martedì 24 novembre 2020

Strenna Natalizia Chestertoniana Volante 2020! È il vero regalo di Natale! Prenotatene subito un tot o rimarrete senza!

Come negli anni passati rilanciamo l'idea di regalare a Natale a tutti gli amici un libro di Chesterton offerto in edizione economicissima.

La Società Chestertoniana Italiana, la casa Editrice Leardini e il Centro Missionario Francescano stanno per dare alle stampe «LA SFERA E LA CROCE» (256 pagine - 18 €)
Cos'è "La Sfera e la Croce"? Un racconto distopico? Una versione romanzata di "Eretici"? Una commovente storia d'amore? Una profezia dei nostri giorni? Ce lo dirà nella sua prefazione Marco Sermarini.
Traduzione di Mauro Flavio rivista da Umberta Mesina
Copertina di Lorenzo Zappalà.

Il costo del pacco dono?
1 copia: € 18,00 spedizione compresa
2 copie: € 28,00 spedizione compresa
3 copie: € 36,00 spedizione compresa
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10 copie: € 80,00 spedizione compresa
20 copie: € 140,00 spedizione compresa
Sopra i 40 libri: € 5,00 a copia, spedizione compresa!

Il guadagno dell'iniziativa andrà a favore delle Missioni Francescane.
Prenotate entro il 22 novembreESCLUSIVAMENTE a questo indirizzo: laperlapreziosa@libero.it (non usate altri canali!)
Per il pagamento, dopo che avrete ricevuto i libri, l'intestazione è:
Centro Missionario Onlus Ofmconv Marche - Buona stampa
alle poste: ccp: 3130793
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I libri vi arriveranno tramite corriere entro il 10 Dicembre.
Spargete la voce a tutti i Chestertoniani di vostra conoscenza!

La Segreteria Volante

Un aforisma al giorno.

Vanità significa pensare che la lode di qualcuno sia importante, più importante di se stessi. Ma l'orgoglio (che non esiste in cielo, ma in tutt'altra direzione) è pensare di essere più importanti di qualsiasi cosa che possa lodarvi o biasimarvi".

Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 12 Dicembre 1910.

lunedì 23 novembre 2020

Un aforisma al giorno.

Teniamo l'occhio in esercizio fino a quando impara a vedere le realtà sensazionali che corrono attraverso il campo visivo, cioè quelle ordinarie come una staccionata dipinta. Diventiamo atleti oculari. Impariamo a scrivere i saggi su un gatto randagio o una nuvola colorata.

Gilbert Keith Chesterton, Tremendous Trifles, citato in La Nonna 👵🏼 del Drago 🐉 e altre serissime storie.

Un aforisma al giorno.

Per quanto i cieli siano tranquilli, e freschi prati, non possiamo dimenticare che se solo ci riuscisse di comprendere quale è il loro significato, esso sarebbe grandioso e straziante.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Comune, citato anche in La Nonna 👵🏼 del Drago 🐉 e altre serissime storie

domenica 22 novembre 2020

Un aforisma al giorno.

Un uomo che pensa intensamente a qualsiasi argomento per diversi anni corre il terribile pericolo di scoprire la verità su di esso.

Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 16 Ottobre 1909.

Un aforisma al giorno.

Pensare è un processo di restringimento. Porta a ciò che la gente chiama dogma.

Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 16 Ottobre 1909.

sabato 21 novembre 2020

Una piccola anticipazione del Natale, un Natale distributista...

Ricevo dalla nostra cara Umberto Mesina, traduttrice generosa e produttiva. Lo considero un regalo di Natale anticipato per tutti coloro che voglio davvero capire cos'è il distributismo e confrontarsi con una lettura davvero seria e costruttiva. 

Il distributismo vale la pena di essere costruito giorno per giorno perché la società capitalistica - e peggio ancora il misto di statalismo comunisteggiante e capitalismo che si sta costruendo ovunque anche a causa della Cina (tutto scritto tanto tempo fa dai nostri amici Chesterton e Belloc) - possono segnare esclusivamente il recesso di ogni possibile civiltà realmente libera, creativa e fondata sull'aiuto reciproco e quindi sulla vera pace di Gesù Cristo.

Marco Sermarini

Buongiorno, Presidente! Come state laggiù? Qui tutto bene.

Ho cominciato a pubblicare Economics for Helen, un pezzetto per volta.

Ecco il link alla pagina:

https://initaliano.wordpress.com/traduzioni/economia-per-helen-di-hilaire-belloc/

Ogni porzione pubblicata ha uno o più collegamenti ai post.
Il post di annuncio è questo qui:

https://initaliano.wordpress.com/2020/11/14/pubblicazione-economics-for-helen-di-hilaire-belloc/

Ciao. A presto.




Umberta























Qui sopra due edizioni del 1930 del libro. L'editore era J. W. Arrowsmith di Bristol.
Due parole sull'editore: J. W. Arrowsmith Ltd era una tipografia e casa editrice con sede a Bristol, in Inghilterra. Ha chiuso solo nel 2006. E' stata la casa editrice della prima edizione di Tre uomini in barca di Jerome K. Jerome nel 1889.

Strenna Natalizia Chestertoniana 2020! State prenotando? Il regalo utile è solo questo! Più ne comprate più guadagnate!

