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venerdì 24 luglio 2026

Saluti da Uffington!!!

 




Una famiglia di chestertoniani, nostri carissimi amici, ha raggiunto proprio oggi al completo ed in formazione tipo la Collina del Cavallo Bianco di Uffington, quella che ispirò La Ballata del Cavallo Bianco al nostro amatissimo Gilbertone!!!

Ci teneva a farcelo sapere e noi teniamo ancora di più a farlo sapere a tutti voi, che c'è gente che prende sul serio le poesie, e in particolare le poesie di Chesterton!!!

Infatti ci hanno scritto:

Dopo varie peripezie stamattina siamo riusciti ad arrivare qui! "Dimmi, hai fede senza una speranza?"




Naturalmente sono passati anche da altri due amici, Tolkien e Stratford Caldecott, che li aspettavano al cimitero di Wolvercote ad Oxford.

E non finisce qui...




sabato 20 giugno 2026

Ecco le prime scene del Cavallo Bianco.

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In attesa del Cavallo Bianco!

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Educazione e Cavallo Bianco stasera!!!

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> Carissimi amici, vi ricordiamo l'incontro di OGGI alle ore 17:30 a San Benedetto del Tronto, Contrada Santa Lucia, Centro Educativo La Contea, dal titolo "Il rischio di educare insieme: l'alleanza scuola/famiglia crea buoni frutti". Nell'occasione consegneremo anche le pagelle di fine anno scolastico. Vi invitiamo poi a restare a cena e ad assistere alla proiezione del lungometraggio "Il Cavallo bianco: la visione del re". Vi aspettiamo!

mercoledì 3 giugno 2026

La speranza è una compagnia che ci precede - Chesterton e la difesa di "amici ancora vivi e disposti a morire", contro l’eroismo solitario (l'intervento di Annalisa Teggi al convegno di Fano del 29 maggio 2026).

Dall'account Substack di Annalisa Teggi:

Quella che segue è la trascrizione di una chiacchierata/conferenza che ho tenuto presso l’Associazione culturale Don Luigi Negri di Fano il 29 maggio 2026

1. Spoiler: la speranza comincia da due

Di solito è brutto fare lo spoiler di un film, svelare il finale. Ma infrango questa regola e dico subito qual è il punto di arrivo della mia chiacchierata con voi:


«Accadrà qualcosa che distruggerà questo egoismo, questo isolamento di milioni di persone. Perché non cominciamo noi, tu ed io?»


G. K. CHESTERTON, da Il Napoleone di Notting Hill



Il resto è in questo collegamento:


https://annalisateggi.substack.com/p/la-speranza-e-una-compagnia-che-ci?r=kghqv&utm_id=97758_v0_s00_e233_tv2_tp2_a1dennhbbrkrxa&fbclid=IwY2xjawSLU45leHRuA2FlbQIxMABicmlkETB0a0w4ZGY1SEF2NTlkSzRHc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHmjXBooNvIcm2vNka6r_s9HfhTMv5PK7eZMV_bcOUplO19PyyTA8aiV5YbHm_aem_EsOGZDeAhhx_7MFKgItWBw

Qui qualche immagine dal convegno di Fano (grazie al Centro Culturale Mons. Luigi Negri):








venerdì 22 maggio 2026

Presto il Cavallo Bianco diventerà un film!




La Società Chestertoniana Italiana, affiancata dall’Associazione Asino Piceno, dall’Associazione San Giovanni Paolo II e da Radio Notting Hill, è lieta di presentarvi un nuovo ed ambizioso progetto: una primissima produzione cinematografica ispirata dal libro di Gilbert Keith Chesterton: “La Ballata del Cavallo Bianco”. 

Grazie al progetto N.E.E.T., finanziato dallo Stato, ci è stata data la possibilità di organizzare e avviare le attività necessarie, che coinvolgono ragazzi dai 15 a 29 anni, per realizzare un prodotto cinematografico avente come tema centrale proprio la Ballata del Cavallo Bianco.

Questo articolo ha lo scopo di tenervi aggiornati, assieme alle pubblicazioni di Radio Notting Hill e di Asino Piceno, riguardo l’andamento della produzione, ma soprattutto di farvi conoscere l’opera di G.K.Chesterton ed i motivi dietro la scelta di ispirarsi a quest’ultima.

Per poterci organizzare al meglio, ogni collaboratore di questo progetto ha un compito fondamentale per la riuscita del prodotto. Vi presento in breve i nostri amici e colleghi e di cosa si stanno occupando:

l’Associazione Asino Piceno (un’associazione socio-culturale che propone attività educative e ricreative) sta portando avanti dei corsi di falegnameria che serviranno alla fabbricazione di oggetti di scena, quali spade, scudi, elmi ed altri elementi che si vedono nelle foto qui allegate.

