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giovedì 26 febbraio 2026

Aforismi in lingua originale - Awakening the sense of something saved from nothing.



Men need thrills to produce thanks, and have to be surprised into surprise. It is the whole aim of religion, of imagination, of poetry and the arts, to awaken that sense of something saved from nothing.

Gilbert Keith Chesterton, Come to think of it.

L'opera, mai tradotta in italiano (si tratta di una raccolta di saggi usciti precedentemente sull'Illustrated London News) è disponibile qui: https://www.gkc.org.uk/gkc/books/GKC_Come_to_Think.html





mercoledì 18 febbraio 2026

Un inedito in lingua italiana: Psicologia infantile e nonsense, di Gilbert Keith Chesterton, traduzione di Marco Sermarini ©.

Illustrazione di W. W. Denslow
tratta da Mamma Oca
(Mother Goose)

In quest'epoca di psicologia infantile nessuno presta attenzione alla psicologia reale del bambino. Tutto ciò che sembra contare è la psicologia dello psicologo e la teoria o il filone di pensiero particolare che egli sostiene contro un altro psicologo. La maggior parte dell'arte e della letteratura ora magnificamente prodotta per i bambini non è nemmeno sinceramente intesa a piacere ai bambini. L'artista difficilmente si abbasserebbe a far ridere un bambino se nessun altro ridesse o addirittura ascoltasse. Queste cose non sono intese a piacere al bambino. Nella migliore delle ipotesi sono pensate per compiacere chi ama i bambini. Nella peggiore delle ipotesi sono esperimenti di metodi educativi scientifici. Testi belli, saggi e spiritosi come quelli di “Il giardino dei versi dei bambini” di Stevenson rimarranno sempre una fonte pura e vivace di piacere... per gli adulti. Ma il significato di molti di essi non solo è tale che un bambino non potrebbe comprenderlo, ma è tale che a un bambino non dovrebbe essere permesso di comprenderlo.

Il bambino che non è pulito e ordinato,
Con tanti giocattoli e cose da mangiare,
È un bambino cattivo, ne sono sicuro,
Oppure il suo caro papà è povero
.

Nessun bambino dovrebbe comprendere l'abisso spaventoso di quel ragionamento a posteriori. Nessun bambino potrebbe comprendere, senza essere uno snob o un riformatore sociale o qualcosa di orribile, l'ironia di quell'illusione sulle disuguaglianze e le iniquità con cui questo mondo malvagio ha insultato la sacra dignità della paternità. Il bambino che potesse davvero sorridere a quella frase sarebbe in grado di sedersi immediatamente a scrivere un romanzo di Gissing e poi impiccarsi alla testata del letto della cameretta. Ma né Stevenson né alcun seguace di Stevenson (e io mi dichiaro un buon seguace di Stevenson) hanno mai davvero sognato di aspettarsi che un bambino sorridesse alla poesia. Era il poeta che sorrideva al bambino, il che è una cosa ben diversa, anche se forse altrettanto bella a modo suo. E questo è il carattere di tutta questa nuova letteratura per l'infanzia. Ha l'obiettivo legittimo e persino onorevole di educare gli adulti all'apprezzamento dei bambini. È una cosa eccellente insegnare agli uomini e alle donne a provare piacere nei bambini, ma è una cosa totalmente diversa dal dare piacere ai bambini.

Ora, le vecchie filastrocche erano sinceramente pensate per divertire i bambini. Molte di esse contengono elementi poetici autentici, ma non sono pensate principalmente come poesia, perché il loro scopo è semplicemente quello di divertire. In questo senso, “Hey Diddle Diddle” è molto più di un idillio. È un capolavoro di psicologia, un modello classico e perfetto di educazione. Il suo ritmo cadenzato e il suo tintinnio sono esattamente il tipo di melodia che un bambino può percepire come tale e trasformare in una danza. Le immagini che evoca sono esattamente quelle che servono ai primi movimenti dell'immaginazione quando sperimenta l'incongruenza. Infatti è piena di oggetti familiari in combinazioni fantastiche. Il bambino ha visto una mucca e ha visto la luna. Ma l'idea che l'una salti sopra l'altra è probabilmente nuova per lui ed è, nel senso più nobile del termine, priva di senso. Gatti, cani, piatti e cucchiai sono tutti suoi compagni quotidiani e persino suoi amici, ma pensare che stiano trascorrendo una vacanza così singolare gli procura una sorta di fresca sorpresa e felicità. Non imparerebbe semplicemente nulla dai nostri tentativi di trovare una sottile sfumatura di umorismo nell'economia politica del povero papà, anche se il povero papà fosse romanticamente impegnato, non a saltare sulla luna, ma almeno a spararle.

Naturalmente c'è molto di più in “Hey Diddle Diddle” (1). La mucca che salta sulla luna non è solo una fantasia molto adatta ai bambini, è un tema molto degno dei poeti. L'avventura lunare può sembrare ad alcuni un'avventura folle, ma è un tema attorno al quale ha sempre ruotato l'immaginazione dell'uomo, specialmente l'immaginazione di figure romantiche come Ariosto (2) e Cyrano de Bergerac (3). L'idea che il bestiame possa volare ha ricevuto un trattamento immaginativo sublime. Il toro alato non solo cammina, come se scuotesse la terra, tra le rovine delle sculture assire, ma volteggia e fiammeggia nel cielo come simbolo apocalittico di San Luca (4). Ciò che combina immaginazioni così istintive e antiche, in una fantasia così semplice e chiara, non è certamente privo della materia prima della poesia. E l'idea generale, quella di una sorta di Saturnali (5) cosmici o stagione in cui tutto può accadere, è di per sé un'idea che ha perseguitato l'umanità in centinaia di forme, alcune delle quali squisitamente artistiche.