 Come negli anni passati rilanciamo l'idea di regalare a Natale a tutti gli amici un libro di Chesterton offerto in edizione economicissima.

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mercoledì 18 novembre 2020

Strenna Chestertoniana - Natale 2020!


Come negli anni passati rilanciamo l'idea di regalare a Natale a tutti gli amici un libro di Chesterton offerto in edizione economicissima.
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Eccola lì!!! La Sfera e la Croce!!!

Un aforisma al giorno.





Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno

Un aforisma al giorno.

Il mondo moderno è più buffo di qualunque satira.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno

Una bella vecchia edizione in lingua originale de La Sfera e la Croce... prestissimo nuova edizione italiana!

domenica 15 novembre 2020

Dearmer, Scott Holland, Noel e Gore, gli strani amici anglicani di Chesterton.

Pearcy Dearmer
Henry Scott Holland
Conrad Noel
Il vescovo anglicano Charles Gore

Ecco i quattro ecclesiastici anglicani che ebbero una certa influenza su Chesterton.

Di alcuni di loro abbiamo parlato altre volte. Questo serve a comprendere che il suo approdo alla fede cattolica passò anche attraverso il rapporto con questi prelati anglo-cattolici (erano anglicani della cosiddetta Chiesa alta o High Church, che ricalcava molte delle forme e dei riti cattolici, pur essendo decisamente contraria a quello che chiamavano cattolicesimo romano).

Frances, la moglie di Gilbert, una volta diede un simpatico resoconto di una uscita di suo marito alla Christian Social Union e la successiva passeggiata fino alla sala da tè di suo marito assieme a Percy Dearmer e Conrad Noel. Se la ridevano proprio. Erano comunque dei personaggi davvero originali. Dentro questa temperie iniziò il ritorno a Roma di Gilbert, in maniera anch’essa piuttosto originale e strettamente razionale e proprio per questo inevitabile.

Marco Sermarini

Pump Street consiglia... - www.pumpstreet.it

Comprate libri sani in un negozio distributista!

sabato 14 novembre 2020

Chesterton in altre parole - Domenico Giuliotti parla di Chesterton.

Lo riproponiamo.

L'avevamo solo indicato con un collegamento di cui ringrazio nuovamente padre Roberto Brunelli, la gratitudine non è mai troppa.

Giuliotti è troppo arcignamente simpatico e verace, troppo arguto e intelligente per non essere ripubblicato, parla troppo esattamente di Chesterton e della sua Ortodossia che dimostra di aver capito perfettamente. Per cui eccolo qui per esteso, forse troppo? ma che importa, questo suo saggio bello sul Nostro Eroe. Lo consiglio a chi fa fatica a superare il secondo - terzo capitolo di Ortodossia.

Marco Sermarini


Inutile fantasticare su questo titolo fantastico.

La Filosofia delle Fate, ovvero filosofia del «se», o del «veto», che deriva dall'antichissimo principio della «gioia condizionale» e fu insegnata da Dio stesso, con un solo avvertimento (non osservato) ai Protoparenti, nel Paradiso Terrestre, non è dunque, come qualcuno (qualche linee della «terza pagina») potrebbe credere, una spiritosa invenzione del celebre «umorista» inglese Gilberto Chesterton.

Esso (questo strano, profondo e piacevolissimo scrittore), nel suo libro fondamentale Orthodoxy (tradotto in italiano — e bene — da Raffaello Ferruzzi, Roma, Casa Editrice Ausonia, 1927) non ha fatto altro che riscoprirla nei «racconti della nutrice» o — come noi diremmo — nelle «novelle della nonna», a quel modo che il poeta (ed egli lo è radiosamente) ritrova in sé e intorno a sé, smatassandone i significati nascosti, il lontano ed arcano e divino mondo dell'infanzia.

Ma, prima di ricredere nelle Fate (ossia — per intenderci — nella dipendenza della natura dal soprannaturale, della Creazione dal Creatore — dal gran Mago invisibile, com'egli lo chiama, di questo incantato Universo), anch'egli come tanti, essendosi impaniato e spaniate tra le zirlanti uccelliere del pensiero moderno, né trovando ancora dove posarsi (il Cattolicismo, a quel tempo, doveva sembrargli una cosa da non pigliarsi sul serio), aveva voluto vedere se gli fosse stato possibile di fabbricare, col proprio cervello, una nuova eresia.Domenico Giuliotti

Senonchè (Dio è talvolta provvidenzialmente ironico) era successo a lui come ad uno (son presso a poco le sue parole) che, partitosi dall'Inghilterra con l'intenzione di scoprire un'isola non segnata sulle carte geografiche, aveva trovato, sì, dopo una lunga navigazione, l'isola del suo desiderio, ma essa altro non era che il luogo di partenza, era... l'Inghilterra; e, pure essendo l'Inghilterra, era proprio (oh prodigio!) quella dolce, incantevole e non più abbandonabile isola per la quale, avventurosamente, s'era messo in viaggio.

In altre parole, l'eretico infastidito delle eresie già esistenti, l'uomo che voleva inventare, come s'è detto, un'eresia nuova che lo soddisfacesse, era riuscito, infatti, ad inventarla, ma, dopo averla inventata, s'era dovuto accorgere che esisteva già, che esisteva, anzi, da venti secoli e che, per di più, non era un'eresia, ma la già disprezzata ed ora ammirabile ortodossia.

