lunedì 13 aprile 2020

A cento anni dalla promessa di Gilbert Keith Chesterton di convertirsi alla fede cattolica - 4 Aprile 2020.


Cosa vogliamo celebrare in questo 2020 così inaspettato e doloroso?
Una ricorrenza felice della vita del nostro Gilbert, legata alla sua fede, alla Terrasanta, all’Italia ed alla città di Brindisi, e prima ancora di tutto questo, al ruolo della Madonna nella sua vita.
L’episodio è il seguente: Chesterton, la mattina del 4 Aprile 1920 alle ore sette, sbarcò a Brindisi di ritorno dalla Terrasanta, dove si era recato con lo scopo di scrivere un libro di carattere religioso e storico su di essa. Dopo colazione Gilbert e sua moglie Frances si recarono in una chiesa cattolica del porto di Brindisi dove parteciparono alla messa di Pasqua. Pur essendo entrambi anglicani, non ebbero alternative. In chiesa un Chesterton già “macinato” dal viaggio in Terrasanta vedrà una statua della Madonna a colori vivaci e dinanzi ad essa prometterà di convertirsi al cattolicesimo una volta tornato a casa.
La promessa in realtà fu mantenuta più di due anni dopo, il 31 Luglio 1922, quando nel Railway Hotel di Beaconsfield (oggi non più esistente) Chesterton fu battezzato sub condicione ed accolto nella Chiesa Cattolica.
La Nuova Gerusalemme, Hodder & Stoughton
Premessa: ricostruiamo partendo da una lettera verosimilmente dell’estate del 1919 di Chesterton a Maurice Baring. Gilbert contatta uno dei suoi più cari amici, ufficiale dell’intelligence della Royal Air Force, per avere “un grande favore”, cioè delle facilitazioni nel viaggio che stava pianificando: il Daily Telegraph, con cui collaborava l’altro amico Edmund Clerihew Bentley, gli aveva commissionato degli articoli da trasfondere in un libro (quello che poi si chiamerà The New Jerusalem, tradotto in italiano come La Nuova Gerusalemme), non politico ma romantico e religioso, che Chesterton aveva in animo trattasse anche “di pellegrinaggi e Crociate, in prosa poetica”. L’occasione era allettante perché le spese di viaggio sarebbero state pagate dall’editore, ma egli abbisognava ancora dei “permessi politici o militari" (1) per recarsi sul posto. 
Chesterton aveva alcuni obiettivi per questo viaggio, e li ricaviamo da alcune lettere scritte ai suoi amici migliori: il primo era naturalmente scrivere questi articoli; il secondo e non meno importante era portare con sé sua moglie che aveva bisogno di un ambiente caldo per guarire la sua nevrite e, diceva Chesterton, la povera Frances se lo meritava. Da ultimo un motivo non espresso con chiarezza ma presente: andare a vedere i luoghi in cui Gesù Cristo era nato, vissuto, morto e risorto. Emergerà da un’altra lettera, sempre Baring il destinatario, che Chesterton scriverà da Alessandria d’Egitto sulla via del ritorno. L’idea della storicità della fede cristiana lo aveva sempre interessato ed affascinato, ed aveva avuto un certo peso nell’idea di convertirsi, nel suo approccio decisamente razionale alla fede.
Baring era considerato da Chesterton “l’uomo che conosce tutti”, e lo aiutò in maniera decisiva: gli ottenne di avere contatti con l’entourage del generale (più precisamente Field Marshall, un pezzo davvero grosso) Edmund Allenby, l’eroe inglese che conquistò Gerusalemme nel 1917 agli ottomani, l’Alto Commissario britannico di Egitto e Sudan. Chesterton ebbe poi modo di conoscerlo e di parlare con lui e con sua moglie a Gerusalemme. La cosa andò in porto perché Chesterton accettò di organizzare lungo la sua strada dall’Egitto alla Palestina una serie di conferenze (ad Alessandria d’Egitto, al Cairo, ad Ismailia, eccetera), solitamente agli inglesi ivi presenti e al personale militare britannico, spesso in caserme o luoghi simili. Frances terrà un diario abbastanza dettagliato del viaggio Frances simpaticamente annoterà in una delle soste per conferenze di essere l’unica persona di sesso femminile presente.
Il viaggio fu lungo ed avventuroso: i Chesterton si trattennero per tre mesi ed attraversarono un territorio oggetto di grandi cambiamenti, fino a poco tempo prima dominio dell’Impero Ottomano; videro un caleidoscopio di vite, usanze, religioni, colori, videro addirittura una storica nevicata a Gerusalemme, e tutto ciò finì dentro un libro che è un vero e proprio capolavoro e che consiglio di leggere a chiunque voglia capire davvero che cosa accade in tutta quell’area oggi. Ovviamente non pensate di trovare la classica guida per organizzare un viaggio: Gilbert non è il tipo adatto, e questo libro grazie a Dio è molto meglio! Le annotazioni sintetiche ma fedeli di Frances ci consentono di scoprire tutti gli spostamenti e le visite della coppia (si concludono a Roma, dove incontrarono casualmente Maisie Ward, importantissima biografa ed amica dei Chesterton, con sua mamma), e possiamo trovare qualche indizio di ciò che silenziosamente avvenne a Gilbert in quei giorni, che è ben sintetizzato nella lettera che egli scrisse a Baring da Alessandria d’Egitto il 31 Marzo 1920, prima di ripartire per Brindisi, dove arrivò appunto il 4 Aprile:

Il porto di Brindisi
(…) Mi sento in dovere di inviarti queste righe affrettate per ringraziarti, per quanto questa atroce penna d'albergo me lo permetterà, per il tempo meraviglioso che ho trascorso in Palestina, che è in gran parte dovuto a te. C'è qualcosa di ancora più importante di cui vorrei tanto parlarti, a proposito di alcune cose che abbiamo toccato tra di noi in passato. Qui dirò solo che il mio treno del pensiero, che era davvero del pensiero e non dell’emozione fuggitiva, è arrivato ad un'esplosione nella Chiesa dell'Ecce Homo di Gerusalemme; una chiesa che le guide chiamano nuova e che i giornali chiamano latina. Temo che ci vorrà almeno un mese prima di incontrarci; perché il viaggio dura quindici giorni e potrebbe essere prolungato da un amico malato a Parigi; e io devo lavorare al mio ritorno per mantenere un contratto. Ma se potessimo incontrarci per quel tempo, potrei ringraziarti meglio per molte cose.

Illeggibilmente tuo, G. K. Chesterton (2)

Il porto di Alessandria d'Egitto
Dunque qualcosa accadde nella Basilica dell’Ecce Homo, che si trova a Gerusalemme lungo la Via Dolorosa, il tragitto che tradizionalmente si ritiene essere stato percorso da Gesù prima di essere crocifisso. Il diario di Frances ci attesta che si recarono tre volte in questo luogo; la prima visita, il 4 Marzo, fu effettuata dalla sola Frances, poi vi si recarono insieme il 26 Marzo nella mattina e sulla strada incontrarono Lady Allenby, che - annota Frances - fu molto gentile con tutti e due, e di nuovo per una benedizione il giorno dopo nel pomeriggio. Lì ebbero modo di fare una lunga conversazione con una monaca inglese. Non abbiamo altra testimonianza in proposito, ma è certo che Chesterton fu toccato particolarmente da questo luogo, o forse più correttamente, tutto si fece chiaro proprio lì.
The Well and the Shallow, Sheed & Ward
Autobiografia
Il nostro Gilbert ebbe chiaro tutto, ma erano anni che rimuginava questa decisione. La lettera a Baring dall’Egitto fa riferimento ad “alcune cose che abbiamo toccato tra di noi in passato”, ed il riferimento - seppur non evidente - è alle discussioni che Chesterton ebbe (anche) con lui a proposito della conversione al cattolicesimo. Baring lo aveva preceduto nel 1909, e fu uno dei suoi interlocutori in questa scelta. Nel 1914, quando ebbe quella lunga improvvisa malattia che quasi lo uccise, aveva manifestato questi sentimenti a sua moglie ed ella stessa ce ne dà testimonianza, perché si preoccupò del fatto che Gilbert potesse morire senza essersi convertito, e ne parlò con padre O’Connor, con padre McNabb e con Josephine Ward (mamma di Maisie). Inoltre, secondo padre Vincent McNabb, Chesterton affermò di aver avuto un’ "estasi mistica" poco prima di uscire dal coma in cui fu invitato dalla defunta moglie di Belloc (che aveva convinto Cecil a diventare cattolico) a convertirsi. Ma, passata la malattia, la questione fu ricacciata “in the back of my mind”, come ebbe a dire Chesterton, e da lì continuò a lavorarlo ai fianchi. Ma perché la cosa finì nel retrobottega della sua coscienza, se posso usare una metafora un po’ buffa? Chesterton aveva il fratello Cecil che si era unito alla Chiesa Cattolica nel 1912, e questa conversione non aveva trovato un’accoglienza positiva in famiglia: padre e madre non avevano grandi simpatie per il cattolicesimo, e comunque mantennero rispetto a questo fatto un atteggiamento di riluttanza. Chesterton stesso motivò con un affaticamento mentale dovuto alla crescita di problemi a cui doveva personalmente far fronte: “il suo perpetuo stato di sovraccarico di lavoro. Fisicamente inattivo, la sua mente non era mai sterile, ma emanava una produzione immensa: diversi libri ogni anno, oltre alla direzione editoriale e agli articoli: c'è stato anche un anno in cui sono stati pubblicati non meno di otto libri” (3); si caricò la responsabilità della prosecuzione del giornale del fratello deceduto, e, dopo lo stress notevole che aveva causato a sua moglie con la sua lunga malattia, non si sentiva di fare un passo che avrebbe potuto darle ulteriori pensieri. Sì, difatti Frances era problematica di fronte a tutta la questione: più volte in passato aveva affermato che non avrebbe voluto convertirsi al cattolicesimo perché amava la fede nella quale era cresciuta. Però, come dice sempre Maisie Ward, “Frances non ha mai alzato un dito per impedire a Gilbert di entrare nella Chiesa Cattolica. Ma ovviamente prima di essere convinta ella stessa, non avrebbe potuto aiutarlo”(4). Maisie fa un’altra acuta riflessione: “Per la maggior parte delle persone l'intensità di pensiero è molto più difficile dell’azione. Per lui era il contrario. Usava la sua mente incessantemente, il suo corpo il meno possibile (...). Le (a Frances, ndr) lasciava tutta la vita pratica. Ma entrare nella Chiesa non era solo qualcosa a cui pensare, era qualcosa di veramente pratico che doveva essere fatto, e qui Frances non poteva aiutarlo” (5).
Sta di fatto che in Terrasanta qualcosa era “esploso”: questa espressione, o simili, è significativa, perché Chesterton la usa ogni volta che si trova a fare un passo determinante della sua vita. Ad esempio nel famoso passo dell’Autobiografia in cui ricorda la sua gioventù al momento della fine della crisi: “Nessun uomo ha veramente misurato la vastità del debito verso quel qualsiasi essere che l'ha creato e che lo ha reso capace di chiamarsi qualcosa. Dietro il nostro cervello, per così dire, v'era una vampa o uno scoppio di sorpresa per la nostra stessa esistenza: scopo della vita artistica e spirituale era di scavare questa sommersa alba di meraviglia, cosicché un uomo seduto su una sedia potesse comprendere all'improvviso di essere veramente vivo, ed essere felice”. “Dietro il nostro cervello”, o “in the back of my mind”, ecco altre espressioni che ritornano. Dal retrobottega del nostro cervello riemergono le questioni sopite per anni, ma che sotto sotto lavoravano intensamente, e quella chiesa a Brindisi con l’immagine della Madonna pronta nella sua popolana semplicità lo attendevano per fare il resto del lavoro.
La Madonna ha sempre avuto un grande ruolo nella vita di Chesterton: era l’idea della cavalleria, della vera espressione femminile. All’arrivo a Brindisi all’andata i Chesterton non trovarono posto in albergo per cui furono ospitati in una casa privata. La camera aveva un comò sul quale si trovava una statua della Madonna, molto simile a quella che Gilbert trovò in chiesa quel 4 Aprile. Ne abbiamo conferma anche grazie ad una tradizione nota agli storici brindisini, raccolta dal prof. Caputo (6). E Chesterton trasfonderà tutto ciò in un passaggio del suo libro Il pozzo e le pozzanghere (l’articolo è intitolato Maria e il convertito):