Accanto ad Asino Piceno c’è poi Radio Notting Hill (una radio di giovani universitari con l’obiettivo di raccontare storie tradizionali e moderne con un punto di vista fuori dai soliti schemi) che si sta occupando delle riprese vere e proprie del metraggio, aiutata dall’Associazione San Giovanni Paolo II (che si occupa di progetti nazionali e locali inerenti l’educazione dei minori, la povertà educativa, l'abbandono scolastico e l'affiancamento nella ricerca di occupazione) la quale assiste alle riprese guidando la parte attoriale delle scene.

Infine c’è la Società Chestertoniana Italiana (il cui scopo è quello di far conoscere e diffondere l'immensa opera del grande scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton) che si è preoccupata della stesura del copione, studiando l’opera, comprendendone i temi, non solo attraverso la lettura della Ballata, ma anche di ulteriori scritti di Chesterton come Ortodossia, in modo da poter adattare al meglio la storia sotto forma di copione cinematografico.

Ed ora: di cosa parla la Ballata? E perché abbiamo scelto quest’opera di G. K. Chesterton tra tutte la sua produzione?

La Ballata è un poema epico pubblicato nel 1911 e racconta la storia di Re Alfred, della sua vittoria alla Battaglia di Ethandune e della conversione del suo avversario danese Guthrum. Ma questa non è altro che la solita storia scritta sui libri, invece, ciò di cui parla realmente la Ballata è di un ricco Re che si è dovuto umiliare per poter riacquistare la fiducia del proprio popolo, di amici che di fronte alle parole della Madonna non esitano ad aiutare un loro compagno, di un testardo nei propri pensieri, di un pagano che infine si è convertito, della necessità di un atto di Fede giornaliero, dell’abbandono delle proprie certezze per poter seguire veramente Cristo e moltissimi altri temi, talmente tanti che si fanno fatica a ricordare.

In poche e semplici parole parla di tutti noi dall’inizio del poema fino all’ultimo verso dell’ultimo capitolo.

È questo il motivo per cui l’abbiamo scelta, perché come scrisse Olof Lagercrantz in L’arte di leggere e scrivere:

Un buon libro lascia al lettore l’impressione di leggere qualcosa della propria esistenza personale. 

Quando la lettura è al suo apice ci sembra che d’improvviso ricordiamo qualcosa d’importante che sapevamo, ma abbiamo scordato.

Dalla dedica iniziale alla moglie, alla fiducia con cui Eldred segue Alfred perché sa che è mosso, non dalle sue emozioni, ma dalla parola della Vergine Maria.

Solo otto libri sono bastati a quel geniale scrittore inglese per poter scrivere una storia che non avesse limiti temporali, una storia così umana e cristiana che si fa fatica a credere che la conversione al cattolicesimo di G.K.Chesterton avvenne undici anni dopo la pubblicazione della Ballata.

Nell’articolo successivo parleremo nel dettaglio dello studio fatto sulla figura di Chesterton, dei suoi personaggi all’interno dell’opera e di altri suoi scritti letti ai fini della stesura finale del copione. 

Per rimanere aggiornati:

Instagram

@radionottinghill

@asinopiceno_

Alessandro Girolami







venerdì 31 ottobre 2025

Vico, Chesterton e la barbarie che ritorna (con i chierici armati di tablet) - di Rodolfo Granafei, da Il Sussidiario del 6 ottobre 2025.



La filosofia della storia di Giambattista Vico si rivela ancora oggi preziosissima per capire il presente. Lo capì bene Chesterton

Marcello Veneziani ha scritto un piccolo-grande libro (Vico dei miracoli. Vita oscura e tormentata del più grande pensatore italiano, Rizzoli 2023) su Giambattista Vico e, rivolgendosi prevalentemente ai non addetti ai lavori, ha cercato di restituire in modo leggibile, con una lingua che si spinge fino a qualche coloritura dialettale, non solo il pensiero ma la vita stessa del Napoletano, dall’infanzia agli studi e al suo lavoro di precettore presso una famiglia nobiliare – i Rocca – a Vatolla, alla conquista di una cattedra di retorica, al matrimonio, alla composizione del suo capolavoro – La scienza nuova – riscritto per tre volte e infine alla morte e ai funerali, occasione di conflitto all’interno dell’università.

(...)