Fino allora questo mondo era apparso a Chesterton come un'immensa macchina paurosa e farraginosa, che girasse a scosse, a fatica e stridendo (e, peggio ancora, senza scopo), e ciò perché doveva avere — introvabile e inesplicabile — qualche imperfezione o mancanza nel proprio interno.

Ma dopo la comica e fortunata scoperta egli s'accorse, al tempo stesso, di due cose: primo, che nella macchina del mondo c'era un foro; secondo, che una specie di punta dura (il dogma cristiano) sembrava fatto apposta per incastrarsi ed ingranare in quel foro. E allora — avendo, infatti, la punta e il foro, combaciato l'una nell'altro — « tutte le altre parti ingranarono perfettamente, con meravigliosa esattezza.

Tutto il macchinario, pezzo per pezzo, si mise a posto col rumore caratteristico dell'assestamento. Messa a posto una parte, tutte l'altre parti ripeterono il movimento, con la stessa esattezza con cui tutti gli orologi battono mezzogiorno. E, istinto per istinto, dottrina per dottrina, tutto ricevè la sua risposta ».

Il Cattolicismo, dunque, (per uscir di metafora) gli appariva, in tal modo, come l'unica vera spiegazione dell'enigma cosmico.

Esso, col suo Dio personale, trascendente e creatore, con la sua Dottrina della Caduta, che ci offre il perché delle evidenti tracce d'un antico e generale naufragio, e col fatto storico — centrale e universalmente riparatore dell'Incarnazione — (un Dio-Uomo che rinsalda in sé la già spezzata catena spirituale) - chiariva tutto, armonizzava tutto, vivificava tutto ed era come un immenso radioscopio, pel quale il nostro sguardo, al di là delle apparenze e delle ipotesi, poteva penetrare, oltre la scorza, nell'intimo degli uomini e delle cose.

I creduti e sé credenti savi (per esempio) — scienziati, filosofi, letterati ed altre vessiche — che, osservati con la lente del Vangelo (che è quella stessa girata continuamente dalla Chiesa, sulla storia umana, per giudicarla), apparivano, quali erano in realtà, dei pazzi; e, viceversa, i creduti pazzi (i «pazzi di Cristo») risplendevano in tutta la loro misconosciuta sapienza.

Gli ignoranti, gli umili, quella parte del popolo, non contagiata, che crede ancora nel soprannaturale, le «pastorelle» di Lourdes o della Salette, Giovanna d'Arco con le sue « voci » aeree, tutti coloro, radicati nella tradizione cristiana e digiuni di teorie o di sistemi, che affermavano, pronti anche a morire per ciò che affermavano, d'essere stati testimoni di questo o quel miracolo, dicevano, non potevano non dire, la verità.

Chi non diceva invece la verità, o la diceva deformata, frammentaria e irriconoscibile, era il «sacerdote laico» delle varie Sorbone che, mentre si sarebbe amaramente vergognato di credere in Dio, non provava il benché minimo ribrezzo a credere nell'inerranza del proprio vuoto dipinto.

C'era, per esempio, tra questi savi-pazzi, il «materialista» ; il quale s'era messo in testa — o non so dove — che il mondo fosse una specie di girarrosto a moto perpetuo: un girarrosto che si fosse fatto da sé, che non s'incantasse mai, perfettamente meccanico, perfettamente lubrificato, perfettamente girante con tutta l'umanità infilata nello spiede e, perciò, (dico io) perfettamente stupido come il suo inventore.

C'era poi l'« immanentista », animale religioso quant'altri mai, ma che poteva burlarsi dei due Testamenti e della Chiesa, anzi di qualunque chiesa, perché lui, Dio l'aveva trovato da sé, in sé stesso, e per ciò si gloriava d'essere il luminoso ostensorio ambulante d'un Dio natante nel suo dilatatissimo io.

C'era anche il « panegoista » — altra specie di quadrumane auto-divinizzato — che diceva d'essere « al di là del bene e del male », che faceva sé centro ed àpice del mondo, che assicurava che tutto incominciava in lui e che « non dubitava neppure d'aver creato suo padre e sua madre ».

Questo sott'uomo si chiamava anche con un altro nome: egli era il Superuomo.

Senonchè Nietzsche — il santo padre di tutto il cucciolume egoarchico, — nonostante « il desiderio dei galoppi sfrenati sui grandi cavalli », nonostante « gli appelli alle armi », un giorno (dice Chesterton) mentre passeggiava, meditando, in aperta campagna, vide, ben cornuta e a testa bassa, una vacca; e Zarathustra (incredibile ma vero) si battè le gambe dans le derrière.

Ebbene: ci fu, invece, una volta, una povera ragazza contadina, quella tale Giovanna d'Arco (già sbavata, in orribili versi, dall'orribile vecchio di Ferney e riprofanata, in forbita prosa, dall'ormai defunto Anatolio e teatralizzata, ultimamente, con intenzioni non perfide, dal saltimbanco Shaw) la quale non ebbe mai paura (che si sappia) né di vacche, né di leoni, né di tutti i diavoli. Essa « non solo esaltò il combattimento, ma combattè », non solo non finì presunta luetica nel manicomio, ma vergine, sul rogo; e non solo fu un'eroina, ma è Santa.

Tale la differenza tra chi s'appoggia a Cristo e chi s'appoggia alla propria mota farneticante.