Tuttavia, per quanto questa immagine potesse essere distante, oscura e misteriosa, o motivo di scandalo per i miei contemporanei e scoglio insormontabile per me stesso, non ho mai dubitato che ella fosse l’immagine della Fede, che incarnasse, in qualità di essere umano puramente umano, tutto ciò che la Fede aveva da dire all’umanità. Nell’istante in cui mi veniva in mente la Chiesa Cattolica, cercavo di dimenticare lei. Quando infine riconobbi che c’era qualcosa di più nobile del mio destino, l’atto più libero e più difficile di tutti i miei atti di libertà, fu di fronte a un’immaginetta della Vergine nel porto di Brindisi, ornata d’oro, dai colori accesi, che promisi di fare ciò che avrei fatto, se fossi ritornato nella mia terra.

Dunque la spinta finale di questa lunga conversione, partita dal ravvicinamento alla fede cristiana grazie alla moglie Frances, alla marcia progressiva verso il cattolicesimo seguendo una via precipuamente razionale sino a quel 31 Luglio 1922, esplose in Terrasanta e trovò la sua decisione definitiva proprio qui in Italia, proprio di fronte a questo nostro mare, agli occhi della Vergine Maria, non senza esitazioni, marce in avanti e ritirate silenziose. Tutto ciò piace e riempie di gioia e di orgoglio ogni chestertoniano italiano, e parlarne era necessario oltre che piacevole.


Marco Sermarini

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(1) Gilbert Keith Chesterton a Maurice Baring, in Maisie Ward, Gilbert Keith Chesterton, Sheed & Ward, London 1944, pag. 377;
(2) ibidem, pag. 380;
(3) ibidem;
(4) ibidem;
(5) ibidem, p. 379;
(6) notizia raccolta da padre Roberto Brunelli;
(7) Gilbert Keith Chesterton, Il pozzo e le pozzanghere, Lindau, Torino 2012, pagg. 193 - 194. Il volume (titolo originale The Well and the Shallows), uscito per Sheed & Ward nel 1935, è una raccolta di articoli scritti da Chesterton per riviste cattoliche di qua e di là dell’oceano dopo la sua conversione al cattolicesimo.

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