Abbiamo un testo perfetto che ci consente di comprendere grazie a un poeta-teologo come funziona il rapporto tra corso storico e ricorso della barbarie. Si tratta de La ballata del cavallo bianco (Raffaelli, 2013) di G.K. Chesterton, che racconta poeticamente la storia di Alfredo il Grande e della sua incredibile vittoria sui Danesi, che fondò l’Inghilterra.

Il resto qui sotto:





mercoledì 8 ottobre 2025

Maria Grazia Gotti ci segnala: Vico, Chesterton e la barbarie che ritorna (con i chierici armati di tablet) - da Rodolfo Granafei, Il Sussidiario, 6 ottobre 2025.



Ciao, Marco, buon pomeriggio.

Come stai?

Ti segnalo che il Sussidiario ha pubblicato questa interessante recensione di un libro di Marcello Veneziani su Gianbattista Vico in cui l'autore vede una esemplificazione della la sua teoria dei corsi e ricorsi storici nella Ballata del Cavallo bianco di Chesterton, laddove re Alfred profetizza il ritorno dei barbari. 

Interessante

ciao

Maria Grazia Gotti




sabato 26 luglio 2025

Ancora su Chesterton e Tolkien - Tolkien’s Reading of Chesterton, di Holly Ordway sul sito della Società Chestertoniana Americana.




Alcune considerazioni di Holly Ordway sul rapporto tra Chesterton e Tolkien sono racchiuse nell'articolo che segue nel collegamento in calce a questo post. Qui di seguito ci siamo permessi di tradurre qualche brevissimo brano per invitarvi a leggerlo:

(...) È (...) opportuno scoprire che Tolkien conosceva bene l'opera di Chesterton - infatti, sua figlia Priscilla disse che era “immerso in essa" - e ne era entusiasta.

Chesterton e Tolkien erano quasi contemporanei. Nati a soli diciotto anni di distanza l'uno dall'altro, Chesterton morì relativamente giovane, a sessantadue anni, quando Tolkien ne aveva quarantaquattro. È possibile che Tolkien abbia persino ascoltato Chesterton parlare di persona, poiché questi tenne una conferenza serale sul tema del “Romanticismo” presso le Oxford Examination Schools nel Trinity term (1) del 1914, quando Tolkien era residente.

(...) Tra le altre poesie di Chesterton, Tolkien aveva un tempo apprezzato La ballata del cavallo bianco. Quando la rilesse per aiutare Priscilla a comprenderla, trovò il poema insoddisfacente a causa della sua inesattezza storica, ma anche dopo una seconda lettura, meno entusiasta, continuò ad apprezzarne «il brillante scintillio delle parole e delle frasi».

L'articolo intero è disponibile qui:

https://www.chesterton.org/tolkiens-reading-of-chesterton/




(1) è il terzo e ultimo trimestre dell'anno accademico a Oxford e in altre università.

giovedì 19 giugno 2025

Materiale per il prossimo Chesterton Day, 28 giugno 2025.

Sul Cavallo Bianco cose recenti e meno recenti, nuove e seminuove:

- Sulla nuova edizione in rima:

https://uomovivo.blogspot.com/2025/05/un-piccolo-saggio-de-la-ballata-del.html

https://uomovivo.blogspot.com/2025/04/e-appena-uscita-una-nuova-edizione.html

https://uomovivo.blogspot.com/2025/04/ecco-la-ballata-del-cavallo-bianco.html

- Vecchi ma sempre validi materiali sul Cavallo Bianco:

https://uomovivo.blogspot.com/2025/04/chestertons-chestertons-ballad-of-white.html

https://uomovivo.blogspot.com/2024/10/un-aforisma-al-giorno-il-cavallo-bianco.html

https://uomovivo.blogspot.com/2022/10/joe-grabowski-rifa-il-cavallo-bianco.html

https://uomovivo.blogspot.com/2021/07/una-riflessione-di-annalisa-teggi-su-la.html

- Un saggio di Chesterton sulla Battaglia di Ethandune:

https://uomovivo.blogspot.com/2024/11/ethandune-di-gilbert-keith-chesterton.html

- Suor Bernadette Sheridan sulla visione di Re Alfred:

https://uomovivo.blogspot.com/2021/10/suor-bernadette-sheridan-sulla-visione.html

- Mons. Alberto Castelli sul Cavallo Bianco:

https://uomovivo.blogspot.com/2021/06/chesterton-in-altre-parole-mons-alberto.html

Sul romanzo poliziesco e l'inedito tradotto da Giovanni D'Andrea:

https://uomovivo.blogspot.com/2024/12/un-articolo-di-qualche-anno-fa-sul.html

https://uomovivo.blogspot.com/2024/12/il-romanzo-poliziesco-storico-di-g-k.html

Il tutto salvo altro...




mercoledì 30 aprile 2025

Breve recensione de La Ballata del Cavallo Bianco tradotta in rima da Giulio Mainardi.

