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martedì 10 febbraio 2026

I Dieci Comandamenti del giallo secondo mons. Ronald Knox

Da alcuni giorni stiamo rivalutando l'esperienza chestertoniana alla luce della letteratura poliziesca o gialla. Abbiamo riesumato alcuni vecchi post anche per richiamare le relazioni di Chesterton con alcuni suoi "colleghi gialli" come Agatha Christie, e l'esistenza del Detection Club. Oggi parliamo di mons. Ronald Knox, un grande amico di Chesterton ed un nome d'eccezione per quel che riguarda il giallo, anche se in Italia poco valorizzato. Convertito dall'anglicanesimo al cattolicesimo, fu sacerdote della Chiesa Cattolica, membro fondatore del Detection Club ed amico di lunga data di Chesterton; fu anche traduttore della Vulgata di San Girolamo, la Bibbia in latino, in lingua inglese (posseggo una copia di questa traduzione e vi dico che è un'opera di valore -- essa fu adottata dai Vescovi inglesi come versione ufficiale).

Durante la cosiddetta età d'oro della narrativa poliziesca, gli scrittori cercarono di stabilire delle “regole” per questo genere al fine di garantire il “fair play” ai lettori. Ecco qui di seguito cosa ipotizzò il nostro Ronald Knox (va detto non fu il solo).

I dieci comandamenti di Ronald Knox

Nel 1929 codificò dieci regole. Per cui questi sono i “Dieci Comandamenti” (o “Decalogo”) del giallo secondo Knox:

1) Il criminale deve essere menzionato nella parte iniziale della storia, ma non deve essere qualcuno di cui il lettore abbia potuto conoscere i pensieri.

2) Tutte le forze soprannaturali o preternaturali sono escluse per ovvia ragione.

3) Non è ammessa più di una stanza o di un passaggio segreto.

4) Non possono essere utilizzati veleni finora sconosciuti, né alcun dispositivo che richieda una lunga spiegazione scientifica alla fine.

5) Nessun cinese deve comparire nella storia. (La “regola del cinese” era una reazione e una critica ai cliché razziali prevalenti nella letteratura inglese degli anni '20. Knox spiegò: “Non vedo alcuna ragione per cui un cinese debba rovinare un romanzo poliziesco. Ma in realtà, se sfogliando le pagine di un romanzo sconosciuto in una libreria ti imbatti in qualche riferimento agli occhi stretti e a fessura di Chin Loo, evita quella storia; è brutta”).

6) Nessun caso fortuito deve mai aiutare il detective, né questi deve mai avere un'intuizione inspiegabile che si riveli corretta.

7) Il detective stesso non deve commettere il crimine.

8) Il detective è tenuto a rivelare qualsiasi indizio che possa scoprire.

9) Il “braccio destro” del detective, il Watson, non deve nascondere al lettore alcun pensiero che gli passi per la mente: la sua intelligenza deve essere leggermente, ma molto leggermente, inferiore a quella del lettore medio.

10) I gemelli, e i sosia in generale, non devono apparire a meno che non siamo stati debitamente preparati alla loro presenza.

Come vedete monsignor Knox aveva una decina di assiomi cui, in astratto, diceva di volersi rifare. Chissà cosa ne penseranno gli esperti del giallo. Sarebbe interessante saperlo.

Marco Sermarini

La biografia di Knox a cura di
Evelyn Waugh


lunedì 9 dicembre 2024

Un articolo di qualche anno fa sul Detection Club - Marco Amici su Radical Ging.

Ingrandendo la foto di questa cena del Detection Club
degli anni Trenta ci sembra di vedere
al centro della tavolata proprio lui...



Tempo fa abbiamo segnalato l'esistenza di un inedito di Chesterton sul giallo (vedete qui e qui), alcuni giorni fa il valente Giovanni D'Andrea ha pensato bene di tradurlo (vedete qui). Ora, stimolati dalle riflessioni di Chesterton sul giallo, abbiamo trovato in rete un articolo di circa sei anni fa a firma di Marco Amici sul sito Radical Ging che rispolvera il mito del Detection Club: le origini sono mitiche quanto spassose, mitiche per la presenza di notissimi scrittori in questa spettacolare gang, spassose perché sapete già che tipo di aplomb sfoggiavano i membri di questo club [il blog ne ha già parlato più volte, vedete qui, qui, qui (si parla incidentalmente anche di Leonardo Sciascia e Giuseppe Tomasi di Lampedusa)].

In ogni caso Chesterton dava una grande importanza al genere del giallo. Egli disse che "il romanzo avventuroso della polizia rappresenta così l'intera avventura umana, ed è basato sul fatto che la moralità è la più oscura e ardita delle cospirazioni" e che "mentre una tendenza costante del vecchio Adamo è quella di rivoltarsi contro quella cosa così universale e automatica che è la civiltà, di predicare deviazione e ribellione, il romanzo dell'attività di polizia mette in un certo senso sotto gli occhi il fatto che la civiltà stessa è la più sensazionale delle deviazioni e la più romanzesca delle ribellioni". Chesterton considerava il giallo la prima e unica forma di letteratura popolare in cui si esprime quella che lui chiamò "la poesia della vita moderna". Come ho già avuto modo di dire, in questo post  (tratta di un brano tratto da Come si scrive un giallo) possiamo apprezzare quanto queste idee, che spesso vengono confinate nell'ambiente ovattato degli interessi letterari, in realtà investano la vita intera per come la immagina e desidera Chesterton.