Sarebbe facile giustificare un gran numero di altre filastrocche, sulla stessa linea di una critica artistica più seria. Se mi chiedessero di citare quattro versi sufficienti a illustrare quella che è stata definita la ragione immaginativa, quando essa si eleva quasi a toccare un'irragionevolezza priva di immaginazione (poiché quel punto di contatto è la poesia), mi accontenterei di citare quattro versi che erano in un libro illustrato nella mia cameretta:

L'uomo nel deserto mi chiese: 

«Quante fragole crescono nel mare?». 

Io gli risposi, come mi sembrava giusto:

«Tante aringhe rosse quante ne crescono nel bosco».


Tutto in questo è poetico: dalla figura oscura e ultraterrena dell'uomo del deserto, con i suoi misteriosi enigmi, alla perfetta fusione di logica e visione che crea immagini bellissime anche dimostrandole impossibili. Ma questa qualità artistica, sebbene presente, non è primaria; lo scopo principale è il divertimento dei bambini. E noi non stiamo divertendo i bambini; ci stiamo divertendo con i bambini.

I nostri padri aggiungevano un tocco di bellezza a tutte le cose pratiche, quindi introducevano figure fantastiche e ritmi danzanti e saltellanti, che potevano essere ammirati anche dagli adulti, in ciò che avevano progettato principalmente e praticamente per il divertimento dei bambini. Ma non lo facevano sempre e non pensavano mai principalmente a farlo. Ciò che facevano sempre era creare divertimento adatto ai giovani; ciò che non facevano mai era trasformarlo in ironia comprensibile solo agli anziani. Una filastrocca era come un tavolo da asilo o un armadio da asilo: un oggetto costruito per uno scopo umano specifico. Vedevano chiaramente il loro obiettivo e lo raggiungevano. Scrivevano cose senza senso e si preoccupavano di renderle completamente insensate.

Perché ci sono due modi di affrontare il nonsense in questo mondo. Uno è quello di mettere il nonsense al posto giusto, come quando le persone inseriscono il nonsense nelle filastrocche. L'altro è quello di mettere il nonsense al posto sbagliato, come quando le inseriscono in discorsi educativi, critiche psicologiche e lamentele contro le filastrocche o altri normali divertimenti dell’umanità.

Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 15 ottobre 1921.


(1) Hey Diddle Diddle è una filastrocca molto popolare in Inghilterra ancora oggi. Chesterton la porta ad esempio positivo e ben riuscito di nonsense.


(2) Il riferimento è all’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto ed in particolare al personaggio di Astolfo che va sulla luna per ritrovare il senno di Orlando.


(3) Hercule Savinien Cyrano de Bergerac (1619 - 1655), scrittore e filosofo, uomo eclettico e bizzarro, scrisse Gli Stati e gli Imperi della Luna e la sua figura ispirò l'omonimo personaggio della commedia di Edmond Rostand (1868 -  1918).


(4) Il riferimento è al toro che simboleggia l’evangelista San Luca.


(5) Festività della religione pagana professata dagli antichi romani e legata al culto del dio Saturno, caratterizzata dall’idea di fondo della sovversione dell’ordine consueto, per cui nei giorni di tale festa erano gli schiavi che comandavano.


Traduzione e note di Marco Sermarini © - tutti i diritti riservati.


giovedì 12 febbraio 2026

Un aforisma al giorno - Sorpresi per pensare.

Gli uomini hanno bisogno di eccitazione per produrre pensieri profondi e devono essere sorpresi per provare sorpresa. Lo scopo principale della religione, dell'immaginazione, della poesia e delle arti è quello di risvegliare quel senso di qualcosa salvato dal nulla.


Gilbert Keith Chesterton, Come to think of it.




mercoledì 11 febbraio 2026

Un aforisma al giorno - Antologia sull'immaginazione.




Anni fa decidemmo di fare su questo blog un'antologia, da aggiornare progressivamente, del pensiero di Chesterton sulla questione dell'umiltà sulla base degli scritti racchiusi in questo strumento. Proprio perché centrale tra tutti i temi, l'idea era quella di accendere un faro luminosissimo su una virtù incarnata dal nostro Gilbert, e costantemente richiamata nelle sue opere. Pian piano l'aggiorniamo, cercando di mostrare quanto sia centrale l'argomento nella sua filosofia, direi imprescindibile.

Se l'umiltà è importantissima, l'idea dell'immaginazione è il punto di svolta della sua vita giovanile. Il desiderio è di stendere prima o poi un vero studio, ma nel frattempo accendiamo una lucetta su ogni aforisma riguardante il tema per offrire un panorama solido e maturo nell'approccio a chi si avvicina a Chesterton e al suo pensiero.

Marco Sermarini

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La funzione primaria dell'immaginazione è quella di vedere il nostro intero sistema di vita ordinato come un cumulo di rivoluzioni stratificate. Nonostante tutti i rivoluzionari, va detto che la funzione dell'immaginazione non è tanto quella di rendere stabili le cose strane, quanto quella di rendere strane le cose stabili; non tanto quella di rendere le meraviglie fatti, quanto quella di rendere i fatti meraviglie.

Gilbert Keith Chesterton, L'imputato.

