Visualizzazione post con etichetta Rassegnazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Rassegnazione. Mostra tutti i post

giovedì 17 settembre 2026

Un aforisma al giorno - La grossolanità e magnificenza della follia.



Esiste un precetto apostolico che ci esorta a sopportare gli stolti con gioia. Noi poniamo sempre l’accento sulla parola “sopportare” e interpretiamo il passo come un invito alla rassegnazione. Forse sarebbe meglio porre l’accento sulla parola “con gioia” e trasformare la nostra familiarità con gli stolti in una delizia, quasi in un divertimento. Né è necessario che il nostro piacere nel rapportarci agli stolti (o almeno agli stolti grandi e divini) sia meramente satirico o crudele. Il grande stolto è colui in cui non riusciamo a distinguere quale sia l’umorismo consapevole e quale quello inconsapevole; ridiamo con lui e di lui allo stesso tempo. Un esempio lampante è quello del matrimonio ordinario e felice. Un uomo e una donna non possono vivere insieme senza avere l’uno verso l’altro una sorta di scherzo eterno. Ciascuno ha scoperto che l’altro è un buffone, ma un grande buffone. Questa grandezza, questa grossolanità e magnificenza della follia è ciò che tutti noi riscontriamo in coloro con cui siamo in stretto contatto; ed è l’unica base duratura dell’affetto, e persino del rispetto. Quando conosciamo un individuo di nome Tomkins (1), sappiamo che ha avuto successo dove tutti gli altri hanno fallito; è riuscito a essere Tomkins. Proprio così ha avuto successo il signor Toots (2); è stato sconfitto in tutti gli esami scolastici, ma è stato il vincitore in quella battaglia immaginaria in cui concorrenti sconosciuti hanno tentato invano di essere Toots.

Gilbert Keith Chesterton, Charles Dickens. A Critical Study.

(1) Tomkins: personaggio della commedia dickensiana The Strange Gentleman. A Comic Burletta.

(2) Signor Toots: È un giovane goffo, distratto, gentile ma perennemente in imbarazzo, celebre per la sua frase ricorrente: "È di nessuna conseguenza".

Un'immagine del Rochester Dickens Festival


lunedì 25 maggio 2026

Un aforisma al giorno - Umiltà per rinnovare incessantemente terra e stelle.



L'umiltà è la cosa che esiste per rinnovare incessantemente la terra e le stelle. È l'umiltà, e non il dovere, a preservare le stelle dal errore, dall'errore imperdonabile della rassegnazione disinteressata; è grazie all'umiltà che i cieli più antichi ci appaiono freschi e possenti. La maledizione che precedette la storia ha imposto a tutti noi la tendenza a stancarci delle meraviglie. Se vedessimo il sole per la prima volta, sarebbe la più terribile e bella delle meteore. Ora che lo vediamo per la centesima volta, lo chiamiamo, con la frase orribile e blasfema di Wordsworth, «la luce del giorno comune». Siamo inclini ad accrescere le nostre pretese. Siamo inclini a pretendere sei soli, a pretendere un sole blu, a pretendere un sole verde. L’umiltà ci riporta perennemente nell’oscurità primordiale. Lì tutta la luce è un lampo, improvviso e istantaneo… Per l’uomo umile, e solo per l’uomo umile, il sole è davvero un sole; per l’uomo umile, e solo per l’uomo umile, il mare è davvero un mare. Quando guarda tutti i volti per strada, non si rende conto solo che gli uomini sono vivi, ma si rende conto con un piacere drammatico che non sono morti.

Gilbert Keith Chesterton, Eretici.

.

giovedì 5 giugno 2025

Un aforisma al giorno - Umiltà, è lei che preserva dal torto.

È l'umiltà, e non il dovere, che preserva le stelle dal torto, dal torto imperdonabile della rassegnazione casuale; è grazie all'umiltà che i cieli più antichi per noi sono freschi e forti.

Gilbert Keith Chesterton, Eretici.



giovedì 7 marzo 2024

Un aforisma al giorno - Sopportare con gioia gli stolti (ma che bello!).