Marco Sermarini

_____________________

Immaginiamo la Londra degli anni ’30: un gruppo di amici scrittori, dei carnefici, delle vittime e un teschio di nome Eric. La trama di un romanzo? No, la vera storia del Detection Club.

Il Detection Club fu un circolo letterario fondato nel 1930 da un gruppo di scrittori di crime e mistery inglesi, che al contrario dei circoli più famosi, si incontrava almeno tre volte l’anno per cenare insieme e discutere della crime fiction dell’epoca, consigliandosi e confidandosi, dichiarando cosa fosse meritevole di apprezzamento e cosa invece fosse oltraggioso, il tutto davanti a un buon pasto e a numerosi bicchieri di vino.

Come tutti i club, anche il Detection Club aveva un presidente, il primo fu G.K. Chesterton. Ma lo furono anche Dorothy L. Sayers e Agatha Christie (anche se decise di condividere la carica con Lord Gorell, chiedendogli di occuparsi dei discorsi e dell’interazione con il pubblico, considerate la sua famosa timidezza e paura di esporsi). A oggi il presidente è Martin Edwards, scrittore ed esperto della Golden Age of Crime Fiction, l’età dell’oro del giallo inglese, periodo che spazia dall’inizio Novecento fino ai primi anni del 1950.

Il resto qui sotto:

https://radicalging.com/2018/02/15/il-detection-club-il-circolo-del-giallo/


Agatha Christie


mons. Ronald Knox







mercoledì 4 settembre 2024

Un aforisma al giorno - "Non mi preoccupa un grosso uomo grasso... È questa storia... che voglio che finisca bene".

Ora sono in uno stato in cui mi sento un mostruoso ciarlatano, come se indossassi una maschera e fossi imbottito di cuscini, ogni volta che vedo qualcosa sul G. K. C. pubblico; mi fa male, perché anche se le opinioni che esprimo sono reali, l'immagine è terribilmente irreale rispetto alla persona reale che ha bisogno di aiuto in questo momento. Ho la stessa vanità di chiunque altro riguardo a questi successi superficiali mentre si verificano; ma non sento mai per un momento che essi influenzino la realtà del fatto che io sia completamente marcio o meno; così che qualsiasi commento pubblico sulla mia posizione religiosa sembra come un vento dall'altra parte del mondo; come se riguardasse qualcun altro - come in effetti è. Non mi preoccupa un grosso uomo grasso che appare sulle piattaforme e nelle caricature; anche quando si diletta in dibattiti su quello che io ritengo essere il giusto. Mi preoccupa ciò che è diventato un bambino a cui il padre mostrava un teatro giocattolo, e uno scolaro che nessuno ha mai sentito nominare, con il suo rimuginare su dubbi, oscurità e sogni a occhi aperti, con una coscienza grossolana così incoerente da sfiorare l'ipocrisia; e tutta la vita morbosa della mente solitaria di una persona viva con cui ho vissuto. È questa storia, che così spesso ha rischiato di finire male, che voglio che finisca bene.

Gilbert Keith Chesterton, da una lettera a mons. Ronald Knox poco prima della sua conversione al cattolicesimo, in Dudley Barker, G. K. Chesterton: A Biography, New York, Stein & Day, 1973.




sabato 24 agosto 2024

Chesterton in altre parole - Ronald Arbuthnott Knox.

Se la posterità trascurerà Chesterton, pronuncerà il giudizio non su di lui, ma su se stessa”. 

Mons. Ronald Arbuthnott Knox, dal suo panegirico su Chesterton pronunciato in occasione della santa messa per il trigesimo dalla morte, nella Cattedrale di Westminster.



sabato 28 ottobre 2023

Chesterton the Prophet: Ronald Knox Remembers His Friend | mons. Ronald Knox ricorda il suo amico Chesterton pochi giorni dopo la sua morte.

El hombre que fue Chesterton | Babelia | EL PAÍS

Questo articolo che vi proponiamo apparve originariamente nel numero del 26 giugno 1936 di The Catholic Herald, che lo ha ripreso il 14 Giugno 2021, ottantacinquesimo anniversario della morte di Chesterton. Knox pronunciò anche il panegirico in occasione della Messa di requiem tenuta nella Cattedrale di Westminster un mese dopo la morte dell'amico giornalista. L'articolo è reperibile nel volume dei suoi Occasional Sermons.

_________________

Per tutti gli uomini di buona volontà della mia generazione, la morte di Chesterton appare (in diversi gradi) come un'ombra del sole. La sua filosofia, o qualche sua eco, dava colore alle cose di questo mondo ed è stata la premessa di cose migliori a venire. Molti altri, come me, devono sentirsi così saturi del suo pensiero che ogni svolta della strada ci ha ricordato di lui in questi ultimi giorni, portando con sé un nuovo dolore della memoria. (Mentre eravamo seduti a pranzo dopo averlo deposto a Beaconsfield, cercavo di ricordare una sua frase sul Saracen's Head e mi sono ritrovato a rifiutare, in suo onore, un biscotto con il mio formaggio). Questo, anche nelle piccole cose; ma ci sono ricordi più profondi e un senso di perdita più profondo.