« Di quanto la religione s'allontana da noi, di altrettanto s'allontana la ragione ».

« Nell'atto di distruggere l'idea dell'autorità divina, abbiamo distrutto in gran parte l'idea dell'autorità umana... 

Con una fune lunga e resistente abbiamo cercato di rovesciare la mitra di sulla testa dell'uomo pontificante, ed è venuta giù anche la testa ».

Quindi, «il suicidio del pensiero».
«Penso, dunque sono», disse il pio-empio Cartesio. E gli echi innumerevoli e sempre più deformati di quella celebre eresia hanno portato la gente in pazzeria.

Invece si doveva dire : «Dipendo da Colui che è, dunque, in quanto dipendo, sono; e sono finché dipendo».

Ma l'uomo moderno non ha voluto capire ciò che è successo e sta succedendo ogni giorno: che cioè «l'isolamento del pensiero nell'orgoglio conduce all'idiozia e che tutti gli uomini che hanno il cuore duro finiscono col cervello tenero».

Ma ecco, lasciati al loro destino i savi-pazzi, le meraviglie che vedono i pazzi-savi, nel paese delle Fate che è questo mondo, creato e retto dal gran Mago invisibile che è Dio:

«Il mondo è una cosa che colpisce, ma non è soltanto questo; l'esistenza è una sorpresa, ma è una sorpresa (per chi dice : «dipendo, dunque sono») piacevole».

«Tutte le mie convinzioni (parole testuali di Chesterton) sono rappresentate da un indovinello che mi colpì fin da bambino. L'indovinello dice : — Che disse il primo ranocchio? — E la risposta è questa: — Signore, come mi fai saltar bene! — In succinto, c'è tutto quello che sto dicendo io. Dio fa saltellarè il ranocchio, e il ranocchio è contento di saltellare».

Ma che insegnano di diverso tutti i Santi e tutta la sapienza cristiana?

Questo mondo chestertoniano delle Fate è quello stesso della dipendenza da Dio, dell'obbedienza e dell'abbandono a Dio, e, soprattutto, della gioia che proviamo, come il ranocchio dell'indovinello ed esser fatti saltellare da Dio.

Non solo, ma, nel dominio delle Fate, accade questa cosa paradossale: Rinunziando alla libertà si acquista la libertà. Una cosa ti è proibita. Se non la farai, vedrai e opererai prodigi.

«Di tutti i frutti d'ogni albero del Giardino (disse il supremo Mago al primo abitante del primo regno delle Fate) puoi mangiarne, ma del frutto dell'Albero della scienza del Bene e del Male non mangiarne, perché, in qualunque giorno ne mangerai, indubbiamente morrai».

Pensate alla nostra potenza, alla nostra intelligenza, alla nostra felicità, alla nostra innocente libertà, se non avessimo infranto, in Adamo, quel primo «veto»!

Chesterton, quando parla scherzosamente, ma profondissimamente, del paese incantato delle Fate, in cui la felicità dipende da un «se», da una condizione («tu puoi vivere in un palazzo d'oro e di zaffiro se non dirai mai la parola vacca», «ti è concesso vivere felicemente con la figliola del Re, se non le mostrerai una cipolla»), vuol fermare la nostra attenzione, attraendoci col suo iridescente linguaggio figurato, su questa elementare verità cristiana: Obbedisci, senza cercare di voler comprendere, al tuo Creatore e Signore e comprenderai tutto; obbedisci a Lui e in Lui solo (che ti aprirà i tesori della sua sapienza per ricompensarti della tua obbedienza), potrai rallegrarti di tutto.

Perché sarai stato umile diventerai grande, perché sarai stato obbediente diventerai libero, perché avrai rinunziato a sapere il perché della condizione strana o stranissima che ti fu imposta, lo saprai; e saprai anche infinitamente più di tutto ciò che desideravi sapere.

È la posizione spirituale del cristiano, diametralmente opposta a quella del « pensatore » moderno ; il quale, edificando col fumo e accecandosi, diventa la scimmia impotente e ripugnante della «Simia Dei»; in cui, come in Dio, l'infelice non crede.

Il pensiero moderno si stacca da Dio, deifica sé e non capisce più nulla;

il pensiero cattolico pensa in Dio, abbraccia tutto in Dio e d'ogni cosa trova la spiegazione nel Libro di Dio.

Ora, questo Libro è letto e commentato dalla Chiesa, ch'è illuminata, perché non erri, dallo Spirito Santo. E ciascuno di noi, se lo legge e commenta dentro la Chiesa e con la Chiesa, può dar fuoco, se l'ha, alla propria biblioteca; perché, letto e compreso quel libro, tutti gli altri libri son carta sporca.

Ma Chesterton vede nell'ortodossia, vale a dire nel Cattolicismo, (oltre al paese delle Fate, in cui si può abitare sottostando, come abbiamo visto, ad una conditio sine qua non) anche la coesistenza e la conciliazione dei contrari.

Il Cattolicismo, infatti, è conservatore e rivoluzionario, statico e dinamico, pacifico e guerriero, aristocratico, e democratico, gerarchico e capovolgitore, tradizionalista e avvenirista. E perciò (sebbene i suoi raggi multicolori partano, per ritornarvi, da un unico centro, che è Cristo) esso par fatto apposta per essere, come il suo divino fondatore, accettato e rifiutato in ogni tempo, in ogni luogo e da tutti gli uomini.