C'è una raccomandazione apostolica che invita a sopportare con gioia gli stolti. Noi poniamo sempre l'accento sulla parola "sopportare" e interpretiamo il passo come un invito alla rassegnazione. Sarebbe meglio, forse, porre l'accento sulla locuzione "volentieri" e rendere la nostra familiarità con gli stolti un piacere, quasi una dissipazione. Non è nemmeno necessario che il nostro piacere per gli sciocchi (o almeno per gli sciocchi grandi e divini) sia solo satirico o crudele. Il grande sciocco è colui nel quale non riusciamo a distinguere l'umorismo consapevole da quello inconsapevole; ridiamo con lui e ridiamo di lui allo stesso tempo. Un esempio evidente è quello del matrimonio ordinario e felice. Un uomo e una donna non possono vivere insieme senza avere l'uno contro l'altra una sorta di gioco perenne. Ognuno ha scoperto che l'altro non solo è uno sciocco, ma è anche un grande sciocco. Questa grandezza, questa grossolanità e stupidità della follia è la cosa che tutti noi troviamo in coloro con cui siamo in contatto intimo; ed è l'unica base duratura dell'affetto e persino del rispetto.

Gilbert Keith Chesterton, Charles Dickens. A Critical Study.



domenica 6 giugno 2021

Un aforisma al giorno. Ma bello.

È l'umiltà che rinnova eternamente la terra e le stelle. È l'umiltà, e non il dovere, che preserva gli astri dall'errore, dall'imperdonabile errore della rassegnazione noncurante; è per l'umiltà che i più antichi cieli sono per noi freschi e vigorosi. La maledizione che sopravvenne prima della storia ha steso su noi tutti una tendenza a stancarci delle meraviglie. Se noi lo vedessimo per la prima volta, il sole sarebbe la più bella e spaventevole delle meteore. Ora che lo vediamo per la centesima volta, lo chiamiamo, nell'orribile espressione blasfema di Wordsworth, «la luce del giorno comune». Noi siamo inclini ad accrescere le nostre pretese. Siamo inclini a chiedere sei soli, a chiedere un sole blu, a chiedere un sole verde. L'umiltà ci riporta costantemente nel buio primevo. Lì tutta la luce è lampeggiante, sconvolgente e istantanea. Fino a che non capiremo quel buio primevo, in cui non abbiamo né vista né aspettativa, non potremo rivolgere nessuna lode calorosa e infantile allo splendore sensazionale delle cose.

Gilbert Keith Chesterton, Eretici.

domenica 11 aprile 2021

Un aforisma al giorno. Sempre più bello.


È l'umiltà che rinnova eternamente la terra e le stelle. È l'umiltà, e non il dovere, che preserva gli astri dall'errore, dall'imperdonabile errore della rassegnazione noncurante; è per l'umiltà che i più antichi cieli sono per noi freschi e vigorosi. La maledizione che sopravvenne prima della storia ha steso su noi tutti una tendenza a stancarci delle meraviglie. Se noi lo vedessimo per la prima volta, il sole sarebbe la più bella e spaventevole delle meteore. Ora che lo vediamo per la centesima volta, lo chiamiamo, nell'orribile espressione blasfema di Wordsworth, «la luce del giorno comune». Noi siamo inclini ad accrescere le nostre pretese. Siamo inclini a chiedere sei soli, a chiedere un sole blu, a chiedere un sole verde. L'umiltà ci riporta costantemente nel buio primevo. Lì tutta la luce è lampeggiante, sconvolgente e istantanea. Fino a che non capiremo quel buio primevo, in cui non abbiamo né vista né aspettativa, non potremo rivolgere nessuna lode calorosa e infantile allo splendore sensazionale delle cose. I termini «pessimismo» e «ottimismo», come la maggior parte dei termini moderni, sono privi di significato. Ma se possiamo usarli in un qualunque, vago senso che abbia un qualche significato, possiamo dire che, in questa grande verità, il pessimismo è la base stessa dell'ottimismo. L'uomo che distrugge se stesso crea l'universo. Per l'uomo umile, e solo per lui, il sole è veramente un sole; per l'uomo umile, e solo per lui, il mare è veramente un mare. Quando guarda tutte le facce nella strada, egli si rende conto, non solo che gli uomini sono vivi, ma anche, e con un drammatico piacere, che non sono morti.

Gilbert Keith Chesterton, Eretici.