Visitare luoghi turistici è una questione molto più difficile e controversa di quanto molti sembrino supporre; e un uomo che la rifiuta del tutto potrebbe essere un uomo di senno e persino un uomo di immaginazione. Fu il grande Wordsworth a rifiutarsi di tornare a Yarrow; fu solo il piccolo Wordsworth a tornarci, dopotutto. Ricordo la prima grande vista che ebbi al mio arrivo in Medio Oriente, quando guardai per caso fuori dal treno diretto al Cairo e vidi in lontananza, oltre le pianure luminose, una debole forma triangolare: le Piramidi. Potrei capire un uomo che, dopo averle viste, voltasse le spalle e tornasse indietro nel suo paese e nella sua casa, dicendo: «Non andrò oltre, perché ho visto in lontananza le ultime dimore dei re». Posso capire un uomo che, dopo aver visto solo di lontano Gerusalemme sorgere sulla collina, non prosegua oltre e conservi per sempre quella visione. 
Si direbbe, ovviamente, che sia assurdo venire fin qui e vedere così poco. A ciò rispondo che, in tal senso, è assurdo venire fin qui. Tornare indietro per una fantasia del genere non è più assurdo che venire per una fantasia simile. Un uomo non può mangiare le Piramidi; non può comprare o vendere la Città Santa; non ci può essere alcun aspetto pratico né nel suo venire né nel suo andare. Se non è venuto per uno stato d'animo poetico, è venuto per niente; se è venuto per uno stato d'animo simile, non è uno sciocco a obbedire a quello stato d'animo... 
Nessuna grande opera sembrerà grande e nessuna meraviglia del mondo sembrerà meravigliosa, a meno che non sia vista in un'ottica di umiltà storica.

Gilbert Keith Chesterton, La Nuova Gerusalemme.


Ogni ateo o agnostico, che nella sua infanzia abbia conosciuto veramente il Natale, avrà poi sempre, voglia o non voglia, nella sua mente un'associazione di due idee che moltissima gente deve considerare come remote l'una dall'altra: l'idea di un bambino e l'idea di una forza sconosciuta che regge le stelle. Il suo istinto e la sua immaginazione possono ancora connetterle insieme, quando la sua ragione non vede più la necessità della connessione. (...) Ma le due idee non coincidono naturalmente o necessariamente. Non sarebbero necessariamente connesse per un greco antico o per un cinese, fossero pure Aristotele o Confucio. Non è naturale connettere Dio con un infante più di quanto sia naturale connettere la gravitazione con un piccolo gatto.

Gilbert Keith Chesterton, L’Uomo Eterno.

E l'intero obiettivo della vera arte, del vero romanticismo - e, soprattutto, della vera religione - è quello di evitare che gli uomini perdano l'umiltà e la gratitudine che sono grate per la luce del giorno e il pane quotidiano; di evitare che considerino la vita quotidiana noiosa o la vita domestica angusta; di insegnare loro a cogliere nella luce del sole il canto di Apollo e nel pane l'epopea dell'aratro. Ciò di cui c'è più bisogno ora è l'immaginazione intensa. Intendo il potere di rivolgere la nostra immaginazione verso l'interno, sulle cose che già abbiamo, e di farle vivere. Non si tratta solo di cercare nuove esperienze, che diventano rapidamente vecchie. È imparare a vivere le nostre esperienze. È imparare a godere dei nostri piaceri. Così com'è, siamo circondati da un tumulto che viene giustificato come l'unico modo di essere giovani, ma che in realtà sembra essere un modo rapido di invecchiare.

Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 20 settembre 1924.


L'uomo che costruisce un sistema intellettuale deve costruire come Neemia, con la spada in una mano e la cazzuola nell'altra. L'immaginazione, la qualità costruttiva, è la cazzuola, e l'argomentazione è la spada.

Gilbert Keith Chesterton, Twelve Types, “Thomas Carlyle”.

L'immaginazione è il segnale dell'istinto. Il giornalismo ci dice solo quello che gli uomini fanno; è la narrativa che ci dice quello che pensano, e ancora di più quello che sentono... Tutta la narrativa è solo un diario di sogni ad occhi aperti invece che di giorni. E questa profonda occupazione delle menti degli uomini con certe cose alla fine ha sempre un effetto anche sull'espressione esteriore dell'epoca. 

Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 21 aprile 1923.

                               
Ogni ateo o agnostico, che nella sua infanzia abbia conosciuto veramente il Natale, avrà poi sempre, voglia o non voglia, nella sua mente un'associazione di due idee che moltissima gente deve considerare come remote l'una dall'altra: l'idea di un bambino e l'idea di una forza sconosciuta che regge le stelle. Il suo istinto e la sua immaginazione possono ancora connetterle insieme, quando la sua ragione non vede più la necessità della connessione. (...) Ma le due idee non coincidono naturalmente o necessariamente. Non sarebbero necessariamente connesse per un greco antico o per un cinese, fossero pure Aristotele o Confucio. Non è naturale connettere Dio con un infante più di quanto sia naturale connettere la gravitazione con un piccolo gatto.

Gilbert Keith Chesterton, L’Uomo Eterno.

Tutta questa materia mitologica appartiene alla parte poetica dell’uomo. Pare stranamente dimenticato oggidì che il mito è un’opera d’immaginazione, e quindi un’opera d’arte. Solo un poeta può concepirla; e solo un poeta può criticarla. Nel mondo sono più i poeti che i non-poeti, com’è provato dall’origine di tali leggende. Ma - io non ho mai saputo per quale ragione - è sempre la minoranza apoetica che si permette di studiare criticamente questa poesia popolare.

Gillbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno.

La schiavitù non era per la Chiesa una difficoltà di dottrina, ma un problema di immaginazione. Aristotele e i saggi pagani che avevano definito le arti servili o "utili", avevano considerato lo schiavo come uno strumento, un'ascia per tagliare il legno o qualsiasi cosa fosse da tagliare. La Chiesa non denunciava il taglio; ma le sembrava di tagliare il vetro con un diamante. Era perseguitata dal ricordo che il diamante è molto più prezioso del vetro. Così il cristianesimo non poteva adagiarsi nella semplicità pagana secondo cui l'uomo era fatto per l'opera, quando l'opera era molto meno immortalmente importante dell'uomo. Più o meno a questo punto della storia dell'Inghilterra si racconta generalmente l'aneddoto di un gioco di parole di Gregorio Magno; e questo è forse il vero punto della questione. Secondo la teoria romana, i barbari schiavi dovevano essere utili. Il misticismo del santo si commuoveva nel trovarli ornamentali; e "Non Angli sed Angeli" significava più semplicemente "Non schiavi, ma anime".