Ma gli accusatori — vari e fra loro in contrasto — del Cristianesimo in genere e del Cattolicismo in ispecie, ne dimostrano involontariamente e, per di più, eloquentemente, la ricchezza, la complessità, la vitalità e l'origine non terrestre.

Succede alla Chiesa sposa di Cristo (e, dopo Chesterton, lo dimostrò un altro inglese convertito: Benson) come al suo Sposo divino.

Gli uni dicono: Essa prende gli uomini e li trasforma in pecore. E gli altri : Essa, con la sua intransigenza e violenza, sovverte le basi della famiglia, dello stato, della società. Gli uni: Essa è antiumana, perché predica la castità, la santità e la rinunzia ai piaceri. E gli altri: Essa è troppo umana, troppo terrestre, troppo interessata e mescolata alle cose del mondo. Gli uni : Essa si veste di sacco, va a piedi scalzi, digiuna, si batte il petto, disprezza « le nobili gioie della vita » e dice che i ricchi difficilmente entreranno nel Regno dei Cieli. E gli altri: Essa, fondata, secondo vuol far credere, da Cristo, il quale « non aveva una pietra dove posare il capo », ostenta un fasto, un lusso, una pompa e una ricchezza che sorpassano qualunque scandalo più scandaloso. Gli uni: Essa è cosi squilibratamente spiritualista da considerare la carne e il mondo come i due massimi nemici dell'uomo. E gli altri: Essa è tanto materialista da insegnare, nel suo Credo, che non solo le anime ma perfino i corpi entreranno un giorno nella Vita Eterna.

Così, da opposte parti e con armi diverse, la Chiesa è attaccata dai suoi nemici. Senonchè, mentre questi balbettano e ribalbettano, monotoni, fastidiosi e, in fondo, sempre sconfitti, le stesse cose, Essa, nella sua concordia discorde, nel suo miracoloso equilibrio, nel suo pauroso oscillamento, come un campanile troppo alto squassato da un continuo doppio di campane suonanti a gloria, Essa sola, in mezzo e al disopra delle tempeste, domina, illumina, prega, benedice, canta, adora.

Taluni, dice Chesterton, chiusi gli occhi dinanzi a questo singolare spettacolo, « hanno preso la stupida abitudine di parlare dell'ortodossia come di qualche cosa di pesante, di monotono e di sicuro. Non c'è invece niente di così pericoloso e di così eccitante come l'ortodossia: l'ortodossia è la saggezza, e l'esser saggi è più drammatico che l'esser pazzi; è l'equilibrio di un uomo dietro cavalli che corrono a precipizio, che pare si chini da una parte, si spenzoli dall'altra, e pure, in ogni atteggiamento conserva la grazia della statuaria e la precisione dell'aritmetica. 

La Chiesa, nei primi tempi, fu superba e veloce come un cavallo da guerra; ma è assolutamente antistorico dire che essa seguì puramente il dirizzone d'un'idea — come un volgare fanatismo. Essa deviò a destra e a sinistra con tanta esattezza da evitare enormi ostacoli; lasciò da un lato la grande mole dell'arianesimo, sostenuta da tutte le forze del mondo, per mettere il Cristianesimo più a contatto col mondo; un momento dopo doveva scansare l'orientalismo che l'avrebbe troppo allontanata dal mondo. La Chiesa ortodossa non scelse mai le strade battute né accettò i luoghi comuni; non fu mai rispettabile. Sarebbe stato facile accettare la potenza terrena degli ariani, sarebbe stato facile, nel calvinistico diciassettesimo secolo, cadere nel pozzo senza fondo della predestinazione.

È facile esser pazzi; è facile essere eretici; è sempre facile che un'epoca metta a capo a qualche cosa, difficile è conservare il proprio capo; è sempre facile essere modernisti, com'è facile essere snob.
Cadere in uno dei tanti trabocchetti dell'errore e dell'eccesso, che, da una moda all'altra, da una setta all'altra, sono stati aperti lungo il cammino storico del Cristianesimo, questo sarebbe stato semplice. È sempre semplice cadere; c'è un'infinità di angoli a cui si cade, non ce n'è che uno a cui ci si appoggia. Perdersi in un qualunque capriccio, dallo gnosticismo alla scienza cristiana, sarebbe stato ovvio e volgare. Ma averli evitati tutti è l'avventura che conturba; e, nella mia visione, il carico celeste vola sfolgorante attraverso i secoli, mentre le stolide eresie si contorcono prostrate, e l'augusta verità oscilla, ma resta in piedi».

Spero che nessuno vorrà rimproverarmi questa lunghissima citazione. Essa era necessaria per far vedere con quale e quanto calore (e colore) Chesterton difenda la Chiesa, nella quale ha ritrovato la via, la verità e la vita.

Ma è dunque il suo libro una vera e propria apologià del Cattolicismo?

Un giorno l'autore passeggiava con un amico (un editore celebre) per le vie di Londra. A un tratto l'amico, a conclusione del suo discorso, disse: «È certo che il tal dei tali farà carriera: egli crede in se stesso».