È appena uscita una nuova edizione italiana de La Ballata del Cavallo Bianco, per i tipi delle Edizioni del Faro (Trento). Come promesso ne parliamo insieme.

Giulio Mainardi (che è ormai una vecchia conoscenza nonostante la sua giovane età, ancora nei venti, oltre che un traduttore ormai esperto, avendo tradotto molte opere anche inedite del nostro Chesterton) ha tradotto in rima un’opera anzi un poema certamente impegnativo.

Forse non tutti sono consapevoli della massa critica costituita dall’opera poetica di Chesterton, ampiamente sottovalutata. È poco conosciuta, anche se ha ricevuto il plauso di uomini come John Ronald Reuel Tolkien, nonché la gloria di essere cantata in circostanze decisive della vita, quelle in cui non si scherza, come accadde ai soldati inglesi nelle trincee francesi della Somme durante la Prima Guerra Mondiale (vedi il caso della poesia Lepanto, di cui ho avuto il piacere di scrivere la prefazione; l'opera è stata tradotta anche in questo caso da Giulio Mainardi). Dunque, un’opera così importante, espressa in un genere come quello poetico, non può essere sorvolata. 

Parliamo della scelta di tradurre in rima, perché questa è la novità: è costata cara al traduttore, questa scelta! Si è trattato di una fatica di oltre nove anni, lo dice lui stesso, ma lo ha fatto convinto di compiere un’opera doverosa. Dovete sapere che Chesterton da qualche parte ha scritto che la poesia è ritmo e se non la si fa in rima è come la prosa. Con questo Chesterton voleva semplicemente ribadire un concetto che lo fa assurgere a difensore della classicità. Quest’idea di classicità è il motivo che spinse Emilio Cecchi a invitare lui e Belloc  a scrivere per La Ronda (ne dà conto nel famoso articolo Ospiti di cui abbiamo parlato più volte e che abbiamo pubblicato su questo blog). Non sono certo che Cecchi sapesse di questa riga che esprime con tanta chiarezza il pensiero di Chesterton sulla poesia, però sono certo che, semmai l’abbia letta, l’avrà trovata assolutamente confacenti a quei motivi che lo avevano reso ammiratore e mentore italiano del nostro eroe inglese.

In ogni caso è sempre il traduttore a dare conto di questa scelta: lo fa nella prefazione, riprendendo un pensiero di Chesterton stesso in Fancies versus Fads, e ribadendo la volontà di dare forma poetica anche alla traduzione perché essa integra e costituisce lo spirito dell'opera tradotta.

Pure di rilievo è la bibliografia, in fondo al libro, con cui Mainardi dà conto delle proprie scelte e del proprio lavoro.

Mainardi compie anche un’altra opera: alla maniera di una volta traduce in italiano anche i nomi dei luoghi e delle persone che compongono questo affresco medievale, e dà conto delle scelte. Qualcuno potrebbe rimanere anche piuttosto perplesso, ma in fondo cosa c'è strano? Noi chiamiamo la città tedesca di Mainz col nome italianissimo di Magonza, Gdańsk col nome di Danzica (che per i tedeschi si chiama sempre Danzig, come chiamano Görz la nostra Gorizia), i cronisti della battaglia di Lepanto ribattezzarono Occhialì il capo dell'ala sinistra della flotta ottomana che in realtà si chiamava Uluç Alì (che era il suo nome da rinnegato e significava proprio Alì il Rinnegato, in quanto prima di convertirsi all'islam si chiamava Giovan Dionigi Galeni…). Ho fatto degli esempi banali, però credo che questo incarni il tentativo di ridare dignità e vita alla nostra lingua che la sta perdendo passo dopo passo, perché la crediamo non adatta ad esprimere sentimenti e concetti che vengono da un altro mondo. È una scelta, a volte potrebbe anche disorientare, però io la trovo un gesto di affetto verso la nostra lingua, come se il traduttore volesse rendere più familiare ancora uno scenario che l’autore vuole che ci tocchi fino in fondo. 