Gilbert Keith Chesterton, Una breve storia d'Inghilterra.


Qualsiasi pericolo di nevrastenia ci sia per l'uomo, ha origine nella sua ragione, piuttosto che nella sua immaginazione.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia.


Se non vogliamo perdere di vista la filosofia della sanità di mente, la prima cosa da fare è di eliminare un grosso e diffuso equivoco. Si dice che l’immaginazione, in particolare l’immaginazione mistica, è pericolosa all’equilibrio mentale dell’uomo. I poeti sono di solito ritenuti persone psicologicamente non serie; l’alloro che cinge la chioma richiama non di rado la paglia di cui amano adornarsi i pazzi. I fatti e la storia smentiscono totalmente questo punto di vista. La maggior parte dei poeti veramente grandi sono stati non solo sani, ma anche estremamente pratici nella vita. Se Shakespeare ha realmente allevato i cavalli, vuol dire che lo sapeva fare meglio degli altri. Non è l’immaginazione che produce la pazzia: è la ragione. I giocatori di scacchi diventano pazzi, non i poeti; i matematici, i cassieri possono diventare pazzi; non gli artisti che creano. Con ciò non intendo, come si vedrà, prendere a bersaglio la logica; dico che il pericolo è piuttosto insito nella logica, non nell’immaginazione. La paternità artistica è segno di sanità come la paternità fisica. Se in un poeta c’è stato qualche cosa di morboso, ordinariamente è stato perchè egli aveva nel suo cervello qualche punto debole nella razionalità.
Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia.


La qualità originale in ogni uomo che operi con l'immaginazione è la vastità del suo immaginario. E' qualcosa che assomiglia al paesaggio dei suoi sogni; il tipo di mondo che vorrebbe creare o che vorrebbe esplorare, la flora e la fauna del suo piccolo pianeta segreto; è in sostanza ciò che ama pensare e immaginare. Questa atmosfera generale, il modello o la struttura, l'architettura del suo sviluppo, governa tutte le sue creazioni, per quanto possano essere varie e diversificate; e poiché in questo senso egli può creare un mondo, è in questo senso un creatore: l'immagine di Dio.
Gilbert Keith Chesterton, Stevenson.

Le fiabe… non hanno colpa di infondere paura nei bambini, o qualunque forma di paura; non sono le fiabe a formare nei bambini il concetto del male o del brutto: esiste già, nel bambino, perché già esiste nel mondo. Non sono le fiabe a dare al bambino la sua prima idea di orco. Ciò che le fiabe gli danno è la prima idea chiara della possibile sconfitta dell'orco. Il bimbo ha conosciuto intimamente il drago fin da quando possiede l'immaginazione. Ciò che la fiaba gli offre è un san Giorgio che uccida il drago.

Gilbert Keith Chesterton, Tremendous Trifles.


Il mito è un'opera di immaginazione, e quindi un'opera d'arte. Solo un poeta può concepirla; e solo un poeta può criticarla. Nel mondo sono più i poeti che i non poeti, come provato dall'origine di tali leggende.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno.

Quello che qui ci interessa è un singolo aspetto dell’umiltà. Per umiltà si intende soprattutto un freno all’arroganza e all’infinito desiderio dell’uomo. I suoi sentimenti di pietà erano sempre superati da nuovi bisogni. La sua stessa capacità di provare piacere ha distrutto metà dei momenti di gioia. Nella ricerca del piacere, ha perso di vista quello principale, poiché il piacere più grande sta nella sorpresa. Così è diventato evidente che se un uomo vuole allargare i confini del proprio mondo, deve farsi piccolo. Perfino le visioni della superbia, le città costruite in altezza e i pinnacoli sono creazioni dell’umiltà. I giganti che calpestano le foreste come se fossero erba sono creazioni dell’umiltà. Le torri che svaniscono in alto al di sopra della stella più solitaria sono creazioni dell’umiltà. Perché le torri non sono alte finché noi non alziamo gli occhi per guardarle; e i giganti non sono giganti a meno che non siano più grandi di noi. Tutta questa gigantesca immaginazione, la quale, forse, è il piacere più immenso dell’uomo, è, in fondo, assolutamente umile. Senza umiltà è impossibile provare alcun piacere – perfino l’orgoglio.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia.


Se non saremo in grado di rendere interessanti per gli uomini l'alba, il pane e i segreti creativi del lavoro, piomberà su tutta la nostra civiltà un affaticamento che è l'unica malattia da cui le civiltà non guariscono. Così morì la grande civiltà pagana: tra cibo e circhi e dimenticanza dei lari domestici.
Dunque, qualunque cosa scegliate di fare, non beffatevi del libro della Genesi. Sarebbe molto meglio per voi, sarebbe molto meglio per tutti noi,se rimanessimo così legati al libro della Genesi da considerare la settimana come una serie di azioni simboliche, che ci ricordano i passi della creazione.
Sarebbe molto meglio se ogni lunedì anzichè un lunedì nero, fosse un lunedi luminoso,per celebrare la creazione della luce. Sarebbe molto meglio se il martedi, parola che attualmente suona molto scialba, rappresentasse un tripudio di fontane, fiumi e ruscelli scroscianti, perche fu il giorno della divisione delle acque. Sarebbe bello se ogni mercoledi fosse l'occasione di appendere in casa rami verdi e fiori, perchè queste cose spuntarono nel terzo giorno della creazione; o se il giovedi fosse consacrato al sole e alla luna e il venerdi consacrato ai pesci e ai polli,e cosí via. 
Allora cominceremmo a intuire l'importanza della settimana e quali grandi cose una civiltá dalla grande immaginazione potrebbe fare in una settimana. Se avessimo la capacitá creativa di allestire una simile festa settimanale della creazione, non ci interesserebbe andare al cinema. 