In quel momento lo sguardo di Chesterton si posò sopra un omnibus che passava e che portava scritto: Hanwel! (È il luogo di cura per gli ammalati di mente). Perciò rispose: «Ti devo dire dove sono gli uomini che più credono in se stessi? Te lo dico subito... Gli uomini che veramente credono in se stessi sono tutti nei manicomi».

L'amico storse la bocca e ribattè qualche cosa.

Ma Chesterton: «Il credere in se stessi è la caratteristica più comune degli imbecilli».

L'amico, il cui naso s'era allungato più d'un palmo, obiettò, lasciandosi cadere le braccia : «Ma allora, se l'uomo non deve credere in sé stesso, mi dici in che cosa dovrà credere?»

Chesterton pensò un poco, poi disse: «Vo a casa a scrivere un libro per rispondere al tuo quesito».

E, dalla promessa mantenuta, saltò fuori « L'Ortodossia ».

Dunque Orthodoxy, che vuol dimostrare che l'uomo, invece di credere in se stesso, deve credere nel Credo, è, sì, un'apologia del Cattolicismo, ma come (fortunatamente!) più viva, più fresca, più agile, più pugnace, più acuta e più persuasiva delle solite apologie, scritte, di solito, con la proboscide, da certi elefanti ecclesiastici!

Con ciò non si vuol dire (ben inteso) che in questa Ortodossia — uscita, sfavillando, dalla penna d'un sottilissimo dialettico, d'un umorista prestigiatore e d'un poeta magico, quando stava con un piede sulla soglia della Chiesa e con l'altro, già alzato, per entrarvi — tutto sia impeccabilmente ortodosso.

Ortodossi sono, senza dubbio, moltissimi degli innumerevoli paradossi che crepitano, scintillando, lungo la muraglia dell'ortodossia; ma qualcuno, più grosso, e che, per ciò, scoppia più forte, vi produce, talvolta, sebbene inconsapevolmente, qualche crepa o spacco; e tuttavia, neppur lì, la muraglia frana.

Chesterton (per esempio) che si dichiara un seguace del liberalismo infastidito dei liberali, un democratico a tutta oltranza, cristianamente entusiasta del suffragio universale, ma in disaccordo coi democratici, e un ortodosso in religione eterodosso in politica, non esita ad affermare nel capitolo intitolato «La Rivoluzione eterna» (ossia, nel suo concetto, la rivolta cristiana contro le conseguenze [peccati] della Caduta) che Cristo, condannato « dall'autorità costituita » e dagli «aristocratici» (?!), «è l'eterna gloria di tutti i ribelli» (?!).

E qui (cosa inesplicabile, se si pensa al suo squisito buon gusto) par di sentir concionare un cialtrone in cravatta rossa, ritto sopra un tavolino, in mezzo al «popolo sovrano».

Oppure, nel capitolo seguente («Il romanzo dell'Ortodossia») — del resto bellissimo, — dopo aver detto che, nel Getsemani, l'Uomo-Dio, tentato da Dio, ossia da se stesso, « dovè passare sommariamente attraverso il nostro umano errore del pessimismo » e che, poi, dall'alto della Croce, oscurandosi il sole e tremando la terra, confessò, con un grido, che Dio era abbandonato da Dio, così continua : «Ed ora lasciate che i rivoluzionari scelgano un credo fra tutti i credi e un Dio fra tutti gli dèi del mondo... Essi non ne troveranno un altro che sia stato in rivolta anche lui. Anzi (il tema si fa sempre più difficile per esser trattato in termini umani) lasciate che gli atei stessi si scelgano un Dio. Essi non troveranno che una divinità che abbia manifestato il suo isolamento; non troveranno che una religione in cui Dio sia apparso per un istante ateo».

È chiaro che qui il paradosso, contorto fino all'assurdo, assume le proporzioni d'una bombarda e fa cadere parecchie pietre. Ma, lo ripeto, quando Chesterton scriveva queste cose, sebbene sul limitare della Chiesa, non era ancora, com'è oggi, un membro vivo del corpo mistico di Cristo.

In conclusione, Ortodossia, tardi conosciuta dagli italiani — ma meglio tardi che mai — (pochissimi i lettori del testo inglese, pochi più quelli della traduzione francese, qua è là inesatta, del Grolleau) è un grande, originale, e a volte strano o stranissimo ma sempre profondo libro.

E dunque non facile; e soprattutto non facilmente riassumibile. Malgrado la forma brillante, la cristallina chiarezza e iridescenza delle immagini, e quel continuo caprioleggiamento del pensiero, che sembra un giuoco ed è, invece, un modo bizzarro di procedere a zig-zag, verso o dentro la Verità, è un libro non già oscuro, ma luminosamente laberintico. (L'autore stesso lo chiama « caotico » — e non è —). Eppure, con un filo tra le dita, il cui capo ci viene offerto all'ingresso, possiamo, passando di meraviglia in meraviglia, girarlo tutto ed uscirne più agguerriti contro l'errore, più fiduciosi nella Provvidenza e più tranquilli e sereni, per continuare (fino all'apparizione della piena luce sul limitare della morte) il nostro breve viaggio su questo magico ed enigmatico mondo.

Le altre opere (le novelle poliziesche soprattutto, notissime all'estero e relativamente note, benché tradotte, in Italia) non ci danno, come qui, tutto Chesterton.

