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domenica 26 gennaio 2020

Un Chesterton al giorno - 24 - Insospettabili... - 1



Un giovane Borges
Il Nostro Eroe...













In questo blog abbiamo parlato tante volte degli ammiratori di Chesterton, ed abbiamo spesso trovato degli... insospettabili, cioè personaggi famosi che nessuno avrebbe sospettato potessero ammirare il Nostro Eroe.

Se volete saperne di più ascoltate il podcast e poi venite a cercare qui sul blog, ci sono delle belle sorprese!

Quest'ammirazione è, comunque, significativa della virtù dell'umiltà di Chesterton, della sua magnanimità, della sua affabilità e del suo amore per la Verità.


Marco Sermarini
Italo Calvino

https://soundcloud.com/societa-chestertoniana-italiana/un-chesterton-al-giorno-24

venerdì 30 novembre 2018

«Il vero mistero rimane il fatto che esista qualcosa». Parola di Chesterton - di Giovanni Fighera

L'articolo è di più di un anno fa ma è interessante e parla del libro del nostro Paolo Gulisano e di don Daniele De Rosa, Chesterton - La sostanza della fede, allora ho pensato di riproporvelo. Il titolo è una delle cose più vere del pensiero di Chesterton e non so questo aspetto quanto sia stato sondato ed approfondito da appassionati ed esperti.
Marco Sermarini
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Chesterton fu «uno dei più profondi pensatori che siano mai esistiti» (Gilson). Perché era profondo? «Perché era nel giusto».
Ammirato da Lewis e da Tolkien, da Calvino e da Guareschi, Chesterton è stato il più brillante giornalista inglese, una delle più acute menti del secolo scorso, definito anche the laughing philosopher ovvero il filosofo sorridente. Marco Sermarini, presidente della Società Chestertoniana Italiana, lo chiama san Tommaso del XX e del XXI secolo.
La verità rimane sempre al centro del suo interesse, verità che lui ha incontrato e che desiderava far conoscere agli altri, mai con tono violento o cattivo, ma sempre con una grande capacità di diventare amico di chi incontrava, sapendo ascoltare la posizione altrui con rispetto, mai venendo meno però alla grandezza non sua, ma della verità.
Il resto lo trovate qui sotto:
https://www.tempi.it/blog/il-vero-mistero-rimane-il-fatto-che-esista-qualcosa-parola-di-chesterton/

lunedì 18 luglio 2016

Roberto Prisco interagisce sulla questione di Italo Calvino...

Riceviamo da Roberto Prisco in arte Rob e volentieri pubblichiamo (anzi, pubblico io Marco Sermarini, ed abbozzo una risposta):

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Caro Marco,


Vedo dal blog che hai affrontato il problema dei rapporti tra Calvino e GKC.
Ti passo qui sotto delle mie considerazioni scritte trempo fa sul problema.
Aldilà di quanto ho scritto non vedo come equiparare un opportunista come Calvino membro del comitato centrale del partito comunista e dirigente della casa editrice Einaudi al giovane GKC che sfidò tutto l'establishment culturale e politico inglese per affermare il diritto all'indipendenza di quella nazione di puritani schiavisti che era formata dai Boeri.
Se Calvino ammirava così tanto GKC perché non lo ha seguito? Lo stesso possiamo chiederci di Borges.
Perché lo ritenevano un pazzerellone e non apprezzavano la profondità del suo pensiero, che noi adesso dobbiamo rivendicare e difendere. GKC non era un clown!


Ciao
Rob


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Sono lieto che Roberto abbia proposto alla nostra attenzione le sue considerazioni qui sopra riassunte e meglio espresse nell'articolo di cui al collegamento sempre sopra riportato.

Mi fa piacere perché discutiamo e probabilmente ci aiutiamo ad avere delle idee più chiare ed approfondite su Chesterton e poi anche su chi ammira ed ha ammirato Chesterton.

In ogni modo il mio intento, nel sinteticissimo post della scorsa settimana su Calvino e nel riportare alcuni passaggi che Calvino scrisse su di lui (uno dei quali è l'arcinoto "Voltaire cattolico e Chesterton comunista"), era quello di svelare un duplice atteggiamento che si verifica talvolta in chi incontra Chesterton: da una parte una forte attrazione, camuffata da critiche davvero risibili e che nella loro risibilità svelano la loro strumentalità (ossia: servono a far vedere un distacco che non si ha davanti a Gilbert), dall'altra una inspiegabile e misteriosa sosta davanti all'ultimo passo che conduce al gigantesco segreto (che segreto non è) di Chesterton, ossia il suo amore per Nostro Signore Gesù Cristo, manifestantesi nei grandi motivi del suo pensiero (la gratitudine, è meglio esserci che non esserci, l'uso della ragione, eccetera...).

E' l'inspiegabile atteggiamento di Calvino che vorrebbe essere il Chesterton comunista (che significa? Che lo si ammira tanto ma che non si vuole lasciare la vita strana per paura...) e di Borges che dice che la ragione per Chesterton erano solo le credenze cattoliche e lui non le condivideva, ma poi dice: le ore più belle della mia vita le ho passate leggendo Chesterton...