Gilbert Keith Chesterton, "Fatica settimanale", Radio Chesterton.


È la principale attività terrena di un essere umano rendere la sua casa, e l'ambiente prossimo alla sua casa, il più simbolico e significativo per la propria immaginazione.

Gilbert Keith Chesterton, The Coloured Lands.

Nessuno degno di essere chiamato uomo permette che i suoi sentimenti cambino le sue convinzioni; ma è attraverso il sentimento che comprendiamo le convinzioni degli altri uomini. Il bigotto non è colui che sa di avere ragione; ogni uomo sano di mente sa di avere ragione. Il bigotto è colui le cui emozioni e la cui immaginazione sono troppo fredde e deboli per sentire come è che gli altri uomini fanno del male. 

Gilbert Keith Chesterton, Alarms and discursions.

Credo che il dire grazie sia la forma più alta di intelligenza e che la gratitudine sia la felicità raddoppiata dall'immaginazione.

Gilbert Keith Chesterton, Una breve storia d'Inghilterra.

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Aggiornamento del 24 luglio 2026:

Gli uomini hanno bisogno di eccitazione per produrre pensieri profondi e devono essere sorpresi per provare sorpresa. Lo scopo principale della religione, dell'immaginazione, della poesia e delle arti è quello di risvegliare quel senso di qualcosa salvato dal nulla.


Gilbert Keith Chesterton, Come to think of it.



Inoltre sul tema vale la pena consultare questi articoli e un saggio inerenti il rapporto tra Chesterton e J.R.R. Tolkien:

Chesterton in altre parole - Ulteriori aspetti dell'influsso chestertoniano su Tolkien:


Chesterton in altre parole - Tolkien e Chesterton, documentazione di una relazione:


Il contributo di un giovane ricercatore su Chesterton, Tolkien ed immaginazione: 

mercoledì 22 ottobre 2025

Un aforisma al giorno - L'immaginazione per rendere i fatti meraviglie (ricordate la storia del "mooreeffoc"...?).



La funzione primaria dell'immaginazione è quella di vedere il nostro intero sistema di vita ordinato come un cumulo di rivoluzioni stratificate. Nonostante tutti i rivoluzionari, va detto che la funzione dell'immaginazione non è tanto quella di rendere stabili le cose strane, quanto quella di rendere strane le cose stabili; non tanto quella di rendere le meraviglie fatti, quanto quella di rendere i fatti meraviglie.

Gilbert Keith Chesterton, L'imputato.



Sull'argomento della capacità creativa dell'immaginazione proponiamo una breve antologia di articoli e post dal nostro blog.

Chesterton in altre parole - Ulteriori aspetti dell'influsso chestertoniano su Tolkien:


Chesterton in altre parole - Tolkien e Chesterton, documentazione di una relazione:


Il contributo di un giovane ricercatore su Chesterton, Tolkien ed immaginazione: 


 

lunedì 23 settembre 2024

Un aforisma al giorno - L'immaginazione intensa per imparare a vivere le nostre esperienze (bellissimo compendio di tutto!).


E l'intero obiettivo della vera arte, del vero romanticismo - e, soprattutto, della vera religione - è quello di evitare che gli uomini perdano l'umiltà e la gratitudine che sono grate per la luce del giorno e il pane quotidiano; di evitare che considerino la vita quotidiana noiosa o la vita domestica angusta; di insegnare loro a cogliere nella luce del sole il canto di Apollo e nel pane l'epopea dell'aratro. Ciò di cui c'è più bisogno ora è l'immaginazione intensa. Intendo il potere di rivolgere la nostra immaginazione verso l'interno, sulle cose che già abbiamo, e di farle vivere. Non si tratta solo di cercare nuove esperienze, che diventano rapidamente vecchie. È imparare a vivere le nostre esperienze. È imparare a godere dei nostri piaceri. Così com'è, siamo circondati da un tumulto che viene giustificato come l'unico modo di essere giovani, ma che in realtà sembra essere un modo rapido di invecchiare.


Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 20 settembre 1924.

mercoledì 22 maggio 2024

Un aforisma al giorno - Immaginazione, giornalismo e narrativa...

L'immaginazione è il segnale dell'istinto. Il giornalismo ci dice solo quello che gli uomini fanno; è la narrativa che ci dice quello che pensano, e ancora di più quello che sentono... Tutta la narrativa è solo un diario di sogni ad occhi aperti invece che di giorni. E questa profonda occupazione delle menti degli uomini con certe cose alla fine ha sempre un effetto anche sull'espressione esteriore dell'epoca. 

Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 21 aprile 1923.



domenica 17 settembre 2023

Un aforisma al giorno - Schiavitù, problema di immaginazione.

La schiavitù non era per la Chiesa una difficoltà di dottrina, ma un problema di immaginazione. Aristotele e i saggi pagani che avevano definito le arti servili o "utili", avevano considerato lo schiavo come uno strumento, un'ascia per tagliare il legno o qualsiasi cosa fosse da tagliare. La Chiesa non denunciava il taglio; ma le sembrava di tagliare il vetro con un diamante. Era perseguitata dal ricordo che il diamante è molto più prezioso del vetro. Così il cristianesimo non poteva adagiarsi nella semplicità pagana secondo cui l'uomo era fatto per l'opera, quando l'opera era molto meno immortalmente importante dell'uomo. Più o meno a questo punto della storia dell'Inghilterra si racconta generalmente l'aneddoto di un gioco di parole di Gregorio Magno; e questo è forse il vero punto della questione. Secondo la teoria romana, i barbari schiavi dovevano essere utili. Il misticismo del santo si commuoveva nel trovarli ornamentali; e "Non Angli sed Angeli" significava più semplicemente "Non schiavi, ma anime".