(...)

Una volta, dopo aver pranzato con degli amici, gli fu chiesto di camminare fino alla fine del giardino, dove poteva farsi vedere da un'anziana signora costretta a letto al piano di sopra, desiderosa di vedere "il grande Mr. Chesterton". Gli chiesi se potevo camminare con lui, per continuare una discussione, e lui mi disse subito: "Sì, vieni con me: puoi essere l'uomo comune". Credo che fosse sinceramente il suo pensiero, che la grandezza di Mr. Chesterton fosse una questione di "ciccia", cioè di capacità di essere un uomo comune. Certamente quel pensiero era il mio, cioè che il ruolo dell'uomo comune era facile da interpretare in una simile compagnia.

(...)

Il resto qui:

https://catholicherald.co.uk/chesterton-the-prophet-ronald-knox-remembers-his-friend-who-died-85-years-ago-today/

Qui l'articolo nella sua edizione originale e nella sua collocazione all'interno della pagina originale:

https://archive.catholicherald.co.uk/article/26th-june-1936/5/chesterton-the-prophet


venerdì 11 novembre 2022

Qualche cenno dall'articolo di Edward Short su padre Ian Ker.

Si tratta di uno di quei completissimi obituary che sanno narrare bene la vita e il senso delle opere della persona celebrata. In questo caso viene tinteggiata la vita e l'opera di padre Ker, che per noi chestertoniani ha una certa importanza. Ci sono moltissimi brani che vorrei proporvi (sulla sua gioventù, sulla carriera accademica, sulla conversione, su Newman...) ma sarebbe troppo lungo, per cui mi limito a due brevi cenni, lasciando a voi la lettura del resto (a proposito, se avete difficoltà con l'inglese potete usare un buon traduttore, www.deepl.com).

Padre Ian Ker

Il primo riguarda una sorta di filo rosso per me ignoto: la mamma di padre Ker era Joan May Knox, figlia di un funzionario del Servizio Indiano che era cugino di primo grado di mons. Ronald Knox, amico di Chesterton e come lui convertito al cattolicesimo dall'anglicanesimo.

L'altro è il brano che segue, che ritengo molto significativo perché riguarda il rapporto tra Newman e Chesterton:

Nella sua biografia di Chesterton, P. Ker ha sostenuto in modo convincente che GKC fu il successore di Newman proprio perché condivideva la passione del convertito per la realtà, una qualità che anche Hilaire Belloc aveva individuato nel suo amico. "La verità aveva per lui", ha ricordato Belloc, "l'attrazione immediata di un appetito. Aveva fame di realtà. Ma, cosa ancora più importante, non poteva concepire se stesso se non per soddisfare questa fame [...] non era possibile per lui tenere qualcosa che valesse la pena di tenere e che non fosse collegato alla verità nel suo insieme".

Marco Sermarini 


mons. Ronald Knox, legato da vincoli di parentela
a padre Ian Ker
.


sabato 30 luglio 2022

A cento anni dalla conversione di Gilbert Keith Chesterton al cattolicesimo.


Chesterton fu accolto nella Chiesa Cattolica domenica 30 Luglio 1922, ossia esattamente cento anni fa. Oggi quindi si fa festa!

Ma la faccenda fu semplice solo a dirsi, e sull'argomento siamo tornati diverse volte.

Il passo fu in realtà quello che amo definire un match regolare durato molti anni: negli anni Dieci Gilbert già pensava a questo grande passo in cui fu anticipato dal fratello Cecil (che si convertì nel 1912) e da mons. Ronald Knox e Maurice Baring, tanto per citare due dei suoi più cari amici (in particolare Baring fu tutt'altro che estraneo alle ultime fasi di questo passaggio, come vi mostrai qui). Poi arrivò quella grande malattia tra 1914 e 1915 che quasi portò via il nostro caro amico, e la moglie e padre O' Connor si preoccuparono molto di questa evenienza perché Chesterton aveva pensato alla conversione e ne aveva parlato con loro, ma questo "imprevisto" sarebbe stato fatale. Si riprese, ma come abbiamo visto passò dell'altro tempo.

Gilbert comunque ad un certo punto (precisamente al ritorno dal suo viaggio in Terrasanta) capì che non poteva aspettare ancora, e fece una solenne promessa proprio il giorno di Pasqua del 1920 e proprio in Italia, in una chiesa del porto di Brindisi, di ritorno dal suo famoso viaggio in Terrasanta: promise alla Madonna (c'era una statua in chiesa) che quanto prima avrebbe fatto il grande passo.

Che cosa lo frenava? 

Null'altro se non lo scrupolo di dover "lasciare indietro" (e per un po' anche lo scrupolo di dover contristare) la sua cara moglie Frances, che fu devota anglicana. Quando seppe, tramite padre O' Connor, che la moglie non ne sarebbe stata offesa, si decise. Questa esitazione si spiega solo con l'amore che nutriva per sua cara moglie, senza la quale non sarebbe tornato in primis al cristianesimo (prova sotto gli occhi di tutti ne è la dedica de La ballata del cavallo bianco…) e comunque si sarebbe sentito perso. Non ci crederete ma una delle riflessioni che fece fu proprio: ma quando la domenica mattina andrò in chiesa, come farò senza mia moglie? Solo chi non conosce Gilbert e Frances non capisce o crede sia un'esagerazione.

