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martedì 7 luglio 2026

Un aforisma al giorno - Cosa c'è che non va?



La risposta alla domanda “Cosa c’è che non va?” è, o dovrebbe essere: “Sono io che sbaglio”. Finché un uomo non è in grado di dare questa risposta, il suo idealismo non è altro che un passatempo.

Gilbert Keith Chesterton, da una lettera al Daily News 
dal titolo “Che cosa c’è che non va?”, 16 agosto 1905.

Daily News, 1905-10-05 - Cover - Daily News - Memorial University DAI

giovedì 1 gennaio 2026

Buon Anno 2026 e buone riproposizioni!

Riproporre per il nostro Chesterton è una delle parti importanti della sua filosofia: è lui che diceva che 

C’è una legge scritta nell’oscuro Libro della Vita ed è questa: se guardi una cosa per 999 volte, puoi stare perfettamente tranquillo; se la guardi per la millesima volta corri il serio pericolo di vederla per la prima volta

Gilbert Keith Chesterton, Il Napoleone di Notting Hill,

E allora perché privarsi del lusso di vedere alcune sue parole per la prima volta? 

Ecco qui gli splendidi aforismi che sempre vi riproponiamo, lo faremo per mille altre volte, lo facciamo per correre anche noi il famoso felicissimo rischio di risvegliarci ancora una volta e trovarli nuovissimi...

Ancora una volta, come sempre, auguri fervidi a mio nome, della mia famiglia, dei consiglieri, della Segreteria Volante e della Società Chestertoniana Italiana intera, che spero raggiunga anche quest'anno il suo obiettivo: portare quante più persone possibile a Gesù Cristo tramite il nostro caro vecchio Gilbert, dare speranza a tutti tramite Chesterton. Sarebbe una buona scusa per provare a non andare all'inferno e di stare allegri in questo mondo.

Vostro

Marco Sermarini

Di solito faccio i miei propositi per il nuovo anno verso la fine di maggio, perché appartengo a quell'ordine superiore di esseri che non solo dimentica di mantenere le promesse, ma anche di farle. Inoltre, il mio compleanno è più o meno in quel periodo; e mi piace rinascere nel momento in cui sono nato.

Gilbert Keith Chesterton, 11 Gennaio 1913, Daily News.


L'obiettivo di un Nuovo Anno non è che abbiamo un nuovo anno. È che abbiamo una nuova anima e un naso nuovo; nuovi piedi, una nuova schiena, nuove orecchie e occhi nuovi. A meno che un particolare uomo non prenda decisioni per il Nuovo Anno, non prenderà alcuna decisione. A meno che un uomo non cominci da capo con le cose, senz'altro non farà niente di efficace. A meno che un uomo non parta con la strana ipotesi di non essere mai esistito prima, è certissimo che non esisterà mai in seguito. A meno che un uomo non nasca di nuovo, non entrerà in nessun modo nel Regno dei Cieli.

Gilbert Keith Chesterton, Lunacy and Letters, "January One".






sabato 20 dicembre 2025

Si avvicina il Santo Natale e allora riproponiamo cose belle natalizie del Nostro Comune Amico... - The House of Christmas.



There fared a mother driven forth
Out of an inn to roam;
In the place where she was homeless
All men are at home.
The crazy stable close at hand,
With shaking timber and shifting sand,
Grew a stronger thing to abide and stand
Than the square stones of Rome.
For men are homesick in their homes,
And strangers under the sun,
And they lay on their heads in a foreign land
Whenever the day is done.
Here we have battle and blazing eyes,
And chance and honour and high surprise,
But our homes are under miraculous skies
Where the yule tale was begun.
A Child in a foul stable,
Where the beasts feed and foam;
Only where He was homeless
Are you and I at home;
We have hands that fashion and heads that know,
But our hearts we lost - how long ago!
In a place no chart nor ship can show
Under the sky's dome.
This world is wild as an old wives' tale,
And strange the plain things are,
The earth is enough and the air is enough
For our wonder and our war;
But our rest is as far as the fire-drake swings
And our peace is put in impossible things
Where clashed and thundered unthinkable wings
Round an incredible star.
To an open house in the evening
Home shall men come,
To an older place than Eden
And a taller town than Rome.
To the end of the way of the wandering star,
To the things that cannot be and that are,
To the place where God was homeless
And all men are at home.

(Nostra traduzione:

C'era una madre cacciata via
Da una locanda e costretta a vagare;
Nel luogo dove era senza tetto
Tutti gli uomini sono a casa.
La stalla fatiscente lì vicino,
Con travi traballanti e sabbia instabile,
Divenne qualcosa di più solido e resistente
Delle pietre squadrate di Roma.
Perché gli uomini hanno nostalgia di casa nelle loro case,
E sono stranieri sotto il sole,
E si coricano su un letto in terra straniera
Ogni volta che il giorno finisce.
Qui abbiamo battaglie e occhi fiammeggianti,
E fortuna e onore e grandi sorprese,
Ma le nostre case sono sotto cieli miracolosi
Dove è iniziata la storia del Natale.
Un bambino in una stalla sporca,
Dove le bestie mangiano e schiumano;
Solo dove Lui era senza casa
Tu ed io siamo a casa;
Abbiamo mani che modellano e teste che sanno,
Ma abbiamo perso i nostri cuori - quanto tempo fa!
In un luogo che nessuna mappa né nave può mostrare
Sotto la cupola del cielo.
Questo mondo è selvaggio come una favola di vecchie comari,
E strane sono le cose semplici,
La terra è abbastanza e l'aria è abbastanza
Per la nostra meraviglia e la nostra guerra;
Ma il nostro riposo è lontano quanto il drago di fuoco oscilla
E la nostra pace è riposta in cose impossibili
Dove si scontrano e tuonano ali impensabili
Intorno a una stella incredibile.
In una casa aperta la sera
Gli uomini torneranno a casa,
In un luogo più antico dell'Eden
E in una città più alta di Roma.
Alla fine del cammino della stella errante,
Alle cose che non possono essere e che sono,
Al luogo dove Dio era senza casa
E tutti gli uomini sono a casa
).