Gilbert Keith Chesterton, Una breve storia d'Inghilterra.

giovedì 10 agosto 2023

Un aforisma al giorno - Invocare l'immaginazione più selvaggia e più alta.

Per cogliere, nell'unico senso ragionevole o possibile, la nota dell'imparzialità, è necessario sfiorare il nervo della novità. Voglio dire che in un certo senso vediamo le cose in modo corretto quando le vediamo per la prima volta. Questo, mi permetto di osservare incidentalmente, è il motivo per cui i bambini hanno generalmente poche difficoltà con i dogmi della Chiesa. Ma la Chiesa, essendo una cosa molto funzionale per lavorare e combattere, è necessariamente una cosa per uomini e non solo per bambini. Per lavorare ci deve essere una grande quantità di tradizione, di familiarità e persino di routine. Finché i suoi fondamenti sono sinceramente avvertiti, questa può anche essere la condizione più sana. Ma quando i suoi fondamenti sono messi in dubbio, come in questo momento, dobbiamo cercare di recuperare il candore e la meraviglia del bambino, il realismo intatto e l'obiettività dell'innocenza. O se non possiamo farlo, dobbiamo almeno cercare di scrollarci di dosso la nube della mera consuetudine e vedere la cosa come nuova, anche solo vedendola come innaturale. Le cose che possono essere familiari finché la familiarità genera affetto è molto meglio che diventino sconosciute quando la familiarità genera rifiuto. Infatti, in relazione a cose così grandi come quelle qui trattate, qualunque sia la nostra opinione su di esse, il rifiuto deve essere un errore. Anzi, il rifiuto deve essere un'illusione. Dobbiamo invocare il tipo di immaginazione più selvaggia e più alta; l'immaginazione che può vedere ciò che c'è.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno.

sabato 8 ottobre 2022

Un aforisma al giorno (molto profondo).

La qualità originale in ogni uomo che operi con l'immaginazione è la vastità del suo immaginario. E' qualcosa che assomiglia al paesaggio dei suoi sogni; il tipo di mondo che vorrebbe creare o che vorrebbe esplorare, la flora e la fauna del suo piccolo pianeta segreto; è in sostanza ciò che ama pensare e immaginare. Questa atmosfera generale, il modello o la struttura, l'architettura del suo sviluppo, governa tutte le sue creazioni, per quanto possano essere varie e diversificate; e poiché in questo senso egli può creare un mondo, è in questo senso un creatore: l'immagine di Dio.

Gilbert Keith Chesterton, Stevenson.

venerdì 21 gennaio 2022

Un aforisma al giorno - Cos'è il mito.

Il mito è un'opera di immaginazione, e quindi un'opera d'arte. Solo un poeta può concepirla; e solo un poeta può criticarla. Nel mondo sono più i poeti che i non poeti, come provato dall'origine di tali leggende.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno.

giovedì 6 gennaio 2022

Un aforisma al giorno (ancora sull'umiltà, e sull'immaginazione).

Quello che qui ci interessa è un singolo aspetto dell’umiltà. Per umiltà si intende soprattutto un freno all’arroganza e all’infinito desiderio dell’uomo. I suoi sentimenti di pietà erano sempre superati da nuovi bisogni. La sua stessa capacità di provare piacere ha distrutto metà dei momenti di gioia. Nella ricerca del piacere, ha perso di vista quello principale, poiché il piacere più grande sta nella sorpresa. Così è diventato evidente che se un uomo vuole allargare i confini del proprio mondo, deve farsi piccolo. Perfino le visioni della superbia, le città costruite in altezza e i pinnacoli sono creazioni dell’umiltà. I giganti che calpestano le foreste come se fossero erba sono creazioni dell’umiltà. Le torri che svaniscono in alto al di sopra della stella più solitaria sono creazioni dell’umiltà. Perché le torri non sono alte finché noi non alziamo gli occhi per guardarle; e i giganti non sono giganti a meno che non siano più grandi di noi. Tutta questa gigantesca immaginazione, la quale, forse, è il piacere più immenso dell’uomo, è, in fondo, assolutamente umile. Senza umiltà è impossibile provare alcun piacere – perfino l’orgoglio.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia.

domenica 31 marzo 2019

Un aforisma al giorno

È la principale attività terrena di un essere umano rendere la sua casa, e l'ambiente prossimo alla sua casa, il più simbolico e significativo per la propria immaginazione.

Gilbert Keith Chesterton, The Coloured Lands

venerdì 15 aprile 2016

Novità Chestertoniana...