Il rito fu celebrato a Beaconsfield, il paesino del Buckinghamshire dove i Chesterton vivevano ormai dal 1909, per la precisione in un capannone metallico di color rosso mattone che si trovava tra i retrocucina e le rimesse del locale Hotel della Ferrovia (Railway Hotel) in cui veniva celebrata settimanalmente e nei giorni festivi la Santa Messa grazie alla cortesia di una certa signora Borlase, un'irlandese cattolica moglie di un convertito e proprietaria dell'hotel. Oggi purtroppo questo luogo non esiste più, anche se sappiamo esattamente dove si trovava (al posto del supermercato Waitrose, dove anni fa comprai i fiori da portare sulla tomba di Gilbert, Frances e Dorothy assieme ai miei alunni... e non sapevamo di stare proprio in quel luogo).

Beaconsfield in quei tempi faceva ancora parte della parrocchia di Sant'Agostino di High Wycombe, il paese confinante nei Chilterns, le belle colline che si avvicinano ad Oxford.

Ecco il racconto dell'avvenimento tratto dalla biografia di Maisie Ward (la parte in azzurro è tratta tutta da lì):

«Padre O'Connor ha descritto i due giorni prima del ricevimento (nella Chiesa Cattolica, ndr): Giovedì mattina, durante uno dei nostri viaggi al villaggio, dissi alla signora Chesterton: "C'è solo una cosa che preoccupa Gilbert per il grande passo: l'effetto che avrà su di te". Oh, sarò infinitamente sollevato. Non puoi immaginare come si agita Gilbert ad avere qualcosa in mente. Gli ultimi tre mesi sono stati eccezionalmente difficili. Dovrei essere troppo felice di venire con lui, se Dio nella Sua misericordia mostrasse la strada chiara, ma finora non mi ha reso abbastanza chiaro per giustificare un tale passo". Così sono riuscito a rassicurare Gilbert quel pomeriggio. Abbiamo discusso in generale su punti speciali come lui desiderava, e poi gli ho detto di leggere attraverso il Penny Catechism (un catechismo con domande e risposte molto usato in Inghilterra all'epoca ed ancora abbastanza noto e popolare, ndr) per assicurarsi che non ci fossero intoppi per un passaggio proficuo. Era uno spettacolo per uomini e angeli tutto il venerdì vederlo entrare ed uscire di casa con le dita fra le pagine del libretto, appoggiandolo sull'avambraccio mentre meditava con la testa da una parte".

La cerimonia si svolse in una sorta di capannone con tetto in ferro ondulato e pareti di legno - una parte del Railway Hotel, perché a quel tempo Beaconsfield non aveva una chiesa cattolica. Padre Ignatius Rice, O.S.B., un altro vecchio e caro amico, venne dall'Abbazia di Douai, per raggiungere Padre O'Connor a colazione all'Inn e poi salirono insieme a piedi fino a Top Meadow. Quello che segue è tratto dagli appunti presi da mio marito (Frank Sheed, ndr) di una conversazione con Padre Rice. Trovarono Gilbert su una poltrona che leggeva il catechismo "facendo facce e rumori come faceva quando leggeva".

Si alzò e gli infilò il catechismo in tasca. A pranzo beveva acqua e versava vino per tutti gli altri. Circa alle tre partirono per la Chiesa. Improvvisamente padre O'Connor chiese a G.K. se aveva portato il Rituale. G.K. sprofondò la mano in tasca, tirò fuori un romanzetto dell'orrore da tre soldi con totale assenza di imbarazzo, e continuò a cercare fino a quando finalmente trovò il libro di preghiere.

Mentre G.K. si confessava a Padre O'Connor, Frances e Padre Rice uscirono dalla cappella e si sedettero sulla panchina dei campagnoli nel bar della locanda. Lei stava piangendo.

Dopo il battesimo i due sacerdoti uscirono e lasciarono Gilbert e Frances all'interno. Padre Rice tornò per qualcosa che aveva dimenticato e li vide arrivare all'altare. Lei stava ancora piangendo, e Gilbert aveva il braccio intorno a lei che la confortava. . . 

Quel giorno scrisse il sonetto sulla sua conversione. Fu in forma brillante per il resto della giornata, citando poesie e scherzando nella sezione i migliori spiriti. . . 

Si unì alla Chiesa "per ristabilire la sua innocenza". Il peccato era quasi la più grande realtà per lui. Diventò cattolico a causa della concreta capacità della Chiesa di affrontare il peccato.

Immediatamente, scrisse a sua madre e a Maurice Baring, che aveva temuto ansiosamente di aver forse offeso Gilbert, tanto tempo dopo averlo sentito».

Maisie Ward, Chesterton, Sheed & Ward, 1940

Gilbert ricevette il battesimo sub condicione.