Gilbert Keith Chesterton, Poems, Burns and Oates, London 1915
(pubblicata per la prima volta in The Daily News, 25 dicembre 1906)





giovedì 6 novembre 2025

Un aforisma al giorno - Ridurre la religione a un segreto colpevole.



La fede non è svanita come una favola; la fede è nascosta come un peccato. La religione non è più una maschera; la religione è un segreto colpevole.


Gilbert Keith Chesterton, The Daily News, 9 giugno 1906.



domenica 21 settembre 2025

Un aforisma al giorno - Il misticismo... è semplicemente la forma più gigantesca di senso comune.



Il misticismo nel suo senso più nobile, il misticismo come esisteva in San Giovanni, Platone, Paracelso e Sir Thomas Browne, non è una cosa eccezionalmente oscura e segreta, ma una cosa eccezionalmente luminosa e aperta. In realtà è troppo chiaro perché la maggior parte di noi possa comprenderlo, e troppo ovvio perché la maggior parte di noi possa vederlo. Un'affermazione come quella che “Dio è amore” ci travolge in realtà come un paesaggio immenso in una giornata limpida, come la luce di un sole estivo intollerabile. Potremmo definirla un'affermazione oscura, ma dentro di noi sappiamo bene che siamo noi ad essere oscuri...

È interessante notare come anche nella vita quotidiana sia costante questa impressione dell'essenziale razionalità del misticismo. Se ci avvicinassimo a un uomo per strada che si trova di fronte a un lampione e gli chiedessimo scherzosamente: «Da dove è spuntato questo strano oggetto? Come è nato questo magro ciclope dall'occhio di fuoco dalla notte senza inizio?", si potrebbe generalmente dedurre, tenendo conto del temperamento dell'individuo, che egli non considererebbe le nostre osservazioni particolarmente convincenti e pratiche. Eppure la nostra sorpresa per il lampione sarebbe del tutto razionale; la sua abitudine di dare per scontati i lampioni sarebbe solo una superstizione. Il potere che induce gli uomini ad accettare i fenomeni materiali di questo universo, le sue città, le civiltà e i sistemi solari, è solo un volgare pregiudizio, come il pregiudizio che li ha indotti ad accettare i combattimenti tra galli o l'Inquisizione. È il mistico, per il quale ogni stella è come un razzo improvviso, ogni fiore un terremoto di polvere, che è l'uomo dalla mente lucida.

Il misticismo, ovvero il senso del mistero delle cose, è semplicemente la forma più gigantesca di senso comune.

Gilbert Keith Chesterton, The Daily News, 30 agosto 1901.



sabato 20 settembre 2025

Un aforisma al giorno - La fede è nascosta come un peccato.



La fede non è svanita come una favola; la fede è nascosta come un peccato. La religione non è più una maschera; la religione è un segreto colpevole.

Gilbert Keith Chesterton, The Daily News, 9 giugno 1906.



venerdì 19 settembre 2025

Un aforisma al giorno - Il temperamento artistico...



Il temperamento artistico è una malattia che affligge i dilettanti. È una malattia che deriva dal fatto che gli uomini non hanno un potere espressivo sufficiente per esprimere e liberarsi dell'elemento artistico che è in loro. È salutare per ogni uomo sano di mente esprimere l'arte che è in lui; è essenziale per ogni uomo sano di mente liberarsi a tutti i costi dell'arte che è in lui. Gli artisti dotati di una grande e sana vitalità liberano facilmente la loro arte, così come respirano facilmente o sudano facilmente. Ma negli artisti meno dotati, la cosa diventa una pressione e produce un dolore definito, che viene chiamato temperamento artistico. Così, i grandi artisti sono in grado di essere uomini comuni, uomini come Shakespeare.

Gilbert Keith Chesterton, The Daily News, 1 aprile 1905.



martedì 26 agosto 2025

The Diabolist, ovvero: il satanista. Traduzione e note di Marco Sermarini ©.