«Eretici» (un volume polemico e già filocattolico) aveva preceduto e quasi preparato il terreno per «L'Ortodossia»; poi, dopo «L'Ortodossia» (scritta, come abbiamo visto quando l'autore era, rispetto a ciò che è, mezzo topo e mezzo uccello, sebbene più uccello che topo) apparvero — perfettamente ortodosse, ma non per ciò meno chestertoniane — l'opere del cattolico praticante e militante; e, fra queste, «La Sfera e la Croce » (un romanzo-film di apologetica in azione, che è somma vergogna non conoscere) e quel recente «San Francesco», cui molto nuoce, a mio parere, un'eccessiva acrobazia dialettica intorno al «Concrocifisso», già troppo abbeverato d'inchiostro, dai suoi spietati ammiratori.

Ma «Ortodossia», fino ad oggi, anche con qualche pustola eterodossa, resta, come dicevo, il suo libro massimo e fondamentale. Libro che contiene, in germe, altri venti libri; tanto è ricco di pensieri, intuizioni ed accenni, tutti suscettibili di schiudersi in meravigliosi fiori di meditazioni e di poesia.

E perciò sia qui ringraziato Raffaello Ferruzzi, per avercene data una traduzione ch'è, insieme, fedele al difficilissimo testo e — com'è costume in riva ad Arno — splendidamente italiana.

(1927)

Chesterton in altre parole - Carlo Bo e Giovanni Papini

Ho fatto a tempo a conoscere Chesterton... Ogni tanto capitava a Firenze e lo si poteva trovare vicino al Ponte Vecchio, in moto perpetuo tra la casa e una mescita di vino. All’aspetto era l’inglese tipico, così come veniva rappresentato cinquant’anni fa: grasso, viso acceso, grande sorriso. Direi che dei tre segni questo è il più significativo, quello che restituisce meglio la sua natura di scrittore. Papini aveva giustamente osservato che Chesterton aveva voluto riportare l’allegria nel cristianesimo e c’era riuscito.

Carlo Bo, Introduzione a La Sfera e la Croce, edizione Città Armoniosa, Reggio Emilia 1991.

Il bel Padre Brown di ReNoir Comics con la prefazione del nostro presidente.

venerdì 13 novembre 2020

The Sacramental Principle of G.K. Chesterton, intervista a padre Ian Boyd.

Quest'intervista a padre Ian Boyd, fondatore e presidente emerito del G. K. Chesterton Institute for Faith and Culture, collegato alla Seton Hall University del New Jersey, più volte ospite in Italia de La Civiltà Cattolica, vale la pena di essere letta.

Padre Boyd si è recentemente ritirato dalla presidenza pur rimanendo nel board dell'istituto, ed ha lasciato il compito di guidarlo ad un altro nostro amico, Dermot Quinn.

Padre Boyd è uno degli studiosi che ha studiato il principio sacramentale presente nell'opera di Chesterton.

Si parla anche di C. S. Lewis e di J. R. R. Tolkien.

Ci onoriamo di essere suoi amici, noi chestertoniani italiani, e questo bel documento aiuterà tutti a capire di più di ciò che si muoveva nell'anima di Chesterton.

Dice padre Boyd: 

I grew up in a Chestertonian family. My father subscribed to G.K.'s Weeklyin the '20s, so when he died, I inherited his copies. He always was a Chestertonian in his thinking. The other thing is that growing up on the Prairies, you're growing up on a Chestertonian setting. In the little village where I grew up, in Saskatchewan, people either owned their own land or ran their own business, so it was kind of distributist dream in a way.

Il resto è qui:

https://www.convivium.ca/articles/the-sacramental-principle-of-g-k-chesterton/


Padre Boyd è al centro della foto.

L'occasione è uno dei convegni alla Civiltà Cattolica.

G.K. Chesterton and Dorothy Day on Economics: Neither Socialism nor Capitalism (Distributism)

Si tratta di una conferenza che Mark Zwinck e sua moglie Louise diedero alla Chesterton Conference (USA) del 2001. Mark Zwick (1927 - 2016) era il fondatore di Casa Juan Diego, un'espressione del Catholic Worker Movement fondato da Dorothy Day e Peter Maurin.

Qui c'è modo di conoscere di più a proposito di Dorothy Day, che da Chesterton fu molto influenzata ed ispirata.

https://cjd.org/2001/10/01/g-k-chesterton-and-dorothy-day-on-economicsneither-socialism-nor-capitalism-distributism/


Dorothy Day


Mark Zwick

giovedì 12 novembre 2020

Un aforisma al giorno.

L'uomo può essere definito un animale che crea dogmi.

Gilbert Keith Chesterton, Eretici

Un aforisma al giorno.

 C'è un buon motivo per dire la verità; c'è un buon motivo per evitare lo scandalo; ma non c'è possibile difesa per l'uomo che racconta lo scandalo, ma non dice la verità.

Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 18 luglio 1908

Chesterton: «Un dio può essere umile: il demonio non può essere che umiliato»

Grazie alla nostra Annalisa Teggi.

https://it.aleteia.org/2020/07/08/chesterton-diavolo-demonio-male-sconfitto-umilta-dio/

Un articolo che tratta tra l’altro del successo de I Racconti di Padre Brown con Rascel e Foà.