La Prima Comunione la ricevette sempre al Railway Hotel di Beaconsfield dal parroco di High Wycombe padre Thomas Walker (che lo aveva preparato) la mattina del 24 Settembre 1922; la Cresima invece quello stesso giorno ad High Wycombe nel pomeriggio dal Vescovo di Northampton Cary Elwes. Oggi 30 Luglio 2022 il Vescovo di Northampton David Oakley pronuncerà la predica durante la Santa Messa che verrà celebrata lungo il Pellegrinaggio a Beaconsfield organizzato dal nostro caro Stuart McCullough, una grande cosa.

Per la Cresima prese il nome del suo santo preferito, San Francesco d'Assisi.

Ecco cosa scrisse a mons. Knox qualche giorno prima dell'ingresso nella Chiesa Cattolica:

Io non sono preoccupato riguardo a quell'uomo grasso che appare nelle tribune e nelle caricature, persino quando quest'uomo si diletta in dibattiti pubblici su ciò che io ritengo essere il giusto. Sono invece tutto preso riguardo a cosa sia diventato un ragazzino cui il padre mostrava un teatrino giocattolo, e di uno scolaro a cui nessuno dava peso, di cui nessuno sentiva parlare... E anche di tutta quella vita morbosa di una mente sola, di una persona che vive nel modo in cui io ho vissuto. È quella storia, che così spesso è stata vicina a una nefasta conclusione, che io voglio far finire bene.

Gilbert Keith Chesterton, da una lettera a mons. Ronald Knox 
poco prima della sua conversione al cattolicesimo.

Oggi, come ho accennato, il nostro Stuart parte anzi a quest'ora è già partito per il Pellegrinaggio e festeggeremo adeguatamente questo splendido centenario, e pregheremo con la seguente preghiera che Nostro Signore ci dia il dono di vedere il mondo tutto convertito a Lui come Chesterton fece cento anni fa:

Dio Nostro Padre,
Tu riempisti la vita del tuo servo Gilbert Keith Chesterton 
di un senso di meraviglia e gioia,
e desti a lui una fede che fu il fondamento del suo incessante lavoro, 
una carità verso tutti gli uomini, in particolare verso i suoi avversari, 
e una speranza che scaturiva dalla sua gratitudine di un’intera vita per il dono della vita umana. 
Possano la sua innocenza e e le sue risate,
la sua costanza nel combattere per la fede cristiana in un mondo che perde la fede,
la sua devozione di una vita per la Beata Vergine Maria 
e il suo amore per tutti gli uomini, specialmente per i poveri, 
portare allegria ai disperati, convinzione e calore ai tiepidi
e la conoscenza di Dio a chi non ha fede.
Ti chiediamo di concedere le grazie cheTi imploriamo attraverso la sua intercessione 
(e specialmente per...) 
perché la sua santità possa essere riconosciuta da tutti
e la Chiesa possa proclamarlo beato. 
Te lo chiediamo per Cristo Nostro Signore

Amen.


Nel post qui sotto trovate un'ampia antologia di ciò che negli anni abbiamo pubblicato a proposito della conversione di Chesterton, merita più di uno sguardo:


Evviva Chesterton! Evviva la Chiesa Cattolica!

Marco Sermarini

martedì 15 giugno 2021

Chesterton the Prophet: Ronald Knox Remembers His Friend - Catholic Herald

To all men of good-will in my generation, the death of Chesterton appears (in various degrees) like an overshadowing of the sun. His philosophy, or some echo of it, gave colour to the things of this world, and was the earnest of better things to come. Many others, like myself, must have been so saturated with his thought that every turn of the road has reminded us of him in these last few days, bringing with it a fresh ache of memory. (As we sat at luncheon after we had laid him to rest at Beaconsfield, I was trying to remember a couplet of his about the Saracen's Head, and found myself refusing, in his honour, a biscuit with my cheese.)

Il resto qui:

https://catholicherald.co.uk/chesterton-the-prophet-ronald-knox-remembers-his-friend-who-died-85-years-ago-today/


mercoledì 13 maggio 2020

Arnold Lunn: la straordinaria conversione di un nemico del cattolicesimo - di Luca Fumagalli da Radio Spada

E naturalmente c'entrano anche Chesterton, Belloc e soprattutto mons. Ronald Knox.
___________________

Arnold Lunn è oggi ricordato soprattutto per l'importante contributo dato al mondo dello sci agonistico. Oltre ad inventare lo slalom speciale, fu capitano della squadra inglese alle Olimpiadi e il suo nome figura tra quello dei pionieri del moderno alpinismo. Per l'incessante attività di promozione degli sport invernali e per i molti libri che scrisse sull'argomento ricevette pure svariati riconoscimenti internazionali.
Quello che, al contrario, in pochi conoscono è il Lunn "intellettuale", romanziere, saggista e apologeta. La sua storia è del tutto simile a quella di tanti altri convertiti inglesi che, dopo anni di fiera militanza anticattolica, approdarono infine alla Chiesa di Roma, vinti dalla ragionevolezza del suo impianto storico-teologico e della bellezza della sua liturgia.
Nato nel 1888 a Madras, in India, Arnold Lunn venne educato in parte secondo i principi del metodismo e in parte secondo quelli dell'anglicanesimo. Dopo Harrow si iscrisse al Balliol College dove si distinse come segretario della Oxford Union – uno dei più antichi e blasonati circoli universitari – e come direttore dell'«Isis», una rivista studentesca che per un certo periodo godette di un grande seguito. In quegli anni lesse le opere di G. K. Chesterton e di Hilaire Belloc – «la loro influenza fu uno dei principali fattori della mia conversione» – ma anche An Agnostic's Apology di Leslie Stephen, il padre di Virginia Woolf, che lo convinse ad abbandonare la pratica religiosa.
Il resto qui sotto:

https://www.radiospada.org/2020/04/arnold-lunn-la-straordinaria-conversione-di-un-nemico-del-cattolicesimo/

lunedì 30 dicembre 2019

Mons. Ronald Knox, il Newman del XX secolo - di Luca Fumagalli (da Radio Spada).