Vorrei proporvi la traduzione, inedita in lingua italiana, di un articolo di Chesterton apparso il 9 novembre 1907 sul The Daily News, il quotidiano liberale su cui Gilbert scrisse fino al 1913, di proprietà di Lord Cadbury. Si tratta di un articolo tutto sommato breve ma denso e significativo, di cui danno conto i migliori biografi di Chesterton, in primis Maisie Ward; ho pensato di anteporre alla traduzione le parole con cui William Oddie collocava l'episodio nella biografia di Chesterton. Sono tratte da Chesterton and the Romance of Orthodoxy. The Making of GKC. 1874 - 1908, anch'esso inedito in lingua italiana. Ne estrapolo un brano ritenendolo estremamente significativo, rimandando i lettori alla consultazione del seguito per non appesantire questo lavoro. Tuttavia la continuazione della lettura delle riflessioni filologiche e filosofiche di Oddie sarebbe estremamente proficua perché l'articolo, scritto nel 1907, si colloca nel periodo della compilazione del capolavoro di Chesterton, Ortodossia, che costituisce la sintesi del suo pensiero. Ad ogni modo ritengo che già questo non brevissimo assaggio dello scritto del compianto William Oddie aiuterà i lettori a comprendere l'importanza dell'articolo.

Perché è importante l'articolo che propongo? Perché è la testimonianza di Chesterton sul suo giovanile ritorno all'ortodossia, il primo abbozzo di quel sunto della sua filosofia che egli costituì scrivendo L'Uomo che fu Giovedì e Ortodossia in particolare, Eretici e Uomovivo più in generale, Ancora, testimonia la maturità del pensiero di Chesterton anzi la sua compiutezza già nella giovane età a cui si riferisce l'episodio.

Marco Sermarini

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(...) L'episodio risale al periodo in cui Chesterton frequentava la Slade, ovvero l'anno accademico 1893-94, circa un anno dopo la pubblicazione de Il ritratto di Dorian Gray. Riguarda un giovane chiaramente identificabile come un prodotto del movimento estetico. L'influenza sul suo pensiero di Walter Pater stesso o di qualche discepolo di Pater, forse Wilde, o semplicemente dell'ampio ethos estetico/decadente/fin de siècle dell'epoca, è piuttosto evidente. Egli crede, come Pater, che l'esperienza, e non il frutto dell'esperienza, sia la priorità assoluta. È totalmente contrario a qualsiasi nozione etica oggettiva di giusto e sbagliato e sostiene con veemenza una particolare linea di condotta perché dopo di essa non saprà più distinguere tra i due. Le sue convinzioni sono distruttive prima per gli altri e poi per se stesso: come Dorian Gray, incarna la tragedia dell'estetismo commettendo di fatto suicidio. Infine (e, per il nostro scopo, cosa più importante), lui - o comunque la reazione di Chesterton nei suoi confronti - stabilisce chiaramente il legame tra il movimento decadente e la risposta intellettuale di Chesterton ad esso, ovvero l'identificazione della lotta contro l'eresia come il campo di battaglia su cui combattere il male. (...) I parallelismi con la storia di Dorian Gray sono sorprendentemente evidenti; e qui abbiamo sicuramente tutta la spiegazione che ci serve del disgusto di Chesterton per il fin de siècle wildiano, che giunse a una fine così brusca con la rovina dello stesso Wilde a metà del decennio. Un'altra possibile risonanza - o almeno un parallelo illuminante - con le opinioni dei satanisti sui piaceri estetici della seduzione e della rovina morale si trova in Confessions of a Young Man (1888) di George Moore (ammiratore di Pater e influente membro del corpo docente della Slade e, chissà, forse anche di uno dei suoi studenti, il “satanista”). Scrivendo del dipinto "La Source" di Ingres, il cui “prezzo” fu la seduzione e la morte della modella attraverso l'alcol, egli osserva languidamente che “la consapevolezza che è stato commesso un torto... che una ragazza o mille ragazze sono morte in ospedale per quella cosa virginale, è un piacere in più di cui non potevo fare a meno”. Era a questo passaggio che Chesterton si riferiva nel suo taccuino Slade quando scrisse che “anche il vizio richiede vergini”? Qualunque sia la risposta, non sorprende che in Eretici Chesterton, in modo insolito, scrivesse di George Moore con un disprezzo personale così assoluto. A proposito di “The Diabolist”, Michael Coren pone la domanda: “Quanto è reale questo incontro e quanto è invece una costruzione artificiale?” Chesterton lo ha sicuramente presentato come un incontro reale e intendeva che fosse preso sul serio come tale. “Quello che sto per raccontare”, ha scritto, "è realmente accaduto..." (...). Possiamo sicuramente essere certi che si sia trattato di "un vero incontro". (...)

William Oddie, Chesterton and the Romance of Orthodoxy. The Making of GKC. 1874 - 1908





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Ogni tanto ho introdotto nei miei saggi un elemento di verità. Sono state menzionate cose realmente accadute, come l'incontro con il Presidente Kruger (1) o l'essere buttato fuori da un taxi. Ciò che ora devo riferire è realmente accaduto; eppure non vi era alcun elemento di politica pratica o di pericolo personale. È stata semplicemente una tranquilla conversazione che ho avuto con un altro uomo. Ma quella tranquilla conversazione è stata di gran lunga la cosa più terribile che mi sia mai capitata in vita mia. È successo così tanto tempo fa che non posso essere certo delle parole esatte del dialogo, solo delle principali domande e risposte; ma c'è una frase di cui posso rispondere assolutamente e parola per parola. È stata una frase così terribile che non potrei dimenticarla se lo volessi. È stata l'ultima frase pronunciata, e non è stata rivolta a me.

