caen sobre el enemigo y oscurecen la Cruz y el Castillo
Y velan los altos leones alados en las galeras de San Marcos;
Y sobre los navíos hay palacios de morenos emires de barba negra;
Y bajo los navíos hay prisiones, donde con innumerables dolores,
Gimen enfermos y sin sol los cautivos cristianos
Como una raza de ciudades hundidas, como una nación en las ruinas,
Son como los esclavos rendidos que en el cielo de la mañana
Escalonaron pirámides para dioses cuando la opresión era joven;
Son incontables, mudos, desesperados como los que han caído o los que huyen
De los altos caballos de los Reyes en la piedra de Babilonia.
Y más de uno se ha enloquecido en su tranquila pieza del infierno
Donde por la ventana de su celda una amarilla cara lo espía,
Y no se acuerda de su Dios, y no espera un signo-
(¡Pero Don Juan de Austria ha roto la línea de batalla!)
Cañonea Don Juan desde el puente pintado de matanza.
Enrojece todo el océano como la ensangrentada chalupa de un pirata,
El rojo corre sobre la plata y el oro.
Rompen las escotillas y abren las bodegas,
Surgen los miles que bajo el mar se afanaban
Blancos de dicha y ciegos de sol y alelados de libertad.
¡Vivat Hispania!
¡Domino Gloria!
¡Don Juan de Austria
Ha dado libertad a su pueblo!
Cervantes en su galera envaina la espada
(Don Juan de Austria regresa con un lauro)
Y ve sobre una tierra fatigada un camino roto en España,
Por el que eternamente cabalga en vano un insensato caballero flaco,
Y sonríe (pero no como los Sultanes), y envaina el acero...
(Pero Don Juan de Austria vuelve de la Cruzada).