D’altronde la traduzione deve sapere della cultura di chi la leggerà. Sarebbe bello rileggere il saggio di Belloc intitolato Sulla traduzione (è edita in italiano e con questo titolo da Morcelliana), lui che aveva due identità culturali, etniche, due tradizioni molto distinte ma non per questo del tutto inconciliabili, nelle sue vene, quella francese e quella inglese. Potremmo fare tantissimi esempi di come a volte siamo costretti a rendere delle espressioni straniere che, se tradotte alla lettera, sarebbero senza senso o ridicole (una su tutte: "alive and kicking" non lo traduciamo "vivo e scalciante", perché sarebbe poco comprensibile e onestamente farebbe un pochino ridere, e facciamo bene se lo traduciamo "vivo e vegeto", che invece in inglese non è immediatamente comprensibile...). 

Inoltre, Mainardi fa anche un grosso lavoro di carattere filologico: cita e dà conto di opere come quella di suor Bernadette Sheridan, dà conto delle proprie scelte, le confronta con quelle di altri traduttori o commentatori (c’è spazio anche per la nostra Annalisa Teggi, che ha fatto la prima traduzione in assoluto - non solo prima in italiano dunque - di quest’opera, e l’ha fatta con scienza e coscienza in prosa). 

Insomma, c’è di che discutere e commentare. Io trovo che sia un’opera bella, tra l’altro contenuta in un oggetto più che dignitoso, visto che il libro è bello ed apprezzabile anche fisicamente, e si tiene in mano con piacere; ha trovato anche delle soluzioni grafiche adeguate per mostrare note e, coraggiosamente, il testo originale a fronte.

Una bella cosa, un tassello in più dell'opera di diffusione e di studio del nostro caro Chesterton, che oggi avrà una voce in più, ed oltretutto musicale, per farsi conoscere in Italia.

Marco Sermarini

Qui sotto trovate alcune delle traduzioni di Giulio Mainardi e i nostri post che le riguardano:


Magia e altri sette drammi










venerdì 11 aprile 2025

Un avviso da Verona dagli amici dei Gruppi Chestertoniani Veronesi.

Ritrovo comune dei Gruppi Chestertoniani Veronesi 

e degli alunni della Scuola di Filosofia Edith Stein


Domenica 18 maggio 2025

Il nostro Roberto Prisco, mentore di questa 
e di altre iniziative frizzantissime...

 

ore 15,30 Ritrovo

 

ore 16 Conversazione con Giuseppe Colombo: 
The Ballad of the White Horse
:

A piedi e a cavallo, in compagnia di due coppie speciali:

Frances Alice Blogg e Gilbert K. Chesterton 

Mary the Mother of God e King Alfred,

Attraversiamo i campi della fede che già è, e si fa cultura. 
E cultura si fa disegno di civiltà… e politica.

 

ore 16,45 Merenda al sacco e rum con formaggio

 

ore 18,30 Sigari e congedo

  

L’appuntamento è nel giardino della villetta di Gilberto Girimondo a Montecchio

 

Consigli per arrivarci:

- Partire da Quinzano

- In fondo alla piazza (a fianco della pizzeria Italia) si passa una strettoia e si prende
 via Lavello che poi diventa via Are Zovo. 

- Si procede per circa sette Chilometri in direzione di Montecchio.

- Poco prima di arrivare a Montecchio sulla sinistra (prima del bidone di raccolta vetri)
 si imbocca la via Pozza Stroa dove al numero civico 1 si trova la villetta di Gilberto. 

- La via Pozza Stroa è segnalata anche col vecchio toponimo di Monchetto

In caso di pioggia Informazioni precise saranno date con l'avviso successivo.

martedì 1 aprile 2025

Chesterton's Ballad of the White Horse: From Conception to Critical Reception Critical Reception, di Nicholas Milne.



Vi proponiamo questo saggio su La Ballata del Cavallo Bianco, vista la pubblicazione della traduzione in rima di Giulio Mainardi e l’interesse che l’opera suscita da sempre, in specie, in Italia, dal tempo della traduzione di Annalisa Teggi.






lunedì 31 marzo 2025

Un interessante parallelo tra Il Signore degli Anelli e La Ballata del Cavallo Bianco a firma di Christopher Clausen.



Il saggio che vi proponiamo è intitolato “‘Lord of the Rings’ and ‘The Ballad of the White Horse,”’ ed è tratto da South Atlantic Bulletin, Vol. XXXIX, No. 2, May, 1974, pp. 10-16. Non recente, ma è difficile trovare saggi che propongono lavori critici approfonditi sul rapporto di Tolkien con l’opera di Chesterton.

In questo saggio Clausen sostiene che per il suo Il Signore degli Anelli, J. R. R. Tolkien abbia preso a prestito la struttura narrativa ed i temi fondamentali del poema chestertoniano sulla Cristianità che affronta le forze del male.