La cosa mi è successa ai tempi in cui frequentavo una scuola d'arte. Una scuola d'arte è diversa da quasi tutte le altre scuole o collegi sotto questo aspetto: che, essendo di nuova e rozza creazione e di disciplina lassista, presenta un contrasto particolarmente forte tra l'industrioso e l’ozioso. Le persone in una scuola d'arte fanno un'atroce quantità di lavoro o non lavorano affatto. Io appartenevo, insieme ad altre persone affascinanti, a quest'ultima classe; e questo mi ha fatto entrare spesso nella società di uomini che erano molto diversi da me, e che erano oziosi per ragioni molto diverse dalle mie. Ero inoperoso perché ero molto occupato; all'epoca ero impegnato a scoprire, con mio estremo e duraturo stupore, che non ero ateo. Ma ce n'erano anche altri che erano impegnati a scoprire ciò che Carlyle (2) chiamava (penso con inutile delicatezza) il fatto che lo zenzero è piccante in bocca.

Apprezzo quel tempo, in breve, perché mi ha permesso di fare la conoscenza di un buon numero rappresentativo di furfanti. A questo proposito ci sono due cose molto curiose che il critico della vita umana può osservare. Il primo è il fatto che c'è una netta differenza tra uomini e donne; il fatto che le donne preferiscono parlare in due, mentre gli uomini preferiscono parlare in tre. Il secondo è che quando si trovano (come spesso si fa) tre giovani mascalzoni e idioti che girano insieme e si ubriacano insieme ogni giorno, in genere si scopre che uno dei tre mascalzoni e idioti non è (per qualche motivo straordinario) un mascalzone né un idiota. In questi piccoli gruppi dediti ad una dissipazione spasmodica c'è quasi sempre un uomo che sembra aver accondisceso alla sua compagnia; un uomo che, pur potendo parlare di fallace banalità con i suoi compagni, può anche parlare di politica con un socialista, o di filosofia con un cattolico. 

Era proprio un tale uomo che venni a conoscere bene. Era strano, forse, che apprezzasse la sua società sporca e ubriaca; era ancora più strano, forse, che gli piacesse la mia società. Per ore del giorno parlava con me di Milton (3) o dell'architettura gotica; per ore della notte andava dove non ebbi mai voglia di seguirlo, anche solo per speculazione. Era un uomo dal viso lungo e ironico, con i capelli raccolti e rossi; era un gentiluomo per classe, e poteva camminare come uno da solo, ma preferiva, per qualche motivo, camminare come uno sposo che portava due secchielli. Sembrava una sorta di super-fantino; come se qualche arcangelo fosse finito sul prato. E non dimenticherò mai la mezz'ora in cui lui ed io abbiamo discusso di cose reali per la prima ed ultima volta.

*******

Lungo la facciata del grande edificio di cui la nostra scuola faceva parte correva un’enorme rampa di gradini di pietra, più alta, credo, di quella che conduce alla Cattedrale di Saint Paul (4). In una nera serata d'inverno lui ed io eravamo in giro su queste fredde altezze, che sembravano tetre come una piramide sotto le stelle. L'unica cosa visibile sotto di noi nel buio era un fuoco che bruciava e soffiava; perché qualche giardiniere (suppongo) stava bruciando qualcosa nel terreno, e di tanto in tanto le scintille rosse ci passavano davanti come uno sciame di insetti scarlatti nel buio. Anche sopra di noi regnava la tenebra; ma se si fissava abbastanza a lungo quella oscurità superiore, si vedevano strisce verticali di grigio nel nero e poi si diventava consapevoli della facciata colossale dell'edificio dorico, fantasmagorica, ma che riempiva il cielo, come se il cielo fosse ancora pieno del gigantesco fantasma del paganesimo.

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L'uomo mi chiese bruscamente perché stessi diventando ortodosso. Fino a quel momento non mi ero reso conto di esserlo, ma non appena lo disse capii che era letteralmente vero. Il processo era stato così lungo e denso che gli risposi immediatamente attingendo alle mie riserve di spiegazioni.

«Sto diventando ortodosso», dissi, «perché sono giunto, a torto o a ragione, dopo aver stirato il mio cervello fino a farlo esplodere, alla vecchia convinzione che l'eresia è persino peggiore del peccato. Un errore è più minaccioso di un crimine, perché un errore genera crimini. Un imperialista è peggiore di un pirata. Perché un imperialista gestisce una scuola per pirati; insegna la pirateria disinteressatamente e senza un salario adeguato. Un amante libero è peggio di un libertino. Perché un libertino è serio e spericolato anche nel suo amore più breve, mentre un fautore dell'Amore Libero è cauto e irresponsabile anche nella sua devozione più lunga. Odio il dubbio moderno perché è pericoloso».

«Intendi pericoloso per la moralità», disse con voce meravigliosamente gentile. «Immagino che tu abbia ragione. Ma perché ti interessa la moralità?».

Gli lanciai una rapida occhiata al volto. Aveva proteso il collo, come era sua abitudine, e così il suo viso si trovò improvvisamente illuminato dalla luce del falò sottostante, come un volto sotto i riflettori. Il mento lungo e gli zigomi alti erano illuminati in modo infernale dal basso, tanto che sembrava un demone che fissava la fossa ardente. Ebbi una sensazione insensata di essere tentato in un territorio selvaggio; e proprio mentre mi fermavo, una raffica di scintille rosse mi sfiorò.