Nella storia recente del cattolicesimo inglese Ronald Knox (1888-1957) spicca come una delle figure sacerdotali più significative, capace di lasciare un segno profondo nelle anime di coloro che ebbero la fortuna di incontrarlo o di leggere uno dei tanti libri che pubblicò in vita. Il monsignore, al pari di Newman, fu per la sua epoca una figura paradossale, che non mancò di destare scandalo presso gli anglicani, ma che al contempo – e non senza fatica – seppe guadagnarsi la stima e l’ammirazione dei cattolici, in particolare dei membri più colti del laicato. Ancora oggi i suoi lavori migliori, dei quali solo un paio sono stati tradotti in italiano, vengono regolarmente ristampati in tutto il mondo anglosassone.





Il resto qui:


https://www.radiospada.org/2019/12/o-roma-o-niente-le-opere-e-i-giorni-di-mons-ronald-knox/?fbclid=IwAR3E7bLJgo0p-TYvuNOZDyYMEnhJj8Y9GYtR7Lrcz1vksiDFjExmk6YiEks


martedì 30 luglio 2019

Oggi, 30 Luglio 2019, sono esattamente novantasette anni che il nostro Eroe è entrato nella Chiesa Cattolica...



Chesterton fu accolto nella Chiesa Cattolica domenica 30 Luglio 1922.

Semplice a dirsi.

In realtà fu un match regolare durato molti anni: pensate che negli anni Dieci già pensava al grande passo nel quale fu anticipato dal fratello Cecil (1912) e da mons. Ronald Knox e da Maurice Baring, tanto per citare due cari amici. Poi arrivò la grande malattia tra 1914 e 1915 che rischiò di portare via il nostro caro amico, e la moglie e padre O' Connor si preoccuparono molto di questa evenienza perché Chesterton aveva pensato alla conversione ma questo "imprevisto" sarebbe stato fatale. Si riprese, ma ancora passò del tempo.

Gilbert comunque fece una solenne promessa il giorno di Pasqua del 1920 in una chiesa del porto di Brindisi, di ritorno dal suo famoso viaggio in Terrasanta: promise alla Madonna (c'era una statua in chiesa) che quanto prima avrebbe fatto il grande passo.

Che cosa lo frenava? 

Nulla, se non lo scrupolo di "lasciare indietro" e contristare la sua cara moglie Frances, che fu devota anglicana. Quando seppe tramite padre O' Connor che la moglie non ne sarebbe stata offesa, alla fine si decise al grande passo. Questa esitazione si spiega solo con il grande affetto sincero che nutriva per sua moglie, senza la quale non si sarebbe riavvicinato al cristianesimo (leggete la dedica de La ballata del cavallo bianco…) e comunque si sarebbe sentito perso. Una delle riflessioni che fece fu proprio questa: ma quando la domenica mattina andrò in chiesa, come farò senza mia moglie? Solo chi non li conosce non capisce.

La cerimonia ebbe luogo a Beaconsfield, il paesino del Buckinghamshire dove i Chesterton vivevano da diversi anni, esattamente in un capannone metallico di color rosso mattone che si trovava tra i retrocucina e le rimesse del locale Hotel della Ferrovia (Railway Hotel) in cui veniva celebrata settimanalmente e nei giorni festivi la Santa Messa grazie alla cortesia di una certa signora Borlase, un'irlandese cattolica moglie di un convertito e proprietaria dell'hotel. Oggi purtroppo questo luogo non esiste più, anche se sappiamo esattamente dove si trovava.

All'epoca Beaconsfield era ancora parte della parrocchia di Sant'Agostino di High Wycombe, il paese confinante nei Chilterns, le colline che si avvicinano ad Oxford.

Traduco dalla biografia di Maisie Ward il racconto di quel giorno:

«Padre O'Connor ha descritto i due giorni prima del ricevimento (nella Chiesa Cattolica, ndr): Giovedì mattina, durante uno dei nostri viaggi al villaggio, dissi alla signora Chesterton: "C'è solo una cosa che preoccupa Gilbert per il grande passo: l'effetto che avrà su di te". Oh, sarò infinitamente sollevato. Non puoi immaginare come si agita Gilbert ad avere qualcosa in mente. Gli ultimi tre mesi sono stati eccezionalmente difficili. Dovrei essere troppo felice di venire con lui, se Dio nella Sua misericordia mostrasse la strada chiara, ma finora non mi ha reso abbastanza chiaro per giustificare un tale passo". Così sono riuscito a rassicurare Gilbert quel pomeriggio. Abbiamo discusso in generale su punti speciali come lui desiderava, e poi gli ho detto di leggere attraverso il Penny Catechism per assicurarsi che non ci fossero intoppi ad un passaggio proficuo. Era uno spettacolo per uomini e angeli tutto il venerdì vederlo entrare ed uscire di casa con le dita fra le pagine del libretto, appoggiandolo sull'avambraccio mentre meditava con la testa da una parte".

