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sabato 10 gennaio 2026

Un aforisma al giorno - Antichità romane.



Di tanto in tanto nell'Inghilterra moderna viene scoperto qualche frammento, ad esempio un pavimento romano. Antichità romane di questo tipo sembrano più sminuire che aumentare la realtà romana. Fanno sembrare lontano qualcosa che è ancora molto vicino, e morto qualcosa che è ancora vivo. È come scrivere l'epitaffio di un uomo sulla sua porta d'ingresso. L'epitaffio sarebbe probabilmente un complimento, ma difficilmente una presentazione personale. La cosa importante della Francia e dell'Inghilterra non è che abbiano resti romani. Esse sono resti romani. In verità non sono tanto resti quanto reliquie, perché continuano a compiere miracoli. Una fila di pioppi è una reliquia romana più di una fila di colonne. Quasi tutto ciò che chiamiamo opere della natura non sono altro che funghi cresciuti su quest'opera originale dell'uomo; e i nostri boschi sono muschi sulle ossa di un gigante. Sotto i semi dei nostri raccolti e le radici dei nostri alberi c'è una fondazione di cui i frammenti di tegole e mattoni non sono che emblemi; e sotto i colori dei nostri fiori più selvatici ci sono i colori di un pavimento romano.

Gilbert Keith Chesterton, Breve storia dell'Inghilterra.

Pavimento romano, Ascoli Piceno.


martedì 28 aprile 2020

Un foro nel muro delle falsità: la storia d’Inghilterra secondo Chesterton - di Silvia Stucchi.

https://www.ilsussidiario.net/news/letture-un-foro-nel-muro-delle-falsita-la-storia-dinghilterra-secondo-chesterton/1996851/

giovedì 3 maggio 2012

Stevenson? “Un pagano onorevole e valoroso”. Parola di Chesterton

http://blog.panorama.it/libri/2012/05/03/stevenson-un-pagano-onorevole-e-valoroso-parola-di-chesterton/

Panorama recensisce lo Stevenson e pure Una breve storia d'Inghilterra di Rubbettino.

Ecco un pezzetto d'articolo:

«“Un pagano altamente onorevole, responsabile e valoroso, in un mondo traboccante di pagani che erano per la maggior parte molto meno cavalieri e onorevoli”. Così appare Robert Louis Stevenson, uno dei pesi massimi della letteratura europei dei tutti i tempi. O almeno così lo descrive un ritrattista d’eccezione, Gilbert K. Chesterton, l’inventore dipadre Brown.
La descrizione si deve all’editore Rubettino, che il 19 aprile ha portato in libreria due opere del narratore inglese: Una breve storia d’Inghilterra e, appunto, Robert Louis Stevenson. Quest’ultima, introdotta da Pietro Federico e tradotta da Valentina Vetri, esce per la prima volta in italiano.
Vale la pena di leggerla per più di una ragione. Oltre al suo talento narrativo (puro), infatti, Chesterton azzarda un’interpretazione piuttosto sui generis dell’autore dell’Isola del tesoro, considerato alla stregua di un teologo cristiano che restituisce nei suoi personaggi votati all’avventura l’inquietudine della caduta e la moralità della ricerca di senso in un mondo che attende di essere esplorato».

domenica 26 febbraio 2012

Prossime uscite chestertoniane

Dopo l'onda Lindau (vedi il post di qualche giorno fa: Chesterton Review, Il pozzo e le pozzanghere, Lo scandalo di padre Brown), anche altre case editrici stanno per mandare in libreria opere del Nostro.

Segno che il nostro lavoro sta dando i suoi frutti.

Sono:

- Le avventure di un uomo vivo, per Mursia;

- Robert Louis Stevenson, per Rubbettino (pare ce ne sia pure una Lindau in preparazione);

- Lo scandalo di padre Brown, per Passigli;

- Lo scandalo di padre Brown, per Morganti (con quella Lindau sono tre le edizioni contemporanee...);

- Una breve storia d'Inghilterra, per Rubbettino (si tratta di una nuova edizione dell'opera pubblicata alcuni anni fa dall'editore calabrese);

- Il ritorno di don Chisciotte, per Morganti.