«Non sono splendide quelle scintille?», dissi.

«Sì», rispose lui.

«Questo è tutto ciò che ti chiedo di ammettere», dissi. «Dammi quei pochi puntini rossi e io ne dedurrò la morale cristiana. Una volta pensavo come te, che il piacere che si prova davanti a una scintilla volante fosse qualcosa che poteva andare e venire con quella scintilla. Una volta pensavo che il piacere fosse libero come il fuoco. Una volta pensavo che quella stella rossa che vediamo fosse sola nello spazio. Ma ora so che la stella rossa è solo l'apice di una piramide invisibile di virtù. Quel fuoco rosso è solo il fiore su uno stelo di abitudini viventi, che non puoi vedere. Solo perché tua madre ti ha insegnato a dire “grazie” per un panino, ora sei in grado di ringraziare la Natura o il caos per quelle stelle rosse di un istante o per le stelle bianche di tutti i tempi. Solo perché eri umile davanti ai fuochi d'artificio del cinque novembre (5), ora ti godi qualsiasi fuoco d'artificio che ti capita di vedere. Ti piacciono solo perché sono rosse, perché ti è stato raccontato del sangue dei martiri; ti piacciono solo perché sono luminose, perché la luminosità è gloria. Quella fiamma è sbocciata dalle virtù e svanirà con le virtù. Seduci una donna e quella scintilla sarà meno luminosa. Spargi sangue e quella scintilla sarà meno rossa. Sii davvero cattivo e saranno per te come le macchie sulla carta da parati».

Possedeva una terribile lucidità intellettuale che mi faceva disperare della sua anima. Un ateo comune e innocuo avrebbe negato che la religione producesse umiltà o che l'umiltà fosse una semplice gioia: ma lui ammetteva entrambe le cose. Diceva solo: «Ma non troverò forse nel male una vita propria? Ammesso che per ogni donna che rovino una di quelle scintille rosse si spegnerà: il piacere crescente della rovina non...». 

«Vedi quel fuoco?» gli chiesi. «Se avessimo una vera democrazia combattiva, qualcuno ti brucerebbe lì dentro, come l'adoratore del diavolo che sei».

«Forse», rispose con il suo solito tono stanco e gentile. «Solo che quello che tu chiami male, io lo chiamo bene».

Scese da solo la grande scalinata e io sentii che volevo che fosse spazzata e pulita. Lo seguii più tardi e, mentre andavo a cercare il mio cappello nel corridoio basso e buio dove era appeso, sentii improvvisamente di nuovo la sua voce, ma le parole erano incomprensibili. Mi fermai, sorpreso: poi sentii la voce di uno dei suoi compagni più vili che diceva: «Nessuno può saperlo». E poi sentii quelle due o tre parole che ricordo in ogni sillaba e che non posso dimenticare. Sentii il Satanista dire: «Ti dico che ho fatto tutto il resto. Se faccio questo, non saprò più distinguere il bene dal male». Mi precipitai fuori senza osare fermarmi; e mentre passavo davanti al fuoco non sapevo se fosse l'inferno o l'amore furioso di Dio.

Da allora ho saputo che è morto: si può dire, credo, che si sia suicidato, anche se lo ha fatto con strumenti di piacere, non con strumenti di dolore. Dio lo aiuti, conosco la strada che ha percorso, ma non ho mai saputo, né ho mai osato pensare, quale fosse il luogo in cui si è fermato e si è trattenuto.

Gilbert Keith Chesterton, The Daily News, 9 novembre 1907; 
successivamente raccolto in Tremendous Trifles.


(1) Stephanus Johannes Paul Kruger (1825 – 1904), noto anche come Oom Paul (“Zio Paul”) fu leader di spicco della resistenza boera contro il governo britannico del Sudafrica, e divenne presidente della Repubblica del Transvaal.

(2)  Thomas Carlyle (1795 - 1881), saggista, storico e filosofo scozzese, tra i maggiori dell’età vittoriana.

(3) John Milton (1608 - 1674), scrittore e poeta inglese, tra i più influenti dell'età post shakespeariana; fu l'autore del Paradiso Perduto.

(4) Una delle due cattedrali anglicane di Londra, che sorge nella City, opera dell'architetto Christopher Wren. L'altra si trova a Southwark.

(5) il riferimento è alla Guy Fawkes Night, in cui in Inghilterra si commemora il 5 novembre 1605 quando Guy Fawkes, cattolico, tentò in una congiura di uccidere re Giacomo I con un attentato dinamitardo (the Gunpowder Plot). La congiura non ebbe esito positivo e allora da quel giorno si celebra questa ricorrenza.

Traduzioni  e note di Marco Sermarini - tutti i diritti sono riservati ©.


Una parte della Slade School of Fine Arts



domenica 20 luglio 2025

Un aforisma al giorno - Fede e religione.

La fede non è svanita come una favola; la fede è nascosta come un peccato. La religione non è ora la maschera; la religione è il segreto colpevole.

Gilbert Keith Chesterton, The Daily News, 9 giugno 1906.



lunedì 23 giugno 2025

Un aforisma al giorno - Una verità buona per la propria anima.