La cerimonia si svolse in una sorta di capannone con tetto in ferro ondulato e pareti di legno - una parte del Railway Hotel, perché a quel tempo Beaconsfield non aveva una chiesa cattolica. Padre Ignatius Rice, O.S.B., un altro vecchio e caro amico, venne dall'Abbazia di Douai, per raggiungere Padre O'Connor a colazione all'Inn e poi salirono insieme a piedi fino a Top Meadow. Quello che segue è tratto dagli appunti presi da mio marito di una conversazione con Padre Rice. Trovarono Gilbert su una poltrona che leggeva il catechismo " facendo facce e rumori come faceva quando leggeva".

Si alzò e gli infilò il catechismo in tasca. A pranzo beveva acqua e versava vino per tutti gli altri. Circa alle tre partirono per la Chiesa. Improvvisamente padre O'Connor chiese a G.K. se aveva portato il Rituale. G.K. sprofondò la mano in tasca, tirò fuori un romanzetto dell'orrore da tre soldi con totale assenza di imbarazzo, e continuò a cercare fino a quando finalmente trovò il libro di preghiere.

Mentre G.K. si confessava a Padre O'Connor, Frances e Padre Rice uscirono dalla cappella e si sedettero sulla panchina dei campagnoli nel bar della locanda. Lei stava piangendo.

   Dopo il battesimo i due sacerdoti uscirono e lasciarono Gilbert e Frances all'interno. Padre Rice è tornato per qualcosa che aveva dimenticato
   e li ha visti arrivare all'altare. Lei stava ancora piangendo, e Gilbert aveva il braccio intorno a lei che la confortava. . . 

   Quel giorno scrisse il sonetto sulla sua conversione. Fu in forma brillante per il resto della giornata, citando poesie e scherzando nella sezione
   i migliori spiriti. . . 

   Si unì alla Chiesa "per ristabilire la sua innocenza". Il peccato era quasi la più grande realtà per lui. Diventò cattolico a causa della pratica capacità della Chiesa affrontare il peccato.

Immediatamente, scrisse a sua madre e a Maurice Baring, che aveva temuto ansiosamente di aver forse offeso Gilbert, tanto tempo dopo averlo sentito».

Maisie Ward, Chesterton, Sheed & Ward, 1940

Gilbert ricevette il battesimo sub condicione.

La Prima Comunione la ricevette sempre al Railway Hotel di Beaconsfield dal parroco di High Wycombe padre Thomas Walker (che lo aveva preparato) la mattina del 24 Settembre 1922; la Cresima invece quello stesso giorno ad High Wycombe nel pomeriggio dal Vescovo di Northampton Cary Elwes. 

Per la Cresima prese il nome del suo santo preferito, San Francesco d'Assisi.

Ecco cosa scrisse a mons. Knox qualche giorno prima dell'ingresso nella Chiesa Cattolica:

«Io non sono preoccupato riguardo a quell'uomo grasso che appare nelle tribune e nelle caricature, persino quando quest'uomo si diletta in dibattiti pubblici su ciò che io ritengo essere il giusto. Sono invece tutto preso riguardo a cosa è diventato un ragazzino il cui padre gli mostrava un teatrino giocattolo, e di uno scolaro a cui nessuno dava peso, di cui nessuno sentiva parlare... E anche di tutta quella vita morbosa di una mente sola, di una persona che vive nel modo in cui io ho vissuto. È quella storia, che così spesso è stata vicina a una nefasta conclusione, che io voglio far finire bene».

Gilbert Keith Chesterton, da una lettera a mons. Ronald Knox 
poco prima della sua conversione al cattolicesimo.

(nella foto: i pupazzetti disegnati da Chesterton per il suo teatrino, oggi custoditi dalla Chesterton Library)

martedì 15 gennaio 2019

Chesterton in altre parole - Mons. Ronald Knox

La cosa più importante di Chesterton, sarebbe stato lui il primo a dirlo, la qualità più distintiva di Chesterton era una qualità che condivideva con circa trecento milioni di suoi simili. Era cattolico.

Mons. Ronald Knox

sabato 17 febbraio 2018

Corpus Christi, Maiden Lane | London's Hidden Gem

In questa chiesa londinese predicò per trent'anni le Quarant'Ore mons. Ronald Knox, amico carissimo di GKC.

Merita una visita.

http://www.corpuschristimaidenlane.org.uk/

sabato 30 dicembre 2017

Chesterton in altre parole - Ronald Knox

Sarà quasi sicuramente ricordato come un profeta in epoca di falsi profeti.

Mons. Ronald Arbuthnott Knox, dal panegirico pronunciato nella messa di requiem per Chesterton nella Cattedrale di Westminster nel Giugno 1936, citato in Maisie Ward, Chesterton

Chesterton in altre parole - Mons. Ronald Knox

Era uno dei principi preferiti di Chesterton ritenere possibile il vedere una cosa più e più volte fino a che essa non diventi totalmente scontata per la sua familiarità, e poi improvvisamente vederla per la prima volta… Era possibile avere una visione della verità nello stesso modo - vedere una cosa come veramente per la prima volta, perché tutti i novecentonovantanove sguardi precedenti rivolti ad essa ti avevano dato una fotografia semplicemente convenzionale di essa ed avevano perso la sua verità essenziale.