La cosa è tutt’altro che scontata e certa, anche perché sembra che Tolkien non apprezzasse il poema ed il suo finale (in una lettera inviata al figlio nel 1944, scrisse che «il finale è assurdo. Il luccichio e il fracasso delle parole ed espressioni [...] non possono nascondere il fatto che GKC non sapesse niente di niente riguardo al "nord", pagano o cristiano»). Tuttavia uno studioso come Joseph Pearce sostiene che la tesi non sia  infondata e che un’influenza indiretta sia riscontrabile.


Esso è reperibile anche qui:


A nostro avviso c’è ancora molto da dire e da scrivere sul rapporto tra questi due scrittori, molto ancora da approfondire.






domenica 30 marzo 2025

La Ballata del Cavallo Bianco in rima! Giulio Mainardi ha appena terminato la sua lunga fatica e noi la aspettiamo!

Giulio Mainardi ci scrive e noi subito lo condividiamo con voi, cari lettori, è una bella notizia che aggiunge un nuovo tassello alle traduzioni di Chesterton, per di più nel campo della poesia, sempre un po' lasciato da parte chissà perché. Giulio, che è giovane, bravo ed appassionato, ha fatto un lavorone, e vogliamo dargli spazio, cosa che faremo ancora nei prossimi giorni. Intanto leggete il suo messaggio:

Dopo nove anni di duro lavoro viene finalmente alla luce la mia traduzione (vastamente annotata) della «Ballata del Cavallo Bianco». Non so se ho saputo rendere giustizia a questo bellissimo poema; di sicuro ci ho provato; di sicuro lavorandoci altri dieci anni avrei potuto fare di meglio, ma intanto ci accontentiamo così… Nella terza foto vedete qualcosina della mole dello sviluppo della traduzione (in realtà è la prima abbiate pazienza, colpa nostra qui dietro al blog 😖... ndr).

Ho creato una pagina su Instagram per provare a pubblicizzare un po’ il libro. Pubblicherò un po’ di strofe; seguitela così (mi date una mano, e) vi fate un’idea di com’è: 






lunedì 17 marzo 2025

Aforismi in lingua originale - Oggi è San Patrizio e allora...




The great Gaels of Ireland are the men that God made mad,
For all their wars are merry, and all their songs are sad.

Gilbert Keith Chesterton, The Ballad of the White Horse.






domenica 1 dicembre 2024

Aforismi in lingua originale - The ballad of the white horse, Do you have joy without a cause, yea, faith without a hope

the wise men know all evil things Under the twisted trees,
Where the perverse in pleasure pine and men are weary of green wine and sick of crimson seas.

But you and all the kind of Christ are ignorant and brave,
and you have wars you hardly win

and souls you hardly save.

I tell you naught for your comfort, yea, naught for your desire,
Save that the sky grows darker yet and the sea rises higher.

Night shall be thrice night over you, and heaven an iron cope.
Do you have joy without a cause, yea, faith without a hope?”






G.K. CHESTERTON - 
THE BALLAD OF THE WHITE HORSE

sabato 23 novembre 2024

Ethandune, di Gilbert Keith Chesterton, The Daily News, 27 agosto 1910 - traduzione di Marco Sermarini ©

Questo articolo è la testimonianza del lavoro in corso nella mente di Chesterton che poi portò alla pubblicazione de La ballata del cavallo bianco nell’anno 1911. Chesterton, come è noto, inizia la sua opera con una nota in prosa in cui dichiara che il poema non è storico, seppure raccoglie molte tradizioni ancora vive nell’area del Wessex e delle battaglie combattute dal grande re sassone. Dice di aver scelto di collocare il luogo della battaglia di Ethandun nella Valle del Cavallo Bianco nonostante la mancanza di prove concrete a sostegno di questa collocazione. Gilbert si era recato da quelle parti, accompagnato da un autista, ed ebbe lì l’ispirazione di tutto il poema, che dedicherà alla moglie. L’opera verrà pubblicata nel 1911, cioè nell’anno successivo all’articolo che vi proponiamo e che è tratto da un numero del Daily News del 1910. Il tema da cui parte l’articolo è la collocazione esatta di Ethandune (o Ethandun), questione oggetto di ampia discussione tra gli studiosi. È mia opinione che vada tenuto presente, per la comprensione dell’articolo che vi propongo con questa traduzione, il passaggio che segue della Prefazione al poema: “Una tradizione collega la vittoria finale di Alfredo con la valle del Berkshire chiamata Valle del Cavallo Bianco. Ho riscontrato dei dubbi su questa tradizione, dubbi che possono essere validi. Non so quando o dove sia iniziata la storia; è sufficiente che sia iniziata da qualche parte e che sia finita con me”, ossia l’impatto concreto nella vita dell’autore di questa storia apparentemente leggenda ma in concreto vicenda reale che ha influito sulla civiltà cristiana inglese.