Ogni verità che un uomo teme sarà buona per la sua anima.

Gilbert Keith Chesterton, The Daily News, 6 maggio 1905.



lunedì 19 maggio 2025

Un aforisma al giorno - L'umanità.


L'umanità non è una tribù di animali a cui dobbiamo compassione. L'umanità è un club a cui dobbiamo la nostra adesione.

Gilbert Keith Chesterton, The Daily News, 10 aprile 1906.



domenica 18 maggio 2025

Un aforisma al giorno - L'iconoclasta, il mestiere più povero.

Nell'intera gamma delle occupazioni umane è possibile immaginare una cosa più povera di un iconoclasta? È il più basso di tutti i mestieri non qualificati.

Gilbert Keith Chesterton, The Daily News, 26 aprile 1905.



venerdì 16 maggio 2025

Un aforisma al giorno - Le piccole leggi.

Quando si infrangono le grandi leggi, non si ottiene la libertà; non si ottiene nemmeno l'anarchia. Si ottengono le piccole leggi.

Gilbert Keith Chesterton, The Daily News, 29 luglio 1905.



mercoledì 14 maggio 2025

Un aforisma al giorno - Mi cimenterò in ogni tipo di discussione...

Mi sono sempre cimentato, e sempre mi cimenterò, in qualsiasi tipo di discussione sui principi primi dell'esistenza umana.

Gilbert Keith Chesterton, The Daily News, 7 luglio 1906.



domenica 6 aprile 2025

Un aforisma al giorno - Temperamento artistico...



Il temperamento artistico è una malattia che affligge i dilettanti. È una malattia che nasce dal fatto che gli uomini non hanno sufficiente forza espressiva per esprimere e liberarsi dell'elemento artistico nel loro essere. Per ogni uomo sano di mente è salutare esprimere l'arte che è in lui; per ogni uomo sano di mente è essenziale liberarsi dell'arte che è in lui a tutti i costi. Gli artisti di grande e sana vitalità si liberano facilmente della loro arte, come respirano facilmente o sudano facilmente. Ma negli artisti con meno forza, la cosa diventa una pressione e produce un dolore definito, che si chiama temperamento artistico. Così, i grandissimi artisti riescono a essere uomini comuni, uomini come Shakespeare.

Gilbert Keith Chesterton, The Daily News, 1 aprile 1905.



venerdì 28 febbraio 2025

Un aforisma al giorno - Verità che si teme...

Qualsiasi verità che un uomo tema sarà buona per la sua anima.

Gilbert Keith Chesterton, The Daily News, 6 maggio 1905.




venerdì 14 febbraio 2025

Un aforisma al giorno - Pensare e rendere grazie.

La civiltà ha superato l'anima dell'uomo e sta producendo più velocemente di quanto egli possa pensare e rendere grazie.

Gilbert Keith Chesterton, The Daily News, 21 febbraio 1902.



giovedì 2 gennaio 2025

Un aforisma natalizio al giorno - Da una stalla…


Un tempo l'assoluto governava l'universo da una stalla.

Gilbert Keith Chesterton, Christmas Ballads, Daily News, 24 dicembre 1901.


venerdì 27 dicembre 2024

Un aforisma al giorno - La vetta più alta dell'umiltà secondo Chesterton.

La vetta più alta dell'umiltà mistica è acconsentire a essere comici. È più alta delle agonie degli asceti, che muoiono di fame in celle e montagne: la loro abnegazione si sottomette solo a diventare magri e tristi. L'abnegazione più nobile si sottomette a essere grassa e divertente.

Gilbert Keith Chesterton, The Daily News, 14 settembre 1907.




martedì 24 dicembre 2024

La Bottega dei Fantasmi, un racconto di Natale di Gilbert Keith Chesterton (da The Daily News) - Traduzione di Marco Sermarini ©.




Il racconto che segue si intitola The Shop of Ghosts ed apparve per la prima volta sul Daily News di Londra, il giornale di Lord Cadbury, il 22 dicembre 1906. In seguito apparve nella raccolta di racconti e saggi di Chesterton intitolata Tremendous Trifles (1909).

Di Tremendous Trifles abbiamo anche già pubblicato Un pezzo di gesso (A Piece of Chalk) nell'impareggiabile nostra raccolta intitolata La Nonna del Drago ed altre serissime storie, una delle prime strenne di Natale chestertoniane, grande intuizione di padre Roberto Brunelli.

Gli articoli di Chesterton apparsi sul Daily News sono raccolti in un'opera ponderosa intitolata Chesterton at the Daily News, curata da Julia Stapleton, e questo racconto si trova nella Parte I, Volume IV della raccolta.

Un grazie speciale al nostro amico Stuart McCullough che l'ha risfoderata e me l'ha fatta leggere nel suo G. K.'s Meekly.

È una bella storia, molto dickensiana, molto chestertoniana. Ve la regalo per farvi passare un Buon Natale di Nostro Signore Gesù Cristo, e vi faccio così gli auguri di tutta la Società, oltre che i miei personali, perché il Bambinello vi porti tanta serenità e tanto affetto, e che il Suo collaboratore Babbo Natale vi trovi pronti a ricevere tanti bei regali come quando eravate bimbi piccoli e umili. E un bacetto a tutti i bambini.