Sappiamo per certo che anche Raffaelli sta covando qualcosa.

Buona lettura.

martedì 29 novembre 2011

Conoscere Chesterton per capire Darwin, di Enzo Pennetta

Vi proponiamo questo contributo su Chesterton e Darwin a firma di Enzo Pennetta, che ringraziamo.

Enzo Pennetta è l'autore di un volume che abbiamo già segnalato qualche tempo fa dal titolo Inchiesta sul darwinismo - Come si costruisce una teoria - Scienza e potere dall'imperialismo britannico alle politiche ONU, uscito per i tipi di Cantagalli (Siena).

E' interessante sapere che Enzo Pennetta conosce Chesterton e attribuisce un grande valore al suo pensiero e alla sua opera proprio a riguardo della questione darwiniana.

Torniamo sull'argomento, che paradossalmente è più caldo che mai nonostante Charles Darwin sia morto da molto tempo, proprio per l'interesse che gli dedicò Chesterton e per il rango che il darwinismo ha assunto oggi nella mente di molti, pari quasi a quello di una religione rivelata.
Gilbert Keith Chesterton nacque nel 1874, otto anni prima della morte di Darwin, nella sua vita poté quindi respirare l’aria della rivoluzione darwiniana e verificare quali conseguenze ebbe sulla società il pensiero di quel suo grande connazionale le cui opere si erano così diffuse in tutto il mondo. 
Le implicazioni sociali e antropologiche dell’evoluzione per selezione naturale erano all’epoca al centro di intensi dibattiti e confronti in tutta Europa, ma era solo nella società inglese che l’opera di Darwin poteva essere pienamente compresa nelle sue profonde radici e implicazioni, e fu proprio in Inghilterra che il dibattito uscì dall’ambito scientifico e filosofico per approdare a quello letterario. 
E quando questo avvenne si trattò di un confronto tra giganti.
Nei primi anni del ‘900 Chesterton prese posizione contro la teoria del superuomo nietzschiano che allora era sostenuta da Bernard Shaw, alle sue opere egli rispose con Eretici, in cui negava che per l’uomo potesse valere il principio della competizione. Ma era proprio nella teoria darwiniana che pochi decenni prima la competizione era stata eletta a legge di natura e affermata con il nome di selezione naturale. 
Per Chesterton ciò che è prezioso nell’uomo non è nella sua capacità di perfezionarsi, ma quello che in un’ottica evoluzionista sarebbe eliminato come “difetto”, come leggiamo proprio in Eretici (1905):


Il signor Shaw non riesce a capire che ciò che è prezioso e degno d'amore ai nostri occhi è l'uomo, il vecchio bevitore di birra, creatore di fedi, combattivo, fallace, sensuale e rispettabile. E le cose fondate su questa creatura restano in perpetuo; le cose fondate sulla fantasia del Superuomo sono morte con le civiltà morenti che sole le hanno partorite.
Sempre in Eretici, Chesterton si rivolgeva anche a H.G. Wells nei cui scritti la tensione verso il superuomo si realizzava con l’eugenetica (fondata dal cugino di Darwin, Francis Galton) e nell’utopia di un governo mondiale. 
Ma il confronto nella letteratura tra darwinismo e antropologia cristiana avrebbe coinvolto in seguito anche lo scrittore Aldous Huxley che fu fortemente criticato da Chesterton in un articolo apparso su The Illustrated London News il 17 luglio 1920. Successivamente anche C.S. Lewis si unì alle posizioni di Chesterton accusando A. Huxley e H.G. Wells di scientismo.
A. Huxley nel 1932 avrebbe poi scritto il romanzo Brave New World, nel quale si prefigurava una società governata dai principi dell’eugenetica.
Ma l’opposizione ad un’antropologia darwiniana, basata su una natura “con i denti e gli artigli insanguinati” per usare un’espressione di Tennyson, si intreccia in Chesterton con la storia britannica, come emerge nel saggio Una breve storia dell’Inghilterra, dove egli si rivolge ancora a H.G. Wells e a G.B. Shaw indicando nella loro ideologia qualcosa di simile all’utopia di Thomas More, ma più ingenua e al tempo stesso più irriverente, soffermandosi in particolare sugli aspetti di quest’ultima che potevano rimandare all’eugenetica.
Ed è così che giungiamo ad un’affermazione che potrebbe apparire incomprensibile per chi si è formato sui manuali scolastici: se per conoscere la teoria dell’evoluzione bisogna studiare gli scritti di Darwin, per avere la giusta comprensione di quel complesso fenomeno, che non è solo scientifico, e che va sotto il nome di “darwinismo”, bisogna invece passare attraverso la lettura di Chesterton.