Titolo: L'uomo che si mise un cavolo come cappello
Autore: Gilbert Keith Chesterton 
Editore: Lindau
Pagine: 248
Genere: Racconti
Prezzo di copertina/ebook: € 21,00 – € 14,90
Data di uscita: 28/04

In un imprecisato villaggio della campagna dell'Inghilterra occidentale, un colonnello in pensione, rispettabile e attraente, se ne va in giro con un cavolo per cappello. Un romantico avvocato dà fuoco al Tamigi. Un aviatore professionista, con l'aspetto di un poeta, fa volare i maiali. Uno sfuggente reverendo cavalca un elefante bianco. Un milionario americano in trasferta, innamorato del «paesaggio feudale inglese», regala la terra ai suoi fittavoli. Un astronomo scopre una mucca che salta sulla luna. Un comandante costruisce castelli in aria. A prima vista, i personaggi di questi racconti, tutti sodali della Lega dell'Arco Lungo, potrebbero sembrare un po' eccentrici ma, come ci svela uno di loro, non si può essere eccentrici senza un centro e in effetti è il mondo che continua a muoversi e a modificarsi mentre noi stiamo fermi. La Lega dell'Arco Lungo vuole proteggere la terra e distribuire la proprietà ai piccoli agricoltori, e lo farà mettendo in atto una vera e propria rivoluzione che si nutre e si esprime in paradossi e nonsense, per rovesciare il punto di osservazione sul mondo e per svelare l'inganno e la corruzione dei potenti, cercando di trovare nuovi modi per fare ciò che di «vecchio» è ancora praticabile e giusto.