Marco Sermarini

La Bottega dei Fantasmi

Quasi tutte le cose migliori e più preziose dell'universo si possono ottenere per mezzo penny. Faccio eccezione, naturalmente, per il sole, la luna, la terra, le persone, le stelle, i temporali e simili inezie. Si possono ottenere per niente. Faccio eccezione anche per un’altra cosa, che non mi è permesso menzionare in questo giornale, e il cui prezzo più basso è di un penny e mezzo. Ma il principio generale sarà subito evidente. Nella strada dietro di me, per esempio, ora è possibile fare un giro su un tram elettrico per mezzo penny. Salire su un tram elettrico è come essere su un castello volante in una fiaba. È possibile ottenere un gran numero di caramelle dai colori vivaci per mezzo penny. Anche la possibilità di leggere questo articolo è possibile per mezzo penny; insieme, naturalmente, ad altri argomenti irrilevanti.

Ma se volete vedere quale vasta e sconcertante gamma di cose preziose potete ottenere a mezzo penny l'una, dovreste fare come stavo facendo io ieri sera. Stavo incollando il naso contro il vetro di un negozio di giocattoli molto piccolo e poco illuminato in una delle strade più grigie e magre di Battersea. Ma per quanto fioco fosse quel quadrato di luce, era pieno (come mi disse una volta un bambino) di tutti i colori che Dio ha creato. I giocattoli dei poveri erano come i bambini che li compravano: erano tutti sporchi, ma erano tutti luminosi. Per quanto mi riguarda, ritengo che la luminosità sia più importante della pulizia, poiché la prima è dell'anima e la seconda del corpo.


Dovete scusarmi, sono un democratico, so di essere fuori moda nel mondo moderno.


Mentre guardavo quel palazzo di meraviglie pigmee, di piccoli omnibus verdi, di elefantini blu, di bamboline nere e di piccole arche di Noè rosse, devo essere caduto in una sorta di trance innaturale. La vetrina illuminata divenne come il palcoscenico brillantemente illuminato quando si assiste a una commedia molto colorata. Dimenticai le case grigie e la gente sudicia dietro di me come si dimenticano le gallerie buie e la folla fioca di un teatro. Sembrava che i piccoli oggetti dietro il vetro fossero piccoli, non perché fossero giocattoli, ma perché erano oggetti lontani. L'omnibus verde era davvero un omnibus verde, un omnibus verde di Bayswater, che attraversava un immenso deserto sulla sua strada ordinaria verso Bayswater. L'elefante blu non era più blu per la vernice, ma per la distanza. La bambola nera era in realtà un negro sollevato contro un ardente fogliame tropicale nella terra dove ogni erba è fiammeggiante e solo l'uomo è nero. L'arca di Noè rossa era davvero l'enorme nave della salvezza terrena che cavalcava il mare gonfio di pioggia, rossa del primo mattino di speranza.


Tutti, credo, conoscono questi stupefacenti istanti di astrazione, questi brillanti spazi vuoti nella mente. In questi momenti si può vedere il volto del proprio migliore amico come un disegno insignificante di occhiali o di baffi. Sono comunemente contrassegnati dai due segni della lentezza della loro crescita e della repentinità della loro fine. Il ritorno al pensiero reale è spesso brusco come l'incontro con un uomo. Anzi, molto spesso (nel mio caso) si tratta di un incontro con un uomo. Ma in ogni caso il risveglio è sempre enfatico e, in generale, è sempre completo. Ora, in questo caso, sono tornato con una scossa di sanità mentale alla consapevolezza che, dopo tutto, stavo solo fissando un piccolo e squallido negozio di giocattoli; ma in qualche strano modo la cura mentale non sembrava essere definitiva. Nella mia mente c'era ancora qualcosa di ingestibile che mi diceva che mi ero addentrato in una strana atmosfera, o che avevo già fatto qualche cosa di strano. Mi sentivo come se avessi fatto un miracolo o commesso un peccato. Era come se avessi comunque varcato un confine dell’anima.


Per scrollarmi di dosso questa sensazione pericolosa e onirica entrai nel negozio e cercai di comprare dei soldatini di legno. L'uomo del negozio era molto vecchio e malandato, con capelli bianchi e confusi che gli coprivano la testa e metà del viso, capelli così sorprendentemente bianchi da sembrare quasi artificiali. Eppure, benché fosse senile e persino malato, non c'era nulla di sofferente nei suoi occhi; sembrava piuttosto che si stesse addormentando a poco a poco in una decadenza non sgradevole. Mi diede i soldatini di legno, ma quando misi giù i soldi, all'inizio sembrò non vederli; poi sbatté debolmente le palpebre e li allontanò debolmente.


“No, no”, disse vagamente. “Non l'ho mai fatto. Non l'ho mai fatto. Qui siamo piuttosto all’antica”.


“Non accettare denaro”, risposi, “mi sembra più una moda insolitamente nuova che vecchia”.


“Non l'ho mai fatto”, disse il vecchio, sbattendo le palpebre e soffiandosi il naso; ”ho sempre fatto regali. Sono troppo vecchio per smettere”.


“Santo cielo!” Dissi. “Cosa vorrà dire? Forse lei è Babbo Natale”.