L’articolo, come vedete, è uscito nel 1910 sul giornale ma è stato riproposto da Chesterton nella raccolta intitolata Alarms and Discursions, uscita in quello stesso anno.


Marco Sermarini


Ethandune


Forse non sapete dove si trova Ethandune. Nemmeno io, e nessuno lo sa. È qui che inizia il divertimento un po' cupo. Non posso nemmeno dirvi con certezza se sia il nome di una foresta, di una città o di una collina. Posso solo dire che in ogni caso è del genere che aleggia e che rimane indefinito. Se è una foresta, è una di quelle foreste che marciano con un milione di gambe, come gli alberi che camminano e che furono il destino di Macbeth. Se è una città, è una di quelle città che svaniscono, come una città di tende. Se è una collina, è una collina che vola, come la montagna a cui la fede mette le ali. Su una vasta e oscura regione dell'Inghilterra, questo nome oscuro di Ethandune fluttua come un'aquila che non sa dove scendere in picchiata e colpire, e, in effetti, c'erano abbastanza uccelli da preda su Ethandune, ovunque fosse. Ma ora Ethandune stessa è divenuta oscura e alla deriva come i neri stormi degli uccelli.


Eppure, senza questa parola che non si può associare a un significato e difficilmente a un ricordo, in questo momento sareste seduti su una sedia molto diversa e stareste guardando una tovaglia molto diversa. Come frase pratica moderna non la raccomando; se i miei critici privati e i corrispondenti di cui mi compiaccio dovessero indirizzarmi “G. K. Chesterton, Fermo Posta, Ethandune”, temo che le loro lettere non arriverebbero a destinazione. Se due frettolosi viaggiatori commerciali accettassero di discutere una questione d'affari a Ethandune dalle 17 alle 17.15, temo che invecchierebbero nel quartiere come canuti vagabondi. Per dirla chiaramente, Ethandune non si trova da nessuna parte e in nessun luogo delle colline occidentali; è un miraggio inglese. Eppure, se non fosse per questo dubbio, probabilmente non ci sarebbe il Daily News il sabato e certamente non ci sarebbe la chiesa la domenica. Non dico che nessuna di queste due cose sia un beneficio, ma dico che sono abitudini e che non le avreste se non grazie a questo mistero. Non avreste i pudding di Natale, né (probabilmente) alcun pudding; non avreste le uova di Pasqua, probabilmente non le uova in camicia, dubito fortemente delle uova strapazzate e i migliori storici sono decisamente dubbiosi sulle uova al curry. Per farla breve (e così abbreviare la più lunga di tutte le storie), non avreste alcuna civiltà, tanto meno una civiltà cristiana. E se in un momento di leggera curiosità desiderate sapere perché siete il cittadino splendido, raffinato e del tutto soddisfacente che ovviamente siete, allora non posso darvi una risposta geografica o storica più precisa, ma solo farvi risuonare nelle orecchie il suono del nome non afferrato: Ethandune.


Cercherò di illustrare in modo sensato perché è così importante. Ma anche questo non è facile. Se dovessi riportare il semplice fatto sulla base dei libri di storia, molte persone lo riterrebbero ugualmente irrilevante e remoto, come una qualche guerra dei Pitti e degli Scozzesi. I motivi potrebbero essere esposti in questo modo. C'è un certo spirito nel mondo che accorcia tutto. Ci può essere sfarzo nella rottura, ma la cosa è distrutta. Ci può essere un certo splendore, ma è uno splendore sterile: abolisce tutti gli splendori futuri. Per fare un esempio concreto, la cattedrale di York ricoperta di fiamme potrebbe essere altrettanto bella di quella ricoperta di sculture. Ma le sculture producono altre sculture. Le fiamme non producono altro che un piccolo cumulo nero. Quando un atto ha questa qualità da vicolo cieco, poco importa che sia fatto con un libro o con una spada, con una maldestra ascia da guerra o con una bomba chimica. Lo stesso vale per le idee. Il pessimista può essere una figura orgogliosa quando maledice tutte le stelle; l'ottimista può essere una figura ancora più orgogliosa quando le benedice tutte. Ma il vero banco di prova non è l'energia, bensì l'effetto. Quando l'ottimista dice: “Tutte le cose sono interessanti”, veniamo lasciati liberi; possiamo interessarci tanto o poco a seconda delle nostre esigenze. Ma quando il pessimista dice: “Nessuna cosa è interessante”, può essere un'osservazione molto spiritosa, ma è l'ultima osservazione spiritosa che può essere fatta sull'argomento. Ha bruciato la sua cattedrale; ha avuto la sua fiammata e il resto è cenere. Gli scettici, come le api, danno il loro unico pungiglione e muoiono. Il pessimista deve sbagliarsi, perché dice l'ultima parola.