Il contributo di Roberto è notevole e vi consiglio di leggerlo.

E agli "ammiratori" di Chesterton dico: buttatevi dall'altra parte, cavolo, ragazzi, senza perdere tempo! Fate come noi...

Marco Sermarini

venerdì 15 luglio 2016

A proposito di Italo Calvino e di Chesterton

Italo Calvino fu uno scrittore certamente singolare.

È uno dei cosiddetti «chestertoniani insospettabili»: da persone lui (come da tanti altri: Borges, Gramsci, Sciascia e non solo...) non ci aspetteremmo un'attrazione così profonda per Chesterton. Eppure questo accadde. Lo scritto che ho riportato qualche post addietro ne è testimonianza. Il riferirsi a Chesterton per meglio chiarire il proprio pensiero d'altronde era uno dei modi in cui l'altro insospettabile, Jorge Luis Borges, dimostrava la sua vera e propria dipendenza dal nostro Gilbert (le sue lezioni di letteratura inglese ne sono intrise).

Uomini singolari, spesso attratti dalle caratteristiche di Chesterton che più sono lontane dalle loro scelte concrete. È come se desiderassero con forza il dono della fede, dell'intelligenza cristiana, della speranza e dell'allegrezza di Chesterton, senza volerlo ammettere fino in fondo.

A proposito di Italo Calvino, contribuisco a collocare una delle sue affermazioni più famose a proposito di Chesterton che spesso vengono citate senza darne la fonte.

Italo Calvino disse:

«Amo Chesterton perché voleva essere il Voltaire cattolico e io volevo essere il Chesterton comunista…».

Si tratta di una parte di una lunga risposta alla domanda (l'ultima) «Quali sono i romanzieri che preferite e perché?» nel corso di un'intervista a Nuovi Argomenti n° 38-39 del Maggio - Agosto 1959. Gli altri autori amati sono Stendhal, Puškin, Hemingway, Stevenson (amato anche da Chesterton!), Čechov, Conrad, Tolstoj, Manzoni, Flaubert, Poe (di lui Borges in una delle sue lezioni disse che Chesterton ne avrebbe potuto imitare il senso del gotico ma non lo fece), Twain, Kipling (criticato da Chesterton in Eretici), Nievo, Jane Austen (oggetto di appunti di Chesterton), Gogol', Dostoevskij, Balzac, Kafka (anche lui in qualche modo toccato da Chesterton!), Maupassant, Mansfield, Fitzgerald, Radiguet, Svevo…

Marco Sermarini

Chesterton in altre parole - Italo Calvino su Chesterton e Dickens

«Il titolo Il migliore dei mondi impossibili Citati l'ha tratto dallo scrittore del nostro secolo che ha più amato Dickens, G. K. Chesterton. Su Dickens, Chesterton ha scritto un libro e poi le introduzioni a molti romanzi per l'edizione della "Everyman's Library". In quella per Our Mutual Friend, egli comincia prendendosela col titolo. "Il nostro comune amico" ha un senso, in inglese come in italiano; ma "il nostro mutuo amico", "il nostro amico reciproco" cosa può voler dire? Si potrebbe obiettare a Chesterton che l'espressione compare per la prima volta nel romanzo come detta da Boffin, il cui eloquio è sempre spropositato; e che, anche se il legame del titolo col contenuto del romanzo non è tra i più evidenti, pure il tema dell'amicizia vera o falsa, vantata o nascosta, distorta o sottomessa a prove, vi circola in ogni sua parte. Ma Chesterton, dopo aver denunciato l'improprietà linguistica del titolo, dichiara che proprio per questo il titolo gli piace. Dickens non aveva fatto studi regolari e non era mai stato un fine letterato; è per questo che Chesterton lo ama, ossia, lo ama quando quando si mostra così com'è, non quando pretende d'essere qualcosa 'altro; e la predilezione di Chesterton per Our Mutual Friend va a un Dickens che torna alle origini, dopo aver fatto vari sforzi per ingentilirsi e mostrare gusti aristocratici. Sebbene Chesterton sia stato il migliore rivendicatore della grandezza letteraria di Dickens nella critica del nostro secolo, mi pare che il suo saggio su Our Mutual Friend riveli un fondo di condiscendenza paternalistica del letterato raffinato verso il romanziere popolare».

Italo Calvino, Charles Dickens, Our Mutual Friend, da Spazzatura d'oro, "Repubblica", 11 Novembre 1982

giovedì 29 aprile 2010

Un indovinello...

Antonio Gramsci, Emilio Cecchi, Italo Calvino, Mario Praz, Giovanni Battista Montini, Carlo Bo, Guido Sommavilla, Piero Rebora, Luigi Berti...

Che cos'hanno in comune, questi uomini, oltre l'essere tutti italiani?

Vediamo chi ci indovina...

(sia chiaro, non si vince nulla, solo il piacere di indovinare!)

mercoledì 25 novembre 2009

Scavando, si scoprono tante cose su Gilbert...

Prossimamente, quando il tempo ce lo consentirà, vi daremo in pasto cose che i più sconoscono e pochi immaginano su Gilbert: Italo Calvino, Cesare Pavese, Mario Praz e tanti altri si sono interessati a Chesterton...