Era l'anno 1911 quando apparve su di una rivista inglese un racconto dello scrittore britannico Gilbert Keith Chesterton che, successivamente, fu raccolto ne "L'innocenza di Padre Brown"; fu la prima apparizione di una lunga, fortunata e felice serie. Dirà Chesterton nella sua autobiografia che la prima caratteristica di Padre Brown è di non avere caratteristiche; la sua importanza, di non apparire importante; e che la sua qualità cospicua quella di non essere cospicuo, e che il suo ordinarissimo aspetto esterno voleva essere in contrasto con la sua attenzione e la sua intelligenza insospettate. Tutto ciò fu ben interpretato da Renato Rascel nello sceneggiato "I racconti di padre Brown".

https://www.bergamonews.it/2020/10/24/alla-fine-del-1970-il-grande-successo-di-renato-rascel-ne-i-racconti-di-padre-brown/400204/

martedì 10 novembre 2020

Agosto incredibilmente chestertoniano!

#CalendarioChesterton2021

Un aforisma al giorno in lingua originale.


Orthodoxy


10 novembre 2020
CHAPTER III.—The Suicide of Thought

It is idle to talk always of the alternative of reason and faith. Reason is itself a matter of faith. It is an act of faith to assert that our thoughts have any relation to reality at all.

Gilbert Keith Chesterton, Orthodoxy


lunedì 9 novembre 2020

Ancora su Il Frontespizio, alcune sue firme e Chesterton.




Abbiamo parlato più volte de Il Frontespizio, rivista letteraria italiana (si veda qui, qui, qui, qui, qui, e di sicuro altre volte) pensata e voluta da don Giuseppe De Luca e che vide protagonisti molti uomini di lettere italiani e anche diversi stranieri, tra cui il Nostro Eroe, Belloc e altri.

Qui vorrei farvi notare la presenza di Nicola Lisi, casualmente fianco a fianco con Chesterton. Lisi fu cattolico, anche lui uomo di lettere, toscano, frequentatore del Caffè Paszkowski e delle Giubbe Rosse, amico di Aldo Palazzeschi, Mario Luzi, Ardengo Soffici e Carlo Bo.

C'è una piccola storia su Lisi, che vedete ritratto nella copertina del libro dei suoi scritti edito da Vallecchi con l'invito alla lettura di Carlo Bo.

Carlo Bo in un'intervista di molti anni (il collegamento che troverete sul post purtroppo oggi è introvabile, ma da qualche parte il testo integrale ancora c'è) fa raccontò, a domanda dell'intervistatore che gli chiedeva come avesse conosciuto personalmente Chesterton, che l'aggancio fu proprio Nicola Lisi. 

Anni fa mostrammo a più riprese Emilio Cecchi, forse uno di coloro che di più fece per far conoscere Chesterton in Italia; Cecchi lo andò a trovare a Beaconsfield nel 1919 (precisamente a Overroads, la casa che abbiamo contribuito a salvare dalla demolizione poco prima della pandemia con la nostra infantile e appassionata mobilitazione da quattro soldi, lo scorso Febbraio), lo incontrò almeno tre volte e lo ospitò a casa sua una sera a cena nel 1929 (era la famosa sera di "vino e sigaro"... ma guardate anche qui e pure qui: quante belle cose abbiamo diffuso in questi anni sul nostro grande amico Chesterton e sui suoi amici!!! Me ne stupisco un po' e ne sono molto molto lieto) e al Gabinetto Vieusseux di Firenze esiste un lauto carteggio tra i due.

Mi rallegra sapere che Chesterton in vita avesse amici anche qui, e mi incuriosisce saperne di più. Anche le impressioni che questi signori ebbero nello stare con lui... Cecchi ci disse molto, ed anche sua moglie.

Mi piacerebbe sapere ora come fece Nicola Lisi ad incrociare Chesterton. Prima o poi ci riusciremo, vero, amici?

Marco Sermarini










 

domenica 8 novembre 2020

Henry Scott Holland, uno degli strani amici di Chesterton.

Era un pastore anglicano appartenente alla corrente anglocattolica. Ebbe buoni rapporti con il nostro Gilbert. 
Nacque nel 1847 e morì nel 1918. 
Studiò ad Oxford al Balliol College.
Divenne Regius Professor of Divinity presso l'Università di Oxford. Era anche canonico della Christ Church di Oxford, che è anche la chiesa cattedrale anglicana oltre che la cappella dell'omonimo college. Successivamente divenne canonico della St. Paul's Cathedral di Londra.
Fortemente appassionato alle questioni sociali, fu il fondatore della Christian Social Union, che pubblicava il periodico Commonwealth, dove Chesterton pubblicò a puntate The Ball and the Cross (La Sfera e la Croce).
Le Scott Holland Memorial Lectures (conferenze) sono tenute in sua memoria.
Tra i documenti di Chesterton conservati alla British Library di Londra ci sono diverse lettere che i due si scambiarono.
Scott Holland ebbe una certa influenza sulla vita di Chesterton, assieme ai pastori Conrad Noel, Percy Dearmer, il Vescovo anglicano Gore e Charles Masterman; Gilbert definiva questo gruppo, che ruotava attorno alla Chirsitan Social Union, "buoni amici e compagni molto allegri".
"Scotty", come lo chiamavano in molti, viene descritto da Chesterton come "un uomo con un naturale impeto di riso in lui, così che la sua bocca larga sembrava sempre chiusa in se stessa in atteggiamento di contenimento".