lunedì 4 giugno 2012

Rubbettino pubblica lo Stevenson e noi lo recensiamo





STEVENSON, "TEOLOGO CRISTIANO SENZA SAPERLO"
Gilbert Keith Chesterton, Robert Louis Stevenson, Rubbettino Editore - Soveria Mannelli, 2012 - € 12,00.
Il creatore di Padre Brown, il geniale estensore di Ortodossia, deve anzitutto alle sue opere di critica letteraria l'ingresso nel mondo del giornalismo e della scrittura. Ci raccontano padre Ian Ker e William Oddie, autori di recenti ed originali contributi biografici sul Nostro, che Chesterton ebbe tra le prime occasioni di svolgere il suo lavoro proprio quando una casa editrice inglese (The Bookman) gli chiese di scrivere dei brevi articoli di critica dei grandi classici della letteratura inglese, quelli che egli aveva imparato ad apprezzare dalla voce di suo padre Ed. Questi articoli finivano spesso per introdurre i classici che poi il Bookman pubblicava (le due foto che mostriamo sono testimonianza delle edizioni librarie e del periodico). E' quindi con gioia che accogliamo la pubblicazione di questo volume che ha una grande importanza dell'opera di Chesterton sia per quello che si è già detto, sia per il valore che proprio l'opera di Stevenson ebbe nella vita di GKC: egli attribuì sempre la sua rinascita, dopo la grave crisi giovanile che lo portò alle soglie del suicidio, oltre che al Libro biblico di Giobbe e ad alcune poesie di Walt Whitman, all'Isola del Tesoro di Stevenson.
GKC nello Stevenson rende anzitutto omaggio a Stevenson stesso, definito inizialmente "un pagano altamente onorevole" (pag. 47). Con ciò torna a criticare la cultura e l'habitus mentale protestante e in particolare calvinista scozzese, che costituiva l'ambiente educativo e familiare del grande scrittore scozzese. E lo fa aspramente, considerandolo la cagione degli stessi mali fisici che afflissero per tutta la vita Stevenson. I motivi fondamentali del pensiero di Chesterton emergono spesso e ripetutamente, lo diremo ancora. In questo caso egli ripropone concetti espressi in opere come Una breve storia d'Inghilterra (anche questa nuovamente pubblicata da Rubbettino proprio in queste ultime settimane) e soprattutto nel San Tommaso d'Aquino, in cui egli equipara senza nessun tentennamento manicheismo e calvinismo.
Altro motivo, questo addirittura fondante il suo pensiero e la sua stessa vita, che emerge in quest'opera è la questione del costante stupore, che in un certo qual modo potrebbe essere la quintessenza dell'opera di Stevenson e dello stesso Chesterton. Mentre parla di Stevenson, Chesterton approfitta per stroncare l'atteggiamento falsamente realistico degli autori psicologici e delle tendenze letterarie legate ad una massima valorizzazione della psiche umana, in contrasto col concetto di azione e di avventura presente in Robert Louis Stevenson.
Definire questo volume una biografia di Stevenson è riduttivo ed in parte falso: Chesterton afferma espressamente di aver scelto di non soffermarsi sulla vita di Tusitala (era questo il nome con cui veniva chiamato dagli abitanti delle Isole Samoa dove visse gli ultimi anni della sua vita, alla ricerca della salute e della pace) perché ritiene che lo si sia fatto sin troppo e che ciò "abbia confuso il contorno netto della sua arte" (pag. 14).
Vale la pena riferire qualche passo dell'opera per comprenderne la luce intensa che getta su Stevenson ma soprattutto sul mistero della vita:
"Penso che i suoi viaggi e capi da doppiare e ritorni rivelino un'idea di fondo, forse persino una dottrina. Eppure, era una dottrina in cui lui stesso forse non credeva, o in ogni caso in cui non credeva di credere. In altre parole, penso che la sua importanza sarà più evidente in relazione a problemi più ampi, che tornano ora a fare capolino alla mente degli uomini; problemi che al nostro tempo sono ancora abbastanza sconosciuti alla maggior parte delle persone e che al tempo di Stevenson erano totalmente ignoti (...). Perché Stevenson aveva l'onestà splendida e squillante di testimoniare, con una voce simile a una tromba a favore di una verità che lui stesso non comprendeva" (pagg. 23 - 24).
Chesterton sostiene poi che non c'è nulla di più errato che considerare Stevenson l'ombra di Edgar Allan Poe. Anche Borges pensò a questo rapporto tra i due scrittori britannici, e all'esistenza di una vera e propria tentazione di farsi trascinare dall'oscurità di Poe, che egli sostenne essere stata subita da Chesterton. Chesterton sembra rispondere anticipatamente a Borges, che pur lo amava fortemente, anche per sé stesso, negando espressamente questo rapporto tra Stevenson e Poe.
L'immaginazione stevensoniana per Chesterton assume un valore particolare:
"La qualità originale in ogni uomo che operi con l'immaginazione è la vastità del suo immaginario. E' qualcosa che assomiglia al paesaggio dei suoi sogni; il tipo di mondo che vorrebbe creare o che vorrebbe esplorare, la flora e la fauna del suo piccolo pianeta segreto; è in sostanza ciò che ama pensare e immaginare. Questa atmosfera generale, il modello o la struttura, l'architettura del suo sviluppo, governa tutte le sue creazioni, per quanto possano essere varie e diversificate; e poiché in questo senso egli può creare un mondo, è in questo senso un creatore: l'immagine di Dio".
Questa lezione, che esprime tutta la cattolicità "naturale" di Chesterton, sembra essere stata integralmente ripresa anche da J.R.R. Tolkien quando parla del principio di subcreazione.
E' poi importante la domanda che Chesterton pone sullo spirito vitale di Stevenson, ossia da dove sia venuto tale spirito. E la risposta è semplice, bruciante e fortemente autobiografica: tutto è cominciato col ritagliare le figurine di cartone del teatrino delle marionette, le figurine di Skelt, note anche a Chesterton che ne fu ammiratore e utente per tutta la vita (per la cronaca, il teatrino di Gilbert esiste ancora, è ad Oxford e presto verrà collocato assieme ad altre memorabilia chestertoniane in un apposito museo la cui cura è di Stratford Caldecott, che sarà ospite della Società Chestertoniana Italiana il prossimo 1 Luglio 2012 durante il X Chesterton Day). In sintesi, il fulcro del suo lavoro è l'infanzia e il suo stupore, tanto che Chesterton dice che Stevenson visse in certo qual modo nel suo teatro di cartone: 
«E non è un'esagerazione sostenere che egli passò la vita tentando di insegnare al mondo che cosa aveva imparato proprio da quelle figurine; questo è il suo insegnamento e la sua qualifica di insegnante»
Molti di questi stessi concetti li troviamo esposti in Ortodossia, ne L'Uomo che fu Giovedì, Autobiografia e Uomovivo, che probabilmente sono le opere centrali del pensiero di Chesterton, o forse quelle che ne sintetizzano meglio i motivi dominanti. D'altronde, come dicevo qualche riga fa, era sua abitudine cospargere del suo pensiero tutte le sue opere, tant'è che lo troviamo ovunque, anche solo per brevi cenni. Per cui tutta la sua filosofia dello stupore e della gratitudine è come diffusamente ripresa e ribadita nell'opera su Robert Louis Stevenson. Un esempio è possibile reperirlo a pagina 127, dove sostiene:
«In breve, mi si può accusare di aver sostenuto che Stevenson si opponeva ai decadenti, ancor prima che esistessero; e io rispondo che questo è l'unico vero modo in cui un uomo che si oppone a un qualche movimento ha speranza di aver successo: se attacca dopo, una volta che il movimento è conclamato, è troppo tardi»
Che è un'idea che troviamo più diffusamente esposta, ma in maniera del tutto eguale, in Cosa c'è di sbagliato nel mondo:
«Ma non c’è coraggio nell’attaccare qualcosa di vecchio o antiquato, non più di quello che occorre per offrirsi di combattere contro la nonna di qualcuno. L’uomo davvero coraggioso è colui che sconfigge le tirannie nate al sorgere di questa giornata e le superstizioni appena sbocciate, come i fiori a primavera» (cfr. Gilbert Keith Chesterton, Cosa c'è di sbagliato nel mondo, capitolo La paura del passato, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2011, traduzione di Annalisa Teggi).
Proprio i motivi che spinsero Chesterton fuori dalla crisi giovanile sono forse tutti ripresi qui, in questo volume. Forse, come Stevenson, Chesterton cercò per tutta la vita di mantenere splendente il gioiello della sua infanzia, che per lo scrittore scozzese era un oggetto perduto per cui combatté per tutta la vita ed invece a Gilbert fu miracolosamente e graziosamente serbato. Primo tra tutti il motivo dell'innocenza, per cui l'opera di Stevenson ha il suo punto focale nell'infanzia, nella vita "nel suo teatro di cartone", come dice Chesterton, in cui entrò grazie alla inaudita tolleranza del nonno durissimamente calvinista, che gli consentì di "frequentare" il mondo delle fiabe e quindi trovare la salvezza e l'antidoto contro la "malattia" puritana. È la stessa salvezza, mutatis mutandis, di Chesterton dal vuoto vittoriano e decadente, per cui l'innocenza divenne ancora di salvezza e spunto di libertà. Difatti dice Chesterton (pag. 42)
«il puritanesimo non aveva in sé alcuna idea di purezza. Potremmo quasi sostenere che nel puritanesimo c'è qualsiasi virtù, eccetto che la purezza. Contemplava l'idea dell'autodisciplina, che è cosa diversa dalla virtù. Non ha immagini di innocenza pura, di quelle cose che sono allo stesso tempo solide e candide, come il gesso o il legno bianco, che i bambini tanto amano».
Quindi l'opera di Stevenson può essere vista con Chesterton come una fuga dalle prigioni del puritanesimo e del pessimismo per entrare nella casa delle bambole, fortezza della felicità infantile. In questo c'è tanto di autobiografico e di cristiano.
Verso la fine del volume troviamo un'affermazione di Chesterton che ben sintetizza tutto il suo grato affetto verso Stevenson che, dopo aver apostrofato onesto ed onorevole pagano, proclama addirittura "teologo cristiano senza saperlo" (pag. 134). Per Chesterton l'innocenza fu sempre la madre di tutte le virtù e nello Stevenson ce lo dimostra compiutamente. Un grazie anche a Stevenson, allora, suscitatore dell'energia di Gilbert.

Marco Sermarini