Visualizzazione post con etichetta William Cobbett. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta William Cobbett. Mostra tutti i post

venerdì 15 maggio 2026

Un aforisma al giorno - Gli eroi della nostra religione non avevano difetti eroici.



Un uomo può davvero essere un martire senza essere affatto un santo. La verità più sottile è che può persino essere un santo e avere comunque quel tipo di imperfezione. Il primo dei santi cristiani fu, in questo senso, un martire molto imperfetto. Alla fine subì il martirio per un Maestro che aveva maledetto e rinnegato. Ciò segna l’enorme realismo della nostra religione: i suoi eroi non avevano difetti eroici. Non avevano quei vizi byroniani che possono apparire quasi come virtù. Quando dicevano di essere miserabili peccatori, era perché osavano davvero confessare i miserabili peccati. La tradizione narra che il santo in questione abbia effettivamente chiesto di essere crocifisso a testa in giù, quasi a volersi trasformare in una mera parodia di un martire. E c’è qualcosa dello stesso sacro capovolgimento in quella strana fantasia per cui egli è perseguitato in tutta l’arte agiografica e la leggenda dal simbolo del suo fallimento. Il canto del gallo, che è diventato sinonimo di insolenza, in questo caso è effettivamente diventato un emblema di mitezza. Roma ha innalzato il gallo di Pietro più in alto dell'aquila di Cesare, non per predicare l'orgoglio ai re, ma per predicare l'umiltà ai pontefici. Il gallo canta per sempre affinché il santo non canti mai.

Gilbert Keith Chesterton, William Cobbett.


mercoledì 19 giugno 2024

Un aforisma al giorno - Innalzare il gallo affinché il santo non si glorii.

Roma ha innalzato il gallo di Pietro più in alto dell'aquila di Cesare, non per predicare l'orgoglio ai re ma per predicare l'umiltà ai pontefici. Il gallo canta per sempre affinché il santo non si glorii mai


Gilbert Keith Chesterton, William Cobbett.




lunedì 21 agosto 2023

Un aforisma al giorno - Due parolette sul razionalismo.

 

Rural Rides, di William Cobbett.


Il razionalismo è un idillio di gioventù. L'età della ragione non ha nulla di particolare, tranne, ahimè, il fatto che precede l'età della prudenza.

Gilbert Keith Chesterton, William Cobbett.


domenica 20 agosto 2023

Un aforisma al giorno - Un po' di storia d'Inghilterra come è andata veramente.

Ci parrebbe piuttosto strano se un profittatore avesse una casa di campagna che si chiamasse "Cattedrale".  Potremmo pensare che sia strano se un agente di cambio avesse costruito una villa e la chiamasse abitualmente "chiesa".  Ma non riusciamo a capire l'assurda blasfemia con cui un riccone occasionale dopo l'altro è riuscito a requisire o acquistare una casa che chiama ancora Abbazia. È proprio come se fosse andato a vivere nella chiesa parrocchiale, avesse fatto colazione sull'altare o si fosse lavato i denti nel fonte battesimale. Questo è il breve e nitido riassunto di ciò che è accaduto nella storia inglese; ma pochi riescono a vederlo così di scorcio o con contorni così netti.

Gilbert Keith Chesterton, William Cobbet.


William Cobbett

giovedì 28 aprile 2022

Un libro di Chesterton decisamente poco valorizzato.

Questa biografia, poco o per nulla nota in Italia, è invece molto importante nella produzione chestertoniana.

Considerate che uno dei possibili nomi della Distributist League avrebbe potuto essere Cobbett Club…

Non si comprende fino in fondo la fede distributista di Chesterton senza conoscere la biografia chestertoniana di Cobbett.

Ma chi era  William Cobbett?

Nacque nel 1763 e morì nel 1835. Giornalista, politico e agricoltore inglese, nacque a Farnham, Surrey, cercò di riformare il Parlamento, abolire i "rotten boroughs" (i borghi putridi), aumentare i salari, portare la pace e alleviare la povertà tra i lavoratori agricoli e i piccoli proprietari. Appoggiò la riduzione delle tasse, il risparmio, evitare la recinzione dei beni comuni. Cercò di fermare i burocratici "mangiatori di tasse" e gli agenti di cambio. Fu un soldato e un devoto del re e della patria, ma il suo successivo radicalismo favorì il Reform Act del 1832 e gli fece guadagnare uno dei due seggi appena creati in Parlamento per il borough di Oldham. Sollecitò l'emancipazione dei cattolici. Le sue polemiche vanno dalla riforma politica alla religione. Il suo libro più noto è Rural Rides (1830). Polemizzò contro il malthusianesimo.

Torneremo su questo originalissimo personaggio così amato da Chesterton.

Marco Sermarini



Inviato da iPhone

venerdì 21 ottobre 2016

William Cobbett, così vicino alla nostra voglia di libertà.

Dall'America m'è arrivata grazie a Dale Ahlquist questa bella sorpresa, il libro di Chesterton su Cobbett, personaggio a noi italiani pressoché sconosciuto.

William Cobbett, noto anche come Peter Porcupine (1763 - 1835), era un politico, giornalista e scrittore inglese di cui, come vedete, si occupò con un certo interesse il nostro Chesterton.

Emigrò negli Stati Uniti, scrisse opere polemiche a sfondo politico, e continuò a scrivere anche dopo il suo rientro in Inghilterra nel 1800 attraverso la fondazione della rivista Weekly Political Register.
Tornò in fuga negli Stati Uniti nel 1817 e successivamente tornò in patria. La sua vita decisamente  movimentata, sia come giornalista e polemista che come politico, è legata a doppio filo al suo tempo ed alla temperie politica dei suoi giorni, in particolare alle questioni politiche più in voga come la riforma parlamentare. 

