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martedì 19 maggio 2026

Una segnalazione video di Rodolfo Caroselli.

Ciao, Marco. Ti ricordi di me? Sono quello che ha tradotto in versi italiani molte fra le più belle poesie di GKC, fra cui "Lepanto". 
Ti scrivo per segnalarti, se già non lo conosci, un canale YouTube secondo me molto valido, "Catholic Frequency": 
Contiene alcuni video divulgativi sul Nostro davvero buoni: chiari, efficaci, concisi. 
Ad esempio, "Why Chesterton Became Catholic" e "Chesterton Was Right About Everything". 
Sono in un Inglese molto chiaro e perciò comprensibili, con i sottotitoli (in Inglese), anche a chi abbia una conoscenza solo media della lingua. 

Un cordiale saluto, 

Rodolfo Caroselli.



sabato 7 ottobre 2023

7 Ottobre, festa della Madonna del Rosario, festa della Madonna della Vittoria, festa della Madonna Auxilium Christianorum, festa della Madonna Vincitrice a Lepanto, e Chesterton fu fulminato da questa storia...

Paolo Veronese, La Battaglia di Lepanto.


L'ho detto così spesso che sono quasi stanco di ripeterlo, ma devo continuare a dirlo. Coloro che non vedono il valore di Lepanto sono mezzi morti. Che rimangano così.

Hilaire Belloc

Credo, tuttavia, che Lepanto sia una delle pagine attuali che le generazioni del futuro non lasceranno morire. Una parte di vanità è solita mettere a disagio nelle odi eroiche; questa celebrazione inglese di una vittoria dei terzi di Spagna e dell'artiglieria italiana non corre questo rischio. La sua musica, la sua felicità, la sua mitologia, sono ammirevoli. È una pagina che commuove fisicamente, come la vicinanza del mare.

Jorge Luis Borges

(Lepanto) non è solo una delle più belle poesie di Chesterton, ma anche una delle più belle poesie in lingua inglese. È un intricato arazzo di immagini, un suggestivo racconto di storia, un capolavoro di rima e ritmo e allitterazione che marcia con uno scopo costante e costruisce un crescendo di grida di trionfo.

Dale Ahlquist

Se San Pio V suscitò una mobilitazione quasi come per una vera crociata, questo poema ha risvegliato amore, eroismo e l'idea di difendere le proprie radici in luoghi impensati: John Buchan, uomo d'arme, letterato e politico scozzese, futuro governatore britannico del Canada, il 21 giugno 1915 scrisse a Chesterton, appena riavutosi dal male che stava per ucciderlo, una breve nota dal fronte del seguente tenore: «L'altro giorno nelle trincee gridavamo la tua Lepanto». Nelle trincee in cui si combatteva contro gli Ottomani e i Prussiani, si cantava Lepanto, gente comune mandava a memoria versi che cantavano una battaglia di più di quattro secoli prima, cioè: un poema di Chesterton animava e parlava dell'identità di uomini comuni in guerra, nel fango di una trincea. Cosa desiderare di più per un poeta?

Marco Sermarini (prefazione a Lepanto, ed. Pathos, disponibile su www.pumpstreet.it)

Breve antologia su Lepanto e Chesterton:

https://uomovivo.blogspot.com/2018/10/breve-antologia-su-lepanto-e-gkc-oggi-7.html

La traduzione di Giulio Mainardi del poema:

https://uomovivo.blogspot.com/2021/06/e-uscita-lepanto.html

La traduzione di Rodolfo Caroselli del poema:

https://uomovivo.blogspot.com/2016/10/oggi-e-il-7-ottobre-giorno-della.html

A Spelonga, frazione di Arquata del Tronto, ogni tre anni si festeggia la Vittoria di Lepanto:

https://uomovivo.blogspot.com/2010/07/la-festa-bella-di-spelonga-rievocazione.html

https://uomovivo.blogspot.com/2010/07/la-festa-bella-di-spelonga-rievocazione.html


domenica 9 aprile 2023

Una serie di traduzioni poetiche delle opere di Chesterton a firma di Rodolfo Caroselli.