Mons. Ronald Arbuthnott Knox, in Fr. Claude Williamson, Great Catholics

lunedì 23 ottobre 2017

Lettere tra amici...

Chesterton scrive a Belloc, così di corsa… quando? Mah, di sabato… Knox diceva sempre che Chesterton aveva il vezzo degli immortali perché non metteva mai la data…

A me verrebbe voglia di cercare il posto.

Si volevano bene e si cercavano per osservare e giudicare insieme la realtà, per decidere che fare.

Bello. Buoni amici.

L'ho trovata in questo sito internet della biblioteca dove è riposta questa splendida lettera:


Marco Sermarini


"Mio caro Hilary -

- Scrivo queste righe di fretta per chiederti se puoi organizzare per vederci (letteralmente: "se puoi organizzare affinché tu mi ti lasci vedere": lasciava lui organizzare, tanto era distante da ogni forma di organizzazione…) nei prossimi giorni; se stessi passando dalle parti di Beaconsfield sarebbe il massimo, ma se necessario posso incontrarti in città. Voglio dirti perché ho pensato un certo piano d'azione proprio in connessione con il New Witness, in (illeggibile: rather? piuttosto) circostanze particolari. Non sono del tutto ininfluenti alcune voci che mi ha scritto su ciò di recente, di cui penso di vedere altre manifestazioni.
L'indirizzo di cui sopra non significa che sto nascondendomi dalla Polizia a Sono, ma semplicemente che sono appena stato a teatro tornerò a casa più tardi.

Sempre tuo,

G. K. Chesterton"






giovedì 12 ottobre 2017

Chesterton in altre parole - Ronald Knox

Quando si incontrava Chesterton nella vita, la grandezza fisica dell'uomo lo faceva sembrare fuori misura; inondava i dintorni. E la stessa cosa è vera, in modo curioso, per la sua produzione letteraria; non trovò mai il suo mezzo, perché ogni mezzo che provò - e quanti ne provò! - era un ricettacolo troppo piccolo per la quantità di sé che vi metteva.

Ronald Arbuthnot Knox, Chesterton's Father Brown

mercoledì 14 giugno 2017

Chesterton in altre parole - Mons. Ronald Knox

If posterity neglects Chesterton, it will pronounce judgment not upon him, but upon itself.

—Msgr. Ronald Knox
(from his panegyric on GKC)

venerdì 26 febbraio 2016

Leonardo Sciascia su Agatha Christie (ma anche su Chesterton...)

Ho letto il post tratto dal blog di Salvatore Lo Leggio e vi ho trovato un'intervista a Leonardo Sciascia fatta da Bruno Blasi sul giallo all'inglese e pubblicata su Panorama del 24 giugno 1984. C'è un giudizio di Leonardo Sciascia su Agatha Christhie e lo scrittore siciliano utilizza una citazione del suo amato Chesterton.

Grazie a Salvatore Lo Leggio che non conosco ma che ci ha dato modo di apprezzare nuovamente l'affetto di Sciascia per Chesterton, di cui parlammo davvero sinteticamente in un post quasi cinque anni fa (grazie, Maria Cristina Lamanna, che mi segnalò la passione per Chesterton di questo suo illustre conterraneo mentre discutevamo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa).


Sciascia definì Chesterton «un grande scrittore cattolico».

D'altronde qui emerge pure un'altra cosa interessante, e cioè il rapporto di amicizia che univa Chesterton ad Agatha Christie, con cui fondò il famoso Detection Club e scrisse un giallo a molte, molte mani (non erano solo loro due ad esercitarsi... c'erano pure Ronald Knox, Dorothy Sayers ed altri ancora) di cui parlammo sempre in altri post (quello segnalato qui nel post narra anche il fantastico giuramento che gli accoliti di questa originale società dovevano prestare - grazie, Maria Grazia Gotti, per la segnalazione del romanzo, mi diede modo di approfondire la questione del Detection Club. In realtà scoprii questa cosa già nel 2007 (c'è un apposito post - mi piace cacofonizzare - ma si sa, le cose da fare sono sempre tante e ci vuole qualche amico che con le sue segnalazioni risvegli vecchie cose lasciate in mezzo a montagne di carte, oppure che te ne faccia sapere altre).




http://salvatoreloleggio.blogspot.it/2012/02/leonardo-sciascia-su-agatha-cristhie-da.html

In questo mio post trovate diverse segnalazioni e collegamenti ad altri post. Non sono gli unici che si riferiscono ai molti personaggi qui nominati, non mi è stato possibile mettere tutto qui, per cui utilizzate il motore di ricerca interno inserendo le paroline magiche che trovate qui e vedrete quante belle cose ci sono in questo blog. Le mettiamo insieme con tanta passione e con tanto affetto, e quando qualcuno le preda (e ne segnala la fonte!) per noi sono soddisfazioni. In primis per me, che sono il più malato di tutti e che prendo ogni complimento fatto a Gilbert meglio che se fosse fatto a me.

Marco Sermarini