“Sono Babbo Natale”, disse scusandosi e soffiandosi di nuovo il naso.


I lampioni non potevano essere ancora accesi nella strada esterna. In ogni caso, non riuscivo a vedere nulla nell'oscurità se non la vetrina che brillava. Non c'erano rumori di passi o di voci nella strada; potevo essermi smarrito in un mondo nuovo e senza sole. Ma qualcosa aveva tagliato le corde del buon senso e non riuscivo a provare nemmeno la sorpresa, se non con il sonno. 


Qualcosa mi fece dire: “Ha un aspetto malato, Babbo Natale”.


“Sto morendo”, disse.


Non parlai e fu lui a parlare di nuovo.


“Tutte le persone nuove hanno lasciato il mio negozio. Non riesco a capire. Sembra che si oppongano a me per motivi così curiosi e incoerenti, questi uomini di scienza e questi innovatori. Dicono che do alla gente superstizioni e la rendo troppo visionaria; dicono che do alla gente salsicce e la rendo troppo grossolana. Dicono che le mie parti celesti sono troppo celesti; dicono che le mie parti terrene sono troppo terrene; non so cosa vogliano, ne sono certo. Come possono le cose celesti essere troppo celesti, o quelle terrene troppo terrene? Come si può essere troppo buoni o troppo allegri? Non capisco. Ma una cosa la capisco abbastanza bene. Questi moderni sono vivi e io sono morto”.


“Potresti essere morto”, risposi. “Dovresti saperlo. Ma per quanto riguarda quello che stanno facendo, non chiamarlo vivere”. Tra noi cadde improvvisamente un silenzio che, in qualche modo, mi aspettavo sarebbe rimasto inalterato. Ma non era durato più di qualche secondo quando, nella quiete più assoluta, sentii distintamente un passo molto rapido che si avvicinava sempre di più lungo la strada. Un attimo dopo una figura entrò nel negozio e si fermò incorniciata sulla porta. Portava un grande cappello bianco inclinato all'indietro come se fosse impaziente; aveva dei pantaloni neri stretti all'antica, un pantalone e un panciotto sgargianti all'antica e un vecchio cappotto fantastico. Aveva grandi occhi spalancati e luminosi come quelli di un attore di successo; aveva un viso pallido e nervoso e una frangia di barba. Osservò il negozio e il vecchio con uno sguardo che sembrò letteralmente un lampo e pronunciò l'esclamazione di un uomo completamente sbalordito.


“Buon Dio!”, gridò, ”non puoi essere tu! Non sei tu! Sono venuto a chiedere dove fosse la tua tomba”.


“Non sono ancora morto, Mr. Dickens”, disse il vecchio signore con un debole sorriso; “ma sto morendo”, si affrettò ad aggiungere rassicurante.


“Ma, a parte tutto, stavate morendo ai miei tempi”, disse il signor Charles Dickens con animazione; “e non sembrate più vecchio di un giorno”.


“È da molto tempo che mi sento così”, disse Babbo Natale.


Il signor Dickens si girò di spalle e mise la testa fuori dalla porta nell’oscurità.


“Dick”, ruggì a squarciagola, "è ancora vivo”.


Un'altra ombra oscurò la porta ed entrò un gentiluomo molto più grande e corpulento, con un’enorme pervinca, che si scaldava il viso arrossato con un cappello militare del taglio della regina Anna. Portava la testa ben indietro come un soldato e il suo viso caldo aveva persino un'aria di arroganza, che fu improvvisamente contraddetta dai suoi occhi, letteralmente umili come quelli di un cane. La sua spada fece un gran rumore, come se il negozio fosse troppo piccolo per lei.


“In effetti”, disse Sir Richard Steele, “è una cosa davvero prodigiosa, perché quell'uomo stava morendo quando ho scritto di Sir Roger de Coverley e del suo giorno di Natale”.


I miei sensi si stavano affievolendo e la stanza era sempre più buia. Sembrava che fosse piena di nuovi arrivati.


“Si è sempre capito”, disse un uomo corpulento, che portava la testa con umorismo e ostinazione un po' da una parte (credo fosse Ben Jonson) “Si è sempre capito, consule Jacobo, sotto il nostro Re Giacomo e la sua ultima Maestà, che tali buoni e cordiali costumi si ammalavano, e come per lasciare questo mondo. Questa barba grigia non era certo più lussureggiante di quanto lo sia ora quando lo conoscevo”.


E mi sembrò anche di sentire un uomo vestito di verde, come Robin Hood, dire in un misto di francese normanno: “Ma ho visto l'uomo morire”.


“È da molto tempo che mi sento così”, disse ancora Babbo Natale, nel suo modo debole.


Il signor Charles Dickens si chinò improvvisamente verso di lui. “Da quando?” chiese. “Da quando sei nato?”.


“Sì”, disse il vecchio, e sprofondò tremante in una sedia. “Sono sempre stato in punto di morte”.


Il signor Dickens si tolse il cappello con un gesto come di chi chiama la folla ad alzarsi.


“Ora capisco”, esclamò, “non morirai mai”.





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La Bottega dei Fantasmi, di Gilbert Keith Chesterton.

The Daily News, 22 dicembre 1906.

Tremendous Trifles, 1909.