Volentieri diffondiamo questo inserto de Il Covile che probabilmente ci era sfuggito in passato e vabbè recuperiamo oggi, va sempre bene.

Tra di esse L'asino, Dal bambino non nato, Lo stato mondiale, Il convertito ed altre ancora, ed un breve profilo biografico sempre a firma dell'amico Rodolfo Caroselli.

Buona lettura!

https://www.ilcovile.it/scritti/COVILE_673_Natale_Caroselli_Chesterton.pdf?fbclid=IwAR0FU5vqW-SqT33ByVmd_hEBY0Ez-aj2sA0IpCSZXaiCtwSZ_xu4JNkDXJ4


Il Covile

THE COLLECTED POEMS OF G. K. CHESTERTON by G. K. Chesterton | eBay

martedì 13 luglio 2010

THOU SHALT NOT KILL tradotta da Rodolfo Caroselli

Questa bellissima poesia di Chesterton ha, a mio avviso, più di un significato. La lettura dei primi diciassette versi, che condanna con profonda sensibilità l’omicidio, non è completamente rovesciata dalla sorpresa finale dell’ultimo verso, che ci svela il tutto come un tentativo di suicidio. Il primo punto di vista mantiene, anzi, la sua validità, e tutta l’originale struttura di questa composizione afferma, implicitamente, una terza verità, e cioè che omicidio e suicidio, agli occhi del Signore, non differiscono.
Ci sono vari modi di suicidarsi (e molto spesso non coscienti) in questa nostra società che ha volto le spalle a Cristo. Pensiamo a noi stessi, al nostro soddisfacimento personale e poi finiamo con lo scoprire che la vita ha perso ogni sapore e, tutto sommato, si può anche farla finita. Infatti, dall’edonismo al nichilismo il passo è sorprendentemente breve.
C’è, poi, da dire che il suicidio dell’anima non è meno grave di quello del corpo. In teoria, però, conserva fino all’ultimo la possibilità del pentimento. Tuttavia, è tale, nell’uomo contemporaneo, l’orgoglio e la protervia di respingere Dio che questa possibilità è oggettivamente ridotta.
Questa volta ho preferito tradurre i versi rimati di Chesterton in endecasillabi sciolti. Le rime che ero riuscito a racimolare, infatti, rischiavano di forzare eccessivamente il senso del testo.

THOU SHALT NOT KILL I had grown weary of him; of his breath And hands and features I was sick to death. Each day I heard the same dull voice and tread; I did not hate him: but I wished him dead. And he must with his blank face fill my life-- Then my brain blackened; and I snatched a knife. But ere I struck, my soul's grey deserts through A voice cried, 'Know at least what thing you do.' 'This is a common man: knowest thou, O soul, What this thing is? somewhere where seasons roll There is some living thing for whom this man Is as seven heavens girt into a span, For some one soul you take the world away-- Now know you well your deed and purpose. Slay!' Then I cast down the knife upon the ground And saw that mean man for one moment crowned. I turned and laughed: for there was no one by-- The man that I had sought to slay was I. NON AMMAZZARE Più non lo sopportavo; ero stufo del viso, delle mani, del suo alito. Quella voce, quel passo strascicati; io non l’odiavo: lo volevo morto. E la sua faccia vuota mi opprimeva – mi offuscava; così presi un coltello. Ma prima che colpissi, dal profondo, mi giunse un grido, “Sappi ciò che fai”. “Anima, tu sai questo uom comune che cosa è? Dove scorrono gli anni c’è un essere vivente a cui quest’uomo è come l’infinito in una spanna, a un’anima tu il mondo porti via – Ora sai bene ciò che fai. Uccidi!” Così il coltello lo gettai per terra e scorsi l’uomo gretto incoronato. Ridendo, perché lì non c’era alcuno – e chi volevo uccidere ero io.