Ora, questo spirito che nega e che distrugge ha avuto in un periodo della storia una terribile epoca di superiorità militare. Bruciarono la cattedrale di York, o almeno, luoghi dello stesso tipo. In poche parole, dal settimo secolo al decimo, su queste isole e sulle coste occidentali del continente si è riversata una fitta marea di tenebre, di caos e di crudeltà senza cervello, che le ha quasi isolate per sempre dalla cultura dell'uomo bianco. E questa è l'ultima prova umana: i vari capi di quell'epoca vaga furono ricordati o dimenticati a seconda di come avevano resistito a questa incursione quasi cosmica. Nessuno pensava alle moderne sciocchezze sulle razze; tutti pensavano alla razza umana e alle sue più alte conquiste. Artù era un celtico, e forse era un celtico favoloso; ma era una favola dal lato giusto. Carlo Magno poteva essere un gallo o un goto, ma non era un barbaro; ha combattuto per la tradizione contro i barbari, i nichilisti. E anche per questo, solo per questo, in ultima istanza, chiamiamo il più triste e per certi versi il meno riuscito dei re del Wessex con il titolo di Alfredo il Grande. Alfredo fu sconfitto dai barbari più volte, e più e più volte sconfisse i barbari; ma le sue vittorie furono vane quasi quanto le sue sconfitte. Fortunatamente non credeva nello Spirito del Tempo, nell'Andamento delle Cose o in altre sciocchezze moderne, e quindi continuò ad andare avanti. Ma mentre i suoi fallimenti e i suoi infruttuosi successi hanno nomi ancora in uso (come Wilton, Basing e Ashdown - 1), l'ultima epica battaglia che ha davvero sconfitto il barbaro è rimasta senza un luogo o un nome moderno. A parte il fatto che si trovava vicino a Chippenham, dove i danesi abbandonarono le loro spade e furono battezzati, nessuno è in grado di individuare con certezza il luogo in cui voi e io siamo stati salvati dall'essere selvaggi per sempre.


Ma l'altro giorno, sotto un tramonto e un'alba selvaggi, sono passato davanti al luogo che è maggiormente reputato come Ethandune, un'altura cupa, in parte spoglia e in parte ispida; come quel luogo selvaggio e sacro in quei grandi versi immaginifici sull'amante demoniaco e la luna calante. L'oscurità, il naufragio rosso del tramonto, la luna gialla e vivida, le lunghe ombre fantastiche, creavano effettivamente quel senso di mostruoso inconveniente che è il lato drammatico del paesaggio. I pendii grigi e spogli sembravano precipitarsi verso il basso come schiere in rotta; le nuvole scure attraversavano come vessilli lacerati; e la luna era come un drago d'oro, come il Drago d'Oro del Wessex. 


Mentre attraversavamo un'inclinazione della brughiera strappata, vidi improvvisamente tra me e la luna un ammasso nero e informe più alto di una casa. L'atmosfera era così intensa che pensai davvero a un mucchio di danesi morti, con un fantomatico conquistatore in cima. Fortunatamente stavo attraversando queste lande con un amico che conosceva la storia più di me e mi disse che si trattava di un tumulo più antico di Alfredo, più antico dei Romani, più antico forse dei Britanni, e nessuno sapeva se fosse un muro, un trofeo o una tomba. Ethandune è ancora un nome alla deriva; ma mi ha dato una strana emozione pensare che, spada alla mano, mentre i danesi si riversavano con i torrenti del loro sangue giù a Chippenham, il grande re possa aver alzato la testa e guardato quella forma opprimente, che suggeriva qualcosa eppure non suggeriva nulla; possa averla guardata come noi, e averla capita poco quanto noi.


Gilbert Keith Chesterton, The Daily News, 27 agosto 1910, collazionato in Alarms and Discursion, capitolo 30.


1 -  si tratta dei siti di tre battaglia occorse nell'871 tra Etelredo e Alfredo contro i Vichinghi, perse dai sassoni.

(Traduzione di Marco Sermarini © tutti i diritti riservati)