Nei suoi giornali, che vendeva a prezzi bassissimi, e nei racconti di viaggio nella sua Inghilterra, Cobbett criticò gli abusi dell'amministrazione del Regno e dell'esercito e si pose in schietta opposizione alle misure dei parlamenti e dei governi, che lo considerarono un rivoluzionario alla stregua dei giacobini francesi. Diede voce a contadini e gente della classe lavoratrice. Per loro lottò per l'ottenimento del diritto di voto generale, perché fossero alzate le tasse ai possidenti e per una riforma a favore delle classi meno abbienti. Decisamente eclettico e un po' anarchico nello stilare i suoi obiettivi, ebbe l'idea comunque che le riforme potessero migliorare la condizione del suo paese. Nel 1830, finalmente, fu eletto dopo tanti tentativi falliti alla Camera dei Comuni per il seggio di Oldham.

Scrisse tra le altre cose Storia della Reggenza e del Regno di Giorgio IV, Storia della Riforma protestante in Inghilterra ed in Irlanda e quindi Rural Rides, la originale cronaca dei suoi viaggi e delle storture sociali e politiche incontrate sulla sua strada.

Che disse di lui Chesterton?

Che i suoi contemporanei lo ammirarono per lo stile ma non ne apprezzarono le idee. Precisamente disse: «lodò un'Inghilterra stravagante e impossibile in un perfetto ed eccellente inglese» perché era impossibile far rivivere «le cose che Cobbett voleva resuscitare... come la libertà, l'Inghilterra, la famiglia, l'onore dei piccoli proprietari terrieri, e così via».

Poteva non essere affascinato Chesterton da un personaggio del genere, così originale, così controcorrente, così spigoloso per chi deteneva il potere? Un uomo che «amò il passato e da solo visse nel futuro». Era Cobbett e non Carlyle il vero radicale; Carlyle era lo scheletro alla festa capitalista, invece era lui, Cobbett, «lo scheletro nell'armadio».

Grande Chesterton che ci fa diventare simpatico anche Cobbett! Uno per cui Whigs e Tories erano la stessa razza, in fondo...

Un bel libro da tradurre.

Marco Sermarini


William Cobbett, così vicino alla nostra voglia di libertà.

Dall'America m'è arrivata grazie a Dale Ahlquist questa bella sorpresa, il libro di Chesterton su Cobbett, personaggio a noi italiani pressoché sconosciuto.

William Cobbett, noto anche come Peter Porcupine (1763 - 1835), era un politico, giornalista e scrittore inglese di cui, come vedete, si occupò con un certo interesse il nostro Chesterton.

Emigrò negli Stati Uniti, scrisse opere polemiche a sfondo politico, e continuò a scrivere anche dopo il suo rientro in Inghilterra nel 1800 attraverso la fondazione della rivista Weekly Political Register.
Tornò in fuga negli Stati Uniti nel 1817 e successivamente tornò in patria. La sua vita decisamente  movimentata, sia come giornalista e polemista che come politico, è legata a doppio filo al suo tempo ed alla temperie politica dei suoi giorni, in particolare alle questioni politiche più in voga come la riforma parlamentare. 

Nei suoi giornali, che vendeva a prezzi bassissimi, e nei racconti di viaggio nella sua Inghilterra, Cobbett criticò gli abusi dell'amministrazione del Regno e dell'esercito e si pose in schietta opposizione alle misure dei parlamenti e dei governi, che lo considerarono un rivoluzionario alla stregua dei giacobini francesi. Diede voce a contadini e gente della classe lavoratrice. Per loro lottò per l'ottenimento del diritto di voto generale, perché fossero alzate le tasse ai possidenti e per una riforma a favore delle classi meno abbienti. Decisamente eclettico e un po' anarchico nello stilare i suoi obiettivi, ebbe l'idea comunque che le riforme potessero migliorare la condizione del suo paese. Nel 1830, finalmente, fu eletto dopo tanti tentativi falliti alla Camera dei Comuni per il seggio di Oldham.

Scrisse tra le altre cose Storia della Reggenza e del Regno di Giorgio IV, Storia della Riforma protestante in Inghilterra ed in Irlanda e quindi Rural Rides, la originale cronaca dei suoi viaggi e delle storture sociali e politiche incontrate sulla sua strada.

Che disse di lui Chesterton?

Che i suoi contemporanei lo ammirarono per lo stile ma non ne apprezzarono le idee. Precisamente disse: «lodò un'Inghilterra stravagante e impossibile in un perfetto ed eccellente inglese» perché era impossibile far rivivere «le cose che Cobbett voleva resuscitare... come la libertà, l'Inghilterra, la famiglia, l'onore dei piccoli proprietari terrieri, e così via».

Poteva non essere affascinato Chesterton da un personaggio del genere, così originale, così controcorrente, così spigoloso per chi deteneva il potere? Un uomo che «amò il passato e da solo visse nel futuro». Era Cobbett e non Carlyle il vero radicale; Carlyle era lo scheletro alla festa capitalista, invece era lui, Cobbett, «lo scheletro nell'armadio».

Grande Chesterton che ci fa diventare simpatico anche Cobbett! Uno per cui Whigs e Tories erano la stessa razza, in fondo...

Un bel libro da tradurre.

Marco Sermarini