venerdì 8 ottobre 2010

Da L'Avvenire di ieri 7 Ottobre 2010

Torna la «processione» di Chesterton

DI FULVIO PANZERI


E' senz’altro Chesterton lo scrittore straniero che ha interessato di più il mercato editoriale i­taliano in questo 2010. Ora arriva il testo più curioso e sorprendente dello scrit­to­re inglese, un racconto lun­go, pochissimo conosciuto. Merita quindi di essere let­ta questa meravigliosa «vi­sione » che lo scrittore rac­conta di aver avuto durante una passeggiata nella cam­pagna inglese, un «pellegri­naggio » immaginario che riassume in sé metaforica­mente la tesi storica molto cara a Chesterton: quella delle radici cristiane del­l’Inghilterra e dell’Europa, tema al centro anche di u­na conferenza che lo scrit­tore inglese tenne a Firenze nel 1935 e di cui Raffaelli ha pubblicato il testo lo scorso anno ( La letteratura inglese e la tradizione lati­na, a cura di Marco Anto­nellini).

Ora è di nuovo Raf­faelli a mandare in libreria il racconto La fine della strada romana (pp. 74, eu­ro 15), sempre a cura di An­tonellini, parte di una serie di scritti cui Chesterton si era dedicato dopo una ma­­lattia che lo aveva portato in punto di morte. Il ritor­no alla letteratura è con­trassegnato da un forte de­siderio di ricerca storica, tanto che tra il 1914 e il 1917 escono vari testi dedi­cati all’argomento, tra i quali il più conosciuto è la
Breve storia dell’Inghilterra.

Il racconto viene scritto nel 1919 e pubblicato in volu­me nel 1924, vale a dire due anni dopo il passaggio al cattolicesimo. Antonellini sottolinea che non è un ca­so, visto la difesa strenua nel racconto della tradizio­ne della cristianità e di quanto la visione rilegga e istituisca quella che il sot­totitolo chiama «una pro­cessione di pellegrini», ov­vero di chi ha testimoniato la possibilità di un’Europa cristiana, compresa l’In­ghilterra che fin allora si e­ra chiamata fuori, visti gli influssi della tradizione prussiana. Ora l’esito della prima guerra mondiale rappresenta per Chester­ton un’apertura per un ri­torno a quelle tradizioni di­menticate. Non a caso nel­la «processione» gli ultimi sono i martiri della Grande Guerra, i quali riaprono quella strada interrotta ver­so Londra che fa da scena­rio alla visione. Per Anto­nellini «il loro sacrificio non solo ha impedito al­l’Inghilterra di essere nuo­vamente separata dalla la­tinità e all’Europa di essere spazzata via, ma ha real­mente riaperto la strada al­la possibilità di un destino di unità. Lo scrittore non è infatti preoccupato di que­stioni territoriali, ma della minaccia di un’unità sanci­ta nel cielo e manifestatasi in eventi storicamente do­cumentabili ». Così nella processione troviamo i sol­dati romani, i paladini di Carlo Magno, i crociati, i francescani, l’esercito delle arti e dei mestieri, cioè quei cristiani europei che nel corso della storia si sono recati verso Londra con u­na missione: testimoniare la cultura cristiana. Stupi­sce la modernità di Che­sterton nel tradurre la complessità di un’analisi storica in una forma che u­nisce nella visione la ten­sione teologica e il senso dell’epica, in una situazio­ne narrativa semplicissima, quella di una passeggiata, evento quotidiano che si schiude a rivelazione di u­na lezione che gli strumen­ti della poesia rendono più potente.